DOPO ROOSEVELT … OBAMA FOUR MORE YEARS!

Scritto il alle 14:26 da icebergfinanza

Oltre 80 anni dopo il New Deal di Roosevelt, la vittoria odierna di Obama testimonia la validità di un approccio che vede la spesa pubblica attenuare gli effetti di una Grande Depressione.

Era l’anno del Signore 2009 e precisamente il 18 di maggio quando scrissi…

” La conoscenza anche quando si avvicina alla verità, non porta sempre ad azioni adeguate, perchè se non facciamo attenzione, tendiamo sempre a dimenticare ciò che conosciamo oppure scordiamo come elaborarlo in modo corretto, anche se siamo esperti. E’ dimostrato che gli statistici tendono a lasciare il cervello in aula e a commettere errori deduttivi banalissimi quando escono ……”

La mia percezione di un sistema economico che si sta avviando a ripercorrere le orme della “Lost Decade” giapponese, ripercorrendo il processo deflativo, non è necessariamente verità, ma solo una visione soggettiva che intravede all’orizzonte alcune similitudini che il passato ci lascia, come ad esempio quelle che mi hanno aiutato a scorgere la tempesta perfetta.

Quindi ecco che credo sia necessario affrontare la navigazione con l’umiltà di chi sa di non poter vedere oltre un metro dalla prua della nave, in quanto parafrasando ancora Taleb, più la nostra conoscenza cresce, più è minacciata da cospicui aumenti di fiducia, che fanno si che l’aumento di conoscenza, corrisponda anche ad un aumento di confusione, ignoranza e presunzione.

Ecco che quindi non ci resta che continuare a navigare umilmente senza nessuna presunzione di avere in tasca la rotta sicura, continuando ad analizzare e confrontare i propri orizzonti con il destino.

Vorrei solo condividere ora alcuni interessantio passi letti nel libro ” Soldi e Potere” di Niall Ferguson, uno dei più promettenti storici inglesi che sottolinea come:

” La correlazione tra il rapporto debito/PIL e il rendimento delle obbligazioni a lungo termine risulta negativa anzichè positiva in cinque casi su sette. Il caso estremo è quello del Giappone, dove un rapido incremento del debito si è accompagnato con un calo quasi altrettanto rapido dei rendimenti. Fra il 1990 e il 1999 il debito pubblico lordo giapponese è aumentato dal 61 al 108 per cento del PIL, e si prevedeva che avrebbe raggiunto il 130 % nel 2000. Ma i rendimenti dei titoli giapponesi a lungo termine sono scesi da più dell’ 8 per cento nel settembre 1990 ad un minimo inferiore all’ 1% nel novembre 1998. La ragione per cui non si manifesta una stretta corrispondenza tra l’onere debitorio e i rendimenti è che l’ammontare corrente di debito insoluto in rapporto al pprodotto è solo una delle molte misure che condizionano le percezioni degli investitori, e in certi casi può non condizionarle affatto. Nei paesi industrializzatim durante gli anni ’90, le aspettative di inflazione decrescente coltivate dagli investitori ( e, nel caso del Giappone, di una deflazione vera e propria ) hanno contato molto di più dell’aumento del rapporto debito/PIL “

Ecco che in sintesi si tratta sempre e solo di percezione e aspettative, se gli investitori sono convinti che la deflazione continuerà la sua opera, le aspettative non si faranno certo influenzare dalla crescita esponenziale del debito americano e di altri paesi come ad esempio l’Inghilterra.

Ma facciamo un salto su un treno al quale non è ammesso fermarsi, come quello di Alan Blinder ex Federal Reserve, ex braccio destro di Greenspan sul NEWYORKTIMES!

Sembra che secondo Blinder il 2009 non assomiglia affatto al 1930 ma quello che dobbiamo evitare è che il 2010 e il 2011 diventino un altro 1936. Nessun pericolo di riproporre la Grande Depressione ricordando per l’ennesima volta i dati, ma questa è già la peggiore recessione dal 1930 e quindi come non chiamarla Grande Recessione!

Almeno che i leader americani non si comportino stupidamente, Blinder sostiene che per due motivi non si ripeterà la tragica prospettiva del baratro 19030/1933.

