PATRIMONIALE…SEMPRE NEL NOME DEL PATRI!

Scritto il alle 07:15 da icebergfinanza

Una premessa è indispensabile!

Il buon Otto Von Bismark amava ricordare che certa gente non mente mai così tanto come dopo la caccia, durante una guerra o prima delle elezioni.

In attesa che un’insalata di liberali conditi con un sano populismo pre elettorale scendano nelle piazze per i loro comizi elettorali pescando pesci lessi o fessi con bombe di profondità, è essenziale comprendere che questa è una crisi soprattutto di debito privato e che le banche vanno nazionalizzate e che nazionalizzarle non significa rubare come dice il buon Antonio fra Martino…campanaro.

Seguitemi perchè cercherò di condividere sino in fondo il mio pensiero sul significato di una patrimoniale che non è l’unico mezzo per REDISTRIBUIRE ricchezza, molte possono essere le politiche REDISTRIBUTIVE! Attenzione perchè il dibattito si fa sottile, fa finta di cambiare tutto per non cambiare nulla!

Ascoltiamo cosa ha da urlare il solito Giannino sulla patrimoniale…

L’ipotesi è assai più concreta di quanto si ammetta a Roma, dicono i bene informati tra Berlino, Parigi e Washington. Altrimenti, l’Italia dovrà essa da sola avanzare una proposta credibile per abbattere il suo debito pubblico cedendo attivi patrimoniali pubblici.

Purtroppo, è ciò che sinora è mancato al governo Monti. Ma potrebbe essere l’unica freccia al nostro arco. Evitando la patrimoniale sugli italiani, che farebbe insorgere gli italiani già così colpiti nel loro reddito. E soprattutto a quel punto avendo titolo in Europa per mostrare a francesi e tedeschi che l’euro vale scudi cooperativi ai quali sinora resistono. Al Tesoro ci stanno concretamente pensando, con procedure d’emergenza. Perché, in caso di un ritorno alla lira che ci venisse imposto a forza, di sicuro il nostro export con una forte svalutazione delle ragioni di scambio monetarie farebbe molto, molto male a quello tedesco.

Solo che al Tesoro piacciono le proposte sin qui avanzate da coloro che comunque mobilitano il patrimonio degli italiani, per salvare lo Stato. A me non piacciono affatto.

Credo che mi unirei a tutti coloro che chiedono agli italiani di scendere nelle piazze, se ci mettono la patrimoniale dopo ventì anni di balle politiche.

Si certo e trent’anni di balle liberiste o neoliberiste…vero Giannino, ma andiamo avanti!

E sono certo che mi darebbero dell’irresponsabile, i più di coloro che dicono “avanti con Monti, la colpa non è sua e gli altri sono peggio”.

Che la colpa non sia sua, di ciò che ha ereditato dalla Seconda Repubblica, è un fatto.

Che abbia insistito sulla linea più tasse è un altro fatto.

Che non abbia avviato dismissioni pubbliche, un altro fatto ancora.

I due fatti ultimi bastano e avanzano per andare nelle piazze, se arriva la patrimoniale.
CHICAGO BLOG » Lo spread: se patrimoniale, pronti alle piazze

Bravo ragazzo Giannino, anche simpatico e preparato,  ma le salse liberiste o liberaliste ormai hanno fatto il loro tempo, soprattutto quando hanno quel sapore di populismo nostrano che fa colpo sull’inconsapevolezza o sull’ignoranza.

C’è patrimoniale e patrimoniale ma questo non si dice, non è politicamente corretto oggi, soprattutto in campagna elettorale. Figurarsi a chi importa qualcosa del bene comune…non è la validità di un’ idea quello che conta ma il suo contagio!

