ITALIA, FMI E LA FAVOLA DEI 600 MILIARDI DI EURO!

Scritto il alle 20:44 da icebergfinanza

Mentre i mercati finanziari vivono di illusioni e di speranze secondo la Stampa… Se le ispezioni dell’Fmi in Italia concordate summit del G20 a Cannes non sono
ancora iniziate è perché il direttore Christine Lagarde vuole dare tempo a
sufficienza a Mario Monti per varare le riforme, riservandosi la possibilità di
aiutarlo con un programma di aiuti finanziari che potrebbe arrivare a valere
fino a 600 miliardi di euro. (…)
Da qui la possibilità del varo di un «programma Italia»
che, secondo stime circolate negli ambienti dell’Fmi a Washington, potrebbe
avere un valore compreso fra 400 e 600 miliardi di euro al fine di dare al
governo Monti 12-18 mesi di tempo per varare le necessarie riforme, alleviandolo
dalla necessità del rifinanziamento del debito. Garantendo tassi fra il 4 e 5
per cento, l’Fmi offrirebbe all’Italia condizioni assai migliori rispetto ai
mercati, dove siamo già oltre il 7-8 per cento, e ciò metterebbe Roma al riparo
dalle pressioni in crescendo sui titoli di Stato. L’entità della cifra è
tuttavia tale da rendere difficile per il Fmi operare solo sulla base delle
risorse attualmente disponibili. Dovrebbero essere incrementate e per farlo ci
sono diverse possibilità: dall’emissioni di nuovi Diritti speciali di prelievo a
interventi coordinati con la Banca centrale europea guidata da Mario Draghi. LaStampa

Il leggendario cancelliere di ferro Otto von Bismark amava ricordare che certa gente non mente mai così tanto come dopo la caccia, durante una guerra  o prima delle elezioni. “Non credere mai a nulla finché non sia ufficialmente smentito.”

Ed infatti la notizia del giorno di Molinari della Stampa è l’ennesima leggenda metropolitana di questa tempesta perfetta, riportata dal solo Bloomberg in tutto il mondo che a sua volta cita la Stampa… se poi andiamo oltre twittando qua e la si scopre che….Molinari twittando con DeBortoli suggerisce che

Maumol @DeBortoliF …il FMI potrebbe mettere subito 200 bn garantendo per arrivare a 600 bn grazie a 200 bn da accordi bilaterali e 200 bn da BCE   … 

Tutta qua la notizia… si sapeva da secoli e in fondo nulla è cambiato se non che l’Italia non ha bisogno di tutti quei soldi per restare a galla ma bastano solo 240 miliardi per passare la nuttata…!

Figurarsi poi se gli Stati Uniti d’America acconsentono ad utilizzare i propri soldi per salvare l’Euro dopo averlo bombardato per mesi dalle rampe missilistiche di Wall Street e dalla City di Londra con il sostegno interessato per altre vie di Deutsche Bank , dando via libera ad un gruppo di esaltati cocainomani nascosti dietro l’omertà delle loro tastiere.

Ma questa cosa non si dice, qualche anima candida bocconiana o qualche Chicago Boys si potrebbe offendere, la speculazione è sana, è benefica, la speculazione esalta il libero mercato.

Lo dice anche un insolito John Mauldin che fa finta di dimenticare che il contagio subprime e che questa stagione di finanza demenziale proviene dall’America, non è solo un problema di responsabilità europea o di contribuenti americani, è un problema di speculazione, di un manipolo di esaltati fuori controllo coadiuvati da politici senza scrupoli.

In fondo è quello che è accaduto più volte nella storia in ogni nazione è quello che sta accadendo anche oggi nelle nazioni, durante una guerra come questa per il momento economico/finanziaria o alla vigilia delle elezioni.

Con il senno di poi si potrebbe dire che le future elezioni francesi e tedesche sono l’ombra della storia che sta oscurando il futuro di un’Europa costruita sulle monete e sui capitali, prima che sulla coesione sociale!

Come i lettori di Icebergfinanza ben sanno … Come sempre nella storia capacità finanziaria e perspicacia polita sono inversamente proporzionali. La salvezza a lunga scadenza non è mai stata apprezzata dagli uomini d’affari se essa comporta adesso una perturbazione nel normale andamento della vita e nel proprio utile. Cosi si auspicherà l’inazione al presente anche se essa significa gravi guai nel futuro. Questa è la minaccia per il capitalismo (…) E’ ciò che agli uomini che sanno che le cose vanno molto male fa dire che la situazione è fondamentalmente sana! (J.K.GALBRAITH.)

Il sistema finanziario e l’economia americana ci è stato ripetuto più volte erano fondamentalmente solidi di fronte al contagio subprime, il debito sostenibile, la ripresa alle porte, l’Euro un progetto solido ed indistruttibile!

Anche il leggendario Hindenburg ( …che da anche il nome ad una serie di segnali tecnici che spesso precedono i crack nei mercati azionari). dicevo anche  lo zeppelin tedesco venne distrutto nello spazio di un istante, mentre era progettato per  essere riempito con elio, ma a causa di un embargo militare statunitense sulla sostanza, costrinse i tedeschi ad utilizzare l’altamente infiammabile idrogeno. Nonostante le precauzioni degli ingegnieri tedeschi, l’Hindenburg esplose!

Su sollecitazione di numerosi lettori che mi hanno chiesto di raccontare il mio pensiero in merito all’ipotesi che la Germania possa ambire ad uscire dall’Euro, questo sarà un lungo racconto per il quale se non avete tempo, visto che finalmente è possibile, basta stampare tutto e leggerlo con calma a casa la sera.

Certa gente non mente mai cosi tanto durante una guerra e prima delle elezioni!

