TERREMOTO FRACKING BUFALE E REALTA’

Scritto il alle 15:44 da icebergfinanza

Mentre scrivevo questo articolo mai avrei pensato che sarebbe diventato in breve tempo il più letto e visitato della storia di Icebergfinanza con oltre 330 condivisioni su Facebook e altrettante su Twitter segno che l’argomento interessa al di là degli articoli gossipiani dei giornalisti italiani.

Oltre ad essere coinvolto emotivamente da quello che è accaduto alla cara terra emiliana e ai suoi figli tra cui molti amici e tutta la Stadium Mirandola ho cercato di dare voce ad alcuni amici di Icebergfinanza che subito hanno condiviso le loro perplessità per quello che stava accadendo in pianura padana.

Alcuni addirittura erano disponibili ad appoggiare una raccolta di firme per fermare qualunque tentativo di andare avanti comunque.

Molti di loro fanno parte dei comitati di cittadini che si sono opposti alle trivellazioni in pianura padana portate avanti da molte società come ad esempio  QUESTA  o QUELLA o altre ancora.

Ho da subito messo in chiaro che non il fracking non centrava nulla con il terremoto in Emilia e che per fortuna un disastro di immani proporzioni è stato evitato anche grazie alla fiera opposizione di alcuni amministratori.

Invece un manipolo di giornalisti superficiali figli della notizia a qualunque costo pur di riempire una pagina bianca si sono lanciati in una corsa sfrenata all’umorismo gossipiano richiamando all’unisono le teorie complottiste con contorno di Maya, uomini neri in fracking e balle varie dimostrando una volta di più la superficialità gossipiana dell’industria mediatica italiana.

Il mio intento era quello di richiamare l’attenzione allo sfruttamento indiscriminato del territorio sulla base di presunti ritorni economici e finanziari che spesso e volentieri riepiono le tasche sempre e solo dei soliti noti farciti e ripieni di conflitti di interesse, Terremoto fracking e bufale varie!

 richiamare l’attenzione su dinamiche che travalicano la volontà popolare e mi fermo qui per non andare troppo oltre!

Mai accendere cerini in una santabarbara!

Come scrive anche FOCUS

Dal fracking alle dighe: le fabbriche di terremoti Le grandi opere (dighe, scavi e trivellazioni) possono causare immani catastrofi: dai terremoti alle eruzioni di fango. Il caso del fracking, una tecnica di trivellazione è emblematico. Ma non è assolutamente collegato ai terremoti in Italia.

Vi consiglio di leggere l’intero articolo ne vale la pena!

Vi lascio con l’articolo che tanta curiosità e attenzione ha destato!

Una premessa è fondamentale prima che qualche articolo TIPO QUESTO nasconda tra mille inutili parole e idiozie varie utilizzandola solita leggenda metropolitana del complottismo alcune realtà indiscutibili, quasi un gioco a nascondere il nocciolo della questione ovvero la sovranità democratica di chi deve sempre e solo subire le decisioni altrui che spesso e volentieri nascondono enormi interessi

Il coinvolgimento è totale perchè laggiù ci sono tanti amici e perchè un giorno potrebbe capitare a ognuno di noi!

Leviamoci dalla testa che il terremoto sia stato provocato dal fenomeno della frantumazione idraulica o da altre leggende metropolitane ma alcune considerazioni sono assolutamente necessarie, soprattutto se qualche illuminato crede di poter portare avanti determinati progetti anche di fronte alla Realtà.

Sino a prova contraria in Italia si perfora e di gusto soltanto e il fracking non è utilizzato!

Probabilmente pochi di voi conoscono la parola fracking ovvero fratturazione idraulica, spesso denominata anche hydrofracking, che equivale come dice Wikipedia  allo sfruttamento della pressione di un fluido, in genere acqua, per creare e poi propagare una frattura in uno strato roccioso.

Credere che si tratti solo di acqua è pura utopia ma passiamo avanti.

La fratturazione, detta in inglese frack job (o frac job), viene iniziata da una trivellazione eseguita in una formazione di rocce petrolifere, per aumentare l’estrazione e il tasso di recupero del petrolio e del gas naturale contenuti nel giacimento.

