LA FABBRICA DELLE BOLLE.

Scritto il alle 07:37 da icebergfinanza

 

Se c’è un messaggio che in questi anni ho cercato di urlare nell’oceano indistinto è che prima di tutto va aiutata e sostenuta, l’economia reale, cercando di non confondere la fantasia con la realtà, il reale con il surreale, un mondo concreto con un mondo di carta.

Oggi la recessione di carta sembra aver trovato il suo epilogo " temporaneo " in un oceano di liquidità, mentre la recessione reale è tuttora in corso al di la di numeri e grafici, al di la di indici e prodotti interni lordi.

Guido Gentili sul SOLE24ORE di ieri ci dice che troppi capitali hanno imboccate strade sbagliate, sostenendo la fabbrica delle bolle:

Onestà intellettuale vorrebbe che si accendesse un faro, come si dice in gergo mediatico- finanziario, sul fatto che a due anni dallo scoppio della grande crisi una massa enorme di liquidità abbia di nuovo trovato casa. Dove? Nella fabbrica delle bolle, cioè nel luogo che a parole si sarebbe dovuto radere al suolo dopo la "scoperta" che una vorace finanza senza regole (legali ed etiche) alimentava, di debito in debito, più che altro sé stessa.

I numeri certificano questo travaso tanto immane quanto per nulla virtuoso, nel senso che si finisce per alimentare le stesse vituperate modalità che hanno portato all’avvitarsi della crisi. Morya Longo ne ha riferito ampiamente sul Sole 24 Ore di domenica scorsa. Federal Reserve e Banca centrale europea hanno inondato gli istituti di migliaia e migliaia di dollari ed euro, e con loro un po’ tutti i governi del mondo hanno fatto a gara nel sostegno al sistema finanziario. Il tutto, naturalmente, a tassi bassi.

Chi non ricorda la torrida stagione dei fallimenti dopo la deflagrazione dei mutui subprime negli Stati Uniti e il blocco del mercato interbancario sulla scia dei sospetti incrociati delle banche? Perché la crisi di liquidità non si trasformi in una recessione, si disse, bisogna tamponare le falle e sostenere, soprattutto, l’economia reale.

Dunque, pompiamo soldi nel sistema, in modo che le imprese e le famiglie (che in Italia, in particolare, spesso coincidono) non rimangano a corto di ossigeno finanziario. Facciamo ogni sforzo possibile, riattiviamo il circuito buono del credito e lasciamo in soffitta quello cattivo, che in fondo ha prodotto solo carta e lautissimi guadagni ( non sociali ma molto personalizzati). ( …. )

I soldi sono arrivati sì, ma hanno fatto un giro diverso da quello previsto, tornando a rimpinguare i mercati finanziari, in prima fila listini azionari e materie prime. Cioè i luoghi dove s’annidano e prosperano le bolle.

«È il mercato, bellezza», si potrebbe rispondere, e le speculazioni ne sono da sempre il sale. Vero, ma da qui ad assistere al ritorno della "finanza carta" dopo quello che abbiamo visto, sperimentato e denunciato, il passo non può essere né breve né scontato. (…. )

Mentre la politica, governi e banche centrali annunciano la luce in fondo al tunnel, l’economia continua a soffrire e si utilizzano sistemi e strumenti vecchi come la notte dei tempi.

Il mercato dell’auto ha segnalato una ripresa, bene, quello immobiliare sembra aver toccato il fondo, ma dopo tutti gli incentivi immessi nei mercati, cosa succederà da settembre in poi, a nessuno sfiora la sensazione che in questi anni vi sia stato un eccesso di sovrapproduzione, un eccesso supportato con un oceano di debiti?

Nessuno o quasi, ha il coraggio di parlare di sovrapproduzione, di crescita insostenibile, di squilibri strutturali, di redditi, di profitti, di elusione, di evasione, non perchè non se ne parli, ma perchè si continua a parlarne come se l’ieri fosse oggi e il domani fosse ieri.

In pratica non è cambiato nulla!

Tralasciando le continue dichiarazioni dei vari governatori regionali della Federal Reserve che evidenziano un cammino in ordine sparso al di la dell’apparenza e dell’unanimità delle votazioni, tralasciando l’ottimismo di maniera di Obama e Bernanke, cosa ci dicono le ultime minute del FOMC di agosto…..

" The new estimates of real disposable income that were reported in the comprehensive revision to the national income and product accounts showed a noticeably slower increase in 2008 and the first half of 2009 than previously thought. By themselves, the revised income estimates would imply a lower forecast of consumer spending in coming quarters ."

Tradotto in parole povere, significa che circa il 70 % di quel gioiello di rivelatore arcaico che prende il nome di PIL, viste le nuove stime di reddito disponibile reale segnalate nella precedente revizione della BEA implica un stima di spesa, di consumo più bassa nel corso dei prossimi trimestri.

Certo, qualche figlio dell’ottimismo o padre della nuova economia ci sussurrerà che l’occupazione, il reddito e il consumo oggi non sono necessari ad una ripresa economica, certo perchè il mondo è cambiato, un mondo surreale, fantastico dove tutto è il contrario di tutto.

But this negative influence on aggregate demand was roughly offset by other factors, including higher household net worth as a result of the rise in equity prices since March, lower corporate bond rates and spreads, a lower dollar, and a stronger forecast for foreign economic activity ."

Questa influenza negativa sulla domanda aggregata è stata più o  meno compensata da altri fattori, ….. net worth as a result of the rise in equity prices since March, ….. la magia del rialzo dei prezzi delle azioni, ecco perchè questo rialzo dei mercati aveva un’aria cosi naturale, dedicato ai figli dell’ottimismo ad oltranza, a quelli che i risultati erano meno peggio del previsto, a quelli che ritengono che i mercati finanziari siano espressione della realtà oggi, domani e sempre.

Il mercato delle obbligazioni ed in maniera particolare il decennale americano ha lanciato un segnale inequivocabile, adesso attendiamo quello che molto probabilmente arriverà dagli spread del mercato obbligazionario corporate.

Certo il rialzo delle azioni, la riduzione dei tassi e degli spread delle obbligazioni societarie, un dollaro più debole e la previsione di una ripresa economica globale, per incentivare le esportazioni, ecco quello che il futuro ci riserva, il PIL reale dovrebbe iniziare ad aumentare nella seconda metà del 2009 e poi continuare ad un ritmo leggermente inferiore al suo potenziale nel 2010.

" The projected increase in production in the second half of 2009 was expected to be the result of a slowing in the pace of inventory liquidation; final sales were not projected to increase until 2010. "

Il previsto aumento della produzione nel secondo trimestre, ( quello che i mercati hanno già scontato, nei vari indici ISM manifatturiero, nella fiducia dei CEO, negli ordini alle industrie etc ) era il risultato di un rallentamento del ritmo di liquidazione dell’inventario ma le vendite finali non sono previste ad aumentare sino al 2010.

Il FOMC prevede per il 2010 un’accelerazione della domanda aggregata, sostenuta da un continuo miglioramento delle condizioni finanziarie, dalla fiducia e dal sentiment……

L’interpretazione dei dati relativi all’inflazione core PCE è stata complicata da cambiamenti nella definizione di misura CORE recentemente adottata dalla BEA, cosi come dalla lettura INSOLITAMENTE bassa per alcuni componenti non di mercato dell’indice dei prezzi. E si perchè quando gli indici segnalano una strisciante deflazione si procede a cambiare le procedure e poi ci si accorge che sono INSOLITAMENTE strani gli effetti sui prezzi.

" (…) After accounting for these factors, the underlying pace of core inflation seemed to be running a little higher than the staff had anticipated. (…) "

Dopo la contabilizzazione di tali fattori, il ritmo di fondo dell’inflazione core sembra essere leggermente più alto di quello che era stato anticipato. Magie delle revisioni dei processi di rilevamento, anche se alcune indagini sulle aspettative di inflazione non hanno mostrato alcun cambiamento significativo.