Reti di protezioni sociali in grado di attenuare la disoccupazione e la speranza di Blinder che Obama, Geithner e Bernanke non siano come Hoover, Mellon e Meyer ( Fed ) Non starò a ripetere ciò che non è stato fatto nella Grande Depressione, per certi versi l’abbiamo già visto insieme, ma a parte Obama, permettetemi di rispolverare ancora Nicholas Taleb.

” A coloro che guidavano uno scuolabus bendati (e l’hanno sfasciato) non dovrebbe essere mai più permesso di guidare un altro scuolabus. L’establishment economico (università, autorità di regolamentazione, funzionari governativi, economisti al servizio di varie organizzazioni) ha perso la propria legittimità a seguito del fallimento del sistema. Sarebbe imprudente e insensato da parte nostra se ci affidassimo alle capacità di questi esperti per uscire da questo caos. Al contrario, bisogna individuare le persone intelligenti e con le mani pulite. “

Questa per Blinder sarebbe la buona notizia anche se che ancora il pericolo che il prossimo anno si potrebbe trasformare in un 1936.

Un volo del PIL dell’11 % tra il 1933 e il 1936 ma poi la FED e il governo hanno invertito la rotta.

Nel 1936 la Fed ha esaminato il grande volume di riserve in eccesso accumulate dal sistema bancario ( come oggi avviene ) e ha concluso che quella montagna di liquidità avrebbe foraggiato l’inflazione futura e quindi si mise a aspirarla. Il tutto è proseguito nel 1937 attraverso una contrazione della politica monetaria.

Nello stesso tempo Roosevelt ha dato un’occhiata al bilancio federale che sembrava essere enorme e ha concluso che era arrivato il momento di aumentare le atsse e ridurre la spesa.

L’errore fondamentale della gestione Obama è quello di non aver nazionalizzato tutte le banche di investimento americane, tecnicamente fallite, delegando questo compito alla famigerata AIG questa si nazionalizzata alla grande.

Nazionalizzare significa trasferire la responsabilità delle perdite agli azionisti ed in parte agli obbligazionisti, preservando i risparmiatori.

La gestione del fallimento e nazionalizzazione temporanea di General Motors e Chrysler dimostra  quale è la via maestra, via che ha fatto vincere Obama in Stati chiave come l’Ohio e Michigan.

Come ha scritto il professor Gustavo Piga Professor of Economics

E così il Partito Democratico vinse le elezioni. Le vinse perché il precedente Governo, che aveva gestito la politica economica durante la Grande Depressione, aveva accentuato questa con la stupida austerità. E con la vittoria democratica vennero anni di spesa pubblica a sostegno dell’economia. E questo sostegno intelligente e solidale permise al Partito democratico di rimanere al potere per altri 30 anni.

Così dicono tre ricercatori americani nel loro ultimo lavoro empirico. No non si occupano di Bersani ma di Franklin Delano Roosevelt (FDR), il presidente Usa eletto nel 1932, e la cui politica economica – secondo i tre – di maggiore spesa pubblica di allora ha aumentato il sostegno ai democratici americani del 10% nel lungo periodo.

Ci pensi, il partito democratico nostrano. Ci pensi ora a programmare bene la sua politica economica, il cui potenziale potrebbe andare ben al di là di uno o due mandati elettorali.

Ma in realtà il paragone è imperfetto. Roosevelt regnava su di una unione monetaria di tanti stati fortemente indipendenti. Bersani, se vincesse, regnerebbe su uno solo di questi stati.

In effetti il saggio dei tre ricercatori e la sua verifica empirica ci regalano anche una fondamentale lezione storica per la nostra unione monetaria europea.

Quando Roosevelt nel 1932 dovette decidere cosa fare per uscire dalla crisi ereditata, il peso dello stato federale nell’economia Usa era ancora basso seppure in crescita dai primi anni del Novecento: la spesa federale ammontava a 30% del totale e forte era il potere e l’autonomia degli stati e degli enti locali.

Cosa scelse di fare FDR?

Scelse di fare la cosa giusta economicamente: espansione fiscale dal centro, per aiutare la domanda interna e combattere la disoccupazione.

Scelse di fare la cosa giusta politicamente: espansione fiscale dal centro sì, ma senza rimuovere il potere decisionale di stati e enti locali, utilizzando la leva dei trasferimenti a questi che mantenevano l’autonomia e la discrezionalità sull’allocazione della spesa.

