LO TSUNAMI SUBPRIME E L'ECONOMIA VIRTUALE!

Scritto il alle 02:50 da icebergfinanza

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Sigmund Freud sosteneva sempre che, con un semplice atto di volontà si poteva reprimere la memoria di ricordi sgradevoli, di situazioni comunque non desiderate.

Sembrerebbe che uno dei fondamenti della psicoanalisi sia la rimozione dei ricordi, delle situazioni ovvero un processo che aiuta a dimenticare, a sottovalutare tutto ciò che non desideriamo, che ci fà paura allontanandolo dalla coscienza e depositandolo negli abissi dell’inconscio.

"SUBPRIME" una fenomeno da dimenticare, sottovalutare, una sensazione di malessere da allontanare come un incubo da relegare nel profondo dell’inconscio.

Come nel film "La leggenda del Re Pescatore" dopo uno shock terribile il protagonista, perde la memoria e subentra l’alienazione dalla realtà.

Oggi tutto corrisponde ad un mondo virtuale, nel quale i fondamenti dell’economia vengono modificati, non tanto dal naturale evolversi delle cose, non tanto ad opera esclusiva della globalizzazione, quanto talvolta ad opera di una concessione virtuale e approssimativa di una realtà che è mutata principalmente ad opera di un sistema basto sull’eccesso di liquidità e sul ricorso al debito sistemico.

Un’economia virtuale dove vi è tutto e i contrario di tutto! Quando il ciclo procede al rialzo, tutto è normale, tutto accademicamente perfetto, ma quando qualcosa non funziona, allora l’economia viene rovesciata e le interpretazioni variano a seconda delle sensazioni. Le correlazioni saltano, ma in fondo va bene così anche se noi abbiamo bisogno di punti di riferimento, di cercare i collegamenti che diano un senso alle nostre scelte.

In questi anni, in questa "nuova era economica" ogni assets ha raggiunto traguardi impensabili sino a poco tempo fà. Un movimento corale che non ha eguali nella storia dell’economia.

Quando ormai i consumi volgono lentamente all’orizzonte, ecco allora l’alba delle scorte e degli inventari. E nessuno a chiedersi come mai un’economia forte non riesce a produrre investimenti e ricerca, all’altezza di profitti storicamente imponenti.

L’inflazione è un pallido ricordo del passato lontano, un’anomalia degli anni 70/80 dove nessuno conosceva la derivazione "core",  un filtro magico  che ormai da anni riduce gli elementi energetici ed alimentari a mera volatilità, dimenticando che l’energia attraversa un processo irreversibile verso il suo esaurimento dopo un’overdose di utilizzo orientale amplificata dal collo di bottiglia della raffinazione.

Oggi non è il tempo di un’invenzione che catalizzi le aspettative per una nuova era!  Non vedo all’orizzonte l’invenzione della locomotiva o del telefono, di un nuovo software o dell’UMTS, la new economy è un ricordo del passato e le aziende con i loro profitti si lanciano in acquisizioni al limite dell’euforia o annunciano byback a scapito degli investimenti.

Questo è il tempo del "Capitalismo senza Capitale" dove chiunque possieda lo zero virgola, può ambire a regnare sul trono di società che sino a pochi anni fà erano considerate come dei castelli inviolabili.

Oggi non è più il tempo dell’economia, l’economia si è ritirata, in letargo in attesa di una nuova chiamata, lasciando il posto alla politica monetaria e alla finanza.

Oggi è il tempo dell’ingegneria finanziaria, scopriamo che gli alchimisti dei nostri giorni hanno progettato strumenti atti alla comprensione suprema del "rischio", strumenti ingegnosi al limite della follia che talvolta aiutano e talvolta distruggono la finanza stessa e con essa l’economia di una società e forse di un’intera nazione.

Formule finanziarie chiamate CDO, CMO e CLO dove ad ognuno basta aggiungere una piccola esse, CDOs, CLOs e subito si trasformano in porzioni magiche, sintetiche con la potenza della leva esponenziale.

Una leva talmente potente da amplificare a dismisura ogni guadagno, ma allo stesso tempo capace di distruggere in un solo istante ogni patrimonio, ogni portafoglio.

Oggi il mercato dei CLO, ovvero le obbligazioni garantite dai prestiti aziendali risente di un cambiamento nella percezione del rischio, nessuno accetta più il rischio, il rischio di strumenti che le agenzie di rating, fiduciarie della finanza, non hanno saputo prezzare adeguatamente, riconoscere e comprendere sino in fondo ai loro doveri istituzionali distratte dai guadagni stellari di un’era finanziaria indimenticabile.

