DIECI GIORNI ALL’ EBA!

Scritto il alle 07:13 da icebergfinanza


James.K.Galbraith figlio del grande economista americano nel suo libro lo stato Predatore ci dice … che  il segno del moderno capitalismo americano non è né la benefica concorrenza né la lotta di classe, né una onnicomprensiva utopia del ceto medio. È la predazione invece ad essere diventata la caratteristica dominante, un sistema cioè nel quale i ricchi banchettano a spese del sistema, in decadenza, costruito per il ceto medio.

La classe di predatori non è costituita dalla totalità dei ricchi: può anche essere osteggiata da molte persone di ricchezza equiparabile.

Essa è tuttavia la forza egemone, quella che definisce le caratteristiche. I suoi attori controllano completamente lo stato nel quale viviamo.

« C’è una ragione per la vulnerabilità degli imperi. Per difendersi dall’opposizione serve la guerra, una costante, implacabile, infinita guerra. La guerra è una rovina, dal punto di vista legale, morale, ed economico. Può rovinare i perdenti, come nel caso della Francia di Napoleone, o della Germania imperiale nel 1918. Ma può rovinare i vincitori, come successe agli Inglesi e ai Sovietici nel 20° secolo.

E questa è una guerra cari compagni di Viaggio, una guerra nella quale americani ed inglesi sono professionisti, non solo attraverso la speculazione ma anche attraverso i loro media, media controllati ovviamente da quella forza egemone che ha sequestrato il futuro delle Nazioni e delle giovani generazioni.

Quello che è affascinante è che quando scrive il Financial Times o l’Economist o il Wall Street Journal bracci armati della speculazione, nel nostro Paese sono in molti quelli che corrono ad enfatizzare le idiozie che vengono riportate soprattutto negli editoriali lasciando stare le semplici notizie.

Il Telegraph per esempio parla di ordine diramato da parte degli inglesi a tutte le ambasciate in Europa con piani di evacuazione, per il collasso dell’euro a seguito di possibili sommosse popolari, si proprio il Telegraph da sempre feroce nei confronti dell’Euro a prescindere. IL Financial Times di business plan delle aziende europee per prepararsi ad una nuova moneta…

Sono mesi che i cronisti inglesi fanno terrorismo mediatico cercando disperatamente di nascondere la devastazione di una nazione di carta, che vive di sola finanza rinnegando quotidianamente qualsiasi riforma o regola che possa mettere fine a questa finanza demenziale.

Ma torniamo a noi lasciando inglesi e italiani interessati a seminare il panico per i propri interessi e i propri affari e vediamo quanto ho riportato ieri…

«Va riconosciuto il problema di fondo: la fragilità delle banche, che sono in una fase di furiosa cessione degli attivi, soprattutto titoli di Stato, perché hanno una leva di debito eccessiva. Oggi in media europea il loro capitale effettivo è appena il 4% degli attivi. Le banche europee hanno in totale 1.200 miliardi di capitale per 27 mila miliardi di attivi. Basta un’ oscillazione dei prezzi degli attivi del 4%, che di questi tempi può avvenire in una settimana, perché una banca diventi di fatto insolvente. Vanno ricapitalizzati in fretta gli intermediari finanziari, altrimenti le cessioni di titoli di Stato o di altri crediti non finirà. Euro o non euro».

In questi giorni il Wall Street Journal ha riportato che alcuni stati stanno sollecitando le proprie banche a sostenere i titoli di stato dei propri paesi in difficoltà.

Ora come molti di Voi ricorderanno ho sollecitato nelle scorse settimane alcuni amici che lavorano nei maggiori desk italiani a valutare la possibilità di disfarsi delle plusvalenze in atto sui titoli tedeschi e inglesi e americani per trasferirsi nelle opportunità che a questi prezzi offrono i nostri titoli di stato italiani al di là di quello che sussurra qualche analista od economista fai da te.

