OCCUPAZIONE: UNA FORESTA PIETRIFICATA!

Scritto il alle 06:41 da icebergfinanza

"Foresta pietrificata" non poteva esserci miglior similitudine con la situazione attuale dell’occupazione americana e mondiale, una foresta pietrificata che come abbiamo più volte visto vede all’opera un vero e proprio cambiamento strutturale nel mercato del lavoro dei paesi occidentali.

Molto difficilmente l’occupazione potrà rivedere i livelli antecedenti alla madre di tutte le crisi, probabilmente occorrerà un decennio, sempre che non sia l’ennesimo decennio perduto. Ricordo a tutti che in America il decennio perduto nell’occupazione è stato un decennio di crescita zero. Secondo i dati del BLS alla fine del 1999 si contavano 1,2 milioni di lavoratori in più di oggi, nel settore privato. Si tratta di un declino del 1,4 % da mettere a confronto con una crescita demografica di almeno il 9,8 %.

Credo che non ci sia da aggiungere alcun’altra considerazione.

Avevo previsto un aumento del tasso di disoccupazione, in seguito alla speranza offerta da un dato, quello di novembre, rivisto a più 4000 nuovi posti, ai milioni di disoccupati, che inevitabilmente uscivano dalla condizione di disoccupati scoraggiati aumentando il tasso di disoccupazione.

Si la favola di novembre e dei suoi 4000 posti creati, dovrà passare altre revisioni, tra un mese, tra un trimestre, tra un anno quando tutto sarà dimenticato e solo allora chissà, la sorpresa non sarà poi tanto grande. ll paradosso americano ci dice che chi non ha cercato un lavoro nelle quattro settimane antecedenti all’indagine non vengono considerato.

In realtà questo non è avvenuto. Ben 661.000 anime sono uscite dal radar del BLS, dalla forza lavoro, se non fosse stato per loro il tasso di disoccupazione sarebbe schizzato ben oltre l’immaginazione del mercato. Dal luglio di quest’anno oltre 1,3 milioni di americani hanno lasciato la forza lavoro, ecco perchè il tasso di disoccupazione ufficiale non è ben oltre il 10,5 %.

Quando avverrà, quando questo fiume di anime deciderà di tornare alla ricerca di un lavoro, non mancherà di tenere elevato il tasso di disoccupazione per molto tempo.

Nel frattempo il lavoro temporaneo aggiunge ulteriori 47.000 posti di lavoro, lavoro decisamente temporaneo come temporanea sarà l’illusione dei nuovi assunti per il censimento generale 2010. Questo è il quinto mese consecutivo che si aggiungono posti di lavoro temporanei.

Ripresa statistica, ripresa una tantum, lavori temporanei, disoccupati scoraggiati, uomini e donne che escono in massa dalla forza lavoro, chi non cerca lavora da almeno quattro settimane non viene più considerato, in fondo le statistiche sono solo un’opinione.

Il prossimo mese, come ho più volte sottolineato, il 5 febbraio,  avremo una nuova realtà quella di una revisione che, al momento, come anticipato dal BLS, vedrà un aumento di 824.000 posti persi nei dodici mesi antecedenti al mese di marzo 2009.

Ecco quanto comunicato in ottobre dal BLS:

" The Labor Department today also published its preliminary estimate for the annual benchmark revisions to payrolls that will be issued in February. They showed the economy may have lost an additional 824,000 jobs in the 12 months ended March 2009. The data currently show a 4.8 million drop in employment during that time. The projected decrease was three times larger than the historical average, the Labor Department said. Most of the drop occurred in the first quarter of this year, probably due to an increase in business closings, the government said. "

Aumento che corrisponde in sintesi all’aggiunta di posti di lavoro operata dal modellino statistic/stagionale CES/NET BIRTH/DEATH sul quale per chi si fosse imbarcato su Icebergfinanza da poco potrete trovare maggiori informazioni in QUESTO  post.

Anche a dicembre il modello in questione ha aggiunto bel 59.000 posti di lavoro, riproponendo tale e quale la situazione del dicembre 2008 ( 60.000 ). Ecco perchè questo modello non è assolutamente in grado di individuare non tanto le variazioni stagionali, ma quelle cicliche. Non è possibile alcuna similitudine tra la situazione di dicembre 2008 e quella attuale. Il mese di gennaio vedrà una delle revisioni annuali e non mancherà di esercitare una notevole pressione al ribasso sulla realtà.

Inoltre mi attendo che come ha amplficato la realtà nell’attuale ciclo economico, quando nella realtà vi sarà anche una parvenza di ripresa, non mancherà di ammortizzarla negativamente.

Oltre due milioni di anime senza lavoro non sono conteggiati come disoccupati. Settori quali l’industria manifatturiera e edile continuano nella loro dinamica negativa. Aumentano significativamente le perdite nel settore governativo, mentre istruzione, servizi sanitari e professionali costituiscono la dinamica positiva.

Nulla cambia nel computo delle ore settimanali lavorate, ma non possiamo dimenticare che prima di assumere le aziende reintegreranno i lavorati a part-time, dinamica invariata che vede ormai 9,2 milioni di lavoratori a tempo parziale. Sottolineo non per scelta ma per le mutate condizioni del ciclo economico.

Quindicimilioni e trecentomila disoccupari ormai quasi il doppio dai 7,7 milioni del dicembre 2007, mese di inizio ufficiale della Grande Recessione, con un tasso di disoccupazione al 5 %.

Nella Table A-12. Alternative measures of labor underutilization ovvero le misure alternative per evidenziare nono solo la disoccupazione ma anche la sottoutilizzazione avete uno scorcio più reale della dinamica del mercato del lavoro americano.

Se non vi sarà una ripresa reale dei consumi, se la finanza ed in particolare il sistema bancario continuerà ad alimentare inflazione da trading sulle materie prime, alle imprese per mantenere i margini non resterà che continuare a ridurre l’occupazione, tagliare investimenti e costi. In fondo questo è il dogma odierno, utili a qualunque costo.

Proprio venerdi mentre il mercato festeggiava i dati di una grande azienda americana come UPS, la stessa comunicava l’intenzione di licenziare ulteriori 1800 anime nel 2010. 

Ma il dogma del breve termine, della massimizzazione del profitto,  è un tarlo che piano, piano distrugge, il futuro.

Secondo la Household Data, almeno 843.000 anime non sono più nella forza lavoro.

Mal comune mezzo gaudio si direbbe, ma la situazione europea ed italiana, ci consegna una situazione giovanile allarmante e una disoccupazione che è arrivata sino al 10%. 

Come scrive il grande John Mauldin nel suo ultimo post, ricordando il mitico Pau Simon in The Boxer…un uomo ascolta ciò che vuole sentire e trascura tutto il resto.

Probabilmente è quello che sta accadendo nelle mie analisi, in quelle di alcuni analisti di frontiera, decisamente controcorrente, probabilmente sto seguendo solo la rotta che voglio seguire, rischiando di trascurare tutto il resto. 

Questa non è una rotta superficiale, passo notti e qualche giorno a cercare di scavare nelle profondità della realtà macroeconomica. Prima o poi la Verità è figlia del Tempo, ma come dice John, se siete alla ricerca di un motivo per essere ottimisti, vi sono tutte le ragioni per esserlo, basta non esaminare in profondità i dati sottostanti.

Come mi ha ricordato il caro Gianluca Bocchi riportando alcuni passi dell’ultimo libro di Armando Massareti, "Il filosofo tascabile" … per cercare la verità, si può procedere solamente a partire dalla confutazione dell’apparenza, a partire dalla confutazione logica di ciò che illogico, a partire dalla dimostrazione delle contraddizioni. Camminare sulla strada della verità significa confrontarsi dialetticamente con l’apparente illusione dei sensi ed utilizzare la logica. (…) Camminare sulla strada della verità significa utilizzare la regione nello smascheramento dell’apparenza. Ma cercare la verità non è conoscerla.(…)

Nessuno ha oggi convenienza ad osservare in profondità i dati macroeconomici, perchè potrebbero rivelare una realtà difficile da accettare. Noi invece continuamo a farlo, perchè non ci affascinano le sirene del mercato e perchè sino ad ora la realtà fondamentale ci ha dato ragione, dalla depressione finanziaria a quella immobiliare, dalla grande recessione alla deflazione dell’economia reale.

Si deflazione, perchè senza voler continuare a fare discussioni accademiche che lasciano il tempo che trovano, una depressione immobiliare, associata ad una depressione finanziaria, con un crollo della capacità produttiva, un crollo dei consumi, dei redditi,  degli investimenti, un aumento del risparmio e un congelamento del credito non possono provocare che deflazione, una imponente deflazione da debiti correlata.

Certo, contemporaneamente si sta cercando di inflazionare le materie prime, di avviare svalutazioni competitive, di reflazionare come ai vecchi tempi, ma non appena l’inflazione da materie prime raggiungerà i prezzi al consumo, allora la deflazione si farà ancora più violenta, perchè se qualcuno crede che con il petrolio a 100 dollari al barile l’economia non ritorni in recessione a fatto male i suoi conti. Sarà interessante osservare quanti rivenditori o produttori avranno il coraggio di trasferire il costo delle materie prime al consumatore finale, disintegrando una ripresa effimera.

Lasciamo perdere quanto avviene in Italia, terra di monopoli, cartelli e dominio assoluto di una filiera della distribuzione che erode il potere di acquisto di un popolo che non si accorge di quanto in realtà avviene.

La settimana scorsa è stato comunicato che il credito al consumo è crollato ai minimi storici, un collasso da 17,5 miliardi di dollari quando il solito consensus se ne aspetta solo 5, il peggior dato dal dopoguerra. Dieci mesi consecutivi di rifiuto del debito, perchè se qualcuno non l’ha ancora capito non si tratta solo di congelamento del credito, ma anche di rifiuto del debito, di debitofobia.

E questo crollo è avvenuto nel mese principe dell’economia mondiale, in dicembre, ma vedrete le vendite al dettaglio sono volate, la fantasia non ha limite, nei paese dei balocchi.

Come ha ricordato Mauldin, possono raccontare la favola di qualunque magia dei consumi, ma le imposte sulle vendite, quella che in Italia chiamiamo IVA racconta un’altra realtà. Quando le imposte aumentano allora i consumi sono in aumento e allora per quale motivo, gli stati americani denunciano un crollo delle imposte sui consumi, non solo sui redditi, ma sopratutto sui consumi.

Per quanto riguarda i sussidi, infine la realtà è un’altra.  Nei primi giorni del 2010, navigando nell’oceano di internet, tra i siti di Zero Hedge e Barry Ritholtz, ho intravisto che il tasso di esaurimento delle indennità di disoccupazione, è aumentato al punto massimo del 53,78 % a partire dal 30 novembre dello scorso anno, un nuovo massimo storico. ( Ritholtz.com/blog  ) Nella settimana conclusa al 19 dicembre, 10,42 milioni di americani ricevono sussidi di disoccupazione. 5,44 milioni, una loro estensione e 4,9 milioni di sussidi continuativi.

Ma come spesso accade, tra le cifre di questa crisi, i NSA jobless claim mostrano una storia estremamente diversa. I dati non destagionalizzati, quelli che non tengono in considerazione la volatilità dei dati dei sussidi durante le feste di natale e fine anno, sono stati pari a 645.571 unità con un incremento di 88.000 unità al 2 gennaio, mentre il dato ufficiale comunicata un sostanziale nulla di fatto con un aumento di 1000 unità. 

Una’ltra realtà è data dai sussidi realmente pagati ( Initial, Continuing e EUC claims ) Emergency Unemployment Compensation (EUC al nuovo record di 11,268 milioni che hanno raggiunto il loro nuovo record storico. Massive Jump In Emergency Unemployment Compensation (EUC) Benefits – Up 43% In One Month!

(…) Camminare sulla strada della verità significa utilizzare la regione nello smascheramento dell’apparenza. Ma cercare la verità non è conoscerla.(…)

E ora una storia affascinante alla First  Fed Financial, prima banca fallita del 2010, affascinante in quanto è riuscita a sopravvivere sino ad oggi in condizioni di portafoglio e patrimonialità a dir poco incredibili. Vi ricordate i famigerati mutui "njnia" no job, no income, no asset, un esplosione di demenzialità pura, nessun lavoro, nessuno reddito, nessun patrimonio, nulla di nulla!

Ma siccome tutto ciò non bastava ecco che le concessioni di mutuo era decisamente ad "negative amortization" ovvero ammortamento negativo, non solo non paghi la quota capitale, ma ti lasciamo scegliere la percentuale di quota interesse che intendi pagare. Risultato finale, il mutuo residuo aumenta e il valore della casa crolla! Ebbene, il 68,4 % del loro portafoglio era decisamente ad ammortamento negativo rispetto al 1,3 % del 2004. Affascinante decisamente, affascinante. 

Domani vedremo insieme un’altra storia, la storia di un granellino di sabbia, che è finito negli ingranaggi della madre di tutte le crisi. La Banca dei Regolamenti Internazionali, se ne è accorta, come in alcune versioni, se ne era accorta ben prima dell’inizio della crisi epocale e strutturale in atto e ha chiamato a raccolta tutti i monelli che continuano a scorazzare liberamente nelle piazze e nelle vie dell’economia reale, giocando con le fionde della leva finanziaria, esplodendo petardi che fanno trasalire i mercati, tradando l’impossibile e l’incredibile. Sembra che i capi banda della Goldman Sachs e di JPMorgan, abbiano deciso di declinare l’invito. In fondo si sa loro, in particolare Goldman, lavorano per Dio, ma questa è un’altra storia che vedremo insieme domani, un’altro iceberg, come quelli che abbiamo visto insieme nel post dal titolo la " Quiete prima della Tempesta!".

Inoltre non dimenticatevi di dare un’occhiata qui sotto, cliccando sul banner, perchè per molti giovani laureati e lavoratori, potrebbe essere l’occasione per esplorare una reale alternativa di lavoro futuro, in un settore che con il tempo assumerà sempre più un’importanza strategica nella vita del nostro paese, ovvero quello dei servizi alla persona, nella reciprocità e nella prossimità, quotidiana

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Icebergfinanza come un cantastorie che si  esibisce nelle strade e nelle piazze delle città!   

La "filosofia" di  Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!   

Non solo e sempre economia e finanza, ma anche alternative reali da scoprire e ricercare insieme cliccando qui sotto in ……….

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107 commenti Commenta
Scritto il 11 gennaio 2010 at 11:47

Buongiorno

Articolo da condividere Capitano Andrea, ma la frase che mi è piacita di più è quella del #38
"L’inflazione siete Voi che comprate qualsiasi cosa a qualunque prezzo, l’inflazione è l’eterna realtà che un sistema come quello italiano fatto di monopoli, cartelli, massoneria economica, circoli viziosi , tra finanza, grande imprenditoria, media e politica continuano ad alimentare, filiere della distribuzione che girano indisturbate come squali, pirahna, nelle vostre vite"
In fondo siamo in una società consumistica dove comprare ad ogni costo è fondamentale.

