UNA NUOVA PRIMAVERA! ECONOMIE DAL BASSO

Scritto il alle 09:49 da icebergfinanza

 

Mentre ai piani alti del pensiero politico ed economico si continua a proporre le stesse ricette e gli stessi strumenti del passato per cercare di domare definitivamente il ciclone che si è abbattuto sull’economia mondiale ed in particolare sulle vite di milioni e milioni di esserei umani, altri sono i sentieri e le rotte che le visioni alternative, portano ad osservare e proporre per migliorare le strutture economiche di un sistema che sta dimostrando ormai tutta la sua vetustà, la vetustà di un edificio che si cerca di puntellare, piuttosto che ristrutturare.

In " Mondi Alternativi " abbiamo esplorato in questi due anni, alcune versione alternative di possibili reti di economia, che possono modificare e sostenere in particolar modo le economie locali, supportandole ed integrandole, aiutandole ad intravvedere una nuova dimensione di sostenibilità anche attraverso un ritorno alle origini, al passato. Dai GAS ( Gruppi di Acquisto Solidali ) alle reti di economia solidale, dalle produzioni a chilometri zero alle cooperative di lavoro o di consumo, nella sostanza tutto ciò che viene dal basso, perchè nella botte piccola sta il vino migliore.

Giorgio Osti, docente di Sociologia dell’ambiente e del Territorio all’Università di Trieste, su Valori del Marzo scorso, scrive che oggi si guarda con maggiore speranza alle reti di economia solidale, laddove piccole imprese, consumatori consapevoli e organismi non profit, solitamente appoggiati da qualche municipalità illuminata, creano circuiti virtuosi di beni e servizi.

(…) Rispetto a questa è doveroso distinguere, per quanto possibile, e cause (eminentemente finanziarie), le manifestazioni (ciò che vediamo e leggiamo nei mass media) e le conseguenze, di cui sappiamo poco. Comunque, si parla di maggiore disoccupazione, alta mortalità delle imprese e contrazione dei consumi. A questo livello bisogna capire chi paga di più lo scotto, perché la stratificazione dell’economia è molto forte. Qualcuno di sicuro con la crisi ci guadagna.Anche se le conseguenze non sono chiare, le misure dei governi sono già partite. In primo luogo, si è voluto mitigare la crisi finanziaria, aiutando le banche in bilico e rassicurando i risparmiatori. Si parla poi di aiuti ai consumi (sgravi fiscali per l’acquisto di certi prodotti) e di incremento degli ammortizzatori sociali per i lavoratori che perderanno il lavoro. Aiuti diretti alle imprese industriali sembrano meno abbordabili per gli alti costi per le casse pubbliche. Non manca chi insiste sul mantenere un profilo molto selettivo: aiuti solo alle imprese che innovano o che attuano misure ecocompatibili.

 

Tutte queste iniziative lasciano inalterate due questioni: l’organizzazione gerarchica del lavoro e la libertà di produrre e consumare quanto e cosa piace. Si potrà dire che non è il caso di mettersi a giocare al piccolo rivoluzionario e pensare di intaccare processi ormai assodati. Tuttavia, le ricette più avanzate, anche sul versante delle Obamanomics, puntano su un keynesismo ecologico; dice Susan George: «Riconvertiamo tutta l’economia, come fecero gli americani durante la guerra,ma in senso verde».

Temo che il potenziamento dell’industria verde, se non intacca il tabù della moltiplicazione delle merci, possa fare ben poco. Il problema consiste nel produrre meno in assoluto e produrre merci che abbiano un valore d’uso. Non porre mano a questo problema, significa solo razionalizzare l’esistente: far girare l’economia di mercato con qualche risparmio di energia e materia per unità di prodotto.

Ecco quindi che ritorniamo al punto cruciale dal punto di vista strutturale e macroeconomico del nostro viaggio, della nostra navigazione, ovvero quello di un eccesso di produzione, di sovracapacità produttiva che accompagna inevitabilmente ogni faso di espansione economica, raggiungendo il suo apice in un orgasmo euforico che si spinge oltre la sostenibilità della produzione stessa, si spinge, come abbiamo visto, a ricorrere alla droga del debito esponenziale per sostenere consumi, spesso voluttuari. Non si tratta solo di beni voluttuari, ma anche di stili di consumo ( usa e getta ) che nel caso di un’automobile per esempio, incentivano la sostituzione spesso dopo solo due o tre anni. Oggi per esempio le concessionarie auto abbondano di autovetture usate che spesso sono meno convenienti rispetto all’acquisto di una nuova autovettura.

A fronte di risposte parziali, si guarda con interesse alle economie dal basso. Esse non sono <esperienze nuovissime: ricordo le (ex) imprese municipali, i distretti industriali, il part-time agricolo e il bricolage domestico. Un’esperienza molto interessante sono state le cooperative di lavoro e di consumo, prima, e quelle sociali, dopo. Molte di queste sono diventate grandi imprese con un radicamento territoriale relativo. Si guarda ora con maggiore speranza alle reti di economia solidale, laddove piccole imprese, consumatori consapevoli e organismi non profit, solitamente appoggiati da qualche municipalità illuminata, creano circuiti virtuosi di beni e servizi.

L’obiettivo di queste esperienze è triplice: risparmiare soldi, far circolare beni ecocompatibili, promuovere rapporti di lavoro equi e solidali. Il dubbio che le circonda riguarda la scala territoriale: in America (sempre Susan George) si registra scetticismo sull’abbinamento piccolo e bello.

In America non esiste la definizione di piccolo, tutto in America assume le proporzioni di un eccesso, ma se si vuole ambire ad un cambiamento graduale e radicale bisogna partire dal basso, non necessariamente con l’ambizione di rivoluzionare il mondo.

" I problemi sono tali da richiedere grandi organizzazioni che lavorano su grandi numeri. Forse qualche prodotto alimentare potrà mantenere un circuito locale, ma per il resto servono collegamenti lunghi e aree di azione vaste. Se questo è vero, c’è poco da aspettare o dibattere: nelle economie dal basso bisogna selezionare e incoraggiare quelli che pensano in grande e sanno organizzare il lavoro altrui. Ad essi bisogna dare compiti precisi, a noi resta il dovere della vigilanza e la passione per il cambiamento. "

E necessario guardare all’orizzonte, ma non sempre è necessario pensare in grandi le rivoluzioni se tali sono, crescono da sole e "rivoluzionano" la vita sociale ed economica di un paese.

" E’ un mondo variegato che cerca risposte a partire dal basso: è il grande popolo dell’altra economia che mette insieme solidarietà, difesa dell’ambiente e qualità della vita costruita sulle relazioni. È un arcipelago di realtà che si organizza in Distretti o in Reti di economia solidale (Des o Res) con l’obiettivo di attivare circuiti virtuosi di beni ecocompatibili, prodotti in modo equo e solidale.

Possono rappresentare una vera alternativa produttiva e una risposta significativa alla crisi economica? Forse è ancora presto per dirlo perché sono in fase di strutturazione e « i soggetti imprenditoriali aderenti alle Res hanno relazioni prevalenti con il mercato capitalista e sono fortemente dipendenti dalle sue regole –  spiega Davide Biolghini – e non ancora capaci di gestire progetti federatori». Ma certamente rappresentano un fenomeno dai contenuti significativi, che potrebbe aggiungere valore alle comunità, soprattutto a fronte di un certo scollamento della politica dai territori e dalle persone.

Piccoli Gas crescono crescendo più rapidamente: erano 394 nella mappa su Valori di maggio 2008; ora sono registrati 507 Gruppi e 10 reti. Sono i Gas le prime "cellule" attorno al quale si sviluppano i Des. «I percorsi sono diversi – spiega Davide Bioghini – ma con degli elementi comuni: un gruppo promotore, costituito per lo più da Gas e Botteghe del commercio equo, stila una Carta dei principi. Gli altri passaggi sono un censimento delle realtà solidali presenti sul territorio, attraverso la redazione delle Pagine arcobaleno, la costruzione delle filiere corte e poi l’organizzazione di feste o fiere di economia solidale per creare nuove relazioni e per farsi conoscere».

In alcuni casi è un’amministrazione pubblica che riunisce i soggetti dell’economia solidale con suoi progetti già avviati. È il caso della Città dell’Altra economia di Roma o la più recente esperienza di Venezia (vedi in basso). «L’amministrazione veneziana aveva già avviato il progetto "Cambieresti?" rivolto alle famiglie – dice Eliana Caramelli, dell’Assessorato comunale all’Ambiente –. Per promuovere il Des nell’ottobre 2006 ha stanziato 150 mila euro, ha attivato al suo interno un Gruppo interdirezionale di progetto e ha raccolto attraverso un Avviso pubblico i soggetti per formare il Tavolo permanente per l’Altraeconomia».

Alla Rete nazionale dell’Economia solidale aderiscono 22 realtà: sono Des o Res distribuiti non ancora uniformemente in tutta Italia (vedi ) ma in crescita continua dal 2002, quando si è formato il Gruppo di lavoro Res, durante il seminario sulle "Strategie di rete  per l’economia solidale" promosso dalla Rete Lilliput. Davide Biolghini, fisico cibernetico impegnato nella costruzione della Rete nazionale, ha vissuto le fasi di questa aggregazione fin dalle prime esperienze di commercio equo e di finanza etica degli anni 80: «Altre iniziative complementari nascono negli anni 90 come le Banche del Tempo, i Sistemi di scambio locale, i Bilanci di giustizia, il Turismo responsabile e i Gruppi di acquisto solidali (Gas), tutte iniziative legate al consumo critico e agli stili di vita alternativi».

Sono passati 30 anni dalla nascita delle prime "rivoluzioni" dal basso, qualcuno sosterrà che non è cambiato nulla, ma se date un’occhiata intorno, oltre il Vostro piccolo giardino, vi troverete alternative reali.