Lasciamo per il momento da parte il nostro Paese, le leggende metropolitane che girano sulla prossima manovra finanziaria del governo Monti che se le voci venissero confermate equivarebbero ad un dettato eseguito sotto la regia di un vero è proprio maestro del terrore come Hitchock altro che la fantasia bocconiana alla ribalta.

Quello che è accaduto recentemente a Spagna ed Italia ha dell’incredibile ovvero titoli a sei mesi e due anni che hanno pagato un rendimento che supera quello greco a sei mesi di “appena” il 4,89 % E oggi c’è ancora in circolazione dopo mesi di terrorismo finanziario e mediatico sul nostro Paese qualche idiota che parla di sola fiducia che è venuta a mancare nei mercati. Mai come in questo caso l’inversione della curva dei rendimenti è un’episodio di fantascienza più che di realtà, un’inversione manipolata, altro che segnale dei mercati, mercati isterici, mercati manipolati.

Inoltre se qualche anima candida crede che l’America rimarrà immune da un’eventuale esplosione dell’Hindenburg Europe si sbaglia di grosso, lo dice anche Mauldin, oltre il 95 % delle assicurazioni sul fallimento dell’euro e questa volta non ci saranno eventi o defult parziali, dovrà essere pagato dalle banche americane che ha loro volta hanno cercato protezione dalle banche europee. Sarà la fragile America in grado di salvare le sue fragili banche quando dovranno onorare trilioni di assicurazioni sui fallimenti degli stati sovrani europei?

In questi mesi i politici tedeschi hanno ovviamente nascosto al loro popolo che la Germania ha beneficiato in maniera impressionante di quello che sta accadendo in Europa, non solo a livello di esportazioni, ma soprattutto a livello di minor oneri sul proprio debito che beneficia dell’isteria dei mercati finanziari anche a fronte di un sistema finanziario fragilissimo e di un deficit e un debito complessivo ufficiale e occulto tra i più elevati d’ Europa. Il tutto ovviamente permette a nonna Merkel di mandare Babbo Natale a inondare di regali i suoi dipendenti pubblici che il prossimo anno la eleggeranno a salvatrice della patria.

Forse aveva ragione il buon Bismark, quando diceva che un vero statista quando gli viene a mancare un nemico se lo deve inventare.

Probabilmente per l’ortodossia tedesca restare senza nemici, che si tratti della favola dell’iperinflazione di Wiemar piuttosto che delle cicale europee sembra un delitto, anche se bisogna fare attenzione a giocare con la storia.

Nascondere al proprio popolo di aver contribuito in maniera determinante all’infezione del debito europeo attraverso le proprie banche spesso e volentieri oggi sull’orlo del fallimento non aiuta certo la verità!

Per comprendere questa questione è importante non dimenticare che in nessun altro paese europeo o mondiale, lo stato è presente in maniera cosi asfissiante nel sistema bancario, fondato su tre principali pilastri: Quattro grandi banche commerciali, Deutsche Bank ( santabarbara d’Europa ) Commerzbank, Dresdner Bank e Bayerische Hypovereinsbank, banche regionali e casse di risparmio e infine Raiffeisen e banche popolari, spesso e volentieri esposte nei confronti dei prodotti strutturati subprime e dei paesi dell’est come testimoniano le numerose nazionalizzazioni tedesche in questa crisi.

L’intreccio perverso tra politica e banche in Germania è molto più radicato che in altri paesi al mondo, un intreccio che sino a sei/sette anni fa arrivava sino al 50 %.

Il recente declassamento da parte dell’agenzia di rating Moody’s a dieci Landesbanken, ovvero le banche regionali dei sedici stati tedeschi di cui è composto lo stato è dovuta alla perdita della garanzia automatica di aiuto pubblico in caso di difficoltà anche se, statene certi, in caso di uscita forzata della Germania dall’euro anche le garanzie tedesche si dissolveranno come nebbia al sole e molte banche dovranno essere nazionalizzate!

Il 60 % sottolineo il 60 % delle esportazioni tedesche dipende dall’Eurozona senza dimenticare che la Cina è nel bel mezzo di una autentica tempesta perfetta che farà rallentare ulteriormente l’esport tedesco. I consumi interni tedeschi sono anemici dalla notte dei tempi!

Questo lo sanno benissimo le due organizzazioni confederali delle imprese tedesche, terrorizzate al solo pensiero della deflagrazione dell’euro.

Continuare a sostenere che la crisi europea danneggia la Germania significa sostenere la menzogna durante la guerra e prima delle elezioni.

È lecito infatti pensare che Berlino stia godendo di tassi d’interesse più bassi di quelli che sarebbero stati adottati dalla Bundesbank qualora fosse stata quest’ultima a gestire la politica monetaria tedesca negli ultimi 12 anni. Lo ha evidenziato uno studio (dal titolo: Monetary policy when one size does not fit all) di Fernanda Nechio, economista della Fed di San Francisco: con un’inflazione al 2,9% e un tasso di disoccupazione al 7% i tassi tedeschi sarebbero più vicini al 5% piuttosto che all’1%, livello a cui la Bce potrebbe abbassare il costo del denaro a dicembre. Anche la valuta è più a buon mercato rispetto ai valori cui sarebbe trattato il marco: il tasso di cambio reale per la Germania è infatti ben inferiore a quello della media dell’area euro. ( Matteo Radaelli ).

Quello che è pericoloso oggi è quel sentimento antitedesco che monta dietro le quinte alimentato dalla politica tedesca, al di la del fatto che non condivida affatto l’idea di inventare nuovi fondi salvastati o di dare carta bianca alla banca centrale europea.