L’universo dei Private Equity abbisogna di 300 miliardi di dollari per finanziare le acquisizioni annunciate e secondo JPMorgan il maggiore operatore nel campo, contano per il 60 % dei loro prestiti sul mercato dei CLO indispensabili per produrre i fuochi artificiali delle ultime M&A e dare impulso al leveraged by out.

Un’ " terrible idea" questi innumerevoli " equity bridges" secondo Dimon, chief executive di JPMorgan Chase.

Passeggiando su internet e precisamente dalle parti di Wikipedia, cercando notizie relative alla nascita dei CDO e CLO ho scoperto che, verso la  fine degli anni 80 la fiducia degli investitori nei leveraged buyouts stava svanendo e la critica verso i "junk bonds" stava aumentando.

Alcuni sostengono che gli strumenti del debito e talvolta quelli del "turbo debito" erano la pietra angolare degli anni ’80 ovvero "la decade di Greed" il periodo più lungo di crescita economica che l’America abbia mai conosciuto, ma contavano solo per il 25 % delle operazioni e non come oggi per il 60 %. Poi come la_storia_insegna , un impiegato "dinamico" di nome Michael Milken portò al fallimento la Drexel Burnham Lambert, molto attiva in questi strumenti, dovuto alla partecipazione di attività illegali nel mercato dei "junk bond".

Un problema isolato, circoscritto, limitato a una sessantina di istituti finanziari secondari, qualche azienda dell’indotto, un paio di hedge fund e qualche spicciolo che va da un minimo di 50 miliardi di dollari ad un massimo che nessuno può conoscere, compresa la Federal Reserve che nel suo dovere istituzionale per tranquillizzare i mercati professa una lontananza accademica rispetto al contagio in atto.

Dalla Federal Reserve alla Mortgage Bankers Associations, dalla National Associations of Realtors alle istituzioni federali FannieMae e FreddieMac, tutti uniti in un unico pensiero: nessun contagio!

Subprime, il mercato dove acquisti il " Sogno Americano " talvolta al prezzo di tre punti in più del tasso di mercato, non importa se e dove lavori, la tua storia finanziaria, non importa se per alcuni anni non restituisci il capitale e talvolta neanche gli interessi, tanto i prezzi delle abitazioni non possono che salire, in un crescendo sublime con formule esotiche che ti portano a sognare che in fondo il debito è solo la porta del Paradiso che porta all’Inferno.

E poi un giorno, la sera, la notte ti accorgi che in fondo tutto è come prima, che il debito prima o poi và saldato perchè come dice uno dei padri fondatori dell’America, Benjamin Franklin i creditori hanno miglior memoria dei debitori.

Uno tsunami imprevedibile, che nello spazio di un battito d’ala sconvolge progressivamente e lentamente l’economia reale, la finanza, i mercati globali. E si perchè tutto è sparso intorno, persino nella lontana Australia, dove a differenza dei nostri paesi gli hedge fund sono aperti a tutti, agli investitori istituzionali come ai comuni investitori, la gente di ogni giorno.

Tutto intorno attraverso l’indotto del mercato immobiliare, costruzioni, materiali edili, arredamento, articoli da giardinaggio e su attraverso il MEW ovvero l’estrazione di ricchezza che ha sostenuto i consumi in questi anni, dimenticando che esiste anche un mercato del credito al consumo "subprime".

Ma l’economia virtuale presuppone il funzionamento a pieni giri della borsa, si preoccupa, come nella ultime minute della Fed, del tasso di risparmio delle famiglie americane che pur negativo stà cambiando, mettendo a rischio i consumi pilastro riconosciuto dell’economia reale, ma non si preoccupa più di tanto dei deficit gemelli, del risparmio personale negativo delle famiglie.

Tutto e il contrario di tutto!

Crollano i consumi e contemporaneamente aumenta la fiducia del consumatore con l’inflazione reale che sale, sale, sale ripulendo le tasche dei cittadini e lasciando quel sapore un pò "core".

Il mercato immobiliare è in piena recessione e il mercato del lavoro edilizio, non scende, anzi aumenta le assunzioni.

Le aziende tornano ad investire timidamente e contemporaneamente la fiducia dei Ceo e delle loro aziende scende ai minimi dal 2000.

Il mercato del lavoro si dimostra in ottima forma, ma poi le revisioni preludono a notevoli riduzioni nel 2006 come constatato dalla Fed nelle ultime minute.