Mille scintille d’energia che cercano un cammino comune Attorno a un Tavolo promotore del Des si aggrega il mondo del Terzo settore, delle cooperative sociali, dell’associazionismo, dello scoutismo cattolico, i produttori locali, la finanza etica. E arrivano anche molti delusi dalla politica o dal sindacato, che ricercano altre vie di costruzione del sociale, a volte in continuità, a volte come reazione alle esperienze precedenti. Per dare risposte consonanti a queste esigenze, il Tavolo nazionale Res ha deciso di realizzare un corso per animatori di "Reti di economia solidale locali" che è stato un successone. Spiega Giuseppe De Santis, presidente della cooperativa Scret che l’ha organizzato: «Le adesioni al corso sono state una settantina circa, tra il primo modulo che si è tenuto nel Parco Sud di Milano e il secondo, che si è svolto a Pisa, tanto che abbiamo dovuto anche dire dei no. Evidentemente colmiamo un vuoto».

Ada Rossi ricercatrice di economia agraria all’Università di Pisa ha seguito il corso e ha trovato «molto interessanti le parti sulla creazione del consenso, la gestione non violenta e creativa del conflitto, la gestione dei ruoli e del potere. Tutti aspetti fondamentali nei processi di creazione di economie solidali, intese come economie delle relazioni».Per Giuseppe Vergani, consigliere del Comitato verso il Des Brianza un punto a cui il corso non ha dato risposta riguarda il tipo di struttura in cui i Des possono evolvere: «Personalmente non escludo che possa anche essere la cooperativa». Abbiamo chiesto a Bioghini se il punto di arrivo dei Des potrebbe essere l’Impresa sociale: «Possiamo farci riferimento, poiché ai "nostri" Distretti possono aderire anche imprese "profit" purché coerenti con i criteri della Carta Res nazionale, ma con i limiti del mancato recepimento da parte delle varie Organizzazioni del terzo settore delle norme attuative (pubblicate in fretta e furia dal governo Prodi prima della sua crisi senza consultare i soggetti interessati)». 

Certamente qualcuno di Voi resterà scettico, ma non vi è nulla nella Vita che non può cambiare come le stagioni, oggi è il tempo della Primavera, della Primavera delle economie dal basso, poi verrà l’Estate, prima o poi l’Autunno e anche l’ Inverno, nulla è eterno, ma oggi è Primavera, alla Vostra consapevolezza la responsabilità di prendere ed esplorare questa occasione.

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47 commenti Commenta
Scritto il 5 settembre 2009 at 09:21

LE ECONOMIE ALTERNATIVE CI SONO E PARTONO DAL BASSO,ANDREA HA AVUTO IL MERITO DI SVEGLIARCI E PROSSIMAMENTE VE NE PARLEREMO.[..] SABATO, 05 SETTEMBRE 2009 UNA NUOVA PRIMAVERA! ECONOMIE DAL BASSO Mentre ai piani alti del pensiero politico ed economico si continua a proporre le stesse ricette e gli stessi strumenti del passato per cercare di domare definitivamente il ciclone [..]

Scritto il 5 settembre 2009 at 09:21

LE ECONOMIE ALTERNATIVE CI SONO E PARTONO DAL BASSO,ANDREA HA AVUTO IL MERITO DI SVEGLIARCI E PROSSIMAMENTE VE NE PARLEREMO.[..] SABATO, 05 SETTEMBRE 2009 UNA NUOVA PRIMAVERA! ECONOMIE DAL BASSO Mentre ai piani alti del pensiero politico ed economico si continua a proporre le stesse ricette e gli stessi strumenti del passato per cercare di domare definitivamente il ciclone [..]

Scritto il 5 settembre 2009 at 09:21

LE ECONOMIE ALTERNATIVE CI SONO E PARTONO DAL BASSO,ANDREA HA AVUTO IL MERITO DI SVEGLIARCI E PROSSIMAMENTE VE NE PARLEREMO.[..] SABATO, 05 SETTEMBRE 2009 UNA NUOVA PRIMAVERA! ECONOMIE DAL BASSO Mentre ai piani alti del pensiero politico ed economico si continua a proporre le stesse ricette e gli stessi strumenti del passato per cercare di domare definitivamente il ciclone [..]

Scritto il 5 settembre 2009 at 09:21

LE ECONOMIE ALTERNATIVE CI SONO E PARTONO DAL BASSO,ANDREA HA AVUTO IL MERITO DI SVEGLIARCI E PROSSIMAMENTE VE NE PARLEREMO.[..] SABATO, 05 SETTEMBRE 2009 UNA NUOVA PRIMAVERA! ECONOMIE DAL BASSO Mentre ai piani alti del pensiero politico ed economico si continua a proporre le stesse ricette e gli stessi strumenti del passato per cercare di domare definitivamente il ciclone [..]

Scritto il 5 settembre 2009 at 09:49

Una carta del mondo che non contiene il Paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non contempla il solo Paese al quale l’Umanità approda di continuo. E quando vi getta l’àncora, la vedetta scorge un Paese migliore e l’Umanità di nuovo fa vela. Il progresso altro non è che il farsi storia delle utopie. L’Inghilterra non sarà mai civilizzata fino a quando non annetterà l’Utopia ai suoi domini.(Oscar Wilde)

Oggi la gente sembra guardare alla vita come a una speculazione. Non è una speculazione, è un sacramento. Il suo ideale è l’amore, la sua purificazione è il sacrificio(Oscar Wilde)

I fiori della primavera sono i sogni dell’inverno raccontati, la mattina, al tavolo degli angeli…
……

In un campo ho veduto una ghianda: sembrava così morta, inutile. E in primavera ho visto quella ghianda mettere radici e innarzarsi, giovane quercia verso il sole. Un miracolo, potresti dire: eppure questo miracolo si produce mille migliaia di volte nel sonno di ogni autunno e nella passione di ogni primavera. Perchè non dovrebbe prodursi nel cuore dell’uomo?

(K. Gibran, MAGIA DELLA VITA)

Grazie Capitano…
Valentina

Scritto il 5 settembre 2009 at 11:21

si Valentina !

…… si cosi’, proprio cosi !
Quella e’ la base da cui partire, quello il progetto che noi siamo e che dobbiamo compiere … ormai da troppo tempo ne siamo distratti …. e ne soffriamo! ( … ed ora anche economicamente ).

Vi seguo sempre e mi sono dato l’obiettivo di farmi sentire con notizie buone … in cui credo e che ultimamente mi incoraggiano a sperare … spero a presto

Grazie ancora a tutti voi

arcsùlon

utente anonimo
Scritto il 5 settembre 2009 at 12:58

Cari utenti di Icebergfinanza,

voglio approfittare degli spunti suggeriti da questo ennesimo post di Andrea per sollecitare il nostro raziocinio a trovare nuove formule di consumo che vaglino il sentiero tracciato da quelle associazioni no profit che si battono per un consumo alternativo, mirato al rispetto dell’ambiente e della dignità umana.
Grazie al progresso del web e alla sua diffusione capillare è oggi possibile cogliere l’occasione di scegliere su misura lo stile di vita e di consumo che più si confà alle esigenze della nostra ragione e della nostra coscienza. Spetta solo a noi cogliere la palla al balzo e approfittare di questa opportunità che, se abbracciata in modo corale, potrebbe far cambiare direzione agli indirizzi economici presi dall’alto e costringere gli organi principali della politica e dell’economia a rivedere i propri scenari.
I tentacoli gettati dalla piovra delle multinazionali, anche grazie alla tacita e accondiscendente complcità della politica, difficilmente potranno esaudire questo bisogno di rinnovamento consapevole di cui ci facciamo paladini, ma se l’adesione effettiva a forme di consumo critico alternativo diventasse la regola e non l’eccezione, si potrebbe per una volta delineare la possibilità di cambiare le cose dal basso, secondo un metodo realmente democratico, e imporre de facto l’urgenza di un cambiamento che minerebbe la posticcia stabilità di questo gigante d’argilla.

Basta una carta di credito prepagata e un pò di navigazione consapevole nel cyberspazio per scoprire quante piccole città stiano sorgendo sulle ceneri di questo consumismo becero e autodistruttivo. Con pochi click possiamo acquistare tutto ciò di cui abbiamo bisogno, contribuendo al tempo stesso alla salvaguardia del nostro mondo e del futuro dei nostri figli.

Andate sul motore di ricerca e cercate le reti di acquisto solidale dalle quali è possibile acquistare prodotti on-line. Troverete beni di consumo alimentari, opere di artigianato, servizi vari, tutti perfettamente sovrapponibili se non migliori alla qualità dei nostri vecchi oggetti di consumo.

Cerchiamo anche i servizi legati alla mobilità come il car sharing, le fonti di energia alternativa da istallare nelle proprie abitazioni, i suggerimenti per riciclare al meglio le parti inutilizzate dei nostri acquisti, le modalità per renderci sempre più autosufficienti, anche sul piano alimentare. Allo stesso tempo però dobbiamo avere la certezza che il denaro che stiamo dando in cambio abbia una tracciabilità che ci porti davvero verso una forma concreta di aiuto alla gente che soffre, altrimenti rischiamo di cadere nella mani di ciarlatani animati da cinici e lucrosi interessi.

Facciamo parte per una volta di quei pochi che non vogliono lasciarsi prendere dall’inerzia e che con la loro intelligenza possono fare il bene di molti. (Valentina “Einstein” docet). Spetta a noi rimboccarci le maniche e disegnare col pastello della nostra anima quel prato verde in cui un giorno vedremo i nostri figli giocare lieti e fiduciosi.

Infine, mettiamo a disposizione degli altri una piccola parte della nostra maestranza per poter entrare in prima persona in questo pastello. La rete siamo noi, se lo vogliamo e se ci coordiniamo.

