GIOCO D'AZZARDO.

Scritto il alle 00:49 da icebergfinanza

Keynes soleva ricordare che il gioco dell’investimento professionale è noioso e defatigante in modo intollerabile per chiunque sia del tutto immune dall’istinto del gioco d’azzardo; e chi lo possiede deve pagare il giusto scotto per questa sua tendenza.

Gioco d’azzardo, ecco come qualificare i mercati finanziari odierni, una sorta di tavolo da gioco verde dove talvolta non si riesce più a distinguere la differenza tra un investimento e un puntata al tavolo da gioco, una puntata da parte di un giocatore che il pensiero comune di questi anni, si è sempre sforzato di definire "razionale".

E’ un po questa la ragione per cui, John Kenneth Galbraith, un economista che adoro, non credeva nel mercato: la profonda, strutturale irrazionalità dello stesso e la tendenza a privilegiare sistematicamente il banco erano motivi più che sufficenti per diffidare del sistema.

La razionalità dei giocatori in grado di produrre il massimo equilibrio, ecco la visione dogmatica del mercato di ieri e spesso tuttora esistente.

Confesso di incominciare a fare molta fatica nell’analizzare la realtà fondamentale ed ogni volta sentirmi chiedere o evidenziare, per quale motivo i mercati continuano a viaggiare in un’ altra dimensione.

La leggenda metropolitana, secondo la quale i mercati sono sempre razionali, era ed è un castello di carta, che Galbraith si divertiva a far cadere con l’aiuto del realismo storico, quello che io amo infinitamente.

Che Hegel definisse razionale ciò che è reale, poco importa, ma credo che anche l’irrazionale ha una ragione razionale di esistere.

Tralasciando riferimenti filosofici, oggi il mercato spesso e volentieri assomiglia ad un tavolo da gioco dove alcuni hanno il controllo della situazione, controllo dell’informazione, conoscenza e controllo degli strumenti principali, una sorta di partita da poker online, che ha sostituito quella reale.

Come dice Wikipedia, il baro , nel gioco, è colui che opera scorrettezze al fine di assicurarsi un miglior risultato, intenzionalmente al di fuori o addirittura contro le regole; l’attività del baro, nella maggior parte dei casi, non è resa palese agli altri. Il baro è persona in genere invisa ai normali giocatori, in quanto impedisce il regolare svolgimento del gioco.

Detto questo, siccome Voi tutti conoscete il realismo storico di cui Icebergfinanza si fa promotore in tutte le forme possibili, ecco alcuni passi tratti da " Un mondo di bolle " di Edward Chancellor, studioso di storia a Cambridge ed Oxford, editorialista del Financial Times e dell’Economist.

Riferendosi alla grande crisi giapponese Chancellor scrive:

" Il giorno dopo il crollo di ottobre i rappresentanti delle più importanti società di brokeraggio del Giappone – Nomura, Daiwa, Yamaichi e Nikko, chiamate le "quattro grandi" – furono convocati al ministero delle Finanze. Ricevettero l’ordine di mantenere il mercato delle azioni NTT e di impedire all’indice Nikkei di scendere sotto quota 21.000. Ubbidendo a questa richiesta i broker offrirono ai loro clienti più importanti garanzie contro le perdite per incoraggiarli a rientrare nel mercato. Nel giro di pochi mesi l’indice Nikkei aveva recuperato le perdite e stava puntando verso nuovi picchi. In forma ufficiosa i funzionari del ministero delle Finanze si vantarono che la manipolazione del mercato azionario erà più facile del controllo del mercato valutario."

Credo che non vi sia bisogno di aggiungere nulla, ma proseguiamo:

" Nel complesso i "quattro grandi" pesavano per più di metà degli scambi del mercato azionario di Tokyo.(…) In un rapporto intitolato "Theme Chasing: The Engine of the Tokyo Stock Market" una banca d’investimento americana avvisava i suoi clienti: "L’istinto del gregge è un solido istinto di sopravvivenza in un ambiente di eccessiva liquidità". Grazie alle loro ampie partecipazioni azionarie nella stampa i "quattro grandi" broker riuscirono a manipolare l’informazione che raggiungeva i loro clienti.

Affascinante la storia, ma si dice che non nessuno ha il tempo di leggere un libro, un fondo siamo tutti esseri razionali, o sbaglio, e Icebergfinanza è uno che racconta leggende metropolitane o meglio si inventa favole.

" Nonostante l’inesorabile crescita del mercato il cliente medio privato non guadagnava molto. Rimase un estraneo foraggio per i broker e i loro clienti preferiti(…)"

Il 26 agosto di quest’anno usciva la seguente notizia, sul Corriere della Sera:

MILANO – Sugli incontri riservati degli analisti di Goldman Sachs con i trader e i grandi clienti della banca d’ affari si sono ormai accesi anche i riflettori delle autorità di sorveglianza dei mercati finanziari Usa, dalla Sec alla Finra (Financial Industry Regulatory Authority) cioè l’ organo di auto-controllo dell’ industria del settore. A rivelare la vicenda è stato il Wall Street Journal, secondo il quale durante questi meeting settimanali gli analisti offrivano consigli su quali titoli investire a breve che poi, in certi casi, non trovavano riscontro nei report della banca d’ affari sugli investimenti a lungo termine. Non solo: queste «scelte» rivolte a trader e clienti privilegiati non venivano rivelate al resto della clientela, neanche attraverso il sito web di Goldman Sachs. Niente di illegale, beninteso. Si tratta però di una evidente disparità di trattamento verso i propri clienti. Ma quello che vogliono scoprire le autorità è se i «consigli» d’ investimento venivano offerti anche riguardo a titoli di aziende di cui Goldman stava per cambiare il rating. In questo caso si può prefigurare il reato di insider trading per chi fa fatto uso di quelle informazioni.

Acqua bagnata certo, nessuna sorpresa, credo che l’insider trading, non sia un’eccezione nei mercati, ma la regola, distribuita dal banco.

" Molti investitori privati affidarono il loro denaro a fondi comuni gestiti da affiliati dei maggiori broker. Questi fondi prevedevano commissioni esorbitanti e producevano una media annuale inferiore al 4 % alla fine degli anni Ottanta, in un periodo in cui il mercato cresceva piùdel 20 per cento all’anno. L’unico modo sicuro per fare soldi durante la bolla era essere all’interno del meccanismo. I clienti privilegiati – banchieri, burocrati, politici, singoli ricchi e anche yakuza ( malavitosi ) – erano informati in anticipo su quali titoli i broker intendevano puntare.(…)

Nulla di nuovo certo, ma ho pensato che non sarebbe stato male raccontare questa favola per i figli di Peter Pan, coloro che credono all’isola che non c’è, e per coloro che si avvicinano per la prima volta a quest’isola che molti considerano felice.

Non credo sia necessario ricordare ancora una volta quella specie di immensa roulette che prende il nome di HIGH_FREQUENCY_TRADING, che "legalmente" ha manipolato negli ultimi anni qualsiasi tipo di contrattazione nei mercati finanziari, ne quello che il mercato è in grado di fare con i derivati e in maniera particolare con le opzioni. Non ho intenzione di condividere con nessuno alcuni brani di interrogatori di commissioni varie governative o non, sulle presunte manipolazioni dei mercati da parte della Federal Rserve di New York ed affini, ma credo che una maggiore trasparenza non farebbe affatto male a istituzioni di primaria importanza, come ad esempio il riassunto di tutte le operazioni di salvataggio del sistema finanziario americano che tuttora rimangono top-secret, in attesa che la vicenda finisca sino alla Corte Suprema.

Dovrei raccontarvi di come gli ordini durevoli si siano dissolti come neve sotto il sole di un agosto infuocato dalle illusioni, di come il ciclo delle scorte prosegue riducendo la sua intensità figlia di un’illusione senza fondamentali indispensabili, di come le foglie immobiliari incominciano di nuovo a cadere, sotto il vento gelido di una nuova perturbazione originata da correnti glaciali.