SD

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 11:51

Basta leggere questo articolo per capire a che punto siamo giunti

http://it.notizie.yahoo.com/9/20100109/twl-usa-obama-si-inchina-a-lost-e-antici-e497199.html

"La Casa Bianca, in sintesi, si è piegata alle esigenze di audience dell’Abc spostando il ‘Discorso sullo Stato dell’Unione’ di Obama per evitare che si accavallasse a Lost"

ormai hanno talmente tanto cibato il popolo con telfilm e reality che perfino in un momento così importante come questo…sanno che le persone preferiscono guardare un telefilm che ascoltare news e pareri dal lor presidente….

leggendo il tuo ultimo thread Andrea pensavo che il mondo e’ come uno di quei tavoli di Texas Hold’em che ci fanno vedere la sera in TV, con personaggi buffi..un mondo dove tutti noi stiamo giocando a poker..bluffando..sperando..sognando…piano piano i giocatori diminuiscono e finche’ uno ha delle fishes da puntare gioca..fregandosene di quelli gia’ usciti…un tavolo nel quale resteranno solo in pochi…forse proprio i piu’ buffi…sicuramente quelli che portano gli occhiali per coprirsi gli occhi…

PORTELLO

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 11:51

Basta leggere questo articolo per capire a che punto siamo giunti

http://it.notizie.yahoo.com/9/20100109/twl-usa-obama-si-inchina-a-lost-e-antici-e497199.html

"La Casa Bianca, in sintesi, si è piegata alle esigenze di audience dell’Abc spostando il ‘Discorso sullo Stato dell’Unione’ di Obama per evitare che si accavallasse a Lost"

ormai hanno talmente tanto cibato il popolo con telfilm e reality che perfino in un momento così importante come questo…sanno che le persone preferiscono guardare un telefilm che ascoltare news e pareri dal lor presidente….

leggendo il tuo ultimo thread Andrea pensavo che il mondo e’ come uno di quei tavoli di Texas Hold’em che ci fanno vedere la sera in TV, con personaggi buffi..un mondo dove tutti noi stiamo giocando a poker..bluffando..sperando..sognando…piano piano i giocatori diminuiscono e finche’ uno ha delle fishes da puntare gioca..fregandosene di quelli gia’ usciti…un tavolo nel quale resteranno solo in pochi…forse proprio i piu’ buffi…sicuramente quelli che portano gli occhiali per coprirsi gli occhi…

PORTELLO

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 11:51

Basta leggere questo articolo per capire a che punto siamo giunti

http://it.notizie.yahoo.com/9/20100109/twl-usa-obama-si-inchina-a-lost-e-antici-e497199.html

"La Casa Bianca, in sintesi, si è piegata alle esigenze di audience dell’Abc spostando il ‘Discorso sullo Stato dell’Unione’ di Obama per evitare che si accavallasse a Lost"

ormai hanno talmente tanto cibato il popolo con telfilm e reality che perfino in un momento così importante come questo…sanno che le persone preferiscono guardare un telefilm che ascoltare news e pareri dal lor presidente….

leggendo il tuo ultimo thread Andrea pensavo che il mondo e’ come uno di quei tavoli di Texas Hold’em che ci fanno vedere la sera in TV, con personaggi buffi..un mondo dove tutti noi stiamo giocando a poker..bluffando..sperando..sognando…piano piano i giocatori diminuiscono e finche’ uno ha delle fishes da puntare gioca..fregandosene di quelli gia’ usciti…un tavolo nel quale resteranno solo in pochi…forse proprio i piu’ buffi…sicuramente quelli che portano gli occhiali per coprirsi gli occhi…

PORTELLO

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 11:51

Basta leggere questo articolo per capire a che punto siamo giunti

http://it.notizie.yahoo.com/9/20100109/twl-usa-obama-si-inchina-a-lost-e-antici-e497199.html

"La Casa Bianca, in sintesi, si è piegata alle esigenze di audience dell’Abc spostando il ‘Discorso sullo Stato dell’Unione’ di Obama per evitare che si accavallasse a Lost"

ormai hanno talmente tanto cibato il popolo con telfilm e reality che perfino in un momento così importante come questo…sanno che le persone preferiscono guardare un telefilm che ascoltare news e pareri dal lor presidente….

leggendo il tuo ultimo thread Andrea pensavo che il mondo e’ come uno di quei tavoli di Texas Hold’em che ci fanno vedere la sera in TV, con personaggi buffi..un mondo dove tutti noi stiamo giocando a poker..bluffando..sperando..sognando…piano piano i giocatori diminuiscono e finche’ uno ha delle fishes da puntare gioca..fregandosene di quelli gia’ usciti…un tavolo nel quale resteranno solo in pochi…forse proprio i piu’ buffi…sicuramente quelli che portano gli occhiali per coprirsi gli occhi…

PORTELLO

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 11:53

@Mazzalai che scrive:
"Nessuno ha oggi convenienza ad osservare in profondità i dati macroeconomici, perchè potrebbero rivelare una realtà difficile da accettare."

In questo concordo con lei al 1.000%.  Tolti i fessi, tali per natura, la gran parte dei rimanenti si rifiuterebbe (e si rifiuta) di accettare ciò che é solo consequenzialmente logico da certe premesse (per il sottoscritto: evidenze).

luigiza

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 11:53

Le Borse europee sono tutte in rialzo e Londra tocca il massimo da 16 mesi sopra 5,600 punti. L’indice Ftse 100 sale dello 0,12% a 5.590 punti e arriva a un massimo dal settembre 2008 a 5.600,48 punti. Si tratta di un livello mai raggiunto dal collasso di Lehman Brothers in poi.

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 11:55

2010, l’anno della crisi alimentare?

 

 

 
Quando in India muoiono oltre 40 persone di freddo, si può ben dire che si gela. L’ondata colpisce tutto il pianeta: nella maggior parte della Cina (-40°C) a Pechino come in tutta l’Asia nord-orientale, che sta soffrendo «il peggior inverno da 60 anni». Gli stessi venti gelidi dell’Artico hanno spazzato la Russia e l’Europa occidentale continentale.

L’USDA sta falsificando i bilanci della produzione granaria per mantenere la credibilità dei titoli di debito pubblico? Con il risultato di ritardare, e quindi aggravare, la crisi alimentare che verrà? Si sta profilando uno scenario apocalittico. Quel che avverrà nel mondo, quando si scoprirà che le riserve alimentari stanno per finire, sarà il panico

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 13:32

"Inoltre mi attendo che come ha amplficato la realtà nell’attuale ciclo economico, quando nella realtà vi sarà anche una parvenza di ripresa, non mancherà di ammortizzarla negativamente"

Caro Andrea,
quando vi sarà ripresa vera nei posti di lavoro, cambieranno il modello, correggendone le attuali aberrazioni. In questo modo lo 0.5% – 1% di disoccupazione attualmente sosttostimata andrà persa nel nulla…
E per loro sarà più facile "recupare" posti di lavoro…
D.

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 14:34

#4
Si, si e’ tutto a posto…c’e’ la ripresa e le borse (sopratutto quelle Europee) faranno un bull market secolare.

Troublante liquidation des stock-options chez les grands patrons français
http://www.dazibaoueb.fr/article.php?art=9804

Ormai le “imprese” di certi buffoni sono notizie per giornali satirici:
“Ces grands patrons qui ont liquide’ leurs stock-option a’ la veille de Noel”
http://www.lecanardenchaine.fr/une4654.html

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 14:36

Le borse sono in procinto di invertire la tendenza. E’ dai primi di dicembre che indicavo un target di 3040 sullo Stoxx 50. Ora ci siamo, il sentment è alle stelle e i dati alle stalle. Dalla prossima settimana usciranno  le trimestrali che non riusciranno a battere le già ottimistiche aspettative.
The Hawk
http://www.borsadocchiaperti.blogspot.com
 

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 15:23

"..Il riconoscimento della democrazia come macchina di popolare redistribuzione dei redditi e delle ricchezze, associato a uno dei principi fondamentali dell’economia – sapere che si finisce sempre per essere ripagati da coloro che si sovvenziona – fornisce la chiave per comprendere l’epoca attuale…….

…..Ogni redistribuzione, qualunque sia il criterio sul quale essa si fonda, implica che si prenda ai proprietari e/o produttori originari (gli haves, coloro che "hanno" qualcosa) per dare ai non-proprietari e non-produttori (gli have-nots, coloro che "non hanno" la cosa in questione). Le motivazioni che si potrebbero avere per divenire il proprietario iniziale della cosa considerata si fanno allora minime, mentre crescono quelle per divenire un non-possessore e un-produttore. Di conseguenza, sovvenzionando le persone perchè sono povere, ci sarà più povertà. Quando si sovvenzionano le persone perchè sono disoccupate, ci si ritrova con più disoccupazione……
…………Costringendo i non delinquenti, ivi comprese le vittime della criminalità, a pagare per la detenzione dei criminali (invece di costringere questi ultimi a indennizzare le loro vittime e a pagare tutte le spese per la loro cattura e incarcerazione) si avranno più crimini.
…Più importante ancora, obbligando i proprietari e coloro che si guadagnano da vivere onestamente, cioè i produttori, a sovvenzionare politici, partiti politici e pubblici ufficiali (i politici e gli impiegati dello Stato non pagano tasse; essi sono pagati grazie alle tasse), ci saranno meno creazione di ricchezza, meno produttori e meno produttività, più sperperi, "parassiti" e parassitismo.

H.H. Hoppe "Democrazia: il dio che ha fallito"

tuo cuggino 

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 15:37

"Gli uomini d’impresa (capitalisti) e il loro dipendenti non possono avere un reddito se non producono beni e servizi che sono venduti sul mercato. Acquistando volontariamente un bene o un servizio, gli acquirenti dimostrano di preferire quel bene o quel servizio alla somma di denaro che devono sborsare per acquistarlo. Al contrario, i politici, i partiti politici e i funzionari non producono niente che sia liberamente venduto sul mercato. Nessuno compera "beni" o "servizi" dallo Stato. Vengono forniti, e si suiscono degli addebiti per questo motivo, ma nessuno compra e nessuno vende.
…..sovvenzionare i politici e i funzionari significa "produrre" senza tener conto della soddisfazione dei pretesi "consumatori", e con la preoccupazione quasi esclusiva per il benessere dei pretesi "produttori", cioè dei politici e dei funzionari stessi. I loro stipendi rimangono identici, sia che il loro prodotto soddisfi o no il consumatore. Conseguentemente, il risultato dell’espansione del settore pubblico sarà una sempre maggiore pigrizia, negligenza, incompetenza, cattivo servizio, cattivi trattamenti, fannullaggine, perfino distruzione – e allo stesso tempo più arroganza, demagogia, e menzogne; per esempio "il servizio pubblico è per il bene del pubblico"".

H.H. Hoppe "Democrazia: il dio che ha fallito"

tuo cuggino

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 15:41

un gran bel articolo . che dire ?  hai ragione Andrea quando dici:
un uomo ascolta ciò che vuole sentire e trascura tutto il resto.
Probabilmente è quello che sta accadendo nelle mie analisi, in quelle di alcuni analisti di frontiera, decisamente controcorrente, probabilmente sto seguendo solo la rotta che voglio seguire, rischiando di trascurare tutto il resto

NON PERDERE QUESTO STILE NELLE TUE ANALISI
la verità non sta quasi mai dalla parte della maggioranza.

riccardo isalberti

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 16:32

Con il benestare del Capitano vi lascio questo link: http://www.ilfinanziario.blogspot.com …provate a dare un’occhiata.

Ciao Andrew

Luca

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 16:32

Con il benestare del Capitano vi lascio questo link: http://www.ilfinanziario.blogspot.com …provate a dare un’occhiata.

Ciao Andrew

Luca

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 16:32

Con il benestare del Capitano vi lascio questo link: http://www.ilfinanziario.blogspot.com …provate a dare un’occhiata.

Ciao Andrew

Luca

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 16:32

Con il benestare del Capitano vi lascio questo link: http://www.ilfinanziario.blogspot.com …provate a dare un’occhiata.

Ciao Andrew

Luca

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 18:43

Riprendo un mio vecchio commento:
"Il criterio di verità è l’evidenza e  quello strettamente legato di dubbio metodico.
Ma allora si dirà come mai gli uomini vedono cose diverse?
Perchè si affermano cose non vedute!
 E’ un pò come se uno avesse sempre visto solo gatti neri e dicesse che i gatti sono neri."
Andrea  un articolo maestoso.
Grazie.
7+
ps. nessuna preoccupazione per le borse a 1200 si arriva al capolinea.

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 18:58

A completamento del # 14 riporto un passo dal testo Istituzioni di filosofia di Sofia Vanni Rovighi
"Ovviamente in filosofia non possiamo formulare assiomi evidenti e dedurre logicamente teoremi come in geometria, ma dobbiamo sfaccettare in una molteplicità di concetti quel reale che vogliamo conoscere e che ci è confusamente dato nell’esperienza.
Da queste sfaccettature dobbiamo cercare di ricostruire il reale, senza però riuscire ad esaurirne tutta la ricchezza."

Esattamente quello che sta facendo Andrea.
7+

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 19:25

    Un incredibile "colpo di stato" delle banche
( da Bill Moyer’s Journal, 8 gennaio)

"Thanks to taxpayers like you who generously bailed banking from the financial shipwreck it created for itself and for us, by the end of 2009 the industry’s compensation pool reached nearly $200 billion. And despite windfall profits, the banks will claim almost $80 billion in tax deductions. And nearly $20 billion of those deductions will go to just three institutions — Morgan Stanley, JP Morgan Chase, and Goldman Sachs.

Ah, yes — Goldman Sachs, that paragon of profit and probity — which bet big on the housing bubble and when it popped — presto! — converted itself from an investment firm into a bank so it could get your bailout money. Now consider this: in 2008, Goldman Sachs paid an effective tax rate of just one percent. I’m not making that up — one percent! — while their CEO Lloyd Blankfein pulled down over $40 million. That’s God’s work, if you can get it. And, believe me, Wall Street bankers know how to get it…"

Goldman Sachs ha pagato l’1% di tasse!

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 19:31

Un punto di vista interessantye questo di Gary North, sul perchè non ci sarà la tanto temuta deflazione

http://www.marketoracle.co.uk/Article16359.html

E che dire della negazione del diritto alla deflazione naturale impedita in tutti questi anni, eccetto per le penne usb e per i notebook….

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 20:19

COMMENTI PER IL POST 10
Non credo che sia poi tutto da buttare. tutto sommato l’ erosione del potere di acquisto e del livello di vita e’ proprio cominciato negli anni 70 con il cosiddetto liberismo…meno Stato piu’ mercato per il resto non tutte le affermazioni sono vere.

“Gli uomini d’impresa (capitalisti) e il loro dipendenti non possono avere un reddito se non producono beni e servizi che sono venduti sul mercato.
FALSO: NELLA RECENTE CRISI ISTITUZIONI FALLIMENTARI ED INCAPACI COME AIG E GOLDMAN HANNO DIMOSTRATO DI SAPER TRARRE REDDITO DALLO STATO ANCHE SE INCAPACI…SE ONESTI AVREBBERO DOVUTO ACCETTARE IL LORO FALLIMENTO.

Acquistando volontariamente un bene o un servizio, gli acquirenti dimostrano di preferire quel bene o quel servizio alla somma di denaro che devono sborsare per acquistarlo.
FALSO: IL CAPITALISMO (VEDI BRAUDEL) NON AMA LA LIBERA COMPATIZIONE COME SPESSO RACCONTA, MA MANOVRA IN MANIERA TALE PER GARANTIRSI POSIZIONI DI RENDITA E MONOPOLIO AL FINE DI SOTTRARRE AI CITTADINI PIU’ DI QUANTO DOVUTO PER I PROPRI BENI E SERVIZI…ANTITRUST DICE NULLA COME PAROLA ?

Al contrario, i politici, i partiti politici e i funzionari non producono niente che sia liberamente venduto sul mercato. Nessuno compera “beni” o “servizi” dallo Stato.
FALSO: CHE PREZZO HA LA GIUSTIZIA, I POLIZIOTTI, LA PRESENZA DEI POMPIERI E DI UN ESERCITO, CHE ANCHE SE NON ACQUISTIAMO SVOLGONO FUNZIONI PRIMARIE ? UNO STATO SENZA TUTTO CIO’ E’ DI FATTO UNA SOCIETA’ PRIMITIVA !

Il caratttere maiuscolo e’ solo per distingure i mie commenti da quelli del post, senza nessuna intenzione di “gridare”, ne ho messo solo alcuni per non ricopiare il post.

Saluti
Massimo

Scritto il 11 gennaio 2010 at 21:45

Buy American: "Anti-China Backlash" Coming, Gerald Celente Says
Posted Jan 11, 2010 12:03pm EST by Aaron Task in Products and Trends, With the global economy still in trouble, especially in U.S. Europe, China’s rise is spurring a "real anti-China backlash," according to Gerald Celente, director of the Trends Research Institute. "Those who have the gold rule [and] a lot of people don’t want to see China rule."

In addition to U.S. tariffs on Chinese tires and rolled steel, Celente says there are already more than 200 different trade barriers erected globally, with more to come: "You’re going to see ‘Not Made in China’ become a slogan around the world," he predicts. (Side note: on a recent trip to San Juan, I noticed a few stores in the old part of the city promoting their lack of Chinese-made goods.)
In part because of anti-China sentiment, Celente says the "buy local" movement is going to pick up steam in the coming years – and not just in the U.S. "We’re going to start seeing trade barriers go up more and more and more," he says. "It’s not isolationism but survivalism."
Unlike most mainstream economists, Celente does not, however, believe trade barriers are necessarily bad for the global economy, saying there really isn’t free trade today but the "dumping of products using cheap labor."

Scritto il 11 gennaio 2010 at 21:45

Buy American: "Anti-China Backlash" Coming, Gerald Celente Says
Posted Jan 11, 2010 12:03pm EST by Aaron Task in Products and Trends, With the global economy still in trouble, especially in U.S. Europe, China’s rise is spurring a "real anti-China backlash," according to Gerald Celente, director of the Trends Research Institute. "Those who have the gold rule [and] a lot of people don’t want to see China rule."

