LE DUE FACCE DI UNA STESSA MONETA! Il mercato immobiliare.

Scritto il alle 07:25 da icebergfinanza

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Devo ammettere che da qualsiasi punto di vista si guardino gli avvenimenti, i fenomeni, le tendenze non vi è dubbio che una stessa situazione può essere letta usando significati e parole che a seconda degli stati d’animo e delle proprie convinzioni portano a conclusioni completamente differenti.

Più volte in passato ho ricordato che un dato qualunque esso sia, è un dato oggettivo, non modificabile se non manipolato e diffuso in maniera distorta per interesse personale, ma il commento e l’analisi che chiunque fa di questo dato lo fa diventare soggettivo e quindi assume una luce diversa a seconda di chi lo interpreta.

Come detto prima possiamo chiamare l’attuale crisi in molte maniere a seconda delle nostre convinzioni, aspettative, speranze, o paure.

Possiamo usare le parole correzione, crollo, recessione o depressione a seconda di come si evolve la situazione oppure semplicemente in base alla nostra interpretazione della realtà, dei dati in nostro possesso.

Se siamo ottimisti come la Federal Reserve, basterà ricordare che il mattone è da sempre un investimento sicuro nel lungo termine, che l’uomo ha bisogno di una casa dove poter vivere, che il mercato subprime è una piccola goccia nell’oceano dei mutui immobiliari, che l’economia è solida e che non vi è alcun pericolo di contagio, che quando i prezzi saranno scesi abbastanza ci sarà sempre qualcuno che ricomprerà invertendo la tendenza, amplificando ed “interpretando” le notizie positive e sottovalutando quelle negative anche se sono la regola in un mercato in contrazione.

Se siamo invece pessimisti non c’è che l’imbarazzo della scelta, ma proviamo per una volta ad essere realisti.

Se vogliamo sentire le opinioni degli attori di questo grande mercato che corrisponde al mercato più capitalizzato al mondo, avremo opinioni e considerazioni differenti a seconda dello stato d’animo, del grado di coinvolgimento e del grado di interesse personale.

Avremo l’opinione di coloro che vivono sulla propria pelle le conseguenze di questa chiamiamola  “deflazione” immobiliare, coloro che lottano giornalmente per riconquistare la propria casa protagonisti consapevoli o ingenui di un’eccesso infinito, avremo l’opinione dei banchieri, dei costruttori, degli immobiliaristi, degli organi di vigilanza, dei politici, degli investitori che hanno comprato obbligazioni strutturate con cartolarizzazioni di mutui ad alto rischio ignari o consaqpevoli, di coloro che producono materiali per le costruzioni, dell’indotto di questa enorme miniera che da sola ha sostenuto la ricchezza di un’intera nazione attraverso le rinegoziazioni dei mutui man mano che saliva il valore delle abitazioni.

Premetto con il dire che anche nella peggiore delle ipotesi non siamo di fronte ad una Apocalisse, alla fine del Mondo, ma semplicemente ad una naturale evoluzione di quello che senza alcuna ombra di dubbio è da considerarsi un fenomeno “eccessivo”, una crescita irrazionale!

Ovviamente in questi anni non si è verificato solamente il classico fenomeno dell’offerta che corrisponde alla domanda ma la speculazione immobiliare ha amplificato e distorto le quotazioni, come in ogni bolla finanziaria ed economica che si rispetti!

Nessuno di noi possiede certezze assolute o verità profetiche, ma talvolta l’eccesso del singolo è l’eccezione, nelle masse, nelle tendenze diventa una regola.

Solo analizzando e riflettendo possiamo comprendere sino in fondo una tendenza in atto!

Oggi con la fiducia dei costruttori pubblicata dalla NAHB ritorna una nuova ondata di dati strategici per comprendere la futura evoluzione del mercato immobiliare, ma nessuno sa al di la del breve termine, dove questi dati ci porteranno.

Secondo l’ultimo rapporto della NAHB National Association of Home Builders la fiducia dei costruttori è scesa al più basso livello dell’anno, con una caduta delle vendite residenziali e l’outlooks dei costruttori per i prossimi sei mesi, è al più basso livello da ottobre.

David Seiders, capo economista dell’associazione, prevede che ci vorranno tre o quattro anni prima che l’invenduto del settore venga completamente smaltito per riprendere la linea di tendenza di 1,8, 1,9 milioni di unità abitative all’anno e che l’ invenduto sarà una seria ipoteca sulla produzione futura.

Evitando qualsiasi commento o libera interpretazione di dati, avvenimenti e ricerche cercherò di ripercorrere i dati pubblicati dai vari giornali on line e blog che abitualmente seguo per cercare di comprendere conseguenze e circostanze tutte da verificarsi, che si riproporanno in maniera differente anche nella realtà europea e nel nostro paese.

Crollano i prezzi nelle ultime roccaforti americane, nei sobborghi di New York nella contea di Westchester nel New Jersey, nel Connecticut a Westport scendendo da un minimo dell’8,2 % ad un massimo del 18,8 % nei primi 4 mesi del 2007 rispetto allo scorso anno in 15 delle 24 zone in cui sono stati raccolti i dati secondo alcune agenzie immobiliari della zona.
La ricchezza e il buon accreditamento hanno sinora risparmiato queste zone ma come dice un mediatore immobiliare, “ le balene mangiano il plancton, se il plancton sparisce che cosa accadrà alle balene?!”

Prezzi in aumento invece ad un ritmo più lento in media del 3% nella periferia della ricca California e precisamente nelle contee di San Mateo e Santa Clara ovvero Silicon Valley dove le aziende dei semiconduttori continuano ad assumere. Le abitazioni valutate sopra il milione di dollari, non sono certo finanziate con ipoteche del “subprime” ma nonostante questo i ricchi e tutte le varietà di compratori sono spaventati dalle notizie circa le ipoteche subprime.(fonte Bloomber.com)

Secondo la NAR Associazione Nazionale degli Immobiliaristi il prezzo medio di una abitazione declinerà dello  0,7 % quest’anno registrando la prima caduta significativa dalla Grande Depressione.

