POWELL: AIT AVERAGE INFLATION TARGET

Scritto il alle 07:44 da icebergfinanza


L’espressione qui sopra del governatore della Banca centrale americana, Powell vale più di mille parole. Non sanno più che pesci pigliare, sono nel panico, gettano ogni tanto una rete in mezzo al mare, sperando di pescare qualche ciabatta.

Per farla breve Powell, ha assicurato una politica monetaria accomodante anche nel caso l’inflazione dovesse salire oltre il 2%, assicura sostegno all’economia e in particolare al mercato del lavoro, minimizzando i rischi di inflazione e allontanando qualunque prospettiva di strette sui tassi di interesse per un lungo periodo.

L’idea di fondo di introdurre una maggiore flessibilità quando si tratta di inflazione e dei suoi target – cioè sopra e sotto il 2% annuale adottato nel 2012 e finora considerato ideale – era considerata in agenda. È da anni che l’inflazione appare strutturalmente debole e inferiore alle attese, affermano gli analisti, e la prospettiva di lasciarla correre, di permettere in pratica ad una espansione di surriscaldarsi per ovviare a simili debolezze e zavorre, ha guadagnato progressivamente terreno. Il passo è definito “avarage inflation targeting”, dove l’obiettivo della Fed diventa un tasso medio d’inflazione nel tempo, vale a dire che per recuperare le passate fasi di pressioni sui prezzi troppo basse viene consentito e incoraggiato un loro rialzo oltre il 2% anche per un lungo periodo.

Parlando dell’occupazione, Powell ha inoltre sottolineato che la Fed oggi è convinta che «un robusto mercato del lavoro possa essere sostenuto», al contrario del passato, senza provocare impennate dell’inflazione. Gli analisti di Citigroup, alla vigilia dell’intervento di Powell, avevano anticipato nell’ambito di “segnali sulla conclusione della revisione del policy framework”, indicazioni proprio del progetto di «rivedere gli obiettivi di lungo termine suggerendo che un overshoot (un oltrepassare, Ndr) del target del 2% nell’inflazione è desiderabile».

Un ex funzionario Fed, David Wilcox, ha evidenziato la inedita volontà espressa dalla Banca centrale di tollerare una maggior inflazione. E un mercato del lavoro che continui a migliorare, spingendo il tasso di disoccupazione “al più basso livello possibile”, senza ipotizzare più rigidi livelli “sostenibili” dal punto di vista delle implicazioni per l’inflazione e quindi senza far scattare preventivi rialzi dei tassi abituali in altri tempi.Alcuni analisti indicano però che le implicazioni pratiche oggi potrebbero rimanere modeste. Investitori e osservatori già prevedevano che i tassi di intresse rimanessero molto bassi molto a lungo, nel clima creato dalla pandemia e dalla crisi economica.

La montagna ha partorito un topolino, ovvero il nulla! Ha tolto il riferimento al 2% ha inserito una media, ma allo stesso tempo non ha ancora deciso di che media si tratta. Premesso che il 2% è un parametro senza senso come lo è il 3% del trattato di Maastricht, rincorrere l’inflazione oltre ad essere pura illusione è da ignoranti o da autentiche volpi.

La banca centrale della Nuova Zelanda, è stata la prima ad adottare un quadro di riferimento per l’inflazione nel 1990, in seguito molte banche centrali hanno fissato un obiettivo esplicito di inflazione come un modo per contribuire a promuovere un’inflazione bassa e stabile, ma questo spesso e volentieri è servito a poco o nulla perché ci ha pensato il debito, la deflazione da debiti a tenere bassa l’inflazione in questi anni.

Inoltre spesso e volentieri i panieri utilizzati per determinare l’inflazione si prestano volentieri al gioco delle tre carte, ovvero ad essere “corretti” come meglio si addice alla situazione contingente.

Sappiamo tutti che i dati americani, ma non solo, non tengono conto di affitti, prezzi delle case, costi assicurazioni mediche e via dicendo che farebbero uscire dati ben più allarmanti.

Salari reali inferiori deprimono la crescita, inoltre tassi più alti oltre a non piacere a Trump, mettono in difficoltà aziende e mercato immobiliare.
La media degli ultimi 20 anni va dal 1.72% al 2% CPI, non cambia nulla.

Il valore del dollaro USA diminuirebbe se si consentisse all’inflazione di surriscaldarsi, il che ridurrebbe ulteriormente il potere d’acquisto di un’economia dipendente in larga parte dai consumatori.

Ma un conto è provarci, un altro è riuscirci!

Un’inflazione più alta schiaccerebbe i margini di profitto per quelle aziende che non possono trasferire i loro costi sui consumatori.

