L'INFLAZIONE E I GIORNI CHE VERRANNO!

Scritto il alle 06:59 da icebergfinanza

 

 

Secondo quanto stà scritto su Wikipedia, il termine inflazione, dal latino inflatio-onis, gonfiore, indica una crescita nell’utilizzo di un determinato oggetto o comportamento, precedentemente di uso sporadico.Per gli amanti dell’analisi tecnica, per coloro che vivono solamente di questa disciplina senza prendere in considerazione nessuna notizia di carattere fondamentale, ecco degli splendidi grafici riferiti alla dinamica inflazionistica PPI/CPI dagli anni della " GRANDE INFLAZIONE " , dinamica che ripercorre un cammino che è giunto ad un punto di svolta.

L’uso più comune è quello utilizzato in economia, dove indica un incremento generalizzato e continuativo del livello dei prezzi nel tempo.

Generalizzato forse no, ma continuativo e strutturale per quanto riguarda i settori energetici ed alimentari, permettetemi forse si.

Alcuni sostengono che l’inflazione della nostra epoca, sia un gonfiore sproporzionato, un malessere esagerato rispetto all’entità dei danni prodotti, ma la realtà è quella di tutti i giorni, mentre il resto sono parole portate dal vento.

Altri si rivolgono alle pieghe del tempo cercando nelle dinamiche leggi che riportano alla giusta dimensione un problema che in fondo risulta contenuto nella mentalità accademica. Alcuni evocano ancora oggi che la Cina rivive un risveglio inquitante delle prospettive e realtà inflazionistiche, le proprietà deflattive del mercato del lavoro asiatico, altri giocano con le cifre uno zerro virgola più o uno zero virgola meno utilizzando l’ormai leggendario " pensiero un pò core ".

In fondo in America, la recessione fà più paura dell’inflazione, specialmente in tempo di elezioni presidenziali, in quanto la recessione colpisce chiunque, mentre l’inflazione nel breve e medio termine si accompagna all’erosione del " benessere " delle classi medie o alla " disperazione " delle classi più deboli.

Neverland, un paese magico dove tutto è relativo!

Prima e ancora domani la corsa dei prezzi al consumo si trasferirà a valle lungo la filiera produttiva ed allora le prospettive inflazionistiche diverranno realtà pura, la stessa realtà quotidiana che alcuni chiamano inflazione percepita, altri come il sottoscritto chiamano inflazione reale!

Quello che oggi non sembra, domani potrebbe essere realtà!

Un oceano agitato quello del mondo del lavoro, dalla Germania si intravede tempesta in arrivo con il rinnovo del settore pubblico, siderurgico e mettalmeccanico, in Italia abbiamo già vissuto alcuni rinnovi di contratti ed altri arriveranno, dopo il mini tornado degli autotrasportatori con le loro richieste.

Si scrive inflazione, si pronuncia inflazione programmata una bonaccia in un mare in tempesta!

I dati ormai gli conosciamo tutti dal 2 % al 3,1 % in Europa e dal 2,1 al 2,3 % per il dato core, dal 2,5 % dello scorso anno al 4,3 % in America tempio della " CORE INFLATION ".

 

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Thanks to BESPOKE_GROUP  un grande sito per grafici e numeri sui mercati finanziari.

Se alcuni di voi si ricordano, stà scattando la ormai famosa " TRAPPOLA_DELLA_LIQUIDITA’, una trappola che come abbiamo vista stà avvicinandosi al rendimento zero per quanto riguarda l’investimento obbligazionario.

All’investitore, al risparmiatore ciò che interessa è il tasso reale, ottenuto sottraendo il tasso di inflazione al tasso di interesse nominale. Per coloro che non voglino semplificare la formula esatta è [ ( interesse nominale + 1 ) / ( inflazione + 1 ) ] -1.

Occorre sempre deflazionare le grandezze reali per poter fare un confronto con il passato. In America si deflaziona in maniera sensibile ad arte per aumentare le proprietà terapeutiche del prodotto interno lordo.

" E’ possibile portare un cammello all’abbeveratoio, ma non lo si può costringere a bere!"

Provate un pò a deflazionare gli ultimi dati relativi alle vendite al dettaglio, provate a togliere l’effetto inflazione e vedrete che scendiamo sotto lo 0,5 % contro un dato dell’ 1, 2 %, ma questo non interessa a nessuno, come non interessa che i consumi siano figli di sconti continui, restringimento dei margini, che abbiano visto una sensibile riduzione dal Thanksgiving Day o che la NATIONAL RETAIL FEDERATION dica che vi sono segni evidenti e prove di una recessione in atto.

