LA FAVOLA DI TINA: THERE IS NO ALTERNATIVE!

Scritto il alle 05:31 da icebergfinanza

 

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Molto spesso la sera davanti al caminetto la nonna “Società” racconta agli adulti e purtroppo anche ai ragazzi ed ai bimbi la favola di TINA. There Is No Alternative!

Cari miei figli, cari nipoti, cercate di comprendere, uniformatevi al pensiero globalizzato, fidatevi di ciò che vi racconto, non esiste alternativa al sistema di vita dei nostri giorni, lasciatevi andare, lasciatevi cullare dal dolce oblio di questa nuova era che tutto uniforma, tutte rende perfetto!

E se qualcuno vi racconta di mostri o leggende dove draghi e maghi cattivi vi raccontano della fine del mondo, di crolli apocalittici  mi raccomando pensate solo che è un brutto sogno, che la realtà è un’altra cosa, che non c’è alternativa a questo mondo fatato!

E fin qui ho giocato con la fantasia per cercare di entrare in punta dei piedi nel giardino del libero pensiero, nella foresta della libertà, la libertà di esprimersi, la libertà di essere o non essere!

Ognuno di noi ha una sua sensibilità, ha il diritto di ascoltare, pensare, comprendere, capire, formarsi una propria opinione!

Tra le sponde dell’ottimismo e quelle del pessimismo vi è un oceano chiamato Realismo!
Tendiamo tutti a non chiamare mai le persone, le cose, le situazioni con il proprio nome, ci giriamo intorno, facciamo finta di niente e ci incamminiamo con il nostro orgoglio sulla strada di ogni giorno tra alti e bassi ognuno per conto suo!

Ogni epoca, ogni civiltà, ogni ciclo economico ha un’inizio ed una fine, porta con se momenti di gloria e momenti di disperazione, ma alla fine la vita rinasce, sempre e comunque!

 

Talvolta mi capita che qualcuno mi chieda se sono realmente convinto che le cose possano andare male, che il sistema economico e finanziario su cui è incentrata la nostra società sia un’immenso castello di sabbia destinato a scomparire nel vento della mancanza di alternative.

 

Talvolta qualcuno mi chiede perché non rimarco anche gli aspetti positivi di questo ciclo, di questa nuova era economica.

 

Quando ho scelto il nome del mio blog, la mia intenzione era quella di esplorare, navigando il mondo dell’economia e della finanza alla ricerca degli “iceberg”, degli aspetti negativi e in particolar modo delle conseguenze negative di ogni eccesso o utilizzo improprio degli strumenti finanziari, le conseguenze di questi eccessi sulle nostre vite, sulla vita di ogni giorno..

 

Come detto più volte l’ingegneria finanziaria ha prodotto in questi anni innumerevoli strumenti che permettono di diversificare o diluire i rischi, e come ogni cosa non deve essere demonizzato lo strumento ma l’utilizzo errato che se ne fa.

 

In quanto a decantare le meraviglie di questo sistema finanziario, credetemi sono talmente tanti e numerosi i cantori di questa nuova era interessati o meno , che non  vedo proprio il bisogno di aggiungermi alla compagnia

 

Il mio scopo invece, è quello di far comprendere e far capire quelli che secondo me sono gli squilibri, gli eccessi e le dinamiche che li provocano, cercare di trovare ed analizzare insieme delle alternative vere e reali, senza la presunzione di conoscere la verità.

L’economia è indispensabile all’Umanità, come l’aria per gli esseri umani e quindi si tratta di scoprire come utilizzare al meglio questa grande risorsa!

 

Come dice Francesco Gesualdi, in Economia non vi è nulla da inventare. Qualsiasi sistema economico si basa sul lavoro, sulla formazione, sulla ricerca, sul consumo, sul risparmio, sugli investimenti, sullo scambio, sulla solidarietà collettiva. La differenza è creata dalla miscelazione dei vari ingredienti. E’ come per i dolci, che più o meno comprendono tutti, farina, zucchero, uova e burro! Ma qualcuno si addice anche ai diabetici in quanto contiene solo tracce di burro e zucchero, mentre altri sono un pugno nello stomaco per tutti, perchè sono solo un concentrato di grassi.

 

Sembra quasi che il sistema economico si identifichi nell’impossibilità di evitare gli eccessi, che non esisti alcuna alternativa alla favola della crescita infinita. Prendere o lasciare. Talvolta in economia siamo schiavi di  qualche  grande economista defunto, non sviluppiamo una nostra idea autonoma, ci lasciamo trascinare dalla corrente di pensiero.

 

Non sarebbe un male assoluto se ciò costituisce anche una nostra convinzione, ma alle volte vale la pena di fermarsi in riva al fiume a riflettere, per comprendere se tutto ciò che avviene corrisponde alla nostra essenza, all’essenza stessa della vita dell’Umanità intera!

 

E così succede nella vita di tutti i giorni, ci si ferma per ripartire, si sbaglia per ricominciare , ma mai dico mai arrivare alla convinzione che TINA esiste, che non c’è alternativa!

 

Devo ammettere che faccio fatica in questo mondo quasi perfetto, decantato talvolta da economisti di fama mondiale, premi Nobel d’eccellenza a trovare dove si nasconde il cosiddetto moltiplicatore economico. Ho come l’impressione che questa globalizzazione dell’economia, stia scavando un abisso incolmabile tra gli stessi tessuti sociali lavorativi dei paesi occidentali, per non parlare di come questo famoso moltiplicatore opera nei paesi cosiddetti emergenti.

 

Vorrei a questo proposito prendere a prestito alcuni passi della “lezione” tenuta dall’economista francese, Daniel Cohen al Festival dell’Economia di Trento.

Non starò a ripeterVi l’ormai arcinota suddivisione di come il costo finale di una scarpa di ginnastica, prodotta nei paesi emergenti, porta la ditta commissionatrice a guadagnare il 50 % del prezzo finale e chi la produce ad ottenere 2,57 dollari su 70, ma come dice Cohen in mezzo, nella profondità della globalizzazione e dell’industria diffusa, c’è la contraddizione che si genera tra un mondo di idee e di immagini che viaggiano attraverso i media e la realtà di chi è materialmente impiegato nei processi di produzione, in condizioni sempre più svantaggiate.

 

Cohen, sostiene che la ricchezza non si diffonde così velocemente, ma la società di oggi si regge sull’illusione di far parte di un mondo comune.

 

Le idee si muovono velocemente e sono globalizzate, ma il moltiplicatore economico, quello no, non segue le idee, non raggiunge il sogno di una diffusione anche solo lenta ed inesorabile.

 

Nonna, ma questa favola, la favola di TINA sembra quasi dimenticare che nel mondo l’unico paese che l’Umanità intera ama visitare, tutti i giorni, a tutte le ore si chiama Utopia e che forse un giorno, quando avremo toccato il fondo l’uomo scoprirà che forse i sogni sono più importanti della realtà!

 

 

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