Ovviamente questa immensa opportunità è stata disintegrata dalle demenziali regole manipolate emesse recentemente da quello strano organismo che corrisponde al nome di EBA, si proprio quello che fa i test sulla solvibilità delle banche promovendo le banche irlandesi e Dexia fallite , che ha imposto alle banche di valutare al prezzo di mercato i titoli di stato posseduti mentre nulla in tal senso è stato richiesto per la montagna di immondizia strutturata e derivata che le maggiori banche mondiali continuano a detenere, ricordo indelebile della follia subprime e dell’idiozia delle cartolarizzazioni.

Mentre qualche oca giuliva in Italia perdeva tempo a starnazzare che le banche italiane sono le peggiori al mondo, le demenziali regole dell’EBA, imposte dalla Germania e dalla Francia il cui sistema finanziario è sull’orlo del collasso, dicevo le demenziali regole contabili impongono alle banche dei paesi sotto attacco speculativo di valutare al prezzo di mercato i loro attivi sovrani.

Semplificando per i non addetti ai lavori, se una banca italiana detiene 100 titoli di stato italiani che valgono 80 sul mercato, 40 titoli di stato tedeschi che valgono 120 e 10 titoli strutturati legati all’immobiliare subprime che valgono 30 avrà iscritto in bilancio un valore di 13800 perchè le regole contabili lasciano discrezione di valutazione, ovvero l’idea che questi titoli strutturati non vengano valutati a prezzo di mercato ma a quello che verrà rimborsato alla scadenza anche se in realtà è probabile che quel titolo varrà ZERO!

Nel frattempo  se una banca tedesca detiene 100 titoli tedeschi che valgono 120,  40 titoli italiani che valgono 80 e 100 titoli strutturati tossici di cui le banche tedesche sono ricolme i il valore a bilancio sarà di 25.200, quasi il doppio di quello della banca italiana pur in presenza di titoli estremamente pericolosi.

Ecco perchè oggi le banche italiane e forse anche le assicurazioni, sono costrette loro malgrado a scaricare titoli di stato sul mercato anche se non bisogna dimenticare che, come ci ha segnalato un caro lettore e Riccardo Sabatini sul Sole 24 Ore che ..

La recente decisione dei regolamentatori europei di imporre un maggiore capitale di vigilanza (Tier 1 al 9%) e di valutare al valore di mercato tutti i titoli di Stato in portafoglio ha gettato nello scompiglio i 70 maggiori istituti di credito del Continente.

Ma di che si tratta, è un ordine perentorio, un paterno consiglio, una disposizione di vigilanza? Che strano che possa sembrare, non è nulla di tutto questo.

Anzi. Per il momento non è proprio nulla e fa capire come la reazione delle Authority di fronte all’incedere della crisi stia procedendo in modo caotico.

Vale la pena ripercorrere questa vicenda.

La ricapitalizzazione delle banche è nata come “esercizio” dell’Eba (il regulator comunitario del credito) ed è stata presentata al Consiglio europeo di fine ottobre assieme ad altre misure: schemi di garanzia sulle passività bancarie, un intervento risolutivo sulla Grecia, un rafforzamento del fondo europeo sulla stabilità finanziaria (Efsf).

Peccato che su tutte queste altre proposte il Consiglio europeo non ha trovato un sufficiente consenso al suo interno.

È rimasta così la sola decisione della ricapitalizzazione presentata sul sito dell’Eba, con i primi indirizzi operativi, come se avesse una piena validità giuridica.

Ma, appunto, non è così.

Tranne che in casi di emergenza (articolo 18 del regolamento Ue), l’Eba non ha poteri imperativi.

L’articolo 16 le consente di emanare raccomandazioni rivolte, attraverso le singole autorità di vigilanza, alle banche del Continente.

Quest’ultime o si adeguano o devono spiegarne il motivo (principio del comply or explain). Su simili indirizzi la stessa Eba «deve, dove appropriato» aprire pubbliche consultazione e valutare i costi e i benefici.

Un simile iter normativo non è stato completato ma neppure iniziato visto che gli organi decisionali dell’Eba non si sono ancora riuniti per approvare una formale raccomandazione.

Tutto lascia credere che ci sarà ma i contenuti potrebbero essere diversi da quelli che finora sono stati resi noti. Per esempio deve essere precisato se, nell’operazione sul fair value, potranno essere rivalutati i crediti nei confronti delle pubbliche amministrazioni.