Fanno riflettere le parole del generale prussiano Von Clausewitz riportate la scorsa settimana dal Time secondo il quale nel suo trattato gli aspetti politico-filosofici della guerra sono strettamente correlati con essa.

Celebre è la sua frase…”La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi

Con questa asserzione spiega Wikipedia il generale prussiono sottolinea come in una comunità, la politica e quindi l’azione di un governo , sono gerarchicamente superiori alla guerra stessa e al utilizzano come strumento per i propri scopi come sta avvenendo in questa guerra economico/finanziaria.

La guerra non è mai un fatto isolato sosteneva Clausewitz, non scoppia mai in modo del tutto improvviso, la sua propagazione non è opera di un istante…

Come ho più volte condiviso la storia insegna che da una crisi di questa entità e proporzioni, se ne esce sono in quattro maniere; con una crescita superiore in proporzione a quella del debito, con una crescita del debito progressivamente sempre più minore del debito, con l’inflazione o con defaul, fallimenti di massa.

Siccome è inutile pensare alla crescita nel bel mezzo di una depressione mondiale, pensare che l’austerity migliori le condizioni o illudersi che un secchio d’acqua inflattivo possa spegnere un rogo deflattivo non resta che l’ultima soluzione, ovvero una ristrutturazione generale o fallimenti di massa.

Quello che fa sorridere in questa crisi sono coloro che tentano di costruirsi un rifugio antiatomico di fronte all’esplosione di una guerra termonucleare globale. Stanno salendo su tanti Hindenburg presunti rifugio in attesa che un’esplosione, un Minsky Moment li riporti alla realtà!

Questo è quello che accadrebbe nel caso del fallimento dell’Euro, una depressione economica globale, attenuata probabilmente dall’illusione emergente, che tale è grazie ai consumi occidentali.

La notizia che ha fatto recuperare i mercati finanziari venerdi sera…

BRUXELLES, 25 novembre (Reuters) – Gli stati della zona euro stanno discutendo di abolire il coinvolgimento del settore privato nel meccanismo di salvataggio permanente che dovrebbe entrare in vigore nel 2013, lo hanno detto oggi quattro funzionari Ue.(…) La Germania ha insistito perchè gli investitori privati -banche e assicurazioni – sopportino una parte delle perdite nel salvataggio della Grecia.(…) Ma la maggior parte della zona euro 17 paesi ora vogliono che quelle clausole vengano rimosse dall’ ESM, dicono le fonti.(…) “Francia, Italia, Spagna e tutti i periferici” sono favorevoli alla rimozione delle clausole, ha detto a Reuters un funzionario dell’UE . “Contrarie sono solo Germania, Finlandia e Paesi Bassi.” (…)

… fa sorridere, non è cosi che si ripristina la fiducia in una depressione come quella attuale, non facendo pagare i contribuenti e gli stati per gli errori e i rischi che si sono assunti un manipolo di esaltati. Il settore privato è composto in larga parte da banche ed assicurazioni e i loro azionisti ed i nparte gli obbligazionisti devono assumersi le loro responsabilità, finiamola di dire idiozie!

Ma torniamo a noi e al rischio più o meno reale che la Germania possa uscire di sua volontà dall’euro anche se le regole e i trattati a cui tiene tanto non lo permettono…

Come ha scritto tempo fa Bottarelli sul Sussidiario una certa … Pippa Malmgren, presidente del Principalis Asset Management, nonché ex consigliera di George W. Bush e di Deutsche Bank. Bene, questa signora dai trascorsi negli ambienti che contano, pochi giorni fa ha candidamente dichiarato che la Germania sta valutando la sua uscita dall’euro e avrebbe preallarmato, attraverso la Bundesbank, chi di dover per tenersi pronto a stampare nuovi marchi tedeschi. Anzi, stando a quanto dichiarato dalla Malmgren, l’istituto centrale tedesco avrebbe invitato gli stampatori a “darsi una mossa” nel loro piano di preparazione all’eventualità di reintroduzione della vecchia valuta.

Ora, ammetto anch’io che appaia un controsenso, che la Germania rischia di pagare un conto altissimo per una scelta del genere – ben più salato della riunificazione – ma qualche elemento fa riflettere e non cestinare immediatamente la tesi della Malmgren come “fantasia”. (…)

Salto alcuni punti del testo e vado direttamente a … pur ammettendo che abbandonando l’euro la Germania compirà una mossa radicale e pagherà un prezzo maggiore sull’export, la Malmgren è convinta che le industrie tedesche sono forti abbastanza da saper gestire l’aumento dei prezzi.

O certo qualunque industria manifatturiera è in grado di far fronte ad una concorrenza come quella italiana che ad esempio che potrebbere esportare le proprie merci ad un prezzo di almeno il 50 % inferiore a quelle tedesche…sublime ragionamento!

Inoltre, citando il report “Checking Out: Exits from Currency Unions” (pubblicato dalla Monetary Authority of Singapore), la Malmgren sottolinea come altre nazioni abbiano già lasciato unioni monetarie e, normalmente, queste sono più grandi, più ricche, più democratiche e con un’inflazione più alta dei partners che abbandonano. Per Malmgren, inoltre, «altre nazioni dell’eurozona sono destinate al default, fattispecie che causerà profondi cambiamenti nella società. È importante che si cominci a preparare l’opinione pubblica ad affrontare questa situazione».

Bene allora se queste nazioni sono più grandi e più ricche a noi non restare che lasciare l’euro, dichiarare default sul debito estero garantendo quello domestico e nel giro di qualche anno rimettere in piedi la nostra economia con le esportazioni e il turismo, senza dimenticare che in termini procapite siamo l’ottava nazione più ricca del mondo con i nostri oltre 13 trilioni di dollari di ricchezza.