Come dice il mio amico Raffaele non c’è miseria senza difetto e allo stesso tempo non si può essere contro la ricchezza frutto del lavoro di intere generazioni, frutto di onestà e intelligenza,  ma ci sono limiti che richiedono buon senso soprattutto quando questi limiti sono stati superati in maniera evidente attraverso la frode e l’inganno e il rischio di una rivoluzione è evidente…

Tosate i ricchi!. Con le pensioni, l’appello ad una severa imposta patrimoniale è stato uno dei temi più dibattuti in questi mesi, suscitando passioni che sembravano scomparse dalla scena politica, fino a indurre anche parecchie vittime potenziali della tassa a rivendicarne l’attuazione.
La crisi ha, infatti, messo a nudo un rancore crescente verso l’ineguaglianza sociale e verso il paradosso che vede l’Italia come uno dei paesi più ricchi del mondo, senza che questo venga riconosciuto nell’esperienza quotidiana. Un paese ricco, abitato da poveri, si è detto. Per sciogliere il paradosso, bisogna rispondere a due domande. Quanti sono i ricchi, in Italia? E quanto sono ricchi?
La risposta è che una delle duecentomila famiglie di straricchi, in Italia, ha, in media, un patrimonio che vale 65 volte quello di cui dispone una qualsiasi della maggioranza delle famiglie italiane. In termini statistici complessivi, non sembra una gran novità: l’Italia era un paese più egualitario negli anni ’70 e ’80, ma, dai primi anni ’90, è andata avvicinandosi agli squilibri sociali tipici di paesi come Usa e Gran Bretagna. Negli ultimi vent’anni, tuttavia, la situazione è rimasta, più o meno, stabile. Questo, però, è uno dei tanti miraggi delle statistiche.

Due fattori hanno profondamente modificato, in quantità e qualità, la piramide sociale italiana. Il primo è che, avvertono gli studi della Banca d’Italia, si è aperta  una spaccatura verticale: un travaso progressivo di ricchezza, dai lavoratori dipendenti agli autonomi: imprenditori, liberi professionisti, commercianti. Il secondo è il lungo ristagno dei redditi, che ha svuotato e affondato i ceti medi. Quando si sono accorti di non essere affatto sulla strada per diventare ricchi, anche nei ceti medi si è risvegliata l’insofferenza verso gli squilibri sociali.


QUATTRO VOLTE IL DEBITO
Secondo le indagini della Banca d’Italia, la ricchezza netta degli italiani (tolti, cioè, mutui e prestiti) era pari, nel 2010, a 8.640 miliardi di euro. Una cifra imponente, pari ad oltre quattro volte la montagna del debito pubblico. In media, significa una ricchezza di poco inferiore a 400 mila euro, per ognuna dei 24 milioni di famiglie italiane. Ma, naturalmente, quei 400 mila euro sono il consueto miraggio statistico. Il 50 per cento delle famiglie italiane possiede, infatti, dice sempre Via Nazionale, meno del 10 per cento di tutta quella ricchezza. Ovvero, 12 milioni di famiglie si spartiscono, in realtà, un patrimonio di non più di 860 miliardi di euro. Questi 12 milioni di famiglie più povere costituiscono quelli che i sociologi di una volta avrebbero definito ceti popolari. Un termine che, con il progressivo svanire di operai e contadini, è diventato sempre più sfuggente e che, oggi, probabilmente, comprende soprattutto impiegati, insegnanti e la massa dei precari. In media, la ricchezza di ognuna di queste famiglie è di 72 mila euro in tutto, al netto di mutui e prestiti, ma casa e risparmi compresi.
L’altra metà degli italiani ha, invece, le mani su quasi 8 mila miliardi di euro. Ma non è così che va vista la divisione della torta. Al di sopra dei ceti popolari e dei ceti medi in via di affondamento ci sono, elaborando i dati della Banca d’Italia, quelli che possiamo chiamare ceti medi benestanti. Circa 9 milioni 600 mila famiglie, il 40 per cento del totale, che controlla il 45 per cento della ricchezza italiana: 3 miliardi 880 milioni di euro. In media, ognuna di queste famiglie benestanti ha un patrimonio, fra case e investimenti finanziari, pari a 405 mila euro.


