MERCATI, DEMOCRAZIA e CAPITALE UMANO!

Scritto il alle 16:22 da icebergfinanza

COLORE - Campo base
Festival dell' Economia
Ufficio Stampa Provincia autonoma di Trento

 

Mercati, Democrazia e Capitale Umano, sono in sintesi la fusione dei temi portanti del Festival dell’ Economia che si svolge a Trento in questi giorni, temi che ho integrato con il riferimento all’argomento trattato lo scorso anno, Capitale Umano, Capitale Sociale!

Nessuna ambizione di descrivere nei particolari il festival, per quello vi sono già i media e il sito internet ufficiale, http://www.festivaleconomia.it/ solo quella di navigare tra alcune considerazioni e temi sollevati nelle giornate trascorse, riprendendo alcuni temi a me molto cari, che abbiamo già trattato in passato, pensieri in libertà, magari alle volte confusi, che non seguono un filo logico, ma il più possibile semplici e trasparenti.

Ora vorrei anche solo per un attimo ritornare alle parole di Paul Krugman nel suo intervento della giornata inaugurale, quando dice:

“Non è scritto da nessuna parte che il progresso economico, come pure potrebbe far pensare il fatto che tutti i paesi più ricchi del mondo sono sistemi democratici, porti necessariamente alla democrazia. E dunque il futuro non sta tanto nel PIL pro capite del mondo, quanto nel tipo di persone che vivono in questo mondo”.

Appunto il capitale umano, le persone che vivono in questo mondo, ecco l’essenza stessa dell’economia, in fondo, il fallimento parziale della globalizzazione è dovuto, secondo il sottoscritto, alla sua stessa concezione, quella di una globalizzazione dei mercati e delle merci, tralasciando spesso il capitale umano, coloro che questa globalizzazione avrebbero dovuto condividerla nella quotidianità. La stessa Europa è stata concepita, partendo dalle monete, dai mercati, piuttosto che dalla sua gente. 

Gran bella parola il PIL, ma come dice il professor Dacrema, docente di Economia delle intermediazioni finanziarie all’Università della Calabria, nel suo libro dal titolo " La dittatura del PIL. Schiavi di un numero che frena lo sviluppo ", presente al Festival, il PIL è un mito, un’ossessione della nostra economia.

" Leader occulto dei sistemi di governo e protagonista, appunto di una " dittatura inaccettabile, dubito che basti un numero per decretare il successo di un Paese. Il PIl dice poco della qualità della vita dei singoli, dei nostri gesti quotidiani e trovo grottesco il suo intento!"

In sostanza un’ossessione per una crescita determinata da un numero che noi tutti sappiamo spesso virtuale, lo stesso numero che io cerco di interpretare più da un punto di vista analitico che nella sua natura di numero lontano dalla realtà di un paese, più che altro per evidenziarne la tendenza ha segnalare una crescita che oggi si chiama recessione.

Se poi scendiamo nella quotidianità, nella vita reale, crescita significa anche qualità di vita, crescita significa anche economia sostenibile che si rivolga ai veri bisogni dell’uomo non solo numeri dello zero virgola o punti percentuali, sui quali gli economisti si sforzano di interpretare una svolta nel ciclo.

Pura poesia è racchiusa nel discorso tenuto all’Università del Kansas da Robert Kennedy, esattamente 40 anni fà in riferimento all’indicatore di misurazione della crescita di un paese, un discorso che vi lascio con un una piccola perla di saggezza indiana, cultura di cui sono un ammiratore:

.”Solo quando l’ultimo fiume sarà prosciugato quando l’ultimo albero sarà abbattuto quando l’ultimo animale sarà ucciso solo allora capirete che il denaro non si mangia.”  Profezia Creek.

Discorso di Robert Kennedy, 18 marzo 1968, Università del Kansas:

“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini.

Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.

Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.

Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani.”

Quaranta anni fà, un testamento, un messaggio di un’attualità infinita!

" PER QUANTO EGOISTA SI POSSA RITENERE L’UOMO, SONO CHIARAMENTE PRESENTI NELLA SUA NATURA ALCUNI PRINCIPI CHE LO RENDONO PARTECIPE DELLE FORTUNE ALTRUI, E CHE RENDONO PER LUI  NECESSARIA  L’ALTRUI FELICITA’, NONOSTANTE DA ESSA EGLI NON OTTENGA ALTRO CHE IL PIACERE DI CONTEMPLARLA!"

