CREXIT IL MOSTRO: COUNTDOWN!

Scritto il alle 07:13 da icebergfinanza

 

Mentre sotto l’ombrellone il mondo assiste entusiasta al volo dei mercati americani, noi torniamo ad occuparci della bomba ad orologeria innesacata dalla politica monetaria delle banche centrali, un antipasto offerto alcuni giorni fa in …

ESPLOSIONE DEFLATTIVA …CONTINUA!

L’altra sorpresina arriva direttamente dalla solita America dove le aziende statunitensi hanno raggiunto un livello di assunzione di debito da renderle vulnerabili alle inadempienze e ai declassamenti come non si vedeva dalla crisi finanziaria del 2008, secondo un rapporto S & P Global

La leva finanziaria delle aziende corporate è a livelli più alti degli ultimi DIECI ANNI spinta da una combinazione di tassi di interesse ai minimi storici e profitti in deciso ridimensionamento.

Particolarmente a rischio ma non è una novità questa le aziende spazzaturo, JUNK per gli amici, in quanto il ciclo del credito potrebbe aver raggiunto il picco e un futuro inasprimento dei tassi di interesse potrebbe far chiudere il rubinetto su nuovi prestiti quando queste società dovranno rifinanziare il loro debito.

“Non è una questione di se, è una questione di quando.”

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Ora altri due articoli che chiudono il cerchio, in attesa che il countdown giunga al termine…

‘Crexit’ warning as corporate debt seen ballooning to $75 trillion

“Central banks remain in thrall to the idea that credit-fueled growth is healthy for the global economy. In fact, our research highlights that monetary policy easing has thus far contributed to increased financial risk, with the growth of corporate borrowing far outpacing that of the global economy.” -S&P Global Ratings

Perché il debito corporate diventerà un mostro

“Il debito emesso dalle imprese ha di gran lunga superato la crescita effettiva delleconomia mondiale, con il risultato di aumentare il rischio finanziario” Standard&Poor’s

Il fatto è che le banche centrali ora sono in trappola, spiegano Tesher, Watters e Chan: un aumento dei tassi infatti sarebbe devastante per il mercato del credito e più in generale per il sistema finanziario globale. Con il nuovo ciclo di default aziendali partito da qualche mese (e guidato dal settore energetico statunitense), una stretta sul credito non farebbe infatti che peggiorare la situazione.

Energetici, boom di default negli Usa

Secondo un report di Fitch, infatti il tasso di default delle società Usa high yield che operano nell’estrazione energetica ha toccato il livello record del 31% nel luglio scorso.

Quasi un bond speculativo su tre delle oil company attive nella ricerca di greggio è in bancarotta quindi. Un trend che non smette di crescere e che è esploso letteralmente dall’inizio del 2106 quando il tasso di fallimento era di solo il 10%. Il crac dei “cercatori “di petrolio trascina dietro di sè l’intero comparto energetico che ha visto nel suo complesso salire al 16% il tasso di insolvenza a fine di luglio di quest’anno. Sempre l’agenzia Fitch, che monitora mese su mese il mercato degli high yield americani, stima che i crac nel comparto dell’energia negli ultimi 12 mesi abbiano riguardato junk bond per un controvalore di 45,5 miliardi di dollari.

Chi ha il coraggio di annunciare a lor signori che il rimbalzo del petrolio è finito oggi e a breve riprenderà la discesa con obiettivo quota 20…?

Senza fretta però, ora una pausa senza dimenticare che prima c’è il ritorno dell’Araba Fenice da festeggiare e ci attende un caldo autunno, poi dal prossimo anno e soprattutto dal 2018 sarà tutta un’altra musica.

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