Ciò che rappresenterebbe un ulteriore vantaggio per le banche tedesche nei confronti di quelle spagnole e italiane.

Insomma, nell’occasione il mercato è stato male informato. Si potrebbe dire manipolato se non ci fosse di mezzo un’Autorità di vigilanza.

Ma come i lettori di Icebergfinanza ben sanno la manipolazione e l’inganno anche nelle Auutorità di vigilanza è di casa. Quello che affascina è che l’ EBA è preseduta da un italiano Andrea Enria come pure la Banca centrale europea, ma per fortuna a differenza di Draghi, Enria non ha mai “collaborato” con Goldman Sachs! Speriamo che basti per avere un sostegno nazionale quando verrà il momento di cancellare queste regole contabili demenziali che non hanno fatto altro che accelerare la valanga finanziaria.

…Circa la natura della crisi che ci colpisce dal 2008, Enria ha parlato di due crisi, diverse ma collegate tra loro: “Quella privata e poi quella pubblica, degli Stati, con il denominatore comune del debito”. La fase attuale, quella dell’indebitamento pubblico, “è in parte figlia della prima, che vide molti Stati impegnarsi pesantemente nei salvataggi delle banche”, ma è anche “frutto di errori politici(…) Oggi la situazione è molto difficile: “Ci sono 800 miliardi delle banche che vanno rifinanziati, ma il mercato è chiuso, e se non si riapre l’impatto sarà molto grave, con una fortissima riduzione del credito all’economia”.

Un po quello che vi sta dicendo da mesi Icebergfinanza con la sua metafora dell’Arca di Noè!

Si l’Italia e fallita, l’Italia è finita, le sue banche sono fallite!  Per chi volesse contribuire liberamente al nostro lavoro un’analisi dettagliata sulla reale situazione fondamentale del nostro Paese è a Vostra disposizione, per andare oltre la nebbia di questo tempo, oltre le chiacchere e le urla di coloro che hanno tutto l’interesse che questo Paese fallisca.

E chi l’avrebbe mai detto che la terribile e esoterica agenzia di rating americana sussurra…

Standard & Poor’s ha applicato i nuovi criteri per la determinazione del rating a 37 grandi banche. E ha avviato un’ondata di downgrade e tagli delle prospettive che riguardano colossi del credito su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Immuni ai cambi Intesa Sanpaolo e Unicredit, per le quali l’agenzia ha lasciato invariate le proprie valutazioni ad ‘A negativo/A-1’ per tutte e due.

CONTO SALATO PER LE BANCHE AMERICANE. Le banche americane sono quelle che hanno pagato il conto più salato: S&P ha tagliato infatti la propria valutazione su, fra le altre, Goldman Sachs, Citigroup, Bank of America, Merrill Lynch, Wells Fargo e JPMorgan.

Il rating di Goldman Sachs è stato rivisto ad ‘A-‘ da ‘A’. Analogo il taglio per Bank of America, Citigroup, Morgan Stanley e Wells Fargo. Il rating di JPMorgan è stato rivisto al ribasso ad ‘A’ da ‘A+’.

«SIAMO COMPLETAMENTE IN DISACCORDO». Citigroup ha reagito immediatamente: «Siamo completamente in disaccordo». S&P è l’unica agenzia ad aver tagliato il rating degli Stati Uniti. I downgrade con le revisioni degli standard erano ampiamente attesi. Ma potrebbero avere ugualmente effetto su un mercato debole e volatile.
Agli inizi di novembre S&P aveva annunciato una revisione dei rating di molte istituzioni per meglio riflettere il legame fra la capacità di credito di una banca e l’economia in cui opera.
I tagli di S&P hanno seguito l’annuncio di Moody’s che nelle ultime ore ha annunciato una revisione del rating sul debito subordinato di 87 banche europee in 15 paesi.