Tuttavia con il tasso di disoccupazione previsto in aumento per il resto del 2009 e in declino solo gradualmente nel 2010, il FOMC prevede un’inflazione core PCE in rallentamento notevole nel periodo in questione, rallentamento già in atto.

" (…)  the federal funds rate would need to be maintained at an exceptionally low level for an extended period (…)

…..quindi tassi zero per un periodo eccezionalmente esteso vista la fragilità della ripresa che non c’è o almeno una ripresa sostenibile, autosufficiente.

Certo la disoccupazione è un indicatore ritardato del ciclo, certo è sempre stato cosi e sempre sarà, se nonchè questa crisi è inedita e la sicurezza di analisti ed economisti stride con la realtà.

Confesso di non aver mai guardato le cose da questa prospettiva, ovvero quella di Handy_Harless esperto in macroeconomia e specializzato in finanza che ci dice come la perdita dei posti di lavoro non è un problema……Job Losses are not the problem

L’analisi di Harless molto elaborata,  ci dice che il problema è il ritmo di creazione dei posti di lavoro, non tanto quello della perdita e che l’idea che le recessioni ci diano la possibilità di riallocare le risorse più intensamente che nel corso di un boom economico o di una normale crescita non tiene conto che la cosidetta "distruzione creativa" tanto cara a Joseph Schumpeter opera durante tutto il ciclo economico e non solo nelle fasi di creazione o distruzione del ciclo.

La caratteristica saliente di questa creazione di posti di lavoro è che dal 1990 al 2000, il tasso di creazione è sceso dal 8 % a circa il 7 % e dal 2006 sino a circa il 6 %.

Tralasciando il riferimento all’importanza di una politica monetaria espansiva che stimoli una maggiore creazione dei posti di lavoro, con la quale non sono d’accordo, visti gli effetti collaterali delle fabbriche di bolle, è importante sottolineare come solitamente ci vuole un lungo lasso di tempo per l’economia a proporre nuove idee e progetti per l’utilizzo delle risorse quando quelle tradizionali non sono più produttive.

E qui mi riallaccio alla mia visione che non intravede all’orizzonte nessuna idea o progetto che possa fare da catalizzatore nell’immediato per la ripresa economica, ritenendo sopravvalutata l’ipotesi di un utilizzo massiccio dell’energia verde, visti gli interessi economici in gioco connessi al petrolio.

Ecco per quale motivo la disoccupazione resterà elevata per molto tempo, sempre che non continui ad aumentare per compensare l’alto livello di sovrapproduzione esistente.

Nella sua analisi Harless tocca inoltre un tasto che a noi interessa molto, ovvero quello relativo alla dinamica dei prezzi, inflazione o deflazione. Finchè la creazione di posti di lavoro resta debole, i datori di lavori sono poco incentivati ad aumentare i salari e la concorrenza tende a spingere al ribasso i prezzi ( deflazione ).

Le politiche di stimolo, monetarie o governative, fiscali, corrono il rischio di andare oltre lo stimolo stesso di breve periodo e non solo concorrono ad evitare la deflazione, ma stimolano pure l’inflazione. Detto questo Harless ricorda che oggi siamo ben lontani da questo rischio, in una sua recente analisi ci dice che il rallentamento della creazione dei posti di lavoro avvenuta in questi anni ha prodotto un aumento del tasso di disoccupazione e che la creazione dei posti di lavoro è specificamente ciò che conduce ad un aumento del tasso di inflazione. E’ quando le imprese voglio assumere che si verifica un sensibile aumento dei salari e la concorrenza non è più in grado di tenere i prezzi sotto controllo. Se la disoccupazione che produce debole inflazione

If unemployment – which arguably has a more tenuous relationship to inflation – is far, far away from the danger point, job creation – which has a direct relationship to inflation – is even further away.

Se la disoccupazione – che ha indubbiamente un rapporto più debole con l’inflazione – è molto, molto lontana dal punto di pericolo, la creazione di posti di lavoro – che ha una relazione diretta con l’inflazione – è ancora più lontano.

Vi propongo inoltre la lettura di un pezzo di JOHNMAULDIN sempre alla ricerca di segnali che possano aiutarci a comprendere la differenza tra inflazione e deflazione, un pezzo che ci spiega perchè oggi la Spagna è una sorta di buco nero europeo, all’inizio di una deflazione esponenziale, ma non solo anche l’Irlanda e i paedi dell’ Est europeo, una deflazione che avrà ampia ramificazione in tutto il settore bancario europeo. I paesi in questione sono debitori netti e il resto d’Europa è creditore netto. Quando un debitore non può pagare, il creditore ne soffre. Germania, Francia ed altri avranno bisogno di ricapitalizzare i paesi in questione e la Spagna. Una spirale deflazionistica significa che la maggior parte dei debiti dovrà essere cancellata e che i creditori dovranno assorbire le perdite……

Tornando all’analisi di Harless, egli sostiene che gran parte del tasso di disoccupazione attuale è ciclico e non strutturale, anche se non sa in quale proporzione, ma come Voi ben sapete la mia versione è un’altra, oggi ci troviamo di fronte ad un problema strutturale, di eccesso di capacità produttiva, che in pochi vogliono riconoscere, o meglio un eccesso che non è nei prezzi alla portata di tutti e che quindi non potrà che portare ad un ridimensionamento globale dell’offerta con conseguente adeguamento dei prezzi al ribasso.

Il crollo del potere di acquisto, l’erosione dei redditi ad opera del debito, il crollo dei valori patrimoniali non sono l’unico fattore che alimenta la deflazione, ma l’insicurezza economica proviene anche dalla mancanza di prospettiva per le pensioni, per l’assistenza sanitaria, il peso crescente del debito.

La verità è figlia del Tempo, non resta che attendere! 

La "filosofia" di  Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!  

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57 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 3 settembre 2009 at 07:28

Le rifaccio la domanda: perchè crede che il settore health-care sia “in bolla”, dove posso trovare del materiale a riguardo ?

Scritto il 3 settembre 2009 at 07:49

Il linguaggio politico è concepito in modo che le menzogne suonino sincere
E l’omicidio rispettabile,
e per dare una parvenza di solidità all’aria.
(George Orwell)

Vi sono momenti in cui uno si trova
nella necessità di scegliere fra
il vivere la propria vita
piena, intera, completa,
o trascinare una falsa,
vergognosa, degradante esistenza
quale il mondo, nella sua grande ipocrisia, gli domanda.
(Oscar Wilde)

Buona giornata
Valentina

p.s super…super anche oggi Capitano!

Scritto il 3 settembre 2009 at 08:34

Valentina sei grande!!! A me piace molto Oscar Wilde e per confermare quello che hai scritto oggi e quello che ha scritto Dorf ieri, andatevi a leggere l’articolo sulle BANCHE USURAIE su MERCATO LIBERO.

Bill

Scritto il 3 settembre 2009 at 10:07

Sovracapacità produttiva strutturale o insufficiente capacità di acquisto dovuta ad una inadeguata distribuzione della ricchezza generata dal valore aggiunto?

Sono due facce della stessa medaglia o sono due mondi diversi?

Ciascuno ha la propria risposta.