Sussurrarvi di come, nonostante i ricercatori dell’università del Michigan si sforzino di raccontarvi che in america l’indice di fiducia ha ripreso a volare, la CNN si ostini nel suo sondaggio a dichiarare che secondo l’86 % degli americani siamo ancora in recessione e che 4 americani su dieci stanno peggio di ieri. CNNMONEY

Credo che in settimana, se la realtà sarà quella appena evidenziata recentemente dagli indici Empire State Manifacturing di New York e Philladelphia Index, i numeri della disoccupazione americana ci porteranno velocemente alle soglie della barriera del 10 % molto più velocemente di quanto il consenso si aspetti.

Questo nel frattempo è ciò che scrive il New York Post…..

The unemployment rate for young Americans has exploded to 52.2 percent — a post-World War II high, according to the Labor Dept. — meaning millions of Americans are staring at the likelihood that their lifetime earning potential will be diminished and, combined with the predicted slow economic recovery, their transition into productive members of society could be put on hold for an extended period of time.

….ricordando inoltre che sempre secondo uno degli ex uomini dell’amministrazione Reagan, l’attuale amministrazione non sta facendo nulla per aiutare le piccole e medie imprese, che sostengono da sole oltre il 70 % dell’occupazione americana, come abbiamo visto più volte in passato.

Questa è la realtà fondamentale, ma forse è meglio esplorare altri orizzonti per far comprendere agli ignari visitatori, qual’è la realtà, cosidetta razionale, quella che tanto amava Hegel.

Su HUSSMAN FUNDS , William Hester analizza nei dettagli quella che è la realtà dei volumi di questo strepitoso azzardo "parziale" che il mercato sta mettendo in atto.

Ne abbiamo già parlato recentemente, i volumi man mano che passa il tempo, si stanno contraendo sensibilmente e per oltre il 50 % si concentrano sui relitti di quelle che un tempo furono vere e proprie corazzate finanziarie: Bank of America, Citigroup, AIG, Fannie Mae e Freddie Mac.

Abbiamo inoltre già osservato come recentemente gli insiders, continuano a scaricare nel mercato, titoli in quantità industriale, circa 6 azioni vendute per 1 acquistata.

Ebbene come potete vedere qui sotto quest’ultima dinamica ha prodotto un rialzo superiore al 50 % con un volume anemico sempre storicamente parlando.

E’ evidente che il rialzo è superiore alla media storica con una continua contrazione dei volumi rispetto ai livelli di negoziazione di marzo. Qui sotto avete invece una visione dell’influenza degli ex magnifici cinque del mercato azionario americano, sui corsi attuali.

 
Conclude Hester ricordando come l’espansione dei volumi, continua ad essere una caratteristica importante che manca a questa dinamica.
 
Per essere chiaro, cari compagni di viaggio, continuo a ritenere estremamente sopravvalutato il valore di questo mercato, in riferimento al suo reale valore fondamentale, che molti di Voi ben conoscono, una sopravvalutazione che dalla scorsa settimana porta le mie mappe ad individuare all’orizzonte la costellazione dell’ ORSA MAGGIORE, ovvero un nuovo ribasso che dovrà rispecchiare la nuova realtà "irrazionale" se preferite.
 
Si tratta, tuttora di una realtà che non tiene conto della deflazione imperante in questo momento sui vari mercati, una deflazione del credito innanzitutto, associata ad un nuovo sensibile arretramento delle materie prime, sempre che a qualcuno non passi per la testa di infiammare il medioriente, cosa possibile, ma per il momento improbabile. Un eventuale esplosione del prezzo del petrolio affosserebbe definitivamente qualsiasi velleità di ripresa economica, accentuando la dinamica deflativa in corso.
 
Qualcuno giustamente osserva che Greenspan non ha mai voluto conteggiare il valore delle abitazioni nel calcolo dell’inflazione americana, quindi la deflazione immobiliare attuale non fa testo.
Peccato che al valore degli immobili, è associata la salute del sistema finanziario americano e una buona parte dei mutuatari americani, oggi abbondantemente "underwater" con valori delle abitazioni spesso sotto il mutuo residuo. In fondo il vecchio Greenspan, voleva mani libere per provocare le sue bolle, senza far esplodere l’inflazione.
 
Una deflazione da debiti che spegnerà qualsiasi illusione a breve di fiammate inflative di natura speculativa.
 
Se qualcuno guarda alla rinnovata ricchezza delle famiglie americane in seguito all’aumento dei valori immobiliari, alla possibilità di sostituire consumi e investimenti con le esportazioni, utilizzando la sempreverde tecnica della svalutazione del dollaro, ebbene non ne intravvedo nel breve termine, la possibilità reale.
 

 
Nel frattempo nel fine settimana, la macchina mediatica del G20 ha presentato il classico bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.
 
Tralasciando i dettagli delle varie dichiarazioni di intenti, sottolineo come …..

(…)Non ci sono da subito le nuove regole ma il G20 ha definito che saranno elaborate entro la fine del 2010 e applicate entro il 2012 (…)

Martin Feldstein, nel suo ultimo intervento su ProjectSyndacate si esprime cosi:
" In short, it would be wrong for investors or ordinary citizens around the world to have too much faith in G-20’s promises to rein in monetary and fiscal policies, much less to do so in a coordinated way."
……in breve, sarebbe sbagliato per gli investitori o per i semplici cittadini di tutto il mondo, avere troppa fiducia nellle promesse del G20 di tenere sotto controllo le politiche monetarie e fiscali, e tantomeno di riuscire a farlo in modo coordinato.
Certo non c’è fretta, non abbiamo alcuna fretta, la nemesi continua, inesorabile e non cambia nulla se aspettiamo sino al 2012, in fondo abbiamo aspettato quasi un ….secolo.

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Icebergfinanza come un cantastorie che si  esibisce nelle strade e nelle piazze delle città!  

La "filosofia" di  Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!  

Non solo e sempre economia e finanza, ma anche alternative reali da scoprire e ricercare insieme cliccando qui sotto in ……….

 

 

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54 commenti Commenta
Scritto il 28 settembre 2009 at 02:04

Sto masticando l’attesa.
A bocca piena e lentamente.
Prima l’ho guardata.
Si rilassava, irritante,
rimbalzandomi
pezzi di memoria, miei, desideri
più che idee. L’ho afferrata.

Allora mi ha detto quanto
sono povero
e malato
di paura. La mangio.

Il sapore è asprigno,
come il gusto di sapere
di più. Sulla strada
davanti, sulle buche,
sui sassi. E su chi
è come me, altro da me.
È l’attesa.

È dura, ma ne avverto
un cuore morbido.
Me ne nutro e spero.
Io spero.
(A. Guizzaro)

Sveglia!…

Occhio ai “carrozzoni”…
saltimbanchi ben mascherati che uccidono ogni morbida speranza…

Buona notte
Valentina

Scritto il 28 settembre 2009 at 02:12

manca al mio #1, è andato perso:

P.s
Superlativo anche questa sera Capitano…superlativo, grazie!
Massimo non condivido il Tuo ultimo commento nel post precedente(come quello di altri) ma verrò sicuramente a trovarti, per ora complimenti per il sito.
Ciao
Valentina

utente anonimo
Scritto il 28 settembre 2009 at 02:31

Molto bello questo articolo, una lucida rappresentazione del mercato azionario mondiale.
L’azionario è stato sempre manipolato, pensate che sui titoli sottili si è dimostrato che un singolo trader riusciva a influenzare l’andamento.
Parliamo di gente che con un portafoglio di circa un milione, smuveva titoli che capitalizzavanoo anche 100 volte tanto!
E’ inutile dire cosa si può fare avendo a disposizione miliardi ed una banca di investimenti, oppure operando in squadra con altre banche.
Un esempio da manuale è stata l’inpennata del petrolio, una delle più spettacolari operazioni speculative degli ultimi due decenni.
Quando Goldman annuncio che il petrolio sarebbe arrivato a 200 ma forse anche a 300 dollari i più scaltri si resero conto che stavano tirando su le reti e sarebbe partita la mattanza.
L’aumento del petrolio era del tutto ingiustificato, Cina e India hanno grosse preoccupazioni sui loro approviggionamenti (sopratutto l’India) ma la loro preocupazione è dovuta essenzialmente allo zampino americano, che cerca in ogni modo di spezzare quella spettacolare convergenza che stava portando paesi come India, Cina e Russia dallo stesso lato della barricata (lo so che i rapporti alle frontiere di questi stati sono molto tesi, ma qui stiamo parlando di geopolitica).
L’impennata del greggio è stata anche un’abile manovra politica che porterà molti stati produttori di petrolio al collasso.
Le dichiarazioni secondo il quale il petrolio non sarebbe mai sceso sotto quota 100 dollari ha portato molti stati ad impegnarsi in opere faraoniche (ed inutili).
Le vittime più illustri di questa febbre da oro nero saranno (di sicuro!) la Russia che andrà dritta versa un’altra gravissima crisi.
Poi a ruota avranno grossi probblemi Venezuela, Arabia Saudita e Iran.
Difficile dire se dietro le grandi operazioni vi sia una reggia occulta oppure le cose succedono secondo “la teoria dei cerchi concentrici”.
Per quella che è l’esperienza potrei tranquillamente affermare che gli interessi in gioco sono troppo importanti perchè siano affidati al caso.
E’ probabile che ci siano in campo almeno sette o otti grossi gruppi di potere, in competizioni fra di loro, per accaparrarsi qualche casella sulla scacchiera del “grande gioco”.
L’errore dei complottisti è quella di pensare che vi sia solo un gruppo egenome, invece il mondo è diviso in “bande”.
O meglio dovrei dire che “bande di predatori” si dividono il mondo!
Sto parlando di qualcosa che neanche io sono mai riuscito a mettere bene a fuoco, ma sono convinto che qualche vecchio e consumato diplomatico potrebbe spiegare meglio la “relazione”.