Cordiali Saluti

-Marzxiano-

utente anonimo
Scritto il 5 settembre 2009 at 19:17

Altapatagonia:

Grazie Marxziano, e grazie ciurma!io son arrivato oggi a San Paulo do Brasil, sì lo so vi son mancato….ehm
Sto osservando i cambiamenti avvenuti in questi6 mesi(per ora mi ha colpito l’ammettere ke il famoso minimo 4%di pil visto dai piu catastrofisti nell ottobre 2008 per il futuro 2009,a un minimo di 3,5% e comunque mai al 3%, beh è ora al 2% e il Gov lo sta rettificando al 1.8%. ok, ma volevo condividere questa notizia anche se datata, ” 20 agosto 2009 (LPAC) – parlando dinanzi a giornalisti e membri del corpo diplomatico di Washington, Lyndon LaRouche ha precisato ieri la sua previsione di un aumento violento della crisi entro la metà di ottobre.

Nell’ambito delle certezze, si può sistemare il fatto che assistiamo al crollo “di tutto il sistema monetario internazionale” e che questo crollo “progredisce”, diceva LaRouche.

“E questo causerà questo crollo, è il crollo del dollaro americano. Tutto il sistema è pronto a partire. Dove si trova il detonatore della carica esplosiva? Si trova all’interno degli Stati Uniti con l’effetto di un crollo del valore del dollaro sui mercati internazionali. E quando dico crollo, voglio realmente dire crollo. Abbiamo già 48 dei 50 stati degli Stati Uniti in fallimento tecnico; abbiamo un debito del tesoro e della riserva federale che si avvicina ai 23.000 a 25.000 miliardi di dollari. Il crollo di un debito di quest’ordine, un debito in dollari, porterebbe immediatamente tutte le economie del mondo al fallimento. Ciò implica che siamo sul bordo di una crisi che colpirà da qui al 15 o 25 ottobre in occasione della chiusura dell’anno fiscale americano, cioè fine settembre”.

“Quando l’anno fiscale si concluderà, tutti i segreti del governo americano salteranno. E quando diventeranno pubblici – come deve avvenire alla fine dell’anno fiscale -, allora, attualmente, o prima, tutto il sistema statunitense esploderà. Tuttavia, ciò potrebbe esplodere anche domani poiché le condizioni di tale esplosione sono già venute. E non è qualcosa che ci arriverà dell’esterno; tuttavia, se ciò arriva a partire dagli Stati Uniti, allora il resto del mondo sarà trascinato in una bancarotta generalizzata del sistema. Perché il debito degli Stati Uniti è tale che un crollo del valore di questo debito avrà un impatto devastante. Pensate alla Cina. Se il valore del dollaro sprofonda, prima che diventi la valuta del debito americano nei confronti della Cina, un debito formulato in dollari? Sarà una crisi per la Cina e per la Russia e molte altre nazioni”.

ok lo sapevamo.. ma mi confermate le date e anche il fatto che la chiusura anno fiscale dovrà rivelare i “segreti” del debito etc? Pensavo ci fosse un ritocco infinito fino allainnegabile evidenza dei fatti..
ciao a tutti

Altap

utente anonimo
Scritto il 5 settembre 2009 at 19:30

X Altap
Allora con gli USA in bancarotta noi che fine faremo? Saremo trascinati nel baratro visto che con il debito pubblico noi siamo i peggiori in Europa. Quali saranno secondo te le conseguenze pratiche per le famiglie? URGE in questo caso l’Autorevole parere del Capitano su come ci si deve muovere in tal caso. E’ una bella responsabilità me ne rendo conto, ma la rotta in questa tempesta la deve indicare Andrea! Grazie della pazienza, Michele.-

Scritto il 5 settembre 2009 at 20:51

Altapatagonia

i segreti sono quelli che non si conoscono…

utente anonimo
Scritto il 5 settembre 2009 at 21:50

Come sostengo dagli anni ’90, i bisogni oggi sono bisogni pubblici. Più tasse e più stato è la sola soluzione
Gianni

utente anonimo
Scritto il 5 settembre 2009 at 22:19

brava valentina. il paese dell’utopia dici? allora ti voglio fare un regalo. ti linko questo. http://www.signoraggio.com/signoraggio_libro_ilpaesedellutopia.html
ti prego, leggilo. sono solo 40 pag. molto interessanti. vi dirò, che auriti ciò che ha detto, poi ha fatto. quindi fatti reali ,no fuffa. volete sapere come agire? presto detto. proposta a tutti i consigli comunali di una delibera. particolare. questa. sentite il video, specie al min. 7. 20″ e il prof. spiega che cosa bisogna fare. http://www.youtube.com/watch?v=i5heRmJgT8g&eurl=http%3A%2F%2Fwww%2Esimec%2Eorg%2F&feature=player_embedded#t=442
———– ———— ——-
1) rispettare in pieno costituzione italiana. specie art. 1 che è il vero motore del tutto. cioè sovranità popolare, e quindi sovranità monetaria. e tutti gli art. che vanno dal 35 al 43 che riguardano il tema del lavoro e sua protezione. che questo schifo di europa voluta dai nostri idioti politici, che voi avete votato, in combutta coi banchieri, ci stà portando al baratro! il potere supremo di stampare denaro DEVE ritornare nelle mani del popolo. 2) chi stampa? NON i politici. mettiamo gente onestissima che sappia ovviamente di economia, quella sana, non taroccata. io 2 nomi ce li metterei. domenico de simone, e nino galloni. economisti onesti, dalla parte del popolo. che hanno sempre denunciato la truffa del signoraggio. altri nomi fateli voi. 3) dò a tutti gli italiani, belli e brutti, ricchi e poveri un reddito di cittadinanza. con un tesserino tipo quello che avete in tasca, del codice fiscale. vi dò mettiamo, poi si stabilrà, 1000euro al mese a tutti. vi fà schifo? alt. prima che urliate. nessuno ha detto che non bisogna più lavorare. sapete che l’animo dell’uomo è avido. quindi, se vorrete ancora soldi, vi procurerete un nuovo reddito lavorando. dove volete voi. 4) avendo Io (stato) stampato tutto il denaro che mi serve x tutte le cose pubbliche, tolgo le tasse. a tutti. non servono. quindi le ditte saranno contente. e il padrone vi dovrà dare almeno uno stipendio e mezzo. ai padroni però imporrò delle cose. almeno il 50% degli utili (poi si discuterà il quanto), li dovranno reinvestire in innovazione dei macchinari e sicurezza. 5) i sindacati spariscono, o si ridimensionano. la devono smettere di rubarci denaro e venderci al nemico. vedi la vigliaccata dei fondi pensione. una mega truffa. leggete: la pensione tradita, di beppe scienza. e anche il risparmio tradito. il contratto di lavoro sarà un affare tra tu lavoratore e il padrone, e basta. sulla parola. il lavoro non deve essere più schiavo e ricattabile come ora. se io voglio lavorare è perchè lo desidero e voglio fare quel tipo di lavoro. no come ora che sono obbligato x vivere a fare qualsiasi lavoro di merda! 6) faccio un bel discorsetto a tutti i sindaci. ok io vi dò un mega aiuto col reddito di cittadinanza. nessuno dovrà più elemosinare soldi. però a voi vi impongo che nei vostri consigli vi sia proibito far entrare gli imprenditori edili. ma anche altri. specie i grossi sono dei criminali che vogliono solo distruggere l’ambiente. cemento cemento cemento, solo x soldi. abbiamo 8 milioni di case in più in italia. mettiamoci dentro la gente. 7) io stato mi curo al massimo dell’ambiente. quindi destino molti soldi , non fondo perduto, su solare, eolico, e tutte energie rinnovabili. no nucleare. poi avrei altre cose ma..la prossima volta. non vi piace un mondo nuovo, cosi’? volete essere padroni dei vostri soldi, o volete esserne schiavi fino alla morte? essere sempre debitori di soldi che sono sempre stati vostri, ma vi hanno fatto fessi, e ci siete cascati come pirla? spostatevi dal vostro paesello di 2000km. andate nel canale della manica. precisamente nell’isola di guersney. li’ cari miei hanno fatto sparire il signoraggio e l’usura. hanno la piena sovranità monetaria. che non mi veniate a dire che non esiste paese al mondo. io i dati ve li ho dati. usateli bene. altapatagonia ha paura del crollo del sistema. USA x primi poi tutti gli altri. ITALIA nella black list. solito discorso. tenetevi i soldi in casa. ( la famosa riva del fiume). MAI in banca, perchè ve li fottono tutti. ricordate l’argentina? davano ai clienti solo 200000mila lire al mese. gente furiosa! picconi in mano! sta a voi solo a voi salvarvi. AURITI vi ha detto come fare. se non lo applicate saranno dolori x tutti.

bye DORF

utente anonimo
Scritto il 5 settembre 2009 at 22:46

PERCHè ASSASSINARONO LINCOLN E KENNEDY. i soldi devono restare nelle braghe del popolo. in questo video vi viene fatta una semplice domanda. al min. 7. 15″ provate a rispondere. e al min. 7. 45″ una cosa sconvolgente! http://www.youtube.com/watch?v=JOIujEgn7r8&eurl=http%3A%2F%2Fwww%2Esimec%2Eorg%2F&feature=player_embedded#t=512
vi saluto. DORF