Solitamente chi ha un’abitazione del valore di 300.000 dollari la vende per comprarsene una di categoria superiore sino a 450.000 dollari, ma questo avviene solo se i cosiddetti compratori “principianti” ovvero coloro che acquistano casa per la prima volta entrano nel mercato.
Probabilmente sono mutuatari del settore “subprime” oppure dei prestiti “esotici” dell’Alt-A categoria di accreditamento un livello superiore, ma ora con gli accreditamenti ristretti pochi compratori “principianti” stanno provando ad acquistare una casa in seguito alla “deflazione” immobiliare ovvero la tendenza a rinviare l’acquisto in attesa di valutazioni più basse.(fonte MarketWatch)

La MBA Mortgage Bankers Association ovvero l’Associazione dei Banchieri di Ipoteca americana ha segnalato che le richieste di ipoteca sono aumentate del 2,6 % dalla scorsa settimana e sono su del 5 % rispetto allo scorso anno. I rifinanziamenti dei mutui sono saliti del 4,9 % rispetto alla scorsa settimana e sono su del 48 % rispetto ad un anno fa.
Le domande di prestito sono sostenute tramite la gestione degli alloggiamenti federali ma i dati della MBA non indicano quante richieste di mutuo sono state accettate. Alcuni mutuatari, in un contesto di accesso al credito ristretto, debbono richiedere l’accreditamento a più banche prima di essere accettati. (fonte MarketWatch)

Se poi consideriamo l’indice Pending Home Salex Index, ovvero l’indice che segnala i preliminari di acquisto che non sono portati a termine caduto del 4,9%, abbiamo una diversa interpretazione dei fatti.

Si ritiene che le preclusioni del settore Subprime aumenteranno sia nel 2007 che nel 2008, poiché circa 1,8 milioni di ipoteche ibride sono state vendute a mutuatari che non possono permettersi di rinegoziarle in un contesto di indebolimento del mercato residenziale, che alcune economie locali, mercati residenziali sono colpite dalla crisi in maniera più pesante di altre e quindi meritano più attenzione e che ogni preclusione può costare sino ad 80000 dollari nelle città ad alto rischio.
(fonte rapporto JEC Joint Economic Committee ovvero Comitato Economico del Congresso degli Stati Uniti)

Recentemente, l’American Home Mortgage Investment Corp. ha annunciato che i problemi del mercato subprime si stanno diffondendo ad altri settori del mercato ipotecario, tagliando le previsioni di profitto del 25 % con solo l’ 1% di pratiche subprime in portafoglio.
Alcuni mutui delle categorie superiori hanno le stesse caratteristiche dei mutui subprime, con acconti zero o del 10 %, ammortamento negativo, opzioni ibride, solo interessi e niente capitale e  sono stati concessi a famiglie relativamente abienti.

Alcuni dati mostrano che il 14% dei prestiti subprime erano in ritardo di 60 giorni nei pagamenti, mentre per quanto riguarda i prestiti intermedi l’aumento è stato al 2,6 % in continua progressione, rappresentando insieme il 40% dei prestiti ipotecari concessi in America lo scorso anno secondo Economy.com Moody. Il numero delle preclusioni raggiungerà 1.300.000 contro i 900.000 dello scorso anno.

Sempre secondo Moody’s su Bloomberg.com i problemi del mercato subprime sono come un “elefante nella stanza” che sposteranno l’attenzione anche ad altre tipologie di ipoteca come le ipoteche commerciali che riguardano gli uffici ed i negozi che hanno usufruito di minore documentazione e dell’utilizzo di prestiti che prevedono il solo pagamento mensile della quota di interesse.
Quindi Mood’y medita di aumentare i livelli minimi di protezione del mercato dei CDOs o rivedere i rating di quelli legati in qualche modo al deterioramento del mercato.
” Dopo anni di crescita positiva, crediamo di aver raggiunto un punto di flessione". Secondo Moody’s, le ipoteche commerciali assunte, hanno superato di circa l’11% il valore reale degli immobili, ma solo nel caso di perdite che superino il 30% del valore rivedranno le valutazioni triplaA.

Il dato relativo alla vendita di abitazioni esistenti, secondo la NAR National Association of Realtors,
che rappresenta l’85 % delle vendite totali, è sceso in percentuale ai minimi da circa 18 anni.
La riluttanza dei proprietari a ridurre i prezzi delle proprie abitazione aspettando tempi migliori contribuisce ad amplificare le eccedenze che preannunciano tempi biblici nello smaltimento futuro delle eccedenze.
Alcuni venditori stano ritirando dal mercato le loro abitazioni.
Per quanto riguarda le vendite di nuove abitazioni che corrispondono al 15% del volume totale sono aumentate dopo essere state riviste, al ribasso il mese precedente grazie alla situazione metereologica favorevole nel Midwest e Northwest registrando un più 37 % nel totale delle sedi invendute.

Le revisioni sono sensibili in quanto le vendite vengono registrate quando un contratto è firmato, e non alla chiusura definitiva della vendita. Da notare come detto in passato, che i costruttori segnalano come ovvio in questa deflazione immobiliare, un notevole aumento negli annullamenti dei contratti sottoscritti.

Il parere del direttore generale della DR  Horton Inc, secondo costruttore americano, è che il mercato non sta affatto stabilizzandosi!

Se qualcuno crede che la crisi del mercato immobiliare stia toccando in prospettiva in suo punto più basso, dovrà ricredersi in seguito all’annuncio di una caduta del 19 % dei guadagni della Tool Brothers la più grande ditta di costruzioni del paese specialmente nel settore lusso.
“Dopo venti mesi di riduzione della tendenza nel mercato immobiliare, continuamo ad affrontare una situazione difficile nella maggior parte dei nostri mercati e non pensiamo di rispettare le previsioni per l’anno in corso” ha ammesso il direttore generale Robert Toll.(BusinessWeek.com)

Se prendiamo ad esempio le vendite degli insider, ovvero i dirigenti e manager delle società quotate a Wall Street, scopriamo che Bruce E. Toll vice chairman della società ha recentemente venduto azioni proprie per circa 8 milioni di dollari il 3 di aprile dopo averne vendute precedentemente in gennaio e marzo altri 18 milioni di dollari corrispondenti in totale al 20 % del proprio patrimonio mobiliare, arrivando quasi a dimezzare il proprio portafoglio dal novembre 2006.
Da notare che le vendite sono state realizzate intorno a 27/32 dollari con un valore più che dimezzato dai massimi raggiunti.
Si considera che gli insider, abbiano la capacità e i dati per prevedere meglio di chiunque altro le eventuali prospettive dell’azienda in cui lavorano.

