SPAGNA: 62 MILIARDI DI ILLUSIONI FINANZIARIE!

Scritto il alle 14:16 da icebergfinanza

Non è possibile risolvere un problema con la stessa mentalità che l’ha generato sussurrava in questo semplice e meraviglioso assioma Albert Einstein.

Non è possibile dare in mano un’analisi ad una società di consulenza che ha dimostrato in passato di non essere in grado di comprendere nulla…

Le stime delle società di consulenza Oliver Wyman e Roland Berger sul fabbisogno di capitali delle prime 14 banche spagnole (Santander, Bbva, Popular & Pastor, Sabadell & Cam, Bankiter, Caixabank & Civica, Bankia, Kutxabank, Ibercaja & Caja & Liberbank, Unicaja & Ceiss, B. Mare Nostrum, CatalunyaBank, NCG Bank e B. Valencia) sono credibili.

Gli esperti di Exane Bnp Paribas non sono d’accordo con quanto dichiarato dalla Banca centrale e dal Ministro dell’Economia, che hanno precisato che nessuna banca quotata (con eccezione per Bankia) avrà bisogno di aiuti anche nello scenario peggiore e che i problemi “sono circoscritti a un gruppo di istituti per i quali lo Stato ha già iniziato ad agire”.

(…) Scendendo nei dettagli, le società di consulenza Oliver Wyman e Roland Berger hanno stimato che le 14 banche spagnole, che rappresentano insieme una quota di mercato del 90%, potrebbero avere un fabbisogno di capitali compreso fra 51 e 62 miliardi di euro in condizioni di mercato negative. In questo scenario il Pil è previsto in calo del 6,5% nel periodo, mentre i prezzi delle case scenderebbero del 26,4% (che implica una correzione del 55-60% dai valori massimi).

Nello stesso arco temporale il valore dei terreni si ridurebbe del 72% (che corrisponde a un taglio dell’85-90% dai valori di picco) e il tasso medio di disoccupazione arriverebbe al 26%. Queste conclusioni sono molte negative (anche se possibili secondo gli esperti di Exane) e porterebbero, a parere degli specialisti di Oliver Wyman, a perdite cumulative per 270 miliardi di euro che rappresentano il 16-18% del portafoglio crediti. La valutazione delle società di consulenza copre un periodo di tre anni e la cifra finale appare tuttavia ben inferiore ai 100 miliardi di supporto massimo messo a disposizione dall’Europa per il sistema bancario iberico.   MILANOFINANZA

Ma scusa la società di consulenza in questione non è la stessa che nel 2007 scriveva che la migliore banca a larga capitalizzazione era l’irlandese Anglo Irish Bank FTALPHAVILLE …

 (…) Ieri sera era una banca privata in crisi, stamattina si e’ svegliata banca di Stato: Anglo Irish Bank, il terzo istituto di credito in Irlanda, e’ stata nazionalizzata dal Governo di Dublino. Il ministro delle Finanze Brian Lenihan ha deciso il drastico intervento dopo giorni di crollo del titolo e corsa al ritiro dei depositi da parte dei correntisti. “Abbiamo preso la decisione giusta nell’interesse dell’economia irlandese,” ha detto.

Santo cielo ma se nel 2007 gli analisti di questa società di consulenza non erano in grado di comprendere la dimensione della bolla immobiliare irlandese e dell’impressionante leva finanziaria delle banche irlandesi cosa saranno in grado di comprendere oggi!

Ma non è finita anche il Banco di Valencia era la quarta migliore banca a media capitalizzazione europea secondo loro…

BRUXELLES, 13 giugno (Reuters) – La Spagna potrebbe dover chiudere una delle banche destinatarie degli aiuti Ue. Lo annuncia il commissario europeo per la Concorrenza Joquin Almunia, aggiungendo che l’ipoesi di liquidazione è preferibile in caso i costi del salvataggio siano eccessivi per i contribuenti.

Madrid è in attesa del via libera della Commissione per la ristrutturazione di tre istituti di credito che hanno ottenuti fondi pubblici – NCG Banco, Catalunya Caixa e Banco de Valencia- mentra Bankia non ha ancora formalmente chiesto di essere ricapitalizzata.

