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SPAGNA E GERMANIA: DUE BOLLE IMMOBILIARI ESILARANTI!

Scritto il alle 08:54 da icebergfinanza

Continuiamo il nostro viaggio attraverso le bolle immobiliari mondiali andando a dare un’occhiata al blog di REBECCAWILDER che stuzzicata dall’articolo di  Wolfgang Muenchau sul  Financial Times, a proposito della siesta spagnola ha aggiornato la situazione immobiliare.

Come abbiamo visto recentemente in realtà la bolla immobiliare spagnola è molto più drammatica ed estrema di quello che si crede, una sopravvalutazione che permane nonostante le devastazioni di questi anni, addirittura secondo alcune analisi il valore delle case in Spagna sarebbe di almeno un 30 % ancora elevato.

Il grafico sottostante illustra la bolla immobiliare, il rapporto prezzo casa e affitti negli Stati Uniti, Spagna, Regno Unito e l’Irlanda normalizzato  al primo trimestre 1997 attraverso il il primo trimestre  2011. 

The price to rent ratio can be compared to a price to earnings or a price to dividend ratio in finance. ”  It measures the relative value of the asset: the price of the asset (purchase price of a home) divided by its flow of fundamental value (rental income earned or the value of
having a roof over your head).As the price-rent ratio falls, the market home values
moves closer to fundamental value.

Come il rapporto prezzo-affitto scende, i valori di mercato si avvicinano al valore fondamentale.

Al contrario degli Stati Uniti, il valore delle case in Spagna, Regno Unito e in Irlanda rimangono piuttosto elevati per gli affitti, 1,3 volte, 1,6 volte e 1,4 volte, rispettivamente nel 4 ° trimestre 2011. Se 1,0 è considerato l’equilibrio,  il valore delle case in Spagna, Regno Unito e l’Irlanda deve scendere ulteriormente.

Per il resto se non l’avessi letta ci sarebbe da piegarsi in due dalle risate ad ascoltare il governatore della Bundesbank Weidmann preoccupato per una bolla immobiliare in Germania ma non per una bassa occupazione che in sintesi è il frutto di un lavoro sottopagato e spesso e volentieri appena sufficiente per sbarcare il lunario come in Italia.

In Germania per molte persone lo stipendio è appena sufficiente a sbarcare il lunario. Non solo perché la crescita dei salari non riesce a star dietro all’aumento dei costi per l’affitto e gli alimenti. Soprattutto perché per molti non è possibile trovare un lavoro ben pagato. Un quarto dei lavoratori ha un salario basso, secondo la ricerca dell’Istituto per il Lavoro e la Formazione dell’Università di Essen-Duisburg (IAQ). Si può parlare in questo caso di un miracolo occupazionale? Oppure il nuovo mondo del lavoro in Germania è solo una
certificazione di povertà – in senso letterale?

Un’analisi che troverete su VOCIDALLAGERMANIA

In Germania da tempo sono preoccupati di tutto ciò che non esiste, ciò che i fantasmi che albergano nel loro retaggio culturale suggeriscono. Si preoccupano dell’inflazione, dell’iperinflazione, sono fobici di natura e ora sono terrorizzati dall’aumento del prezzo delle case, affascinante,

La Bundesbank è preoccupata. E stavolta al centro delle preoccupazioni del suo presidente, Jens Weidmann, più delle politiche della Banca centrale europea, che ha già provveduto a contestare con una lettera aperta a Mario Daghi, c’è l’evoluzione del mercato immobiliare tedesco. Che va troppo bene, per le prudenti valutazioni della Bundesbank. «È qualcosa che dovremo tener d’occhio», ha detto la settimana scorsa Weidmann, ricordando che il buon andamento dei prezzi degli immobili, insieme alla bassa disoccupazione, è uno degli elementi di un’economia della Germania «in ottima forma», ma che non necessariamente aggrada alla banca centrale tedesca.

Qualcuno parla addirittura di timori di bolla immobiliare, come quella che hanno registrato nel decennio scorso altri Paesi europei, come Spagna e Irlanda, e che poi è inevitabilmente scoppiata con pesanti conseguenze sull’economia. Hans-Werner Sinn, capo del centro studi Ifo di Monaco di Baviera, economista conservatore, sostiene che «stiamo cominciando a vedere un boom immobiliare che ricorda quello spagnolo».
Le cifre sembrano mostrare che la Germania è ancora lontana da quei livelli, anche se per un Paese dove i prezzi degli immobili sono in quasi totale stagnazione da due decenni, la ripresa delle quotazioni nell’ultimo paio d’anni può fare quest’effetto.

Dati della stessa Bundesbank indicano che in media i prezzi degli immobili residenziali
sono aumentati nel 2011 del 5,5% (contro il 2,5% dell’anno prima), in una rilevazione effettuata in 125 città. Le disparità regionali tuttavia sono enormi: gli aumenti più sostenuti sono a Berlino, dove sfiorano il 10%, ad Amburgo e Monaco di Baviera, ma altrove, e soprattutto all’Est (che ebbe a sua volta un mini boom per effetto di incentivi fiscali subito dopo la riunificazione), sono fermi o addirittura in calo.
Dal nostro corrispondente Alessandro Merli con articoli di C. Poggi, G. Mancini ed E. Sgambato – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/26yGT

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4 commenti Commenta
kry
Scritto il 21 marzo 2012 at 09:32

E’ meglio essere in germania con un lavoro non ben pagato oppure in italia con un sussidio di disoccupazione o mobilità? A Monti l’ardua sentenza? Probabilmente i prezzi delle case in germania stanno aumentando perchè qualcuno comincia a capire che il rendimento è maggiore rispetto ai bund e il mattone più solido. Credo che la vera preoccupazione della Bundesbank sia quella di chi in futuro sottoscriverà i bund. Come ci hai insegnato la volpe grida al lupo, per distogliere l’attenzione dal problema e trattenere i polli. Grazie Andrea.

atomictonto
Scritto il 21 marzo 2012 at 09:56

“Il prezzo di affittare il rapporto può essere paragonato ad un
prezzo da utili o un prezzo al rapporto dividendo nella finanza.”
Eeeeeeeeeeeeeeh?? :-D

john_ludd
Scritto il 21 marzo 2012 at 12:53

c’è stato un enorme afflusso di capitali esteri in Germania dalla prima puntata della crisi greca in poi (maggio 2010). Parte di questo denaro è finito nell’immobiliare e verosimilmente è stato sufficiente a muovere un mercato totalmente statico.

se si vuole che i lavoratori guadagnino di più è necessario che le aziende che li impiegano li paghino di più. Non sempre è possibile perchè molte aziende non guadagnano abbastanza. Lo scorso anno tuttavia Wolkswagen ha realizzato 15 miliardi di utili. A differenza degli utili puramente contabili realizzati dalle banche, questi sono veri. Se però una parte di questi finissero nelle tasche di chi lavorando ha contribuito in modo decisivo a realizzarli, il titolo in borsa scenderebbe. Come quello di tante altre. Siccome l’unico obiettivo sembra essere oggi quelli di mantenere elevati i valori di borsa… prego completare la frase !

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