Scritto il 5 settembre 2009 at 23:09

Tratto da:
http://www.disinformazione.it/legge%20ferrea.htm

Biografia del dott. Hamer
Il dott. med. Ryke Geer Hamer è nato in Germania nel 1935. A 18 anni ha conseguito la maturità ed iniziò gli studi di medicina e teologia all’università di Tubinger. Dopo diversi anni d’intensa attività nelle cliniche universitarie di Tubinger e Heidelberg, nel ’72 conseguì la specializzazione in medicina interna e iniziò ad occuparsi quale primario in ginecologia di molti malati di cancro. Parallelamente coltivava un hobby molto particolare: quello dell’inventore. A lui si devono l’invenzione dello scalpello a taglio atraumatico utilizzato in chirurgia plastica, con lama 20 volte più sottile di quella di un rasoio, della sega speciale per ossa utilizzato in chirurgia plastica, del lettino da massaggio che si adatta automaticamente alla forma del corpo, come pure di un apparecchio per la transcutanea del siero.
Nel 1976 il dott. Hamer, con la moglie ed i suoi quattro figli, volle ritirarsi in Italia, per curare gratuitamente i malati nei quartieri più poveri, dal momento che i brevetti depositati delle sue invenzioni gli permettevano un reddito sufficiente. Il 18 agosto 1978, alle tre del mattino il principe Vittorio Emanuele di Savoia, improvvisamente impazzito, sparò nel pressi dell’isola Cavallo al figlio del dott. Hamer, Dirk, che stava dormendo in barca. Per più di tre mesi Dirk lottò tra la vita e la morte e alla fine il 7 dicembre morì. Questa perdita inaspettata cambiò la vita del dott. Hamer e della sua famiglia. Poco dopo la morte di suo figlio infatti si ammalò di cancro ai testicoli. Lavorando come primario in ginecologia nella clinica oncologica universitaria di Monaco, gli venne il dubbio che la sua malattia potesse essere in rapporto allo choc della morte di suo figlio e quindi che il suo tumore al testicolo non fosse scaturito da una “cellula impazzita”, ma dovesse essere in relazione al cervello. Chiese ai suoi pazienti se anch’essi avessero vissuto un avvenimento terribile e scoprì che tutti, in effetti, avevano subito un evento traumatico prima di ammalarsi.
Nell’ottobre 1981, quando volle portare la sua scoperta ad una conferenza medica, il dott. Hamer fu richiamato dal direttore della clinica e posto davanti alla scelta di negare le sue scoperte o di lasciare la clinica. Non potendo certo rinnegare i dati da lui raccolti e verificati, conscio dell’immenso potenziale di beneficio per tutti i pazienti contenuto nelle sue scoperte, decide, suo malgrado di lasciare la clinica. Prima di partire riuscì a raccogliere i dati di tutti i suoi pazienti affetti da cancro ed i relativi risultati. Egli presentò quindi la sua ricerca all’università di Tubingen e Heidelberg, dove insegnava da diversi anni, allo scopo di verificare la fondatezza delle sue scoperte a livello universitario. Pochi mesi dopo i decani dell’università respinsero in circostanze misteriose le sue teorie sulla correlazione tra cancro e psiche, senza nemmeno verificarne l’esattezza.
Incurante delle opposizioni nazionale ed internazionali, degli attentati alla sua vita, dei 67 tentativi d’internamento psichiatrico forzato e alle campagne mediatiche calunniatrici, il dott. Hamer, dal canto suo, ha continuato l’assidua ricerca e verifica delle leggi biologiche da lui scoperte, indagato su più di 30mila pazienti e verificato in ogni caso l’esatta corrispondenza e fondatezza delle sue scoperte.
Infine, il 11 settembre 1998, presso l’istituto oncologico S. Elisabetta a Bratislava e il dipartimento oncologico di Trnava si è proceduto alla verifica delle cinque leggi biologiche della Nuova Medicina a livello universitario, trovandole perfettamente confermate (vedi allegato).

Molto in sintesi (chi vuole si legge tutto sul sito indicato): uno stress (risposta dell’individuo ad uno stimolo ambientale) produce la patologia, utile per risolvere il conflitto che si è creato: patologia fisica per risolvere il conflitto psichico che si è creato (i “matti” non hanno il cancro…: o va fuori la testa o va fuori il corpo).
Quello che sembra il “male” è la miglior soluzione attuata dal corpo per risolvere un problema più imporatante che sta a monte.

Hamer ha avuto molto seguito e, dall’osservazione empirica sono stati scritti molti libri. Uno, semplice, che vi posso consigliare è:

“Ogni sintomo è un messaggio” di Claudia Rainville.

Voi direte: “Cosa c’entra in questo blog?”

Bè, con Andrea, all’inizio, abbiamo scritto a lungo sulla Sindrome Generale di Adattamento, ma il riferimento al Dr Hamer è per capire che lasciando andare tutto “secondo natura” o assecondandola, si otterrebbe il minore dei mali e, invece, continuando a somministrare farmaci SENZA RISOLVERE IL CONFLITTO CHE GENERA LA PATOLOGIA, si può avere un apparente risultato nel breve, che si pagherà più avanti con interessi sempre più alti. Fino all’exitus (obitus).

Così va l’Uomo, anche se molti rifiutano questa cosa.
Così vanno le cose create dall’uomo, come, per esempio, in economia Anche se molti rifiutano quest’idea.

Buona domenica e…liberatevi dallo stress!

Bill

PS Per Vale e Andrea: se ci mandi le rispettive mail ci possiamo contattare. Grazie. Ciao.

Scritto il 5 settembre 2009 at 23:59

Per Dorf:
sono d’accordo con te su quasi tutto, ma non mi piace la parola “padrone”.
Guarda, poi, che il solare e l’eolico li hanno lasciati sviluppare perché dispendiosi, inquinanti e poco redditizi, così molto criticabili.
Informati su:
geotermico, fusione fredda, alcool da cellulosa, motore elettrico di Tesla e, perché no, motore ad acqua (che risolverebbe tutto ed è già stato creato da tempo).

Poi immagina un mondo senza signoraggio, senza inquinamento (spinto dall’acqua), senza condizionamenti religiosi, con poche e piccole case farmaceutiche, quindi poche malattie (conto molto nello sboom secolare che verrà e ci sono le premesse…) con la terra coltivata con i MICRORGANISMI EFFETTIVI (WWW.EMBIO.IT INFORMATEVI E DIFFONDETE, SONO FANTASTICI!!!), senza politici sanguisughe e corrotti, senza economisti sanguisughe e corrotti, senza clero sanguisuga e corrotto, senza invidia, senza avidità e poi…. e poi….(chiù ppacchiu pe’ ttutti).

Ma poi, l’Uomo, così bestiale nella sua essenza, così bisognoso delle telenovele e del Grande Fratello, così volontariamente inconsapevole del mondo che lo circonda, se lo merita tutto questo?

Bill

Scritto il 6 settembre 2009 at 06:51

E’ sempre un piacere sentirVi arcùsol e Marxziano…ma anche tutti i compagni di viaggio…

Altapatagonia si…ci sei mancato…mi chiedevo appunto dove fossi!:-)

Biil sempre grandi i tuoi post, se clicci sulla mia immagine puoi contattarmi anche attraveso splinder e ti fornirò anche l’e-mail.

Dorf grazie sempre per le tue segnalazioni…si…il paese dell’Utopia è stato una dei primi libri letti e scaricati da internet…e che gelosamente conservo e quando posso rileggo.
Invece Vi lascio (Tu lo conoscerai sicuramente già) :

Giacomo Barnes, Giustizia sociale, attraverso la riforma monetaria. ed. Barbarossa, oppure scaricabile su:

http://www.signoraggio.com/signoraggio_libro_giustiziasociale.html.

Mi raccomando marinai …rispondete tutti “all’appello”:-).
Vi informo che PG, un nostro carissimo compagno di viaggio, si sta attivando per organizzare un altro incontro, sta sentendo la ricettività del luogo e soprattutto la disponibilità del nostro Valoroso Capitano…fatto questo si parte…
mi raccomando aderite numerosi…
Vi assicuro l’incontro con il Capitano non deluderà…per nulla…ricordate un Grande capo Indiano;:-)

Come sta organizzando l’incontro avremo l’occasione di stare insieme e conoscerci tutti meglio.

lo so, lo so gli impegni di lavoro..la famiglia…non è facile nemmeno per me, ma ne vale davvero la pena…
suvvia un piccolo sforzo e muovendo tutti per tempo…chissà

comunque Vi dirà tutto PG…è però necessario sondare l’interesse…
fatevi sentire…

Un caro saluto…
un abbraccio a tutti
a presto :-):-)Valentina

utente anonimo
Scritto il 6 settembre 2009 at 08:51

Reddito procapite
l’Italia perde quota
di GIOVANNI PARENTE

ROMA – Risalire la china non sarà né semplice né veloce. Il Pil pro-capite scenderà nel 2009 al livello del 1999 e serviranno anni per ritornare alla ricchezza per abitante del 2007 (l’anno antecedente la crisi). Per l’esattezza nove: il tempo più lungo tra tutte le altre economie avanzate. L’appuntamento è, quindi, intorno al 2018. Bisognerà aspettare il triplo del tempo che dovrebbero impiegare Canada, Giappone e Stati Uniti. Per loro, infatti, il ritorno ai livelli precedenti dovrebbe verificarsi per il 2012. Mentre a Francia e Germania ne occorreranno quattro. Solo la Spagna si avvicina ai nostri livelli con un riaggancio al Pil per residente del 2007 entro otto anni.

È la stima di uno studio del Nens, l’associazione fondata da Pierluigi Bersani e Vincenzo Visco. Un’analisi effettuata elaborando le più recenti previsioni a medio termine del Fondo monetario internazionale, che si fermano al 2014. E ipotizzando che, dal 2015 in avanti, si mantenga per l’Italia un tasso di crescita del Pil dell’1,9% annuo. I tempi di recupero rimarrebbero comunque lunghi, anche utilizzando le stime dell’ultimo Dpef (con il mantenimento, dal 2014 in poi, di un saggio di sviluppo del 2%): si tornerebbe ai livelli pre-crisi della ricchezza pro-capite in sette anni e quindi entro il 2016.