-IL Compasso-

utente anonimo
Scritto il 28 settembre 2009 at 08:01

Grande Andrea, come sempre “centrato” sui problemi….

In fondo il nodo è sempre lo stesso: il grande gioco della mistificazione. E il problema è sempre lo stesso: la grande macchina mediatica fa si che i più grandi imbroglioni siano comunque percepiti come signori affidabili. Pensate cosa potrebbe succedere a noi tutti se proclamassimo con serenità olimpica panzanate che nel giro di poche settimane i fatti spazzassero via con la forza della realtà. Cosa ne dite delle affermazioni di Bernanke e del succedersi degli eventi? Sarebbe divertente organizzare un video ove alle dichiarazioni del nostro poi si alternasse l’evidenza dei dati e degli eventi immediatamente susseguenti. Vi ricordate il mercato “fondamentalmente solido?” e il mercato immobiliare che due anni fa si stava “stabilizzando”? e le banche i cui bilanci poggiavano du “un oceano di liquidità”?

Siamo pronti ad un altro “giro” anche perchè alla fine, per quanto le bande si prodighino in giravolte da provetti saltimbanchi, la realtà prevale sempre. Dispiacerà vedere, ancora una volta, come le pecorelle, alle quali intanto era cresciuto ancora un poco il vello, saranno tosate (qualcuna magari arrivando alla carne viva). Soltanto che a volte si fanno male i conti: anche le pecore, pure non molto acute, poi sviluppano riflessi condizionati. La perdita di fiducia potrebbe condurre a risultati soprendenti….

Buona giornata a tutti
Daniele

utente anonimo
Scritto il 28 settembre 2009 at 09:23

Analisi impeccabile sui mercati azionari, dove i minimi veri li vedremo a mio parere tra 1 anno (ottobre 2010), tuttavia rimane il dubbio sulla deflazione od inflazione, fermo restando che l’immobile lo hanno fatto diventare (come in giappone anni 80) un asset speculativo “volatile” come le azioni (faccio notare che moti americani hanno acquistatato l casa a debito per RIVENDERLA ad 1-2 anni prima del rialzo delle rate del mutuo)
7+
da WSJ
Questa combinazione esplosiva, (liquidità e aiuti statali) osserva il “guru catastrofista”, finira’ per provocare livelli di inflazione assolutamente fuori controllo, una svalutazione su vasta scala del biglietto verde e una perdita di benessere senza precedenti per la maggior parte dei cittadini americani e anche per noi in Europa. “Con un chairman della Fed come Ben Bernanke, dobbiamo partire dalla presunzione che tra qualche tempo il cash varra’ zero”, spara a zero il guru. “Mai avere fiducia nella Federal Reserve. Neanche per un secondo. Renderanno il dollaro carta straccia”. Tutti dettagli, al di la’ di queste generiche affermazioni, sono riservati agli abbonati a INSIDER.

utente anonimo
Scritto il 28 settembre 2009 at 09:53

IL PEGGIO è passato: quando si entra nell’occhio del ciclone si vede il sole…

utente anonimo
Scritto il 28 settembre 2009 at 10:14

Sempre grato per le analisi Capitano (immaginando soprattutto il sacrificio che ti costano, da non dimenticare mai ai compagni di viaggio). Oggi noto una presa di posizione più marcata e chiara nelle parole utilizzate. Io ultimo in economia.
Un povero diavolo.

utente anonimo
Scritto il 28 settembre 2009 at 10:51

Se qualcuno guarda alla rinnovata ricchezza delle famiglie americane in seguito all’aumento dei valori immobiliari, alla possibilità di sostituire consumi e investimenti con le ESPORTAZIONI, utilizzando la sempreverde tecnica della svalutazione del dollaro, ebbene non ne intravvedo nel breve termine, la possibilità reale.

Eppure al G20 hanno convenuto che gli squilibri commerciali vanno corretti. (e le borse asiatiche oggi ne hanno preso atto).

Il Prodotto Interno Lordo (PIL), in inglese GDP (Gross Domestic Product), è il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all’interno di un Paese in un certo intervallo di tempo (solitamente l’anno) e destinati ad usi finali (consumi finali, investimenti, ESPORTAZIONI nette)

Scritto il 28 settembre 2009 at 11:34

SD,

tornando a ieri tra il serio ed il faceto…

Nel campo delle scienze fisico-matematiche e del loro rapporto con la Verità è necessario fare un iniziale distinzione tra le scienze osservative e quelle formali logico deduttive.

Nel caso delle scienze osservative lo scienziato, all’interno di un sistema formale costruisce un sistema di leggi che costituiscono un modello. Questo modello non deve essere contraddetto da alcuna delle osservazioni già note e permette di fare delle previsioni su fenomeni non ancora osservati. Le successive osservazioni possono confermare il modello non aggiungendo nulla allo stato della conoscenza o smentirlo creando le premesse per un suo superamento o estensione.

Nel caso delle scienze formali logico deduttive la veridicità delle affermazioni dipende dalla correttezza formale della sequenza logica che porta dagli assiomi alla dimostrazione teoremi.
Se si è mantenuta la correttezza formale l’enunciato di un teorema dimostrato è vero ma SOLO all’interno del quadro di riferimento degli assiomi di partenza.
Se ci sia un nesso tra la realtà (o verità) e gli assiomi non è una domanda da porre all’interno della scienza stessa.

In sostanza lo scienziato deve trattenersi con tutte le sue forze dall’avere commercio con la verità, come Ulisse con le Sirene, facendosi legare all’albero maestro della nave.
La verità per lo scienziato non esiste, ovvero se esiste non è conoscibile. Lo scienziato deve restare imparziale (umanamente impossibile) rispetto alle proprie deduzioni e guardarle sempre con l’occhio interrogativo di chi cerchi un difetto una falla.

Molti scienziati, spesso capita ai fisici teorici, vengono tentati di gettare un ponte tra le loro teorie e una qualche verità assoluta, purtroppo quando lo fanno escono dal campo della scienza ed entrano
nel campo delle metascienze ma si tratta di un cammino che richiede il ricorso ad una meta-metascienza e così via. Il ponte tra Scienza e Verità è infinitamente lungo.

Quindi se per procedere con qualcosa si attende di conoscere la Verità, l’attesa risulta un po’ lunga. Per qualunque realizazzione umana si deve prendere lo stato dell’arte
fare una valutazione dei rischi ed un’analisi costi+rischi/benefici. Sulla base di questo si può decidere a ragion veduta di procedere o non procedere, tutto il resto sono frecce per l’arco di chi semplicemente per qualunque ragione non vuole fare o per i NIMBY. (Not in my back year / non mel mio giardino, ovvero bello ma fatelo da un’altra parte).

