LA QUIETE, PRIMA, DURANTE E DOPO LA TEMPESTA.

Scritto il alle 20:22 da icebergfinanza

 

 

 

La quiete prima della tempesta, una quiete irreale che ha permesso a derivati dai nomi esotici costruiti sulla fragilità del sistema subprime di ottenere la magia della tripla A, valutazioni irreali figlie di un’epoca dove la sottovalutazione globale ha impresso un marchio indelebile.

Strumenti finanziari di cui le grandi corazzate dei fondi pensione, monetari, universitari hanno talvolta riempito le stive delle proprie navi, disprezzando quelli strumenti antiquati che prendono il nome di bonds governativi

Una quiete irreale che ha permesso ai bonds dei paesi emergenti di offrire rendimenti alternativi ai vari Treasury,Bund o Btp pur talvolta con lo stesso grado intrinseco di rischio, una quiete che ha annullato la percezione del rischio, la volatilità dei mercati, una quiete indotta dalle alchimie accademiche di una banca centrale che per anni ha agitato lo spettro di una deflazione invisibile.

Oggi invece lo spettro è quello dell’inflazione, ma questa volta è un fantasma reale che a prescindere dalla nuova invenzione dell’inflazione "core"  erode quotidianamente i consumi, pilastro dell’economia americana.

La fiducia è alta, i consumi tengono, l’occupazione aumenta, i salari pure e l’economia è solida e figlia di un’espansione globale senza precedenti si sente ripetere.

Un’economia globale rianimata dall’onda deflazionistica del mercato del lavoro dei paesi emergenti, lavoro sfruttato e umiliato talvolta, un’economia drogata dall’ingegneria finanziaria e dalle alchimie senza limite.

Era normale in questa nuova era, in quest’epoca di innovazione finanziaria progettare e dar vita ad acquisizioni e fusioni al limite della metamorfosi, operazioni senza rischio, diluite attraverso il mercato, con uso della leva esponenziale.

Si corre veramente il rischio oggi di ripetere sempre e solo le stesse cose, oggi che la consapevolezza è totale, figlia di un ripensamento globale, sorella di un’ondata di panico, di contrazione del credito.

Oggi è il tempo della riflessione, analisti, economisti, alchimisti finanziari, uomini di governo e istituzioni finanziarie, dopo aver benedetto la liquidità, l’innovazione finanziaria, gli hedge e i private equity, si accorgono tutto ad un tratto che tutto finisce, nulla è per sempre.

Ed ecco allora come in una grande fiaba, tutti in fila a cercare un senso a tutto ciò, a cercare di capire il perchè di questa improvvisa avversione al rischio.

Un battito d’ali di una piccola farfalla o il movimento di un elefante che ha camminato per mesi e mesi tra la cristalleria di questa era fragile e figlia dell’edonismo finanziario!

Come sempre accadde, spesso in passato si sono levati gli scudi a difesa di questo sistema, in verità molti studi ed avvertimenti sono piovuti sui mercati, ma nessuno vi ha mai creduto realmente, simulazioni di stress, organizzazioni atte a verificare i potenziali rischi sistemici, ma alla fine un solo fattore conta nelle tendenze economiche e finanziarie: La liquidità! 

E pensare che qualcuno è riuscito a ricevere un premio Nobel, per l’invenzione di formule matematiche, algoritmiche, alchimiche che alla fine non sono riuscite a far si che l’ultimo esempio di  crisi sistemica, la leggenda del LTCM, potesse trascinare con se l’intero mercato finanziario.

CDO, CDOs, CLO, CLOs,CMO e tutto ciò che è stato inventato per mettere in piedi la più imponente Torre di Babele finanziaria che la storia ricordi, stà semplicemente frantumandosi per la mancanza di liquidità, la mancanza di certezze, di sicurezza quella stessa sicurezza che le istituzioni non hanno saputo offrire.

In sintesi una colpevole mancanza di informazione, quella stessa struttura che secondo il premio Nobel Kenneth Arrow condiziona sensibilmente la possibilità di avere una certa consapevolezza dei rischi che vengono allocati dal mercato.