La variabilità e l’incertezza dei dati sono due fattori messi in luce dalla ricerca. Ma la prospettiva si basa sullo scenario ritenuto più probabile: “Quello di un’economia italiana che, indebolita da anni di stagnazione e duramente colpita dalla recessione del 2008-2009, – si sottolinea – appare non in grado di recuperare in tempi brevi i livelli pre-crisi e rischia di perdere ulteriori posizioni nei confronti dei grandi Paesi avanzati”.

Il problema, infatti, nasce da lontano. Tra il 1999 e il 2009 l’Italia ha registrato la crescita cumulata più bassa del Pil complessivo tra i grandi Paesi avanzati: +5,5% in termini reali. In media, invece, il Pil della zona euro è cresciuto del 13,5%. E, se dieci anni fa l’economia italiana pesava per il 18% sul totale degli Stati che hanno adottato la moneta unica, nel 2009 la quota si ridurrà al 16,7%. Ancora più impressionante il riferimento alla ricchezza per singolo abitante. È dal 2008 la più bassa tra i grandi Paesi industrializzati. Il distacco con la media dell’area euro era pari a circa 1.300 dollari nel 1999. Per quest’anno dovrebbe quasi triplicare: la forbice si allargherà a 3.500 dollari. In pratica la crisi si è abbattuta su un organismo già fin troppo debilitato. Con il termometro che misura una temperatura molto alta sul fronte dei conti pubblici. Lo studio mette in luce che l’indebitamento netto risulterà superiore di 4,4 punti di Pil rispetto al 2007 e il debito addirittura di 13,8 punti.

Tornare a correre, però, non è impossibile. La condizione necessaria è che “l’Italia affronti con coraggio – conclude l’analisi – i nodi strutturali che da troppo tempo ne limitano la competitività e il potenziale di crescita”.

(6 settembre 2009)

utente anonimo
Scritto il 6 settembre 2009 at 11:53

qualcuno di vo iparteciperà all’incontro delle Piagge
10- 11 ottobre ?
Spero venga fuori qualcosa di concreto.
auguri a tutti noi !

Scritto il 6 settembre 2009 at 13:04

E’ l’incontro sulla “Democrazia a Km zero e sull’autogoverno vero? No mi spiace, non ci sarò, ma se vorrai tenermi informata te ne sarò grata. :-)
PG pensava appunto di organizzare un incontro per Ottobre indicativamente verso circa, fine 4 settimana del mese, sempre che il Capitano sia disponibile, vedremo cosa ci dirà…

Chi sarebbe interessato…il tempo corre… è necessario contarci.
Buona domenica
Valentina

utente anonimo
Scritto il 6 settembre 2009 at 15:24

per #14. l’italia perde quota. mi parli di bersani e visco. pietà! ma sei fuori? sono 2 schifosi venduti. altro che aiutare gli operai. leggete qua.
venerdì 4 settembre 2009
“Autunno caldo”

Mentre l’economia affonda, la disoccupazione aumenta, il precariato dilaga, e i criminali sono sempre più padroni delle nostre città con l’esercito a guardia non dei quartieri a rischio ma delle sedi istituzionali e delle banche qual’è la priorità della Casta?
Affrettare la legge sulla “cittadinanza breve” per gli immigrati.
Avete capito bene!
Lo stato italiano che sta facendo DI TUTTO per favorire, allettare, stimolare l’ingresso di stranieri ora gli vuole dare la cittadinanza dopo 5 anni di residenza, ma anche meno.

A Perugia per spingere la cosa è stato organizzato un convegno, dall’ACLI (1).
Il tema del convegno perugino è illuminante: “Cittadini in-compiuti: quale polis
globale per il ventunesimo secolo”. Accipicchia. Neanche Jay Rockefeller avrebbe escogitato un titolo più globalista!
Lo scopo di quest’operazione è dare il diritto di voto agli immigrati aggirando la costituzione che vieta il suffragio ai non italiani. A tale scopo verrà discussa in commissione una proposta di legge bipartisan dei deputati Andrea Sarubbi (Pd) e Fabio Granata (Pdl).
Per questo sono stati opportunamente creati i due partiti fantoccio, PDL e PD appunto, senza contenuti ideologici o religiosi, buoni da essere votati sia dai cittadini ex sovietici o dai musulmani o dai sudamericani.
Si calcola che 1,6 milioni di stranieri potrebbero avere i requisiti per la cittadinanza “breve” ma in realtà questo è un dato da inquadrare. Sicché si riferisce agli stranieri che OGGI sono residenti da almeno 5 anni. Ma nel frattempo gli immigrati sono raddoppiati. Tra 5 anni ad avere diritto sarebbero 3-4 milioni e tra 10 anni 6-7 milioni.

Qui non voglio entrare in considerazioni giurisprudenziali e storiche sul “ius solis” o “ius sanguinis” o simili. Nemmeno commentare il fatto “tecnico” che poi di questi “italiani”, con tanto di passaporto, una volta tornati al loro paese o emigrati in altro stato, la farnesina sarebbe obbligata a patrocinarne gli interessi. Immaginate ad esempio tutta la gente che svanisce nel nulla in Albania o Sudamerica o gli ammalati o i neoitaliani a rischio di pesanti pene in stati non garantisti.

Voglio soffermarmi invece sulle conseguenze economiche dell’attuale situazione italiana.
Ho dimostrato, cifre e fonti alla mano, che l’immigrazione è la principale causa dell’impoverimento in italia sicchè gli immigrati dichiarano redditi estremamente più bassi di quelli degli “italiani”.
Secondo l’ISTAT gli stranieri hanno un reddito di 11.000 euro medi procapite contro i 18.300 di un cittadino autoctono.
Non sono riuscito a ritrovare in rete il lancio di agenzia che riportava questa notizia.
Probabilmente anche questo è un dato.
Nelle città del centro nord in cui la percentuale di stranieri su popolazione totale arriva ormai oltre il 20% (es. Prato) questo fatto genera una notevole distorsione della media reddituale.
Uno dei segreti più gelosamente custoditi nelle “cervelliere” dell’Istat, poichè altrimenti si svelerebbe la favoletta secondo la quale gli immigrati sarebbero una “ricchezza”.

Comunque, si possono fare dei ragionamenti indiretti per evincere di come questo impoverimento causato dagli stranieri sia reale.
A giugno le vendite al dettaglio sono calate dello 0,8% su base annua (2).
Questo è un dato negativo di per se ma desolante se consideriamo che dal giugno 2008 i residenti nella penisola sono aumentati di forse un milione di unità. A causa chiaramente dell’immigrazione sommando ingressi legali o meno, ricongiungimenti famigliari e nuovi nati da genitori stranieri.
Se poniamo l’incremento di popolazione all’1,5% (1 milione/65 milioni, 3) i consumi avrebbero dovuto sostenere un ampliamento con simile percentuale per rimanere STABILI. Il raffronto è attendibile in quanto alle casse dei supermercati certamente non viene richiesto il permesso di soggiorno ai clienti.
Questo significa che la capacità di spesa degli abitanti della penisola sta arretrando più di quanto mostra la statistica, situazione destinata a peggiorare con la crisi e con l’ingresso di altri neoitaliani.

Berlusconi in Tunisia ha promesso ai tunisini ciò che NON intende mantenere per gli italiani!
Che l’obiettivo sia la disgregazione e lo smantellamento del tessuto sociale lo si vede chiaramente dalla pervicacia con cui vengono fatte affluire le etnie “inutili” ad uno stato moderno: nordafricani, centrafricani, pakistani e zingari che risultano essere solo un peso per lo stato.
Ben lo dimostra l’esperienza francese in cui la stragrande maggioranza di immigrati magrebini e neri, anche di seconda o terza generazione, non lavora e vive di sussidi e criminalità nelle “banlieue”, casamenti di edilizia pubblica.

E per l’italia vi è pure un’altra peculiarità ancora più gelosamente custodita nei dati ufficiali. Ossia che esistono intere regioni che vivono di assistenzilismo più che del proprio lavoro.
Il Mezzogiorno e Roma sono territori che vivono ampiamente al di sopra dei loro mezzi a scapito delle regioni padane. E quest’anomalia va orribilmente ad aggiungersi al costo dei milioni di immigrati.

Per “fidelizzare” i “migranti” c’è un altro fattore raggelante di cui NON SI TROVA assolutamente traccia nei media.
Il feroce DUMPING SOCIALE.
Personalmente ho avuto più di una notizia di imprenditori che nel giro di pochi mesi o anni hanno progressivamente sostituito la loro manodopera con giovani stranieri privi di qualifica e di titolo di studio. In modo da contenere il costo del lavoro da noi molto alto per via degli oneri sociali.
Questo è un lato della medaglia.
L’altro lato è costituito dal fatto che gli stranieri godono di ogni privilegio ed “immunità” dal pagamento di tasse scolastiche, ticket sanitari, bollo auto, affitto e servizi nelle case popolari. Oltre alla totale impunità per quasi tutti i reati previsti dai codici.
La qual cosa offre loro un GRANDE VANTAGGIO, ossia quello di potere accettare lavori anche da 700 euro al mese, improponibili per un cittadino italiano con sul groppone magari 400 o 500 euro mensili di affitto o mutuo.