Lo sussurrano pure piccole ditte come CATERPILLAR o HOME DEPOT, vi è un risveglio generalizzato dai bassifondi dell’analisi macroeconomica delle grandi società d’affari, ma potrebbe, dovrebbe chissà.

 

Chiarisco per l’ennesima volta che secondo la mia " visione " oggi in America sono in formazione venti e correnti inflazionistiche che all’improvviso potrebbero subire l’onda deflattiva della crisi finanziaria e assimilare la grande deflazione immobiliare.

Per quanto riguarda invece il resto del pianeta i pericolo si chiama STAGFLAZIONE!

In America come si legge su un articolo di Borsa & Finanza, la ricchezza privata e due terzi dei posti di lavoro sono garantiti dalla piccola impresa. Secondo la NATIONAL FEDERATION OF INDIPENDENT BUSINESS i loro associati continuano ad aumentare i listini con una certa liberalità e il loro indice di fiducia è ai minimi dal 1993.

Leggo che gli insider comprano azioni a ritmo sostenuto, denota ottimismo da parte degli amministratori, ceo, manager o soci primari e allora perchè gli indici di fiducia generalizzati produttori o consumatori che siano stanno piombando al ribasso?

Date un’occhiata a questo articolo dell’ ECONOMIST e rifatevi la stessa domanda!

La risposta la potete trovare nell’impegno istituzionale o " interessato " a diffondere il più possibile notizie che aiutino a ritrovare la fiducia perduta.

Questa settimana riparte il valzer delle trimestrali finanziarie e dei dati relativi al mercato immobiliare. Qualsiasi sfumatura verrà letta in maniera positiva ma ricordatevi che la dinamica immobiliare è infinitamente lenta ed inesorabile e che prima del 2009 non vedremo alcuna inversione.

Citigroup ha dato un segnale di "speranza" riportando nelle stive 49 miliardi di dollari di " attività presunta " dei suoi SIV e da questa settimana i mercati finanziari accenderanno i propri radar sulle svalutazioni finanziarie a cominciare a Goldman Sachs, Morgan Stanley e Bear Stearns. Vedremo quale sarà la realtà, ma non ho molta fiducia!

Per quanto riguarda Goldman è meglio non formulare alcuna considerazione, tranne ricordare a tutti che mentre la strategia aziendale era quella di scommettere contro il mercato immobiliare, dall’altra parte si vendevano e piazzavano a mani basse strumenti o assets infarciti di dinamiche immobiliari. Chissà avere santi in Paradiso aiuta!

Ricordo solo per concludere che ad oggi le perdite e svalutazioni del settore finanziario sono di molto inferiori ai 100 miliardi di dollari e secondo alcuni studi previsionali si và da 200 a 500 miliardi mentre secondo la mia modesta opinione qualcuno fà i conti senza l’oste.

Comprendo il desiderio di ingoiare una pillola amara per volta, comprendo il desiderio di diluire lo tsunami di notizie negative in arrivo, ma non dimenticatevi che non esiste solo il mercato immobiliare residenziale, esiste pure il commercial real estate, i crediti al consumo, le carte di credito, il leasing e ancora e soprattutto l’universo CLO & LBO ovvero quella marea di titoli strutturati legati al debito societario, legati direttamente ed essenzialemente ai possibili default societari.

Le curve dei tassi cambiano e l’orizzonte diventa giorno dopo giorno più nitido.

 

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8 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 17 dicembre 2007 at 10:31

sulla tematica inflazione è da notare il recupero sostanziale che ha avuto il dollaro negli ultimi giorni. E’ evidente che il mercato ha aperto gli occhi e ha capito che la politica monetaria espansiva messa in atto dalla FED è solo un fuoco di paglia e che tra poco il caro Ben sarà costretto ad alzare i tassi probabilmente fino alle 2 cifre (d’altronde quel caro ragazzo di Alan lo aveva previsto già qualche mese fa…..). Con tassi del genere direi che i mutui subprime non saranno più un problema (ovvero saranno carta straccia e quindi non si porrà più il probelma di come valutarli). A quel punto via libera a recessione e deflazione. Quindi ricapitolando:
1) fiammata inflattiva
2) tassi a rimorchio
3) recessione
4) deflazione

quest’ultima causata da consumi in caduta libera ed eccesso di capacità produttiva.