AL VERTICE DELLA PIRAMIDE
Da qui in su, si entra nel mondo dei ricchi. Il 10 per cento delle famiglie italiane, cioè circa 2 milioni 400 mila famiglie, controlla il 45 per cento dell’intera ricchezza nazionale. Quanto 10 milioni di famiglie benestanti e oltre quattro volte quello di cui dispone la metà meno fortunata del paese. Sono gli altri 3 miliardi 880 milioni di euro di ricchezza che ancora mancavano al totale. In media, ognuna di queste famiglie ricche ha un patrimonio di 1 milione 620 mila euro, oltre 22 volte la ricchezza di quella metà d’Italia che sono le famiglie dei ceti popolari.

Ma sono davvero questi i ricchi italiani? O ci sono anche gli straricchi? La risposta è che gli straricchi ci sono, sono pochi, ma hanno abbastanza soldi da modificare profondamente la mappa sociale del paese.

Proviamo, infatti, a togliere l’1 per cento di famiglie più ricche – gli straricchi – dal plotone del 10 per cento di ricchi. Il 9 per cento di ricchi che è quasi in cima, ma non ci arriva, corrisponde a 2 milioni 160 mila famiglie. Il loro patrimonio complessivo è pari a 2.765 miliardi di euro, un terzo della ricchezza nazionale. In media, ognuna di loro dispone di un solido patrimonio, pari a 1 milione 280 mila euro.
Infine, l’1 per cento di straricchi: meno di 240 mila famiglie. Fa capo a loro il 13 per cento dell’intera ricchezza italiana, ovvero oltre 1.120 miliardi di euro, almeno quelli rintracciabili nel catasto e nelle banche nazionali. In media, ognuna di queste famiglie straricche dispone di un patrimonio di poco inferiore a 4 milioni 700 mila euro.
Non basta, insomma, essere un paese in cui l’80 per cento delle famiglie è proprietaria della casa in cui vive per riequilibrare la piramide rovesciata della ricchezza nazionale. Del resto, le abitazioni (che, nelle indagini della Banca d’Italia, vengono valutate a prezzo di mercato) costituiscono la parte maggiore della ricchezza nazionale, ma non di molto: quasi 5 miliardi di euro su un totale di 8.640 miliardi. Una eventuale patrimoniale sui soli grandi patrimoni immobiliari escluderebbe quasi 3.600 miliardi di euro di investimenti finanziari che, si deduce dalle indagini a campione di Via Nazionale, sono più comuni e frequenti, man mano che si sale nella scala della ricchezza. I dati disponibili non consentono di ripartire questi investimenti fra benestanti, ricchi e straricchi. Permettono, però, di abbozzarne una geografia, anche se monca: i dati si riferiscono a quanto è depositato e investito presso banche italiane. Di quanto si trova in Svizzera o in Lussemburgo, sappiamo molto poco.
NEI FORZIERI BANCARI
Ci sono, dunque, quasi mille miliardi di euro depositati nei conti presso le poste o le banche italiane. Non si tratta solo di soldi parcheggiati per le piccole necessità quotidiane. Il 30 per cento di quei mille miliardi – esattamente 276 miliardi di euro – è depositato in conti fra i 50 mila e i 250 mila euro. Un altro 13 per cento, circa 120 miliardi di euro, si trova in conti che superano i 250 mila euro. Chi tiene tutti questi soldi in banca? Non lo sappiamo. Al massimo, dice l’aritmetica, mezzo milione di persone ha un conto in banca almeno di 250 mila euro. Probabilmente, sono assai di meno. Se, per pura ipotesi, supponessimo che ne sono titolari le 240 mila famiglie straricche, ne ricaveremmo che ognuna di loro ha, in media, mezzo milione di euro sul conto in banca.
Poi ci sono i titoli. Fra azioni, obbligazioni e fondi comuni, ci sono oltre 1.500 miliardi di euro depositati nei conti titoli delle banche italiane. Un terzo è piccolo risparmio, cioè conti titoli inferiori a 50 mila euro. Un altro terzo, è risparmio, per così dire, benestante: titoli fra i 50 mila e i 250 mila euro. Poi ci sono 150 miliardi di euro, investiti in titoli per 250-500 mila euro. Il risparmio, probabilmente, si ferma qui. Il resto è investimento ed è un salto: 300 miliardi di euro in conti titoli superiori a 500 mila euro. Roba da straricchi. Repubblica

Ma Andrea cosi facendo fuggiranno tutti all’estero, non ci sono confini, la ricchezza non si può fermare. Non diciamo fesserie per favore.

