IL VALORE DELLA FIDUCIA NELL'ECONOMIA .

Scritto il alle 11:42 da icebergfinanza

 

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“Lo spirito in ognuno di noi si manifesta negli occhi, nell’espressione e in tutti i movimenti e i gesti del corpo. Il nostro aspetto, le nostre parole, le nostre azioni non sono mai più grandi di noi stessi. Giacché è l’anima la nostra dimora, gli occhi ne sono le finestre e le parole i messaggeri.”
(Kahlil Gibran)

La fiducia in una persona nasce talvolta dalle espressioni, dai movimenti, dalle sue parole, dalla sua storia, dall’esempio e dalla sua coerenza, ma talvolta la fonte primaria di questa fiducia sono gli occhi, lo specchio dell’Umanità.

PARTHA DASGUPTA: CAPITALE SOCIALE COME ISTITUZIONE

ECONOMICA CHE GENERA FIDUCIA RECIPROCA

 

Nell’analisi dell’economista di origini indiane i meccanismi non coercitivi

che garantiscono l’osservanza dei patti e il rispetto dei contratti

 

L’onore e l’onere di dare il via alla seconda edizione del festival dell’Economia,

dopo la cerimonia di inaugurazione, sono spettati a “sir” Partha Dasgupta,

docente di economia a Cambridge, con alle spalle una solidissima formazione

anche nelle cosiddette “scienze esatte” (Fisica e Matematica) e la capacità di

spaziare, nella sua analisi, su una molteplicità di tematiche, come illustrato nella

sua introduzione da Marzio Galeotti, docente di economia politica all’Università di

Milano.

L’argomento della sua lezione era il capitale sociale, un concetto di per sé

difficile, “evanescente”, del quale ha proposto innanzitutto una definizione

precisa: il capitale sociale è costituito dalle reti interpersonali, dai rapporti che le

persone stabiliscono e che consentono di ottenere un bene o di raggiungere un

determinato obiettivo. Il problema principale di ogni rapporto è la fiducia: che si

tratti di scavare un pozzo per il villaggio, di mettere assieme le forze per

raggiungere un risultato politico, di stipulare un accordo commerciale o

un’assicurazione o di contrarre un matrimonio, alla base di tutto è necessario che

le parti si fidino l’una dell’altra.

Da questo punto in poi l’analisi del professor Dasgupta si è concentrata sulle

quattro modalità che consentono di generare e di mantenere la fiducia. La prima

è quella che si sviluppa nel contesto familiare: lì il fattore fondamentale è l’affetto

reciproco. Tutti i soggetti coinvolti manterranno la parola data perché deludere il

partner procurerebbe loro una sofferenza. Ma com’è ovvio tutto ciò vale per

contesti molti limitati.

La seconda modalità è comportamentale: si suppone che le persone –

contrariamente alle teorie sull’”uomo economico”, orientato solo alla

massimizzazione dell’interesse individuale – siano naturalmente portate a

rispettare la parola data. L’obiezione più forte qui è: non tutti siamo uguali, non

tutti siamo ugualmente disinteressati, non tutti abbiamo la stessa soglia di

“corruttibilità”.

Rimangono quindi altre due possibilità. La prima è quella che sta alla base dello

Stato di diritto, per cui è un’autorità esterna a garantire il rispetto dei patti. Può

trattarsi del capovillaggio piuttosto che dello Stato con il suo potere coercitivo, sta

di fatto che chi viola il patto giuridico o il contratto stipulato riceverà una

punizione. Qui il problema è: perché le parti dovrebbero fidarsi dell’autorità

esterna, che dopotutto è una costruzione umana, e quindi non è né infallibile né

incorruttibile? Molti Stati ad esempio non rispettano la legge, quindi non appaiono

ai cittadini come soggetti degni di particolare fiducia.

Resta quindi la quarta possibilità: l’esistenza di norme sociali che garantiscono

l’attuazione reciproca dell’accordo. Le norme sociali sono, per usare la definizione

di Dasgupta, “fatti condizionanti che tutti seguono”. Possono essere anche

semplici convenzioni o abitudini, che ognuno segue e rispetta perché presuppone

che tutti gli altri lo facciano. Al tempo stesso, le norme sociali garantiscono anche

il perseguimento dell’interesse personale: esse infatti fanno sì che ciascuno, ad

esempio, si impegni ad aiutare gli altri membri della società, nella convinzione

che quando ne avrà bisogno potrà a sua volta contare sull’aiuto degli altri.