saluti,

Marco

utente anonimo
Scritto il 17 dicembre 2007 at 11:42

impeccabile come al solito.
concordo che e’ ufficialmente iniziato un processo inflattivo pesante i cui effetti potranno essere uditi in maniera pesante in febbraio 2008.
non riesco ad immaginare come si potra’ evolvere quanto sta accadendo, ancche perchè sono troppi gli elementi negativi congiunti, e per fortuna non e’ ancora scattato il panico generale.
la cosa sconvolgente e’ che il prezzo delle poliche scellerate devono sempre essere pagate dai piu’ deboli, la finanza di oggi e’ l’evoluzione in negativo della giugla.
cari amici speriamo che quanto sta per accadere duri il meno tempo possibile e sia il meno penoso possibile, ma dubito.
Fausto

utente anonimo
Scritto il 17 dicembre 2007 at 13:34

ottimo post, l’inflazione sarà un’altra grana da affrontare, effettivamente non so come si possa pensare ad abbassare i tassi di fronte alla realta’ inflazionistica che ci attende.
e possono cosi’ raccontare che l’inflazione importata non si combatte con i tassi alti (sai ho sentito anche questa).
Per quanto riguarda l’informazione hai perfettamente ragione, la profusione di ottimismo a scopo interessato e’ dilagante, questo e’ il mercato in tutta la sua irrazionalita’, ma i big trader, in questi mesi stanno facendo soldi a palate, aiutati da santo BB, uomo di una “coerenza” che ha dell’incredibile.
ti racconto una storiella che girava una trentina di anni fa, si raccontava che la fine della seconda guerra mondiale e’ avvenuta con il bombardamento del giappone, perche’ gli americani temevano un piano segreto da parte dei giapponesi, che volevano stampare dollari e lanciarli sulle citta’ americane, facendoli precipitare nell’inflazione. non so se questa storia sia reale ma un senso ce l’ha.
Diego

utente anonimo
Scritto il 17 dicembre 2007 at 15:19

tratto da bloomberg:
Moody’s Warnings on FGIC, MBIA Cast Doubt on $1.2 Trillion Debt

By Christine Richard and William Selway

Dec. 17 (Bloomberg) — Moody’s Investors Service’s warning that the top credit ratings of FGIC Corp. and three other bond insurers may be cut casts doubt on $1.2 trillion of municipal, corporate and asset-backed securities.

Moody’s late on Dec. 14 placed the top Aaa insurance ratings of Stamford, Connecticut-based FGIC and XL Capital Assurance Inc. in New York under review for possible downgrade. It affirmed the Aaa insurance ratings of Armonk, New York-based MBIA Inc. and CIFG Guaranty in Hamilton, Bermuda, though it said the outlooks were “negative.”

The companies guarantee the timely payment on debt issued by local governments and by Wall Street firms that package existing bonds backed by items including payments on home equity lines of credit into new securities. If the insurers lose their Aaa ratings, so too may the securities they guarantee, forcing some holders to sell the bonds because of their investment guidelines.

“Everyone understands the systemic risk if even one of these companies is downgraded,” said Peter Plaut, an analyst at hedge fund manager Sanno Point Capital Management in New York.

The Aaa rankings of New York-based Ambac Financial Group Inc., Hamilton-based Assured Guaranty Corp., and Financial Security Assurance Inc. of New York were affirmed. Philadelphia- based Radian Group Inc.’s insurance unit kept its Aa3 rating.

Insurer Scrutiny

The bond insurers have been under scrutiny by Moody’s, Standard & Poor’s and Fitch Ratings for the past month after declines in the credit quality of the securities they guarantee raised concerns they may need more capital. MBIA, Ambac and CIFG have taken steps to shore up their finances to help avoid a downgrade that would cripple their business. The bond insurers assign their Aaa stamp to more than $2.4 trillion of debt.

“We will be focusing on both the effectiveness of the companies’ capital remediation plans and their risk management strategies going forward,” Moody’s managing director Jack Dorer said in a statement on Dec. 14.

“FGIC and MBIA are two of the big four bond insurers,” said Matt Fabian, a senior analyst and managing director at independent research firm Municipal Market Advisors in Concord, Massachusetts. “I don’t think anyone expected a downgrade, so this is about as bad as you reasonably could have expected.”

The announcement by Moody’s may cause the prices investors pay for all but the safest of government securities to continue to decline, Fabian said. “The market doesn’t know what to do with these bonds,” he said. “We could see a flight to quality, not just in the municipal market but in the taxable market.”

Ambac’s Insurance

Ambac on Dec. 13 took out insurance on $29 billion in securities it guarantees, transferring the risk to Assured Guaranty. MBIA said last week it will receive $1 billion from private equity firm Warburg Pincus LLC, and Groupe Banque Populaire and Groupe Caisse d’Epargne agreed to take control of CIFG from their Natixis SA banking unit and double its capital.