Chiaro che la cosa è stata studiata a tavolino per favorire in ogni modo, oltre che l’ingresso, anche la permanenza dei “migranti”.
Ma non è ancora tutto.
Vi è un altro aspetto ancora più sconvolgente.
La ESPORTAZIONE DI CAPITALI da parte degli immigrati.
Fonti non ufficiali calcolano in 2 MILIARDI di euro mensili le rimesse delle sole badanti, categoria “morale” che esiste solo in italia.
Probabilmente 4 o 5 MILIARDI di euro escono mensilmente dalla penisola, ogni anno un ammontare paragonabile al crack Madoff.
Guardacaso, visto il riferimento americano, dietro questo mastodontico trasferimento di denaro ci sono le società americane Moneygram e Western Union.
I negozi chiudono a raffica, le PMI falliscono strangolare dal fisco e dal costo del denaro ma si consente agli immigrati di dissanguare DOPPIAMENTE il paese. Poiché da un lato essi assorbono servizi e assistenza pubblica senza pagarli, dall’altro, possono esportare i loro guadagni, legittimi o meno, togliendo linfa vitale all’economia.
Esattamente come nel Sud italia in cui gli enormi trasferimenti statali sono perlopiù infruttuosi perché i soldi vengono rubati anziché investiti razionalmente.

Badate che non si tratta di “criminalizzare” meridionali ed extracomunitari bensì di guardare in faccia alla realtà.
E la realtà è che, principalmente ora a causa dell’immigrazione, il paese si sta impoverendo, tranne naturalmente i pochi che dallo sfrutt
amento degli stranieri ci guadagna.
Con un’economia al collasso, il PIL in crollo e il debito pubblico alle stelle si persegue scientemente il decremento della ricchezza media procapite.

Come è possibile?
Sembra incredibile il silenzio di tomba dei sindacati in merito. Dei partitti dei “lavoratori”, della sinistra “antagonista”. Di quelli che “latrano” per la “libertà di stampa”.
Questo cosa vi suggerisce?
Che la cosiddetta sinistra “operaista”, “pluralista”, “egualitarista” in realtà è una creazione dei poteri forti per incanalare le masse proletarie e circuirle meglio.
Del resto un Fausto Bertinotti, con l’erre moscia, i figli che studiano a Londra e una villa da 3 milioni di euro in Costa Azzurra, cosa ha di “operaio”?
E che dire di Veltroni che ha acquistato un appartamento in centro a New York?
Beppe Grillo, che vorrebbe “liberare” l’italia, si è comprato la casa in Svizzera!
Sono solo pronti a scappare!

Per quale motivo i progressisti “intellettuali” non chiedono che quantomeno non vengano penalizzati i lavoratori qualificati e scolarizzati?
Ovvio, perché questo rallenterebbe il processo d’inserimento degli immigrati, specie terzomondiali, nel tessuto produttivo, esigenza alla base della costruzione del NWO.
Assisteremo al sempre crescente costo del lavoro onde oleare questo circuito vizioso: l’espulsione dal ciclo produttivo di lavoratori anziani qualificati a favore di giovani dequalificati, che costano meno in termini di salario lordo. A questa categoria in particolare appartengono gli stranieri in quanto i giovani autoctoni sono ormai quasi tutti qualificati o dotati di titolo di studio.
Badate non è un caso, è stato tutto studiato!
Come la finta…

utente anonimo
Scritto il 6 settembre 2009 at 15:26

continua…
Badate non è un caso, è stato tutto studiato!
Come la finta l’antitesi destra-sinistra.
“Cipputi”,”Altan”, “Michele Serra”, “Blob”, “Benigni” tutta una pagliacciata per fregarvi da parte di gente che campa di stato che non verrà mai presa a calci in culo per essere sostituita con pakistani semianalfabeti.

Gianfranco Fini e Franco Frattini su Israele, guerre per gli USA, Turchia in UE, gay, migrazione, bioetica hanno posizioni IDENTICHE al PD se non più a sinistra!
La politica italiana è tutta una messa in scena organizzata dalle elite dominati per fottere i lavoratori che sgobbano nelle fabbriche.
A Milano la Curia è tra i più accaniti sostenitori della costruzione di una… moschea (!) assieme alla sinistra estrema che fino a l’altroieri considerava i credenti in Dio alla stregua di handicappati mentali!
Fate attenzione.
Ciò che, in materia d’immigrazione, scrive il Sole24ore (industriali) è uguale a ciò che scrive Liberazione (comunisti) che è uguale ad Avvenire (cattolici) che è uguale a Repubblica (statalisti).
Adesso che l’ideologia marxista è passata di moda i medesimi concetti dissolutori vengono fatti portare avanti dalla “destra”.

Perché tutto è controllato e prestabilito.
L’ex belpaese ha perso importanza geopolitica e sarà sempre più spinto ai margini del mondo che conta.
Nel Dopoguerra la Fiat fu uno dei motori del “boom” economico atto a trasformare l’italia da paese agricolo e conservatore a stato americanizzato con tanto di supermercati, turismo di massa e contraccettivi.
Oggigiorno la Fiat viene impiegata a Est per produrre lo stesso effetto nei nuovi stati satellite dell’unica superpotenza rimasta. Più importanti strategicamente, in cui il Lingotto sta investendo enormi capitali a scapito dell’italia terminale (4).
Per di più, a un’azienda automobilistica semifallita, unica tra le grandi case a dominare nemmeno il mercato interno, è stata fatta acquisire la Chrysler.
Ovvio che si è trattato di una soluzione-ponte in modo da affibbiare alla Fiat i debiti della terza delle Big Three di Detroit.
Se la Chrysler verrà rimessa in sesto la Fiat sarà estromessa dopo averle fatto ingoiare i costi maggiori del risanamento.

In piccolo alla casa automobilistica succederà ciò che in grande sta avvenendo all’italia intera: abbandonata al suo destino e emarginata non essendo più utile all’Agenda della globalizzazione.
E l’immigrazione è di gran lunga lo “stantuffo” più potente che spinge giù l’italia tra l’inferno dei paesi poveri.
Non contate di trovare traccia di ciò nell’informazione d’autunno, sarebbe una delusione sistematica.
L’autunno sarà “caldo” per i “diritti degli immigrati”, “lotta alla xenofobia”, “omofobia”, “sessismo”, “fumo passivo”, “150 anni dell’unità” e le altre amenità che i poteri forti intendono snocciolare per nascondere il vero progetto teso a soggiogare e impoverire voi onesti.
Per voi precari che perderete il lavoro, che non sapete come pagare l’affitto, che non vi potete permettere le rette scolastiche dei figli non ci sarà spazio nelle scalette dei telegiornali, sui giornali “autorevoli”, tantomeno nei blog dell’”antipolitica”.
Tutto è stato pianificato, non c’è più niente da fare.

F. Maurizio Blondet
bye DORF

utente anonimo
Scritto il 6 settembre 2009 at 16:52

La democrazia è solo una farsa per farci perdere i diritti, il femminismo è stato creato per distruggere la famiglia, la liberazione dei costumi sessuali per annientare l’amore vero, l’l’eliminazione delle differenze di genere per creare confusioni identitarie. Il mondo è segnato, anzi il mondo degli onesti a cui, con le elucubrazioni della riforma pensionistica hanno tolto la pensione dopo avergli tolto il posto di lavoro. Quando la Cina capirà di essere stata truffata dagli americani con pezzi di carta fradicia non gli resterà che muovergli guerra, e nessun uomo di buona volontà potrà fermare la rabbia di due miliardi di uomini. Non credo alle barzellette retoriche, quando è in gioco la sopravvivenza nessuna ragione può tenergli testa. Finisce un’era, l’era degli illusi, ma è chiaro che la storia prima o poi annienta tutto come la tomba di un cimitero.

Scritto il 6 settembre 2009 at 17:28

#19

non hai digerito bene?

Scritto il 6 settembre 2009 at 17:35

Bill mi daresti qualche dettaglio sul miracoloso motore ad acqua ed il meraviglioso motore elettrico di Tesla, non ne ho notizie.

come funzionano?

utente anonimo
Scritto il 6 settembre 2009 at 19:05

Per chi tiene ai propri risparmi,(la conservazione del loro potere di acquisto non la speculazione selvaggia) di un’occhiata all’ultimo post di mercato libero del dott.Barrai che ne pensate? ipotesi formulate con ottime possibilita’ di accadere o allarmismo spinto per guadagnare qualche consulenza in piu’????
Anonimo17#

utente anonimo
Scritto il 6 settembre 2009 at 19:06

PS:io credo entrambe le cose
Anonimo17#

Scritto il 6 settembre 2009 at 20:47

Andrea,

io no sono per nulla scettico rispetto alle economie dal basso o alternative anzi se un giorno me ne capitasse l’occasione mi piacerebbe confrontarmi professionalmente con queste realtà però secondo me un punto va chiarito.

Nessun tentativo avrà succeso se non verrà almeno pareggiato il rapporto prezzo qualità delle produzioni industriali globalizzate.

Se questo è possibile, e secondo me in alcuni settori lo è, allora c’è spazio, altrimenti resterà un argomento da blog.

Secondo me una delle prime cose da eliminare per veicolare questo concetto è eliminare la parola solidale, il concetto non può essere; porto a casa un po’ meno e lo pago un po’ di più ma lo faccio per solidarietà. Non funziona.
Come dice Yunus a proposito del microcredito deve funzionare e autofinanziarsi altrimenti non dura due stagioni.

Quindi concentriamoci su quello che funziona e facciamolo conoscere.

Chi ha delle notizie le faccia circolare…

buonanotte
Il cuculo

Scritto il 6 settembre 2009 at 22:15

Ciao, Cuculo69.
Per l’auto di Tesla puoi leggere qui:

http://www.disinformazione.it/automobiletesla.htm
Se poi cerchi su Internet trovi apparecchietti che accendono lampadine prendendo energia dall’etere.

Per quanto riguarda l’auto ad acqua, motore ad acqua ecc, non è difficile capire che dall’elettrolisi si ottengono Idrogeno e Ossigeno, combustibile e comburente, che sprigionano energia superiore a quella necessaria per separarli. Se metti su Google “motore ad acqua” vedi molte soluzioni. Per esempio:

http://carabo.wordpress.com/2008/05/27/la-macchina-ad-acqua/

oppure:

http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_giugno_13/auto_acqua_giappone_13212016-3932-11dd-acb4-00144f02aabc.shtml

(Guarda il video!!!)