Tutto questo funziona in una società che ha vita lunga e che scommette nel

futuro. Non funziona in società che hanno vita breve o sono troppo mobili.

Naturalmente tutte e quattro queste modalità hanno la loro ragion d’essere, in un

modo o nell’altro, e a seconda dei contesti nei quali si manifestano. Ma la

sottolineatura di Dasgupta riguarda in particolare la quarta, quella basata sulle

norme sociali. Ciò soprattutto in relazione alla terza, quella che pone l’accento

sullo Stato di diritto; esso è infatti importante, e tuttavia non esaurisce il

problema della fiducia, considerato che, in ultima analisi, chi controlla i

controllori? Capitale sociale è quindi, in questa accezione, il rapporto di fiducia

reciproca che si crea all’interno di una società per effetto di norme socialmente

condivise. In altre parole, l’insieme di valori e di comportamenti su cui si fonda

una comunità, che va coltivato, custodito e rafforzato.

 

Questo il comunicato stampa del Festival, ma credo che questo concetto, il “Capitale Umano” per quanto astratto possa sembrare in un ambiente dove contano i numeri e i rapporti costi/benefici sarà uno dei punti fondamentali su cui ricostruire la fiducia nel sistema economico finanziario.

 

Non è solo una “visione” questa esigenza che proviene dalla società, una esigenza di etica, morale, di poter riporre maggior fiducia nel sistema economico.finanziario.

 

Come dice Dasgupta, “abbiamo bisogno gli uni degli altri, ci dobbiamo fidare, anche indirettamente. La società, prima ancora che l’economia, funziona quando ci sono delle interazioni reciprocamente vantaggiose perché si fondano sulla mutua fiducia”.

 

Nel suo ultimo libro “Economics. A very short introduction” quattro sono i pilastri della fiducia fondante delle comunità umane:

a)      l’affetto reciproco che costituisce la comunità famigliare, che crea una casa vera

b)      l’atteggiamento civico, sociale, studiato dall’economia comportamentale per cui se stringo la mano a qualcuno è perché mi fido e voglio pensare che non cerchi di imbrogliarmi. Il cinico dirà che ognuno ha un prezzo, ma forse non è proprio cosi!

c)      Le regole della Legge, lo Stato di Diritto, quando è l’autorità esterna che garantisce il rispetto dei patti

d)      Norme sociali che garantiscono l’attuazione degli accordi.

Secondo Dasgupta, le norme sociali sono più importanti delle regole, dello Stato di Diritto in quanto le istituzioni pubbliche tendono a funzionare sole se, alla base, i rapporti sociali sono innervati dalla fiducia reciproca.

“ Quando comprate un prodotto cinese, per rivenderlo in Italia, dovete fidarvi di qualcuno che non conoscete”

Non vi è dubbio che oggi la “FIDUCIA” sia e lo è da sempre, alla base delle relazioni umane, ma ancor di più lo è nell’economia e nella finanza dove le leggi non servono a niente se non vi è alle spalle una comunità di persone, istituzioni che hanno valori condivisi.

 

Non chiudiamo in un cassetto anche il concetto di “fiducia”, non chiudiamolo nel cassetto dell’Utopia solo perché nel mondo economico-finanziario ha l’aspetto di un valore in via di estinzione.

La splendida realtà del Microcredito insegna che se c’è alla base un progetto, delle idee condivise, dei valori tutto è possibile e per favore non nascondiamoci dietro la scusa della miseria, della povertà come unici ambienti dove è possibile far nascere delle Utopie.

 

 

http://www.sabinaoggioni.it/

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6 commenti Commenta
Scritto il 3 giugno 2007 at 13:05

“Ogni uomo ha un prezzo, per alcuni e’ il denaro, altri hanno altri prezzi”
F. Nietzsche

Scritto il 3 giugno 2007 at 17:11

«Di tutto conosciamo il prezzo, di niente il valore.» e ancora…..

“Se si ha carattere,
si ha anche una propria tipica esperienza interiore,
che ritorna sempre.”