MOODY’S PRONTA A TAGLIARE ANCHE IN ITALIA. Moody’s ha evidenziato che il maggior numero di rating a essere rivisto sarà in «Spagna, Italia, Austria e Francia».
«Moody’s ritiene che il supporto sistemico al debito subordinato in Europa stia diventando», ha affermato l’agenzia in una nota, «meno prevedibile con la politica che mostra meno volontà o meno spazio di manovra per sostenere tutte le classi di creditori».

Dieci giorni all’ alba, dieci giorni all’ EBA, dieci giorni per osservare cosa accadrà dietro le quinte del più grande spettacolo degli ultimi cento anni, la guerra delle monete, la prima guerra economico/finanziaria globale della storia, una guerra che non mancherà di riscrivere i testi di storia e forse anche quelle di economia anche se a proposito di economia come dice Galbraith…

« I principali membri attivi della professione di economista, la generazione che ha attualmente 40-50 anni, si sono uniti in una specie di politburo del pensiero economico corretto. In generale, come ci si deve aspettare da qualsiasi club di gentiluomini, si sono messi dalla parte sbagliata in tutte le questioni politiche importanti, e non solo di recente ma da decenni. Predicono disastri quando non succedono. Negano la possibilità di eventi che invece accadono. Si esibiscono in una sorta di fatalismo sulla “inevitabilità” di un problema (la disuguaglianza salariale) che subito dopo inizia a diminuire. Si oppongono alle riforme più fondamentali, più decenti e importanti, offrendo al loro posto dei placebo. Sono sempre sorpresi quando qualcosa di negativo (come una recessione) accade veramente. E quando finalmente si accorgono che certe posizioni sono divenute insostenibili, non rimettono in discussione le loro idee. Semplicemente, cambiano discorso. »
([7])

 Oggi sarò in una grande scuola di Trento, tra i giovani, tra le future generazioni. Dopo l’incontro di due settimane fa continua il nostro viaggio, tra la Speranza, perchè loro sono il futuro, la speranza in un cambiamento, la fiducia e il coraggio di credere che qualcosa domani possa cambiare. Domani verranno comunicati altri due appuntamenti con ” Viaggio attraverso la tempesta perfetta” per gli amici di Trento

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17 commenti Commenta
ricky63
Scritto il 30 novembre 2011 at 09:25

Andrea, spettacolare la tua ultima citazione!!!!!! Dopo avere letto Taleb e, costretto da mio figlio che studia economia, lo splendido “Maledetti Economisti” di Sergio Ricossa, mi sono sempre più convinto che l’accademia dovrebbe rimanere sempre e solo tale……
Speriamo che Monti…….

ilcuculo
Scritto il 30 novembre 2011 at 10:06

Ieri su Radio 24 a Focus Economia un esperto spiegava come tamponare la crisi di liquidità del debito pubblico italiano lo stato potrebbe utilizzare BTP per pagare una parte della spesa pubblica (non gli stipendi ) che resta in Italia, usando i BTP del secondario utilizzati a valore di mercato.
Ancora non diverso da quanto continuo a dire da mesi…
Ma mentre lo spiegava mi sono reso conto di una cosa: Usare i BTP a valore di mercato per pagare la spesa pubblice significa a tutti gli effetti sospendere temporaneamente il corso unico dell’euro in Italia ed affiancarlo temporaneamente con un’altra valuta nazionale chiamata BTP.
E quindi ho capito perchè non lo facciamo: Perchè non ce lo permettono!

aglio
Scritto il 30 novembre 2011 at 10:39

http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=73009418
Anche il Corriere se n’è accorto che l’Eba sragiona. E – soprattutto – che il sistema di valutazione è tutt’altro che omogeneo.

Altro discorso: mentre rimbombano le grida verso Monti e il governo per fare presto, presto, prestissimo e questi cercano di spremerci tanto, tanto, tantissimo….
….com’è che non si chiede nulla per bloccare quelle armi di distruzione di massa (definizione di Warren Buffet) che sono i vari CDS, CDO e derivati vari e che stanno all’origine della crisi che da 3 anni ci sommerge?
Negli altri settori dell’economia vendere quel che non si possiede non è forse un reato? Nella finanza continua ad essere lecito. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

E poi l’Europa. Non ci sono 17 paesi con l’€? E 27 come Unione europea?
A parte Germania e Francia, gli altri non han mai niente da dire? Tutti a pendere dalle labbra di Merkozy?

remar
Scritto il 30 novembre 2011 at 13:57

aglio@finanza:
http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=73009418
Anche il Corriere se n’è accorto che l’Eba sragiona. E – soprattutto – che il sistema di valutazione è tutt’altro che omogeneo.

