LA MORALE DELLA FAVOLA: ECONOMIA, ETICA e il FENOMENO SUBPRIME.

Scritto il alle 16:06 da icebergfinanza

globes among the garden flora

http://www.flickr.com/photos/wwwayneup/467996069/in/set-1346290/

  

Adam Smith nel suo capolavoro dal nome “La Ricchezza delle nazioni” scolpisce una frase che diventerà la memoria fossile della scienza economica moderna.

 

“Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro desinare, ma dalla considerazione che questi hanno per il proprio interesse personale. Non ci rivolgiamo alla loro umanità, ma al loro egoismo, e ad essi parliamo dei loro vantaggi e non delle nostre necessità “.

 

La potenza della “Mano invisibile” l’atteggiamento autointeressato dell’individuo singolo, delle società, si trasforma in un beneficio indiretto a favore della collettività e dell’individuo stesso.

 

“Non è dalla benevolenza dei prestatori o dei mediatori di ipoteca che ci aspettiamo la possibilità di accedere al sogno della vita, ovvero l’acquisto di una casa, ma dal fatto che essi hanno cura del proprio interesse…..”

 

Secondo quanto scrive Armatya Sen, nel suo libro “Etica ed economia “ è cosa alquanto ironica che questo “particolare godimento” sia stato attribuito allo stesso Smith dai suoi troppo entusiastici ammiratori, che hanno fatto di lui il “guru” dell’interesse personale, in contrasto con ciò che egli ha veramente detto.

 

Non vi è alcun ombra di dubbio che la possibilità concessa a larga parte della popolazione americana con redditi e disponibilità mediamente insufficienti che diversamente  non avrebbe mai potuto accedere alla realizzazione del “Grande sogno americano” può essere considerata come una buona intenzione che si incammina verso l’ignoto.

 

L’ingegneria finanziaria e in questo caso ipotecaria, ha permesso a coloro che non si qualificavano per i prestiti cosiddetti “prime” l’accesso a formule quantomeno ibride che presupponevano tassi di partenza ai minimi storici ma un premio oneroso da pagare sotto forma di un più alto tasso applicato.

 

Ovviamente non di tutta un’erba si può farne un fascio.

 

L’innovazione del cosiddetto “fenomeno subprime” prende le sue radici dalla legge

Community Reinvestment Act, ovvero la normativa che disciplina l’erogazione di servizi da parte degli istituti di credito anche ai clienti con fasce di reddito più basse. Il Cra, come è più comunemente nota la disciplina, è stato introdotto nel 1977 e ha prodotto alcuni “indubbi benefici”, a partire dal maggior numero di possessori di case rispetto al passato.

 

Ovviamente come spesso talvolta accadde la bontà dello strumento, della normativa  viene annacquata dall’uso e dalle intenzioni di chi  la mette in pratica.

 

Aristotele nella sua “Etica Nicomachea” che abbiamo spesso richiamato in questo blog rispetto al fine di raggiungere il “bene umano” evidenziava come “ certo esso è desiderabile anche quando riguarda una sola persona, ma è più bello e più divino se riguarda un popolo e le città”.

 

Ovviamente queste splendide parole assumono un sapore amaro di fronte all’applicazione teorica della CRA nel contesto di ciò che stà avvenendo particolarmente in alcuni stati americani ed alla sua popolazione.

 

Ma la morale della favola stà sempre in un principio unico, che si ripete nei tempi indissolubile.

 

L’egoismo del singolo, non porterà mai al benessere della società, l’economia e la finanza senza etica, o valori  sono scienze realmente tristi, non tanto per i loro contenuti, per la loro utilità, quanto per quelli che sono i risultati finali, conseguenza di un uso edonistico.

 

La teoria economica dominante identifica la razionalità del comportamento umano con la massimizzazione dell’interesse personale.

 

Se qualcuno di voi si ricorda ne abbiamo già parlato a proposito della CSR, Responsabilità Sociale dell’Impresa, ovvero la nascita di una responsabilità aziendale che all’interno delle strategie imprenditoriali tiene in considerazione la gestione di problematiche etiche e sociali, tutto il contrario quindi del pensiero dominante di Milton Friedman, secondo il quale i manager devono operare nell’interesse esclusivo degli azionisti e non risolvere problemi sociali con i soldi degli altri.

 

Amartya Sen, invece richiama il distacco che è avvenuto tra l’economia e l’etica, secondo il quale è sorprendente il carattere consapevolmente “non etico” dell’economia moderna e l’evoluzione di questa disciplina in gran parte quale derivato dell’etica.