Ad alcuni potrà sembrare strano ma questo è il pensiero di un certo ADAM SMITH, colui che universalmente viene riconosciuto come il padre del pensiero economico, il padre dell’Economia, colui secondo il quale nel suo capolavoro " Ricchezza delle Nazioni" sostiene che l’egoismo, l’atteggiamento autointeressato delle persone tende a trasformarsi in un beneficio per gli altri , per la società intera, come dice Bernard de Mandeville, " vizi privati  che favorirebbero i benefici pubblici ".

La "Favola delle Api"  libro scritto da Mandeville raffigura un mondo immaginario all’interno dell’alveare umano, dove si lavora soddisfando i propri bisogni e facendo i propri interessi, raggiungendo così collettivamente il bene dell’intera comunità! Ma come ogni favola, qualcuno si rende conto che questo benessere sociale è afflitto da squilibri ed eccessi, che alimentano la ricerca di etica e moralità in alcune api. Questo lamento è talmente intenso da giungere sino alle sommità dove abitano gli Dei, i quali per decreto, impongono alle api laboriose l’etica e la morale nella ricerca del benessere.

Una nuova vita, un nuovo modo di concepire il benessere individuale e sociale si diffonde all’interno dell’alveare estendendo i suoi effetti a tutte le attività umane! Ed è qui che secondo l’interpretazione di Mandeville si nasconde il pericolo di un’economia buona, etica che sostenga un consumo sostenibile e ricerchi il benessere comune attraverso l’etica e la morale. E nel nostro alveare questa concezione, inaridisce l’intraprendenza, fossilizza il desiderio di benessere a tal punto che accontentandosi di poco, non si ha più motivazioni per migliorare la propria esistenza.

" Mentre vanità e lusso diminuiscono, anche le vie del mare sono abbandonate. Non vi sono più mercanti e intere fabbriche vengono chiuse. Tutte le arti e i mestieri sono negletti: l’accontentarsi del proprio stato, rovina l’industria…….. La virtù da sola non può far vivere le nazioni nello splendore." (Mandeville)

Chissà, ma la virtù aiuta, non si tratta di accontentarsi ma si tratta di trovare un equilibrio, una buona dose di equità, anche Amartya Sen basa la sua concezione di benessere non in funzione del reddito o dei beni posseduti, ma in base alle capacità e alla libertà posseduta dall’uomo nel realizzare il suo desiderio, il proprio modo di essere, libertà ovviamente collegata alla possibilità di accedere alle risorse economiche ed alla capacità e possibilità di realizzare le proprie competenze, diversamente da cui la povertà nasce la dove l’uomo non è in grado di realizzarsi.

Ecco che allora democrazia richiama il concetto di libertà, la libertà di potersi realizzare!

Gilat Levy, giovane economista nata a Tel Aviv, presente al festival, oggi docente presso la London School of Economics e con alle spalle un invidiabile curriculum di studi, ricerche e pubblicazioni, ci racconta che :

«All’interno di ogni tipo di società abbiamo differenziazioni che nascono e si consolidano per livello di reddito, per età, per appartenenza etnica o geografica, per religione… In modo esemplificativo, queste differenziazioni danno origine a tre grandi classi sociali: i “ricchi”, che sono poi detentori del potere economico; i “poveri portatori di interessi specifici”, che è la classe media, quella che ha comunque degli interessi (religiosi, ad esempio, oppure etnici o geografici) da tutelare; e infine i “poveri”, la terza classe, quella che non ha particolari interessi da difendere se non la propria sopravvivenza».

Che i “poveri portatori di interessi”, aggiunti ai “poveri” tout court, siano la maggioranza nella gran parte delle società oggi esistenti, è sotto agli occhi di tutti. “E allora perché, nella costruzione dei vari governi, i “ricchi” hanno un’importanza predominante? – si è chiesta Gilat Levy. – Perché i poveri, tra di loro uniti, sono la maggioranza, ma a governare in fin dei conti sono sempre i ricchi, e cioè la minoranza?» Perché gli interessi dei “poveri” e quelli dei “poveri portatori di richieste specifiche” quasi mai coincidono; perché i poveri sono divisi e, quindi, ai ricchi è data la possibilità di rompere il fronte dell’opposizione; perché è più facile che vadano tra di loro d’accordo i “ricchi” e i “poveri portatori di interessi specifici”, piuttosto che i “poveri” nel loro insieme.