Tempo fa avevo scoperto un “collettore” di blog molto interessante e ben organizzato che tratta vari argomenti visti chiaramente con gli occhi della gente comune su BigPicture.com che attraverso un esperimento denominato “CROWD SOURCING” ha raccolto tra la gente comune le osservazioni sui settori danneggiati dal crollo immobiliare.
a)      RV SALES ovvero le vendite di camper, roulotte finanziate con l’estrazione di valore dalle abitazioni sono crollate.
b)      Minor lavoro per i giardinieri che soffrono della decisione di tanti proprietari che hanno deciso di arrangiarsi facendo salire le vendite delle attrezzature in quanto impegnati nel consolidamento delle ipoteche.
c)      Costruttori più disponibili in quanto hanno avvertito il rallentamento sia nelle nuove costruzioni che nelle ristrutturazioni.
d)      I proprietari di appartamenti condominiali dovranno lasciare le loro abitazioni, creando problemi per il rinvio delle manutenzioni . Io ci aggiungerei l’eventuale aumento degli affitti determinato dall’aumento della domanda da parte di coloro che hanno perso la propria casa.
e)      Il settore arredamenti interni ed esterni che hanno avuto un crollo delle vendite e non possono competere con le aziende d’oltremare.
f)      Le imposte fondiarie aumentano dappertutto per far fronte al calo delle vendite
g)      Il settore dei materiali da costruzione in difficoltà
h)      I bookings delle linee aeree sono deboli e l’industria dei viaggi del turismo in difficoltà, i rental cars ovvero affitti di automobili per viaggiare, le linee aeree private e regionali.
i)       L’indotto dell’industria dell’auto, i macchinari per le costruzioni, scavi e quant’altro
j)       L’associazione dei camionisti, le ferrovie hanno minor traffico
k)      La vendita di automobili, SUV , moto e quant’altro sono in seria difficoltà ed al proposito ci aggiungerei che il 50 % dei profitti delle aziende americane in tutti i settori derivano dell’export e non quindi dai consumi interni.

David Lereah la faccia pubblica della NAR è da sempre considerato l’ottimismo in persona, colui che ha interpretato magistralmente il volo del mercato immobiliare americano in questi anni, colui che ha dipinto cieli blu infiniti per il futuro del mercato immobiliare.
In una intervista recente al Chicago Tribune ha esclamato:
 “ Siamo nel bel mezzo di una recessione immobiliare, la più grande caduta dei prezzi dopo la Grande Depressione, stiamo per avere quotazioni domestiche negative nel 2007”.

Alcuni dati come ad esempio quelli rilasciati da Freddie Mac sul suo sito web evidenziano un calo sostanziale ovvero l’inizio di una tendenza nella pratiche di rifinanziamento o consolidamento dei mutui, per estrarre valore da consumare, passando dai 77 miliardi dell’ultimo trimestre dello scorso anno ai 70,5 miliardi di dollari di quest’anno con un calo del 10 %.
La crisi immobiliare ed il fenomeno “subprime” hanno ridotto drammaticamente la disponibilità del credito, riducendo il tasso di crescita di un 20 % rispetto a sei mesi fa, secondo i dati della Federal Reserve.

Dillon Read Capital Management l’hedge fund di  UBS il più grande money manager mondiale, chiude i battenti in quanto per colpa dell’effetto “subprime” non ha rispettato le aspettative mentre Gmac il braccio finanziario di  General Motors  ha spinto al ribasso gli utili della casa madre, combinato ad altri fattori del 90 % praticamente azzerandolo! (Bloomberg.com)

La grandezza di questa torre secondo gli esperti o presunti tali, è misurabile in circa il 13,7 % di tutto il mercato ipotecario in forte aumento in quanto nel 2000 era solo dell’8 %, ma il Mortagage Backed Securities misura praticamente il doppio del mercato dei titoli di stato americano! Il subprime è relativo al 20 % dell’intero mercato residenziale che a sua volta è la metà dell’intero mercato immobiliare compreso il settore commerciale.La dimensione totale del mercato dei mortgage, mutui americani è di 10000 miliardi di dollari.
La percentuale delle sofferenze nel settore ad alto rischio sono attualmente al 13,3% contro un minimo del 10,5 % nel 2003/2004 e il massimo era stato toccato con il 15 % nel 2002 mentre per i mutui di prim’ordine ci troviamo al 2,6 %. Le compagnie fallite nel settore negli ultimi mesi sono solo 25 o 30 su un totale esistente di circa 8853 aziende nel 2006. Nel 2006 il 20 % dei mutui concessi erano subprime su un totale di 2500 miliardi, quindi su 500 miliardi anche se saltano il 10 % cioè 50 miliardi non basta a mettere in crisi la struttura bancaria.
( fonte Borsa & Finanza intervista a Duncan capo economista e presidente della Mortgage Bankers Association associazione delle banche erogatrici di mutui americane)

Secondo l’economista Nouriel Roubini, ex consigliere economico di Clinton e uno dei più pessimisti nelle previsioni, la crisi è estesa a tutto il settore immobiliare in quanto anche il comparto commerciale ovvero uffici e quant’altro che aveva mostrato lo scorso anno una crescita del 20 % verso la metà dell’anno scorso, era già caduto al 14 % nel terzo trimestre per rivelarsi negativo a meno 3 % nell’ultimo trimestre dell’anno.

Secondo RealtyTrac le “foreclosure” sono aumentate del 47 % con un numero di 150.000 solo nel mese di marzo, il più alto numero da quando è incominciata la rilevazione nel gennaio 2005, le morosità nel pagamento delle rate sono aumentate ai massimi quadriennali.

Non bastasse il diabolico fenomeno "subprime" una società finanziaria la Everquest posseduta al 67% dalla Bear Stearns Cos. avente sede tanto per cambiare nelle isole Cayman, tramite una linea di credito aperta presso la banca americana Citigroup ha acquistato un misto di CDOs “subprime” per condividere con il mercato successivamente attraverso un’IPO ovvero offerta pubblica di vendita il rischio connesso dopo essere stata valutata in maniera “imparziale” dalla stessa Bear Stearns.(fonte Businessweek.com)

Per concludere questa macedonia di situazioni, attori e dati, resta un grande ed allo stesso tempo piccolo mistero. L’occupazione nel settore immobiliare!
Secondo Joe Carson direttore del centro di ricerca economica globale Alliance Bernstein se la spesa per le costruzioni è sotto di 50 miliardi di dollari i libri paga dei costruttori dovrebbero essersi ridotti di 200000/300000 unità ed invece il mercato del lavoro si è a mala pena mosso!
Le motivazioni sono essenzialmente due: una riguarda il fatto che a differenza di altri settori, nell’immobiliare i costruttori devono rifinire i progetti avviati in quanto è difficile vendere un’abitazione incompiuta mentre l’altra riguarda il fatto che molta manodopera è in nero e ciò è comprovato dalla diminuizione delle rimesse ovvero invio di denaro verso i paesi dell’ america centrale e latina.