Io aggiungerei una consapevolezza che forse potrebbe essere sostituita dalla saggezza, dall’esperienza.

Ricordatevi che sempre e comunque la semplicità avrà ragione della complessità di un sistema che inventa strumenti di cui non conosce l’effettiva validità e utilità esso, al di là del profitto.

Oggi sono usciti i dati relativi all’occupazione americana, niente di trascendentale o tragico, ma come sempre riesce difficile comprendere come un’economia di revisione, possa sopportare questo continuo stilicidio di dati che lasciano il tempo che trovano. Ormai anche i dati comunicati dalla Automatic Data Processing che escludono il settore statale e quelli del Bureau of Labour Statistics divergono sensibilmente, dimostrando che l’occupazione americana è figlia di statistiche che come abbiamo visto in passato sono parte di un’illusione più grande.

In questi giorni di riflessione si sente parlare spesso di profitti, di piena occupazione, di boom globale ma dimenticando spesso che ora che i consumi americani stanno soffrendo sensibilmente, che quelli europei restano fondamentalmente anemici e che nei paesi asiatici sono un fantasma che alimenta i surplus di bilancio anche la stagione dei profitti stà giungendo al termine, un termine fisiologico ma se sottovalutato ancor più pericoloso.

Una navigazione in acque placide quasi stagnanti, dovrà d’ora in poi fare i conti con la leggenda di Scilla e Cariddi, una navigazione nervosa, tra gorghi e mulinelli del celebre stretto di Messina, un’epoca dove l’amore per il rischio globale, hedge e private equity, istituti finanziari e mutuatari, speculatori ed investitori, governi e stati sovrani dovrà essere sostituito da un’indebitamento sostenibile.

Che ne sarà della conclamata iniziativa del governo cinese che ha investito parte del suo surplus di bilancio, nella regina dei private equity, Blackstone la quale ha perso circa un quarto del suo valore dal suo trionfale ingresso in borsa.

Non starò a ripetervi le continue revisioni al ribasso da parte delle agenzie di rating, non vi ricorderò gli innumerevoli segnali di contagio non solo finanziario ma anche e specialmente economico del fenomeno subprime, ma ricordo solo che questa è un’onda d’urto che sta solo ora dispiegando la sua forza, un’onda di cui nessuno conosce le possibili devastazioni.

I fatti di questi giorni sono solo segni del tempo, la fine di un ciclo, la tempesta della new economy ha lasciato il posto alla quiete di questi ultimi anni e dopo questa tempesta ne arriverà un’altra e forse un’altra ancora, seguite da momenti di riflessione che in fondo sembrano non portare a nulla. 

Questo è il destino dell’irrazionalità umana, che trova nei mercati finanziari il suo campo scientifico d’applicazione, ma è ora che nasca una nuova economia, un’economia alternativa sempre basata su produzione, consumi, ricerca, investimenti, risparmio, una nuova finanza forse figlie di un’utopia, ma che forse non vanno incontro al solito e inevitabile destino.

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18 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 3 agosto 2007 at 23:56

Cio’ che piu’ mi ha colpito e’ la velocita’ con cui alcuni titoli anche blasonati del settore immobiliare “domestico” sono scesi.
Da Aprile 2007 alcuni hanno perso circa il 40%.Il paragone con la New Economy vi sembra cosi’ fuori luogo, considerando che il mercato immobiliare nel suo complesso e’di una vastita’ enorme sia per volume d’affari che per moltitudine di persone coinvolte?
Cordiali saluti Stefano

utente anonimo
Scritto il 4 agosto 2007 at 00:14

Curioso pero’ che la prima banca a lasciarci le penne con i subprime sia stata una banca tedesca…la IKB questo potrebbe far capire che il problema non e’ circostritto agli US ma pure al vecchio continente e chissa fin dove !
Saluti Massimo

utente anonimo
Scritto il 4 agosto 2007 at 00:30

Massimo penso che tu abbia colpito nel segno.Ho l’impressione che questa “nuova finanza” insaccata e servita su diversi tavoli sia un vero e proprio fenomeno carsico.
Saluti Stefano