In addition to U.S. tariffs on Chinese tires and rolled steel, Celente says there are already more than 200 different trade barriers erected globally, with more to come: "You’re going to see ‘Not Made in China’ become a slogan around the world," he predicts. (Side note: on a recent trip to San Juan, I noticed a few stores in the old part of the city promoting their lack of Chinese-made goods.)
In part because of anti-China sentiment, Celente says the "buy local" movement is going to pick up steam in the coming years – and not just in the U.S. "We’re going to start seeing trade barriers go up more and more and more," he says. "It’s not isolationism but survivalism."
Unlike most mainstream economists, Celente does not, however, believe trade barriers are necessarily bad for the global economy, saying there really isn’t free trade today but the "dumping of products using cheap labor."

Scritto il 11 gennaio 2010 at 21:45

Buy American: "Anti-China Backlash" Coming, Gerald Celente Says
Posted Jan 11, 2010 12:03pm EST by Aaron Task in Products and Trends, With the global economy still in trouble, especially in U.S. Europe, China’s rise is spurring a "real anti-China backlash," according to Gerald Celente, director of the Trends Research Institute. "Those who have the gold rule [and] a lot of people don’t want to see China rule."

In addition to U.S. tariffs on Chinese tires and rolled steel, Celente says there are already more than 200 different trade barriers erected globally, with more to come: "You’re going to see ‘Not Made in China’ become a slogan around the world," he predicts. (Side note: on a recent trip to San Juan, I noticed a few stores in the old part of the city promoting their lack of Chinese-made goods.)
In part because of anti-China sentiment, Celente says the "buy local" movement is going to pick up steam in the coming years – and not just in the U.S. "We’re going to start seeing trade barriers go up more and more and more," he says. "It’s not isolationism but survivalism."
Unlike most mainstream economists, Celente does not, however, believe trade barriers are necessarily bad for the global economy, saying there really isn’t free trade today but the "dumping of products using cheap labor."

Scritto il 11 gennaio 2010 at 21:45

Buy American: "Anti-China Backlash" Coming, Gerald Celente Says
Posted Jan 11, 2010 12:03pm EST by Aaron Task in Products and Trends, With the global economy still in trouble, especially in U.S. Europe, China’s rise is spurring a "real anti-China backlash," according to Gerald Celente, director of the Trends Research Institute. "Those who have the gold rule [and] a lot of people don’t want to see China rule."

In addition to U.S. tariffs on Chinese tires and rolled steel, Celente says there are already more than 200 different trade barriers erected globally, with more to come: "You’re going to see ‘Not Made in China’ become a slogan around the world," he predicts. (Side note: on a recent trip to San Juan, I noticed a few stores in the old part of the city promoting their lack of Chinese-made goods.)
In part because of anti-China sentiment, Celente says the "buy local" movement is going to pick up steam in the coming years – and not just in the U.S. "We’re going to start seeing trade barriers go up more and more and more," he says. "It’s not isolationism but survivalism."
Unlike most mainstream economists, Celente does not, however, believe trade barriers are necessarily bad for the global economy, saying there really isn’t free trade today but the "dumping of products using cheap labor."

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 22:23

"Dopo meno di un secolo di democrazia e di redistribuzione, i prevedibili risultati sono sotto i nostri occhi. Il "fondo di riserva" di ricchezza e capitale, ereditato da secoli di attività produttiva su un mercato relativamente libero, è pressochè esaurito. Da alcuni decenni (dalla fine degli anni Sessanta-primi anni Settanta), i livelli di vita reali sono stabili oppure si abbassano in Occidente. Il debito pubblico e il costo dei sistemi esistenti di sicurezza sociale hanno portato alla prospettiva di una bancarotta economica imminente. Allo stesso tempo, quasi tutte le forme di comportamento indesiderabile – disoccupazione, dipendenza, negligenza, imprevidenza, inciviltà, psicopatia, edonismo e delinquenza – hanno raggiunto nuove, pericolose vette. Se non si verifica un’inversione di tendenza, non sbagliamo di sicuro ad affermare che lo Stato assistenziale d’Occidente (socialdemocrazia) collasserà come il socialismo orientale, di stile sovietico, è collassato alla fine degli anni Ottanta.
…..Ciò che è necessario quando si verifica una crisi sono delle idee – idee giuste – e uomini capaci di comprenderle e di attuarle quando l’occasione si presenta. In ultima analisi il corso della storia è determinato dalle idee, che queste siano giuste o sbagliate, e degli uomini ai quali esse ispirano le azioni. Il disordine attuale è anch’esso il prodotto delle idee. E’ il risultato di una accettazione di massa, da parte dell’opinione pubblica, dell’idea della democrazia. Finchè tale idea prevarrà, la catastrofe è inevitabile; e non c’è speranza di miglioramento neanche quando questa sarà avvenuta. Al contrario, non appena riconosceremo che l’idea democratica è falsa e perversa – e le idee, in linea di principio, possiamo cambiarle istantaneamente -, la catastrofe potrà essere evitata.

H.H. Hoppe "Democrazia: il dio che ha fallito"

tuo cuggino

Scritto il 11 gennaio 2010 at 22:37

Cuggino,

che dici lo compriamo il libro di Hoppete  o ce lo posti tutto a dispense?

utente anonimo
Scritto il 11 gennaio 2010 at 22:46

#21 progressista, saccente e arrogante….se riusciamo ad assorbirci i tuoi interventi direi che tutto è possibile. vero?

tuo cuggino

Scritto il 11 gennaio 2010 at 23:28

Mahhh Intanto che attendo gli eventi economici (di una certa importanza) oppure che l’inflazione o deflazione si delineino in modo chiaro, ho proprio voglia di comprare e leggere il libro di H.H. Hoppe "Democrazia: il dio che ha fallito" credo sia molto interessante.

Un altro piccolo esempio di Centralismo democratico (o forse…grande esempio): http://www.stampalibera.com/?p=8348

Credo sia tempo di alzare le "barricate"….ed ognuno che se la "cavi" come può oppure imparare a vivere come facevano le ex-comunità dell’ ex-URSS (come scrive Hoppe nella fase del collasso degli anni 80); per chì ha avuto la fortuna (o sfortuna) di osservarne qualche scorcio………..mala tempora currunt ( a forza di leggerVi ho imparato un pò di latino hehehe)

Un saluto

SD

Scritto il 11 gennaio 2010 at 23:28

Mahhh Intanto che attendo gli eventi economici (di una certa importanza) oppure che l’inflazione o deflazione si delineino in modo chiaro, ho proprio voglia di comprare e leggere il libro di H.H. Hoppe "Democrazia: il dio che ha fallito" credo sia molto interessante.

Un altro piccolo esempio di Centralismo democratico (o forse…grande esempio): http://www.stampalibera.com/?p=8348

Credo sia tempo di alzare le "barricate"….ed ognuno che se la "cavi" come può oppure imparare a vivere come facevano le ex-comunità dell’ ex-URSS (come scrive Hoppe nella fase del collasso degli anni 80); per chì ha avuto la fortuna (o sfortuna) di osservarne qualche scorcio………..mala tempora currunt ( a forza di leggerVi ho imparato un pò di latino hehehe)

Un saluto

SD

Scritto il 11 gennaio 2010 at 23:28

Mahhh Intanto che attendo gli eventi economici (di una certa importanza) oppure che l’inflazione o deflazione si delineino in modo chiaro, ho proprio voglia di comprare e leggere il libro di H.H. Hoppe "Democrazia: il dio che ha fallito" credo sia molto interessante.

Un altro piccolo esempio di Centralismo democratico (o forse…grande esempio): http://www.stampalibera.com/?p=8348

Credo sia tempo di alzare le "barricate"….ed ognuno che se la "cavi" come può oppure imparare a vivere come facevano le ex-comunità dell’ ex-URSS (come scrive Hoppe nella fase del collasso degli anni 80); per chì ha avuto la fortuna (o sfortuna) di osservarne qualche scorcio………..mala tempora currunt ( a forza di leggerVi ho imparato un pò di latino hehehe)

Un saluto

SD

Scritto il 11 gennaio 2010 at 23:28

Mahhh Intanto che attendo gli eventi economici (di una certa importanza) oppure che l’inflazione o deflazione si delineino in modo chiaro, ho proprio voglia di comprare e leggere il libro di H.H. Hoppe "Democrazia: il dio che ha fallito" credo sia molto interessante.

Un altro piccolo esempio di Centralismo democratico (o forse…grande esempio): http://www.stampalibera.com/?p=8348

Credo sia tempo di alzare le "barricate"….ed ognuno che se la "cavi" come può oppure imparare a vivere come facevano le ex-comunità dell’ ex-URSS (come scrive Hoppe nella fase del collasso degli anni 80); per chì ha avuto la fortuna (o sfortuna) di osservarne qualche scorcio………..mala tempora currunt ( a forza di leggerVi ho imparato un pò di latino hehehe)

Un saluto

SD

Scritto il 11 gennaio 2010 at 23:40

C’è un tempo per ogni cosa……buoni fondamentali a Voi tutti!

Il prezzo dell’energia, il calo del dollaro, la fine della favola del taglio dei costi, degli investimenti……una nuova realtà!

ALCOA INC (NYSE: AA)
After Hours: 16.65 0.83 (4.76%) 5:22pm ET
Alcoa Profit Trails Estimates Amid Currency Costs (Update1)
Jan. 11 (Bloomberg) — Alcoa Inc., the largest U.S. aluminum producer, reported fourth-quarter profit that trailed analysts’ estimates as the company faced higher energy and currency costs.
The profit excluding certain items was 1 cent a share, trailing analysts’ average estimate for earnings of 6 cents. The net loss of $277 million, or 28 cents a share, compares with a loss of $1.19 billion, or $1.49, a year earlier, Alcoa said today in a statement. Sales fell 4.5 percent to $5.43 billion.
Profit in the quarter was hurt by the dollar’s decline against the euro and the Brazilian real and energy prices that began to rebound after the recession kept electricity expenses low for most of 2009, Deutsche Bank AG analyst Jorge Beristain said. The costs outweighed some of the benefit of aluminum prices that rose 18 percent in the quarter to $2,230 a ton on the London Metal Exchange.
“They are benefitting partially from higher aluminum prices, but the cost honeymoon the company has had for the past nine months is rapidly drawing to a close,” Beristain said in a Jan. 5 interview. “Some input variables are starting to move against them as foreign currencies strengthen against the dollar.”
Alcoa, the first company in the Dow Jones Industrial Average to report results for the three months through December, fell 7 cents to $17.38 at 4:19 p.m. after the close of regular trading on the New York Stock Exchange. The shares increased 43 percent last year.
Chief Executive Officer Klaus Kleinfeld cut about 19,000 jobs from June 2008 through October 2009 as the deteriorating global economy reduced demand for aluminum. In March, he pledged to eliminate $2.4 billion in annual costs for items from raw materials to transportation, and had completed 83 percent of that goal by the end of the third quarter.
The company returned to profit in the third quarter, with adjusted per-share earnings of 4 cents, after reporting adjusted losses of 26 cents a share in the second quarter, 54 cents in the first quarter and 28 cents in the fourth quarter of 2008.
The net loss in the quarter included a $250 million charge to idle two smelters in Italy while the company appeals a European Commission ruling that special electricity tariffs Alcoa received there didn’t comply with state-aid rules. Alcoa said in November the charge would be $300 million to $500 million.

Un piccolo anticipo di quello che probabilmente la Storia ci racconterà……

Se qualcuno poi vuole dare un’occhiata a questo gran bel grafico interattivo offerto dall’ Economist, si accettano previsioni sulla dinamica dei vari mercati immobiliari mondiali…..

http://www.economist.com/displaystory.cfm?story_id=14438245


 

 

Scritto il 11 gennaio 2010 at 23:40

C’è un tempo per ogni cosa……buoni fondamentali a Voi tutti!

Il prezzo dell’energia, il calo del dollaro, la fine della favola del taglio dei costi, degli investimenti……una nuova realtà!

ALCOA INC (NYSE: AA)
After Hours: 16.65 0.83 (4.76%) 5:22pm ET
Alcoa Profit Trails Estimates Amid Currency Costs (Update1)
Jan. 11 (Bloomberg) — Alcoa Inc., the largest U.S. aluminum producer, reported fourth-quarter profit that trailed analysts’ estimates as the company faced higher energy and currency costs.
The profit excluding certain items was 1 cent a share, trailing analysts’ average estimate for earnings of 6 cents. The net loss of $277 million, or 28 cents a share, compares with a loss of $1.19 billion, or $1.49, a year earlier, Alcoa said today in a statement. Sales fell 4.5 percent to $5.43 billion.
Profit in the quarter was hurt by the dollar’s decline against the euro and the Brazilian real and energy prices that began to rebound after the recession kept electricity expenses low for most of 2009, Deutsche Bank AG analyst Jorge Beristain said. The costs outweighed some of the benefit of aluminum prices that rose 18 percent in the quarter to $2,230 a ton on the London Metal Exchange.
“They are benefitting partially from higher aluminum prices, but the cost honeymoon the company has had for the past nine months is rapidly drawing to a close,” Beristain said in a Jan. 5 interview. “Some input variables are starting to move against them as foreign currencies strengthen against the dollar.”
Alcoa, the first company in the Dow Jones Industrial Average to report results for the three months through December, fell 7 cents to $17.38 at 4:19 p.m. after the close of regular trading on the New York Stock Exchange. The shares increased 43 percent last year.
Chief Executive Officer Klaus Kleinfeld cut about 19,000 jobs from June 2008 through October 2009 as the deteriorating global economy reduced demand for aluminum. In March, he pledged to eliminate $2.4 billion in annual costs for items from raw materials to transportation, and had completed 83 percent of that goal by the end of the third quarter.
The company returned to profit in the third quarter, with adjusted per-share earnings of 4 cents, after reporting adjusted losses of 26 cents a share in the second quarter, 54 cents in the first quarter and 28 cents in the fourth quarter of 2008.
The net loss in the quarter included a $250 million charge to idle two smelters in Italy while the company appeals a European Commission ruling that special electricity tariffs Alcoa received there didn’t comply with state-aid rules. Alcoa said in November the charge would be $300 million to $500 million.

Un piccolo anticipo di quello che probabilmente la Storia ci racconterà……

Se qualcuno poi vuole dare un’occhiata a questo gran bel grafico interattivo offerto dall’ Economist, si accettano previsioni sulla dinamica dei vari mercati immobiliari mondiali…..

http://www.economist.com/displaystory.cfm?story_id=14438245


 

 

Scritto il 11 gennaio 2010 at 23:40

C’è un tempo per ogni cosa……buoni fondamentali a Voi tutti!

Il prezzo dell’energia, il calo del dollaro, la fine della favola del taglio dei costi, degli investimenti……una nuova realtà!

ALCOA INC (NYSE: AA)
After Hours: 16.65 0.83 (4.76%) 5:22pm ET
Alcoa Profit Trails Estimates Amid Currency Costs (Update1)
Jan. 11 (Bloomberg) — Alcoa Inc., the largest U.S. aluminum producer, reported fourth-quarter profit that trailed analysts’ estimates as the company faced higher energy and currency costs.
The profit excluding certain items was 1 cent a share, trailing analysts’ average estimate for earnings of 6 cents. The net loss of $277 million, or 28 cents a share, compares with a loss of $1.19 billion, or $1.49, a year earlier, Alcoa said today in a statement. Sales fell 4.5 percent to $5.43 billion.
Profit in the quarter was hurt by the dollar’s decline against the euro and the Brazilian real and energy prices that began to rebound after the recession kept electricity expenses low for most of 2009, Deutsche Bank AG analyst Jorge Beristain said. The costs outweighed some of the benefit of aluminum prices that rose 18 percent in the quarter to $2,230 a ton on the London Metal Exchange.
“They are benefitting partially from higher aluminum prices, but the cost honeymoon the company has had for the past nine months is rapidly drawing to a close,” Beristain said in a Jan. 5 interview. “Some input variables are starting to move against them as foreign currencies strengthen against the dollar.”
Alcoa, the first company in the Dow Jones Industrial Average to report results for the three months through December, fell 7 cents to $17.38 at 4:19 p.m. after the close of regular trading on the New York Stock Exchange. The shares increased 43 percent last year.
Chief Executive Officer Klaus Kleinfeld cut about 19,000 jobs from June 2008 through October 2009 as the deteriorating global economy reduced demand for aluminum. In March, he pledged to eliminate $2.4 billion in annual costs for items from raw materials to transportation, and had completed 83 percent of that goal by the end of the third quarter.
The company returned to profit in the third quarter, with adjusted per-share earnings of 4 cents, after reporting adjusted losses of 26 cents a share in the second quarter, 54 cents in the first quarter and 28 cents in the fourth quarter of 2008.
The net loss in the quarter included a $250 million charge to idle two smelters in Italy while the company appeals a European Commission ruling that special electricity tariffs Alcoa received there didn’t comply with state-aid rules. Alcoa said in November the charge would be $300 million to $500 million.