Ovviamente le case automobilistiche spingono sull’Idrogeno (come Beppe Grillo) per continuare ad avere il controllo della situazione: distributori ecc. ecc.

Meditate, gente, meditate….

Bill

utente anonimo
Scritto il 6 settembre 2009 at 22:52

Per Valentina #16 questa volta vorrei esserci al prossimo incontro de Marinai di questo blog, ho letto che forse!!! ci sarà per l’ultima settimana di ottobre. Se fosse possibile saperlo in tempo mi sarebbe molto utile in quanto dopo 4 mesi di “duro lavoro” (fra 15 giorni è finitaaaaaaa hehehe) in una zona turistica vorrei prendermi due-tre settimane di ferie, fammi sapere prima possibile.

Per Bill #25 sicuramente ci sono e si possono ricercare delle alternative ai combustibili fossili, forse anche riscoprendo gli studi di Tesla o altri grandi scienziati, ma una cosa è fondamentale capire…e cioè che il Secondo Principio della Termodinamica (http://it.wikipedia.org/wiki/Secondo_principio_della_termodinamica) non potrà MAI ESSERE VIOLATO….neanche da Tesla!!! (In termini universali si può scrivere che “Delta S universo > 0” in pratica che tutta l’energia si “stabilizzera” ad un unico valore e l’universo conosciuto “morirà”).

Anche la domanda fatta da Anonimo #22 è molto interessante….come salvare i propri risparmi e valore della moneta in un prossimo futuro????

Buona Domenica

SD

PS: Dorf #9-10 sempre interessanti i suoi post, ha ragione…lavorare tanto in cambio di “moneta di carta” che non può garantirci un futuro……forse un giorno una parte della gente se nè renderà conto e non solo gli economisti/banchieri/finanza….chissà un giorno.

utente anonimo
Scritto il 6 settembre 2009 at 22:53

123

utente anonimo
Scritto il 6 settembre 2009 at 22:59

a b c

utente anonimo
Scritto il 6 settembre 2009 at 23:07

C’è modo e modo di stimolare la domanda di acquisto di beni per fare fronte alla recessione. In Louisiana hanno scelto un sistema poco originale, ma certamente sconcertante.

Durante tutto questo week end, sarà possibile acquistare armi e relativi accessori senza pagare le tasse locali, che sono particolarmente elevate. Insomma, un Tax holiday sulle armi voluta dal senatore democratico Robert Marionneaux e promulgata dal Governatore Repubblicano Bobby Jindal, con la benedizione della NRA, la lobby dei costruttori di armi , per il primo week end di settembre. La passione per le armi sta portando nello stato del sud molti acquirenti da ogni parte degli Sates i venditori stanno facendo ottimi affari.

Dice il Governatore che il provvedimento è volto a dare un aiuto concreto per risollevare l’economia. (continua….)

http://nuovaeconomia.blogosfere.it/2009/09/le-armi-della-louisiana-contro-la-recessione.html#more

Caro capitano, ma a bordo abbiamo uno psichiatra? Credo sia l’unico accreditato a parlare….

Per chi parlava di bancarotta USA faccio presente che la peggiore delle bancarotte è quella morale…Tortura, guerra preventiva, vendita di armi libera…ora anche esentasse per stimolare l’economia.

Credo che anni tristi ci attendono….lasciate dire ciò che dicono poveri di spirito, gente che la morale non l’ha mai avuta…..altro che fine della crisi….

Prepariamoci a questa nemesi…anzi, alla catarsi…

Scusate i toni un pò profetici….ma questa notizia apparentemente “piccola” ha aperto i miei occhi…sul baratro!

IL MOZZO DI TERZA

utente anonimo
Scritto il 6 settembre 2009 at 23:41

Ho appena letto il post numero 17….
si parla di etnie inutili, quali magrebini, zingati ecc.
E ovviamente meridionali….

Poi lasciamo perdere lo sproloquio geopolitico…e la tirata sul NWO…mancano solo i protocolli dei savi di sion….poi il cerchio si sarebbe chiuso.

La bancarotta morale è anche tra noi. Tristezza.

IL MOZZO DI TERZA

utente anonimo
Scritto il 6 settembre 2009 at 23:49

interessante il programma che sta andando in onda su rai 1..son le 0.50
si parla di economia, signoraggio, bretton woods, nuove monete globali..
lo state guardando?

PORTELLO

utente anonimo
Scritto il 7 settembre 2009 at 00:59

Allarmismi spinto quelli di barrai. E malato e ha proprio rotto.
Per il resto l’unica arma sono i calcoli matematici. Con loro scopriamo che leggiamo ogni giorno fiumi di stronzate. ma poca sostanza tecnica sulle varie tecnologie. miliardi di parole. Vibrazioni vocali traslate in lettere. Vero Dorf?

Scritto il 7 settembre 2009 at 07:56

Caro Bill,

la mia bisnonna nata alla fine dell’ottocento e scomparsa a oltre novant’anni negli anni ’70 aveva recepito il miracolo della televisione.

Come molti della sua generazione (e purtroppo anche molti delle generazioni successive) quando voleva accreditare un suo racconto diceva immancabilmente: lo hanno detto in televisione.

Oggi il mondo è molto cambiato e per le nuove generazioni la televisione non è più la voce della verità rivelata al popolo, la televisione è oggi il mezzo per farsi vedere e diventare popolari.

Oggi per accreditare la verità si usa dire: l’ho letto su internet!

Buona Giornata.
Il Cuculo

Scritto il 7 settembre 2009 at 08:19

Caro cuculo69:

e allora, perché sei qui a leggere Andrea?

Caro SD:
la II legge della termodinamica non c’entra nulla con l’elettromagnetismo e, comunque, i dogmi che ci propinano, anche a livello scientifico, sono solo dogmi da mettere in discussione.

Cari compagni di viaggio, pirati da strapazzo e pendagli da forca, capisco che è difficile discernere il possibile dall’impossibile o dall’incredibile, ma liberatevi da tutti i condizionamenti, non solo quelli delle TV e dei giornali, ma anche quelli della scuola ed affrontate la vita con semplicità ed apertura, come avete fatto con l’aspetto economico della vostra esistenza. Un’apertura vi ha fatto raggiungere questo vascello: ce ne sono almeno altri 4, che riguardano l’Uomo, da scoprire come tesori, ma che sono lì, davanti a voi: basta togliere un velo.
Buona giornata.

Bill

Scritto il 7 settembre 2009 at 08:45

Bill,

Andrea non mette in discussione il secondo principio della temodinamica.

Sarà una deformazione culturale, ai principi della termodinamica ci tengo parecchio.

La rete è strapiena di cazzate se non si hanno gli strumenti culturali per navigarci dentro le suddette cazzate entrano nel cervello senza filtro e in mancanza di anticorpi fanno danni devastanti.

utente anonimo
Scritto il 7 settembre 2009 at 08:54

Bill, i principi della termodinamica e della fisica sono perfettamente dimostrabili, pertanto non sono “dogmi” come tu dici. Attenzione a prendere per buono tutto quello che trovi su internet. Che poi esistano applicazioni tecniche che sono state messe a tacere per ragioni economiche questo è un’altro discorso.

Alex

Scritto il 7 settembre 2009 at 11:52

Alex,

scusa la precisazione ma i principi della termodinamica, come in generale tutti i principi della fisica non sono dimostrabili, ne senso che non discendono da altre ipotesi antecedenti.

I principi della fisica sono le fondamenta su cui è costruita la scienza e restano solidi fintanto che non vengono contraddetti sperimentalmente in modo ripetibile o non vengono “eliminati” in quanto inglobati in un principio PIU’ FONDAMENTALE e più generale che li contiene come caso particolare.

Poichè a tutta evidenza i principi della termodinamica non sono mai stati smentiti sperimentalmente dobbiamo considerarli validi nel modo più generale possibile.

Il giorno in cui l’evidenza sperimentale ci farà vedere una violazione della conservazione dell’energia o una diminuzione spontanea e permanente dell’entropia in un sistema chiuso allora si dovranno enuncire nuovi principi che diano consistenza a tutte le evidenze sperimentali , sia le “vecchie” che le nuove.

Un classico esempio è dato dalle incongruenze tre eletromagnetismo e meccanica classica risolte dalla Relatività ristretta di Einstein.

ciao

utente anonimo
Scritto il 7 settembre 2009 at 12:59

Questa volta ti quoto in pieno,Cuculo

Per Bill, il motore ad acqua come lo chiami tu non è nient’altro che l’idrolisi dell’acqua per produrre idrogeno dalla cui combustione si ricava energia (cinetica tramite motore a combustione interna, o termica tramite generatore di vapore o simili)

Bilancio energetico: rendimento < 1 (e qua non ci piove)
Alla luce dei fatti la resa è inferiore addirittura all’uso diretto di petrolio o altre fonti combustibili (l’idrolisi infatti in qualche modo deve essere realizzata e qualche fonte di energia deve pur essere usata); questo perchè l’idrogeno è solo un vettore energetico non una fonte energetica.

Non viviamo quindi di false speranze; la ricerca vive di tentativi continui ma non rincorre chimere che negano gli stessi fondamenti teorici su cui si basa.

Hunter76LIma

PS Sentita l’ultima sparata di tremonti a riguardo della Cig: “abbiamo a disposizione a copertura delle richieste attuali e future di Cig quantità di denaro che nenche vi potete immaginare! ”
… poi ha proseguito “Ho visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser.”

Probabilmente per quel “neanche vi potete immaginare” intendeva forse dire una “cifra negativa” … siamo talmente messi male che la Cig sta sotto zero !?!?!