Capisco che tu ritenga di avere un diritto naturale sul suolo su cui sei nato e che se casualmente sei nato e vivi in prossimità di un sito ritenuto adatto per costruire (per esempio (*)) una centrale nucleare
a cui sei contrario tu ritenga altamente non-democratico che qualcuno abbia diritto di imporne comunque la costruzione, ma è evidente che su questo principio non si costruisce mai nulla.
Certo sarebbe corretto prevedere sempre un equo risarcimento per chi resta o un incentivo a chi decide di volersi trasferire altrove, il tutto da considerare nei costi.

ad maiora
Il Cuculo

(*) Ho visto sit-in petizioni popolari e scioperi per qualunque cosa, dallo spostamento di un cimitero (avrebbe deprezzato gli immobili in zona, simpatiche villette a schiera recentemente costruite),
alla costruzione di un centro commerciale (troppo traffico nelle zone limitrofe), alla costruzione di un parcheggio di interscambio (rischi di prostituzione notturna e spaccio di droga).
Il più simpatico fu il titolare di un bar che si incateò ad un lampione perchè fuori dal suo bar volevano mettere un vespasiano che, oltre a deturpare il bar avrebbe dirottato quegli avventori, evidentemente non pochi,
che entravano, e consumavano, per poter andare a fare la plinplin.

utente anonimo
Scritto il 28 settembre 2009 at 11:53

da quando qualcuno ti ha fatto sapere che sei “long horns” sei diventato molto più esaustivo, copri il vuoto con molte più parole. in particolare la precedente sulla scienze era un pozzo di ignoranza. complimenti
look at your w

utente anonimo
Scritto il 28 settembre 2009 at 11:56

Dopo un periodo di almeno tre mesi di ottimismo sembra che sia l’ora dei pessimisti.
Gli ingredienti ci sono tutti, disoccupazione oltre i valori previsti, possibbile default del mercato dei Bond (e se cade quel mercato le aziende che chiuderanno non si conteranno), a questo va aggiunta una forte tensione sul mercato dei cambi.
A dare fuoco alle polveri potrebbe essere l’Inglilterra che oramai ha deciso di ricorrere ai vecchi metodi e svalutare pesantemente la sua moneta.
Gli altri non staranno a guardare, anche lo yen si prepara alla svalutazione (facendo incavolare gli americani). Le banche centrali riescono a controllare le monete fino a quando mantengono un fronte compatto e la speculazione se ne sta a debita distanza.
Il dollaro rimane un rebus c’è chi pensa che potrebbe svalutarsi chi che invece possa perfino apprezzarsi notevolmente!!
I prossimi sei mesi scriveranno la storia dell’economia!

-IL Compasso-

utente anonimo
Scritto il 28 settembre 2009 at 12:22

Il Cuculo #9 comprendo quello che scrivi. Purtroppo io non sono “portato” per la scrittura, sono semplicemente un tecnico che le cose le costruisce nella realtà!!! e quindi non mi è possibile esprimere completamente i miei pensieri.

Quello che volevo dire nel post dell’articolo precedente, è che quando dobbiamo decidere di “costruire” qualcosa di reale che avrà degli impatti nella società/ambiente, la fretta non è il metodo migliore.

Voglio fare un altro esempio pratico/reale:
Se io dicessi che per scaldare la mia abitazione non uso combustibili fossili!!! (circa il 90-95% da fonti rinnovabili……..forse frà un pò arrivo al 100%!!!) e che questo è realmente praticabile per quasi tutti gli abitanti (abitanti no abitazioni!!) dell’Italia.
Forse quello che affermo è una “bufala”….pensatela come volete….non è un problema mio.

Un saluto

SD

utente anonimo
Scritto il 28 settembre 2009 at 12:53

Grazie Valentina, e’ gia’ un grande passo che riusciamo a parlare senza aggrdirci, in questi tempi una rarita’ …ma non ti aspettare che il mio blog sia all’altezza del Capitano, ma ti invito a visitarlo non per farti cambiare idea ma per espormi le tue sull’argomento, come ha fatto gia’ qualche altro lettore, il bello e’ che dopo ne usciamo arricchiti entrambi almeno con 2 idee..anche se non le condividiamo.
Un saluto
Massimo

Scritto il 28 settembre 2009 at 14:15

utente anonimo
Scritto il 28 settembre 2009 at 14:22

ottimo vedo che cominci a rilassarti
buone cose

Scritto il 28 settembre 2009 at 15:18

caro #15 / #10

io sono rilassatissimo, se vuoi argomentare qualcosa invece di postare lapidarie cazzate puoi anche scrivermi a
il.cuculo69@yahoo.it
così ti rispondo personalmente senza disturbare tutto il blog
ti aspetto

buone cose.

utente anonimo
Scritto il 28 settembre 2009 at 15:32

… news dall’Australia..

“Speaking to a Senate inquiry into the stimulus, Mr Stevens declined to call on the Government to pull back on spending ahead of schedule. But he said interest rates would need to rise to prevent unsustainable increases in house prices or other assets.”

http://www.brisbanetimes.com.au/business/recovery-spells-doom-for-low-interest-rates-20090928-g97o.html

Stiggen

utente anonimo
Scritto il 28 settembre 2009 at 16:10

Il Compasso ha scritto:
E’ probabile che ci siano in campo almeno sette o otti grossi gruppi di potere, in competizioni fra di loro, per accaparrarsi qualche casella sulla scacchiera del “grande gioco”.
L’errore dei complottisti è quella di pensare che vi sia solo un gruppo egenome, invece il mondo è diviso in “bande”.
O meglio dovrei dire che “bande di predatori” si dividono il mondo!

Bravo lo penso anche io che amo definire i complottisti ‘i cultori del pensiero pirla’

Luigi

utente anonimo
Scritto il 28 settembre 2009 at 17:09

la penso anch’io allo stesso modo sulle bande

utente anonimo
Scritto il 28 settembre 2009 at 17:10

#14 si vede che te ne inntendi
complimenti

Scritto il 28 settembre 2009 at 21:55

splinder di nuovo ko?

Scritto il 28 settembre 2009 at 21:59

Anche oggi la “mano invisibile” ha sostenuto il mercato, loro le chiamano fusioni peccato che sempre più ci stiamo avviando sulla lunga strada della “Lost Decade”. Gli ultimi dati sull’inflazione tedesca sono estremamente deflazionari e l’indice CFNAI non segnala nulla di buono.

A questo punto credo che ciò che verrà farà sembrare un passeggiata al parco, quello che è accaduto sinora, la nemesi della storia è sempre più intrigante e misteriosa.

Noi continueremo ad analizzare la realtà fondamentale, con una piccola e dovuta precisazione!

Mentre il mondo intero urla inflazione dal giugno di quest’anno il decennale italiano ha percorso una rotta strepitosa ad oltre 6 nodi di velocità …..solo per precisare quanto è accaduto…..solo per testimoniare la realtà.

Scende il rendimento del decennale americano e le borse continuano a volare, chi sta barando….ai posteri l’ardua sentenza, sentenza che noi conosciamo.

Risottolineo per l’ennesima volta che in questo blog non si danno consiglio operativi, e mai verranno dati via internet e in nessun’altra occasione, perchè oggi ciò che conta è la consapevolezza, in questa tempesta infernale che è solo all’inizio, come nel decennio perduto; stiamo solo tracciando una rotta fondamentale, esplorandone gli abissi, attraverso le mappe della storia che sino ad oggi ci hanno permesso di osservare lontano, molto più lontano di coloro che vivono del breve termine.

Ciao Andrea

utente anonimo
Scritto il 28 settembre 2009 at 22:06

http://www.movisol.org/09news180.htm

Scritto il 28 settembre 2009 at 22:14

Scritto il 28 settembre 2009 at 22:18

Cavoli!! la prova non è riuscita…
dov’è l’immagine del faro ( che ti rappresenta Capitano) nella tempesta perfetta???:-) :-) “accidentaciooooooo”
Valentina

Scritto il 28 settembre 2009 at 22:34

Andrea,

capisco che ogni giorno ha il suo umore i suoi colori (ed i suoi giramenti i balle).

