LA PIRAMIDE DEL PIL AMERICANO: PERCHE' QUESTA E' UNA RECESSIONE!

Scritto il alle 07:48 da icebergfinanza

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Come ricordato in precedenza il Prodotto Interno Lordo PIL americano è come un’immensa piramide che ha nelle sue fondamenta, la spesa delle famiglie, i consumi che costituiscono il 70 % dell’intera costruzione economica.

Ora questa la crescita di questa enorme piramide si è sviluppata secondo i dati preliminari del primo trimestre ad un tasso relativo del 1,3%.

Ovviamente questo è un dato relativo al preliminare che in base ai dati successivamente usciti dovrà essere ridotto in maniera consistente in virtù dell’enorme allargamento della bilancia commerciale e della revisione al ribasso degli inventari. L’effetto placebo di una migliore spesa per le costruzioni non è sufficiente per trasmettere positività alla prossima revisione.

Ieri gli analisti di JP Morgan hanno modificato al ribasso e nella misura  dello 0,8% le valutazioni per la crescita del PIL.
Questa percentuale secondo il gergo degli economisti si chiama tendenzialmente crescita recessiva!

Non bastasse il segnale negativo in arrivo dalla bilancia commerciale, ieri è uscito un dato report di Thomson Financial relativo alle vendite al dettaglio di aprile che su un campione di 51 rivenditori ben l’85 % ha mancato le aspettative! In generale i dati hanno mostrato una riduzione dell’1,8%.

Ovviamente come spesso accade il tutto è imputabile al tempo avverso di aprile, agli acquisti per Pasqua anticipati a Marzo, mese record e così via.

Si fa fatica a prendere in considerazione seriamente un rallentamento della dinamica dei consumi, ma spalmando le vendite in proporzione sui tre mesi abbiamo un aumento del 2% rispetto al 4 % dello scorso anno!
Wal Mart la più grande catena al mondo di vendite al dettaglio ha comunicato un declino del 4,6 % rispetto ad una previsione dell 1,1%.

The International Council of Shopping Center la pensa diversamente e secondo i dati in loro possesso la caduta è stata del 2.3% , il più grande declino dal 1970 ovvero 37 anni!
“ Tale declino significa che qualcosa di fondamentale, stà cambiando!” ha detto l’economista principale di ICSC, Niemira.( fonte MarketWatch.com)

Riflettiamo sui dati reali e non sulle ipotesi, prendiamo seriamente in considerazione che l’onda lunga dell’inflazione e del crollo del mercato immobiliare stiano propagando all’economia gli effetti di una vera è propria recessione, e notate bene che i tassi restano ancora storicamente accomodanti.

Se come abbiamo visto nel primo trimestre l’unico o quasi effetto positivo che sosteneva il PIL era i consumi, credo che alla luce di questi dati nel secondo trimestre se non avremo contemporaneamente un miglioramento della bilancia commerciale, la crescita sarà vicina allo zero.
 
Nel sito della Federal Reserve vi è una fonte inesauribile di informazioni relative al pianeta America.
Ogni tre anni viene svolta una ricerca per conoscere la situazione finanziaria delle famiglie, ricerca che ebbe la sua origine nel 1983 e i dati raccolti servono a fornire un’immagine rappresentativa  di ciò che gli americani possiedono, dalle case alle automobili dalle azioni a come e quanto prendono in prestito attraverso il sistema finanziario.

In questi giorni ad alcune famiglie e precisamente 10.000 viene inviata a casa una lettera con l’invito a partecipare a questa ricerca triennale.
La novità riguarderà delle domande sulle ipoteche residenziali con tassi di interesse variabili per comprendere quali famiglie utilizzano tali tassi e le loro caratteristiche.
Lo studio sarà pubblicato all’inizio del 2009……quando forse avremo capito ormai che la mitica piramide dell’indebitamento americana avrà avuto il suo epilogo in una maniera o nell’altra!

Bene, ovviamente nell’attesa di questa ricerca proviamo per un attimo a analizzare alcuni dati significativi riferiti al periodo 2001/2004 tenendo presente che si arrivava da una soft-recession.
Nel 2004 il 70 % dei debiti erano rivolti all’acquisto della prima casa, 2% per migliorie il 10% per acquisto 2° casa, il 2,2 % per investimenti vari, il 6,7 % per acquisto autoveicoli, il 6 % per merci e servizi ed il 3 % per l’educazione.

Lasciamo per un attimo le abitudini di spesa e rivolgiamo lo sguardo al settore preminente dove nasce il “Grande Sogno” l’acquisto della prima casa.
Sembrerebbe che circa due terzi delle famiglie ha contratto un mutuo per l’acquisto della propria abitazione e di questi due terzi in media solo circa il 23 % è di proprietà, quindi resterebbero ancora circa ¾ del mutuo da pagare ancora.

Quindi se aumentassero ancora i tassi in seguito ad una non meglio imprecisata “inflazione” il crollo dei consumi, sarebbe non solo una possibilità, ma evidentemente anche una certezza.