Le foreclosure aumentano, si moltiplicano, la deflazione immobiliare avanza e le richieste di ipoteca aumentano senza constatare che in fondo nessuno è in grado di dire presso quante banche una famiglia  "subprime" o "ALt-a" deve fare richiesta prima di veder accettata la sua domanda.

Un’economia virtuale, un’economia delle revisioni, revisioni e ancora revisioni! Un’economia che vive di dati anticipati forse troppo talvolta rivisti dal giorno alla notte e viceversa.

Oggi e domani usciranno i nuovi dati relativi alle vendite di case nuove e esistenti ai quali il mercato guarderà con trepidazione. Voglio solo ricordare che come spesso accadde il margine di errore dei dati comunicati è spesso sensibile per non dire incredibile.

Siamo nel mezzo di una possibile "deflazione" immobiliare, diminuiscono i volumi delle transazioni , declinano le vendite e aumentano le abitazioni invendute. La domanda non incontra l’offerta in quanto l’effetto psicologico è rilevante. Inoltre per chi non lo ricorda da questo mese in poi scadranno una marea di mutui che si trasformeranno in tassi variabili  superiori  di circa 2/3 punti al tasso di partenza.

Ovviamente la nuova ondata di pignoramenti e fallimenti aumenterà l’inventario delle case esistenti.

Non si vende per non prendere di meno di quello che si considera giusto e non si compra in attesa di tempi migliori, la speculazione ormai ha lasciato definitivamente il campo e i cosidetti "compratori principianti" coloro che si affacciano al mercato per la prima volta sono intimoriti dalle notizie e trovano difficoltà ad accedere al credito, in quanto ormai il mercato "subprime" fà parte del passato.

Concludo ricordando infine il fattore annullamenti. Abbiamo visto insieme come gli elenchi delle abitazioni invendute siano vitali per la fiducia dei costruttori e allo stesso modo abbiamo visto come stanno aumentando sensibilmente gli annullamenti dei preliminari di acquisto.

Gli annullamenti non vengono incorporati nei dati rilasciati e quindi spesso le vendite risultano migliori e gli inventari sottovalutati.

Un mercato immobiliare, immobile nelle sue quotazioni, sente intorno a se la mancanza di fiducia, forse il preludio ad un’accelerazione che si rifletterà negli anni a venire.

 

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7 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 25 luglio 2007 at 18:58

Ottimo articolo per lucidita’ e distaccata analisi.Dirigere significa prevedere:cosa accadra’ all’ormai famoso” mare di liquidita’ “se la FED e le diverse Banche centrali dovessero alzare in maniera inaspettata i tassi? Borse e immobili non solo americane ma anche europee.. Non ho la sfera di cristallo e mai l’avro’, pero’ sommessamente questa volta mi sembra diverso.
Ciao Stefano

Scritto il 25 luglio 2007 at 20:07

Secondo il Beige Book l’economia americana stà incominciando a rilasciare alcuni segnali di cedimento attraverso un sostanziale sviluppo moderato in tutto i paese. La domanda di credito delle famiglie stà calando inesorabilmente unitamente alle richieste di mutui ipotecari e i consumi aumentano modestamente mentre 4 federazioni segnalano risultati sotto le attese.
Il tenore del rapporto suggerisce che l’economia si avvia verso il secondo semestre a passo ridotto, forse più delle aspettative.
Segnali di una tenue ripresa in alcuni segmenti del mercato residenziale e una luce proviene dagli investimenti!

Una luce tenue che dovrebbe subito spegnersi di fronte al declino dei consumi, all’avvanzare dell’inflazione importata che presuppone un dollaro debole per sostenere le esportazioni. Sarà vera gloria! Ai posteri l’ardua non proprio sentenza.

Ti confesso Stefano che oggi guardando i nuovi dollari americani, le nuove banconote fresche di conio, di colore diverso ognuna dalllo storico verdedollaro per un attimo è scesa un’ombra nella mia mente. E subito mi è tornata in mente la massa monetaria, M3 scomparsa dagli indicatori della Federal Reserve, ho pensato al teorema della politica monetaria, padrona assoluta dei destini dell’economia.
In fondo vi sono solo due strade da intraprendere per asciugare questo oceano di liquidità, o vi si passa dopra uno straccio con l’aumento dei tassi oppure ci si siede ad attendere che l’inflazione lo faccia per noi,
Ciao Andrea

utente anonimo
Scritto il 26 luglio 2007 at 14:10

LE RAGIONI DELLA LIQUIDITA’