Quindi secondo la Levy questa mancanza di libertà, questa " dittatura " dei ricchi sarebbe anche frutto della mancanza di unità tra i poveri, mancanza di democrazia indotta dalla mancanza di cultura o dalla mancanza di un interesse comune?

Anche Raghuran Rajan  professore quarantacinquenne, autore di una produzione scientifica straordinaria in rapporto alla giovane età, (è stato anche direttore dell’Ufficio studi del Fondo monetario internazionale) ci dice:

Poniamo di avere – ed ecco il modello per spiegare il concetto – tre gruppi di interesse: un potere economico monopolistico, una classe media istruita e una classe povera non istruita. Ogni gruppo ha un voto. Due sono le riforme possibili – spiega il professore – migliorare l’accesso ai fattori di dotazione, per esempio l’istruzione universale, oppure aumentare la competizione con minori barriere all’industria”.
Analizzando i possibili scenari Rajan fa capire che c’è anche la possibilità di uno status quo: “Se non ci sono vantaggi per nessuno la paralisi è invitabile Anche perché ciascun gruppo vorrà novità diverse: la classe media, solo per fare un esempio, non vuole più istruzione perché questo significherebbe che gli ex poveri diventerebbero competitors sul mercato”. Perché il problema è che se è vero, come è vero, che di solito in un Paese c’è l’èlite e il resto, è anche vero che questo “resto” è maggioranza, ma è una maggioranza solo numerica non coesa, perché in realtà è formata da gruppi di interesse con bisogni anche molto differenti!

Ma al di là dello strapotere delle élite, il professore indiano sottolinea – quasi a stemperare i toni della sua provocazione intellettuale iniziale – “che il problema non è la democrazia ma la disparità di dotazioni iniziali, quando per dotazioni intendo soprattutto l’accesso all’istruzione ma anche una sanità di buon livello per tutti e una distribuzione delle ricchezza che non sia iniqua: “Le diseguaglianze nei Paesi poveri sono il retaggio dei vari colonialismi. La disuguaglianza è rimasta ed ha favorito politiche che hanno ulteriormente consolidato le disuguaglianze”.
“Del resto
– ha proseguito il professore – certe volte sono gli stessi poveri che non vogliono cambiare. Pensiamo a Cuba . C’è malcontento ma la gente è anche soddisfatta e orgogliosa di avere un servizio sanitario tra i migliori al mondo”.

Quindi come potete ben vedere gli argomenti sono molteplici, dietro un concetto si nascondono un’infinità di modi di vedere le cose.

Anche Sen ricorda che ….

" Se è vero che gli individui in realtà, perseguono incessantemente e senza compromessi solo il loro ristretto interesse personale, allora la ricerca della giustizia verrà intralciata a ogni passo dall’opposizione di tutti coloro che abbiano qualcosa da perdere dal cambiamento proposto. Se invece gli individui, come persone sociali, hanno valori e obiettivi di più vasta portata, che includono  la comprensione per gli altri e un impegno verso norme etiche, allora la promozione della giustizia sociale non dovrà necessariamente fronteggiare un’incessante opposizione a ogni cambiamento."(…) 

Quindi un’altra strada esiste!

L’economia è come un grande motore dove tutto deve essere a posto per poter fornire le migliori prestazioni, l’economia è un insieme di produzione, consumo, risparmio, investimenti, ricerca e non per questo dobbiamo inventare altre soluzioni a ciò che già ora esiste.

Abbiamo l’obbligo però di ricercare ogni soluzione, ogni alternativa per far si che tutti possano godere delle prestazioni di questo motore, e trovare la giusta combinazione tra guida consapevole e destinazioni realistiche.

Come abbiamo già visto, Yunus il fondatore della Grameen Bank, sostiene che ogni essere umano ha creatività straordinarie e formidabili capacità!

Il lato democratico di un popolo è anche quello dove le  istituzioni finanziarie, pubbliche o private, governative o internazionali, siano capaci di sfruttare l’immensa potenzialità di ogni essere umano!”

Ma spesso, come dice Yunus…

" Ho  come la sensazione che l’economia basi le sue leggi su presupposti che ignorano gli esseri umani. Tratta gli uomini come macchine e nega gli elementi essenziali della natura umana. Considera gli imprenditori come uomini dalle capacità eccezionali e così ignora le potenzialità della gran massa dell’umanità. L’economia ama definirsi come una scienza sociale ma non lo è! Parla di lavoro e manodopera, non parla di uomini , donne e bambini quindi non può ignorare l’ambiente che pretende di analizzare!”