Per prima cosa visto che non hanno la più pallida idea di cosa fare, hanno gettato via la regola di Taylor che implica tassi decisamente negativi in questo ambiente, soprattutto considerando la riluttanza di Powell ad utilizzare i rendimenti negativi.

Non solo, non contenti di questo hanno pure fatto un falò delle idee di Milton Friedman e del suo NAIRU “non accelerating inflation rate of unemployment” che indica un tasso naturale di disoccupazione in corrispondenza del quale l’economia è in equilibrio e l’inflazione non accelera né decelera.
Insomma in poche parole si tira a indovinare, senza regole o riferimenti, si incrociano dita e gambe e si spera.
Vista la violenta reazione al rialzo dei tassi a lungo termine sarà interessante capire cosa dirà Donald Trump, con tutto il debito che il Tesoro americano deve ancora piazzare nei prossimi anni e i mutui che gli americani dovranno pagare o sottoscrivere.

Come scrive Joseph Carson ex capo economista di AllianceBernstein

La nuova politica di inflazione “media” della Federal Reserve è un errore. Il compromesso al giorno d’oggi è tra inflazione e stabilità finanziaria. Acquistare più inflazione finirà per creare, se non lo ha già fatto, squilibri finanziari che innescheranno un crollo economico.

Il parallelo a questo sono le politiche sbagliate degli anni ’70. A quei tempi i politici scoprirono che comprare più posti di lavoro con un po ‘più di inflazione non funzionava.

Inutile dire che secondo noi non ci riusciranno, è impossibile il Giappone e la sua storia sono lì a dimostrare che la stupidità umana non ha confini come direbbe Einstein.
Una banca centrale che ha vissuto l’esperienza di aumentare il proprio obiettivo di inflazione è la Bank of Japan. Nel gennaio 2013, la BOJ ha aumentato il suo obiettivo di inflazione dall’1% al 2% nel tentativo di porre fine alla deflazione cronica che durava da più di un decennio. Il risultato è stato più deflazione!

 

L’argomento del politico della Federal Reserve per il cambiamento di politica è che l’inflazione al consumo è stata costantemente al di sotto del suo obiettivo del 2%. Inoltre, letture di inflazione bassa e sostenute possono nel tempo deprimere le aspettative di inflazione, che possono creare “inflazione e aspettative di inflazione sempre più basse”. Le prove non supportano questi argomenti dice Carson.

Nei 4 degli ultimi 5 anni, il core CPI ha superato l’obiettivo del 2% della Fed. L’unico anno degli ultimi 5 anni in cui l’IPC core è sceso al di sotto del 2% è stato il 2017, quando è stato dell’1,8%. Questo piccolo deficit non è statisticamente significativo e sicuramente non giustifica un cambiamento fondamentale nella politica.

Inoltre, l’argomento che la bassa inflazione riportata sta minando le aspettative di inflazione al consumo non è supportato dai fatti. Le aspettative di inflazione a un anno dei consumatori dall’indagine sulla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan mostrano che le aspettative di inflazione delle persone hanno costantemente superato l’inflazione riportata e l’obiettivo del 2%.

Negli ultimi due decenni, le uniche volte in cui le aspettative di inflazione al consumo sono scese al di sotto del 2% è stato durante l’11 settembre e la grande crisi finanziaria. E ogni calo delle aspettative è stato di breve durata. Le aspettative di inflazione al consumo si attestano attualmente al 3%.

La Federal Reserve ha tre mandati, massima occupazione, stabilità dei prezzi e stabilità finanziaria. La stabilità finanziaria è spesso trascurata o ignorata. Le ultime due recessioni sono state innescate non dall’inflazione troppo alta o troppo bassa, ma dai prezzi delle attività finanziarie e reali che si sono surriscaldati. Valutazioni macro attuali Le valutazioni degli asset superano ora le soglie elevate delle ultime due bolle di asset.

Francamente pensavo che Powell non fosse così stupido e ingenuo da fare una simile mossa, pensavo che la nostra strategia fosse vicina al termine, se si fosse limitato a gettare denaro dagli elicotteri come vi racconteremo nel prossimo manoscritto.

Ora la BCE ha un’ottima scusa per l’indebolimento dell’euro, non potendo seguire la rotta imposta dalla FED in quanto il suo statuto non lo permette i meglio i tedeschi e la Bundesbank, non lo permetteranno mai, i rendimenti in teoria saliranno in America rafforzando il dollaro. Ma sono tutte teorie, la pratica la vedremo nei prossimi mesi.