Ma ovviamente si tratta di leggende metropolitane e la realtà è estremamente differente e noi la vedremo nella prossima analisi dedicata alla storia dei debiti pubblici e dei default mondiali, in preparazione per i sostenitori di Icebergfinanza il prossimo anno.

Recentemente l’ex presidente della confindustria tedesca Henkel ha affermato che è giunto il momento di dividere l’Europa in due , una zona del nord incentrata su Germania, Austria e Finlandia e una del sud costituita da Italia, Francia e Spagna, una sorta di euro a due velocità, pura fantasia per il sottoscritto, che permetterebbe maggiore tolleranza all’inflazione e una maggiore svalutazione della propria moneta, come se gli italiani avessero dimenticato che la terribile iperinflazione da euro ci è stata imposta dalla Germania, attraverso tassi di cambio demenziali.

Dovrebbe essere interesse dei tedeschi avere un euro forte perchè mai nella loro storia hanno avuto un surplus estero cosi imponente ed essendo pure un grande importatore mai hanno potuto beneficiare di condizioni cosi favorevoli. Inutile che Henkel vada in giro a raccontare il suo fallimento o il suo euroscetticismo … La Bulgaria farebbe bene a non entrare nell’euro per non compromettere la sua stabilità fiscale. A dirlo è stato Hans-Olaf Henkel, ex presidente della Federazione delle industrie tedesche, in un’intervista all’emittente bulgara “Darik radio”. “Se fossi un bulgaro non vorrei certamente unirmi al club dell’euro. Questo perché la Bulgaria si sta comportando molto bene per quanto riguarda i suoi parametri fiscali. Questo è dimostrato in tutti i dati statistici”, ha detto Henkel, sottolineando che l’adesione del paese bulgaro alla zona euro comporterebbe l’immediato obbligo di coprire le spese degli “irresponsabili paesi dell’Europa meridionale”. “La Bulgaria è sicuramente sulla buona strada per soddisfare i criteri di Maastricht. Se fossi nei vostri panni agirei come gli inglesi, i danesi, gli svedesi e polacchi stando alla larga dalla moneta comune”, ha detto Henkel.

…. è lui stesso che in una recente intervista al Financial Times ha dichiarato che è stato uno dei primi e più accesi sostenitori della moneta unica anche se considera il suo impegno il più grande errore professionale mai fatto. E’ ora di finirla con questi esaltati tedeschi profeti del rigore fiscale e contabile, dite loro di dare un’occhiata ai loro bilanci, disavanzi elevati quasi il 4 % e un crescente debito pubblico occultato e manipolato senza tenere conto dei bilanci della KFW. Dite loro inoltre di dare un’occhiata ai bilanci delle loro banche pubbliche e soprattutto a quelli di Deutsche Bank vera e propria mina vagante per la Germania e quella si pericolosissima per la sopravvivenza dell’euro con trilioni di assets fantasma e una leva finanziaria mostruosa.

L’eventuale reintroduzione del marco o dell’euro nordico distruggerebbe le banche tedesche che emetterebbero moneta forte ma che continuerebbero ad avere i loro impieghi deprezzati dalla dinamica dell’euro meridionale, inutile fare calcoli precisi ma è ovvio che sarebbe un colpo di notevoli dimensioni. Secondo Credit Suisse sarebbero di almeno oltre 1080 miliardi di euro le perdite che dovrebbero subire le banche compresa la BCE oltre la metà riguarderebbe i paesi dell’area meridionale Francia inclusa.

Se volete avere una diversa visione di altre eventuali cinque vie possibili, l’amico DREAM nel suo blog ha condiviso altre possibilità!

Concludendo tutto è possibile ma oggi più che mai dobbiamo ragionare in maniera razionale senza lasciarci condizionare dalla isterie dei mercati o di coloro che un giorni si e un’altro ancora ci dicono che l’Italia è fallita, l’Italia è finita. Di leader che hanno inflitto danni gravissimi ai loro paesi per sporchi interessi e tornaconti personali o politici è piena la storia, soprattutto di coloro che usano la menzogna e la falsità durante la guerra e prima di una nuova campagna elettorale. Probabilmente il tempo è scaduto, ma io non ne sarei cosi certo soprattutto per il nostro Paese, che in fondo nonostante tutto quello che urlano un manipolo di esaltati esterofili ha ancora mille risorse nei suoi figli migliori, quelli che quotidianamente vivono la loro esistenza con responsabilità ed etica alla ricerca di un sistema migliore.

Io in loro credo!

Sostieni Icebergfinanza condividendo il suo lavoro  tramite i tasti che trovi in cima all’articolo!

 

Articolo in corso di scrittura…appuntamento a domani…non mancate

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34 commenti Commenta
kry
Scritto il 27 novembre 2011 at 21:07

Ben venga questo aiuto. L’importante è che da parte nostra ci sia una risposta adeguata per l’abbattimento del debito e non un continuo immobilismo da far sembrare che sia caduta la manna dal cielo. Spero che una notizia del genere non influisca sul lavoro che Monti deve attuare perchè non dimentichiamolo che chi vota sono le camere e li ci sarà anche chi pensa che con 600 miliardi si può comprare tempo(anche più di tre anni), quindi dopo le elezioni.

ilcuculo
Scritto il 27 novembre 2011 at 22:38

Andrea,

qualche tempo fa dissi che se l’INPS avesse investito tutti i contributi ricevuti in BOT avremmo risolto il problema a breve della liquidità a tassi decenti.

Ho visto questa proposta un paoi di volte quest’anno ripresa su qualche articolo. Poi nulla.