Una delle domande del festival è anche questa:

" L’impresa deve essere democratica, per aumentarne l’efficienza’ "

In fondo anche nell’impresa talvolta la democrazia latita, non la democrazia che permette a chiunque la libertà di fare qualunque cosa, ma la democrazia della condivisione, del confronto, una democrazia alla Ricardo Semler un uomo, un’idea rivoluzionaria, un’utopia se vogliamo ma…….

Semler osserva che le persone si comportano da adulti nella vita privata: tutti noi abbiamo delle responsabilità e prendiamo decisioni riguardanti la vita privata (dalle bollette da pagare, al mutuo della casa, al dove mandare i nostri figli a scuola, ecc.), stando così le cose lui si chiede: perché nel momento in cui queste persone mettono piede nell’azienda dobbiamo cominciare a trattare gli adulti da bambini?

Dobbiamo sostituire un sistema di controllo in azienda con un sistema di responsabilità individuale e la forma che stimola al meglio la manifestazione di comportamento da adulti è la democrazia. Semler è convinto che “se si trattano le persone come adulti si comporteranno da tali”. (Personalmente, a volte noto il rovescio della medaglia, con una tendenza di collaboratori e manager a comportarsi da bambini in azienda. Semler direbbe che questo avviene perché l’azienda tratta le persone da bambini e di conseguenza questo è il comportamento che si ottiene).

La proposta di Semler (che sta funzionando con ottimi risultati nella sua azienda) è semplicemente quella di avere fiducia nei comportamenti da adulti dei propri collaboratori ed avere fiducia in un sistema gestito in modo democratico; un sistema in cui ognuno (incluso lui stesso) ha solo un voto e le persone sono molto informate e capaci di utilizzare in modo analitico e costruttivo dette informazioni (per esempio, in Semco si fanno corsi di formazione su come leggere ed interpretare dati finanziari e di bilancio a quali partecipano non solo dirigenti ed impiegati ma anche operai e gli addetti alle pulizie). SAPEREPERFARE.it

Un sistema di controllo da sostituirsi con la responsabilità individuale, in sostanza un sistema democratico aziendale, un’autentica utopia per il nostro sistema, ma in alcuni casi funziona.

Ho appena incominciato a leggere l’ultimo libro di Muhammad Yunus, il banchiere dei poveri, dal titolo " Un mondo senza povertà ", la teoria del " Social Business " ovvero un’azienda che corrisponda a criteri di carattere sociale, anzichè alla massimizzazione del profitto, un libro che cercherò di condividere nel tempo, ma non posso fare a meno di notare che ogni rivoluzione nasce da un impulso, chissà il fondo anche questo mio viaggio, Icebergfinanza è nato da un impulso.

Scrive Yunus in riferimento all’incontro avuto con Franck Riboud, amministratore delegato della Danone, incontro che portò alla costituzione della prima multinazionale a carattere sociale, con finalità sociali, la Grameen Danone.

" Il lavoro della Grameen Bank e del suo gruppo di imprese ha contribuito ad aiutare, milioni di persone a ogni livello del sistema economico, locale, regionale o globale mettendole in grado di presentarsi sul mercato, di guadagnare denaro e di mantenere così se stesse e le loro famiglie. Ero convinto che benefici simili potessero venire ai poveri anche dall’azione di altri tipi di imprese. Così ora che alla fine del pranzo in un raffinato ristorante parigino sembrava che un’occasione del genere stesse per presentarsi davvero, decisi su due piedi di coglierla, se ci riuscivo.

Si tratto dell’impulso di un momento, non di quel tipo di proposta commerciale accurata e precisa in ogni dettaglio che sembra fatta apposta per mettere a proprio agio i grandi capitani d’industria. Ma nel corso degli anni avevo potuto verificare che spesso i progetti più riusciti non nascono da un rigoroso lavoro di analisi e pianificazione, bensì semplicemente da quell’impulso interiore che ti dice: " Ecco l’occasione per combinare qualcosa di buono ".

Un impulso, un unico impulso, ognuno di noi ha capacità e creatività esplosive, ma ognuno di noi ha il dovere di credere in se stesso, noi siamo il capitale umano, unico ed indispensabile, capitale da condividere in ogni settore dell’economia, ognuno di noi ha il diritto e dovere di essere ottimista, ma un ottimista consapevole dei propri mezzi e dell’ambiente che lo circonda.