Tanti anedotti, situazioni e dati restano ancora nascosti nei meandri del mercato immobiliare e tanti altri ancora verranno, ma di una cosa ormai si può essere certi che un settore economico di queste proporzioni lascerà dietro di se infiniti segnali di debolezza e contagio per molti anni.
Nel frattempo l’economia si indebolisce scivolando verso la crescita recessiva, i consumi segnalano stanchezza e i mercati scontano una ripresa che come ricorda la soft recession del 2001, di cui quasi nessuno si accorse,  purtroppo per lungo tempo resterà solo una speranza.

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13 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 15 maggio 2007 at 10:28

Ho scoperto da poco questo blog, vagando alla ricerca di informazioni che potessero completare il quadro generale sulla situazione internazionale.

Le informazioni che sto ricavando da qui sono molto interessanti! Ma non vorrei passare di qui senza lasciare a mia volta un contributo.
Sembra che tutta la spinosa matassa dello scoppio della bolla immobiliare statunitense venga trattata, qui, da un punto di vista meramente finanziario. Ci sono fondamentali all’opera ben piu’ potenti dei semplici cicli economici di lungo periodo, purtroppo.
La recessione che colpira’ contemporameamente USA Cina ed Europa, ha un denominatore comune, e si tratta dell’imminente inversione di trend del flusso energetico. In breve, il flusso energetico, sotto forma di petrolio, gas naturale e carbone, sta’ stallando. Non riesce piu’ a crescere come richiesto dalle economie.
Il legame tra energia ed economia e’ molto profondo e complesso, ma soprattutto e’ asimmetrico, nel senso che l’economia e’ supportata dal flusso energetico, e in una certa misura questa puo’ modellare il flusso energetico stesso, ma la seconda non puo’ violare le leggi fisiche che costringono in modo ferreo l’energia ed il suo utilizzo.

In modo meno fumoso: il petrolio, il gas naturale, e purtroppo anche il carbone (questa e’ stata una scoperta recente) stanno approssimandosi ad un massimo assoluto di flusso estrattivo, e questo massimo e’ dettato da costrizioni di ordine prettamente fisico, prima che tecnologico o politico. Il petrolio leggero (da solo soddisfa il 75% dei bisogni) ha raggiunto il massimo flusso estrattivo mondiale nel 2005. Le gradazioni di petroli piu’ pesanti , pur venendo estratti in quantita’ lievemente crescenti, non riescono a compensarne il declino.
Il gas naturale e’ un mercato frazionato, internamente vincolato e comunque destinato a raggiungere il flusso massimo entro 10 anni. Il carbone, ahime’, considerato quasi come una cavalleria energetica di riserva, ha mostrato che raggiungera’ il massimo di energia integrata estratta entro 10 anni o meno. Per esempio la Cina diverra’ importatrice di carbone nel 2008.

Tutto questo per dire che gli USA, cosi’ come Europa e Cina, hanno un cappio energetco stretto al collo, e questo cappio e’ in mano alla natura stessa delle fonti energetiche che , essendo esauribili, si stanno infatti esaurendo.

La prima cosa che esaurisce in una fonte esauribile, infatti, non e’ la risorsa, ma la possibilita’ di disporre di un flusso della risorsa aumentabile a piacere. Non importa la quantita’ effettivamente presente di risorsa ancora disponibile: se le leggi fisiche che vincolano in modo ferreo lo sfruttamento dicono che ad un certo punto il flusso diminuisce, questo diminuisce e basta. Parafrasando, in fisica non esiste la crescita illimitata.

La bolletta energetica USAdi quest’ ultimo trimestre e’ stata, da sola, causa dell’erosione di quasi un punto percentuale della crescita economica.
L’idea balzana di estrarre dall’indice di inflazione il costo dell’energia e del cibo per avere l’indice “core” e’ ormai diventato un mezzo per nascondersi la verita’. Il prezzo dell’energia va considerato strutturale, dato che ormai il lato dell’offerta e’ vincolato, e quindi e’ solo la domanda a fare il prezzo dell’energia.
Questo prezzo potra’ fluttuare, ma il trend di lungo periodo potra solo essere all’insu’ in secula seculorum, o finche’ morte dell’economia energy intensive non li separi.

Quindi, e’ certo che l’economia USA entrera’ in contrazione, e’ certo che la bolla economica scoppiera’ fragorosamente, perche’ non c’e’ margine di espansione economica da nessuna parte.

Suggerisco questi siti
http://www.theolidrum.com
http://www.aspoitalia.net

Saluti
Phitio

Scritto il 15 maggio 2007 at 21:59

Complimenti per la tua requisitoria sulla “tendenza” energetica, ma se hai tempo di ripercorrere il mio blog scoprirai che l’argomento del mercato immobiliare non viene trattato esclusivamente dal punto di vista finanziario.
Esistono dei risvolti umani, che alla speculazione importano poco, esistono dei risvolti sociali, economici, morali ed etici esiste insomma una ricerca oltre che nelle cause e nelle dinamiche che tenta di evidenziare la tendenza umana delle masse a provocare gli eccessi, figli di speculazioni e esaltazioni collettive, oltre che determinati da fattori prettamente economici e sociali. Giovedì se arrivo pubblicherò un post che avevo preparato sull’inflazione “core” e quindi la tua analisi ha trovato compagnia.
Ciao Andrea

utente anonimo
Scritto il 16 maggio 2007 at 11:45

Certo, la dinamica delle bolle economiche e’ prettamente psicologico-comportamentale, basata su ben noti meccanismi volgarmente detti “psicologia del branco”. In realta’ e’ molto piu; complesso di cosi’, ovviamente: in intero settore delle neuroscienze studia questa sfera.

Quello che mi premeva aggiungere e’ che ci sono cause strutturali “fisiche” indipendenti dalla sola psicologia umana, che stanno forzando il sistema.

Queste cause non sono ancora note alla maggioranza degli attori economici, sia ad alto che basso livello.

C’e’ molta confusione e anche deliberata disinformazione in atto (la disinformazione e’ una risposta naturale di protezone di interessi di parte, ovviamente, niente di nuovo), ma un forzante fisico e’ pur sempre un forzante fisico.