Perchè secondo te non viene presa in considerazione?

lumenlux
Scritto il 28 novembre 2011 at 00:54

Finalmente sono riuscito a ottenere l’accesso!
Io ho già fatto oggi un post “La manovra paga gli interessa al FMI”.
Ecco il link:
Se la notizia è falsa allora devo mette una prefazione!
Voglio attendere un po’.
A proposito della lettera di Agosto della BCE, non si parla ancora di privatizzazioni?
Che sarà della Golden Share che non si abrogò col referendum del 1997?
Ecco un breve post sull’argomento:
http://italianconnection.blogspot.com/2011/11/la-lettera-della-bce-e-la-golden-share.html

icebergfinanza
Scritto il 28 novembre 2011 at 07:12

ilcuculo@finanza,

Ho come l’impressione che nel saccheggio di questo Paese tutti stiano facendo a gara per assicurarsi un posto al sole e le proposte migliori vengano accantonate a scapito degli interessi di partito o dei poteri forti. Andrea

bergasim
Scritto il 28 novembre 2011 at 10:01

Siccome è inutile pensare alla crescita nel bel mezzo di una depressione mondiale, pensare che l’austerity migliori le condizioni o illudersi che un secchio d’acqua inflattivo possa spegnere un rogo deflattivo non resta che l’ultima soluzione, ovvero una ristrutturazione generale o fallimenti di massa

Quindi l’Italia ristrutturerà?

icebergfinanza
Scritto il 28 novembre 2011 at 10:42

bergasim,

Prima degli Stati tocca alle banche essere nazionalizzate e poi ne parliamo …

bergasim
Scritto il 28 novembre 2011 at 10:50

icebergfinanza,

E come verranno nazionalizzate con quali soldi? come verra scardinato il potere delle lobbie finanziarie e reso inerme?

icebergfinanza
Scritto il 28 novembre 2011 at 11:32

bergasim,

Nazionalizzare una banca significa azzerare gli azionisti e favorire un haircut variabile sugli obbligazionisti. La storia dice che se le lobbies finanziarie tirano troppo la corta il popolo…

dvd
Scritto il 28 novembre 2011 at 11:48

http://www.petizionepubblica.it/Default.aspx

http://nunteregghepiu.altervista.org/

Qualcosa si può cominciare a fare anche nel nostro piccolo!

Davide

wild weasel
Scritto il 28 novembre 2011 at 11:55

bergasim:
icebergfinanza,

E come verranno nazionalizzate con quali soldi? come verra scardinato il potere delle lobbie finanziarie e reso inerme?

perchè secondo te se si nazionalizza si paga qualche cosa?? le banche sono in default, le azioni valgono 0.0001 €, i bond se tutto va bene 20

laveritacheoffende
Scritto il 28 novembre 2011 at 12:00

La dipendente statale Gabanelli e Il professore della Bocconi Mario Monti stanno facendo ridere mezzo mondo. Sono i soliti gabellieri professionisti al soldo delle banche, ignoranti, presuntuosi e in malafede quindi delinquenti.

La morte ed il fisco risolvono ogni problema
http://phastidio.net/2011/11/25/la-morte-ed-il-fisco-risolvono-ogni-problema/

UN’IMPOSTA SUL CONTANTE? NON È LA SOLUZIONE
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002670.html

La stretta voluta sul contante non c’entra nulla con l’evasione o la lotta antiriciclaggio. I killer imposti delle banche, Corrado Passera (buona uscita da Intesa San Paolo stimata in 30-40 milioni di euro) e Mario Monti (300.000 euro all’anno come senatore non pagati in BOT o CCT) vogliono solo impedire ai risparmiatori di ritirare i risparmi.

ps. E’ affascinante vedere oggi gli indici di borsa. I soldi che ieri mancavano alle banche ora sgorgano a fiumi dalle fogne. Ladri , delinquenti e assassini.

bergasim
Scritto il 28 novembre 2011 at 12:01

wild weasel@finanzaonline,

e chi te la detto babbo natale? non dire cose che non sai e delle quali non hai informazioni attendibili.

ciaula
Scritto il 28 novembre 2011 at 12:06

Credo che ormai per l’Euro si stia avvicinando la soglia dell’accanimento terapeutico.
Inutile nascondersi che la debolezza è strutturale, favorita da una genesi e sviluppo sbagliati della moneta unica.
Ma non solo.E’ l’idea stessa di unione che ancora non può funzionare.

http://lemieconsiderazioniinutili.blogspot.com/2011/11/lincantesimo-dell-euro.html

Così com’è è solo un cappio col quale ci stiamo impiccando sull’altare di un sogno.E se non ci risvegliamo presto, tra non molto i cocci da raccattare saranno troppi…

In ogni caso le tue analisi,Andrea,sono sempre un attracco nel porto della realtà.

Saluti

bergasim
Scritto il 28 novembre 2011 at 12:08

icebergfinanza,

mi citi qualche esempio? nel 1929 quanti milardari usa sono finiti in bancarotta? la gente patì la fame ma grossi nomi della finanza e dell’impresa rimasero in piedi, oggi come ieri si potrebbe ripetere lo stesso, economie in depressione e lor signori ancora in piedi un’altra volta, questa volta con un arma in più la Fed una banca privata alla quale ( dopo diversi tentativi per non farla nascere, vedasi anche la morte do kennedy e la legge 1111 che vietava alla fed la possibilità di stampare denaro ) è stata concessa la possibilità di creare denaro dal nulla, ma la fed non è il governo è PRIVATA, aggiungiamo alla torta un trio di agenzie di rating anch’esse PRIVATE è la torta è pronta.