Però quando prendi in mano il pennello e la tavolozza di Bruegel non riesco più a capirne l’intento

buonanotte.
Il Cuculo

Scritto il 28 settembre 2009 at 23:10

vi posto una analisi tecnica, che è in linea con quello che dice/scrive il capitano. e scritta non da un pirla qualsiasi. ma da paul craig roberts, ex vice segretario al tesoro. leggete qui.
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6314

DORF

utente anonimo
Scritto il 28 settembre 2009 at 23:48

Quando i principi sono sbagliati si ritorna sempre da punto a capo e nel frattempo si cerca di sopravvivere sopportando situazioni disagevoli e penose per disoccupazione,tasse ,deflazioni o inflazioni , in un modo come un’altro il baro vince sempre sull’ingenuita’ della persona onesta.Buonanotte Celestino

utente anonimo
Scritto il 28 settembre 2009 at 23:56

A me sta un po in quel posto il fatto che il capitano voglia razionalizzare il movimento del mercato con la logica.

Ricordo che il mercaro va per i fatti suoi. E che non segue logica. Sarebbe troppo facile. Of course.

CRISALIDE.

utente anonimo
Scritto il 29 settembre 2009 at 00:00

Wow. Scritta da craig robert. Una sicurezza.
Riempiamoci la bocca di paroloni vuoti. E’ moda.

W il grandefratello

CRISALIDE

utente anonimo
Scritto il 29 settembre 2009 at 00:15

nessuno e’ eterno e un giorno saremo chiamati e giudicati da un Dio supremo non per quello che si ha ma per quello che si e’ fatto nel nostro cammino di vita.Tutti coloro che uccidono o imbrogliano per poteri personali saranno condannati a marcire nell’inferno per migliaia di anni quanti sono le persone che hanno sofferto a causa loro.Buonanotte Celestino

Scritto il 29 settembre 2009 at 01:42

Articolo più che perfetto; stavolta capitano ai messo proprio il dito nella piaga su tutte le porcheria che si fanno nel mondo dei titoli azionari . Da bambino ,forse in terza elementare ,ho letto un articolo sulla famosa rivista Reader’s Digest in italiano che come in una favola ci raccontava che anche i poveri possono partecipare al mondo dei grandi affari attraverso le azioni godendo dei dividendi partecipando come soci in un impresa .Lessi questo articolo come si legge una favola ed era proprio una favola.
Come ho gia’ detto in un commento precedente ho iniziato quest’anno a fare scalping per difendere i miei pochi risparmi. Anche se finora l’ho fatto con un certo successo ho capito che è una lotta impari. Innanzi tutto le commissioni 0,19% all’acquisto 0, 19% alla vendita piu’ tassa sull’utile praticamente la banca si prende lo
0, 38% su ogni mia operazione e scalping vuol dire lavorare con l’1% che divido con la banca ,che se lo prende sia quando sono in attivo che quando sono in passivo. Io opero solo con titoli di cui sono certo sui fondamentali e ti assicuro che sono pochissimi meno di dieci. A distorcere il mercato ci sono una serie di informazioni spesso in contraddizione tra di loro che ci fanno capire che sono pilotate per difendere interessi occulti e contrapposti. In Italia i gruppi che controllano una azienda spesso agiscono a discapito degli azionisti un esempio lampante sono le accuse a Berlusconi che se fossero vere sono solo la punta di un iceberg che ci fa capire perché è importante avere il controllo della gestione, i gruppi di sindacato di governo aziendale sono gruppi per la spartizione di cose innominabili. Proprio come hai detto tu sto partecipando ad un gioco d’azzardo ed è proprio proprio per la consapevolezza di questo che ancora non mi sono scottato. L’etica nel mercato finanziario ed azionario è solo pura utopia una speranza inattuabile, il marcio è così evidente che anche per un profano come me è stato possibile intravedere cose inaudite.
ci sono alcune chicche di cui mettero’ al corrente tutta la ciunma non ho la facilita’ discorsiva del capitano, mi ci vorra’ un po’ anche perche’ devo troare la forma adatta per non incorrere in qualche querela.
grazie ancora

utente anonimo
Scritto il 29 settembre 2009 at 01:54

Osservavo le quotazioni in borsa, mi chiedevo in che cavolo di sistema viviamo, sta montando una bolla così spaventosa che quando scoppierà dovranno chiudere solo le borse per alcuni giorni.
Praticamente molte società vengono quotate con multipli assurdi e intando si sta assistendo ad una contrazione degli utili ed un’aumento della disoccupazione.

Sembra che qualcuno ha lanciato i dadi e dato i numeri, dicendo che l’ultimo trimetre di quest’anno e il primo di l’anno prossimo saranno fortemente positivi per il PIL!
Solo quando tutto sarà finito, capiranno che c’è stato solo una bolla di liquidità, che invece di andare alle aziende è corsa nei casinò delle borse.
E’ possibile che nessuno controlli dove vanno a finire i soldi che le banche stanno prendendo dai governi attraverso le loro banche centrali!?
L’inversione delle quotazioni sarà così violenta da togliere il fiato, il dilemma è che nessuno è in grado di prevedere il quando, ma quando si sentiranno i primi scricchioli sarà un fuggi, fuggi!
Saranno settimane!?
Mesi!?
Dubito che ci vorrà più di tanto!?

-IL Compasso-

utente anonimo
Scritto il 29 settembre 2009 at 05:39

Stiamo tranquilli….
gli indici salgono e forse nei prossimi giorni saliranno ancora. negli USA Stanno festeggiando il fallimento del FDIC che ha chiesto alle banche di anticipare i contributi per gli anni a venire perchè non ha più soldi in cassa per rilevare le banche che ogni venerdì sera chiudono i battenti.
In questo mercato la logica va abbandonata. Gli acquisti sono “guidati” da alcune mani che operano in un mercato comunque sottile. E’ un mondo di inganni e di illusioni che non potrà durare a lungo, ma che per adesso tiene ancora

Buona giornata a tutti
Daniele

Scritto il 29 settembre 2009 at 07:15

utente anonimo
Scritto il 29 settembre 2009 at 09:03

In attesa della nuova bolla
La Borsa USA sta vivendo una crescita record

http://www.cdt.ch/commenti-cdt/editoriale/12263/in-attesa-della-nuova-bolla.html

utente anonimo
Scritto il 29 settembre 2009 at 09:58

Le borse crescono, i mercati raggiungono picchi, le banche presentano utili record

allora vorrei sapere..come mai ad Ottobre dell’ anno scorso ho dato l’ ordine di uscire da una gestione (conservativa…che mi ha fatto perdere il 20%) e adesso dopo 1 anno mi e’ stata rimborsata solo la meta’ dei soldi che avevo investito, la banca si difende dicendo che e’ colpa dei fodni all’ interno della gestione che non pagano, alcuni non rispondono…

GRANDE…Pirla io…e ladri gli altri!

Perche’ non falliscono tutti? perche’ sono in troppi..troppa gente abituata bene..da sfamare…da far girare con i loro yacht..con le loro macchinone…questi banchieri sfigati, che arrivano tutti ingellati e vestiti impeccabilmente alla American PSYKO (Andrea potresti utilizzarlo come titolo di un tuo prossimo Thread)…beh sono in troppi…troppi ragazzini che escono dall’ universita’ e vogliona fare milioni…

beh un mio amico che viveva a Londra e lavorava per JP MOrgan ha detto che il casino e’ iniziato per prodotti che hanno inventato loro..prendeva bonus da 1-2 milioni di euro a 28 anni…sempre collegato al BB..pieno di tic…viaggi in arabia america tutte le settimane…adesso per fortuna s’e’ svegliato ed e’ a IBiza alle chiusure delle discoteche e si e’ licenziato…

Sono una valanga di essere spregevoli..tutti con la puzza sotto il naso..non sanno neanche cosa accade nel mondo..l unica cosa che ti dicono..aspettiamo una discesa del 10% del mercato azionario e poi consiglio di investire…ma va a quel paese sfigato e sfigata perche’ la maggior parte delle volte son delle pesudo prostitute a fare da relatiosnhip manager…scusate..non voglio esser volgare ma mi son proprio rotto…

dopo un anno..ancora devo avere i miei soldi…ladri…e se avevo bisogno cosa facevo? rubavo?

beh questa razza di banchieri e bancari e’ troppo popolosa, vive da sola in un mondo tipo eurodisney, dove giocano con le montagne russe, personaggi alla topolino e zio paperone, usando soldi falsi e stampandoli a go go…solo che questi invece di rimanere isolati stanno contagiando la citta e il mondo fuori questo parco divertimento per stupidi malati di mente ignoranti che vivono usando i nostri risparmi e soldi…bruciandoli e giocandoci senza sapere il valore che hanno per noi…

IO ODIO LE BANCHE! e tutti quelli che ci mangiano dietro!