Si puo ignorarlo per un po’, poi bisogna farci i conti o sara’ lui a fare i conti con noi.

A proposito, proprio ieri e’ apparsa su http://www.theoildrum.com un articolo che e’ stato poi ripreso su http://www.econbrowser.com
E’ una poderosa opera di ricerca, che mette in evidenza come i Sauditi non potranno MAI PIU’ produrre un flusso di greggio superiore ai 9.0/9.5 milioni di barili al giorno di greggio, dato che il loro giacimento supergigante Gawar e’ al collasso.
Considerato che la IEA stimava necessario un flusso di 12.5 milioni di barili al giorno solo dai Sauditi per il 2010 per sostentare la crescita mondiale (mentre probabilmente l’Arabia si attestera’ attorno agli 8.0 se va bene) possiamo gia’ da ora (considerando il contemporaneo collasso produttivo del distretto supergigante del Cantarell messicano, e quello altrettanto rovinoso del Mare del nord Britannico/Norvegese) cominciare a ragionare su scenari di Grande Depressione del 2010.

Meglio guardare il diavolo negli occhi , piuttosto che trovarselo alle spalle

Saluti
Phitio

utente anonimo
Scritto il 21 maggio 2007 at 16:45

Più leggo di questi commenti apocalittici più sono preso dallo sconcerto.

Non capisco dove vogliate arrivare accumulando tutte le negatività (e solo quelle) che trovate in giro per i blog americani.

Prima dello scoppio della bolla internet nel 2000 di questi blog era piena la rete, tutti prevedevano le stesse cose che ora – di nuovo – riportate voi circa i mercati finanziari e il loro collasso imminente seguito dal ritorno allo stato cavernicolo.

Poi avvenne l’inevitabile collasso dei titoli sopravvalutati e la recessione, quindi l’11 settembre la inasprì fino alla disperazione finanziaria che ebbe il suo culmine nell’ottobre 2002. Un sacco di gente ci perse quattrini e sonno – avevano finito per pensarla come voi e perso ogni fiducia – altri si preparavano a guadagnarne parecchi semplicemente perchè alle catastrofi e ai nuovi paradigmi credevano poco. (La metto sul piano del denaro perchè è quello la linfa dei mercati finanziari, e di esso e solo di esso essi si interessano essendo le politiche sociali e le grandi strategie macroeconomiche virtualmente nelle mani dei governi e della politica.)

Ed eccoci quì di nuovo dopo alcuni anni di crescita dovuti forse al fatto che toccato il fondo più giù non si scende (e in qualche modo il sistema si rizza in piedi di nuovo grazie alle energie e spirito vitale di ognuno) o alla droga monetaria immessa sul mercato da Greenspan (in parte ora ritirata tramite diversi aumenti dei tassi) e di nuovo sbucano fuori gli apocalittici guru che leggono tutto in chiave negativa, si alimentano esclusivamente delle teorie che più li aggradano e profetizzano l’armageddon.

Un filone – fra l’altro – paradossalmente tipicamente americano (da cosidetti bashers o short sellers) come tanti altri, forse ispirato e alimentato anche dal catastrofismo di parecchio cinema di quel paese e dalle sue a volte immani tragedie reali (vedi la strage del Virginia tech). Un filone che però ne rappresenta solo una parte e credo anche minoritaria se non puramente residuale.
The sky is falling !!! Il tempo dell’anticristo si avvicina, penitenziagite.

Lo dicevano pure nel 2002. Da allora l’economia si è ripresa e non è solo più affare di Europa, Stati Uniti, Canada e Australia; altri attori si sono presentati sulla scena dimostrando interesse per quei meccanismi finanziari ed economici, accettandoli e in un certo senso legittimandoli più di quanto lo fossero prima, partecipandovi e introducendovi certe loro variazioni ideologiche o filosofiche e forse irrobustendo la trama che li sostiene e ne fa da paracadute. Questo però non si dà per certo, si vedrà alla prossima crisi di panico.

Quello che più mi sorprende è constatare come alcune persone ci trovino gusto e piacere a sguazzare nelle notizie più negative distribuendole a piene mani senza costrutto alcuno e finendo per manifestare, da un certo punto in avanti, nel modo in cui esprimono i loro pensieri, il chiaro desiderio che il peggio accada.

Saluti

Scritto il 21 maggio 2007 at 21:24

Devo ammettere che apprezzo questo intervento in quanto credo che è giusto che vi sia la possibilità di potersi esprimere liberamente con le proprie idee e le proprie convinzioni, le proprie sicurezze e le proprie paure, ma come ho detto spesso in passato tutto ciò che è oggettivo alla fine diventa attraverso un processo di revisione inevitabilmente soggettivo. L’importante è che nell’espressione delle proprie idee, delle proprie convinzioni vi sia l’assoluto rispetto per le idee dell’altro e possibilmente non vi siano i soliti tendenziali sospetti sulle motivazioni presunte per le quali ognuno di noi vede in un determinato momento della sua vita o un determinato istante le cose in un certo modo. Più volte in passato ho affermato che nell’ipotesi peggiore questa non è la fine del mondo, non è l’apocalisse, ma come ogni ciclo, come ogni cammino vi è il momento della salita e quello della discesa, il momento di esaltarsi e il momento di essere depressi, il momento di correre e il momento di fermarsi a riflettere.
Tra l’ottimismo e il pessimismo vi è un oceano che si chiama realismo ed il realismo è dato dallo stato d’animo di una persona tendenzialmente equilibrata, che cerca di vivere con ottimismo ogni istante della sua vita ricordando che ogni eccesso, ogni follia ha un prezzo, che siamo umanamente inclini all’errore, alla perseveranza ma anche capaci di fermarci a riflettere. Ora io non amo il contrario di quanto Lei sostiene, cioè coloro che ammantano di bellezza infinita questa nuova era basata sull’edonismo umano e finanziario, coloro che esaltano a tutti i costi la ricerca di un sistema che si basa sul massimo profitto a breve termine, vivo nell’unica città che come dice Oscar Wilde l’Umanità visita ogni giorno ovvero l’Utopia, nel mio caso di un sistema più giusto, più etico, più umano.
Se ha il tempo di visitare il mio blog, Vi troverà degli Oceani di Utopie infinite che si divertono a spaventare la gente, utopie che si chiamano finanza etica, economia sociale, responsabilità sociale d’impresa, Utopie che cercano alternative per terrorizzare l’Umanità di questo tempo, persone che credono che lo sfruttamento delle risorse naturali e finanziarie fine a se stesso non può lasciare una speranza alle generazioni che verranno. Non vi è dubbio che vista la libertà di cui gode la nostra generazione vi sarà sempre qualcuno che avrà un determinato interesse esaltare o deprimere lo stato d’animo delle persone, ma per piacere impariamo a distinguere oppure per lo meno concediamo il beneficio del dubbio. Se da più tempo sostengo che il mercato immobiliare è al centro di un cammino irrazionale, non è perchè sono il gestore o il ceo di qualche hedge fund che gioca pesantemente short sul settore o il proprietario di una società real estate che aspetta l’occasione per riempire il portafoglio di immobili a metà prezzo, ma perchè credo che gli eccessi non sono misurabili solamente con le perdite finanziarie di questa o quella istituzione finanziaria ma con la disperazione di migliaia di persone che hanno puntato la loro vita in una scommessa persa in partenza, grazie alla loro consapevolezza o ingenuità che si voglia, scommessa figlia dell’immutabile edonismo di coloro che vivono fregandose altamente delle regole del buon senso e del rispetto degli altri.
Forse starà ridendo ed è giusto che lo faccia se le viene spontaneo, ma per favore lasci da parte quel costante pregiudizio che fa di tutta un’erba un fascio!