Scelse di fare la cosa giusta elettoralmente: concentrò l’aiuto di spesa in modo tale da modificare per un lunghissimo periodo le preferenze politiche del votante medio Usa a favore del suo partito, appunto quello democratico.

Pochi anni dopo, otto per la precisione (nel 1940), gli Stati Uniti erano una unione monetaria completamente diversa e molto più simile a quella odierna: il totale della spesa federale sulla spesa totale era salito dal 30 al 46%.

E come era stato possibile riuscire a sottrarre così tanto potere ai singoli stati e centralizzare così rapidamente la funzione di governo?

Semplice. Nel modo opposto che sta seguendo attualmente l’unione monetaria europea, che si trova in condizioni di (quasi) pari difficoltà economica: ottenendo la fiducia dei singoli stati membri, specie quelli più in difficoltà, ideando maggiori e massicci trasferimenti ed aiuti dal centro. Pochi anni dopo, grazie a questa generosità, nessuno stato si oppose di fatto a cedere maggiori poteri di spesa al centro.

Pochi anni dopo era cambiato anche il tipo di spesa pubblica Usa: se dal 1932 al 1936 dominarono i trasferimenti dal centro, dal 1936 al 1940 la spesa fu fatta direttamente dal centro. Era nata l’unione monetaria federale basata su spesa pubblica dal centro e trasferimenti dagli stati più ricchi agli stati più poveri tramite un bilancio unico.

Noi europei oggi facciamo l’opposto: parliamo di unione fiscale negando aiuti ai paesi membri più in difficoltà. La mancanza di solidarietà verso questi, se stupidamente e cocciutamente perseguita, otterrà il risultato opposto a quello ottenuto dalla leadership intelligente di FDR: la morte non solo di qualsiasi tentativo di unione fiscale ma anche di qualsiasi residua speranza di sopravvivenza per l’unione monetaria.

La Storia come i lettori di Icebergfinanza ben sanno è maestra di vita…la verità è figlia del tempo!

L’analisi dedicata ai sostenitori di Icebergfinanza, ” EPPURSIMUOVE !” è stata inviata. Nei prossimi mesi ci attendono nuovi orizzonti!

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3 commenti Commenta
dorf001
Scritto il 7 novembre 2012 at 16:04

beh è un pò come dice il professor bagnai. insiste che bisogna dir la verità già da subito. non nasconderla. in una risposta ad un grillino. la verità è che il maggior debito è fatto dai privati, altro che balle! e insistere con più europa ci porta alla morte.

La crisi dell’Eurozona è in primo luogo una crisi politica, è la crisi di un certo modello di politica: quello deliberatamente e dichiaratamente impostato sull’uso della crisi economica come strumento di coercizione, finalizzato a condure le masse dove le élites illuminate desiderano che esse vadano (guardate tutte le citazioni/confessioni nella discussione di questo post).

Dite basta alle menzogne. Non permettete che di fronte al più colossale fallimento del mercato della storia dell’umanità vi si venga a ripetere che la colpa è dello Statodebitopubblicacastacoruzzzionemannnamoliaccasaaaaaaa. Non fatevi prendere in giro.

qui il tutto http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11048

n.b. qualche volta potreste anche leggere e discutere o no? il più delle volte state zitti zitti. come mai, vi và tutto bene quello che combina quel criminale di monti e napolitano?

by DORF

lacassandra
Scritto il 7 novembre 2012 at 16:46

Off Topic, ma interessante. 8 – NOTIZIE DA NASCONDERE…
La Corte dei conti francese boccia la Torino-Lione: “Tav costoso e inutile”. Alla vigilia del vertice di Lione con i Sì-Tav italioti, i magistrati francesi mettono su internet un documento fastidioso: “Spese lievitate da 12 a 26 miliardi e previsioni sul traffico sballate. Tutti gli studi socioeconomici realizzati sono negativi. Meglio potenziare la linea esistente”. Il Cetriolo Quotidiano, che non ha banche e costruttori tra i suoi azionisti, dedica una pagina alla notizia (p. 11). Agli altri non funzionava la connessione internet, evidentemente.

marcooooo
Scritto il 7 novembre 2012 at 17:09

Post magistrale…grande Andrea!

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