Altro discorso: mentre rimbombano le grida verso Monti e il governo per fare presto, presto, prestissimo e questi cercano di spremerci tanto, tanto, tantissimo….
….com’è che non si chiede nulla per bloccare quelle armi di distruzione di massa (definizione di Warren Buffet) che sono i vari CDS, CDO e derivati vari e che stanno all’origine della crisi che da 3 anni ci sommerge?
Negli altri settori dell’economia vendere quel che non si possiede non è forse un reato? Nella finanza continua ad essere lecito. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

E poi l’Europa. Non ci sono 17 paesi con l’€? E 27 come Unione europea?
A parte Germania e Francia, gli altri non han mai niente da dire? Tutti a pendere dalle labbra di Merkozy?

remar
Scritto il 30 novembre 2011 at 14:07

Esponenti della lega al parlamento europeo stanno diffondendo notizie che frau Angela abbia dato disposizioni di stampare euri tedeschi alle stamperie svizzere, essendo vietato farlo in patria dai trattati sottoscritti.
Se ciò corrispondesse a realtà ci troveremmo di fronte ad alto tradimento di un paese e della sua classe dirigente.

A mio avviso l’Italia dovrebbe mettersi alla testa dei cattivi PIIGS salvo l’Irlanda perchè tanto sarebbe inutile e minacciare con la fine dell’euro anche e soprattutto del mercato comune.

Si creeerebbe un mercato periferico, aperto alla collaborazione con la Russia per le materie energetiche e ciao caio frau Angela.

Noi avremmo sicuramente i nostri guai, ma questa volta anche i tedeschi andrebbero incontro ai loro…..la parola magica è fine del mercato comune non soltanto dell’euro.

E’ ora di cacciare in gola le minaccie, le intimidazioni.

Sarebbe anche ora di tornare a comprare italiano.

I tedeschi hanno scatenato una guerra contro i popoli europei, stravolgendo il pensiero di Kohl e costituenti…ebbene vogliono far crollare il tempio e il tempio crollerà con Sansone e tutti i filistei…

trandafil
Scritto il 30 novembre 2011 at 15:06

@ Remar

la Germania sta ristampando i marchi non “euri” ..smettiamo poi con queste dichiarazioni “di guerra” e rimandi mitologici che sono ridicoli, grazie!

Ne deduco quindi che hanno ragione coloro che annunciavano l’assalto alle banche in Italia leggendo tutto ciò.. è tutta la mattina che sento parlare di “bailout” del nostro paese, sarà che qui siamo stati un po’ troppo ottimisti sulla vecchia Italia?
Due giorni fa eravamo sull’orlo del baratro, oggi le nostre banche son sicure.. ma scrive sempre lo stesso su questo blog??

TRandafil

ps: dove sono finiti i commentatori interessanti che c’erano su Splinder? era un piacere leggerli :?:
qui sono provinciali e sgrammaticati, saranno tutti di laureati in economia evidentemente.. :mrgreen:

lacassandra
Scritto il 30 novembre 2011 at 15:38

http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-finmeccanica-e-litaliasvenduta-allestero-3763.htm

Condivisibile (a parte Telecom, distrutta a suo tempo dai capitani coraggiosi amici di D’Alema e Draghi). Ovviamente l’elenco comprenderà banche, assicurazioni e immobili (tantissimi immobili).

lacassandra
Scritto il 30 novembre 2011 at 15:39

http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-finmeccanica-e-litaliasvenduta-allestero-3763.htm

Condivisibile (a parte Telecom, distrutta a suo tempo dai capitani coraggiosi amici di D’Alema e Draghi). Ovviamente l’elenco comprenderà banche, assicurazioni e immobili (tantissimi immobili).