La saluto Andrea

utente anonimo
Scritto il 22 maggio 2007 at 17:46

Il riferimento fatto a bashers e short sellers non era indirizzato ne a lei ne agli altri suoi interlocutori, non ho pensato nemmeno per un istante che voi possiate avere queste intenzioni. Semplicemente era così, per aggiungere un po’ di colore, ma rileggendo le mie righe mi sono accorto che si è trattato di un di più, di un non sense.

A parte questo e – sottolineo – avendo letto solo alcuni dei suoi più recenti interventi partendo da uno trovato sul sito Trend Online, continua ad esserci in un suo postulato di partenza, riassunto in questa affermazione programmatica qualcosa che non mi convince : “…….Chissà forse sono troppo serio, forse dovrei scherzarci sopra, ma finche ci sarà qualcuno al mondo che soffre per i miei, in nostri eccessi non smetterò di richiamare la realtà, anche se per alcuni è semplicemente un’utopia.”

Come non mi convince quanto afferma nella risposta alle mie parole : “credo che gli eccessi non sono misurabili solamente con le perdite finanziarie di questa o quella istituzione finanziaria ma con la disperazione di migliaia di persone che hanno puntato la loro vita in una scommessa persa in partenza, grazie alla loro consapevolezza o ingenuità che si voglia, scommessa figlia dell’immutabile edonismo di coloro che vivono fregandose altamente delle regole del buon senso e del rispetto degli altri”.

E non i convince per almeo due motivi.

Primo perché mi pare vi sia una contraddizione nell’affermare che si soffre per le perdite di qualcuno che poi si definisce menefreghista circa le regole del buon senso e del rispetto degli altri e quindi causa del suo male e di male altrui e secondo perché lei esprime questa sua sofferenza con riferimento a comportamenti tenuti nei mercati finanziari. Un luogo un po’ pericoloso per le avventure e deambulazioni dei più semplici.

Un luogo in cui in genere, purtroppo, eccedono gli speculatori e mancano gli investitori.
E i “miserabili” cui lei si riferisce, siano essi ingenui o edonisti, io li sistemerei fra i primi. In quel parco buoi che la locuzione, sia pur estremamente cinica, definisce perfettamente. E aggiungo, per amor di logica: salvo offendere degli ingnari e incolpevoli bovini.

Penso che lei dovrebbe ammetter il desiderio di speculare degli esseri umani oltre che in filosofia e nelle cosidette scienze umanistiche anche col proprio denaro. Ognuno specula col capitale che ha e lei forse avrebbe giovamento ad accettarlo come in definitiva lo accettano loro che, quando gli tocca, si leccano le ferite in silenzio.

Non dovrebbe soffrire più di tanto per dei comportamenti tenuti da persone maggiorenni che avrebbero, come lei suggerisce perfettamente, la capacità di fermarsi e riflettere, comprendere, analizzare e non la sfruttano per innumerevoli ragioni. Se vuole scagliarsi contro venditori di fumo e promesse vane indirizzi i suoi strali magari verso le lotterie di stato. Ma meglio ancora verso i partiti politici e soprattutto il sistema politico industriale e bancario italico o italiota.

Qui stanno i veri ipocriti, questo è il vero luogo dei sepolcri imbiancati, qui si distruggono fortune e infrangono i sogni di giovani e poveri, quelli sono gli artisti del gioco delle tre carte.

I mercati finanziari hanno le loro regole, forse insufficenti e imperfette ma almeno sono sottoposti a meccanismi sanzionatori (parlo degli Usa, non certo dell’italia di cragnotti, tanzi e accoliti, degli amministratori delegati che non sapevano, dei banchieri che distribuivano titoli argentini e parmigiani vermicolanti).

Per venire al mercato immobiliare americano, che lei vede quale potenziale catalizzatore di sventure, per qual che ne ho capito si era virtualmente trasformato in una bolla speculativa facilitata dal denaro a basso costo.

Non so a che punto si trovi ora l’economia americana ne quanto tempo richiederà assorbire gli eccessi, non ho capacita predittive ma mi pare che quel rischio sistemico, che lei e altri paventate faccia parte del dna di quella nazione a tal punto che noi europei (preoccupati già dall’età di venti/ trent’anni di quanto percepiremo andando in pensione) non possiamo comprendere appieno.

Avendo visto formarsi e deflagrare la precedente bolla dei titoli internet nel 1998/2000 mi pare di potermi sbilanciare nel dire che la situazione attuale (almeno per quanto riguarda la solidità finanziaria di buona parte delle aziende che conosco) è ben lontana da quella di allora e che nelle valutazioni dei titoli quotati non vi siano particolari eccessi e questi incorporino già da tempo il pericolo di un rallentamento.

Rallentamento di cui tutti parlano da tempo e certuni (gestori di fondi e grossi investitori) sembrano implorare con le lacrime agli occhi, per poter poi sfruttare la situazione e quelle inefficenze che si creano nelle valutazioni – e quindi nei prezzi – in quesi frangenti.

Come vede il sistema stesso chiede, anzi reclama la correzione. Che per qualche ragione tarda ad arrivare…

Ovviamente potremmo anche essere all’alba di una fortissima recessione. Ma nessuno può saperlo ne conoscerne la eventuale profondità e durata.