Un piccolo anticipo di quello che probabilmente la Storia ci racconterà……

Se qualcuno poi vuole dare un’occhiata a questo gran bel grafico interattivo offerto dall’ Economist, si accettano previsioni sulla dinamica dei vari mercati immobiliari mondiali…..

http://www.economist.com/displaystory.cfm?story_id=14438245


 

 

Scritto il 11 gennaio 2010 at 23:40

C’è un tempo per ogni cosa……buoni fondamentali a Voi tutti!

Il prezzo dell’energia, il calo del dollaro, la fine della favola del taglio dei costi, degli investimenti……una nuova realtà!

ALCOA INC (NYSE: AA)
After Hours: 16.65 0.83 (4.76%) 5:22pm ET
Alcoa Profit Trails Estimates Amid Currency Costs (Update1)
Jan. 11 (Bloomberg) — Alcoa Inc., the largest U.S. aluminum producer, reported fourth-quarter profit that trailed analysts’ estimates as the company faced higher energy and currency costs.
The profit excluding certain items was 1 cent a share, trailing analysts’ average estimate for earnings of 6 cents. The net loss of $277 million, or 28 cents a share, compares with a loss of $1.19 billion, or $1.49, a year earlier, Alcoa said today in a statement. Sales fell 4.5 percent to $5.43 billion.
Profit in the quarter was hurt by the dollar’s decline against the euro and the Brazilian real and energy prices that began to rebound after the recession kept electricity expenses low for most of 2009, Deutsche Bank AG analyst Jorge Beristain said. The costs outweighed some of the benefit of aluminum prices that rose 18 percent in the quarter to $2,230 a ton on the London Metal Exchange.
“They are benefitting partially from higher aluminum prices, but the cost honeymoon the company has had for the past nine months is rapidly drawing to a close,” Beristain said in a Jan. 5 interview. “Some input variables are starting to move against them as foreign currencies strengthen against the dollar.”
Alcoa, the first company in the Dow Jones Industrial Average to report results for the three months through December, fell 7 cents to $17.38 at 4:19 p.m. after the close of regular trading on the New York Stock Exchange. The shares increased 43 percent last year.
Chief Executive Officer Klaus Kleinfeld cut about 19,000 jobs from June 2008 through October 2009 as the deteriorating global economy reduced demand for aluminum. In March, he pledged to eliminate $2.4 billion in annual costs for items from raw materials to transportation, and had completed 83 percent of that goal by the end of the third quarter.
The company returned to profit in the third quarter, with adjusted per-share earnings of 4 cents, after reporting adjusted losses of 26 cents a share in the second quarter, 54 cents in the first quarter and 28 cents in the fourth quarter of 2008.
The net loss in the quarter included a $250 million charge to idle two smelters in Italy while the company appeals a European Commission ruling that special electricity tariffs Alcoa received there didn’t comply with state-aid rules. Alcoa said in November the charge would be $300 million to $500 million.

Un piccolo anticipo di quello che probabilmente la Storia ci racconterà……

Se qualcuno poi vuole dare un’occhiata a questo gran bel grafico interattivo offerto dall’ Economist, si accettano previsioni sulla dinamica dei vari mercati immobiliari mondiali…..

http://www.economist.com/displaystory.cfm?story_id=14438245


 

 

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 00:41

@18

In realtà bisognerebbe leggere tutto Hoppe per capire.

I pompieri, la giustizia, l’esercito: istituzioni inutili, ma bisogna leggere Hoppe per capire, leggerlo dall’inizio alla fine.

Quando hai finito leggi "inflazione malattia primaria" di De Marchi (usemlab.com) e poi l’Elogio dell’Evasore Fiscale di Leonardo Facco (Facco Editore).

Dopo queste letture ammetto critiche all’opera di Hoppe, prima della lettura prego astenersi.

Dopo che ci si è fatta un’idea possiamo cominciare a discutere.

Ma tanto lo stato imploderà lo stesso, esattamente come per i regimi comunisti e per le stesse cause.

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 00:43

"Il compito essenziale di coloro che vogliono invertire la rotta e impedire la distruzione completa della civiltà è la "delegittimazione" dell’idea di democrazia, cioè dimostrare che la democrazia è la causa fondamentale della attuale situazione di "decivilizzazione".
…….tra i pochi difensori teorici della democrazia nella storia del pensiero politico, come Rousseau, è quasi impossibile trovare qualcuno che promuovesse la democrazia se non nell’ambito di piccole comunità (villaggi o cittadine). Infine, nelle piccole comunità nelle quali tutti conoscono personalmente tutti gli altri, praticamente nessuno può ammettere che la posizione degli haves ha necessariamente qualcosa a che vedere con delle capacità superiori, così come la situazione degli have-nots è legata a una inferiorità, a delle deficienze personali. Al contrario, in vasti territori comprendenti milioni o centinaia di milioni di persone, dove i candidati alla pratica del saccheggio non conoscono le loro vittime e viceversa, il desiderio umano di arricchirsi a spese degli altri non trova più alcun ostacolo.
Più importante ancora, bisogna sottolineare che la democrazia è IMMORALE oltre ad essere ANTIECONOMICA. Per quanto attiene allo statuto morale della regola maggioritaria, bisogna far notare che essa consente che A e B si mettano in combutta per derubare C; e allo stesso modo, che C e A  si mettano d’accordo per derubare B; e ancora che B e C complottino contro A. Questa non è "giustizia", ma un’infamia e, lungi dal trattare con rispetto i democratici e la democrazia, bisognerebbe giudicarli con disprezzo e sbeffeggiarli per la loro truffa morale"

H.H. Hoppe "Democrazia: il dio che ha fallito"

tuo cuggino

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 00:47

inutile dire che condivido in pieno quello che dice Il Folletto……posto per stuzzicare le parti vive dell’intelletto umano.
di putrefazione ce ne già abbastanza

tuo cuggino

PS: vi raccomando VIVAMENTE  di leggere anche i libri consigliati da Il Folletto

Scritto il 12 gennaio 2010 at 01:57

ma basta!!!  con questo rothbard, scuola austriaca, e monetarista.  leonardo facco è un esaltato.   siete capaci di vedere solo al’estero?    ah già voi non siete italiani.  siete esterofili.  si vede come è messa l’austria.  è quasi al default.   voi e il vostro oro.  sapete dove dovete mettrvelo?    vorrei mandarvi giù nelle miniere assieme ai neri e vedervi sudare e rischiare la morte. e tutto questo x la vostra cupidigia di questo stupido metallo.  ah già ..per fare 1kg di oro puro, pulito, bisogna appunto dargli una ripulita.  e x fare 1 kg di oro, occorrono 1000 litri di mercurio.  avete idea di quanto mega inquinamento si fà solo x la vostra brama di oro?   eppoi volete dare in mano tutto il potere al mercato?  ad una super banda di criminali?  ma ci siete con la testa, o vi siete fumati troppe canne?   voi belli, non siete mai stati dentro una fabbrica.  bisognerebbe mettevi dentro una bella fabbrica a catena.  cosi’ vi passa la voglia di dire cazzate.   avete mai sentito parlare di società organica?   sapetre cosa è l’amore e il voler aiutare le persone?   voi volete farci indottrinare da un vecchio pazzo come HOPPE?  ma dai, portatelo in infermeria.  dallo psicologo.  che  ne ha bisogno.   ma nonvi siete arricchiti abbastanza?  avete ancora voglia di fare gli  avidi?   ma che bravi che siete…..voi monetaristi…..

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 03:32

tuo cuggino mi era parso interessante leggere hoppe ma dorf mi fa capire che in una maniera o nell’altra  viaggiamo sul filo del rasoio  e se non cambiano determinati concetti alla fine lo prendiamo in quel posto tutti e anche l’oro  sempre stato bene di altissimo rifugio  in caso di calamita’  diventa una patata con timbro al portatore, proprio vero salute e ‘ vivere bene alla giornata e  ti giova sempre.ciao  a tutti Fortunato.

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 03:59

Sì! , se continuate così , avremmo il libro di Hoppe in dispense come dice il cuculo…

Grande Dorf..stavolta ha sbroccato, però ha ragione, l’avidità dell’uomo nn ha limiti..! ke disastro…

Ke la borsa salga o scenda dopo i 1200.. …ke la Cina…ke l’oro…ke Obama…ke la BCE…ma la miseriaccia infame !..vi rendete conto in ke casino ci siamo ,anzi , ci hanno messo ??

Vale dove sei ? stai scrivendo poesie ..??

Altapatagonia

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 04:16

ciao Dorf mi auguro che la tua grinta dopo tutto quello che si sente non si riduca con tanta facilita’ perche i tuoi principi  non sono campati per aria  e la vera ricchezza parte dal popolo non solo umana ma sopratutto economica e lo stimato Auriti l’aveva realizzata  e sarebbe stato appoggiato dalla stessa forza che deriva dalla persona che ama la sua patria e il bene comune ma questo non e’ stato possibile perche’ il grande egoismo dei poteri occulti finanziari politici e religiosi non l’hanno permesso e il progresso  e’ stato manomesso , oggi nella nostra ignoranza siamo arrivati  tutti sull’orlo del baratro culturale e economico che alla fine risolve niente se non si vuole capire e agire  per il bene di tutti.Con stima, Almirante da Brescia.

Scritto il 12 gennaio 2010 at 06:27

Caro Folletto probabilmente sarà anche interessante ma questo Gary North, nega una realtà
When World War II broke out, deflation ended all over the world.
It has not returned.

….quando la seconda guerra mondiale è scoppiata la deflazione è finita in tutto il mondo e non è più tornata.

  Probabilmente North scambia ancora il Giappone per un giapponese su un’isola deserta che continua a combattere una guerra, quella contro la deflazione, che il mondo dimentica. Vi è in atto uno tsunami deflativo immobiliare e finanziario senza precedenti, ma quella non è deflazione vero, solo perchè qualche monello continua a giocare con il petrolio & affini. E’ piacevole continuare a negare la REALTA’.

Poi il suo discorso si fa articolato! Ripeto per l’ennesima volta, per coloro che leggono superficialmente Icebergfinanza: io non nego la possibilità di un ritorno dell’inflazione, nego la possibilità di avere iperinflazione, nego la possibilità che nei prossimi 2/3 anni ( uno è già passato invano…il secondo si appresta a seguirne le orme…….)  il mondo possa assistere ad una inflazione di massa,  quando tornerà osserveremo insieme le condizioni macroeconomiche, quelle monetarie le conosco a memoria, come i meccanismi della moneta.

Chissà forse un giorno qualcuno la smetterà di negare la REALTA’, limitandosi sempre e solo ad osservare che la benzina sale e pure tutti i prezzi di tutte le merci che siamo disposti a comprare solo per il gusto di fare shopping o perchè in fondo non siamo in grado di comprendere che i prezzi gli determina in mercato, mercato il quale, senza consumatore non va da alcuna parte.

Andrea

 

Scritto il 12 gennaio 2010 at 06:45

Più importante ancora, bisogna sottolineare che la democrazia è IMMORALE oltre ad essere ANTIECONOMICA…..scrive Hoppe con una certa superficialità.

Promuovere la Democrazia come una condizione da limitare alle piccole comunità significa negare la più ampia portata di un termine che non ha confini, se non viene manipolato nella sostanza.

Troppo facile ridurre il senso delle parole, Democrazia è una parola la cui storia deve essere ancora scritta, attraverso i secoli…….come scriveva Whitman negli anni ‘800.

« Spesso abbiamo stampato la parola Democrazia. Eppure non mi stancherò di ripetere che è una parola il cui senso reale è ancora dormiente, non è ancora stato risvegliato, nonostante la risonanza delle molte furiose tempeste da cui sono provenute le sue sillabe, da penne o lingue. È una grande parola, la cui storia, suppongo, non è ancora stata scritta, perché quella storia deve ancora essere messa in atto. »

Andrea

Scritto il 12 gennaio 2010 at 06:55

Siruazioni estreme……ma decisamente emblematiche!

La deflazione degli affitti………QUASI A GRATIS!

Scritto il 12 gennaio 2010 at 07:11



Trichet: siamo in ripresa.
Non seguirà un’altra recessione

dal nostro inviato Riccardo Sorrentino
BASILEA – Intervenendo alla Banca dei regolamenti internazionali di Basilea, il presidente della Bce ha escluso una «ripresa a W», con un primo rimbalzo che si trasformerebbe presto in una nuova fase di crisi<font color="#358ccb"> ...»</font>

…….addirittura da escludere, nessuna possibilità che accada! Chapeau, mister Trichet, lei è un uomo che infonde sicurezza, basta dimenticare tutte le sue affermazioni prima della madre di tutte le crisi……siamo fondamentalmente ….SOLIDI

Il Gruppo dei governatori delle banche centrali e dei responsabili della vigilanza, anch’esso presieduto da Trichet, ha individuato con maggior precisione le aree che meritano più attenzione, dalle regole sugli accantonamenti per le perdite previste, ai requisiti patrimoniali, che dovranno essere tutti anticiclici, in modo da costruire "cuscinetti" di liquidità e di capitale da usare nei momenti difficili; fino alla vigilanza sui rischi delle "Banche sistemicamente importanti" (Bsi). In particolare sarà riconsiderato il ruolo degli strumenti contingenti di capitale, come le obbligazioni convertibili, nei nuovi requisiti patrimoniali. I nuovi standard saranno approvati entro il 2010 e applicati entro il 2012.

…….e perchè non aspettare il 2020……..!!!!!!!

Andrea

Scritto il 12 gennaio 2010 at 07:11



Trichet: siamo in ripresa.
Non seguirà un’altra recessione

dal nostro inviato Riccardo Sorrentino
BASILEA – Intervenendo alla Banca dei regolamenti internazionali di Basilea, il presidente della Bce ha escluso una «ripresa a W», con un primo rimbalzo che si trasformerebbe presto in una nuova fase di crisi<font color="#358ccb"> ...»</font>

…….addirittura da escludere, nessuna possibilità che accada! Chapeau, mister Trichet, lei è un uomo che infonde sicurezza, basta dimenticare tutte le sue affermazioni prima della madre di tutte le crisi……siamo fondamentalmente ….SOLIDI

Il Gruppo dei governatori delle banche centrali e dei responsabili della vigilanza, anch’esso presieduto da Trichet, ha individuato con maggior precisione le aree che meritano più attenzione, dalle regole sugli accantonamenti per le perdite previste, ai requisiti patrimoniali, che dovranno essere tutti anticiclici, in modo da costruire "cuscinetti" di liquidità e di capitale da usare nei momenti difficili; fino alla vigilanza sui rischi delle "Banche sistemicamente importanti" (Bsi). In particolare sarà riconsiderato il ruolo degli strumenti contingenti di capitale, come le obbligazioni convertibili, nei nuovi requisiti patrimoniali. I nuovi standard saranno approvati entro il 2010 e applicati entro il 2012.

…….e perchè non aspettare il 2020……..!!!!!!!

Andrea

Scritto il 12 gennaio 2010 at 07:11



Trichet: siamo in ripresa.
Non seguirà un’altra recessione

dal nostro inviato Riccardo Sorrentino
BASILEA – Intervenendo alla Banca dei regolamenti internazionali di Basilea, il presidente della Bce ha escluso una «ripresa a W», con un primo rimbalzo che si trasformerebbe presto in una nuova fase di crisi<font color="#358ccb"> ...»</font>

…….addirittura da escludere, nessuna possibilità che accada! Chapeau, mister Trichet, lei è un uomo che infonde sicurezza, basta dimenticare tutte le sue affermazioni prima della madre di tutte le crisi……siamo fondamentalmente ….SOLIDI

Il Gruppo dei governatori delle banche centrali e dei responsabili della vigilanza, anch’esso presieduto da Trichet, ha individuato con maggior precisione le aree che meritano più attenzione, dalle regole sugli accantonamenti per le perdite previste, ai requisiti patrimoniali, che dovranno essere tutti anticiclici, in modo da costruire "cuscinetti" di liquidità e di capitale da usare nei momenti difficili; fino alla vigilanza sui rischi delle "Banche sistemicamente importanti" (Bsi). In particolare sarà riconsiderato il ruolo degli strumenti contingenti di capitale, come le obbligazioni convertibili, nei nuovi requisiti patrimoniali. I nuovi standard saranno approvati entro il 2010 e applicati entro il 2012.