….

icebergfinanza
Scritto il 30 novembre 2011 at 16:23

trandafil@finanza,

Trandafil mi sentivo solo senza la tua immensa eloquenza. Di ridicolo qui ci sei solo tu alle volte magari sul baratro della tua illuminazione che leggi e condividi quello che non comprendi.

Solo gli illuminati come te credono ai bank run e ai bailout… magari ci erudiscono con la loro magnificenza. Ti chiedi

“… ps: dove sono finiti i commentatori interessanti che c’erano su Splinder? era un piacere leggerli
qui sono provinciali e sgrammaticati, saranno tutti di laureati in economia evidentemente..”

Si saranno tutti di laureati i coomentatori…suvvia prima di dare invio rileggi fai bella figura suvvia…

cartesio
Scritto il 30 novembre 2011 at 19:04

trandafil@finanza,

Trandafil, ma di cognome vai Geobbels?
Oppure sei l’addetto al conio fraudolento Merkelliano?
Di sicuro tuo nonno contava le galline in tedesco!

maatmatithiak
Scritto il 30 novembre 2011 at 19:11

ma veramente è possibile tassare le banconote da 500€….
mi sembra assurdo

http://www.wallstreetitalia.com/article/1268776/societa/la-tracciabilita-del-moralismo.aspx

maatmatithiak
Scritto il 30 novembre 2011 at 19:15


sono state “nominate “

cartesio
Scritto il 30 novembre 2011 at 19:22

maatmatithiak@finanza,

Non saranno per caso certe divagazioni giornalistiche, che poi lasciano il tempo che trovano?
Se dovessero prendere provvedimenti contro le banconote da 500€, non sarebbe molto più ovvio toglierle dalla circolazione?

maatmatithiak
Scritto il 30 novembre 2011 at 19:24

cartesio@finanza,

SI gredo ..e spero sia cosi :D

remar
Scritto il 30 novembre 2011 at 20:39

trandafil@finanza,

[email protected]

Hai ragione, di ridicolo ci sei solo tu e forse neanche tanto abituato a far conversazione “democratica”, o forse hai solo perso il senso del fil….

stanziale
Scritto il 30 novembre 2011 at 20:56

@Aglio. Bene anche il nuovo spunto sull’eba (io leverei il passaporto italiano a questo Enria) cosi’ come la riflessione di ieri sulla fusione fredda di Rossi e Focardi. A questo riguardo oltre che you tube, focus se ne occupa abbondantemente ed e’ tutto leggibile dal sito in internet. Ed a proposito di genio italiano che deve lottare con interessi fortissimi, ho letto recentemente che la cura anti cancro del dott. Di Bella, ora continuata dal figlio, funzionava e funziona eccome. Con svariate centinaia di testimoni guariti . Il test promosso dal ministero della salute a suo tempo, era notoriamente farlocco, furono presi malati terminali ed alterato tutto. Il motivo e’ evidente, la cura cozza e pure molto con gli affari delle case farmaceutiche!
Stanziale

aglio
Scritto il 30 novembre 2011 at 23:37

@stanziale
Già! Anche il metodo Di Bella per curare il cancro è un altro caso sospetto di interessi superiori pronti a insabbiare qualunque novità che possa minacciarli!
Anche la mamma di un mio cliente si era affidata alle sue cure dopo che i medici “ufficiali” le avevano dato pochi mesi di vita. E’successo quasi vent’anni fa. E’ campata altri 6 anni, e la sua morte con tutta probabilità è stata causata non dal tumore ma da una violenta influenza.

P.s. Pare finalmente risolto il problema che avevo nel postare i link.
Quindi lo ripeto: qui http://nunteregghepiu.altervista.org/ danno notizia di una proposta di legge per riportare i generosi stipendi dei ns. politici alla media europea dei pari grado.
Posso confermarvi che i moduli – almeno nella mia città – ci sono.
Qui invece http://www.petizionepubblica.it si può fare tutto on line. Il tema è sempre ridurre i costi eccessivi della politica, in questo caso tagliando il numero dei parlamentari.

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