Per quanto riguarda la socializzazione del rischio di cui lei parla nel suo articolo essa è già in atto da almeno un anno e ha già fatto parecchie vittime nelle persone degli azionisti di società quali Accredited Home Lenders, Novastar Financial, Fremont General Corporation, American Home Mortgage ecc. ecc. senza contare le decine di altre istituzioni che concedevano mutui allegri ed erano le preferite dagli azionisti e che già sono fallite come New Century Financial. Miliardi di dollari in fumo.

Le perdite le hanno poi già avute anche le migliaia di azionisti in aziende di costruzioni e materiali relativi che ora galleggiano a prezzi che sono frammenti di quelli pagati un anno fà e ne fanno le spese anche migliaia di altri azionisti, in parecchi altri settori, che non vedono da tempo i prezzi pagati per i loro titoli da tempo in calo.

Ne hanno fatto le spese anche fondi e finanzieri di prim’ordine, hedge funds e quant’altro aveva partecipato al festino delle cartolarizzazioni. Però tenga anche conto che molte banche fra quelle che fanno le cartolarizzazioni trattengono – per obbligo – il rischio di default sui titoli che emettono per un certo periodo e quindi anche i più furbi qualcosa si dovranno rimangiare.
Vada a controllarsi i prezzi dei titoli nel settore bancario, vedrà che non sono rose e fiori.

C’è insomma in atto una ritirata più o meno composta e chi ha dato ha dato; non mi pare se ne facciano grandi drammi.

I mutui sub prime sono un azzardo, e fin qui tutto bene, nessuno scandalo, il rischio ha un prezzo per il quale qualcuno accetta di sostenerlo. Ma poi ci si è fatta prendere la mano e si è andati oltre non illustrandone chiaramente costi e i rischi a persone che forse nemmeno avevano voglia di conoscerli.

Le perdite maggiori, mi creda, non le sosterranno coloro che hanno acquistato case con mutui che non si sarebbero comunque potuti permettere, le sosterranno, le stanno già sostenendo, gli azionisti delle società che questi muti hanno erogato e chi ne ha acquistato i titoli relativi. Le assorbirà il sistema finanziario, che ha acquistato e acquista tutt’ora strumenti altamente rischiosi, se le papperà il capitale di rischio .

E questo concetto di capitale di rischio mi preme sottolinearlo.

Un’altra salutare lezione di cui si spera si farà tesoro. (Lo dubito un po’ però, la creatività umana è così fertile da sbalordirti sempre con qualcosa di cui ti rendi conto solo più tardi).

Una breve, personale, considerazione sui mutui sub prime.
Credo non siano da criminalizzare a priori come si sente fare in questi tempi e a tutte le latitudini.
Intanto mi risulta che negli
usa si siano sempre fatti: esistono istituzioni deputate. E se è così è senz’altro perchè hanno un’utilità.
E poi non sarebbe male vi si potesse ricorre anche in sistemi ingessati come il nostro nazionale in cui – come si sente lamentare continuamente – chi ha un lavoro precario non trova una casa e non può ottenere un prestito.

Se ben congegnati, in un sistema chiaro di regole, avrebbero quindi la loro funzione sociale in cui anche questo benedetto capitale di rischio di cui tanto si sentono strombazzare le lodi farebbe la sua parte e riceverebbe la sua remunerazione invece di finire in seconde case sfitte e titoli di stato che finanziano gli sprechi della classe politica.

Chissà, magari ne guadagnerebbero buona volontà e senso di responsabilità da parte di tutti anche in Italia.

Anch’io in fondo un po’ di utopia me la trovo appiccicata addosso, anche se su questioni legate ad essa preferisco non discutere molto.

Saluti

Scritto il 22 maggio 2007 at 21:00

Ammetto che molte delle cose da Lei dette le condivido apertamente, forse non ci siamo capiti sul senso di coloro che vivono sulla loro pelle i nostri eccessi!

Per gli ultimi, i “miserabili” intendo coloro che grazie all’edonismo occidentale vivono sotto la soglia della povertà, coloro che in alcuni paesi hanno contribuito a “mitigare” le pressioni inflazionistiche inevitabili con una crescita economica formidabile anche se pur fondata quasi completamente sul debito, coloro che talvolta hanno la faccia e le mani di un’infanzia violata.

Come dice Lei forse le nostre Utopie dovremo tenerle fuori dall’ambiente finanziario ed economico il meno adatto in ogni versione della filosofia e dell’attenzione all’altro, ma mi creda anche se sembrano facili moralismi, o demagogie gratuite il problema non sono tanto coloro che ingenuamente o consapevolemente affrontano un qualsiasi rischio economico-finanziario, ma forse il problema è pur sempre dove ognuno di noi invece di donare un pesce per un giorno dovrebbe attivarsi ad insegnare a pescare ovviamente senza disdegnare il pesce ma con la consapevolezza che singolarmente ognuno di noi può poco, ma insieme attraverso i consumi e gli stili di vita possediamo, utopie permettendo, un potente mezzo di persuasione.

Per quanto riguarda il fenomeno “subprime” più volte ho affermato anche nei confronti dell’ingegneria finanziaria che il problema non è tanto il mezzo quanto l’uso che se ne fà!

Quanto alle devianze e alle esaltazioni di massa fanno parte della storia, ma purtroppo si ripetono spesso e con una regolarità che testimonia la mancanza di “memoria storica” o la mancanza trapasso delle nozioni o delle esperienze siano esse positive o negative.

Incredibile e sbalorditiva è la somiglianza con lo stesso fenomeno delle “jusen giapponesi” verificatosi nel 1990, tale e quale nella dinamica e nelle conseguenze che portarono al fallimento di innumerevoli istituzioni finanziarie e di conseguenza all’avvio della più grande deflazione che la storia ricordi che tuttora a distanza di più di un decennio rilascia i suoi nefasti influssi sull’economia giapponese.

Credo sinceramente che in Italia è meglio che le cose restino così come stanno, in fondo con tutti i nostri difetti siamo un popolo di virtuosi risparmiatori forse perchè in fondo abbiamo ancora la memoria storica di quello che significa la miseria di due guerre mondiali ,fino all’altro ieri e la concessione di un mutuo è una cosa talmente seria che le alchimie finanziarie per determinare una flessibilità nel rientro abbisognano di consapevolezza da entrambe le parti.

In fondo come Lei sostiene alla faccia del fautori del più libero mercato sfrenato, c’è ancora bisogno di regole certe e di autorità di controllo che sappiano vigilare!