Caro Andrea, da semplice ingegnere ti do lo spunto per un interessante spunto di vista..le ragioni dell’enorme massa di liquidita’ e perche’ US e JP non fanno nulla per fermarla…la ragione e’l’EURO.
Se vai su wikipedia alla voce Money Supply trovi un interessante grafico dell’evoluzione della massa monetaria del USD che ‘schizzata a partire dal 1995-1996 ad oggi.
Poi prova a fare una ricerca alla voce EURO sempre su wikipedia e ti ritrovi un interessante grafico fonte IMF sullévoluzione delle riserve valutarie.
Risultato: le riserve valutarie in USD passano dal 70.9% del 1999 al 65% nel 2006, quelle del Giappone dal 6.2% del 1999 al 3,2% del 2006.
Cosa ne traggo che US e JP per paura che le loro monete perdano peso siu mercati mondiali pompano liquidita’ quindi denaro a piu’ non posso non preoccupandosi dei risultati secondari ma cercandi di mantenere un ruolo di leadership nella dollarizzazione mondiale…costi quel che costi perche’ in gioco e’il ruolo economico politico delle monete….
Che ne dici ti piace come spunto…pre un Nobel prize in Economia !
Saluti
Massimo

utente anonimo
Scritto il 26 luglio 2007 at 14:12

Chiedo venia per gli errori e lo spunto di vista….

utente anonimo
Scritto il 26 luglio 2007 at 17:18

Da paura oggi

….mi chiedo se d’ ora in poi si parlerà di recessione o se è solo un assaggio di quello che verrà ….

Oggi sono rimasto veramente male al pensiero che comunque bisognerà pagare . Questo non è un gioco , nei prossimi anni ci sarà povertà , disoccupazione , gente che si ritroverà al verde ….

La si può vedere in due modi questa situazione … come una lezione di vita per migliorarci e migliorare , o come una distruzione di tutte quelle persone che hanno fatto della ricchezza il loro motivo di vita .

La storia a volte ci ha insegnato che dalla povertà possono nascere conflitti …spero che non sia questo il caso .

I prossimi saranno tempi bui che lo vogliamo o no .

Speriamo nel bene , ma prepariamoci al peggio .

Saluto al Capitano Andrea !
By Fabio

Scritto il 26 luglio 2007 at 17:59

Ciao Massimo,
L’importante è comunicare, quindi nessun spunto di svista si nota nel dialogo. A meno che, quando c’è un puntino in mezzo al foglio, non perdiamo di vista il foglio intero.
La questione che tu poni è complessa e richiederebbe un poema e una documentazione non da poco. Alcune cose sono evidenti però e senza scendere in discorsi accademici, la base di questo impero finanziario è il debito ad oltranza, che sia governativo o delle famiglie, speculativo e aziendale. Il problema non è tanto il debito in se stesso in quanto fisiologico, ma la sostenibilità di tale debito. Una volta coloro che prestavano soldi non avevano una buona fama. Nel basso Medioevo prestare soldi per guadagnarci sopra era considerato usura. Nessuna banca centrale può emettere tanto denaro senza provocare prima o poi inflazione o una crisi finanziaria. Il giochino del carrytrade non ha nulla a che vedere con l’economia, è una tavolo verde dove vinci, vinci, sino a quando poi perdi tutto.
Il Nobel lo prendiamo insieme un’altra volta!
Ciao Andrea

Scritto il 26 luglio 2007 at 18:14

Ciao Fabio,
Mai vendere la pelle dell’orso fino a quando non è pancia all’aria!

Credo nella Vita, e credo che dobbiamo essere soltanto ottimisti, solo così possiamo vincere le battaglie di ogni giorno. Ma come avrete visto in questi mesi di navigazione insieme io sono e resto fondamentalmente pessimista di fronte agli eccessi finanziari di questo tempo, all’edonismo fine a se stesso.
Non ho la “CRYSTAL BALL” per prevedere cosà potra accadere, ma non sarà la fine di tutto, forse una semplice recessione, forse qualcosa di più lungo e duraturo.
Con questo non finisce il mondo ma i più deboli alla fine pagano sempre.
Oscar Wilde diceva che il successo è figlio dell’eccesso, mentre io sostengono che i nostri eccessi portano spesso ai decessi altrui!

Una cosa è certa, ho ci fermiamo a riflettere. anche se ciò presuppone una gigantesca utopia di fondo, a riflettere su questa economia e specialmente questa finanza priva di valori, etica, morale oppure non cambierà mai nulla!
Ciao Andrea

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