F.Nietzsche

Scritto il 27 agosto 2007 at 13:01

Il discorso é interessante ma “ideologico”. Procedo per ordine:
1) Siamo d’accordo sull’assunto “La moralitá prima di tutto”, ma poi? La critica a questa o quella manifestazione di totale AMORALITÀ non ha mai portato a soluzioni condivise, quanto piuttosto a eventi violenti o sanguinosi moralmente giustificati. Moralmente giustificati erano la Rivoluzione francese (che affrontó la amoralitá della politica), la Guerra di Secessione (contro la moralitá della schiavitú), la rivoluzione russa (contro l’immoralitá dell’economia di mercato in nome di una presunta moralitá dell’economia socializzata). Conosciamo i risultati.
La politica non é piú morale oggi, l’uomo viene certo sfruttato meno oggi ma andatelo a dire al cinese medio o al cambogiano medio, l’economia di mercato é rimasta nelle basi uguale, l’economia socializzata ha prodotto e produce la fame (chiedere al nordcoreano medio).
Quindi il problema non é appioppare allo stato-delle-cose un “Che schifo non c´é moralitá nelle transazioni finanziarie” quanto individuare margini di intervento.
2) L’assunto “non c´é fiducia nelle possibilitá dell’uomo” é falso. I mutui Subprime o i NINJA forse non sono stati erogati sulla fiducia, ma le garanzie richieste erano irrisorie. Personalmente rilevo che a distanza di 2 anni la Carta di Credito me l’hanno data quest’anno SENZA chiedermi nulla sul mio reddito (2 anni fa avrei dovuto presentare le dichiarazioni di 2 anni precedenti!!).
Dunque la fiducia (che é personale)non

Scritto il 27 agosto 2007 at 22:50

La morale è semplicemente l’atteggiamento che adottiamo nei confronti di individui che personalmente non ci piacciono. (Oscar Wilde)

Con tutto il rispetto ognuno può percepire questa frase come vuole, ma non vi è dubbio che la morale e l’etica sono atteggiamenti che esulano da ogni discorso di carattere ideologico!
L’ideologia secondo wikipedia è un insieme di idee, solitamente organizzato in un sistema più o meno coerente. La coerenza è come un diamante spesso introvabile ai giorni d’oggi ma in fondo pur sempre ricercato.

E molto semplice ridurre il problema a:
“Quindi il problema non é appioppare allo stato-delle-cose un “Che schifo non c´é moralitá nelle transazioni finanziarie” quanto individuare margini di intervento. ”

Non è tanto l’ammoralità delle transazioni finanziarie il problema, ma la mancanza di volontà assoluta nel cercare di individuare i margini di intervento, in nome di “un’ideologia” che và sotto il nome di “LAISSEZ FAIRE” un’ideologia che si ispira al libero mercato ma che quando è in crisi interviene come nei più classici interventi statali, con vaccinazioni di massa, in quanto la prevenzione è contraria all’ideologia stessa!

Vogliamo applicare una tassa, tanto per fare un nome TOBIN TAX alle transazioni speculative da destinare ai progetti, alle idee, alle innovazioni che non hanno un futuro, in quanto non hanno accesso ai capitali, ai finanziamenti in genere? E’ qui che si leva l’ideologia del libero mercato, dove ogni limite o meglio senso del limite, ogni finalizzazione che non sia il profitto viene visto come morale.

Se la morale non urtasse, non verrebbe lesa. (Karl Kraus)

In fondo come detto in altre occasioni si tratta di scegliere tra il pensiero di Milton Friedman che presuppone il massimo sforzo proteso verso il massimo profitto senza perdere tempo con etica o questioni ambientali che si voglia e la responsabilità sociale di impresa, nella quale l’obiettivo del profitto è cogniugato con l’attenzione alla comunità e all’ambiente!

Per quanto riguarda la fiducia nell’uomo, mi creda non esiste nessun sistema capitalista che da fiducia a coloro che vengono dagli abissi dell’umanità, siano essi subprime o figli del microcredito.
Il termine primo è il profitto! Ma in fondo è troppo importante l’argomento per parlarne in due righe!

La saluto Andrea

Scritto il 10 settembre 2007 at 10:35

IL TRAMONTO DELLE CERTEZZE, NELL’OCEANO DEL REALISMO.[..] L´incertezza di misura è la dispersione dei valori che si possono ottenere da una misura, ovvero il massimo distacco che può esserci tra una misura effettuata, che non è mai perfetta, e l’esatta grandezza reale, che rimane [..]

Scritto il 10 settembre 2007 at 10:35

IL TRAMONTO DELLE CERTEZZE, NELL’OCEANO DEL REALISMO.[..] L´incertezza di misura è la dispersione dei valori che si possono ottenere da una misura, ovvero il massimo distacco che può esserci tra una misura effettuata, che non è mai perfetta, e l’esatta grandezza reale, che rimane [..]

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