Scritto il 7 settembre 2009 at 15:39

“Guarda, poi, che il solare e l’eolico li hanno lasciati sviluppare perché dispendiosi, inquinanti e poco redditizi, così molto criticabili.
Informati su:
geotermico, fusione fredda, alcool da cellulosa, motore elettrico di Tesla e, perché no, motore ad acqua (che risolverebbe tutto ed è già stato creato da tempo).”

Il motore elettrico di Tesla ed il motore ad acqua sono stati messi per ultimi proprio come possibilità remota, remota per l’incapacità evidente della popolazione e anche tra i naviganti di questo veliero dall’aprirsi a questa possibilità. Istintivamente, perché questo non è il mio campo e non saprei che mettere in funzione le mie conoscenze poco più che liceali, vorrei solo che qualcuno mi dimostrasse che l’energia impiegata per l’elettrolisi dell’acqua sia uguale o superiore a quella che sviluppa la combustione dei due gas che si ottengono da essa. Perché un conto è scindere H e OH, un conto e farli “bruciare”. Se poi l’Uomo avesse dedicato tempo e denaro nello sviluppo di questa tecnologia, non si sarebbe certo fermato dove è ora.
Per Tesla, sempre con poche conoscenze sull’elettromagnetismo, pur sapendo che il cielo e la terra sono due condensatori che talvolta pareggiano la loro carica mediante i fulmini, istintivamente capisco che non è male l’idea di sfruttare questa energia presente, per questo motivo, tutto intorno a noi.

Sapendo poi che la storia si ripete e, nella scienza si ripete sempre e non fa rima, è normale che qualsiasi novità sia accolta dal più grande scetticismo o dalla derisione, e, nei tempi passati (e forse anche ora) anche dalla pena di morte.

Quindi, ammesso che vi venga male prendere in considerazione le ultime due opzioni, perché non pensare al geotermico o alla fusione fredda o all’alcool da cellulosa (dai rifiuti fatti al 60% di cellulosa)?

Questo solo a margine di una discussione sulle possibilità dell’uomo di vivere in un mondo migliore.

Per ciò e per quanto riguarda Internet, vi invito a leggere questo sito:

http://www.irf.it

e poi dirmi cosa ne pensate.

Bill

Scritto il 7 settembre 2009 at 17:06

Bill,

il problema energetico è un po’ troppo serio per essere affrontato in questo modo e con questo approccio.

Se sei interessato ti consiglio di studiare un po’ di fisica e di chimica di base poi potrai approfondire gli aspetti che ti interessano senza rischiare di passare per quello che le spara grosse.

Uno che lavorava con me tempo fa passò giorni a tediare tutto l’ufficio per convincerci che con le catene di S.Antonio si guadagnava tutti.

Un’altro voleva convincermi che c’era un fondamento su i numeri ritardatari del lotto…

Scritto il 7 settembre 2009 at 17:59

Il rapporto qualità prezzo Cuculo è in sintesi l’emblema della soggettività, nessuna possibilità di offrire una dimensione oggettiva a questo rapporto.

Lo spazio c’è, ma non nella dimensione che qualcuno sembra necessariamente richiedere, non nella dimensione del mercato capitalista.

Argomenti da blog sono quelli di coloro che intravedono le solite soluzioni nei meccanismi di un sistema che deve essere riformato nel senso sostenibile, un sistema che vuole eliminare la parola solidale perchè non ne conosce il vero significato, un sistema che resta fondato sull’egoismo e sull’egocentrismo come propulsione alla creatività e alla ricchezza.

Porto a casa un po meno, lo pago di più, ma non per solidarietà esclusiva, ma per una qualità che oggi non esiste più nella sostanza.

Dire che non funziona e come dire che il pane fatto in casa è meno saporito e naturale di quello fatto in un panificio massivo.

Ciò che dice Yunus lo conosco e Yunus applica lo stesso concetto alle aziende sociali, al Social Business.

La differenza sta nel essere innamorati e nostalgici di un vecchio sistema o prendere questo vecchio sistema ed integrarlo con creatività, efficenza, fantasia, sostenibilità e un tocco di umanità, umanità che il vecchio sistema sembra ormai aver dimenticato.

Questo è il mio pensiero!

Andrea

Scritto il 8 settembre 2009 at 17:27

Andrea,

quando ho tempo il pane in casa lo faccio, così come le acciughe sotto sale e la salsa di pomodoro.

Ho certezza della qualità degli ingredienti e dei limiti della preparazione, posso regalarne ai vicini di casa, ma non mi verrebbe mai in mente di farne commercio.

comunque credo che l’agroalimentare si sicuramente il settore in cui un’economia di prossimità possa dare i migliori risultati.

L’altro settore che potrebbe riviere è l’artigianato di alto livello laddove l’uomo mette nel manufatto quel tanto di arte che nessuna macchina potrebbe mettere.
Per esempio abiti, camicie, scarpe fatte a mano e su misura oggi confinati nella nicchia del lusso potrebbero con logiche nuove ritornare nelle possibilità di molte persone.

Non vedo, ma sarà un mio limite, alcuna possibilità per i prodotti industriali in particolare se ad alto contenuto di tecnologia.

Se l’industria si è evoluta in un certo modo non è solo per causa della avidità e cattiveria del genere umano ma per logiche di produttività e convenienza che non possono essere disconosciute.

Prendiamo un settore abusato, l’automobile, non possiamo neanche confrontare il livello qualitativo di una vettura degli anni ’70 con una di oggi a parità di ore/uomo impiegate.
Dei prodotti elettronici non possiamo neppure parlare perchè negli anni 70 non esistevano così come molti prodotti in plastica.

L’automazione del lavoro è una risorsa non una minaccia per i lavoratori. Grazie all’automazione sono stati eliminati lavori usuranti e pericolosi, si è aumentata la qualità del prodotto industriale e si sono ridotti i costi aumentando la produttività.
E questo anche nell’agricoltura e nell’agroalimentare.

Io non sono innamorato di nessun sistema in particolare sono per indole un riformista, non credo nelle rivoluzioni perchè tendono a gettare il bambino con l’acqua sporca.

ciao
Il cucuclo

Scritto il 8 settembre 2009 at 17:27

y

Scritto il 8 settembre 2009 at 20:35

Per altre vie arriviamo ad alcune conclusioni, Cuculo, nessuno mette in dubbio l’automazione, ma l’automazione nell’agricoltura ha fatto si che un ettaro venga gestito da una sola persona, mentre anni fa ci vivevano una decina di persone.

Il problema non è l’automazione ma quel modo un po esotico di considerare la produttività come la differenza aritmetica di una serie di fattori che spesso guardano solo alla massimizzazione del profitto a breve termine, profitto che come spesso accade, aumenta in maniera esponenziale senza alcuna equità distributiva, per non parlare di sostenibillità.

Credo che ci vorrebbero mesi per elencare le possibili vie alternative dal punto di vista pratico, ma queste non servirebbero a nulla, se non prendiamo in considerazione la fonte di positività e negatività di un progetto, ovvero l’uomo, la sua natura antropologica.

Tassare le rendite speculative, i movimenti di valuta, l’utilizzo dei derivati, senza che qualcuno gridi allo scandalo con la tassazione dei patrimoni è una via che la Tobin Tax ha percorso per anni e che è stata costantemente respinta.

Io sono dell’idea che deve essere tassata qualsiasi transazione che avviene nello spazio di una giornata, perchè assume carattere di pura speculazione e non di investimento.

Fiscalmente si potrebbe perseguire una serie di consumi che dimostrano alcuna responsabilità sociale e ambientale, premiare allo stesso tempo investimenti e aziende che adottano seriamente codici di responsabilità sociale e ambientale, eliminando produzioni e consumi che costituiscono solo business fine a se stesso.

Diritto all’istruzione, alla salute, all’alimentazione, all’alloggio, al lavoro, sostegno alla famiglia sono fondamenta di ogni società civile e non inni all’assistenzialismo, le risorse sotratte alla speculazione devono confluire in quella direzione.

Non esiste il disoccupato che sta a casa o passa la giornata al bar, aggiornamenti professionali, lavori socialmente utili e assistenza sociale sono la frontiera del domani, un domani nel quale le professioni dovranno rivolgersi alla persona.

Tutto ciò che viene sequestrato dalla lotta all’evasione, all’elusione, alla criminalità in generale deve essere utilizzato per incentivare attività economiche solidali e sostenibili, indirizzato al sostegno della famiglia non come assistenzialismo puro, ma come occasione di lavori flessibile dove i genitori possano svolgere il loro ruolo serenamente.

E’ ora che la precarietà e la flessibilità del lavoro venga sostituità da meccanismi che vengano assunti in maniera responsabile dai lavoratori e dai datori di lavoro, in una assunzione di responsabilità che contempli, la condivisione e la disponibilità, l’accettazione verso regole semplici e trasparenti, facilmente verificabili.

Non esistono regole che possano funzionare senza la responsabilità dell’uomo, del datore di lavoro, del lavoratore.

La questione della equa distribuzione dei redditi, è qualcosa che va al di la di quello che oggi è la demagogia di maniera, un meccanismo che deve essere una giusta sintesi tra la sostenibilità e la responsabilità di ogni individuo.

Citando Ricardo Semler ricordo solo uno dei tanti esempio di aziende virtuose dove la qualità della vita conta più della materialità di un orizzonte di breve termine, nel quale l’uomo è il mezzo e non il fine.

Ma in questo sono d’accordo con te, Cuculo, l’uomo è antropologicamente destinato a soffrire, sino a quando all’improvviso alla sera della vita, si accorgerà di avere gettato al vento la qualità per la quantità, l’essere per avere.

Nessuno ha il diritto di decretare a priori l’impossibilità di un miracolo, che quotidianamente avviene nella vita di tanti uomini e donne.

Andrea

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