 

Come abbiamo visto spesso in passato, Adam Smith, è stato principalmente un professore di Filosofia Morale all’Università di Glasgow, che ha scritto la "Teoria dei sentimenti morali" il suo primo saggio, un’opera che attira l’attenzione del filosofo Hume e quella di molti studenti dell’epoca che raggiungono Glasgow attirati dall’idea di assistere alle sue lezioni e diventa uno degli argomenti di conversazione preferiti dell’epoca.

 

Seguendo l’approccio basato sui sentimenti, Adam Smith descrive nella Teoria dei sentimenti morali appunto, un sistema morale fondato sul principio di simpatia che comporta l’immedesimazione nelle passioni e nei sentimenti altrui e che differisce dalla benevolenza e dall’ altruismo pur non sostituendosi all’egoismo.

Per simpatia, sentimento innato nell’uomo, va intesa la capacità di identificarsi nell’altro, la capacità di mettersi al posto dell’altro e a comprenderne i sentimenti in modo da potere ottenere l’apprezzamento e l’approvazione altrui.

Da questo sentimento gli individui deducono regole morali di comportamento.

La coscienza morale non è allora un principio razionale interiore, ma, scaturendo dal rapporto simpatetico che l’uomo ha con gli altri uomini, presenta un carattere prevalentemente sociale e intersoggettivo.

(http://it.wikipedia.org/wiki/Adam_Smith)

In sostanza ciò, evidenzia come lo stesso Adam Smith ritenesse l’interesse personale come frutto di quella "prudenza" che presuppone un interessamento all’altro, che si immedesima nelle sue passioni o nei suoi sentimenti.

Non ho idea di come viene dipinto il pensiero di Adam Smith nelle nostre università, se prevale l’insegnamento della " Ricchezza delle nazioni" o esiste anche un continuo riferimento alla sua " Teoria dei sentimenti morali", ma credo che oggi la libertà del mercato, l’interesse del singolo non possono prescindere in alcun modo dall’interesse collettivo.

Kahlil Gibran, grande poeta trasferitosi in America in seguito alla diaspora libanese, scrisse in riferimento alla Libertà:

"E a cosa vorreste rinunciare se non a parte di voi stessi, per diventare veramente liberi."

Inoltre scrisse a proposito del Commercio:

" A Voi la terra dà i suoi frutti, e non vi mancheranno se solo saprete riempirvene le mani. E’ scambiando i doni della terra che troverete l’abbondanza e sarete soddisfatti.

Ma se lo scambio non sarà nell’amore e nel segno di una giustizia benevola, porterà solo alla fame e all’ingordigia."

Poche e semplici parole, che faranno ridere alcuni, che altri considereranno di un’altra epoca, ma mai così attuali, mai così profetiche.

Secondo Sen, se si esamina l’equilibrio delle varie accentuazioni nelle pubblicazioni dell’economia moderna è difficile non accorgersi di quanto venga elusa l’analisi normativa a livello profondo, e di quanto sia trascurata l’influenza delle considerazioni di natura etica nella caratterizzazione del comportamento umano effettivo.

Quasi che ogni comportamento economico e finanziario non venga “inquinato” da atteggiamenti quali la buona volontà o i sentimenti morali, che non aiuterebbero affatto alla massimizzazione del profitto.

 

La storia recente di questi ultimi anni è piena di esempi di come i comportamenti deviati, nascano dall’interesse personale innanzitutto a scapito della comunità.

 

La “socializzazione del rischio” e talvolta lo stesso trasferimento del rischio, presuppongono comportamenti “etici” professionali che non possono esulare dall’informazione dettagliata di consistenza e caratteristiche del rischio stesso.

 

Torno a ripetere che non si può fare di un’erba tutto un fascio, ma almeno di quella cattiva è doveroso occuparsi, al di là di considerazioni semplicistiche del tipo “ così è e così sarà sempre!”

 

Ovviamente il fenomeno “subprime” nasce anche da un comportamento collettivo che presuppone un’errata valutazione di base e perlomeno una complicità tra ingenuità e premeditazione, tra superficialità e  consapevolezza.

Le riflessioni del premio Nobel all’economia Kennet Arrow, nel suo " I limiti dell’informazione" portano ad evidenziare come nel libero mercato la struttura stessa dell’informazione condiziona in modo sensibile la possibilità di avere una certa consapevolezza dei rischi che vengono allocati.