PORTELLO

Scritto il 29 settembre 2009 at 10:10

utente anonimo
Scritto il 29 settembre 2009 at 10:20

Il Cuculo #59 bella l’immagine del quadro che hai postato, chi è l’autore? vorrei comprarne una copia, mi ricorderebbe i dintorni di una Centrale Nucleare (tipo Cernobyl) oppure una bella Zona Super-Industriale della Cina hehehe.

SD

Scritto il 29 settembre 2009 at 10:44

Sottotitolo del #38:
“Il Capitano ci fa veder lontano!…”

p.s Sd è Bruegel, devi vedere anche la Torre di Babele…quale maestria.

utente anonimo
Scritto il 29 settembre 2009 at 12:41

Caro
Cuculo

nessun
quadro
e
piu
chiaro e limpido di quello che si va. delineando

utente anonimo
Scritto il 29 settembre 2009 at 12:44

Le banche sono come le tarme, piano piano mangiano tutto, finchè il sistema crolla.

Ad esempio ci hanno fregato per anni con l’Anatocismo

E questo è un fatto.

CRISALIDE

utente anonimo
Scritto il 29 settembre 2009 at 12:49

BRUSSELS, Sept 29 (Reuters) – The euro zone would like to see a strong U.S. dollar and hear again in coming days from the United States that a strong currency is also in the interest of Washington too, Eurogroup chairman Jean-Claude Juncker said.

The euro has risen sharply against the dollar since April to well above $1.4 — a level European export companies call the pain threshold.

“We like the sound of the American sentence which says that a strong dollar is in the interest of the American economy,” Juncker told European Parliament’s economic and monetary affairs committee on Tuesday.

“I have to draw your attention that we did not hear this sentence in the recent period and I would like to hear this sentence once again in next days,” he said.

Finance ministers and central bankers from the Group of Seven (G7) countries are to meet on Saturday in Istanbul in Turkey and they will discuss exchange rates.

The G7 comprises the United States, Canada, Japan, Germany France, Italy and Britain.

utente anonimo
Scritto il 29 settembre 2009 at 13:58

per il Compasso #2

Io ritengo che l’impennata pazzesca del prezzo delle materie prime sia spiegabile solo parzialmente con la speculazione, e solo relativamente all’ultimo periodo , tipo 2008.
Il prezzo delle materie prime energetiche era in crescita inerrestabile dal 2000 circa, la molla di qesta era la crescita economica tumultuosa che si rifletteva in una crescita tumultuosa dei consumi energetici seguita a stento dall’offerta. dal 2005 l’offerta, nonostante prezzi più che quadruplicati rispetto 5 anni prima, ha ristagnato . Non si puo’ attraversare impunemente 3 anni di ristagno dell’offerta energetica. Il prezzo, che normalmente funge da segnale per l’allocazione delle risorse, non ha funzionato.
In primo luogo, l’offerta deve essere pianificata sul lungo periodo, si potrebbe addurre come spiegazione, ma nei fatti il problema risiede nei ritorni decrescenti di redditività dei nuovi pozzi, che sono sempre più piccoli, costosi e sconvenienti in generale.

A mio parere, la scarsità energetica ha messo in crisi commercio e produzione pesante. Quando le cose hanno iniziato a scivolare su un diverso piano inclinato, si è innescata la crisi finanziaria, che secondo me è il primo sistema che deve saltare in un insieme complesso come il nostro mondo.
Perchè?
Ma perchè la finanza modiale è “stirata” oltre ogni limite immaginabile. Nella nomenclatura dei sistemi complessi, si dice che il sistema è divenuto rigido, poco resiliente e prono a crisi strutturali innescate dalle instabilità.

Un tipo su theOilDrum ha fatto un paragone piuttosto calzante: bisogna immaginare dal punto di vista della stabilità i sistemi complessi come mucchi di sabbia: quando il mucchio e’ largo e poco alto, tutto è stabile. Se aggiungiamo sabbia, poco a poco i contorni del mucchio divengono instabili. Se metto la sabbia con attenzione, posso arrivare ad un punto che TUTTO il contorno del mucchio diventa instabile. A questo punto basta un granello di sabbia, in qualunque parte del mucchio, e si innesca una frana generale.

E’ un modo di verdere il concetto tanto idolatrato di “allocazione efficiente delle risorse”: in realtà, la tecnica consiste nel cercare di far funzionare tutto un sistema senza tempi morti o accumuli. E’ il sistema del just in time, ad esempio, o quello delle reti aziendali.
Peccato che se non si progetta un sistema con un minimo di ridondanza o di capacità di riserva E LA SI MANTIENE SEMPRE, non appena si inceppa un punto si inceppa tutto il sistema.

Nella finanza, l’avidità senza freni e regole ha eliminato ogni ridondanza e buffer, il sistema è diventato instabile prono a crisi catastrofiche. Come è accaduto.

Ma va sottolineato che la causa della crisi non è la finanza in sè, ma l’economia in arresto, a sua volta arrestata dal declino energetico.

Questo è il mio punto di vista. Molto generale, forse molto semplificato, ma credo molto veritiero.

Saluti
Phitio

utente anonimo
Scritto il 29 settembre 2009 at 21:15

Premesso che il capitalismo persegue il massimo profitto, il bene dell’individuo e non il bene comune, appare evidente che la globalizzazione ha permesso alle multinazionali di spostare la produzione nei paesi emergenti vendendo con enormi guadagni nei paesi sviluppati creando nel contempo un flusso di ingenti masse monetarie verso i paesi emergenti con relativo indebitamento dei consumatori (squilibri commerciali a debito).
Inoltre per effetto della globalizzazione le attività produttive nei paesi sviluppati diminuiscono dirottando i lavoratori verso i servizi anche improduttivi ed inefficienti (debito statale, titoli tossici ecc)
Tutto ciò avrà 3 conseguenze:
1) graduale impoverimento dell’occidente (diminuzione del reddito)
2) squilibri prima economici e poi sociali (disoccupazione, terrorismo, guerre, ecc)
3) aggravamento nei prossimi 5-10 anni della crisi attuale che potrebbe, in detrminate condizioni, portare alla fine del capitalismo (nazionalizzazioni, governi autoritari).
In questa situazione creare l’illusione che tutto sta tornando alla normalità con il rimbalzo delle borse è veramente commovente e sconcertante, come se la realtà dipendesse dalle borse (eppure Greenspan l’ha proprio detto).

utente anonimo
Scritto il 29 settembre 2009 at 22:43

Gentile #Phitio la tua analisi è sicuramente valida, però c’è da considerare che il mercato del petrolio è dominato da un Monopolio dichiarato che è l’OPEC, più un altro monopolio più o meno occulto rappresentatto dalle eredi delle Sette Sorelle con l’aggiunta di una decina di nuove compagnie petrolifere di impostazione nazionalistica.
IL mercato petrolifero è completamente manipolato!