john_ludd
Scritto il 28 novembre 2011 at 12:12

wild weasel@finanzaonline,

quando le banche èiù deboli verranno nazionalizzate il valore delle azioni verrà per forza circa zero ma il valore delle obbligazioni che fa testo non è quello di mercato ma il nominale essendo un debito (al nominale) che viene convertito in capitale. C’è un precendente recente che dimostra che è l’unica soluzione possibile: la Svezia. Recentemente c’era un intervista al ministro delle finanzae svedesi che consigliava gli europei ad adottare le misure svedesi. c’era pure la foto: un ragazzo sui 40, capelli lunghi raccolti a coda da cavallo e orecchino. Non è neppure lauretao in economia ma è stato riconosciuto come il miglior ministro delle finannze al mondo. Lo scorso anno aveva “vinto” un finlandese di 35 anni. davvero un altro mondo, da un lato fa rabbia e dall’altro da speraranza. Se lo hanno fatto loro lo possiamo fare anche noi. Ma quando lo hanno fatto ? Dopo il crack delle loro banche con rimpiazzo di una classe dirigente. Per i numeri non sono un esperto ma di solito se la banca non è un totale rottame, la conversione parziale dei bond subordinati è sufficente. Non è una tragedia x nessuno tranne che i suddetti proprietari di bond junior i quali però già ora se vendono ricevono al massimo 60 o 70. Grazie come sempre al Dott. Mazzalai per un contributo lucido in questo bailamme di paranoici fuori bersaglio.

john_ludd
Scritto il 28 novembre 2011 at 12:19

bergasim,

Dopo la crisi del 29 migliaia di aziende fallirono e i proprietari persero tutto. Anche tante banche fallirono e anche in quel caso tanti ricconi non furono più tali. Poi è certo che chi già è allo stremo starà peggio. Esistono differenza colossolai a mio avviso tra oggi e il 1929. Certo la strada intrapresa non è quella giusta e di errore in errore si può arrivare in quei paraggi. Alla fine non credo all’onnipotenza dei banchieri, stanno solo succhiando l’ultimo sangue a vittime ormai incazzate nere. Ma poi a un certo punto quando un numero sufficente di persone comprende che non ha più nulla da perdere allora smette di avere paura ed è la paura che oggi tiene in sella il “potere”, come sempre del resto.

marzemino
Scritto il 28 novembre 2011 at 12:23

Ciao Andrea, ti seguo in questo viaggio dall’estate del 2007 quando termini come subprime o cds erano praticamente sconosciuti e la tempesta all’orizzonte sembrava lontana. Ti devo molto, in tutti questi anni mi hai offerto una prospettiva nuova per leggere gli accadimenti economici. Non so se siamo nella fase più acuta del nostro viaggio o se il peggio deve ancora venire, ma a riguardo mi sento molto pessimista.

Più andiamo avanti e più mi rendo conto che la nostra esistenza è minacciata dai, io li chiamo, “ladri di futuro”. Questi sono precisamente identificabili e sono Capital World Investors, State Street Corporation, Vanguard Group, BlackRock, Fidelity e chi li controlla.

Non vorrei apparire melodrammatico ma questi fondi rappresentano il banco, i giocatori, e i controllori allo stesso tempo decidendo chi deve vivere e chi deve morire. Sono in tutti i cda chiave del pianeta, banche, agenzie di rating, multinazionali, organismi pubblici.

La domanda è come concretamente se ne esce da questa spirale infernale.

wild weasel
Scritto il 28 novembre 2011 at 12:47

bergasim:
wild weasel@finanzaonline,

e chi te la detto babbo natale? non dire cose che non sai e delle quali non hai informazioni attendibili.

bergasim:
wild weasel@finanzaonline,

e chi te la detto babbo natale? non dire cose che non sai e delle quali non hai informazioni attendibili.

bergasim:
wild weasel@finanzaonline,

e chi te la detto babbo natale? non dire cose che non sai e delle quali non hai informazioni attendibili.

Bergasim premesso che stiamo parlando per ipotesi, ma se una banca è in default e va nazionalizzata per salvare i depositi dei correntisti secondo te le azioni della banca quanto varranno? zero o giù di li

L’esempio lo hai avuto pochi anni fa con parmalat, come è andata a finire? con le banche lo scenario sarebbe simile, azionisti prendono nulla, gli obbligazionisti quello che resta tra la differenza tra attivo e passivo, escluso i privilegiati e i correntisti

lacassandra
Scritto il 28 novembre 2011 at 14:18

Dall’informatissimo Dagospia. Ecco il reale obiettivo dell’attacco all’Italia, Stato con i fondamentali nettamente migliori di quasi tutti i paesi OCSE. Ovviamente seguiranno le banche….. Esecutore principale: il solito Mario Draghi. Tutto come previsto. Tra l’altro si tratta della solita solfa, che va avanti da una ventina d’anni (per l’Italia è la seconda mazzata….). OCCORRE RIBELLARSI FACENDO CONOSCERE LA VERITA’ AGLI ITALIANI!

1 – BRITANNIA/2: IL GURU MCKINSEY ROGER ABRAVANEL DA IL VIA ALLE PRIVATIZZAZIONI DEGLI ULTIMI “GIOIELLI” ITALICI, A PARTIRE DA FINMECCANICA. POI TOCCHERÀ A ENI ED ENEL
Quando alla sera vanno a dormire personaggi come Corradino Passera, Enrico Cucchiani, Colao Meravigliao, Paoletto Scaroni e tanti altri ex-McKinsey, prima di spegnere la luce accarezzano il libro “Meritocrazia”.
ROGER ABRAVANELROGER ABRAVANEL

Per questi manager è un pigiama dell’intelligenza che li accompagna fin da quando si sono allontanati dal loro padre putativo, Roger Abravanel, l’uomo e maestro che per 35 anni ha guidato la società di consulenza McKinsey & Company, ed è l’autore del volume che per i banchieri e i capitani d’industria contiene le tavole della legge.