Scritto il 4 agosto 2007 at 05:54

Ciao Fabio, Massimo, Stefano
in effetti secondo il sottoscritto il vix emette un segnale che non prende in considerazione un trend ma un possibile trend, è un segnale di nervosismo dei mercati, aumenta la volatilità e dovrebbe segnalare che nei prossimi giorni, talvolta 30 giorni, la volatilità resterà alta.
Quindi è un segnale di allarme. Non vorrei entrare in polemica con l’analisi tecnica, ma credo che la mancanza di studio dell’analisi fondamentale abbia preso alla sprovvista numerose tendenze pronosticate da illustri analisti, i quali prevedevano trend al rialzo per i prossimi tre/quattro anni sino a vette inesplorate. Oggi la sostanza è un’altra! L’analisi tecnica ci può indicare i supporti per eventuali rimbalzi, ma il trend di fondo è cambiato! Come avevo pronosticato, luglio è stato il mese della svolta ed ora si scende almeno sino a novembre. Rimbalzi o assaggi di ex supporti ora resistenze non cambiano la sostanza fondamentale. La bolla del credito è colossale e cartolarizzata attraverso i mercati globali. Se pensate che in Australia la partecipazione agli hedge funds è corale dall’investitore istituzionale al piccolo risparmiatore senza limiti di importo minimo investito e che in questi anni la “moda” dei derivati ha riempito ogni investimento, penso proprio che non ce la caveremo facilmente. Oggi la notizia è che FreddieMac e FannieMae aziende statali istituite per finalità di liquidità al mercato immobiliare “popolare” sono pronte ad intervenire sul mercato con limitata liquidità per sostenere o meglio puntellare il sistema, gli occhi sono rivolti alla Federal Reserve per un allentamento dei tassi che se non mi sbaglio sarà possibile solo nei sogni, a meno che Bernanke non rinneghi i suoi stessi trattati e studi accademici. L’intervento della banca KFM di carattere statale in Germania per il salvataggio di IKB è un sintomo ulteriore che il libero mercato nei momenti di difficoltà non può fare a meno delle teorie keynesiane.
A proposito di IKB e delle penne che ci ha rimesso per prima, ieri la reputazione di Bear Stearns dopo il downgrade di S&P questo si tempestivo, è finita nei rifiuti trascinando l’intero mercato. E non sarà la sola!
Tutto ormai ruota intorno al granellino di sabbia che ha bloccato il “favoloso” ingranaggio! La liquidità!
Ma il problema è un’altro! Non mi si venga a raccontare che non era prevedibile, che solo ora è un comportamento irrazionale, solo ora che si scende, che si riflette, che si cercano delle spiegazioni che sono impresse come marchio indelebile nella memoria fossile della storia.
Se faccio riferimenti storici, non è perchè sono fissato ipnotizzato dalle ragnatele, ma perchè credo che la natura regolatrice del tempo è una legge sovrana nei confronti di qualsiasi eccesso!
Peccato che siamo stati in pochi a capirlo, come sempre mosche bianche!
Ciao Andrea

utente anonimo
Scritto il 4 agosto 2007 at 10:00

Ciao Andrea …. guarda potrei fare una crociata contro l’ analisi tecnica e sono sicuro che potrei ribattere ogni tesi a sostegno di questa “scienza” che di scientifico ha ben poco . Quindi io prenderei sempre con le pinze i concetti di supporti resistenze (per me le vere resistenze sono nelle menti di qualcuno)….

Te lo dice uno che ha sperimentato sulla propria pelle l’ at .

Volevo chiederti su che basi prevedevi che proprio in luglio ci sarebbe stata una svolta ? Per i dati che dovevano venir fuori ?