Quando si parla di petrolio poi bisogna stare attenti a non confondere le riserve con gli stock disponibili.
A volte di un giacimento non si riesce a pompare più del 30/40% del petrolio disponibile, il resto rimane sotto, ci sono giacimenti che in passato venivano sfruttati solo al 20/25% e poi abbandonati.
Parlare di giacimenti esauriti significa dire che come minimo una metà del petrolio è ancora nel sottosuolo, quindi potenzialmente sfruttabile.
La decisione di continuare a “coltivare” un giacimento è solo di natura economica, in sostanza dipende in buona parte, dal prezzo del petrolio in quel momento.
In quanto alla teoria del picco di Hubbert c’è da dire che questa è una pura banalità lapassiana.
E’ ovvio che prima o poi il petrolio si esaurirà, ma quello che nessuno vi ha mai raccontato è che ci sono intere zone del pianeta ancora tutte da esplorare.
Il picco di Hubbert doveva cadere prima negli anni 70, poi si è spostata tale data a metà degli anni 90, poi ancora nel 2000 e infine oggi si prevede il picco nel 2020. Tutte congetture!
Stando a qualche addetto del settore c’è da stare più che tranquilli per almeno altri 70 anni!!
Poi in quanto ai combustibili fossili il carbone basterebbe, da solo, per non meno di 400 anni, e questo solo con i giacimenti accertati oggi!!
Se qualcuno poi dice che il carbone inquina di più del petrolio c’è da dire che questo è solo dovuto al fatto che la quasi totalità delle centrali a carbone è vecchia, quelle di nuovissima concezione sono meno inquinanti di una una centrale Turbo-Gas.
Aggiungo che il carbone è gassificabile e liquefacibile .
La gassificazione del carbone era comunemente effettuata in passato tanto che il cosidetto vecchio “gas di città” non era altro che carbone gassificato. L’inconveniente era che il gas da carbone è difficile da gestire, per motivi di sicurezza (composto da una miscela di CO + H2, velenosissimo il primo e esplosivo il secondo).
In quanto alla liquefazione del carbone, la tecnologia è più che matura, vi dico solo che la quasi totalità della benzina usata dai Tedeschi nella II guerra mondiale era carbone liquefatto!
Io sono un ambientalista ma però quando sento parlare di esaurimento delle riserve energetiche, vorrei tanto che certe persone imparassero a ragionare sui dati.
La stessa auto a Idrogeno è quantomeno un’azzardo, in quanto l’Idrogeno è in assoluto il gas più esplosivo che esista, di una pericolosita ingestibile.
Basta che si formi una piccola quantita di miscela Idrogeno-Aria ed è peggio di nitroglicerina pura!
In quanto alle Automobili elettriche devo dire che la tecnologia oggi non è ancora, neanche minimamente, matura, le auto Ibride sono buone per i saloni internazionali dell’Auto, ma il loro costo le reghelerà a un settore di nicchia.
Rassegnatevi al fatto che il vostro benzinaio non rischia neanche minimamente di perdere il suo posto di lavoro.

-IL Compasso-

Ovviamente se domani un qualunque emulo di Albert Einstein tira fuori dal cilindro cose tipo: fusione atomica, sfruttamento dell’energia oscura, oppure manipolazione dell’antimateria tutto cambierebbe.

utente anonimo
Scritto il 29 settembre 2009 at 23:50

Il Compasso #46 hai sicuramente ragione, i combustibili fossili non finiranno in qualche decennio, l’idrogeno oltre che mooolto pericoloso è difficile da “estrarre” e non conveniente, l’energia elettrica uso trasporto è anti-economica…bisogna pur produrla!!

Ma secondo mè c’è un particolare da prendere in considerazione, queste energie costano, in certi settori stà diventando conveniente sfruttare le energie rinnovabili/ecologiche, bisogna fare una valutazione economica a medio/lungo periodo per rendersene conto.

SD

utente anonimo
Scritto il 30 settembre 2009 at 01:24

A 45,diciamo che avra’ una e mezza conseguenza perche’ il resto e’ gia’ in atto,nel privato siamo gia’ diventati piu’ poveri e disoccupati e finite le riserve se non torna il lavoro la vedo male per noi non per il governo che per stare a galla dovra’diminuire la paga ai politici ,dipendenti statali ,sanita’ compresa iniziando dai dottori.Le banche si salveranno sempre dalla nazionalizzazione ,troppi debiti avranno da smaltire,meglio farle fallire.Pino

Scritto il 30 settembre 2009 at 08:38

#45

Il punto 1 è inevitabile anche se il processo è comunque lento.
La globalizzazione ha creato una situazione di vasi comunicanti, la differenza di potenziale porta ad un travaso di ricchezza che in parte dovrebbe essere compensato dalla crescita, ogi non c’è crescita ed il problema si avverte più acuto.

ll punto 2 non è ovvio, ci sono e ci saranno tensioni ma è dichiarato obiettivo politico tenere la situazione sotto controllo.

Il punto 3 non lo vedo proprio, chi governa il capitalismo, poche migliaia di famiglie nel mondo, ha le leve per riportare, nei tempi e nei modi per loro opportuni ad un equilibrio laddove la situazione è scappata di mano affinchè tutto cambi senza che nulla cambi.
Eventuali nazionalizzazioni saranno fatte in una cornice assoutamente “capitalistica”.
Quanto ai governi autoritari hanno sempre convissuto bene con il capitalismo. Ma non è quella la strada, le “masse” si controllano moto meglio quando credono di essere in democrazia.

utente anonimo
Scritto il 30 settembre 2009 at 11:29

Per il Compasso #46

Vorrei precisare con forza che qui il problema NON è il cosiddetto “esaurimento” delle risorse, perchè come ben dici di risorse ce ne sono molte ancora a disposizione.

Il prolema è un altro: il tasso di estrazione. E, anche, il ritorno energetico prima ed economico poi. Senza aver ben compreso questi due concetti il discorso girerà sempre a vuoto.

Il problema è quindi che ci sono limitazioni di carattere primariamente di fisica dei giacimenti, poi di natura economica, poi di natura politica (in questo ordine) al tasso di estrazione quotidiano.

Come dire, se non riesco a cucinare più di una pagnotta al giorno per cause strutturali non aggirabili, non importa avere da parte tonnellate di farina.

Il fatto che un giacimento venga sfruttato per il 25-30-35% nei casi fortunati non è uno sfizio dei paesi o delle societa produttrici, ma un duro fatto di fisica. Sopra quella soglia si non si riesce ad andare per questioni di termodinamica: in un sunto molto impreciso, quella parte che resta dentro è preclusa a qualunque tecnologia ideabile, poiche’ l’estrazione richiederebbe una spesa energetica superiore a quella ricavabile. SI puo’ lavorare sui decimali di percentuale, grattare le briciole, ma non altro.

La percentuale precisa di mercato petrolifero “in mano” alle compagnie nazionali è circa il 95% , il resto in mano alle ex sette sorelle (di recente diventate tre o quattro: si sono dovute fondere per fare fronte ai problemi di scarsità di nuove prospezioni, ai costi elevati di materiali, scarsità di personale e un mucchio di altri problemi).

In parole povere: l’industria petrolifera forse non è alla frutta, ma ben dopo la seconda portata. Restano da esplorare solo le zone polari e poco più, il resto del mondo è stato scandagliato in ogni dove. E, cosa più importante, si già fin troppo bene dove si può trovare petrolio, è indicato dalla geologia.

Cosa resta: restano i piatti poco appetibili, perchè molto più costosi in termini energetici e ambientali, e quindi molto meno redditizi, come i bitumi, le sabbie bituminose, le scisti petrolifere (credi a me, non ne verrà fuori proprio nulla), e ovviamente i sostituti classici come carbone, metano e uranio ( quest’ ultimo solo per l’elettricita).

Le fonti non-convenzionali, come si fa al giorno d’ggi, usando un eufemismo vigliacco, come dire se ti prendo a calci nel sedere sto usando “metodi non urbani”.

Petrolio pesante, sabbie, sono robaccia orrenda. Rendono 2 o 3 per ogni 1 di energia spesa. E non si contano dentro i danni all’ambiente (pazzeschi), e quello che dovrebbe costare energeticamente non dico rimettere allo stato originario, ma almeno bonificare l’inquinamento.

Al giorno d’oggi, un pozzo di petrolio convenzionale ha una resa energetica di 12 a 1, giusto per fare un confronto.
Il carbone (se non uso la costosa tecnica del sequestro di CO2) ha una resa di 5 a 1, altrienti diventa meno di 4 a 1.

E di carbone, purtroppo, c’e’ n’e’ meno (e qualitativemente molto meno) di quel che si credeva. Dimentichiamoci dei 400 anni. E’ meno della metà, circa 180 anni, e quest’ultimo è un numero stupido, perchè valutato come se dovessimo consumarne la stessa quantità ridotta odierna per 180 anni, come se intanto per sostituire il petrolio venissero i marziani.

COn una resa di 5 a 1 dobbiamo estrarre una quantità doppia di materiale carbonifero per sostituire una unita di petrolio che ci rende 10 a 1. E 5 a 1 è la resa attuale, che si basa sull’utilizzo di macchine a petrolio per estrarre carbone.

Come vedete, non è per niente semplice o banale.

Ma, tornando al problema del flusso massimo di energia giornaliera, il fatto di passare a sorgenti cosi’ scadenti rispetto al petrolio è una garanzia del fatto che non saremo mai più in grado di raggiungere il livello dei questi ultimi anni.