Le cose che non ci possiamo permettere sono ben altre …

“…ma l’insicurezza economica proviene anche dalla mancanza di prospettiva per le pensioni, per l’assistenza sanitaria…”

http://www.calculatedriskblog.com/2009/08/us-population-distribution-by-age-1950.html

Il Cuculo

utente anonimo
Scritto il 3 settembre 2009 at 10:49

GRAZIE ANDREA, un grande e lucido riepilogo con riferimenti anche alle questioni che avevo sollecitato alla tua attenzione: liquidità-speculazione; disoccupazione-fallimenti-deflazione; debito pubblico insostenibile-inflazione.
7+

utente anonimo
Scritto il 3 settembre 2009 at 11:02

Purtroppo pochi sembrano accorgersi che sull’economia reale la montagna degli aiuti pubblici ha partorito un topolino piccolo piccolo. Per esempio il settore auto Usa, ad agosto, ha registrato un +1% su agosto 2008…dopo una campagna di incentivi che fa impallidire le nostre modeste rottamazioni (le previsioni di vendita post incentivi sono terrificanti).
La crisi attuale, almeno fino ad ora, non ha insegnato nulla ai governanti mondiali che erano e restano in ostaggio dei poteri forti della finanza internazionale.
Con le ricette proposte finora non riusciremo ad uscire presto dalla crisi e ogni giorno, pensando ai milioni di persone che hanno perso e perderanno il lavoro, la mia angoscia e la mia sfiducia crescono.
E’ dall’alba di questa crisi che penso che le uniche ricette possibili per limitare i danni erano quelle di nazionalizzare le banche in difficoltà e varare misure di sostegno all’economia reale (ad esempio detassazione totale degli investimenti e forti incentivi fiscali per tutte le aziende che avessero conservato il livello occupazionale). Finora invece la crisi è stata gestita come una crisi prettamente finanziaria e a pagarne le conseguenze saremo noi.
ps Un ringraziamento ad Andrea per il lavoro che svolge.

utente anonimo
Scritto il 3 settembre 2009 at 11:19

LA STORIA (del 29)
…per effetto della eccessiva speculazione, gli aumenti dei salari non furono sufficienti a tener dietro agli aumenti dei prezzi, la gente acquistò sempre di meno, le fabbriche iniziarono a lavorare a orario ridotto poi fallirono.
…i popoli si trovarono in un mondo dove la gente stava morendo soffocata dalla capacità di produrre in abbondanza, dove gli uomini avevano troppa fame solo perchè c’era al mondo troppo cibo.
Seguirono fallimenti a catena, i disoccupati raggiunsero cifre impressionanti: 12 milioni in USA, 3 in GB, 7 in Germania, 1 in Italia…
(tratto da “quando l’america diventò povera- La storia Ballini/Cantini.

L’eccesso di produzione (e la successiva deflazione) non dipende da una inadeguata distribuzione di ricchezza, ma da eccessi speculativi a debito con conseguente rapida inflazione e crollo della domanda.
Il debito eccessivo “crea” ricchezza fittizia impossibile da distribuire.
7+

Scritto il 3 settembre 2009 at 12:27

Bill #3 lusingata, detto poi, da chi fugacemente si è “conosciuto” ,fa ancor più piacere!:-)
Meno male che ogni tanto Ti si sente…
Allora, per rimanere in contatto la Vuoi la mia e-.mail? che non ho avuto modo di darti a Trento. Non eravamo poi tantissimi, ma il tempo per conoscerci tutti non è bastato…
E…mi dispiace doverlo ammettere…ma è proprio vero
” le cose belle finisco subito”, accidenti quanto è vero …
fatti sentire se Vuoi tramite il blogger…

Per ritornare all’articolo che hai segnalato…si…già fatto e già stampato…(nulla togliendo al lavoro dell’autore ovviamente)….nulla di nuovo e mai sufficientemente risaputo.

Una piccola battaglia personale che da sempre silenziosamente…ma non tacitamente conduco..
C’è sempre stato, prima di imbarcarmi in questo viaggio e salpare per altri lidi, qualcosa del mondo della finanza e dell’economia, che nella mia ignoranza di piccola fruitrice di “servizi” economici finanziari” (a volte più che servizi…sono trappole!) qualcosa dicevo, che non comprendevo bene, o forse invece si, a cui non ha mai voluto adeguarmi; qualcosa che si è manifestato in tutto il suo fragore, che mirabilmente il Capitano e alcuni, pochi altri, ci aiutano quotidianamente,
a comprendere nella sua interezza.
L’aver constatato che non era una semplice senzazione, non è per niente confortante!.

Quante volte ci ho pensato su,
Il mio mondo sta cadendo giù
Dentro un mare pieno di follie,
Ipocrisie.

Quante volte avrei voluto anch’io
Aiutare questo mondo mio,
Per tutti quelli che stanno soffrendo
Come te

Il mondo che vorrei
Avrebbe mille cuori,
Per battere di più avrebbe mille amori.
Il mondo che vorrei
Avrebbe mille mani
E mille braccia per i bimbi del domani,
Che coi loro occhi chiedono di più
Salvali anche tu.

Per chi crede nello stesso sole
Non c’è razza non c’è mai colore
Perché il cuore di chi ha un altro Dio
È uguale al mio.

Per chi spera ancora in un sorriso,
Perché il suo domani l’ha deciso
Ed è convinto che il suo domani
E insieme a te.

Come si fa a rimanere qui,
Immobili così
Indifferenti ormai
A tutti i bimbi che
Non cresceranno mai
Ma che senso ha ascoltare e non cambiare
………
..(Laura Pausini Il mondo che Vorrei)

Un giorno un amico mi fece notare che informare senza proporre ed agire è paralizzare…
Perché scrivendo su internet si potrebbe, sottolineo si potrebbe ottenere una sorta di effetto anestetizzante delle coscienze….

Esp.:. segnalo un fatto…commento tutto il mio disappunto e poi ecco la coscienza si acquieta…
Sarà veramente così? L’importante è che le coscienze non si plachino mai…
È quella tensione che non ti fa dormire vero Capitano !? ma anche tanti di Noi…
Nutrire una “sana rabbia” poi non guasta mai…
è la totale indifferenza mista ad apatia, il vero “cancro” di questa epoca….

“Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare.” Albert Einstein

Valentina

p.s PG ci sei??? Scalpitiamo per il prossimo incontro!!!:-)

Scritto il 3 settembre 2009 at 13:44

Questa settimana “quasi” tutte le imprese, chiuse per ferie, hanno riaperto. Molte, purtroppo, non lo hanno fatto e non lo faranno più. Tutte, con pochissime eccezioni, si trovano a gestire una situazione di mercato in contrazione, uguale a prima delle oltremodo lunghe ferie 2009.
Quasi tutte con una situazione finanziaria difficile e in progressivo deterioramento, da cui non sarà facile e per certe possibile uscirne.
Fatta questa ormai banale constatazione ci si pone l’altrettanto banale interrogativo su quando finirà questa crisi.
Quando finirà?
Certamente non prima di avere in qualche modo reso marginali gli interessi del mondo della finanza globalizzata, creatrice di bolle oggi come prima, rispetto a quelli dell’economia reale.
Finora, praticamente, si è fatto l’esatto contrario.
Purtroppo la voci di coloro che lavorano nell’economia reale sono lontane dalle orecchie e dagli interessi delle varie caste che influenzano le grandi e piccole decisioni di governanti e strutture collegate.
Quando finirà?
Certamente dopo che prevarrà diffusamente il concetto che è molto più importante creare ricchezza piuttosto che valore.
Qui sorge però un’altra domanda:
I popoli che vivono nel mondo occidentale e in particolare in Italia, nel loro complesso e individualmente sono oggi più propensi a darsi da fare per creare ricchezza, ovvero lavorando molto, oppure per creare valore, lavorando molto meno? (in proporzione ovviamente).
Cosa ne dici Andrea?

utente anonimo
Scritto il 3 settembre 2009 at 14:48

Andrea, sei sempre grande

Stefano Giussani

utente anonimo
Scritto il 3 settembre 2009 at 14:50

E’ il tempo delle idee, di un nuovo rinascimento…stà a noi capire al di là della macroeconomia, se c’è un altro modo di sviluppo di questo pianeta…che non è la concentrazione di ricchezza…

utente anonimo
Scritto il 3 settembre 2009 at 15:10

la risposta è già arrivata, ma non da Andrea…
TRICHET: NON E’ IL MOMENTO DI RALLENTARE GLI STIMOLI…
ORE 15.00

LA LOBBY EBRAICA AMERICANA PER ORA HA VINTO.
Anche Trichet si e’ espresso negativamente sul ritiro degli stimoli.