Ciao !
By Fabio

utente anonimo
Scritto il 4 agosto 2007 at 10:09

Mi sono dimenticato il saluto …. ^_^

Aye aye , my captain !

by Fabio

utente anonimo
Scritto il 4 agosto 2007 at 13:59

Ritengo quantomeno arduo però riuscire ad utilizzare l’analisi fondamentale in un economia dove i dati sono soggetti a continue revisioni anche a distanza di anni (vedi PIL USA) ed alcuni (vedi dato inflazione) sono legati a panieri che possono variare per scelte politiche;
per non parlare di quelli (vedi Massa Monetaria USA) che non vengono più rilasciati.

Ciao e complimenti, tu potrai certamente dire io l’avevo detto e credo che sarai uno dei pochissimi.

Mario

utente anonimo
Scritto il 4 agosto 2007 at 17:34

Perchè molti fanno finta che la bolla non esista e che in Italia non ci sarà crisi immobiliare?

utente anonimo
Scritto il 4 agosto 2007 at 18:40

Provo a rispondera all’ ultimo post, perche’ in Italia non vi sono mai stati grossi storici cedimenti dell mercato immobiliare, per cui la tendenza e’ che comunque possa solo salire, se poi teniamo conto di immobili finanziati al 100% il cui prezzo dell’ immobile scende si ritrovano allo scoperto…
Saluti
Massimo

utente anonimo
Scritto il 4 agosto 2007 at 20:05

Cartolarizzazioni,fondi comuni immobiliari,banche,societa’ di gestione immobiliare etc.La percezione della clientela retail e’ lontana anni luce da questi spostamenti di asset immobiliari e ha BISOGNO inoltre di credere all’investimento nel mattone come porto sicuro,di avere certezze in un contesto caotico.
Saluti Stefano

Scritto il 6 agosto 2007 at 06:16

Con un pò di pazienza, nel prossimo post cercherò di analizzare come era possibile prevedere un effetto domino di tale dimensioni, sempre che come spesso accadde non si interrompa ad opera di interventi esterni che oggi sarebbero tardivi e che dimostrerebbero una volta di più che il mercato, il libero mercato non è in grado di autoregolamentarsi.
Andrea

utente anonimo
Scritto il 6 agosto 2007 at 18:35

Asia esclusa ? …. mah … decisamente no ….

Si scrive subprime, si legge panico

Morningstar – 06/08/2007 11:19:00
L’indice Msci Asian in un mese ha perso quasi il 3%. La crisi americana dei mutui sta facendo scappare gli investitori e aumentare la volatilità. Fra i più colpiti ci sono i titoli dell’export che fanno i conti anche con la forza dello yen. Quello che non era riuscito ad Alan Greenspan lo stanno facendo benissimo i subprime americani. La crisi dei mutui per le persone meno abbienti che sta mettendo in ginocchio il sistema finanziario americano sta colpendo duro anche sui mercati dell’Asia. L’indice Msci della regione nell’ultimo mese ha perso quasi il 3%.

Gli investitori scappano dall’area alla ricerca di asset più sicuri. Una fuggi fuggi del genere non si era visto nemmeno un paio di mesi fa, quando l’ex numero uno della Federal Reserve (sempre ascoltatissimo dai mercati) aveva lanciato l’allarme sulla forte contrazione che stava per colpire l’Asia. Gli operatori, tuttavia, dopo un attimo di smarrimento avevano iniziato a ricomprare a piene mani. Tanto che l’indice Msci il 24 luglio aveva toccato il massimo storico. Da allora ha lasciato per strada più del 6%.

La situazione ora è più seria. L’effetto subprime fino ad ora è costato al mercato azionario mondiale più di 2.600 miliardi di dollari. Ora si inizia a parlare ad alta voce di un possibile rallentamento dell’economia mondiale e di un aumento dei costi di finanziamento alle imprese. Se le fosche previsioni si realizzassero l’Asia sarebbe uno dei primi mercati a subirne le conseguenze.

Un rallentamento della congiuntura americana – e gli ultimi dati in questo senso non sono confortanti – inciderebbe sui conti delle società che esportano per cui gli Stati Uniti sono il mercato di sbocco principale. A questo si unisce la forza dello yen nei confronti del dollaro (arrivato a 117,75) che non invoglia a comprare prodotti made in Japan.