Tutto qui, si chiama Consapevolezza o buon senso, poi ognuno continui a credere nelle favole o alle leggende metropolitane, tanto ci penserà la storia a rimettere le cose al loro giusto posto!

State sintonizzati perchè oggi andremo avanti ad oltranza, senza respiro!

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18 commenti Commenta
luigiza
Scritto il 31 agosto 2012 at 07:35

Dopo cotanta dettagliata analisi non ho però capito quale sarebbe la soluzione?

Si mette le mani nei depositi bancari dei ricchi e stra-ricchi e si distribuisce a pioggia ai poveri?
Bene e quando i soldi saranno finiti (ed in gran parte sperperati in SUV, TV da 50” in su e cose simili e del tutto inutili) che si fa?

Andrea pensi che il lavoro e la ricchezza che ne deriva verranno da se?

In effetti Giannino NON offre una soluzione ma solo una illusione, ma anche dalla parte tua non vedo gran differenza.

luigiza
Scritto il 31 agosto 2012 at 07:41

ADDENDUM

Il problema dell’Italia é questo , cioè sono gli italiani con la loro mentalità levantina che si é diffusa in tutti i ceti sociali.

Andrea con patrimoniuali, espropri re-distribuzioni populiste NON la cambierai.

Lo scrissi anche nel tuo blog anni fa cosa serve ed anche se ancora vi rifiutate di riconoscerlo stiamo correndo verso quella meta. Tragica.

icebergfinanza
Scritto il 31 agosto 2012 at 08:23

luigiza@finanza,

Potrei direi lo stesso…. anche dalla parte tua non vedo gran differenza.

Tu hai già sposato l’ipotesi di un’Apocalisse, che Vedo all’orizzonte come destino che la storia propone facendo più o meno la rima, ma non è detto… io guardo oltre lontano non qui vicino!

State sintonizzati perchè oggi andremo avanti ad oltranza, senza respiro!

icebergfinanza
Scritto il 31 agosto 2012 at 08:31

luigiza@finanza,

Io auspico un cambiamento di mentalità da anni e questo tu lo sai… di populista vedo solo il cambiamento proposto da chi non vuole cambiare nulla!

Per quanto riguarda come funziona un ente pubblico lascia perdere e cerca di comprendere come funziona dalla notte dei tempi l’ uomo!

luigiza
Scritto il 31 agosto 2012 at 08:54

icebergfinanza,

Assolutamente no Andrea, io non ho affatto sposato l’Apocalisse.
Io dico soltanto perchè la Storia lo insegna, che quando un popolo perde il senso della comunità diventa un popolo morto e terrore e ferocia verrà portato loro dall’esterno.

Quel popolo si illude di poter continuare a sopravvivere ma morirà qualunque sia la tecnologia in suo possesso.

italywip
Scritto il 31 agosto 2012 at 08:55

La patrimoniale non può esistere in un paese che è tassato al 55%. Tasse sulla casa. Tasse sui rifiuti anche dovè c’è il 70 % di riciclato. I soldi si devono prendere dove non sono mai stati presi:

Parlamento, Governo, PA
Province tutte abolite
Stipendi pubblici max 200.000 Euro
Pensioni Massime 3000 Euro ( andiamo a togliere tutte quelle dei Magistrati, Esercito, GDF eecc)
Evasione Fiscale combattuta al 100%
Tassazione dei 1000 mld in Svizzera al 30%

Questi sarebbero passi per un paese che vuole svoltare.

luigiza
Scritto il 31 agosto 2012 at 08:57

Per quanto riguarda come funziona un ente pubblico lascia perdere e cerca di comprendere come funziona dalla notte dei tempi l’ uomo!

Appunto Andrea come funziona l’uomo.

Torniamo nel campo minato?
No grazie non ci vengo, sono stuo di passare per matto.

Ma ti illudi, vi illudete se pensate di raddrizzare la situazione non passando per il ripristino della responsabilità del singolo.