Nei prossimi mesi dovrebbero scadere circa 1000 miliardi di mutui variabili che passeranno ad un tasso fisso vincolato corrispondente al doppio di quello attuale e quindi ben difficilmente si potrà pensare di consumare ai ritmi infernali delle passate stagioni.
Ovviamente i prezzi delle case in discesa e nella miglior ipotesi in stagnazione, non contribuiranno più all’effetto ricchezza delle famiglie nemmeno in prospettiva, visto che ci vorranno quasi due anni per smaltire le eventuali eccedenze di case invendute.

Arriveranno i cinesi ed i giapponesi a comprarle?! Non riescono a spendere con i tassi vicini allo zero, figurarsi se hanno in mente di passare l’oceano per comprare nel bel mezzo di una recessione immobiliare.

A proposito della piramide dell’indebitamento americano, in Italia ogni anno ci ricordano che abbiamo un debito pubblico spaventoso, ci ricordano i parametri di Maastricht il mitico ed indimenticabile 3% come limite semi invalicabile, ci propinano delle finanziarie all’ultima spiaggia e poi in America che hanno i deficit pure gemelli per quanto ridotti in confronto al Pil, se sommiamo i debiti delle famiglie con quelli delle imprese arriviamo a percentuali da far impallidire ogni minimo buon senso!

Interessante è la dinamica del debito americano che traspare dalla ricerca della Fed rigorosamente in inglese ma se volete un piccolo ma significativo ragguaglio fate riferimento ad  uninteressante articolo apparso sulla Repubblica.

Se gli americani smettono di consumare, chi sosterrà il già precario castello di sabbia della crescita americana? Chi consumerà lo tsunami di prodotti che provengono dai paesi asiatici?

Ovviamente non potremmo parlare di indebitamento sostenibile se non si fosse creato quel circolo vizioso che vede i paesi asiatici sostenere il debito pubblico americano, corrisposto dalle importazioni americane.
Ancora per quanto tempo sopravviverà il cane che si mangia la coda!

Negli ultimi tempi i redditi aumentano ad un tasso più veloce dei consumi ed il risparmio personale da segnali di rinascita restando sempre in territorio negativo ma riducendo le distanze da –1,2% di febbraio a 0,8% di marzo.
Il debito aumenta e la Federal Reserve conta sui consumatori per tenere a galla il PIL, ma investimenti e produzione latitano in tutte le direzioni.
Basta una piccola percentuale di consumi in contrazione per mandare il Paese in recessione!

Prendendo in esame le statistiche rilasciate mensilmente dalla Federal Reserve per quanto riguarda il credito al consumo in America si nota come dal 1975 ad oggi l’uso esponenziale di questo strumento è andato via via aumentando seguendo quella che è la dinamica principale in questi anni: l’indebitamento eccessivo, in sistesi una dinamica che ha portato il tasso di risparmio nel 2005 ad un livello assolutamente negativo.

Ad ottobre delle scorso anno per la prima volta, il credito al consumo era caduto in maniera inattesa e drammatica ad un tasso del 4% portando la media annuale al 4,6%.
A parte il 4,2 % del 2005 si tratta del più basso livello degli ultimi 15 anni.
Ora se si osserva l’ultimo bollettino della Fed notiamo come vi è stato una improvvisa, quanto inattesa ripresa del credito al consumo con un dato del 6,7% il maggiore da quattro mesi a questa parte eliminando i prestiti per l’acquisto di automobili.

La precedente tendenza era realmente al ribasso a tal punto che il dato di febbraio si era fermato all’1,5 % rivisto al rialzo al tasso di 2,8%.
Se la tendenza era stata descritta in maniera “drammatica” al ribasso si tratta pur sempre di ulteriori tassi di indebitamento!

Perché questa improvvisa accelerazione in marzo, dopo una costante e progressiva discesa negli ultimi mesi?
Non si può più utilizzare le proprie abitazioni per estrarre ricchezza da sostenere i consumi!
Che c’è di meglio che una buona carta di credito o il ricorso al credito al consumo per continuare le buone abitudini!

Ora non vi è alcun dubbio che gli ultimi dati, ad esempio quelli rilasciati da Freddie Mac sul suo sito web evidenziano un calo sostanziale ovvero l’inizio di una tendenza nella pratiche di rifinanziamento o consolidamento dei mutui, per estrarre valore da consumare, passando dai 77 miliardi dell’ultimo trimestre dello scorso anno ai 70,5 miliardi di dollari di quest’anno con un calo del 10 %.
La crisi immobiliare ed il fenomeno “subprime” hanno ridotto drammaticamente la disponibilità del credito, riducendo il tasso di crescita di un 20 % rispetto a sei mesi fa, secondo i dati della Federal Reserve.

Qualcuno potrebbe osservare che secondo l’associazione dei banchieri le richieste d’ipoteca sono aumentate in aprile del 10% rispetto al mese di marzo, ma ovviamente se c’è una restrizione del credito le richieste verranno fatte a più banche e ciò non significa che vengano accolte!
Se poi consideriamo l’indice Pending Home, ovvero l’indice che segnala i preliminari di acquisto che non sono portati a termine caduto del 4,9%, abbiamo la rappresentazione fedele della situazione.