Anche fra gli analisti inizia ad aumentare la preoccupazione. Se prima parlavano di una benefica correzione degli indici, ora il consiglio che danno a chi vuole investire in asset asiatici è quello di concentrarsi sulle notizie che arrivano sulla questione dei mutui Usa.

L’altro elemento da tenere d’occhio è la volatilità che settimana scorsa sull’indice Msci ha raggiunto livelli che non vedeva da marzo. Il 3 agosto sono passate di mano 9,5 miliardi di azioni. Il 6 agosto hanno toccato gli 8 miliardi.

La situazione è allarmante. Macquaire, la banca di investimenti più grande d’Australia ha già avvertito che la situazione di questi giorni ai clienti di due suoi fondi costerà il 25% del loro investimento. La filiale americana di Hsbc Holding, il maggiore istituto di credito dell’Asia, ha registrato un calo dei guadagni del 35% a causa della crisi dei subprime.

I fondi di investimento che lavorano nella regione, intanto, per proteggersi hanno iniziato ad aumentare la dose di liquidità in portafoglio. In alcuni casi è già arrivata al 40%, il livello più alto registrato dalla crisi finanziaria asiatica del 1997.

utente anonimo
Scritto il 6 agosto 2007 at 18:35

ultimo post
By Fabio

utente anonimo
Scritto il 7 agosto 2007 at 11:18

Vorrei un commento sulla notizia ripresa da tutti i giornali più o meno enfaticamente, relativamente al collasso dei fondi comuni e la disaffezione ”programmata” messa in atto e articolata dalle banche, che non sanno cosa più cosa fare per raccolgliere liquidità e togliersi il problema del rating! possibile che invece di progredire si vogli sempre gettare via tutto invece di migliorare? quali sono gli interessi in gioco? grazie leggo volentieri chi volesse darmi una spiegazione.

utente anonimo
Scritto il 9 agosto 2007 at 19:12

Come mai la crisi in atto del credito si scarica su tutti i titoli borsistici e quindi non solo sulle società direttamente esposte: “Banche e immobiliare”, ma soprattutto sul settore industriale e tecnologico?

Scritto il 10 agosto 2007 at 05:26

E’ evidente che in questo caso non si tratta solo di irrazionalità del mercato, quando si trova in preda al panico e vende qualsiasi asset, pure l’ORO, ma i fondamentali finanziari del sistema sembrano in crisi e tra di essi particolarmente le fonti di approvvigionamento per mettere in atto le strategie di investimento societario, M&A, richieste mutui, rifinanziamenti in funzione del consumo, etc.etc.
Il sistema era abbituato a rifornirsi di capitali a basso costo, senza fatica ed oggi la situazione e sostanzialmente cambiata.
Andrea

utente anonimo
Scritto il 10 agosto 2007 at 13:28

Ci potresti descrivere che tipo di ricaduta ci sarà sul mercato immobiliare Italiano e se ci sarà finamlente un calo consistente dei pressi delle abitazioni? Grazie

Scritto il 12 agosto 2007 at 19:52

Per quanto riguarda il mercato immobiliare italiano le ricadute della crisi “subprime” non sono identificabili facilmente in quanto dipende tutto dalla qualità del credito e del debito. Di una cosa oggi possiamo, forse e sottolineo il forse, andare fieri. La nostra “arretratezza finanziaria” il nostro attaccamento nella maggior parte dei casi ad sistemi di valutazione della solvibilità reali e non virtuali come è succeso per il fenomeno “subprime” ci mette al riparo da sorprese. Ciò non toglie che possano esserci situazioni critiche che ricalchino il modello anglosassone. Per quanto riguarda i prezzi per il momento si sono stabilizzati e le salite vertiginose degli scorsi anni saranno solo un ricordo. Per la loro discesa dipendere da tanti fattori, ma non escludo che prima o poi avverrà anche da noi, con dinamiche diverse ma pur sempre possibili.
Andrea

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