Innocenzo Cipolletta, presidente dell’ Università di Trento e delle Ferrovie dello Stato nella cerimonia di inaugurazione del Festival, richiama la necessità di abbandonare il clima di paura,  " la paura non è mai una buona consigliera e nessuna forza politica dovrebbe giocare con la stessa. Rinchiudersi nel proprio ambito locale o nazionale, pretendere o proporre protezioni, sono tutti comportamenti che alla lunga generano povertà, creano tensioni, riducono gli ambiti delle libertà e, di fatto, nuociono sia al mercato che alla democrazia."

Un chiaro monito che mi trova d’accordo sino al momento nel quale non viene usato come scusa per giustificare sino in fondo gli effetti della globalizzazione, quando si parla di ambito locale o nazionale, in quanto io sono assolutamente convinto che il mercato globale così come è stato concepito, deve assolutamente tornare alle radici del mercato locale, alla comunità, alla condivisione, alla creazione di una economia sostenibile che non si basi solo sui grandi numeri, ma sul rispetto delle economie locali, sul rispetto delle tradizioni e delle culture locali. Se invece la paura e il pessimismo vengo utilizzati per pretendere protezioni o rifiutare la condivisione, allora quello è protezionismo, anticamera del declino.

L’economia stessa deve essere ottimismo puro, ma deve essere un’economia solidale e sostenibile, la vita stessa si alimenta di speranza e fiducia nel futuro, la vita stessa e l’economia trovano il loro equilibrio nel realismo, dove non esistono estremismi, ma anche dove esiste la consapevolezza che possono esserci momenti positivi e momenti negativi, cicli di espansione e cicli di contrazione economica.

Oggi siamo all’inizio di un ciclo negativo e la sua durata o profondità dipende non tanto dall’ottimismo quanto dalla consapevolezza e riflessione sulle cause che l’ hanno determinato, senza per questo volere continuare a ripetere che la crescita economica è tutto, più crescita, più progresso, perchè senza qualità, senza sostenibilità, la crescita serve solo e sempre al sistema e non all’umanità.

Siamo e dobbiamo essere sempre in cammino, ma smettiamola di parlare di declino, rischio di declino del Paese Italia, abbiamo un’infinità di problemi, ma anche un’infinità di risorse, siamo un paesi di creativi, il made in Italy lo dimostra, abbiamo un immenso patrimonio ambientale, storico, culturale da coniugare con il turismo, eppure ho visto ben pochi governi utilizzare a fondo le risorse per dirigire la nostra rotta sulla via maestra del turismo, ma ognuno di noi deve fare un passo indietro, e il paese deve ritrovare anche un suo spirito etico, questo è un paese dove oggi spesso non si riesce ad intravedere un limite, un senso di responsabilità, una coscienza morale che deve partire innanzitutto da ognuno di noi, senza aspettare che sia il vicino a farlo e come spesso ho ricordato, dobbiamo educare le generazioni future non con le parole, ma con l’esempio, con un clima o un ambiente dove loro possano crescere nel rispetto dell’ambiente naturale, delle istituzioni ed in maniera particolare dell’uomo, chiunque esso sia.

Come dice Partha Dasgupta, "abbiamo bisogno gli uni degli altri, ci dobbiamo fidare, anche indirettamente. La società, prima ancora che l’economia, funziona quando ci sono delle interazioni reciprocamente vantaggiose perché si fondano sulla mutua fiducia ".

« «Ora quello che voglio sono i Fatti. A questi ragazzi e ragazze insegnate soltanto Fatti. Solo i Fatti servono nella vita. Non piantate altro e sradicate tutto il resto. Solo con i fatti si plasma la mente di un animale dotato di ragione; nient’altro gli tornerà mai utile. Con questo principio educo i miei figli e con questo principio educo questi ragazzi. Attenetevi ai Fatti, Signori!» »

Charles Dickens in " Tempi difficili "

 

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8 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 1 giugno 2008 at 17:50

tutto bello
tutto difficile

utente anonimo
Scritto il 1 giugno 2008 at 21:10

Bravo capitano !!!!!!!!!!!
Non finisci mai di stupirmi.
Scusami, ma Ti invidio…
Jack

utente anonimo
Scritto il 2 giugno 2008 at 09:58

Dammi la serenita’ per accettare quelle cose che non posso cambiare,
il coraggio per cambiare quelle che posso,
e la saggezza per conoscere la differenza tra le une e le altre
Chi scrisse questo,di cui non ricordo il nome, parlo’ di coraggio
Stefano

utente anonimo
Scritto il 2 giugno 2008 at 10:55

MERCATI: UNA BOMBA CHE DEVE ANCORA SCOPPIARE
di Giorgio Lonardi
Parla Guido Rossi, ex n.1 Consob. «Secondo Soros ci sono in giro $45 trilioni ($45 mila miliardi): una cifra enorme composta da Default Debt Swaps, pari a 5 volte i bond americani oggi in circolazione».