I dati macro americani sono serviti a chi e’ sul mercato per aumentare le posizioni al rialzo a prezzi piu’ convenienti.
Pubblicato da consulenza finanziaria di Mercato Libero a giovedì, settembre 03, 2009 2 commenti

utente anonimo
Scritto il 3 settembre 2009 at 15:11

andrea posso chiederti una tua opinione in merito all’andamento dei tassi sui titoli decennali, nel tuo ultimo articolo hai parlato dei decennali americani, ma in modo un pochino ermetico,
grazie leonardo

utente anonimo
Scritto il 3 settembre 2009 at 15:46

Suggerisco di leggere il libro di Rothbard Murray N. La grande depressione. In questo libro viene spiegato egregiamente il meccanismo della crisi e ciò che i governi dovrebbero fare o meglio non fare. Che poi è esattamente l’opposto di quello che hanno fatto finora. Bisogna rendersi conto che grazie al debito abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi e abbiamo consumato futuro. Ora stanno cercando di curare il male del debito (privato) con altro debito (questa volta statale). Questo ci darà la ripresa per alcuni mesi ma l’appuntamento con una pesante recessione non si può rinviare perché la recessione è la cura del male non il male. Spostare in avanti la cura significa aggravare il male. Questo è un tabù per tutti i Neokeynesiani che si trovano in tutti i governi e che credono con il loro intervento di risolvere tutti i problemi. A tal proposito è divertente questo video che evidenzia come il mitico Ben appena riconfermato capo della FED non abbia azzeccato una previsione http://www.youtube.com/watch?v=V5sDKwMP6Pc.
Pietro

utente anonimo
Scritto il 3 settembre 2009 at 16:16

Buonasera a tutti.Solo una domanda.Cosa succederà alle borse quando inevitabilmente saranno costretti ad alzare nuovamente i tassi?Grazie Claudio

utente anonimo
Scritto il 3 settembre 2009 at 16:59

Vedete cosa accade in Messico, altro che crisi dei nostri privilegi:

Nel 1810 in Messico si dichiarò l’indipendenza dalla Spagna (nella foto il celeberrimo murales di José Clemente Orozco). Nel 1910 scoppiò la Rivoluzione zapatista. Alla vigilia del 2010, secondo la Conferenza Nazionale Contadina (CNC), il paese è al bordo della fame di massa.
Per i fagioli, i frijoles, si teme un meno 80% nel prossimo raccolto, una tragedia che potrebbe tradursi in migliaia di morti di fame nel prossimo anno. Solo un po’ meno peggio va per l’altro architrave dell’alimentazione di cento milioni di messicani, il mais, meno 50%.

E proprio la fame potrebbe essere il punto più triste d’inflessione di un modello fallito di paese che a 200 anni dalla nascita ha bisogno di un nuovo inizio.

Il PIL intanto quest’anno cadrà del 9%. L’industria sta perdendo solo quest’anno un milione di posti di lavoro. La guerra civile dei narcos, ormai la prima industria nel paese come in Colombia negli anni ‘80, supererà la soglia dei 10.000 morti ammazzati nel 2009. La metà di questi è a Ciudad Juárez. La città, 1.5 milioni di abitanti, alla frontiera con il Texas vive in un contesto di violenza, non endemica ma causata dalla crisi, peggiore di quella di Baghdad. Un governo senza altra ricetta che quella neoliberale risponde tagliando salute ed educazione per far cassa oppure mandando l’esercito a reprimere e farsi complice del precipizio.

La Confindustria messicana dal canto suo, in sinergia con il ministro dell’Economia Agustín Carstens, uno degli ultimi “Chicago boy” con tanto di dottorato sulla piazza continentale, vuole lacrime e sangue sotto forma di IVA su medicine e alimenti. Nel loro delirio sostengono ancora che così si potrebbero ridurre le tasse ai ricchi e far da volano all’economia. Qualcuno sperava in Barack Obama, ma il presidente democratico elude ogni richiesta d’aiuto di Felipe Calderón a cominciare dall’alleviare le misere condizioni di vita di milioni di migranti che quest’anno, secondo il BID, invieranno vari miliardi in meno in rimesse.

Le politiche neoliberali dei governi del PAN, le conseguenze sempre più intollerabili del Trattato di Libero Commercio del Nordamerica (NAFTA) del 1994 e la siccità causata dal cambio climatico si abbattono così sul Messico come le bibliche piaghe d’Egitto. La siccità, la peggiore degli ultimi 70 anni, mette in grave crisi 3.5 milioni di contadini e 7 milioni di ettari di terre coltivate in 23 dei 32 stati del paese. Inoltre l’80% dei capi d’allevamento sta soffrendo la sete e una percentuale identica del territorio agricolo messicano è a rischio erosione. Senza fagioli né mais, le due principali sostanze della dieta del paese nordamericano, cosa mangeranno milioni di persone, soprattutto quelli di campagne sempre più desolate?

E’ strano che sulla bancarotta fraudolenta di una delle economie del G20, forse la più compiutamente neoliberale tra tutte, non vi sia alcuna analisi nei giornali italiani e ben poco in quelli occidentali che dovrebbero ammettere che il Messico, come già l’Argentina un decennio fa, sono lo specchio più fedele del fallimento pieno del modello post-coloniale imposto nel dopoguerra dal Fondo Monetario Internazionale.

Nell’immediato l’unica soluzione a disposizione del governo messicano per evitare la fame di massa è continuare a svenare il paese nell’importazione di alimenti. Questi proverranno ancora una volta dall’agricoltura iper-assistita degli Stati Uniti, infinitamente meno liberale di quella messicana e perciò più solida. E’ un paradosso che non consola perché invece sarebbe urgentissimo ripensare completamente la politica agraria dello Stato messicano e rinegoziare il Trattato di Libero Commercio del Nord America. Questo dal 1994 ad oggi ha obbligato all’esodo dalle campagne oltre dieci milioni di contadini senza che l’industria uscisse da una crisi ultraventennale e nonostante l’azzeramento di diritti sindacali imposto nell’arcipelago gulag delle maquiladoras dove 1.2 milioni di lavoratrici e lavoratori consumano la vita per pochi spiccioli e nulla apportano all’economia del paese. Dalle maquiladoras infatti partono il 47% delle esportazioni lasciando in Messico un controvalore pari ad appena il 3% del PIL. E’ un modello da buttare che Calderón non vuole, non sa e non può cambiare.

In questo contesto, col sistema educativo allo sfascio e (come la sanità) sottoposto a continui tagli dal governo, e non più in grado di creare opportunità e perequazione sociale, ai giovani e meno giovani messicani resta l’emigrazione (per dove se neanche il Canada li accoglie più?) oppure affiliarsi al narcotraffico e candidarsi a diventare un numero nella statistica dei morti ammazzati o dei sicari.

Oppure, lo desiderano gli ottimisti, lo temono gli oligarchi di sempre, l’implosione messicana sarà risolta dall’esplosione di un nuovo conflitto sociale, una ribellione aperta contro lo Stato liquido neoliberale che ha sostituito quello clientelar-assistenziale instaurato dal PRI e che è manifestamente fallito. Fatto sta che ogni cent’anni il Messico esplode. Nel 1810 fu dichiarata l’indipendenza dalla Spagna e cent’anni dopo, nel 1910, scoppiò la grande Rivoluzione zapatista, l’evento fondante del Messico moderno. In entrambi i casi ci volle più di un decennio di guerre, carestie e turbolenze per uscirne.