…….e perchè non aspettare il 2020……..!!!!!!!

Andrea

Scritto il 12 gennaio 2010 at 07:11



Trichet: siamo in ripresa.
Non seguirà un’altra recessione

dal nostro inviato Riccardo Sorrentino
BASILEA – Intervenendo alla Banca dei regolamenti internazionali di Basilea, il presidente della Bce ha escluso una «ripresa a W», con un primo rimbalzo che si trasformerebbe presto in una nuova fase di crisi<font color="#358ccb"> ...»</font>

…….addirittura da escludere, nessuna possibilità che accada! Chapeau, mister Trichet, lei è un uomo che infonde sicurezza, basta dimenticare tutte le sue affermazioni prima della madre di tutte le crisi……siamo fondamentalmente ….SOLIDI

Il Gruppo dei governatori delle banche centrali e dei responsabili della vigilanza, anch’esso presieduto da Trichet, ha individuato con maggior precisione le aree che meritano più attenzione, dalle regole sugli accantonamenti per le perdite previste, ai requisiti patrimoniali, che dovranno essere tutti anticiclici, in modo da costruire "cuscinetti" di liquidità e di capitale da usare nei momenti difficili; fino alla vigilanza sui rischi delle "Banche sistemicamente importanti" (Bsi). In particolare sarà riconsiderato il ruolo degli strumenti contingenti di capitale, come le obbligazioni convertibili, nei nuovi requisiti patrimoniali. I nuovi standard saranno approvati entro il 2010 e applicati entro il 2012.

…….e perchè non aspettare il 2020……..!!!!!!!

Andrea

Scritto il 12 gennaio 2010 at 07:18

Al pranzo della Banca dei Regolamenti Internazionali, la Montagna ha partorito il topolino…..

Bri: «Rischi eccessivi per il sistema bancario» (di Alessandro Merli)


 Hanno dichiarato disponibilità, hanno sostenuto, per bocca dei vertici dell’Institute of International Finance, l’associazione delle grandi banche mondiali, che si stanno già muovendo su diversi fronti per chiudere le falle che hanno portato alla crisi.
Ma temono l’arrivo di troppe regole.

Da domani, però, tutti a casa. E si tratterà di passare dalle parole ai fatti.

Scritto il 12 gennaio 2010 at 07:18

Al pranzo della Banca dei Regolamenti Internazionali, la Montagna ha partorito il topolino…..

Bri: «Rischi eccessivi per il sistema bancario» (di Alessandro Merli)


 Hanno dichiarato disponibilità, hanno sostenuto, per bocca dei vertici dell’Institute of International Finance, l’associazione delle grandi banche mondiali, che si stanno già muovendo su diversi fronti per chiudere le falle che hanno portato alla crisi.
Ma temono l’arrivo di troppe regole.

Da domani, però, tutti a casa. E si tratterà di passare dalle parole ai fatti.

Scritto il 12 gennaio 2010 at 07:18

Al pranzo della Banca dei Regolamenti Internazionali, la Montagna ha partorito il topolino…..

Bri: «Rischi eccessivi per il sistema bancario» (di Alessandro Merli)


 Hanno dichiarato disponibilità, hanno sostenuto, per bocca dei vertici dell’Institute of International Finance, l’associazione delle grandi banche mondiali, che si stanno già muovendo su diversi fronti per chiudere le falle che hanno portato alla crisi.
Ma temono l’arrivo di troppe regole.

Da domani, però, tutti a casa. E si tratterà di passare dalle parole ai fatti.

Scritto il 12 gennaio 2010 at 07:18

Al pranzo della Banca dei Regolamenti Internazionali, la Montagna ha partorito il topolino…..

Bri: «Rischi eccessivi per il sistema bancario» (di Alessandro Merli)


 Hanno dichiarato disponibilità, hanno sostenuto, per bocca dei vertici dell’Institute of International Finance, l’associazione delle grandi banche mondiali, che si stanno già muovendo su diversi fronti per chiudere le falle che hanno portato alla crisi.
Ma temono l’arrivo di troppe regole.

Da domani, però, tutti a casa. E si tratterà di passare dalle parole ai fatti.

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 08:10

« Spesso abbiamo stampato la parola Democrazia. Eppure non mi stancherò di ripetere che è una parola il cui senso reale è ancora dormiente, non è ancora stato risvegliato, nonostante la risonanza delle molte furiose tempeste da cui sono provenute le sue sillabe, da penne o lingue. È una grande parola, la cui storia, suppongo, non è ancora stata scritta, perché quella storia deve ancora essere messa in atto. »

Andrea

è un pò quello che dicevano certi marxisti del comunismo reale.
poi sappiamo come è andata a finire. occhio che il tuo ragionamento su questo punto è un pò pericoloso e forse anche miope. del resto nessuno pretende che tu possa vedere tutto in profondità.

con stima

tuo cuggino

ps: anche se a prima vista non vi attizza vi invito a sforzarvi di leggere hoppe poi ne riparliamo

Scritto il 12 gennaio 2010 at 08:15

Bravo Dorf,
quando lasci da parte Auriti ed il signoraggio ne escono delle buone argomentazioni

Scritto il 12 gennaio 2010 at 09:41

Non riesco a capire perchè molti blog continuino a proclamere iperinflazione quando pare chiaro a tutti che ci avviamo ferso una fase di deflazione e di depressione (crescita zero).

Complimenti a Mazzalai che non demorde da questa tesi

Fennec
http://pathofgrowth.altervista.org
 

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 12:00

La democrazia è la peggior forma di governo, ad eccezione di tutte le altre forme sperimentate finora.
W. Churchill

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 12:32

La materie prime sono già salite molto e i prezzi stanno cominciando a lievitare (ma la statistica, che lavora con mesi di ritardo, lo confermerà solo quando è troppo tardi per il consumatore).

NON CI TROVIAMO DAVANTI A UN’INFLAZIONE DA ECCESSO DI DOMANDA (carenza di offerta)!!!

Non è l’inflazione classica, ma è una subdola:

E’ INFLAZIONE DA ECCESSO DI LIQUIDITA’.

Troppo denaro in circolazione rispetto alla ricchezza di una nazione…INDI PER CUI IL DENARO TENDERA’ A VALERE SEMPRE MENO.

SARA’ UN VERO DISASTRO SE IL DENARO RIMARRA’ INVESTITO IN
1) TITOLI DI STATO (NON RENDONO NULLA)
2) TITOLI A TASSO FISSO A SCADENZA SUPERIORE AI 2 ANNI (PERDERANNO DI VALORE)
3) FONDI MONETARI (CHE AVRANNO NEL 2010 RENDIMENTI PARI A 0
4) FONDI OBBLIGAZIONARI (CHE INVESTENDO IN TITOLI A TASSO FISSO POTREBBERO ANCHE AVERE, NEL CORSO DEL 2010 (MA SICURAMENTE NEL 2011) RENDIMENTI NEGATIVI
5) LIQUIDITA’ SUL CONTO CORRENTE

QUESTI INVESTIMENTI SARANNO NEGATIVI, INQUANTO NON MANTERRANNO IL POTERE D’ACQUISTO.

-Le case andranno un poco meglio, ma non troppo, in quanto costano ancora troppo e, quando il secondo semestre l’euribor comincerà a salire…peserà sui mutui italiani e quindi non farà salire il prezzo degli immobili

-I mercati azionari dovrebbero essere piu’ protetti in quanto molte aziende riusciranno a spostare sul cliente gli aumenti dei prezzi delle materie prime (ma non sarà una crescita facile in qunato i consumi continueranno a frenare e i disoccupati a crescere)

– Gli investimenti fuori dalle aree EURO, DOLLARO, FRANCO SVIZZERO, STERLINA E YEN (specie se fatti in paesi con debito pubblico sotto controllo) saranno vincenti (immobili e terreni in primis)

– Gli investimenti in materie prime andranno bene (oro compreso).
 

Pubblicato da consulenza finanziaria di Mercato Libero a sabato, gennaio 09, 2010

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 12:32

La materie prime sono già salite molto e i prezzi stanno cominciando a lievitare (ma la statistica, che lavora con mesi di ritardo, lo confermerà solo quando è troppo tardi per il consumatore).

NON CI TROVIAMO DAVANTI A UN’INFLAZIONE DA ECCESSO DI DOMANDA (carenza di offerta)!!!

Non è l’inflazione classica, ma è una subdola:

E’ INFLAZIONE DA ECCESSO DI LIQUIDITA’.

Troppo denaro in circolazione rispetto alla ricchezza di una nazione…INDI PER CUI IL DENARO TENDERA’ A VALERE SEMPRE MENO.

SARA’ UN VERO DISASTRO SE IL DENARO RIMARRA’ INVESTITO IN
1) TITOLI DI STATO (NON RENDONO NULLA)
2) TITOLI A TASSO FISSO A SCADENZA SUPERIORE AI 2 ANNI (PERDERANNO DI VALORE)
3) FONDI MONETARI (CHE AVRANNO NEL 2010 RENDIMENTI PARI A 0
4) FONDI OBBLIGAZIONARI (CHE INVESTENDO IN TITOLI A TASSO FISSO POTREBBERO ANCHE AVERE, NEL CORSO DEL 2010 (MA SICURAMENTE NEL 2011) RENDIMENTI NEGATIVI
5) LIQUIDITA’ SUL CONTO CORRENTE

QUESTI INVESTIMENTI SARANNO NEGATIVI, INQUANTO NON MANTERRANNO IL POTERE D’ACQUISTO.

-Le case andranno un poco meglio, ma non troppo, in quanto costano ancora troppo e, quando il secondo semestre l’euribor comincerà a salire…peserà sui mutui italiani e quindi non farà salire il prezzo degli immobili

-I mercati azionari dovrebbero essere piu’ protetti in quanto molte aziende riusciranno a spostare sul cliente gli aumenti dei prezzi delle materie prime (ma non sarà una crescita facile in qunato i consumi continueranno a frenare e i disoccupati a crescere)

– Gli investimenti fuori dalle aree EURO, DOLLARO, FRANCO SVIZZERO, STERLINA E YEN (specie se fatti in paesi con debito pubblico sotto controllo) saranno vincenti (immobili e terreni in primis)

– Gli investimenti in materie prime andranno bene (oro compreso).
 

Pubblicato da consulenza finanziaria di Mercato Libero a sabato, gennaio 09, 2010

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 12:32

La materie prime sono già salite molto e i prezzi stanno cominciando a lievitare (ma la statistica, che lavora con mesi di ritardo, lo confermerà solo quando è troppo tardi per il consumatore).

NON CI TROVIAMO DAVANTI A UN’INFLAZIONE DA ECCESSO DI DOMANDA (carenza di offerta)!!!

Non è l’inflazione classica, ma è una subdola:

E’ INFLAZIONE DA ECCESSO DI LIQUIDITA’.

Troppo denaro in circolazione rispetto alla ricchezza di una nazione…INDI PER CUI IL DENARO TENDERA’ A VALERE SEMPRE MENO.

SARA’ UN VERO DISASTRO SE IL DENARO RIMARRA’ INVESTITO IN
1) TITOLI DI STATO (NON RENDONO NULLA)
2) TITOLI A TASSO FISSO A SCADENZA SUPERIORE AI 2 ANNI (PERDERANNO DI VALORE)
3) FONDI MONETARI (CHE AVRANNO NEL 2010 RENDIMENTI PARI A 0
4) FONDI OBBLIGAZIONARI (CHE INVESTENDO IN TITOLI A TASSO FISSO POTREBBERO ANCHE AVERE, NEL CORSO DEL 2010 (MA SICURAMENTE NEL 2011) RENDIMENTI NEGATIVI
5) LIQUIDITA’ SUL CONTO CORRENTE

QUESTI INVESTIMENTI SARANNO NEGATIVI, INQUANTO NON MANTERRANNO IL POTERE D’ACQUISTO.

-Le case andranno un poco meglio, ma non troppo, in quanto costano ancora troppo e, quando il secondo semestre l’euribor comincerà a salire…peserà sui mutui italiani e quindi non farà salire il prezzo degli immobili

-I mercati azionari dovrebbero essere piu’ protetti in quanto molte aziende riusciranno a spostare sul cliente gli aumenti dei prezzi delle materie prime (ma non sarà una crescita facile in qunato i consumi continueranno a frenare e i disoccupati a crescere)

– Gli investimenti fuori dalle aree EURO, DOLLARO, FRANCO SVIZZERO, STERLINA E YEN (specie se fatti in paesi con debito pubblico sotto controllo) saranno vincenti (immobili e terreni in primis)

– Gli investimenti in materie prime andranno bene (oro compreso).
 

Pubblicato da consulenza finanziaria di Mercato Libero a sabato, gennaio 09, 2010

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 12:32

La materie prime sono già salite molto e i prezzi stanno cominciando a lievitare (ma la statistica, che lavora con mesi di ritardo, lo confermerà solo quando è troppo tardi per il consumatore).

NON CI TROVIAMO DAVANTI A UN’INFLAZIONE DA ECCESSO DI DOMANDA (carenza di offerta)!!!

Non è l’inflazione classica, ma è una subdola:

E’ INFLAZIONE DA ECCESSO DI LIQUIDITA’.

Troppo denaro in circolazione rispetto alla ricchezza di una nazione…INDI PER CUI IL DENARO TENDERA’ A VALERE SEMPRE MENO.

SARA’ UN VERO DISASTRO SE IL DENARO RIMARRA’ INVESTITO IN
1) TITOLI DI STATO (NON RENDONO NULLA)
2) TITOLI A TASSO FISSO A SCADENZA SUPERIORE AI 2 ANNI (PERDERANNO DI VALORE)
3) FONDI MONETARI (CHE AVRANNO NEL 2010 RENDIMENTI PARI A 0
4) FONDI OBBLIGAZIONARI (CHE INVESTENDO IN TITOLI A TASSO FISSO POTREBBERO ANCHE AVERE, NEL CORSO DEL 2010 (MA SICURAMENTE NEL 2011) RENDIMENTI NEGATIVI
5) LIQUIDITA’ SUL CONTO CORRENTE

QUESTI INVESTIMENTI SARANNO NEGATIVI, INQUANTO NON MANTERRANNO IL POTERE D’ACQUISTO.

-Le case andranno un poco meglio, ma non troppo, in quanto costano ancora troppo e, quando il secondo semestre l’euribor comincerà a salire…peserà sui mutui italiani e quindi non farà salire il prezzo degli immobili

-I mercati azionari dovrebbero essere piu’ protetti in quanto molte aziende riusciranno a spostare sul cliente gli aumenti dei prezzi delle materie prime (ma non sarà una crescita facile in qunato i consumi continueranno a frenare e i disoccupati a crescere)

– Gli investimenti fuori dalle aree EURO, DOLLARO, FRANCO SVIZZERO, STERLINA E YEN (specie se fatti in paesi con debito pubblico sotto controllo) saranno vincenti (immobili e terreni in primis)

– Gli investimenti in materie prime andranno bene (oro compreso).
 

Pubblicato da consulenza finanziaria di Mercato Libero a sabato, gennaio 09, 2010

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 12:38

Ehi cuggino,
sei tu quello che dice, citando a raglio Hoppe, che istituzioni pubbliche come i pompieri sono dannose?

Ne riparliamo quando prende fuoco casa tua ;-)
Penso proprio che saresti il primo a tempestare il 115,  se anche scoprissi che solo il tuo cane e’ rimasto chiuso dentro.

Ma va la, va’ :-D  Troppe seghe mentali fanno male, e fanno sparare bestialita’.

Senza offesa per nessuno

E per inciso, non siamo ancora in democrazia. Per funzionare, ci deve essere un filo diretto tra governati e governo, e per ora siamo solo allo stato di vari strati di interposti rappresentanti (i politici).

Con Internet, fose ora e’ possibile configurare una nuova "piazza" generale a misura di milioni di persone, mentre le democrazie compiute ellenistiche avevano una piazza che serviva per le poche migliaia di cittadini.

Potresti rimanere stupito di come sia possibile costruire cose condivise, ben fatte, complesse, economiche, efficienti, in un contesto di partecipazione diretta generalizzata e gestita in forma spontanea e gratuita.