The bond insurers reported combined losses of $2.9 billion in the third quarter after writing down the value of some of the asset-backed securities and collateralized debt obligations they guarantee. MBIA and Ambac lost more than half their stock market value this year on concerns they may lose their ratings.

FGIC, controlled by PMI Group Inc., Blackstone Group LP, and Cypress Group LLC, said last week that it has a plan to meet Moody’s requirements for the top rating. The insurer was flagged by Moody’s last month as having a “moderate” probability of needing capital. The ratings company said Dec. 14 that it will spend “the next few months” reviewing the rating.

Investor `Support’

“The company’s investors have voiced their support for the plan and their commitment to maintaining FGIC’s triple-A ratings,” FGIC said in a statement distributed by Business Wire. “However, the company can give no assurance that the plan will be implemented to the satisfaction of all rating agencies in a timely manner.”

The review will focus on assessing the FGIC’s efforts to boost capital, Moody’s said. “These plans lack the degree of certainty that would have led to a rating affirmation,” Moody’s said.

Security Capital Assurance Ltd., the parent of XL, was given six weeks to come up with $2 billion more in capital by Fitch Ratings or face losing its AAA rating. The company insures $154.2 billion of securities, of which 46 percent is structured finance securities, including $16.1 billion of CDOs backed by subprime mortgages and $1.9 billion of subprime mortgage backed bonds.

“In the cases in which we moved to a negative outlook or have initiated a review for possible downgrade, capitalization currently falls below Aaa levels or could fall under that level in one of our stress cases,” Dorer said.

MBIA raised cash after Moody’s said on Dec. 5 that the company was “somewhat likely” to face a shortage of capital. Less than a month earlier, Moody’s said a shortfall was “unlikely.”

“We are pleased with Moody’s affirmation of our Triple-A ratings, and we are confident that we will promptly implement the remaining components of the capital plan presented to Moody’s and return to stable outlook,” said Gary Dunton, MBIA’s chief executive officer.

To contact the reporters on this story: Christine Richard in New York at [email protected] William Selway in San Francisco at [email protected] ;

Last Updated: December 17, 2007 00:17 EST

ci siamo quasi……..
Mariano

utente anonimo
Scritto il 17 dicembre 2007 at 16:46

su quali strumenti puntare per affrontare al meglio questo scenario?

utente anonimo
Scritto il 17 dicembre 2007 at 17:16

putroppo Andrea, sembra che moodys and company non vogliano dirci la verita’ o forse pensano che sia meglio tenere buoni gli animi, ma come ripeti spesso la verita’ e’ filgia del tempo.
Mariano.

Quali strumenti : IL CASH

utente anonimo
Scritto il 17 dicembre 2007 at 17:23

da Milano

L’ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan è convinto che le probabilità di una recessione negli Stati Uniti siano «in crescita, e ora siamo vicini al 50 per cento».

Greenspan ne ha parlato nel corso di un’intervista all’emittente americana Abc, nel tradizionale talk show della domenica mattina, This Week. «Se siamo al di sopra del 50 per cento o sotto, è molto difficile dirlo». L’ex numero uno della Fed ha commentato alcune delle valutazioni sulla congiuntura economica americana, compresa quella del premio Nobel John Stiglitz che quantifica, appunto, nel 50 per cento la probabilità di una recessione.

L’anziano ex presidente ha tuttavia notato «un fatto straordinario». Il fatto è che il pericolo di recessione sia solo al 50 per cento «e non al 70 per cento o 80 per cento», ha notato, conseguenza della lunga politica di interessi bassi, che ha consentito alle imprese americane di riuscire a fare in molti casi i conti con la crisi del settore creditizio.

Scritto il 17 dicembre 2007 at 21:03

Caro Mariano nel post relativo alle MONOLINES scrissi……

Come detto in precedenza credo che la consapevolezza delle agenzie di rating non possa spingersi oltre un certo limite ……….Sembra tutto abbastanza relativo ma se dovesse esserci qualche sorpresa e a questo proposito ho i miei dubbi…….

i dubbi sono rimasti i rating pure quelli uguali a prima con il palliativo del creditwatch negativo ma in fondo si sà un pò per volta, goccia dopo goccia senza trasformarla in grandine…..

Ciao Marco, Fausto e Diego sulla durata di tutto ciò ho una certezza sulla durezza mi auguro che restino solo semplici visioni.

Per quanto riguarda gli strumenti d’investimento. esistono periodi o momenti in cui non bisogna affatto essere investiti in qualcosa per sentire dentro di se il richiamo alla prudenza. Cash o Euribor Flat sono le migliori soluzioni al momento!

Ciao Andrea

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