Giunti al tratto finale del 2009 quello che è certo è che il paese è nuovamente allo stremo. Il regime neoliberale farà la fine della corona spagnola al tempo dei lumi e del porfiriato un secolo dopo? E’ difficile dirlo. Sarà la divisa sinistra politica a condurre la rivolta? I sindacati? Oppure i movimenti sociali? O forse ancora un nuovo zapatismo che faccia ritrovare rappresentatività agli ultimi degli ultimi? Oppure i tempi dell’implosione del Messico saranno dettati da una caotica esplosione di violenza che prenderà magari la forma di saccheggi nei supermercati, una jaquerie premoderna che promuoverà un caos dagli esiti imprevedibili, forse perfino un ritorno dell’eterno PRI? Forse nulla di tutto questo succederà. Forse succederà qualcosa di completamente nuovo. Ma di sicuro nel Messico alla fame qualcosa dovrà accadere.

Gennaro Carotenuto.it Giornalismo partecipativo.

utente anonimo
Scritto il 3 settembre 2009 at 19:48

Per Taguieff #49 di ieri; accetto volentieri di parlarci in privato. Il Capitano Andrea conosce la mia email personale e il mio vero nome (alias SD), scrivi un email al Capitano Andrea chiedendogli la mia, in seguito potremo accordarci anche per un incontro.

Se a qualcuno interessa segnalo un link che parla di Geopolitica ed economia….forse sembrerà un articolo pessimista ma chissà cosa ci può riservare il futuro!!!
http://www.ildirittodisapere.com/2009/09/promemoria-della-crisi-e-lassetto.html

Mi farebbe piacere se qualcuno commentasse l’articolo linkato!!!

Un saluto

SD

P.S. Taguieff attendo una tua email.

Scritto il 3 settembre 2009 at 21:16

Per quanto riguarda il settore HealthCare dia un’occhiata qui su http://translate.google.com/translate?hl=it&sl=en&u=http://bespokeinvest.typepad.com/.a/6a00d8349edae969e2010536cb5851970b-popup&prev=/search%3Fq%3Dbespokeinvest%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26hs%3DuwP%26sa%3DG/

—–talvolta i grafici accompagnano la storia.
Dal ’90 ad oggi è l’unico settore che non ha mai conosciuto un reale ridimensionamento, l’unico settore che è sopravissuto era quello energy nei primi mesi del 2009 ha subito un ridimensionamento totale.

Andrea

Scritto il 3 settembre 2009 at 21:16

Per quanto riguarda il settore HealthCare dia un’occhiata qui su http://translate.google.com/translate?hl=it&sl=en&u=http://bespokeinvest.typepad.com/.a/6a00d8349edae969e2010536cb5851970b-popup&prev=/search%3Fq%3Dbespokeinvest%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26hs%3DuwP%26sa%3DG/

—–talvolta i grafici accompagnano la storia.
Dal ’90 ad oggi è l’unico settore che non ha mai conosciuto un reale ridimensionamento, l’unico settore che è sopravissuto era quello energy nei primi mesi del 2009 ha subito un ridimensionamento totale.

Andrea

Scritto il 3 settembre 2009 at 21:16

Per quanto riguarda il settore HealthCare dia un’occhiata qui su http://translate.google.com/translate?hl=it&sl=en&u=http://bespokeinvest.typepad.com/.a/6a00d8349edae969e2010536cb5851970b-popup&prev=/search%3Fq%3Dbespokeinvest%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26hs%3DuwP%26sa%3DG/

—–talvolta i grafici accompagnano la storia.
Dal ’90 ad oggi è l’unico settore che non ha mai conosciuto un reale ridimensionamento, l’unico settore che è sopravissuto era quello energy nei primi mesi del 2009 ha subito un ridimensionamento totale.

Andrea

Scritto il 3 settembre 2009 at 21:16

Per quanto riguarda il settore HealthCare dia un’occhiata qui su http://translate.google.com/translate?hl=it&sl=en&u=http://bespokeinvest.typepad.com/.a/6a00d8349edae969e2010536cb5851970b-popup&prev=/search%3Fq%3Dbespokeinvest%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26hs%3DuwP%26sa%3DG/

—–talvolta i grafici accompagnano la storia.
Dal ’90 ad oggi è l’unico settore che non ha mai conosciuto un reale ridimensionamento, l’unico settore che è sopravissuto era quello energy nei primi mesi del 2009 ha subito un ridimensionamento totale.

Andrea

Scritto il 3 settembre 2009 at 21:27

Carene:

A differenza delle carene dislocanti le carene plananti non sono soggette ad un limite massimo teorico di velocità.

Per mantenere uno scafo in planata è indispensabile superare e mantenere una velocità critica, ed è fondamentale garantire e mantenere un assetto corretto.

http://it.wikipedia.org/wiki/Carena

Scritto il 3 settembre 2009 at 21:44

Sovracapacità produttiva attualmente strutturale e squilibrio nella distribuzione dei redditi e dei patrimoni sono facce della stessa medaglia, una faccia che la storia ha già mostrato, ma questo sono questioni macro, la crisi antropologica è la fonte di questa crisi.

Per quanto riguarda la ricchezza e il valore, l’economia e la finanza sono brave a dare un prezzo a tutto e a non conoscere il valore di niente, ma io preferisco l’essenza fonte del valore che non da importanza al prezzo.

Andrea

utente anonimo
Scritto il 3 settembre 2009 at 21:48

PIL E DEBITO
Non torna: arrestare la caduta del pil con il raddoppio del deficit (Italia da 30 mld a 60 mld di deficit nei primi 6 mesi)
Pura follia: stimoli e incentivi fiscali, indennità di disoccupazione (o di disponibilità per i precari della scuola), prepensionamenti, liquidità da elycopter man Bernanke, 10 trilioni per proclamare che il peggio è alle spalle.
Il pil da solo non conta nulla, cosa vale aumentare il pil di 0,1%, quando il debito per ottenere tale risultato aumenta 10 volte tanto?
Le analisi quantitative sono chiare: senza speculazione il petrolio sarebbe a 20 $, per non parlare delle borse.
Chi fermerà (e pagherà) il debito?

utente anonimo
Scritto il 3 settembre 2009 at 21:59

Non vi sono dubbi che in una fase di crescita drogata da eccesso speculativo e da eccesso di indebitamente si crea una sovracapacità produttiva STRUTTURALE sbilanciata rispetto ai redditi reali ,la cui cattiva distribuzione, TIPICA nel sistema capitalista, non ne è la causa.
Anzi quando l’economia va bene, i redditi sono distribuiti ancora peggio (bonus manager ecc)

Scritto il 3 settembre 2009 at 22:03

Andrea,

“attualmente e strutturale” non stanno insieme, o è strutturale o è contingente.

Quanto alla tua visione delle due facce della stessa medaglia, mi aspettavo chiaramente questa risposta coerente, sulla quale non concordo, secondo me i limiti (che pure ci sono) sono ben più strutturali e meno antropologici.

Se hai ragione tu lo vedremo con il tempo, se ho ragione io probabilmente non avremo il tempo di vederlo.

buonanotte
Il Cuculo

Scritto il 3 settembre 2009 at 22:03

z

Scritto il 3 settembre 2009 at 22:06

x

Scritto il 3 settembre 2009 at 22:48

Contingente e strutturale possono coesistere, anche perchè si tratta di un ciclo economico; per quanto lungo sia la strutturalità della sovrapproduzione, prima o poi finisce.