Abbiamo numerosissimi esempi concreti, e cito un esempio emblematico: Linux e’ un sistema complesso fatto dal basso, con il contributo di decine di migliaia di volontari.
Invece del caos preventivabile da chi vede le cose fattibili solo con il dirigismo stretto ed autoritario, da questo moto e’ nato un sistema operativo  eccezionale.
Forse la specie’ umana e’ molto piu’ costruttiva e collaborativa di quanto non ci sembri a prima vista, basta fornirgli i mezzi e le prospettive.

Saluti
Phitio

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 12:49

@ Phitio
Non attribuire a me affermazioni fatte da altri. Rileggi.
Non capisco tutto questo astio quando basterebbe prendersi la briga di leggersi un libro – quanto meno – e poi giudicare serenamente la validità o meno di certe idee. Siete vittime della vostra ristrettezza. Strano perchè seguendo Andrea dovreste aver compreso che vanno vagliate tutte le fonti.

State sereni ragazzi sto solo dando degli spunti a chi ne fosse interessato

tuo cuggino

ps. il cuculo69 (un mediocre illimitato) pur di dare contro a me appoggia DORF. Ilarità.

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 13:11

visto ch vi piace continuo

"In particolare, e contrariamente a certi miti popolari, bisogna sottolineare che l’assenza di democrazia non ha praticamente nulla a che vedere con la bancarotta del socialismo sovietico. Non erano le modalità di selezione dei politici che costituivano il problema del socialismo. Era la politica e la politicizzazione delle decisioni in quanto tali. Invece di lasciare la possibilità ad ogni produttore privato di decidere cosa fare delle risorse particolari  – come deve accadere in un regime di proprietà privata e basato sui contratti –  con fattori di produzione completamente o parzialmente socializzati ciascuna delle sue decisioni ha bisogno dell’autorizzazione di qualcun altro. E’ irrilevante per il produttore come vengono scelti coloro che danno queste autorizzazioni. Ciò che conta, per lui, è che c’è da chiedere il permesso. Tanto più a lungo perdura questa situazione , tanto più l’incentivo dei produttori a produrre si riduce e ne risulta necessariamente l’impoverimento.
La proprietà privata è incompatibile con la democrazia quanto con ogni altra forma di regime politico. Al posto della democrazia, sia la giustizia che l’efficenza economica vogliono una società nella quale la proprietà privata sia protetta, non ostacolata – una "anarchia della produzione" – nella quale nessuno comandi nessun altro, e dove tutte le relazioni tra produttori siano volontarie, e di conseguenza mutualmente vantaggiose."

H.H. Hoppe "Democrazia: il dio che ha fallito"

tuo cuggino

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 13:17

#44 sei proprio un asino

leggi qua  ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/2010/01/gianni-riotta-giornalista-per-caso.html

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 13:17

#44 sei proprio un asino

leggi qua  ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/2010/01/gianni-riotta-giornalista-per-caso.html

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 13:17

#44 sei proprio un asino

leggi qua  ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/2010/01/gianni-riotta-giornalista-per-caso.html

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 13:17

#44 sei proprio un asino

leggi qua  ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/2010/01/gianni-riotta-giornalista-per-caso.html

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 13:22

a parte il fatto che Jarod Lanier è già da molto tempo che ha invertito la rotta su pressione dei suoi amici importanti. Quel venduto di Riotta lo ha rispolverato sapendo che tanto il 99% degli italiani non ha la più pallida idea di chi sia Lanier per cui lo cita a suo uso consumo.
Classico esempio di totale disonestà intellettuale. Del resto il link viene dal nostro cuculo69 e molto di meglio non c’era da aspettarsi.

tuo cuggino

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 14:56

@28 Dorf

Commento interamente inutile perchè:
1 confondi la scuola austriaca con quella monetarista: ha già risposto Andrea che sono due cose agli antipodi, ma tu fai di tutta l’erba un fascio(comunista);
2 la scuola austriaca è nata in Austria al seguito delle idee di David Hume, Adam Smith, David Ricardo, Nassau Senior, John Elliott Cairnes; mentre raccoglie il lascito di grandi autori come, ad esempio, Richard Cantillon, Anne Robert Jacques Turgot, Jean-Baptiste Say e Frédéric Bastiat.
Il filone principale della scuola austriaca include Carl Menger, Eugen von Böhm-Bawerk, Ludwig von Mises, Friedrich Hayek, Murray N. Rothbard, Ludwig Lachmann, Israel Kirzner, e in misura periferica Benjamin Anderson, Friedrich von Wieser, Gottfried Haberler, Fritz Machlup. L’elite contemporanea degli austriaci include: Walter Block, Peter Boettke, Thomas DiLorenzo, Roger Garrison, Hans-Hermann Hoppe, Jesus Huerta de Soto, Jörg Guido Hülsmann, Don Lavoie, Ralph Raico, George Reisman, Joseph Salerno.

La Scuola nacque in Austria a metà ottocento per criticare il QE degli Asburgo, la cui spinta monetarista aveva richiamato capitali da tutto il mondo per la speculazione edilizia di Vienna (rifatta completamente in quell’epoca), perchè anche allora le case venivano considerate come bancomat. Inascoltati dagli Asburgo, giunse una gravissima crisi economica prodromica della I guerra mondiale. Mises, ebreo, dovette poi scappare in USA.

Nulla lega la scuola austriaca con la politica economica degli Asburgo, tanto simile a quella odierna, o con la politica attuale astriaca come sembri affermare quando dici che l’Austria è in fallimento.

@32 Andrea
La deflazione giapponese è il risultato della politica economica dello stato giapponese dagli anni 80 in cui il loro sistema è imploso. Qua il problema è l’intero mondo, per cui l’esempio è "stretto".
Non c ontinuiamo a confondere iperinflazione con inflazione di massa, cioè un fenomeno valutario (iperinflazione) dovuto a crisi di sfiducia con un fenomeno economico (inflazione di massa),
Gary North ci aiuta ancora a scegliere la nostra -flazione preferita (http://ashokascorner.blogspot.com/2009/09/scegli-la-tua-flazione.html): la teoria ciclica austriaca spiega come ci capiteranno più di una -flazione, prima della katastrofen hausse o crack-up boom, nè più e nè meno di quello che scrivi ("nego la possibilità che nei prossimi 2/3 anni ( uno è già passato invano…il secondo si appresta a seguirne le orme…….)  il mondo possa assistere ad una inflazione di massa") per cui mi sembri in sintonia totale o lo diventerai in 2/3 anni: mi sbaglio?

@33 Sei diventato difensore dello Stato? Io preferisco le autonomie, comunità è un termine marxista.

@40 perfetto. D’accordo con mio cuggino

@42 Se i pompieri non arrivano in tempo mi incazzo: con quello che sono tassato, se non arrivano li brucio vivi io. Meglio non pagare le tasse allo stato ed avere una società privata che a pagamento (anche attraverso un assicurazione tipo quelle della macchina) interviene a salvarmi il gatto sull’albero o aprirmi la porta di casa o spegnere l’incendio, invece che gratuitamente (eccetto per le tasse pagate per stipendiarli) come succede adesso in quasi tutti i Comandi VVF (eccetto forse Milano)

@43 Ottimo, mio cuggino

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 14:56

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 14:56

@28 Dorf

Commento interamente inutile perchè:
1 confondi la scuola austriaca con quella monetarista: ha già risposto Andrea che sono due cose agli antipodi, ma tu fai di tutta l’erba un fascio(comunista);
2 la scuola austriaca è nata in Austria al seguito delle idee di David Hume, Adam Smith, David Ricardo, Nassau Senior, John Elliott Cairnes; mentre raccoglie il lascito di grandi autori come, ad esempio, Richard Cantillon, Anne Robert Jacques Turgot, Jean-Baptiste Say e Frédéric Bastiat.
Il filone principale della scuola austriaca include Carl Menger, Eugen von Böhm-Bawerk, Ludwig von Mises, Friedrich Hayek, Murray N. Rothbard, Ludwig Lachmann, Israel Kirzner, e in misura periferica Benjamin Anderson, Friedrich von Wieser, Gottfried Haberler, Fritz Machlup. L’elite contemporanea degli austriaci include: Walter Block, Peter Boettke, Thomas DiLorenzo, Roger Garrison, Hans-Hermann Hoppe, Jesus Huerta de Soto, Jörg Guido Hülsmann, Don Lavoie, Ralph Raico, George Reisman, Joseph Salerno.

La Scuola nacque in Austria a metà ottocento per criticare il QE degli Asburgo, la cui spinta monetarista aveva richiamato capitali da tutto il mondo per la speculazione edilizia di Vienna (rifatta completamente in quell’epoca), perchè anche allora le case venivano considerate come bancomat. Inascoltati dagli Asburgo, giunse una gravissima crisi economica prodromica della I guerra mondiale. Mises, ebreo, dovette poi scappare in USA.

Nulla lega la scuola austriaca con la politica economica degli Asburgo, tanto simile a quella odierna, o con la politica attuale astriaca come sembri affermare quando dici che l’Austria è in fallimento.

@32 Andrea
La deflazione giapponese è il risultato della politica economica dello stato giapponese dagli anni 80 in cui il loro sistema è imploso. Qua il problema è l’intero mondo, per cui l’esempio è "stretto".
Non c ontinuiamo a confondere iperinflazione con inflazione di massa, cioè un fenomeno valutario (iperinflazione) dovuto a crisi di sfiducia con un fenomeno economico (inflazione di massa),
Gary North ci aiuta ancora a scegliere la nostra -flazione preferita (http://ashokascorner.blogspot.com/2009/09/scegli-la-tua-flazione.html): la teoria ciclica austriaca spiega come ci capiteranno più di una -flazione, prima della katastrofen hausse o crack-up boom, nè più e nè meno di quello che scrivi ("nego la possibilità che nei prossimi 2/3 anni ( uno è già passato invano…il secondo si appresta a seguirne le orme…….)  il mondo possa assistere ad una inflazione di massa") per cui mi sembri in sintonia totale o lo diventerai in 2/3 anni: mi sbaglio?

@33 Sei diventato difensore dello Stato? Io preferisco le autonomie, comunità è un termine marxista.

@40 perfetto. D’accordo con mio cuggino

@42 Se i pompieri non arrivano in tempo mi incazzo: con quello che sono tassato, se non arrivano li brucio vivi io. Meglio non pagare le tasse allo stato ed avere una società privata che a pagamento (anche attraverso un assicurazione tipo quelle della macchina) interviene a salvarmi il gatto sull’albero o aprirmi la porta di casa o spegnere l’incendio, invece che gratuitamente (eccetto per le tasse pagate per stipendiarli) come succede adesso in quasi tutti i Comandi VVF (eccetto forse Milano)

@43 Ottimo, mio cuggino

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 14:56

@28 Dorf

Commento interamente inutile perchè:
1 confondi la scuola austriaca con quella monetarista: ha già risposto Andrea che sono due cose agli antipodi, ma tu fai di tutta l’erba un fascio(comunista);
2 la scuola austriaca è nata in Austria al seguito delle idee di David Hume, Adam Smith, David Ricardo, Nassau Senior, John Elliott Cairnes; mentre raccoglie il lascito di grandi autori come, ad esempio, Richard Cantillon, Anne Robert Jacques Turgot, Jean-Baptiste Say e Frédéric Bastiat.
Il filone principale della scuola austriaca include Carl Menger, Eugen von Böhm-Bawerk, Ludwig von Mises, Friedrich Hayek, Murray N. Rothbard, Ludwig Lachmann, Israel Kirzner, e in misura periferica Benjamin Anderson, Friedrich von Wieser, Gottfried Haberler, Fritz Machlup. L’elite contemporanea degli austriaci include: Walter Block, Peter Boettke, Thomas DiLorenzo, Roger Garrison, Hans-Hermann Hoppe, Jesus Huerta de Soto, Jörg Guido Hülsmann, Don Lavoie, Ralph Raico, George Reisman, Joseph Salerno.

La Scuola nacque in Austria a metà ottocento per criticare il QE degli Asburgo, la cui spinta monetarista aveva richiamato capitali da tutto il mondo per la speculazione edilizia di Vienna (rifatta completamente in quell’epoca), perchè anche allora le case venivano considerate come bancomat. Inascoltati dagli Asburgo, giunse una gravissima crisi economica prodromica della I guerra mondiale. Mises, ebreo, dovette poi scappare in USA.

Nulla lega la scuola austriaca con la politica economica degli Asburgo, tanto simile a quella odierna, o con la politica attuale astriaca come sembri affermare quando dici che l’Austria è in fallimento.

@32 Andrea
La deflazione giapponese è il risultato della politica economica dello stato giapponese dagli anni 80 in cui il loro sistema è imploso. Qua il problema è l’intero mondo, per cui l’esempio è "stretto".
Non c ontinuiamo a confondere iperinflazione con inflazione di massa, cioè un fenomeno valutario (iperinflazione) dovuto a crisi di sfiducia con un fenomeno economico (inflazione di massa),
Gary North ci aiuta ancora a scegliere la nostra -flazione preferita (http://ashokascorner.blogspot.com/2009/09/scegli-la-tua-flazione.html): la teoria ciclica austriaca spiega come ci capiteranno più di una -flazione, prima della katastrofen hausse o crack-up boom, nè più e nè meno di quello che scrivi ("nego la possibilità che nei prossimi 2/3 anni ( uno è già passato invano…il secondo si appresta a seguirne le orme…….)  il mondo possa assistere ad una inflazione di massa") per cui mi sembri in sintonia totale o lo diventerai in 2/3 anni: mi sbaglio?

@33 Sei diventato difensore dello Stato? Io preferisco le autonomie, comunità è un termine marxista.

@40 perfetto. D’accordo con mio cuggino

@42 Se i pompieri non arrivano in tempo mi incazzo: con quello che sono tassato, se non arrivano li brucio vivi io. Meglio non pagare le tasse allo stato ed avere una società privata che a pagamento (anche attraverso un assicurazione tipo quelle della macchina) interviene a salvarmi il gatto sull’albero o aprirmi la porta di casa o spegnere l’incendio, invece che gratuitamente (eccetto per le tasse pagate per stipendiarli) come succede adesso in quasi tutti i Comandi VVF (eccetto forse Milano)

@43 Ottimo, mio cuggino

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 14:56

@28 Dorf

Commento interamente inutile perchè:
1 confondi la scuola austriaca con quella monetarista: ha già risposto Andrea che sono due cose agli antipodi, ma tu fai di tutta l’erba un fascio(comunista);
2 la scuola austriaca è nata in Austria al seguito delle idee di David Hume, Adam Smith, David Ricardo, Nassau Senior, John Elliott Cairnes; mentre raccoglie il lascito di grandi autori come, ad esempio, Richard Cantillon, Anne Robert Jacques Turgot, Jean-Baptiste Say e Frédéric Bastiat.
Il filone principale della scuola austriaca include Carl Menger, Eugen von Böhm-Bawerk, Ludwig von Mises, Friedrich Hayek, Murray N. Rothbard, Ludwig Lachmann, Israel Kirzner, e in misura periferica Benjamin Anderson, Friedrich von Wieser, Gottfried Haberler, Fritz Machlup. L’elite contemporanea degli austriaci include: Walter Block, Peter Boettke, Thomas DiLorenzo, Roger Garrison, Hans-Hermann Hoppe, Jesus Huerta de Soto, Jörg Guido Hülsmann, Don Lavoie, Ralph Raico, George Reisman, Joseph Salerno.

La Scuola nacque in Austria a metà ottocento per criticare il QE degli Asburgo, la cui spinta monetarista aveva richiamato capitali da tutto il mondo per la speculazione edilizia di Vienna (rifatta completamente in quell’epoca), perchè anche allora le case venivano considerate come bancomat. Inascoltati dagli Asburgo, giunse una gravissima crisi economica prodromica della I guerra mondiale. Mises, ebreo, dovette poi scappare in USA.

Nulla lega la scuola austriaca con la politica economica degli Asburgo, tanto simile a quella odierna, o con la politica attuale astriaca come sembri affermare quando dici che l’Austria è in fallimento.

@32 Andrea
La deflazione giapponese è il risultato della politica economica dello stato giapponese dagli anni 80 in cui il loro sistema è imploso. Qua il problema è l’intero mondo, per cui l’esempio è "stretto".
Non c ontinuiamo a confondere iperinflazione con inflazione di massa, cioè un fenomeno valutario (iperinflazione) dovuto a crisi di sfiducia con un fenomeno economico (inflazione di massa),
Gary North ci aiuta ancora a scegliere la nostra -flazione preferita (http://ashokascorner.blogspot.com/2009/09/scegli-la-tua-flazione.html): la teoria ciclica austriaca spiega come ci capiteranno più di una -flazione, prima della katastrofen hausse o crack-up boom, nè più e nè meno di quello che scrivi ("nego la possibilità che nei prossimi 2/3 anni ( uno è già passato invano…il secondo si appresta a seguirne le orme…….)  il mondo possa assistere ad una inflazione di massa") per cui mi sembri in sintonia totale o lo diventerai in 2/3 anni: mi sbaglio?