 

Bene cosa abbiamo scoperto il 28 di gennaio di quest’anno …

La Regione pone il veto definitivo sulla costruzione del nuovo deposito di gas Rivera (a S. Felice sul Panaro, Modena): “Non ci sono le garanzie minime di sicurezza per costruire un deposito di quel tipo”, è la conclusione dell’assessore alle Attività produttive Gian Carlo Muzzarelli, dopo l’incontro in commissione Ambiente con l’Ers (ERG Rivara Storage) l’azienda di Mirandola che ha presentato il progetto. Motivazione: “Rischio sismico”. IlFattoQuotidiano

Ma ovviamente…

Modena, 22 febbraio 2012 Stoccaggio Gas Rivara: emesso il decreto VIA FAVOREVOLE – Via libera del Ministero dell Ambiente alle attività di ricerca che serviranno a verificare la sicurezza DECRETO

Certo si tratta solo del via libera all’attività di ricerca che serviva per verificare le condizioni di sicurezza ma vi lascio immaginare come si sarebbe conclusa la fase di ricerca…

La societa’ aveva gia’ ottenuto il via libera dal MinAmbiente Milano, 21 mag – Non e’ stato stoccato gas sotto le aree del modenese. Lo affermano dalla sede di Erg Rivara Storage (Ers), joint venture che fa capo all’85% al gruppo Independent Resources e al 15% al gruppo Erg dei Garrone, a precisazione di alcune ipotesi circolate nei giorni scorsi. “La nostra societa’ – riferiscono all’agenzia Radiocor alcuni responsabili di Ers – si e’ limitata alla fase di ricerca, in corso da circa un anno, che non prevedeva iniezioni di gas ma approfonditi studi a livello geotermico per accertare sicurezza, tenuta e funzionalita’”. Lo scorso 22 febbraio Erg Rivara Storage aveva ricevuto dal Ministero dell’Ambiente il via libera alle attivita’ di ricerca ed era stato pubblicato il decreto di compatibilita’ ambientale, positivo, con prescrizioni per il progetto di stoccaggio sotterraneo proposto da Ers a Rivara in provincia di Modena. Il decreto dava via libera alla sola fase di accertamento. CorrieredellaSera

Ma come, il via libera all’attività di ricerca è stato dato il 22 febbraio 2012 e questi dal maggio dello scorso anno stavano già facendo ricerche a livello geotermico?

E alla fine anche il ministro Clini dice no al deposito gas di Rivara. Da oggi, il primo impianto di stoccaggio in Italia di metano situato come da progetto proprio nell’epicentro del terremoto avvenuto sabato scorso tra Finale Emilia e San Felice sul Panaro, avrà vita ancora più difficile.

E’ stato proprio il ministro dell’Ambiente Corrado Clini a intervenire riconsiderando la posizione del governo dopo le dichiarazioni del committente, Erg Rivara Storage (Ers), che proprio ieri aveva ribadito, nonostante il sisma di 5.9 della scala Richter di voler portare comunque avanti il progetto del deposito di gas: “È evidente che l’evento sismico va valutato con grande attenzione. Lo stoccaggio è un tema che va riconsiderato. Devono essere fatti ulteriori accertamenti”. IlFattoQuotidiano

…proprio ieri aveva ribadito, nonostante il sisma di 5.9 della scala Richter di voler portare comunque avanti il progetto del deposito di gas.

Mi spiace usare questa espressione in questo determinato frangente ma …chi ha orecchie per intedere in…tenda, gli altri cambino zona e si levino dai piedi, il progetto va avanti comunque!

Fa paura la scoperta di un nuovo fenomeno chiamato “liquefazione della sabbia“, che ha provocato numerose crepe agli edifici costruiti sui dossi dei vecchi alvei fluviali (generalmente si tratta di vecchie case di campagna in mattone).

Sabato il geologo Paride Antolini spiegava ad Adnkronos: «La sabbia liquefatta è fuoriuscita dalle crepe di cantine e giardini di molte case; ora la sabbia è più compatta di prima ma c’è massima attenzione da parte dei geologi, perché nel caso in cui dovesse verificarsi un nuovo sisma della stessa intensità, il fenomeno potrebbe riacutizzarsi». Agrinotizie

Ovviamente la cosa non è circoscritta visto che …

Un comitato contro la trivellazione del territorio Da Masi Torello la preoccupazione per il fenomeno della subsidenza ESTENSE

 
Nella foto generica, il fenomeno della subsidenza

Masi Torello. Da qualche giorno sono iniziate nelle campagne attorno a Ferrara le operazioni di ricerca di giacimenti di metano da parte di una società statunitense, la Aleanna Resources. Il territorio interessato è molto vasto, riguardando i comuni di Ferrara, Copparo, Formignana, Masi Torello, Voghiera e Ostellato.  In questa prima fase la società ha costruito una cartina mineraria del sottosuolo creando dei micro terremoti con particolari camion. Tutto avviene con l’autorizzazione data dal Ministero dello Sviluppo Economico e dalla Regione.