Altro che fratelli che sbagliano, pecorelle smarrite e criminalità simili.

icebergfinanza
Scritto il 31 agosto 2012 at 09:14

luigiza@finanza,

… il ripristino della responsabilità del singolo… Dove sei stato in questi cinque anni, mai letto di responsabilità del singolo in questo blog!

Spiace ma sei troppo fissato su certe storielle di fratelli o pecorelle o su complessioni varie per immaginare un disegno più ampio…

atomictonto
Scritto il 31 agosto 2012 at 09:54

Sono d’accordo con LUIGIZA, il principale problema Italiano è ANTROPOLOGICO prima ancora che genericamente di distribuzione iniqua della ricchezza che, semmai, è proprio frutto di vizi e comportamenti delle persone.
L’anziana proprietaria immobiliare che, per natura essendo parte di famiglia anni ’40-50 con 7-8 fratelli, si ritrova con accumuli di 20-30 (a volte anche più!) appartamenti intestati…ne affitta 10-15 a prezzi esorbitanti e gli altri li lascia sfitti, a marcire, in attesa del pollo di turno che gli paga un’altro affitto esorbitante (per quelo che ormai è un tugurio da ristrutturare in toto) per fare un esempio.
Questo tipo di persona NON ragiona in termini di mercato, non gestisce iu prezzi con il fine di arrivare alla piena resa del proprio patrimonio immobiliare come sarebbe previsto dalle dinamiche neo-liberiste e dalle relative teorie ecconomiche.
Sta li, coperta di ori e pellicce e continua a chiedere i folli 800-1000 euro per 40mq in centro.
Ecco che in questo caso si sviluppa un mercato distorto, che nega antropologicamente le dinamiche liberiste che ne giustificherebbero la sacralità e l’intoccabilità del patrimonio.
Tutto ciò, ed è un solo esempio, è sotto agli occhi di tutti: Milano ad esempio è notoriamente VUOTA (appartamenti vuoti) per oltre il 30% ma i prezzi rimangono “magicamente” altissimi negando la fondamentale dinamica “maggior offerta, discesa dei prezzi”.

laverita
Scritto il 31 agosto 2012 at 11:27

Profumo contro il suo predecessore…strano o no?
http://it.finance.yahoo.com/notizie/mps-profumo-non-acquistai-antonveneta-064900790.html

ilcuculo
Scritto il 31 agosto 2012 at 17:04

Nel post è ben delinata la struttura patrimoniale dei diversi strati delle famiglie Italiane.

Andrea,

giusto per capirci , se dipendesse da te che soglie e che % metteresti ?

Se non mettiamo i numeri parliamo del sesso degli angeli.

icebergfinanza
Scritto il 31 agosto 2012 at 19:58

ilcuculo@finanza,

Il sesso degli angeli lo lascio a chi non vuole cambiare nulla!

Vediamo di capirci una volta per tutte anche se qui c’e sempre qualcuno che fa finta di non capire o peggio ti mette in bocca cosa mai dette!

Un’imposta patrimoniale ordinaria per tassare gli incrementi di patrimonio per differenziare i redditi di capitale da quelli di lavoro, colpendo maggiormente i primi ma in maniera progressiva e un’imposta straordinaria, mediante un prelievo una tantum, sempre progressiva ovviamente superiore al rendimento dei grandi patrimoni per l’anno considerato.

Ora per grandi patrimoni c’è chi parla di 1,2 milioni e chi di 1,3 milioni per essere considerato ricco come in Francia dove hanno messo una tassa una tantum che ha portato 3/5 miliardi alle casse dello Stato ovvero una miseria che ha colpito patrimonio normali secondo la mia percezione di ricchezza e non certo grandi patrimoni.

Se usiamo i dati di cui sopra in Italia facendo la solita media di Trilussa ci sono 240000 famiglie che detengono un patrimonio di 5 milioni di euro.

Ora basterebbe tassare del 2 % una tantum questi patrimoni per raccogliere 24 miliardi da utilizzare non certo per la riduzione del debito ma per la riduzione del Cuneo fiscale a favore dei lavoratori vero motore principale.

