RECESSIONE O……NON RECESSIONE! Questo non è un dilemma!

Scritto il alle 23:35 da icebergfinanza

 

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In un precedente post avevo rilevato la possibilità che un indice e precisamente il LEADING INDICATOR potesse predire ed avvisarci in maniera inequivocabile della possibilità di un avvio della recessione americana prossima ventura.

Come detto in precedenza il Leading Indicator, indice emesso da Conference Board (http://www.conference-board.org/) e composto dalla media ponderata di dieci indicatori sullo stato di salute dell’economia americana.

I sottoindicatori principali fanno principalmente riferimento ai nuovi ordini manifatturieri, alla quotazione dello S&P 500 l’indice di borsa più rappresentativo in America, la media delle richieste settimanali di disoccupazione, l’indice NAPM manifatturiero e non, la spesa dei consumatori, le autorizzazione di nuove costruzioni, l’offerta di moneta M2 e lo spread tra i titoli del Governo decennali e il tasso di finanziamento delle banche. L’indice viene di regola comunicato verso metà mese ed è relativo alla situazione di due mesi prima.

Forse ed a torto, per questo motivo è un dato sottovalutato dai mercati finanziari in quanto considerato in ritardo e conosciuto in anticipo in quanto le varie componenti vengono regolarmente comunicate in anticipo.

La mia sorpresa riguardava  il fatto che il dato comunicato dal Conference Board ha predetto inequivocabilmente tutte le precedenti recessioni che si sono verificate nella storia economica americana dal 1950. Un dato negativo per tre mesi consecutivi sancisce la recessione in atto!

Nel precedente rilascio del dato in questione veniva evidenziato che quattro dei dieci indicatori erano al rialzo e particolarmente le aspettative dei consumatori e le richieste di disoccupazione in discesa, mentre decisamente negativi erano i dati relativi i permessi di costruzione, i nuovi ordine delle manifattura non compresi gli ordini governativi, ordini per il commercio al dettaglio ed altri ancora.

Ora nell’ultimo rapporto del Conference Board ,l’indice è cresciuto a marzo dell0 0,1 % dopo che il dato di febbraio è stato rivisto da – 0,5% a – 0,6 %.

Dopo le due precedenti letture negative, una terza, statisticamente accertata, avrebbe sancito la recessione teorica!

Pericolo evitato?

 

 

 

 

 

Entriamo nei dettagli, curiosando attraverso i dati che il sito del Conference Board ci mette a disposizione.

Incominciamo con il dire che la debolezza nell’indice è diventata sempre più diffusa negli ultimi mesi e che le componenti che hanno permesso il segno positivo sono essenzialmente le maggiori ore settimanali di lavoro nel settore manifatturiero, minori richieste di disoccupazione e l’offerta di moneta M2 controbilanciati dai fattori negativi delle aspettative dei consumatori (indici di fiducia), le diminuizione negli “stock price” e lo spread dei tassi di interesse tra i titoli decennali e il tasso di finanziamento delle banche.

Aggiungiamoci pure un atto di coraggio come i permessi di costruzione aumentati e maggiori ordini di merci per il consumatore.

Secondo il rapporto, l’indice è sotto del 0,9 % rispetto ai massimi del 2006 e il comportamento recente degli indicatori suggerisce che lo sviluppo economico lento continuerà ancora a breve scadenza.

In percentuale l’indice è sceso del 0.8 % negli ultimi 12 mesi ed negli ultimi sei mesi è caduto ad un tasso annuale del 0,3 %  e il  3,5 % degli ultimi sei mesi annualizza il declino a tal punto che l’ultima volta che l’indice è venuto a contatto con il test di verifica fu nel dicembre 2000, tre mesi prima dell’inizio dell’ultima recessione.

Ora è evidente che la tendenza alle ultime revisioni per quanto concerne il leading indicator è chiaramente al ribasso e anche il dato relativo a gennaio che era uscito positivo a + 0,1 % è stato rivisto in discesa.

Anche lo scorso anno per ben tre/quattro mesi i dati furono negativi ma le revisioni spezzarono positivamente la regola delle tre letture negative consecutive.

Quindi riassumiamo brevemente rivedendo tutti i rapporti precedenti:

 In ottobre era aumentato del 0,1 ed è stato rivisto invariato.

 In novembre l’aumento del 0,1% è stato rivisto invariato e quello di ottobre è diminuito a –0,1%

 In dicembre è aumentato dell’0,3 % , rivisto a + 0,6 % ma diminuito quello di novembre a – 0,1 %

 In gennaio è aumentato del 0,1%  ma rivisto – 0,3 % modificando quello di dicembre a + 0,7 %

 In febbraio è diminuito del 0,5 % ma rivisto a – 0,6 % e confermato quello di gennaio a – 0,3 %

 E ultimo infine quello relativo al mese di marzo è uscito positivo a + 0,1 %.

Non torno a ricordare ciò che ho scritto precedentemente rispetto al rilascio di dati approssimativi e quindi soggetti a continue revisioni, ma lascio a Voi ogni considerazione!

Aggiungo solo che, inevitabilmente, ora è chiaro che i dati rilasciati ci dicono che l’economia  americana non sta affatto compiendo un soft-landing, ma un possibile hard-landing e se la prossima revisione del leading indicator sarà negativa le percentuali statistiche e storiche di evitare una recessione sono ridotte al lumicino.

La prossima lettura del PIL ci dirà a che punto è l’economia americana anche se andrà interpretata come sempre con le dovute cautele in quanto il ricordo di ciò che accadde nella precedente prima lettura rivista al ribasso di ben 1,3 punti percentuali, dovrebbe essere ancora presente.

 

 

E se vogliamo aggiungerci all’ormai destabilizzante fattore edilizio, un’altra componente, guardate nel seguente grafico cosa è successo ogni qualvolta l’industria automobilistica e quindi manifatturiera si è trovata vicina ad una fase recessiva.

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