E’ previsto che questa attività possa creare danni alle tubazioni o alle strade, tanto che la società stessa promette già il risarcimento degli stessi. Non è tuttavia per questi disagi che alcuni cittadini hanno promosso un comitato per uno sviluppo sostenibile del territorio, da nome “Trivelle? No Grazie”, “ma per quel che potrebbe succedere se i risultati delle analisi confermassero, come appare probabile – spiegano alcuni cittadini che si sono interessati al problema, Simonetta Renga e Alberto Avio -, l’esistenza di una sacca di metano. In questo caso, infatti, scatterebbe la fase due, che prevede la trivellazione del suolo fino a 3000/3500 metri per aprire un pozzo sperimentale e poi, dimostrata l’economicità – per gli americani – dell’estrazione si arriverebbe alla fase tre: la messa in opera dei pozzi di estrazione”.

“Quale sarebbe il risultato dell’analisi costi/benefici per il territorio e la popolazione?”, si chiedono i componenti del nascituro comitato: “lo Stato percepirà una percentuale irrisoria (il 10% del prodotto sulla parte eccedente i 25 milioni di m3 annui); gli enti locali pressoché niente; alcuni cittadini saranno espropriati dei propri terreni; chi avrà i terreni confinanti con i pozzi probabilmente non potrà continuare nella produzione agricola di qualità che caratterizza il territorio”. Ma, soprattutto, “tutta la zona – imprecisata nella sua estensione, dipendendo dalla grandezza della sacca di metano – si vedrà sottoposta all’accelerazione del ben noto fenomeno della subsidenza, ovvero il processo di abbassamento della superficie terrestre causato da cambiamenti che avvengono nel sottosuolo”.

Bene e ora vediamo come la società ERS ha condiviso le opportunità con la popolazione

Lettera di Grayson Nash, Amministratore Delegato della Società ERS ai cittadini di Rivara

Gentili Cittadini,

la Commissione nazionale di esperti indipendenti che valuta l’impatto ambientale degli impianti energetici ci ha chiesto di effettuare la prevista verifica tecnica sulla sicurezza e sulla fattibilità dello stoccaggio di gas naturale.

La richiesta della Commissione segna una tappa importante per la prosecuzione del progetto e per questo ci è sembrato il momento giusto per raccontare cosa speriamo di poter fare assieme e dialogare con voi.

Così abbiamo accettato di partecipare alla “Sagra di Rivara”, nella quale i nostri esperti sarebbero stati a vostra disposizione per tutte le informazioni e i chiarimenti.

L’acquisto di spazi espositivi e di pubblicità, che avrebbe certamente contribuito al successo della storica manifestazione, come sapete in crisi, era a buon punto quando ci è stato detto che “non se ne faceva più niente”, e non per volontà degli organizzatori.

Non ci interessa sapere chi lo ha imposto e come ci si è arrivati, sappiamo però il perché: impedirvi di conoscere le nostre ragioni, di confrontarle con altre e farvi così una opinione vostra.

Chi non vuole l’accertamento tecnico e ha paura del dialogo sta togliendo a voi il diritto di ascolto, a noi il diritto di parola.

Avere la prova della sicurezza del progetto è un vostro diritto e più ancora lo è dei vostri figli e nipoti che decideranno di restare a vivere e lavorare nella “bassa”: lo stoccaggio potrà migliorare il loro futuro.

Noi vogliamo investire e crescere a Rivara.

Si noi tutti vogliamo investire e crescere e ora soprattutto ricostruire a Rivara, come a Mirandola, San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Cavezzo  ma nessuno di noi ha intenzione di finire al …. Camposanto ( …scusate il gioco di parole si tratta di un altro dei paesi colpiti dal terremoto ) ma la prova ora l’abbiamo e la sicurezza è zero!

Sarebbe interessante comprendere chi è quel genio e quali interessi aveva che ha individuato in una zona presunta sismica con precisione quasi millimetrica il rombo della devastazione che ha colpito questa terra generosa che si risolleverà, ritornando a risplendere come e meglio di prima!

Immaginatevi cosa sarebbe accaduto in quella zona se il progetto fosse andato a termine qualche anno prima!

Certo nessuno può prevedere nulla, ma quello che è certo è che l’Africa sta schiacchiando inesorabilmente la nostra cara e vecchia Italia contro il continente, spinta dopo spinta, nulla deve essere lasciato al caso.

Altro che grandi opere è ora di rifondare città e paesi distrutti su strutture antisismiche ecco come far ripartire l’economia. Non ci sono soldi? Bene si vanno a prendere dove stanno con tasse di solidarietà, incominciando dai grandi patrimoni e dalle rendite.

ROMA – «È naturale che la terra tremi ma non è naturale che crollino edifici. In altri paesi non succede»: così il ministro del Lavoro Elsa Fornero all’inizio del suo intervento alla Camera nel quale ha dedicato «un ricordo sofferto» alle vittime del terremoto di oggi.

Bene ora il governo sa cosa fare!

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