Per quanto riguarda i mercati forse ha ragione Lei sulle quotazioni, ma il problema in questo momento non viene dai mercati anche se la crescita a due / tre cifre e l’esuberanza di certe fusioni o acquisizioni che si voglia meriterebbero due parole, ma il pericolo è nascosto dietro l’economia reale per una volta, dietro il castello di sabbia del debito, della leva finanziaria.

E’ stato un piacere, dialogare con Lei,la saluto!
Andrea

utente anonimo
Scritto il 23 maggio 2007 at 17:38

“Credo sinceramente che in Italia è meglio che le cose restino così come stanno, in fondo con tutti i nostri difetti siamo un popolo di virtuosi risparmiatori (?!!!)…”

Ogni italiano – neonati compresi, immigrati regolari compresi, io e lei non esclusi – ha in dote un debito personale di circa 27.000 euro stando ai dati del debito pubblico 2006.

Non male per un popolo di virtuosi risparmiatori.

Saluti.

Scritto il 23 maggio 2007 at 22:22

l’indebitamento delle famiglie italiane e al 5 % della loro ricchezza a fronte del 20/25 % di Usa, Germania ed Inghilterra.

Il tasso di risparmio è considerato tra i più elevati dei paesi con economie “forti” e la solidità patrimoniale fatto 100 per l’Italia è 58 per gli Usa 71 per la Francia e 81 per l’Inghilterra.

Forse il debito pubblico è più un affare statale, un ricordo dei bei tempi che furono anche se dobbiamo subirlo!

Quindi alle volte la matematica è solo un’opinione!

La saluto Andrea.

utente anonimo
Scritto il 24 maggio 2007 at 13:33

Il debito pubblico è sicuramente un affare statale e come tale di tutti coloro che in quello stato vivono e con il peso delle sue restrizioni debbono convivere.

Esso è di nuovo in aumento dal 2005.
Debito 31.12.2006 (milioni di euro) 1.575.346 / Pil 2006 1.475.401 = 106,77.
Era il 106,4 nel 2005 e 103,8 nel 2004.

Per il futuro vedremo…

Per quanto concerne il risparmio delle famiglie veda eurispes.it : il risparmio tradito.
Piuttosto che nel decettivo specchietto retrovisore dei dati storici.

Ma, a parte questi dati, provi a chiedersi come mai s’è formato, a che cosa è servito materialmente, chi ha beneficiato di quei soldi presi a prestito e in che modo, diretto o indiretto.
E quale sarebbe la situazione delle famiglie italiane e del loro “risparmio” se non fosse mai stato contratto.

Il “risparmio” delle famiglie italiane, quale sia la cifra, mi pare molto precario. In particolar modo visto il continuo aumento della spesa pubblica improduttiva e il conseguente ridursi dei margini di manovra. (Avanzo primario ridotto a zero)

Il debito invece è parecchio consolidato (anche se non risulta dall’estratto conto della propria banca).

A proposito di finanza creativa e socializzazione dei debiti le segnalo – non l’avesse già letto – uno special report on international banking nell’ edizione di questa settimana dell’Economist.

Saluti.

Scritto il 24 maggio 2007 at 18:32

Concordo pienamente per quanto riguarda lo specchietto retrovisore dei dati storici, ma almeno è una speranza da lasciare accesa anche perchè se guardo davanti incomincio a vedere l’uragano del debito che si stà insinuando attraverso le finanziarie del credito, determinato dall’immensa e progressiva perdita del potere di acquisto anche se per qualcuno prima o poi potremmo mangiare “mattoni” visto che la nuova moda di importare il rifinanziamento dei mutui all’americana stà prendendo piede anche nel nostro paese!
Sia chiaro nulla in contrario, sempre che esisti il senso del limite e la consapevolezza che le case non si gonfiano in eterno.
Grazie per l’indicazione dell’articolo dell’Economist che avevo successivamente letto dopo aver scritto l’articolo in quanto questo giornale talvolta è la puntualità in persona!

Ogni suggerimento o segnalazione è ben accetta
Andrea

utente anonimo
Scritto il 25 maggio 2007 at 16:08

Mi fa molto piacere vedere scambi di opinione così garbati e misurati.

Intanto che le economie vanno avanti per la loro strada, invito sempre a dare una occhiata ai fondamentali dell’energia. Sono come la roccia su cui tutti gli edifici dell’economia sono costruiti. Se inizia a declinare quel fondamentale, c’e’ poco da disquisire…

Saluti
Phitio

Scritto il 25 maggio 2007 at 17:24

Il confronto abbisogna del rispetto per le idee dell’altro, ciò non vuol dire che ognuno non debba restare convinto della sua idea.
Ci sono due fattori fondamentali che possono metter in ginocchio l’intero sistema economico mondiale e finanziario!
Uno è quello relativo all’esposizione totale che è in atto in ogni comparto, in ogni settore economico, nelle famiglie americane in particolare e a scalare nelle famiglie occidentali poi, nei governi occidentali e nel nuovo paradigma del capitalismo occidentale; “il capitalismo senza capitale”.
E credetemi, questa volta non basterà che le banche centrali innondino di liquidità i mercati, in quanto vi è già un oceano di denaro che sgorga dalle sorgenti giapponesi e svizzere!
Il secondo è la dinamica dell’implosione di un effetto combinato tra eccessive valutazioni e accreditamento selvaggio che ha determinato un continuo ed inesorabile trend a cascata che da solo può abbattere un’intera economia non solo americana ma mondiale la quale deve ancora lontanamente dimostrare di essere in grado di camminare con le proprie gambe!
Il Giappone stà entrando di nuovo nel tunnel della deflazione e della contrazione economica in quanto dipende quasi esclusivamente dalle esportazione verso l’unico paese che spende ciò che non ha. E qualcuno pensa che l’Europa con i consumi anemici che si ritrova frutto di una inesorabile perdita del potere di acquisto possa fare a meno di esportare la sua produzione?
Per quanto riguarda l’energia è una variabile esplosiva, che può essere esogena od endogena che riporta alla mente la piaga della stagflazione degli anni ’70 e forse è per questo che non vedremo per molto tempo delle politiche monetarie espansive, ma in questo momento è solo un effetto combinato di stagflazione e petrolio in fiamme che può accendere una miccia difficile da spegnere.
Non dimentichiamo inoltre le variabili geopolitiche che ……….e qui mi fermo perchè è un campo minato che mi fà tornare in mente brutti ricordi!
Ciao Andrea

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