Oggi Abravanel, che è nato a Tripoli nel ’46 e si è laureato in ingegneria chimica vincendo il premio di più giovane ingegnere d’Italia, è uscito dal grembo di McKinsey, e in tempi recenti si è dedicato a istruire la Gelmini, la vergine dei neutrini, per la riforma della scuola. Per tutti resta comunque un guru di riferimento e quando parla o scrive le sue parole pesano. Quelle di ieri ad esempio contenute in un ampio articolo del “Corriere della Sera” avranno sicuramente destato l’attenzione di Passera e di manager come Scaroni, Conti e Orsi perché Abravanel ha alzato senza infingimenti la bandiera delle privatizzazioni.
Corrado PasseraCorrado Passera

Lo spunto iniziale dell’articolo è la vicenda Finmeccanica, con i suoi risvolti tormentati, un Gruppo che secondo Abravanel si presta a uno “spezzatino” ideale per fare cassa. Agli occhi del padre di tutti i McKinsey le riserve su Finmeccanica non impediscono di affermare che lo stato italiano “non è in una situazione molto diversa da quella di una famiglia che deve svendere i propri gioielli per evitare il fallimento”. E agli anti-privatizzatori per i quali lo stato non può rinunciare ai 2 miliardi di dividenti dell’Enel e dell’Eni, il buon Abravanel fa presente che con la privatizzazione si potrebbero raccattare almeno 30 miliardi.

La conclusione è perentoria: “il governo Monti acceleri le privatizzazioni delle aziende “ex-pubbliche” perché è più facile portare a casa quattrini da questa operazione piuttosto che dalla vendita del patrimonio immobiliare e delle caserme”.

È inutile tirar fuori a questo punto la vecchia storia del ’92 quando sul panfilo Britannia si aprì la stagione delle privatizzazioni portate avanti dal trio Draghi-Ciampi-Grilli. A quell’epoca sul panfilo della regina d’Inghilterra Abravanel, non c’era ma adesso sente che davanti a un governo di professori e di manager che tengono bene in vista le tavole dei valori e delle regole, si può accelerare lo smantellamento di un sistema che, almeno per quanto riguarda Finmeccanica, è fonte di corruzione.
MARIO DRAGHIMARIO DRAGHI

Stupisce la semplicità con cui il 65enne ingegnere tripolino passi sopra con disinvoltura al significato dirompente che potrebbe avere lo sbaraccamento dei primi tre gruppi industriali italiani. Forse nel momento in cui il guru McKinsey ha alzato la bandiera delle privatizzazioni, ha saputo che tra un mese partirà da Bruxelles una lettera che costringerà l’Italia ad abbandonare le “golden share” con le quali fino ad oggi il Tesoro ha difeso la presenza dello Stato in settori strategici.

lacassandra
Scritto il 28 novembre 2011 at 14:54

http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=68861:e-tutto-ormai-compiuto&catid=33&Itemid=150

Da sottoscrivere, tranne gli ultimi quattro capoversi, sui quali si puoò discutere (sul resto, no).

tirlusa
Scritto il 28 novembre 2011 at 16:21

Non capisco l’euforia odierna dei mercati in assenza di notizie ufficiali.
Secondo me gli eurobond senza un prestatore di ultima istanza non servono a molto, almeno in questa fase di debiti sovrani così fuori controllo e con una lunga stagnazione in arrivo.
Lo scenario che io vedo più probabile e sensato, che evita una serie di default a catena e che allo stesso tempo è più rispettoso delle diverse idee di Stati diversi, di popolazioni diverse, di culture ed ideologie diverse è il seguente. La Germania dà l’ok alla Bce per essere prestatore di ultima istanza salvo poi accingersi a lasciare l’euro, probabilmente non subito. Avremo il Club Mediterraneo con Italia, Spagna, Portogallo, Grecia con una banca centrale prestatore di ultima istanza e un club più rigoroso con una banca centrale rispettosa del severo credo germanico. In uno scenario del genere è interessante chiedersi cosa sceglierà la Francia. E’ chiaro che in assenza di crescita i tedeschi dopo un pò di tempo si ritroverebbero nella stessa
identica situazione di adesso, con probabile ‘botto’ finale. Cruciale perchè questo accada è che il mercato unico, seppure con diverse divise, ci sia ancora. I virtuosi compenserebbero le minori esportazioni con più facili acquisizioni nei paesi più deboli grazie alla forza relativa della loro moneta. In ogni caso Italia-Germania 4-3 sempre e comunque.
Scusate la lunga divagazione ma volevo condividere queste mie ipotesi con voi.

ilcuculo
Scritto il 28 novembre 2011 at 17:11

lacassandra@finanza,

La presenza dello stato nei settori strategici si difende facendo di questi degli asset strategici per il paese che quindi abbia a tutti gli effetti convenienza a trattenerli.

Questo, è dato di realtà, in Italia non succede e qualsiasi cosa sotto il controllo pubblico diventa un cespite per la corruzione, la malversazione e la criminalità organizzata (al sud ed anche al nord).

A parte il dividendo , se in Italia il KWh per le aziende è il più caro d’europa secondo me l’indebitatissima ENEL non è un asset strategico.

Gli unici asset strategici che non dovrebbero mai essere privatizzati sono le reti infrastrutturali. Tutto il resto è meglio che vada su un mercato , veramente libero, se invece passiamo da un monopolio pubblico ad un monopolio privato allora per il paese non cambia nulla.