@33 Sei diventato difensore dello Stato? Io preferisco le autonomie, comunità è un termine marxista.

@40 perfetto. D’accordo con mio cuggino

@42 Se i pompieri non arrivano in tempo mi incazzo: con quello che sono tassato, se non arrivano li brucio vivi io. Meglio non pagare le tasse allo stato ed avere una società privata che a pagamento (anche attraverso un assicurazione tipo quelle della macchina) interviene a salvarmi il gatto sull’albero o aprirmi la porta di casa o spegnere l’incendio, invece che gratuitamente (eccetto per le tasse pagate per stipendiarli) come succede adesso in quasi tutti i Comandi VVF (eccetto forse Milano)

@43 Ottimo, mio cuggino

Scritto il 12 gennaio 2010 at 15:16

ciao cuculo.  vai su splinder, hai un mess.   per almirante da brescia.  Io e altri amici facciamo quello che possiamo.  se vuoi venire a sentire a gratis, vieni qui. 

ASSEMBLEA
NAZIONALE
MONETA AL POPOLO
domenica 17 gennaio 2010 ore 15.30
MONTEGROTTO TERME via Gramsci 6
L’euro di chi è?
– IL DEBITO E IL CREDITO, REALI E VIRTUALI
– IL VERO MOTIVO PER CUI LE TASSE NON SONO DOVUTE
– PROPOSTE DI INIZIATIVE DIVULGATIVE E COORDINAMENTO
– LA DISCONNESSIONE DAL SISTEMA E’ POSSIBILE,
MODALITA’ CONCRETE E NOSTRE ABITUDINI DI VITA
entrata libera e possibilità per tutti di intervenire
Presso Circolo Ighina a Montegrotto Terme (PD), per informazioni 320 6016667
canalezero.tg@gmail.com http://www.ighina.it

DORF

Scritto il 12 gennaio 2010 at 15:57

 folletto mi hai fatto la cronistoria della scuola austriaca.  ma…ripeto… a me italiano che me ne frega?  possibile che tu che sei italiano, no vedi niente di buono in italia? sempre all’estero bisogna rifarsi??  ma scusa, se questi sapientoni di economisti alcuni son ancora vivi, allora perchè l’austria ora  è nella merda?  visto che son stati cosi’ coglioni di prestare una montagna di soldi ai paesi dell’est.   pari quasi al PIL del’intero paese.  se non fossero intervenuti quella banda di criminali chiamata FMI l’austria ora sarebbe già default.  e di chi è la banca d’austria?   se l’è comprata la Unicredit.  che non sta tanto bene come vuol far vedere.   insomma non han salvato il loro paese.  ora farò un dispetto a cuculo.  hai mai sentito parlare di AURITI?  puoi prenderlo x il culo finchè vuoi bello mio.  ma è stato l’unico in italia che ha fatto qualcosa.  e lo ha dimostrato.  e ha pagato x questo.  come diceva lui: la dignità non è gratuita.  certo che a voi monetaristi austriaci e affini   guai a palrarvi di popolo di gente.  altolà ecco che arriva il comunista.  maddai chefai ridere.      hai mai lavorato in una fabbrica?  a catena?  no?  allora ti prendo x manina e ti ci porto io in un bel posticino. posso scommettere che ne tu ne tuo cuggino ci resistete più di 3 ore. poi mi implorerete di farvi uscire e scappare di botto.   ma questo è il mercato baby. l’illuminato mercato che tutto regola.  forse non lo sai, allora te lo dico io.  ebbene, nelle fabbriche i padroni sono uomini.  avidi avidi avidi.  che non gli frega un cazzo che crolli a terra stremato.  tu sei solo un numeo dell’ingranaggio.  a proposito….te lo ricordi il film tempi moderni?  quando CHARLOT doveva avvitare i bulloni e non stava dietro alla catena?  ebbene se vieni all’AIA qui a verona, quella che fà le carni, pollo ,tachino ,spinacine, e tutto.  è tutto in mano sua in italia!!!  ebben qui all’AIA il ritmo è quello, forse accelerato!  ogni mese accelerano la catena.  evvai!!  tanto ci sono i mussi di operai che lavorano. è il mercato baby.  pensiche tortellini rana sia meglio?  è un  pò meno devastante.  pensi che alla Bauli, quella dei panettoni sia meglio?  idem con patate.  vuoi che continui?  io ne ho visti e fatti di questi lavori schfosi.  ti vuoi accomodare?  w il mercato.  vuoi sapere che porcherie fanno con le uova marce?  vuoi sapere dova và a finire la carne di scarto?  vuoi sapere dove vanno a finire i panettoni di scarto?  beh non te lo dico.  sennò non mangi più niente.  evviva è il mercato bellezza.  poi a questi padroni li premiano pure. sai perchè?  cacciano fuori un pò di soldi e li danno ai comuni x rifare chessò una stradina o altro.  poi il mio sindaco, e quello di verona, dicono: meritato riconoscimento ai sigg…….x aver contibuito a ……bla bla bla.   vuoi venire qui a VR che ti faccio parlare con la gent eche ci lavora dentro, le donne, come stanno?  se son felici?  oppure se…..ma è il mercato baby.  onestissimo, purissimo, ladrissimo!!!     ma è questo il mondo che tu vuoi??  io no!  la gente sta male, non  ne  può più.  dal mercato e dai padroni non mi aspetto niente di buono.  w la marcegaglia. difatti la sua famiglia quanto ha rubato?  eppure è li’, e tutti la venerano. caro mio,  se lo stato come dici tu è ladro,  i privati sono doppiamente ladri!!!   privato è peggio, molto peggio.   bisogna ricominciare dal basso e basta.  guarda io son stato in fabbriche piccole, medie e grandi.  e nessuno era onesto.  tutti crcavano solo lo sfruttamento della gente.  e agli imprenditori veneti al posto del cuore hanno il portafoglio.  oppure l’oro. hanno smerpe cercto di fare i propri affari.  e i soldi li hanno investiti semrpe e solo in bot, btp, case e altro.  mai in machinari e sicurezza.  ci avranno messo si e no il 5% in quello. e tutto rigorosamente intestato alla moglie.  cosi’ se arriva la finanza, loro sono nullatenenti.  ecco cosa è la società anonima la società x azioni.  un qualcosa di evanescente.  non certo comparato sull’uomo.  come invece diceva AURITI.  la società organica, fondata sul’uomo.      

ti saluto caro monetarista o latro amico dell’oro e non dell’uomo.   DORF

W    AURITI  W

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 17:25

 IL CERVELLO IN CONTO TERZI…

Scusate apprezzo molto il dibattito, ma al di la’ delle varie posizioni di studiosi e cattedratici, un cervello lo possediamo pure noi, perche non ragioniamo indipendentemente dall’ utilizzo di posizioni o idee gia’ preconfezionate.

Dal mio punto di vista la Democrazia e’ il male minore se vogliamo sta solo a noi, con l’ impegno, e non il disimpegno farla funzionare il meglio possibile.

Ripeto non ho letto Hobbe, ma se guardo oggi gli US, dove a fatica vota il 35% delle persone ed il presidente e’ scelto dal 18%-20% della popolazione ed il CONGRESSO e’ praticamente ostaggio di lobby e gruppi di potere (vedi GOLD***) e la ricchezza e’ concetrata nelle mani di pochissimo allora sono il primo a dire che la DEMOCRAZIA non ha funzionato, ma si tratta di capore perche’…perche i supertagli alle tasse di REAGAN ai ricchi non hanno fatto sgocciolare benessere sotto agli ultimi della scala ?

Pero da qua a dire che lo STATO e la DEMOCRAZIA sia e che occorre lasciare tale modello ce ne passa, chissa’ magari in mano proprio agli ologopoli sopra citati, allora vedo si qualcosa simile ai racconti di ORWELL o di  HUXLEY (lo consiglio a mio avviso migliore del primo) a cui dico NO GRAZIE senza approfondire l’ argomento in quanto come essere pensante rivendico un mio diritto di scelta….in fondo non si vive di solo denaro perdinci !!!

Comunque provero’ a leggerlo.

Saluti
Massimo

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 17:36

 Be’ visto che parlate di mercato lo sapete che negli US le aziende vi fanno delle assicurazioni sulla vita in cui loro sono i beneficiari, non solo strafighi manager pettinati a spazzola, ma anche agli spazzolatori di cessi…supponiamo che allora vi mandi a lavorare in un impiantino chimico…un po’ esalante e vi beccate un bel cancretto…non solo posso risparmiare sugli impianti ma ci faccio pure i soldi…alla famiglia nulla ovviamente che ci pensino loro !!! E’ il mercato direi in linea con l’ intervento del post sopra…ma non credo che sia etico ne’ giusto.
Saluti
Massimo

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 17:45

@51

Dorf,

non hai ancora capito.

1.La scuola austriaca di economia  non ha proprio nulla a che vedere con la situazone dell’Austria: tanto è vero che l’ultimo maestro di nazionalità austriaca Ludwig Von Mises è scappato dall’Austria a causa delle leggi razziali di Hitler.
2. La scuola  austriaca è contro il monetarismo.

Tienti pure il tuo Auriti: il concetto è quello del free banking con riserva al 100% in oro: Auriti è il monetarista affermando chel’emissione di moneta senza riserve e titoli di stato a garanzia per la realizzazione di opere pubbliche non creerebbe inflazione in quanto corrisposto da un eguale aumento della ricchezza reale, che è un errore ingenuo di un non economista, ma monetarista.

E dai a me del monetarista che sono contro essendo di teoria austriaca, mentre ami Auriti che è un monetarista: mi sembra che tu abbia un bel pò di confusione…..poi Auriti garantiva il suo Simec con oro…..

Bisogna evitare invece che lo stato spenda soldi finanziandosi il deficit, questo è il problema.

Ma tanto non leggi neanche Hoppe, che scrivo a fare.

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 17:45

@51

Dorf,

non hai ancora capito.

1.La scuola austriaca di economia  non ha proprio nulla a che vedere con la situazone dell’Austria: tanto è vero che l’ultimo maestro di nazionalità austriaca Ludwig Von Mises è scappato dall’Austria a causa delle leggi razziali di Hitler.
2. La scuola  austriaca è contro il monetarismo.

Tienti pure il tuo Auriti: il concetto è quello del free banking con riserva al 100% in oro: Auriti è il monetarista affermando chel’emissione di moneta senza riserve e titoli di stato a garanzia per la realizzazione di opere pubbliche non creerebbe inflazione in quanto corrisposto da un eguale aumento della ricchezza reale, che è un errore ingenuo di un non economista, ma monetarista.

E dai a me del monetarista che sono contro essendo di teoria austriaca, mentre ami Auriti che è un monetarista: mi sembra che tu abbia un bel pò di confusione…..poi Auriti garantiva il suo Simec con oro…..

Bisogna evitare invece che lo stato spenda soldi finanziandosi il deficit, questo è il problema.

Ma tanto non leggi neanche Hoppe, che scrivo a fare.

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 17:45

@51

Dorf,

non hai ancora capito.

1.La scuola austriaca di economia  non ha proprio nulla a che vedere con la situazone dell’Austria: tanto è vero che l’ultimo maestro di nazionalità austriaca Ludwig Von Mises è scappato dall’Austria a causa delle leggi razziali di Hitler.
2. La scuola  austriaca è contro il monetarismo.

Tienti pure il tuo Auriti: il concetto è quello del free banking con riserva al 100% in oro: Auriti è il monetarista affermando chel’emissione di moneta senza riserve e titoli di stato a garanzia per la realizzazione di opere pubbliche non creerebbe inflazione in quanto corrisposto da un eguale aumento della ricchezza reale, che è un errore ingenuo di un non economista, ma monetarista.

E dai a me del monetarista che sono contro essendo di teoria austriaca, mentre ami Auriti che è un monetarista: mi sembra che tu abbia un bel pò di confusione…..poi Auriti garantiva il suo Simec con oro…..

Bisogna evitare invece che lo stato spenda soldi finanziandosi il deficit, questo è il problema.

Ma tanto non leggi neanche Hoppe, che scrivo a fare.

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 17:45

@51

Dorf,

non hai ancora capito.

1.La scuola austriaca di economia  non ha proprio nulla a che vedere con la situazone dell’Austria: tanto è vero che l’ultimo maestro di nazionalità austriaca Ludwig Von Mises è scappato dall’Austria a causa delle leggi razziali di Hitler.
2. La scuola  austriaca è contro il monetarismo.

Tienti pure il tuo Auriti: il concetto è quello del free banking con riserva al 100% in oro: Auriti è il monetarista affermando chel’emissione di moneta senza riserve e titoli di stato a garanzia per la realizzazione di opere pubbliche non creerebbe inflazione in quanto corrisposto da un eguale aumento della ricchezza reale, che è un errore ingenuo di un non economista, ma monetarista.

E dai a me del monetarista che sono contro essendo di teoria austriaca, mentre ami Auriti che è un monetarista: mi sembra che tu abbia un bel pò di confusione…..poi Auriti garantiva il suo Simec con oro…..

Bisogna evitare invece che lo stato spenda soldi finanziandosi il deficit, questo è il problema.

Ma tanto non leggi neanche Hoppe, che scrivo a fare.

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 18:27

HOPPE…non scerziamo !!!
Mi son letto uno scritto di Hans-Hermann Hoppe dal titolo: NATURAL ORDER, THE STATE, AND THE IMMIGRATION PROBLEM.

Mi lascia molto perplesso, il punto fondamentale e’ che l’ autore resta legato ad una concezione territoriale di tipo Westfalia, che ormai non e’ piu’ attuale ne sostenibile.
In secondo luogo il concetto che da di stato non e’ proprio quello che le attuali democrazie europee hanno, un ordinamento giuridico istituzionale, ma piuttosto si rifa’ allo stato come un ente che ha il monopolio dell’ uso della violenza e della forza, simile in questo caso alla amata tradizione Hobbesiana cara agli anglosassoni.
Inoltre possiede un concetto della proprieta’ molto particolare in cui i proprietari sarebbero stabilmente legati al territorio senza alcun diritto alla migrazione di altri, altro punto in cui oggi un mondo globalizzato non riesce nemmeno ad immaginare.
Lo stesso concetto di ethno-cultural-omogeneity non e’ fattibile, prova a pensare che esistono i campanilismi tra Bergamo di sopra e quella di sotto e parliamo di omogeneita’ in un contesto di identita’ multiple.
Inoltre per concludere mi lasciano molto perplesse le affermazioni del tipo:

The essence of insurance is the grouping of individual risks into a pool (or class) of risks. However, in order to be so grouped, each individual risk must be “homogeneous” as regards the risk under consideration to every other individual risk within the same class. “Heterogeneous” risks either cannot be insured or must be insured separately (in different pools, jointly with other homogeneous risks, and at different prices). Capital-based insurers will charge lower premiums
for clusters of homogeneous territories (while at the same time revealing the
different ranks in cultural development of various ethno-cultures, as reflected
in the price-spread of the premium charged at different locations.)

Tale concetto e’ assolutamente contrario ad ogni teoria di base del risk management, se io come asicuratore possiedo una tipologia di rischi simili (omogenei) e locati tutti nello stesso bacino territoriale il mio premio al rischio sale…e questo e’ il motivo per cui tutte le assicurazioni negli US falliscono…

In conclusione lo sto leggendo ma mi pare piu’ che un trattato economico un’ accozzaglia di preconcetti sull’ immigrazione che ha proprio lei reso grande gli States.

In conclusione lo sto leggendo ma mi pare piu’ mitizzato che altro…

Saluti
Massimo

Scritto il 12 gennaio 2010 at 18:30

Anonimo #54

Naturalmente si fà solo per discutere…..intanto in pochi ascoltano veramente.

Ma invece di una riserva in oro al 100% perchè non la facciamo con l’Uranio…..così almeno i Banchieri & C. non lo rubano hihihihi.

Forse si dovrebbero "calcolare" anche le persone.

SD

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 19:49

@55

Leggiti il libro che ha consigliato mio cuggino, poi ne parliamo.