Invece questa mossa non fa altro che confermare le nostre tesi e aumentare la mia convinzione che i tassi negativi saranno l’ultima opzione in mezzo al panico che assalirà i banchieri centrali nei prossimi anni, anni in cui avere un po’ di oro sarà indispensabile insieme ad asset sicuri che diano ancora l’ultimo rendimento positivo possibile.

 

 

 

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8 commenti Commenta
reragno
Scritto il 28 agosto 2020 at 11:14

Andrea come vedi il dollar index ormai ai livelli del 2018 in ipervenduto?

    icebergfinanza
    Scritto il 28 agosto 2020 at 12:05

    Chiaro che siamo di fronte ad un eccesso … ci vuole pazienza!

forex1960
Scritto il 28 agosto 2020 at 15:35

Scusa Andrea forse io sono un pò semplicistico ma non comprendo, Powell sostanzialmente dice che l’inflazione non è più un problema perché importante è il lavoro fin qui ci può stare, poi sostiene che i tassi possono rimanere a lungo bassi non ha escluso peraltro che possano calate ancora, per tutta risposta il trentennale si porta a un rendimento di 1.50% quindi gli investitori anziché comprare e assicurarsi dei titoli che con tassi bassi a lungo periodo rendono ancora bene li vendono.

iolef
Scritto il 30 agosto 2020 at 12:37

potrebbe essere la Lagarde durante la riunione BCE di settembre a raffreddare gli acquisti di euro e bloccare la discesa del dollaro come detto in questo articolo?
http://www.investimentiprotetti.it/la-fed-allenta-il-controllo-sullinflazione-che-non-ce-35/

mashimo74
Scritto il 30 agosto 2020 at 22:28

Ciao Caro Andrea, mi sbaglierò ma questi sono capaci di portare cross eur/usd in zona 1.26 dove casualmente transita una mm a 200 mesi sul grafico storico, media che fece da supporto nel giugno 2010 e luglio 2012, per poi essere bucata a ribasso nel gennaio 2015 … giusto giusto per creare un bel pullback ribassista proprio su questo recupero … un abbraccio e buon lavoro.

sapiosexual
Scritto il 31 agosto 2020 at 18:02

Chissà in cosa si tradurrà questo “sostegno al mercato del lavoro”, sarà interessante scoprirlo. E sarà interessante osservare come reagirà la BCE, seguirà a ruota?
Comunque non mi stupisce come scelta, già le banche centrali fanno fatica a fermare dividendi e buybacks figuriamoci piazzare tassi negativi.. L’economia reale aspetterà ancora, tanto la strada è già segnata no?

cd
Scritto il 1 settembre 2020 at 10:01

@Phitio
scrivimi per favore blackout@altervista.org

aorlansky60
Scritto il 1 settembre 2020 at 16:08

:D

La faccia di Powell sembra voler dire : “sorry, but we can’t do anything else…” a proposito della politica monetaria intrapresa dalla Fed ormai da tempo…

È da alcuni anni che seguo gli articoli e il blog di Andrea Mazzalai,
in tutto questo tempo ho avuto modo di postare alcune volte il pensiero di un economista anonimo (di secondo piano rispetto ad altri assai più celebrati…) a proposito della politica monetaria intrapresa dalla Fed a partire dal 2007, un punto di vista che mi ha trovato d’accordo e che posto nuovamente :

Una volta creato ed alimentato grazie alla politica monetaria espansiva delle principali banche centrali, il “MOSTRO” non potrà più essere fermato; richiederà misure sempre più ingenti per essere sostenuto assumendo proporzioni sempre più grandi fino al momento di rottura, il momento in cui le banche centrali e i governi politici dei rispettivi paesi di appartenenza si dovranno arrendere all’evidenza che è impossibile continuare a sostenerlo, dato che richiederà risorse irragionevoli fuori da ogni logica, ma allora sarà troppo tardi.

solo su un punto, dopo diverso tempo trascorso fino ad oggi, non concordo più : che le BC e i governi dei rispettivi Paesi possano dire “basta” per interromperlo;

ORMAI NON SI PUO’ PIU’ INTERROMPERE, NEMMENO PER SCELTA DELIBERATA e/o CONCORDATA tra BC… quest’ultime sono ormai condannate [per l’eternità e se no per chissà quanto tempo] a stampare DENARO per sostenere l’Equity e la Finanza in generale. Se interrompono la loro azione di sostegno, assai probabilmente assisteremmo al peggiore CRACK finanziario mai avvenuto nella storia, roba da fa sembrare un banale “mal di pancia” quanto accadde nel 1929, nel 2000 e nel 2007.

Ormai circolano talmente tanti $ -anche solo visualizzati come numeri su monitor- da rasentare il ridicolo…

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