“Se non mi sbaglio una delle tre, nelle intenzioni delle autorità iberiche, è orientata a una liquidazione” dice in un’intervista a Reuters.

Ovviamente in Spagna andava tutto bene e nulla era prevedibile in quell’immensa orgia immobiliare che stava disintegrando l’economia e il sistema finanziario spagnolo.

Si che figo stiamo risolvendo i problemi grazie a coloro che gli hanno creati, analizzandoli con gli stessi studi di consulenza che avevano capito tutto della vita… auguri oggi più che mai abbiamo bisogno di una fortuna immensa!

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3 commenti Commenta
qzu
Scritto il 25 giugno 2012 at 17:45

fa caldo, eh?

ps. qualcuno ha notizie di Banco Desio? (oggi meno 80%)
http://it.finance.yahoo.com/q?s=BDB.MI

icebergfinanza
Scritto il 25 giugno 2012 at 18:01

qzu@finanza,

Si gli è restato su gozzo il cucchiaio di Pirlo! Nessuna paura ci penserà Mario.

dorf001
Scritto il 25 giugno 2012 at 23:51

il fallimento annunciato del sistema denaro. di Alain de Benoist.

……….Via gli speculatori, quindi? Certo, ma di fatto non ci sarebbero grossi cambiamenti, perché anche l’azienda presso cui andiamo a lavorare, l’amministrazione comunale del posto in cui abitiamo, la locale azienda sanitaria, il fondo che gestisce la nostra pensione, la banca emettitrice del nostro bancomat e l’agenzia di Stato che versa il sussidio di disoccupazione al nostro vicino cassaintegrato sono da tempo, in un modo o nell’altro, indebitati. Tutti avevano fatto conto (“aspettativa”, si dice in economia) di riuscire in futuro a guadagnare – facendo profitti, riscuotendo tasse, realizzando interessi, vendendo immobili e “cartolarizzando” il Colosseo… – più di quanto avevano ricevuto in prestito. Credevano, cioè, nella chimera di una crescita economica esponenziale e senza fine. Un calcolo tragicamente sbagliato. Da tempo – dieci, venti anni, e c’è chi dice trenta – le economie occidentali sono in crisi di realizzo, il loro tessuto produttivo non è più in grado di riprodurre guadagni tali da riuscire a mantenere gli standard dei consumi privati e pubblici. Per mascherare questo fallimento e allontanare il declino, le hanno tentate tutte: la leva finanziaria, i titoli tossici, il signoraggio del dollaro, oltre, ovviamente, al vecchio trucco di stampare carta moneta. Niente: nonostante le continue invocazioni e i lauti sacrifici umani, la “santa crescita” non arriva, e non arriverà mai più, almeno per chi è da questa parte del mondo.

I debiti nelle economie industriali mature, a partire dagli Stati Uniti (il Paese maggiormente debitore, al mondo) hanno cominciato a crescere già a cavallo degli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. L’immissione di crediti si è resa necessaria, perché si erano inceppati i normali meccanismi di profitto-accumulazione-investimenti-riproduzione fino a quel momento garantiti dai tradizionali cicli economici produttivi industriali. L’idrovora dell’espansione, dello sviluppo e della crescita è insaziabile. L’intensificarsi delle crisi (non solo finanziarie) rende sempre più stringente il dilemma: continuare a inseguire il benessere attraverso la crescita dei beni e dei servizi immessi sul mercato, pur sapendo che i costi ambientali e sociali per la maggior parte delle popolazioni della Terra superano di gran lunga i benefici, oppure cambiare rotta usando strumenti di riferimento diversi dal dettato economicista? Non è il caso di cominciare a domandarci se non sia una solenne sciocchezza pensare soltanto agli aumenti del PIL? O, addirittura, se non ce la faremmo lo stesso a cavarcela – e magari anche meglio – con una “economia in contrazione”, cioè producendo, comprando e vendendo non molto di più di quanto ci è necessario per vivere? Un’economia “stazionaria”, come la virtuosa ciclicità naturale insegna.

……leggete tutto. qui. http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10479

by DORF

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