Piuttosto parlerei di strutturalità per quanto riguarda l’inadeguata distribuzione dei redditi.

Ma questo è un’altro discorso, che può sfiorare l’Utopia, ma che se non verrà risolto, porterà alla fine di un “impero”.

Ciao Cuculo, Andrea.

utente anonimo
Scritto il 4 settembre 2009 at 01:12

visto che parlate di distribuzione del reddito e diseguaglianza. vedere qui. http://www.chiarelettere.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2225712

DORF

utente anonimo
Scritto il 4 settembre 2009 at 01:29

ciao SD #17. ho visto tuo link. quella è roba vecchia. già letta. comunque già lo sai. il succo è sempre quello. l’elite mondiale vuole renderci tutti schiavi. la teoria di rothbard è una cazzata! quel povero vecchietto era convinto che lasciare i soldi nelle mani invisibili del mercato era la panacea di tutti i mali. lasciar fare agli industriali. povero fesso! comunque SD lo sai. tutti ci girano attorno, ma la soluzione x scappare da questo pantano è solo quella di AURITI. vedi o no che tutti in questo blog lo evitano. hanno paura di un uomo cosi’ vero, che dice pane al pane e vino al vino. sarebbe semplice, ma no. tutti a prostrarsi al sistema. fanno tutti bau bau poi però scappano. valentina è 4 volte che posta questa roba. “Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare.” Albert Einstein e però nessuno dice nulla. tutti a nascondrsi dietro l’angolo. bla bla bla si continua a parlare di investimenti a 10 anni. ma ci arriveremo a vedere i prossimi 10 anni? cmq fate vobis.

DORF

Scritto il 4 settembre 2009 at 05:05

Dorf, la soluzione è un’altra anche se non la si vuole comprendere, anche se si cambia la struttura del denaro prima o poi vi sara sempre qualcuno che ne inventerà un’altra ancora più opprimente, il cambiamento passa dall’uomo, singolarmente!
Per il resto rilassati, tra dieci anni ci saremo ancora tutti.

Andrea

Scritto il 4 settembre 2009 at 06:39

Un gesto apotropaico si impone…

Scritto il 4 settembre 2009 at 08:05

Andrea,
relaivamente al mio #19 (non è che mi sono scolato una bottiglia di Sassella) ed alla distribuzione della ricchezza prodotta non credo che ci sia da rincorrere utopie di giustizia sociale ma di lavorare politicamente per ripristinare un assetto indispenzabile per mantenere la velocità di crociera dell’economia al di sopra della velocità critica.

buona giornata
Il cuculo

utente anonimo
Scritto il 4 settembre 2009 at 10:53

NUOVE ONDATE

Al di là delle convinzioni personali e delle scuole di appartenenza, gli economisti non possono non tenere conto del fatto che prosegue la distruzione di ricchezza, sia finanziaria che reale, mentre la cosiddetta domanda effettiva continua a languire molto al di sotto del livello di piena occupazione dei fattori, tutti elementi che lasciano intuire il formarsi di nuove ondate della TEMPESTA PERFETTA oramai in corso da poco meno di 25 mesi.
Non ho mai sottovalutato l’impegno eccezionale dei governi dei maggiori paesi industrializzati, impegno realizzatosi sia mediante l’adozione di manovre di stimolo dell’economia, sia attraverso il salvataggio o la ricapitalizzazione delle banche più o meno globali, sia attraverso l’assunzione di impegni di garanzia sia dei depositi bancari che, ed è un assoluta novità, degli impegni presenti nel mercato interbancario, ma il problema è rappresentato dal fatto che l’enorme mole di impegni ha più una funzione di moral suasion che la possibilità di concretizzarsi nell’ipotesi di un’ondata di default a livello sistemico e questo per la semplicissima ragione che lo stato delle finanze pubbliche, sia in termini di deficit che di stock del debito, non consentirebbe neanche di coprire un decimo dell’outstanding complessivo.

D’altra parte, la decisione di eliminare la valutazione al mark to market dei titoli più o meno tossici della finanza strutturata, ma più in generale di tutti i titoli, fa parte a pieno titolo di questo gioco al facciamo finta che il problema non esista, un approccio non solo pericoloso, ma che rischia seriamente di duplicare i problemi quando alle perdite non contabilizzate legate ai prodotti finanziari si sommeranno, come sta già in gran parte avvenendo, quelle legate all’attività caratteristica delle banche, che, nonostante le deviazioni degli ultimi venticinque anni, rimane pur sempre quella di prestare denaro a famiglie e imprese che sono sempre più in difficoltà nel far fronte al servizio del debito.
Pubblicato da marco sarli a 7.01
http://diariodellacrisi.blogspot.com/2009_09_01_archive.html

utente anonimo
Scritto il 4 settembre 2009 at 11:25

Buon giorno a tutti. Cosa ne dite dell’oro? Andrea che ne dici? Sia in termini di speculazione, sia in un mondo piu’ bello come lo vogliamo noi, non e’ e non sara pur sempre un metallo? Paolo.

utente anonimo
Scritto il 4 settembre 2009 at 11:35

CONVINZIONI PERICOLOSE
Il rialzo è guidato dalla convinzione che l’economia ripartirà o da sola o con l’aiuto illimitato di liquidità e stimoli fiscali.
Purtroppo questa convinzione è fondata esclusivamente sulle promesse di governi e banche centrali (compresa quella della exit strategy) che non hanno basi realistiche (impossibile garantire centinaia di trilioni ) ma solamente propagandistiche per ripristinare la fiducia in un sistema ormai alle corde.
Ma la fiducia, importantissima, da sola forse non basta.

utente anonimo
Scritto il 4 settembre 2009 at 11:42

Montecristo:
Colpo alla ricerca.

Oggi leggo su repubblica:

Sfratto esecutivo per la Montalcini,a rischio i lavori di una vita.
Ogni giorno si leggono notizie sempre più assurde.Chissà dove finiremo di questo passo.

utente anonimo
Scritto il 4 settembre 2009 at 11:42

aaa

utente anonimo
Scritto il 4 settembre 2009 at 12:11

@23

…..che sono i primi effimeri effetti di una situazione non sostenibile e che espleta le piene conseguenze solo nel passo successivo (ovvero, di solito, lo scoppio di una bolla).

Non conosco i numeri precisi ma una scommessina sul fatto che storicamente la forbice tra gli stipendi e’ proporzionale alla dimensione della bolla la farei.

Scritto il 4 settembre 2009 at 12:45

#33
sono d’accordo con la tua valutazione tuttavia non dobbiamo dimenticare che tra il valore nozionale complessivo degli asset più o meno tossici ed il sottostante c’è un fattore di moltiplicazione elevato (nessuno lo conosce esattamente data la complessità delle architetture) ma si può fare una stima ragionevole del valore reale sottostante realmente perduto.
Quest’ultimo può essere puntellato dalle garanzie pubbliche.

Poi sul fatto che sia eticamente inaccettabile la socializzazione delle perdite siamo tutti d’accordo, ma ci siamo trovati in una polveriera ed il colpevole aveva in mano un faimmifero acceso, o mi fate uscire o faccio saltare tutto… disse.

utente anonimo
Scritto il 4 settembre 2009 at 14:27

MEGLIO DEL PREVISTO
rivedendo al rialzo i disoccupati del mese precedente (da 247000 a 276000) possono rilasciare i dati dell’ultimo mese migliori del previsto.
Avanti così, finchè dura.
Idem con le banche: tutti vogliono restuituire i prestiti…dopo che gli avranno comprato i titoli tossici a prezzi quasi di carico, tutto ovviamente a carico di quel fessacchiotto di contribuente, convinto che Obama non avrebbe fatto gli interessi di W.S.
Sveglia…

utente anonimo
Scritto il 4 settembre 2009 at 19:28

Capitano Andrea #30, questa volta vorrei essere “leggermente” critico sulla tua affermazione che “il cambiamento passa dall’uomo, singolarmente!”, non perchè questo sia sbagliato anch’io credo che la “cultura dominante” dovrebbe cambiare…….ma quanto tempo servirà per questo????
Se io fossi induista (http://it.wikipedia.org/wiki/Induismo) direi che forse fra 2.000-3.000 anni il nostro karma non si reincarnerà più…..forse ci vuole troppo tempo per questo!!!
Per il momento se la moneta fosse proprietà del popolo (e non delle banche/finanza) sarebbe già una grande conquista.