Ovviamente per chi detiene un patrimonio immobiliare di 5 milioni magari ereditato e dichiara un reddito di 50000 euro e non ha risparmio sufficiente pagare 100000 euro una tantum e’ un problema.

Non dovrebbe essere invece un problema per Montezemolo che dichiara redditi intorno agli 8 9 milioni e proprietà per sole 700000 euro mentre il resto e’ disseminato tra holding e scatole cinesi fantasma o aziende non quotate, dicevo non deve essere un problema pagare un’imposta una tantum del 5% ovvero 400000 euro e non come propone Italia Futura una patrimoniale del 0,5 % sopra addirittura i 10 milioni che racimolerebbe si o no 1 miliardo.

Poi possiamo stare qui a fare tutti i calcoli e le medie di Trilussa ma e’ necessario guardare ogni singola situazione e determinare parametri selettivi

Sara’ quindi compito del fisco accertare se la redditività e’ palese o occultata

Sintetizzando la mia soglia di esenzione viaggia dai tre milioni in su con aliquote dello zero virgola proporzionali Sopra i cinque milioni si incomincia a ragionare senza la virgola.

giobbe8871
Scritto il 31 agosto 2012 at 22:01

icebergfinanza,

Gran belle parole.
Ma ci vuole una Rivoluzione Etica e Democratica per renderle Vere e Realtà

giobbe8871
Scritto il 31 agosto 2012 at 22:04

Ora basterebbe tassare del 2 % una tantum questi patrimoni per raccogliere 24 miliardi da utilizzare non certo per la riduzione del debito ma per la riduzione del Cuneo fiscale a favore dei lavoratori vero motore principale.

se si facesse quanto sopra il nostro STATO diverrebbe ITALIA , 5 POTENZA MONDIALE. :wink: :D e molti stranieri ( CRUCCHI e Papato compresi ) non vogliono. :twisted:

giobbe8871
Scritto il 31 agosto 2012 at 22:07

Anche GIOVANNI ZIBORDI va sostenendo che occorrerebbe un nuovo sistema tassazione, sui Grandi Patrimoni , cioè che si vada a tassare il Rendimento netto oltre i tassi-rendimenti dei Treasury. :wink:

giobbe8871
Scritto il 31 agosto 2012 at 22:16

mentre Michele Spallino pensa ad un sistema tributario basato su Donazioni, liberalità da parte dei più ricchi. Citando casi dell’ Antica Grecia. :wink: Pura Utopia per me.

giobbe8871
Scritto il 31 agosto 2012 at 22:23

si potrebbe insister con l’8 per 1000 per diversi servizi. Così facendo moltissime persone si RESPONSABILIZZEREBBERO ….

Una visione dove l’individuo e il privato cresce mentre il settore pubblico burocratizzato decresce.

ilcuculo
Scritto il 1 settembre 2012 at 09:48

L’Italia deve scommetere su se stessa, se l’eurispess stima che l’economia sommersa vale oltre 500 miliardi è chiaro che il problema non si risolve in nessun altro modo. si deve far emergere almeno il 70-80% di questa economia (un po’ di sommerso è fisiologico).

Se l’emersione di questa economia portasse allo stato i 100-120 miliardi annui (considerando un’aliqota media del 30%) ci sarebbero le condizioni per abbattere sia il debito che il cuneo fiscale, la patrimoniale una tantum da 24 miliardi sarebbe “un vezzo”.

Solo un’azione coordinata di tutte le principali forze politiche, sindacali e imprenditoriali, con un’anticipo di riduzione di imposte ed una azione repressiva intensa e deterrente permetterebbe di uscire dalla spirale recessiva.

Se aspettiamo di avere la copertura per poter fare quello che serve in tema di tasazzione non ci riusciremo mai perchè la tassazione è già oltre il punto di rottura.

L’aumento delle tasse indirette ha contratto i consumi ed il gettito è calato.
L’aumento delle tasse dirette sta riducendo consumi e investimenti e cala l’occupazione
Le tasse patrimoniali (IMU) tendono a ridurre il valore del bene tassato perchè riducono il valore degli immobili.

La via fiscale è chiaramente fallita.

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