Kenneth Arrow ha introdotto l’idea della funzione sociale del benessere con ricerche e analisi che partendo dall’ informazione e dall’organizzazione nell’economia hanno visitato i processi decisionali e le teorie della giustizia.

Cosi si esprime Kenneth Arrow:

"La struttura dell’informazione degli agenti economici, dunque, condiziona in modo forte la possibilità di allocare i rischi mediante il mercato. Per struttura dell’informazione non intendo soltanto lo stato della conoscenza in qualsiasi momento del tempo, ma la possibilità di acquisire nel futuro informazioni rilevanti. Ricorrendo alla terminologia delle comunicazioni, possiamo parlare di questa possibilità come del possesso di un canale di informazioni e delle informazioni ricevute come di segnali dal resto del mondo".


Non soltanto quindi lo stato della conoscenza in qualsiasi momento del tempo, ma la possibilità di acquisire nel futuro informazioni rilevanti, le stesse informazioni omesse dalle agenzie di rating, le stesse informazioni omesse dal mercato stesso.

Il presupposto che il valore delle abitazioni non può che salire nel tempo, che l’investimento residenziale è storicamente una barriera contro l’inflazione, che comunque non esiste alternativa è la conseguenza di un pensiero che non prende in considerazioni le variabili determinanti che il cammino economico nasconde, ovvero la composizione di un ciclo, la sua natura imprevista fatta di crescita e decrescita, correzioni e ripartenze.

Nulla è più semplice di un’intenzione, ma talvolta le intenzioni presuppongono un impegno non indifferente per diventare atti concreti, le utopie stesse richiedono una convinzione e una consapevolezza non indifferenti ma  hanno come obiettivo finale la necessità di recuperare comportamenti etici e morali all’interno dell’economia stessa e della finanza.

 

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6 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 30 luglio 2007 at 17:25

è ammirevole la tua capacità di esprimere concetti complessi in maniera cosi semplice e priva di retoriche.

Scritto il 30 luglio 2007 at 22:33

Non potrei fare diversamente in quanto solo un linguaggio semplice aiuta ad avvicinare alla scienza “triste” a riflettere al di là del puro semplice investimento o della speculazione fine a se stessa.
La stessa semplicità che è l’opposto di questa complessa era di alchimia finanziaria.
Grazie e ……da oggi il nostro veliero rientra al porto, per rifornire la stiva, per eseguire le necessarie riparazioni, per decidere quali mari solcare da qui in avanti. Nei prossimi giorni alcuni importanti appuntamenti con le isole dei mari economici americani, ISM e OCCUPAZIONE ma chissà che per un pò il mare non torni calmo in attesa della tempesta finale, l’ultima navigazione tranquilla prima di un autunno dove gorghi e mulinelli ci riporteranno tra Scilla e Cariddi, in un mare tempestoso per l’atto finale!
Buon riposo Equipaggio!

utente anonimo
Scritto il 31 luglio 2007 at 10:30

L’ideale pragmatico e’ una merce rara,molto rara.E’ il collante che unisce come un’architrave conoscenze,talento ,passioni.E’ un tendere a.. Complimenti per la rubrica e Buona navigazione
Stefano

utente anonimo
Scritto il 31 luglio 2007 at 13:02

Volevo chiedere ad Andrea ( ma anche a chi se ne intende) perchè ci si ostini a guardare il Vix come indicatore .
Intendo come segnale per capire un andamento futuro .

Sono andato a vedermi un pò di grafici , e non ho mai trovato nessuna correlazione convincente che questo indicatore sia in grado di capire i punti di svolta .
Questo indice misura la votalità e di solito la volatilità è associata a trend ribassisti , ma me lo segnala solo quando il trend è già in atto , quindi non mi serve a niente.

(ho guardato i dati anche del vix con mm a 20 giorni )

Rimango dell’ idea che da un grafico non si può capire il futuro …. l’ economia non si può costruire come una funzione matematica .

(scusate il tono polemico)ma sono scettico nell’ uso di questi indicatori per capire gli andamenti futuri

By Fabio

utente anonimo
Scritto il 1 agosto 2007 at 13:50

A quanto pare gli hedge funds connessi al mercato edilizio, e non solo, stanno iniziando ad implodere uno dopo l’altro.

Ho come l’impressione che il mercato azionario USA flettera di un buon migliaio di punti ancora, prima che gli operatori si rendano davvero conto della gravita’ della situazione

utente anonimo
Scritto il 1 agosto 2007 at 13:51

Ovviamente mi riferisco al Dow Jones

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