AMERICA: GIOCO D’AZZARDO!

Scritto il alle 07:32 da icebergfinanza

Era il 4 di agosto dello scorso anno quando i lettori sostenitori di Icebergfinanza hanno ricevuto Italia l’Ultima Grande Occasione un’occasione che si è rivelata spettacolare francamente oltre le più rosee aspettative ma ora c’è un limite a tutto!

Keynes soleva ricordare che il gioco dell’investimento professionale è noioso e defatigante in modo intollerabile per chiunque sia del tutto immune dall’istinto del gioco d’azzardo; e chi lo possiede deve pagare il giusto scotto per questa sua tendenza.

Gioco d’azzardo, ecco come qualificare i mercati finanziari odierni, una sorta di tavolo da gioco verde dove talvolta non si riesce più a distinguere la differenza tra un investimento e un puntata al tavolo da gioco, una puntata da parte di un giocatore che il pensiero comune di questi anni, si è sempre sforzato di definire “razionale”.

E’ un po questa la ragione per cui, John Kenneth Galbraith, un economista che adoro, non credeva nel mercato: la profonda, strutturale irrazionalità dello stesso e la tendenza a privilegiare sistematicamente il banco erano motivi più che sufficenti per diffidare del sistema.

La razionalità dei giocatori in grado di produrre il massimo equilibrio, ecco la visione dogmatica del mercato di ieri e spesso tuttora esistente.

Confesso di incominciare a fare molta fatica nell’analizzare la realtà fondamentale ed ogni volta sentirmi chiedere o evidenziare, per quale motivo i mercati continuano a viaggiare in un’ altra dimensione.

La leggenda metropolitana, secondo la quale i mercati sono sempre razionali, era ed è un castello di carta, che Galbraith si divertiva a far cadere con l’aiuto del realismo storico, quello che io amo infinitamente.

Che Hegel definisse razionale ciò che è reale, poco importa, ma credo che anche l’irrazionale ha una ragione razionale di esistere.

Tralasciando riferimenti filosofici, oggi il mercato spesso e volentieri assomiglia ad un tavolo da gioco dove alcuni hanno il controllo della situazione, controllo dell’informazione, conoscenza e controllo degli strumenti principali, una sorta di partita da poker online, che ha sostituito quella reale.

Come dice Wikipedia, il baro , nel gioco, è colui che opera scorrettezze al fine di assicurarsi un miglior risultato, intenzionalmente al di fuori o addirittura contro le regole; l’attività del baro, nella maggior parte dei casi, non è resa palese agli altri. Il baro è persona in genere invisa ai normali giocatori, in quanto impedisce il regolare svolgimento del gioco.

Detto questo, siccome Voi tutti conoscete il realismo storico di cui Icebergfinanza si fa promotore in tutte le forme possibili, ecco alcuni passi tratti da ” Un mondo di bolle ” di Edward Chancellor, studioso di storia a Cambridge ed Oxford, editorialista del Financial Times e dell’Economist.

Riferendosi alla grande crisi giapponese Chancellor scrive:

” Il giorno dopo il crollo di ottobre i rappresentanti delle più importanti società di brokeraggio del Giappone – Nomura, Daiwa, Yamaichi e Nikko, chiamate le “quattro grandi” – furono convocati al ministero delle Finanze. Ricevettero l’ordine di mantenere il mercato delle azioni NTT e di impedire all’indice Nikkei di scendere sotto quota 21.000. Ubbidendo a questa richiesta i broker offrirono ai loro clienti più importanti garanzie contro le perdite per incoraggiarli a rientrare nel mercato. Nel giro di pochi mesi l’indice Nikkei aveva recuperato le perdite e stava puntando verso nuovi picchi. In forma ufficiosa i funzionari del ministero delle Finanze si vantarono che la manipolazione del mercato azionario erà più facile del controllo del mercato valutario.”

Credo che non vi sia bisogno di aggiungere nulla, ma proseguiamo:

” Nel complesso i “quattro grandi” pesavano per più di metà degli scambi del mercato azionario di Tokyo.(…) In un rapporto intitolato “Theme Chasing: The Engine of the Tokyo Stock Market” una banca d’investimento americana avvisava i suoi clienti: “L’istinto del gregge è un solido istinto di sopravvivenza in un ambiente di eccessiva liquidità”. Grazie alle loro ampie partecipazioni azionarie nella stampa i “quattro grandi” broker riuscirono a manipolare l’informazione che raggiungeva i loro clienti.

Affascinante la storia, ma si dice che non nessuno ha il tempo di leggere un libro, un fondo siamo tutti esseri razionali, o sbaglio, e Icebergfinanza è uno che racconta leggende metropolitane o meglio si inventa favole.

” Nonostante l’inesorabile crescita del mercato il cliente medio privato non guadagnava molto. Rimase un estraneo foraggio per i broker e i loro clienti preferiti(…)”

Il 26 agosto del 2009 usciva la seguente notizia, sul Corriere della Sera:

MILANO – Sugli incontri riservati degli analisti di Goldman Sachs con i trader e i grandi clienti della banca d’ affari si sono ormai accesi anche i riflettori delle autorità di sorveglianza dei mercati finanziari Usa, dalla Sec alla Finra (Financial Industry Regulatory Authority) cioè l’ organo di auto-controllo dell’ industria del settore. A rivelare la vicenda è stato il Wall Street Journal, secondo il quale durante questi meeting settimanali gli analisti offrivano consigli su quali titoli investire a breve che poi, in certi casi, non trovavano riscontro nei report della banca d’ affari sugli investimenti a lungo termine. Non solo: queste «scelte» rivolte a trader e clienti privilegiati non venivano rivelate al resto della clientela, neanche attraverso il sito web di Goldman Sachs. Niente di illegale, beninteso. Si tratta però di una evidente disparità di trattamento verso i propri clienti. Ma quello che vogliono scoprire le autorità è se i «consigli» d’ investimento venivano offerti anche riguardo a titoli di aziende di cui Goldman stava per cambiare il rating. In questo caso si può prefigurare il reato di insider trading per chi fa fatto uso di quelle informazioni.

Acqua bagnata certo, nessuna sorpresa, credo che l’insider trading, non sia un’eccezione nei mercati, ma la regola, distribuita dal banco.

” Molti investitori privati affidarono il loro denaro a fondi comuni gestiti da affiliati dei maggiori broker. Questi fondi prevedevano commissioni esorbitanti e producevano una media annuale inferiore al 4 % alla fine degli anni Ottanta, in un periodo in cui il mercato cresceva piùdel 20 per cento all’anno. L’unico modo sicuro per fare soldi durante la bolla era essere all’interno del meccanismo. I clienti privilegiati – banchieri, burocrati, politici, singoli ricchi e anche yakuza ( malavitosi ) – erano informati in anticipo su quali titoli i broker intendevano puntare.(…)

Nulla di nuovo certo, ma ho pensato che non sarebbe stato male raccontare questa favola per i figli di Peter Pan, coloro che credono all’isola che non c’è, e per coloro che si avvicinano per la prima volta a quest’isola che molti considerano felice.

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2 commenti Commenta
kry
Scritto il 30 gennaio 2013 at 10:03

Controllo dell’ informazione,manipolazione insider trading, sembra di vedere la pubblicità ” ti piace vincere facile?” Altro che banco truccato, le banche centrali sono alla DISPERAZIONE hanno PAURA di qualcosa a me non noto.( mi piace vedere il mondo qui a fianco che gira con 65 contatti anche da USA, Canada,Pakistan,belgio,UK….)

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