Ora in queste poche righe ho cercato di portare a conoscenza del lettore alcuni elementi e dati indispensabili per valutare la situazione, ma inevitabilmente la conclusione è estremamente soggettiva e porta alla constatazione che le probabilità di una recessione sono aumentate in maniera considerevole e sempre soggettivamente e in una qualche maniera anche attraverso l’oggettività dei dati si può formulare una conclusione!

Alcuni di Voi ricordano certamente come in passato analisti ed economisti, discutevano e tuttora discutono  sulla valenza dell’inversione della curva dei tassi ovvero quando i tassi a breve superano quelli a lungo termine, nel prevedere una recessione a tal punto che spesso Greenspan la considerava un enigma, un “conundrum”

Lo sforzo continuo, attraverso il mio blog è quello di rendere la terminologia e gli strumenti finanziari il più semplici possibili alla portata di chiunque non conosca o ritenga troppo complicati argomenti di carattere economico o finanziario, cercando di rendere comuni, termini che diversamente sembrerebbero di un altro pianeta.
 
Siamo tendenzialmente tutti portati a parlare e utilizzare termini consoni alla nostra attività o professione, ci riempiamo la bocca di termini esotici, che suonano bene alle nostre orecchie, ma talvolta dobbiamo assolutamente calarci nei panni di coloro che ci leggono, coloro che con curiosità si avvicinano al nostro mondo!

Ogni  considerazione e conclusione è indubbiamente influenzata dal nostro credo, dal nostro pensiero, ma il nostro sforzo deve essere nella direzione di mettere il lettore in condizione di comprendere, analizzare ed eventualmente farsi una propria idea, raggiungere una consapevolezza!

 

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4 commenti Commenta
Scritto il 11 maggio 2007 at 08:54

Caro Andrea, sono perfettamente d’accordo con la tua analisi. L’America si avvicina a larghi passi ad una recessione ma non capisco perché la Borsa continua ad ignorare la realtà. Non bisogna forse dimenticare il fatto che le imprese riescono sempre ad aumentare gli utili sulle spalle dei lavoratori (che non vedono aumentare i salari) e grazie ai debiti dello Stato (che deve foraggiare i suoi elettori). Parlando di bolla speculativa, dai un’occhiata agli indici della Borsa cinese. Il China SSE B Share Index sta letteralmente esplodendo al rialzo con un’accelerazione di tipo esponenziale. Manca solo il botto finale! Michele

Scritto il 11 maggio 2007 at 23:03

Ciao Michele,
Si potrebbero dare molte spiegazioni al comportamento irrazionale in atto, si potrebbe liquidare il tutto semplicemente con il fatto che tutti stanno scommettendo su un futuro e vicino ribasso dei tassi, ma sarebbe troppo facile! In realtà non vi è un solo dato positivo uscito in questi giorni a parte il fantasma dell’inflazione e i sussidi di disoccupazione che hanno una valenza relativa al fatto che non tengono conto dei disoccupati “scoraggiati”. Ovviamente tanti se non tutti ci stanno raccontando una bella fiaba gli analisti fondamentali e tecnici, chiunque è interessato che questa volata esponenziale continui!
E oltre alle manine fatate o il sospetto che ad ogni minima correzione anche le banche centrali partecipino agli acquisti per mantenere alto il morale ora che non vi è più il sostegno dell’immobiliare! Per quanto riguarda la Cina la settimana prossima scriverò un post e non pensare che non fossi aggiornato in quanto ho un amico cinese pescatore……che pesca tutti i giorni azioni, le casalinghe cinesi fanno la torta alle opzioni, e i bimbi cinesi ogni sera davanti al caminetto si fanno cantare questa bella canzone dalla nonna che andava tanto di moda nel ’29
” FAI LA NANNA BAMBINO MIO CHE LA NONNA HA COMPRATO AZIONI, IL TUO BABBO GIOCA CON ORSI E TORI E ALLA MAMMA HANNO SOFFIATO UNA DRITTA NON PUO’ PERDERE TUTTO SALE E TU BIMBO AVRAI LE SCARPE NUOVE!
Buona notte e sogni d’oro!

utente anonimo
Scritto il 12 maggio 2007 at 18:00

Carissimo, seguo giornalmente il tuo blog e nel mio piccolo condivido pienamente le tue considerazioni sull’America e l’Italia, visto che la ricchezza delle famiglie italiane è pari a 8 volte il debito pubblico italiano , avresti voglia di scrivere una analisi sugli scenari di casa nostra?
Un cordiali saluto
Roberto

Scritto il 12 maggio 2007 at 20:25

Ciao Roberto,
spesso ho raccontato che in questo momento seguo particolarmente l’economia americana perchè purtroppo credo non esista ancora la possibilità di un vero e proprio decoupling delle nostre economie.
Credo inoltre che dagli errori altrui vi sia molto da imparare e molto da rivedere anche in casa nostra….!
La prossima settimana mi spostero sulle sponde della nostra Europa ed in Italia per provare a fare un’analisi sui rischi potenziali di una frenata o deflazione immobiliare in casa nostra.
A presto Andrea

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