utente anonimo
Scritto il 2 giugno 2008 at 15:00

caro capitano,
come sempre le tue analisi sono illuminanti! in questo caso, pero’, devo aggiungere qualcosa, altrimenti il discorso sarebbe vero solo a meta’.
Comunemente, si ritiene che la democrazia sia una conquista delle classi piu’ povere e meno protette. In realta’, e’ una “donazione” della classe dominante alle masse. Tale donazione non e’ senza condizioni. Essa ha quale unico scopo la creazione di nuovi mercati (globalizzazione) in cui possano circolare, accrescendosi, i denari della stessa classe dominante.
La democrazia e’ quindi una sorta di lasciapassare per i denari che solo cosi possono circolare sicuri.
I benefici per la classe dominante si vedono al momento di “contare” quanto denaro sia effettivamente “rientrato” dopo che l’operazione si sia consolidata.

Mentre i ricchi contano i propri guadagni, le classi povere restano sempre piu’ povere; infatti, la “loro” ricchezza non e’ reale, non ci vuole molto a capirlo.
Pertanto, cresce l’indebitamento da un lato e la delinquenza dall’altro.
Non dobbiamo percio’ confondere la democrazia, che sostanzialmente significa “partecipazione”, con lo sviluppo equo e solidale, la liberta’ con il rispetto, l’interesse privato con l’etica pubblica.
Quando capiremo tutte queste differenze, allora potremo parlare di progresso e di liberta’.
un saluto a tutti
pinio

Scritto il 2 giugno 2008 at 19:35

No, carissimo Pinio, bentornato, non dimentico, ma se ricordi tra le righe di quanto scritto in passato e anche recentemente tutto ciò è ben presente e vi ritorneremo ancora.

Tutto bello, forse, tutto difficile se si intende di difficile comprensione, mi dispiace cerco sempre di comunicare il più semplicemente possibile, se si tratta invece di difficile applicazione, sono d’accordo ma la Storia dimostra che tutto è possibile, un solo istante, un impulso e oggi nel tramonto dell’ideologia mercatista è giunta l’ora di ambire ad un’ alba di cambiamenti, di progetti, di idee a servizio dell’uomo e non del profitto!

Si caro Stefano, ci vuole coraggio, un gran dose di coraggio, un oceano, coraggio di uscire dal terpore delle nostre menti, dal terpore di un sistema che anestetizza la nostra libertà di essere consapevoli e partecipi del nostro destino!

Andrea e grazie ancora a tutti della Vostra presenza anche a coloro che non riesco a rispondere per mancanza di 48 ore al giorno…..!

utente anonimo
Scritto il 3 giugno 2008 at 05:49

proprio cosi: di difficile comprensione.
Guarda a quello che succede in casa nostra: Prodi ha sempre lavorato per l’allargamento dei mercati attraverso le coop, le privatizzazioni, ecc. eppure, e’ stato (piu’ volte) impallinato dalla sinistra che, alla lettera, dovrebbe fare gli interessi delle classi meno abbienti. E’ chiaro che al momento in cui esplode la crisi economica, il popolo stesso non gli da ragione e preferisce affidarsi ai ricchi, cioe’ a coloro che promettono gioie e ricchezze, ma poi pensano soprattutto a loro stessi.
E’ bene sapere come stanno le cose: la crisi dei mercati era ed e’ inevitabile proprio in quanto crisi dei valori e dei principi etici che dovrebbero sostenerli, come ha ripetuto milioni di volte il nostro grande capitano.
Un saluto a tutti
pinio

utente anonimo
Scritto il 4 giugno 2008 at 16:24

le coop??prodi??
vorresti far passare questi due fallimenti come delle cose buone per la gente?????
la sinistra non esiste da tanto tempo o fprse non è mai esistita,solo nelle favolette
dimenticatevi che possano esistere politici di ogni genere che possano pesnare al bene della gente
i sinistri sono i più ipocriti…
meditate!

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