Un saluto

SD

P.S.
Dorf #29 io sono già contento di essere riuscito a leggere l’articolo in ritardo…..perchè uno che vive di “economia reale”, di solito, si alza alle 07:00, rientra alle 19:00 e non ha “tempo”….per altro.

Scritto il 4 settembre 2009 at 19:57

Cuculo, sei realmente convinto che il male minore sia riuscire a mantenere la velocità di crociera al di sopra della soglia critica o fermare il motore per verificare cosa non va a costo di perdere qualche pezzo…o pensi che siamo realmente condannati a correre all’infinito.

Per Utopia intendevo un’altra cosa, forse è per questo che non sto seguendo la rotta che tu auspicavi dal punto di vista pratico, non è ancora il tempo di farlo.

A proposito lunedi il titolo del post sarà ” Surreale ” come le ombre che si allungano sull’occupazione, ombre che si sta per l’ennesima volta sottovalutando.

Storicamente una perdita di 200000 posti di lavoro al mese significa un tasso che aumenta sempre che la forza lavoro non sparisca per la disperazione di 0,2 / 0,3 punti e credo che entro ottobre avremo superato la linea del 10 %.

Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito a questo viaggio attraverso il bonifico bancario rinnovando l’invito a segnalare la mail o a scrivere per poter contraccambiare.

A domani Andrea

utente anonimo
Scritto il 4 settembre 2009 at 21:14

LABOR DAY
lunedì labor day, mentre oggi era la festa…al disoccupato.
Magia della finanza: se i disoccupati aumentano, significa che le aziende licenziano e riducono i costi, la liquidità rimane a costo 0 e gli stimoli fiscali proseguono; se invece diminuiscono allora significa che si sta uscendo dalla crisi, insomma tutte le strade portano a Roma, anzi a Wall Street.

Scritto il 4 settembre 2009 at 22:27

Andrea,
le mie convinzioni non contano poi molto, quello che penso è che se la nave è progettata per planare e va troppo piano rolla beccheggia spruzza acqua, tutti soffrono il mal di mare e il motore consuma molto di più a causa dell’andatura inefficiente.

Ma tu credi veramente che fuor di metafora ci si possa fermare senza affondare?

buonanotte
Il cuculo

Scritto il 4 settembre 2009 at 23:12

ciao a tutti,

stavo andando a nanna e poi l’ultimo post de il cuculo mi ha “solleticato”

Andrea,che io sappia(non ho ancora letto tutto ciò che ha preceduto il mio ingresso nell’estate del 2008) non ha mai parlato di “fermarsi”.

Io credo che, tutta quella mole di “cose” più o meno buone e mi riferisco a tutta la serie di derivati che manco voglio sapere come si chiamano, smetteranno di circolare sui mercati.
Credo pure che sopravviverà l’azionario e l’obligazionario, sempre che le aziende quotate saranno monitorate e si “capiranno” i loro bilanci.
Credo alla grande che invece risorgerà l’artigianato,il commercio sano,l’agricoltura veicolata nei modi e nei termini da farla sopravvivere anche senza i contributi comunitari.
Credo che la grande distribuzione alimentare,che ha causato molti danni ai piccoli, avrà un giusto ridimensionamento.

Chi mai ha pensato di fermarsi???

Penso che chi si è dedicato alla finanza speculativa del breve debba fare una seria riflessione ………

Voi pensate forse che si affondi se si ferma tutto il carrozzone finanziario?

Quando la Borsa in Italia (non conosco com’era nel mondo negli anni 65/75) era per quattro gatti e nessuno le si avvicinava perchè quasi tutti la percepivano come qualcosa di pericoloso come una bisca,una roulette,un giocarsi i beni oltre ai liquidi (quelli concreti che venivano dal sudore e dalla fatica)

Troppi soldi,troppi guadagni facili senza sudare…………
Ragazzi, si torna indietro non c’è santo che tenga, si deve tornare indietro, se si vuol drizzare la barca ci si deve dedicare, lavorare a fondo ma quello che fa sudare………..
E saremo di meno al pc e di più in mezzo alle persone.

Non è poi andare verso il medioevo è un ritornare a vivere a dimensioni normali.

Buon fine settimana (mi piace parlare italiano e perché no anche piemontese)
Buonanotte!

utente anonimo
Scritto il 5 settembre 2009 at 00:00

interessante questo articolo. di Gerald Celente.
“Quando si pompano tonnellate di denaro-letame in questo sistema sulla base di niente – ovvero “si stampa denaro” (oggi in forma elettronica) è come se si desse a un paziente con una malattia cronica un analgesico: non cura il malato”.

“Ma andiamo oltre l’economia. L’intera nostra Costituzione è stata di fatto abrogata. Il Presidente scrive semplicemente un Ordine Esecutivo per fare qualsiasi cosa egli voglia. Nazionalizzare banche, rilevare il settore delle assicurazioni, rilevare il settore dell’auto, il settore della salute…
Nulla di tutto ciò è costituzionale.
meglio che lo leggiate tutto. è un vero spasso.
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6241

DORF

Scritto il 5 settembre 2009 at 07:00

Leggetela come metafora di un modo improduttivo/distruttivo di vivere, e non come malattia, ne esce un quadro interessante…tutti in fondo siamo “po’ folli anestetizzati” ….non credete…

La nave dei Folli

Li vedo camminare lenti
interminabili corsie
o ciondolare sonnolenti
a bocca aperta per le vie
sbarre di vetro alle finestre
e in fondo all’anima chissà
che solitudine terrestre
che abissi di fragilità.
Li vedo senza le catene
né cuffie per l’elettroshock
con i calmanti nelle vene
li vedo come in un Van Gogh
parlano e ridono da soli
e in questa nave di follia
fanno le vele coi lenzuoli
e rotta per la lontanissima Utopia.

Senza passato né futuro
li vedo sbandano qua e là
è un pipistrello il mare oscuro
che insegue l’anima a zig-zag
li sento urlare disperati
come sirene in agonia
come bambini abbandonati
per sempre in questa galleria
li vedo piangere all’aperto
ma non sapranno mai perché
intorno è solo un gran deserto
né come mai per loro amore non ce n’è.

Ci fosse un Dio
nell’infinito
lui lo vorrebbe
accanto a se
questo suo popolo
smarrito
e forse un Dio
per loro c’è.

Li vedo in giro sono tanti
diversi e uguali a tutti noi
quando è un inferno andare avanti
quando ti perdi… e accade a tutti
prima o poi.

Ci fosse un Dio
nell’infinito
lui lo vorrebbe
accanto a se
questo suo popolo
smarrito
e forse un Dio
per loro c’è
ci fosse un Dio
nell’infinito
ci fosse un Dio
nell’infinito
ci fosse un Dio…
(Testi di Paolo Vallesi)

Dei Timoira (1998):

La nave

Sai quanto vorrei
tornare sulla nave che
guidava noi
nel mare della libertà
e fuggire via
da chi non capirà mai
un gioco che si chiamava Timoria
un gioco che è
la vita mia
Ma io salperei
per mari più sicuri per cercare là
un vento forte l’armonia
e lasciare qua
certe false simpatie
e trovare in me
quella forza umile
la voglia che
è andata via,
è andata via.