In primo luogo, la recessione/depressione azzerera’ lo stimolo a cercare nuove fonti o a sviluppare i progetti esistenti con urgenza.
In secondo luogo, le infrastutture necessarie a sostituire l’imput petrolifero attuale con altre fonti (tipo carbone) dovrebbe essere cosi’ colossale, che la sua semplice costruzione (ammesso di avere i capitali) richiederebbe decenni. Ma il tasso di riduzione del flusso estrattivopetrolifero mondiale viaggia attorno a 4-5 milioni di barili IN MENO a fine anno, ogni anno.
Se mltiplichi questo numero per 10 anni e consideri che il tasso estrattivo attuale è circa 84-85 milioni di barili al giorno, capisci l’entità del problema. Roba da fari rizzare i capelli e non dormire la notte.
Fra 10 anni, dobbiamo trovare il modo di rimpiazzare una perdita produttiva di ameno 4 milioni di barili al giorno.

Dopotutto lo dice la stessa IEA: nel 2020 ci serve la produzione (ammesso che serva e non siamo tutti sotto i ponti) di quattro nuove arabie saudite (che attulamente estrae 10 milioni di barili al giorno, quindi totale 40 milioni, il conto torna).

Più realistico affidarsi ai marziani,a questo punto.

Quello che abbiamo di fronte, è uno dei pu’ gravi problemi che abbiamo di fronte nella nostra storia, superiore perfino a quello climatico (sebbene connesso ad esso in piu’ modi). ANdrebbe affrontato attaccandolo in contemporanea da più parti, e per tempo.

Purtroppo, non ci siamo mossi per tempo. Siamo ormai fuori tempo massimo. Dovevamo muoverci 20 anni fa almeno. QUindi quello che resta da fare è salvare il salvabile.

Io ho impiegato 3 anni a venire a patti con questo, non pretendo comprensione immediata, forse quello che dico avrà in ritorno solo grande scetticismo.

Ma questo non cambia la mia visione. Sono questi i momenti in cui avrei preferito vivere il tempo di mio padre, quando i problemi non mancavano ma almeno bbondava la fiducia nel futuro.

Saluti
Phitio

utente anonimo
Scritto il 30 settembre 2009 at 12:03

una correzione ad un refuso:
dobbiamo rimpiazzare 40 milioni di barili (non 4): si capiva iche era un refuso dall’esempio successivo.

Attualmente il tasso di depletion è appena compensato dalle nuove produzioni. Questo spiega lo stallo produttivo partito nel 2005. Non riusciamo più ad incrementare ulteriormente, riusciamo solo a compensare. Ora si è aggiunta la distruzione di domanda, inevitabile con il perdurare dello stallo produttivo.
E’ sensato dire che un o stallo energetico innesca uno stallo economico? Ma se le economie per essere stabili devono crescere, come reagiscono ad uno stallo energetico? E se la finanza deve super-crescere su una economia in crescita, come puo’ reagire ?

Secono me, reagisce come stiamo vedendo quotidianamente.

E’ anche per questo che ritengo la finanza come la conosciamo sia ormai in una via senza uscita e senza ritorno.

Saluti
Phitio

utente anonimo
Scritto il 30 settembre 2009 at 12:42

Caro #Phintio le tue analisi sono incontrovertibili, sarebbe sterile scontrarsi sulla durata precisa delle risorse, di fatto ci sono enormi probblemi, ma questo era vero anche in passato.
Ricordiamoci che sul tavolo c’è sempre la carta della fissione nucleare, forse quest’ultima è realmente l’unica strada percorribile.
Il probblema delle scorie è più politico che ambientale, il dilemma è come fare accettare alle persone la presenza di una centrale nucleare o di un deposito di scorie radiottive.
Io sono convinto che si andrà avanti con i fossili per almeno una cinquantina d’anni, magari la quota delle rinnovabbili salirà intorno al 10/15% ma è difficile andare oltre.
In futuro con una sempre maggiore pressione esercitata dal rischio di rimanere “al buio” troverà la soluzione tecnologica accettabile.
Se qualcuno di voi si va a guardare la storia del Progetto Manhattan per la realizzazione della prima bomba atomica, vedrà che nel giro di soli tre anni venne realizzato qualcosa di colossale.
Alla fine la risposta al problema energetico potrebbe arrivare stesso dagli USA, loro sono i maggiori consumatori e importatori di petrolio, una evantuale indebolimento del dollaro e suo declassamento a moneta ordinaria, potrebbe semplicemente portare gli USA a cercare di sganciarsi con tutti i mezzi dalla dipendenza dal petrolio medio orientale.
Larga parte dell’opinione pubblica e sempre più cosciente che non si potrà continuare in eterno in quella che è una disperata difesa del petrolio e delle vie per arrivarci.
Già attualmente si sono cotruiti reattori”tascabili” con tecnologuia di derivazione militare, che sono trasportabili su un tir e sono perfettamente sigillati e in grado di erogare energai per quasi vent’anni, senza grossi interventi di manutenzione.

-ILCompasso-

utente anonimo
Scritto il 30 settembre 2009 at 16:05

#50 e 52
Bravi, interessantissume analisi sul problema energetico.

utente anonimo
Scritto il 1 ottobre 2009 at 10:52

Per compasso #52

Nela mia fin troppo lunga risposta precedente ho volutamente lasciato stare il nucleare, accennando solo fuggevolmente che col nucleare ricaviamo solo corrente elettrica, che rappresenta solo un 30% delle nostre reali necessità.
Anche a non voler essere prevenuti contro il nucleare, e non lo sono per questioni ideologiche, va assolutamente preso in considerazione questo elemento.

IL petrolio serve anche per i trasporti e per una infinità di altri prodotti.
Da un certo punto di vista , bruciarlo e basta equivale a far andare una stufa a carbone bruciando mazzette di banconote da 100 euro, uno spreco incredibile.

Ma questo cambierà, ovviamente. Il valore del petrolio si appaleserà gradualmente non appena comincerà ad essere meno disponibile di quel che serve, e non solo dal punto di vista del costo.

Di nucleare a fissione si potrebbero riempire volumi, pro e contro. QUello che faccio notare, tuttavia, è che le score di uranio sono anche esse estremamente limitate, 35 anni di consumi attuali, dove col nucleare globalmente copriamo un misero 8% di produzione elettrica.
Non va meglio dal punto di vista del parco centrali: tutte le nuove centrali in costruzione del mondo servono a malapena (nel senso che sono meno di quelle che servono) a compensare la chiusura delle vecchie. Tanto appunto che molte centrali vengnono forzosamente tenute in opera qualche anno in piu’ del previsto, con tutti i rischi di sicurezza connessi. Il fatto è che poi smantellare le centrali è una roba di terribile costo e complessità (sempre che si tenga nel dovuto conto la salute pubblica, beneinteso, e non si affidi a qualche camorra internazionale di affondare una navina o due a notte fonda).

Per quanto riguarda i progressi tecnologici (terze e quarte generazioni, a torio, o addirittura centrali a fusione) ben vengano, ma ricordiamo che sempre e solo di elettricità si parla.

Qui sono importanti anche i tempi: si puo’ pensare ad una riconversione elettrica dei trasporti di massa e di altre cose come il riscaldamento domestico, di potenziare gli elettrodotti e cosi’ via, ma in meno di 20 anni non si fa nulla di serio.

Il rapporto Hirsch, analizza proprio le tematiche di riconconversione necessaria in un mondo reale (e non ideale) per mitigare questo tipo di crisi. 10 anni sono il MINIMO indispensabile in uno scenario, come hai evocato tu, di “Progetto Manhattan”.

Sarebbe a dire che, se per caso tutti i governi mondiali si svegliassero domani, e convenissero che la crisi è di quelle estremamente gravi, e dirottassero enormi capitali in R&D e riconversione, vedremo i primi risultati concreti nel 2019, quando per allora la produzione petrolifesa si stima sarà scesa di un buon 20-25% dai livelli attuali, premesso che non ci siano ritardi o intoppi nei residui progetti di sviluppo dei giacimenti nuovi attualmente in fase di lavorazione (altrimenti ci potremmo trovare con un meno 30-40% o peggio).

Il nucleare si puo’ inserire nel contesto degli sforzi su più fronti , fornendo il suo contributo. Ma sarà un contributo marginale, non decisivo.

Saluti
Phitio

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