PG
Scritto il 28 novembre 2011 at 17:22

Buongiorno ragazzi. MI è davvero difficile capire lo scenario futuro perchè a mescolare le carte sono bravissimi.
L’unica certezza che ho è che come molti hanno anticipato vi sarà una svendita dei nostri gioielli con la scusa di un disastro imminente.
Caro Andrea, l’euro sotto la parità nei primi anni non era un problema, ora a 1.32 è in drammatica situazione nei confronti del dollaro per esempio. Qualcuno me lo può spiegare?

Ultima cosa…. sono daccordissimo con il fare un default verso l’estero per far si che siamo ascoltati e per tirare fuori veramente le verità ai paesi che apparentemente stanno meglio.

Sarebbe interessante fare una campagna di stampa su questo e per favore, chiedo a voi tutti di illustrarmi gli scenari con questa nostra scelta.

Io posso immaginare una svalutazione e i paesi più grandi ce la faranno pagare ma nel medio recupereremmo tutto con gli interessi…. Mi sto sbagliando? Sicuramente l’ho fatta facile ma Andrea, perseguiamo almeno una strada al fine di essere ascoltati . Credo che troveremmo breccia anche nei confronti dell’opinione pubblica e di altri blogger.

A presto

icebergfinanza
Scritto il 28 novembre 2011 at 17:34

bergasim,

Churchill e Irving Fisher ti racconterebbero come sono stati devastati i loro patrimoni e se dai un’occhiata alla commissione Pecora troverai qualche interessante sorpresa senza dimenticare che nel’29 molte banche se non quasi tutte sparirono come nebbia al sole solo lo Stato rimase in piedi chissà perché! Ciao Andrea

icebergfinanza
Scritto il 28 novembre 2011 at 17:37

marzemino@finanzaonline,

Con una depressione ormai a meno che loro non abbiano tutto sotto controllo come sostengono! Non escluderei alteri due opzioni ma preferisco lasciarle alla storia. Ciao Andrea

icebergfinanza
Scritto il 28 novembre 2011 at 17:40

lacassandra@finanza,

Direi da manuale ma siamo tutti complottisti! Andrea

icebergfinanza
Scritto il 28 novembre 2011 at 17:43

PG,

PG non sono sicuro che pagheremo noi il prezzo più alto! Andrea

cartesio
Scritto il 28 novembre 2011 at 18:37

Il tentativo di apertura di un altro fronte speculativo da parte di Moody’s ha fatto flop.
Almeno per oggi …
Posto un link sulle operazioni delinquenziali di questi personaggi e dei loro degni compari.
(http://archivio.dirittiglobali.it/articolo-vs.php?id_news=14873)
Purtroppo l’inchiesta di cui si parla si è sgonfiata, ma non è detta l’ultima parola, giustappunto le loro allegre attività.
Vorrei ricordare che se ne sta occupando anche la procura di Trani.
(http://www.soldionline.it/notizie/economia-politica/inchiesta-sul-rating-sei-indagati-il-sole24ore)

icebergfinanza
Scritto il 28 novembre 2011 at 18:42

icebergfinanza,

Vedo una insana tendenza di alcuni bloggers illuminati che continuano a sollecitare lo scontro con il sottoscritto e altri blogger…consiglio prudenza c’e un limite a tutto ci si potrebbe ustionare! Andrea

lacassandra
Scritto il 28 novembre 2011 at 18:44

ilcuculo@finanza,

Finmeccanica ed Eni non sarebbero asset strategici? Solo perchè il loro operato non piace a UK, Usa, Francia, Germania? A questi prezzi di borsa, poi, più di una vendita si tratta di un regalo…

albertom
Scritto il 28 novembre 2011 at 20:23

icebergfinanza:
bergasim,
Ma i cocainomani non erano quelli che gestivano la finanza?!

Ti sei mangiato funghi allucinogeni o ti sei addormentato sulla trielina?

Nazionalizzare? Azzerare gli azionisti? Haircut dei bond?
E poi? Un pugno sul muso ai correntisti no?

E coi risolvi i problemi?
Ma vai a vendere i btp nella tua cassa rurale ai contrabbandieri trentini che vivono alle spalle degli italiani e lascia stare la finanza

Nazionalizzare una banca significa azzerare gli azionisti e favorire un haircut variabile sugli obbligazionisti. La storia dice che se le lobbies finanziarie tirano troppo la corta il popolo…

tirlusa
Scritto il 28 novembre 2011 at 20:54

icebergfinanza,

A proposito di blogger illuminati, Barrai col ‘no Btp day’ stà diventando famoso…giornali, radio, televisioni, ha fatto parlare di sè e delle sue iniziative, sarà contento….si è fatto una bella pubblicità. Comunque parla meglio di come scrive, solo che sentire dire che ciò che lo muove è ‘la tutela del risparmio degli italiani’ è abbastanza stomachevole.

ilcuculo
Scritto il 28 novembre 2011 at 21:54

Oggi su radio 24 a focus economia un esperto spiegava come tamponare la crisi di liquidità del debito pubblico italiano lo stato potrebbe utilizzare BTP per pagare una parte della spesa pubblica (non gli stipendi ) che resta in Italia, usando i BTP del secondario utilizzati a valore di mercato.
Ancora non diverso da quanto continuo a dire da mesi…
Ma mentre lo spiegava mi sono reso conto di una cosa: Usare i BTP a valore di mercato per pagare la spesa pubblice significa a tutti gli effetti sospendere temporaneamente il corso unico dell’euro in Italia ed affiancarlo temporaneamente con un’altra valuta nazionale chiamata BTP.
E quindi ho capito perchè non lo facciamo: Perchè non ce lo permettono!

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