Terra senza eroi

Non senti il mio sangue
scorrere per te
giovane liquore
dolce amore dentro me
tremolante ammasso
di mediocrità
tuffati nell’acqua limpida
e sopravviverà
livida scorza falsa dignità
e ci giudicherà
un falso dio non muore mai
l’arma affamata che
distrugge e succhia sangue giovane
il cibo delle idee
terreno di conquista
occhi spaventati
la prima volta che
io apro le mie braccia
è per sottomettere
padrone del mio mondo
dominus et deus
tu vittima innocente
del mio mio
e sopravviverà
livida scorza falsa dignità
e ci giudicherà
un falso dio non muore mai
l’arma affamata che
distrugge e succhia sangue giovane
il cibo delle idee
terreno di conquista
crogiolarsi nella cecità
per scordarsi delle asperità
pensa positivo finchè vuoi
terra senza eroi

Oggi mi va di cantare…
Buona Giornata
Valentina:-)

Scritto il 5 settembre 2009 at 09:03

Tornando alla metafora se la nave fa acqua la si dirige verso il primo porto possibile, per le riparazioni e le manutenzioni necessarie, questa è la recessione, questi sono gli effetti della recessione, ma la nave non affonda, rischia ma non affonda.

Poi al porto dipende da chi sono i ristrutturatori, magari quelli di prima, che pur di riprendere il mare a tutta, decidono di applicare qua e la due toppe di legno, piuttosto che cambiare completamente o quasi, una struttura che ha dimostrato di non saper tenere il mare……

Alle volte le metafore esprimono concetti, più di mille parole anche se quelle della nostra “Nonnina” lasciano il segno!

Andrea

Scritto il 5 settembre 2009 at 23:05

Tratto da:
http://www.disinformazione.it/legge%20ferrea.htm

Biografia del dott. Hamer
Il dott. med. Ryke Geer Hamer è nato in Germania nel 1935. A 18 anni ha conseguito la maturità ed iniziò gli studi di medicina e teologia all’università di Tubinger. Dopo diversi anni d’intensa attività nelle cliniche universitarie di Tubinger e Heidelberg, nel ’72 conseguì la specializzazione in medicina interna e iniziò ad occuparsi quale primario in ginecologia di molti malati di cancro. Parallelamente coltivava un hobby molto particolare: quello dell’inventore. A lui si devono l’invenzione dello scalpello a taglio atraumatico utilizzato in chirurgia plastica, con lama 20 volte più sottile di quella di un rasoio, della sega speciale per ossa utilizzato in chirurgia plastica, del lettino da massaggio che si adatta automaticamente alla forma del corpo, come pure di un apparecchio per la transcutanea del siero.
Nel 1976 il dott. Hamer, con la moglie ed i suoi quattro figli, volle ritirarsi in Italia, per curare gratuitamente i malati nei quartieri più poveri, dal momento che i brevetti depositati delle sue invenzioni gli permettevano un reddito sufficiente. Il 18 agosto 1978, alle tre del mattino il principe Vittorio Emanuele di Savoia, improvvisamente impazzito, sparò nel pressi dell’isola Cavallo al figlio del dott. Hamer, Dirk, che stava dormendo in barca. Per più di tre mesi Dirk lottò tra la vita e la morte e alla fine il 7 dicembre morì. Questa perdita inaspettata cambiò la vita del dott. Hamer e della sua famiglia. Poco dopo la morte di suo figlio infatti si ammalò di cancro ai testicoli. Lavorando come primario in ginecologia nella clinica oncologica universitaria di Monaco, gli venne il dubbio che la sua malattia potesse essere in rapporto allo choc della morte di suo figlio e quindi che il suo tumore al testicolo non fosse scaturito da una “cellula impazzita”, ma dovesse essere in relazione al cervello. Chiese ai suoi pazienti se anch’essi avessero vissuto un avvenimento terribile e scoprì che tutti, in effetti, avevano subito un evento traumatico prima di ammalarsi.
Nell’ottobre 1981, quando volle portare la sua scoperta ad una conferenza medica, il dott. Hamer fu richiamato dal direttore della clinica e posto davanti alla scelta di negare le sue scoperte o di lasciare la clinica. Non potendo certo rinnegare i dati da lui raccolti e verificati, conscio dell’immenso potenziale di beneficio per tutti i pazienti contenuto nelle sue scoperte, decide, suo malgrado di lasciare la clinica. Prima di partire riuscì a raccogliere i dati di tutti i suoi pazienti affetti da cancro ed i relativi risultati. Egli presentò quindi la sua ricerca all’università di Tubingen e Heidelberg, dove insegnava da diversi anni, allo scopo di verificare la fondatezza delle sue scoperte a livello universitario. Pochi mesi dopo i decani dell’università respinsero in circostanze misteriose le sue teorie sulla correlazione tra cancro e psiche, senza nemmeno verificarne l’esattezza.
Incurante delle opposizioni nazionale ed internazionali, degli attentati alla sua vita, dei 67 tentativi d’internamento psichiatrico forzato e alle campagne mediatiche calunniatrici, il dott. Hamer, dal canto suo, ha continuato l’assidua ricerca e verifica delle leggi biologiche da lui scoperte, indagato su più di 30mila pazienti e verificato in ogni caso l’esatta corrispondenza e fondatezza delle sue scoperte.
Infine, il 11 settembre 1998, presso l’istituto oncologico S. Elisabetta a Bratislava e il dipartimento oncologico di Trnava si è proceduto alla verifica delle cinque leggi biologiche della Nuova Medicina a livello universitario, trovandole perfettamente confermate (vedi allegato).

Molto in sintesi (chi vuole si legge tutto sul sito indicato): uno stress (risposta dell’individuo ad uno stimolo ambientale) produce la patologia, utile per risolvere il conflitto che si è creato: patologia fisica per risolvere il conflitto psichico che si è creato (i “matti” non hanno il cancro…: o va fuori la testa o va fuori il corpo).
Quello che sembra il “male” è la miglior soluzione attuata dal corpo per risolvere un problema più imporatante che sta a monte.

Hamer ha avuto molto seguito e, dall’osservazione empirica sono stati scritti molti libri. Uno, semplice, che vi posso consigliare è:

“Ogni sintomo è un messaggio” di Claudia Rainville.

Voi direte: “Cosa c’entra in questo blog?”

Bè, con Andrea, all’inizio, abbiamo scritto a lungo sulla Sindrome Generale di Adattamento, ma il riferimento al Dr Hamer è per capire che lasciando andare tutto “secondo natura” o assecondandola, si otterrebbe il minore dei mali e, invece, continuando a somministrare farmaci SENZA RISOLVERE IL CONFLITTO CHE GENERA LA PATOLOGIA, si può avere un apparente risultato nel breve, che si pagherà più avanti con interessi sempre più alti. Fino all’exitus (obitus).

Così va l’Uomo, anche se molti rifiutano questa cosa.
Così vanno le cose create dall’uomo, come, per esempio, in economia Anche se molti rifiutano quest’idea.

Buona domenica e…liberatevi dallo stress!

Bill

PS Per Vale e Andrea: se ci mandi le rispettive mail ci possiamo contattare. Grazie. Ciao.

Scritto il 6 settembre 2009 at 04:57

Parole sante, Bill, parole sante!

Andrea

Scritto il 6 settembre 2009 at 06:19

Bill clicca sulla mia immagine puoi mantarmi un messaggio anche tramite splinder.
Ciao a presto
Valentina

p.s ci sono novità… PG si sta muovendo per organizzare il prossimo incontro…
Marinai tutti mi raccomando è fondamentale la Vostra presenza.:-)

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