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 21:22

vedo che ai bambini piace girare con la giostra
Hoppe monetarista???? ma cosa leggete??? il ricettario di sora lella??

"Immaginate un governo mondiale, democraticamente eletto secondo il principio "un uomo-un voto". Quale sarebbe il risultato probabile di una tale votazione? Il più verosimile  è che ci troveremmo con un governo di coalizione sino-indiana. E che cosa questo governo sarebbe più incline a fare per compiacere i propri elettori e farsi rieleggere? Scoprirebbe probabilmente che l’Occidente ha troppe ricchezze e il resto del mondo, particolarmente l’India e la Cina, troppo poche, e dunque che è necessaria una sistematica redistribuzione del reddito e della ricchezza. Oppure, immaginate che nel vostro paese si estenda il diritto di voto anche ai bambini di sette anni: Il governo forse non sarebbe composto da bambini, ma le sue politiche, con ogni probabilità, rifletterebbero le "legittime preoccupazioni" dei bambini di disporre di un accesso "adeguato" e "equo" a patatine fritte, limonate e videocassette "gratuite".
Avendo in mente questi "esperimenti mentali", non ci può essere dubbio alcuno sulle conseguenze del processo di democratizzazione cominciato in Europa e negli Stati Uniti a metà del XIX secolo e che ha dato i suoi frutti con la fine della Prima guerra mondiale. L’estensione progressiva del diritto di voto e infine l’istituzione del suffragio universale degli adulti ha fatto ad ogni paese ciò che la democrazia mondiale farebbe all’insieme del globo: ha innescato una tendenza apparentemente stabile alla redistribuzione dei beni e del reddito.
Il principio "un uomo-un voto" assieme alla "libertà d’accesso" nell’apparato statale (cioè la democrazia) implica che ogni individuo e la sua proprietà personale siano messi alla portata di tutti gli altri e che quest’ultima subisca un saccheggio. Si verifica una "tragedia dei beni comuni".
Ci si può attendere che le maggioranze di have-nots tentino senza tregua di arricchirsi a spese delle minoranze di haves. Ciò non significa che ci sarà solo una classe di haves e una sola categoria di have-nots e che la redistribuzione si farà esclusivamente dai ricchi verso i poveri.
Al contrario, mentre la redistribuzione dai ricchi ai poveri giocherà sempre e in ogni luogo un ruolo fondamentale, sarebbe un errore sociologico supporre che essa sarà la sola e la predominante forma di redistribuzione. Dopotutto, coloro che sono "permanentemente" ricchi e coloro che sono "permanentemente" poveri lo sono in genere per una buona ragione. I ricchi sono, di regola, intelligenti e industriosi, mentre i poveri sono generalmente sciocchi, pigri, o tutt’e due le cose insieme. Non ci sono molte possibilità che gli imbecilli, anche se costituiscono la maggioranza,  siano sistematicamente più furbi della minoranza degli individui brillanti ed energici e riescano ad arricchirsi a loro spese.
Piuttosto, la maggior parte della redistribuzione si farà in favore del gruppo dei "non poveri", e succederà spesso che saranno i più ricchi che riusciranno a farsi sovvenzionare dai più poveri.
Pensate solamente alla pratica quasi universale degli studi universitari sostanzialmente "gratuiti", grazie ai quali la classe operaia, i cui figli raramente frequentano l’università, è costretta a sovvenzionare la formazione dei figli della classe media.
Possiamo inoltre aspettarci che ci sia un gran numero di gruppi e di coalizioni tramite i quali la gente tenta di arricchirsi a spese degli altri. I criteri saranno diversi e mutevoli per definire ciò che fa di una persona un haves (che merita di essere derubata) e di un’altra un have-nots (che merita una parte del bottino). Contemporaneamente, gli stessi individui apparteranno a una moltitudine di gruppi di haves e di have-nots, rimettendoci per via di una delle loro caratteristiche e guadagnandoci grazie ad un’altra, alcuni ritrovandosi ad essere completamente avvantaggiati e altri completamente svantaggiati dalla redistribuzione politica."

H:H: Hoppe  "Democrazia: il dio che ha fallito"

tuo cuggino

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 22:32

"…..l’idea stessa di principio maggioritario dev’essere rivolta contro lo stesso regime democratico. Sotto ogni forma di regime statale, ivi compresa la democrazia, la classe dirigente dei politici e dei funzionari rappresenta solo una piccola fetta della popolazione. Mentre è possibile che un centinaio di parassiti vivano confortevolmente su un migliaio di ospiti, un migliaio di parassiti non possono vivere sulla schiena di un centinaio di ospiti. Sulla base del riconoscimento di questo fatto, sembrerebbe possibile persuadere una maggioranza di elettori che è come aggiungere la beffa al danno permettere a coloro che vivono di imposte (risorse degli altri) di decidere quale dovrà essere il loro guadagno; si potrebbe allora, attraverso un voto di maggioranza, privare del diritto di voto tutti i funzionari e tutti coloro che vivono con i soldi dello Stato, che siano parassiti dei sistemi sociali o fornitori delle amministrazioni.
Inoltre, assieme a questa strategia, è necessario riconoscere l’importanza fondamentale della secessione e dei movimenti secessionisti. Se le decisioni delle maggioranze sono "giuste", allora la più vasta di tutte le maggioranze possibili, una maggioranza mondiale e un governo democratico mondiale, devono rappresentare la "giustizia" suprema, con le conseguenze prospettate all’inizio di questo capitolo.
Al contrario, la secessione implica la frammentazione in piccole popolazioni partendo da popolazioni più grandi. Essa costituisce quindi un voto contro il principio della democrazia e della logica della maggioranza. Quanto più lontano si ricercherà il processo di secessione – a livello di piccole regioni, di città, di quartieri, di borghi, di villaggi, e infine di associazioni volontarie di famiglie e imprese – tanto più sarà difficile mantenere il livello attuale delle politiche redistributive. Allo stesso tempo, più piccole saranno le unità territoriali e più possibilità ci saranno che ristretti gruppi di persone, una volta ottenuto il riconoscimento da parte del popolo della loro indipendenza economica , del successo eccezionale ottenuto nel loro mestiere, della vita personale moralmente impeccabile, della superiorità del loro buonsenso, coraggio e gusto, si elevino al rango di elites naturali, volontariamente riconosciute. Presteranno la loro capacità di giudizio a un ordine naturale di pacificatori, di giudici in concorrenza, cioè non monopolisti, e di conseguenza volontariamente finanziati, di giurisdizioni parallele, come ne esistono già oggi nel campo del commercio e degli scambi internazionali – una società di diritto puramente privato – come risposta alla democrazia e ad ogni altro regime politico (coercitivo)

H:H: Hoppe   "Democrazia: il dio che ha fallito"

tuo cuggino

utente anonimo
Scritto il 12 gennaio 2010 at 23:11

Ma perchè non vi studiate le lezioni di Huerta de Soto su usemlab.com??

Il Folletto

Scritto il 13 gennaio 2010 at 01:11

UNO VINCE, L’ALTRO PERDE.

1-Washington cerca clienti militari minoritari in Asia, mentre la Cina allarga i suoi accordi commerciali e di investimenti con importanti partner economici: la Russia, Giappone, Corea del Sud ed altri.

2-Washington prosciuga la sua economia nazionale per finanziare le guerre all’estero. La Cina estrae minerali e risorse energetiche per fomentare il suo mercato interno del lavoro e dell’industria.

3-Gli Stati Uniti investono in tecnologia militare per combattere contro i ribelli locali nei loro Stati satelliti, la Cina investe in scienza tecnologica per poter fare esportazioni competitive.

4-La Cina inizia a ristrutturare la sua economia per poter meglio sviluppare il paese all’interno, e conferisce maggiori spese sociali per correggere le disuguaglianze e i grandi squilibri, gli Stati Uniti riscattano e rinforzano il settore finanziario sfruttatore, che ha saccheggiato l’industria (riducendo i suoi attivi tramite fusioni e acquisizioni), e speculano su mete finanziarie senza impatto sul lavoro, sulla produttività e sulla competitività.

5-Gli Stati Uniti moltiplicano la guerra e l’ammasso di truppe in Medio Oriente, Asia meridionale, Corno d’Africa e nei Caribi. La Cina mette a disposizione investimenti e prestiti pari a 25.000 milioni di dollari per la costruzione di infrastrutture, estrazioni minerarie, produzione di energia e per le costruzione de impianti di assemblaggio in Africa.

6-La Cina firma accordi commerciali di migliaia di milioni di dollari con l’Iran, Venezuela, Brasile, Argentina, Cile, Perù e Bolivia, assicurando l’accesso all’energia strategica e alle risorse minerarie ed agricole; Washington offre 6.000 milioni di dollari di aiuti militari alla Colombia, ottiene dal presidente Uribe la cessione di sette basi militari (con le quali minacciare il Venezuela), appoggia un colpo militare nel Honduras, e denuncia il Brasile e la Bolivia perchè diversifichino le loro relazioni economiche con l’Iran.

7-La Cina incrementa le sue relazioni economiche con le economie dinamiche dell’America del Sud che rappresentano più dell’80% della popolazione del continente; gli Stati Uniti si associano con il fallito stato del Messico, che detiene il peggior ruolo economico dell’emisfero e nel quale potenti cartelli della droga controllano ampie regioni e sono profondamente infiltrati nel macchinario statale.

Conclusioni

Come paese capitalista la Cina non fa eccezione. Sotto il loro capitalismo vi è sfruttamento del lavoro, abbondano disuguaglianze di ricchezza e di accesso al benessere come altrove, i piccoli agricoltori si vedono sfollare a causa di progetti di megadighe, le aziende cinesi estirpano minerali ed altre risorse naturali nel Terzo Mondo senza troppi indugi. Ma la Cina ha creato decine di milioni di posti di lavoro nell’industria ed ha ridotto la povertà molto più velocemente e per molte più persone nel lasso di tempo più breve della storia. Le sue banche finanziano soprattutto la produzione. La Cina non bombarda, non invade, non saccheggia altri paesi. In compenso, il capitalismo statunitense è una mostruosa macchina militare mondiale che prosciuga l’economia nazionale e riduce il tenore di vita del paese pur di finanziare le sue interminabili guerre all’estero. I capitali finanziari, commerciali, immobiliari minano il settore manifatturiero, a beneficio della speculazione e delle importazioni a basso costo.

La Cina investe nei paesi ricchi di petrolio; gli Stati Uniti li attaccano. La Cina vende vassoi e ciotole per i matrimoni afghani, gli Stati Uniti bombardano le loro feste con i droni. La Cina investe in industrie estrattive, ma a differenza dei coloni europei costruisce ferrovie, porti, aeroporti e fornisce crediti a prezzi accessibili. La Cina non finanzia né arma guerre etniche, ne organizza “rivoluzioni colorate” come la CIA. La Cina autofinanzia la propria crescita, il suo commercio ed il suo sistema di trasporto, nel frattempo gli USA stanno sprofondando sotto un debito di parecchi miliardi di dollari per finanziare guerre senza fine, per salvare le loro banche a Wall Street e appoggiare altri settori privi di produttività, mentre molti milioni di persone restano disoccupate.

La Cina crescerà ed eserciterà il suo potere attraverso i mercati economici, gli Stati Uniti entreranno in guerre senza fine verso il cammino del fallimento e del declino interno. La crescita diversificata della Cina è legata a partner economici dinamici; il militarismo degli Stati Uniti è vincolato ai narcostati, regimi sotto controllo dai signori della guerra, registi delle repubbliche delle banane e all’ultimo e peggiore regime razzista e coloniale dichiarato: Israele.

La Cina attira i consumatori del mondo; le guerre globali degli Stati Uniti producono terroristi nel proprio territorio e all’estero.

La Cina potrebbe trovarsi di fronte ad una crisi e anche alle agitazioni dei lavoratori, ma ha i mezzi finanziari per risolverli. Gli Stati Uniti sono in crisi e potrebbero dover affrontare una sommossa interna, ma hanno esaurito il loro credito e le loro fabbriche sono all’estero, mentre le loro basi ed installazioni militari portano conti passivi, non attivi. Ci sono sempre meno fabbriche negli USA disposte a riassumere i loro disperati lavoratori: uno sconvolgimento sociale potrebbe mostrarci i lavoratori statunitensi occupando con i loro scheletri i vuoti delle loro vecchie fabbriche.

Per diventare uno Stato “normale” dobbiamo ripartire dall’inizio: chiudere tutte le banche e le basi militari all’estero, tornare in Nord America. Dobbiamo cominciare una lunga marcia verso la ricostruzione di una industria al servizio delle nostre necessità nazionali, dobbiamo vivere dentro il nostro proprio ambiente naturale e abbandonare la costruzione dell’impero a favore della costruzione di una repubblica socialista democratica.

Quando è che prendendo il Financial Times , o qualsiasi altro giornale, leggeremo che i nostri treni ad alta velocità ci portano in meno di un’ora da New York a Boston? Quando saranno le nostre fabbriche a fornire i nostri negozi di ferramenta? Quando costruiremo generatori di energia eolica, solare o marina? Quando potremo abbandonare le nostre basi militari e far sì che i signori della guerra, i trafficanti di droga e i terroristi si trovino ad affrontare la giustizia della loro propria gente?

Arriveremo a leggere tutto questo sul Financial Times ?

In Cina tutto ebbe inizio con una rivoluzione………

qui il tutto.   http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6660

DORF 

utente anonimo
Scritto il 13 gennaio 2010 at 02:34

Tuo cuggino, non c’e’ dubbio sei un lettore istruito con la penna e il libro e’ piu’ facile  dare pareri  con giudizi  ma in pratica  bisogna avere  vissuto  onestamente  per riuscire a dire io sono democratico con me stesso e il prossimo.Sulle differenze sociali  lasciamo perdere  si commentano da sole e dimostrano la tua stupida  e alquanto giovane superficiale differenza. che hai verso gli altri..Avevo intuito  e ti  ripeto  prendi la zappa  e inizia a zappare ,  anche se non hai bisogno solo cosi’ riuscirai a trasmettere piu’ credibilita’.Stammi bene Bertoldo

Scritto il 13 gennaio 2010 at 08:25

Caro Cuggino,

il nostro Dorf, al di la delle dissertazioni sul signoraggio,  sulle quali non sono d’accordo, e qualche eccesso di semplificazione, è persona concreta alle prese con i reali problemi del popolo, e sa che in caso di perdita del posto di lavoro è meglio avere una qualche forma di sostegno al reddito (subito) che permetta di continuare a mettere in tavola qualcosa, pagare le bollette e cambiare le scarpe ai bambini quando il piede gli cresce e quelle dell’anno scorso non vanno più bene.

Io non sono favorevole al reddito di cittadinanza ma ad un sistema di amortizzatori sociali e di welfare state che faccia da paracadute alle "sfortune" o alle "disgrazie" (perdita del lavoro, problemi di salute, calamità di vario genere…) cui i singoli cittadini vanno incontro nella vita. E’ la mia idea di società civile, di previdenza sociale.
La società dei cittadini (e non "solo" il singolo) dovrebbe risparmiare, mettere qualcosa da parte collettivamente per intervenire dove serve in caso di necessità. Certamente la gestione della "cosa pubblica" crea problemi etici molto più complessi della gestione privatistica.

E’ quasi lapalissiano che un sistema economico sociale che non si faccia carico delle difficoltà dei singoli, che sono per definizione, eventi di breve periodo, mantiene una maggior stabilità nel lungo periodo.

Non sono intenzionato ad entrare nell’analisi delle tesi di Hoppe che per quanto ricordo, (grazie per il ripasso) sono solo delle dissertazioni filosofoche estremiste, provocatorie ed inconcludenti.
Volendo attaccarle si trovano, come per tutte le tesi e teorie di filosofia sociale ed economica, innumerevoli incongruenze ed affermazioni apodittiche sulle quali non si può inferire ne positivamente ne negativamente.

utente anonimo
Scritto il 13 gennaio 2010 at 09:22

@64

E’ quasi lapalissiano cosa????

Mettere da parte collettivamente cosa???? Che viene mangiato tutto quello che viene messo d parte.

Le nostre tasse sono praticamente tutte sprecate.

Se non sei intenzionato ad entrale nell’analisi delle tesi, perchè scrivi, scusa la provocazione, per onanismo con la tastiera?

Usate il cervello, è la cosa più preziosa che abbiamo!

Dopo aver analizzato le tesi potete confutarle se vi sembrano non corrette, altrimenti si parla a vanvera.

Ma il popolo bue evita di informarsi, perchè ha paura di farsi male.

Il Folletto

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