MAY: BREXIT SHOCK!

Scritto il alle 08:00 da icebergfinanza

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Ieri una Theresa May in preda al panico, ha proposto al suo partito le sue dimissioni in caso di voto favorevole al suo accordo con l’Europa, senza alcuna opzione B, ovviamente dopo aver distrutto il suo Paese con un continuo tira e molla…

I ‘Brexiteer’ più intransigenti, anche questa volta non faranno nulla, la disponibilità al dialogo è pura illusione.

Ora siedetevi, prendete il puzzle e provate a mettere insieme i pezzi di questa assurda Brexit!

voti

 

Nessuna delle otto proposte Brexit proposte dai parlamentari ha ottenuto un chiaro sostegno in una serie di voti nella Camera dei Comuni.

 

 

L’annuncio di dimissione della May ha spinto un certo numero di avversari del suo partito avversi al suo accordo a segnalare il loro sostegno, ma i sindacalisti democratici hanno suggerito che avrebbero continuato a opporsi all’accordo.

I parlamentari speravano che la serie senza precedenti di “voti indicativi” di mercoledì avrebbe aiutato a spezzare lo stallo parlamentare sulla Brexit.

Ecco come ha votato il Parlamento britannico… 

  • Referendum confermativo – A favore: 268 Contro: 295
  • Unione doganale – A favore: 264 Contro: 272
  • Piano lavoro Brexit – A favore: 237 Contro: 307
  • Mercato comune 2.0 – A favore: 188 Contro: 283
  • Revoca articolo 50 per evitare l’accordo – A favore: 184 Contro: 293
  • Uscita senza accordo il 12 aprile – A favore: 160 contro: 400
  • Piano B – A favore: 139 Contro: 422
  • Iscrizione EFTA ed EEA – A favore: 65 Contro: 377

La proposta che è stata più vicina al sostegno della maggioranza è stata un piano trasversale, presentato dall’ex cancelliere conservatore Ken Clarke, affinché tutto il Regno Unito si unisca a una nuova unione doganale con l’UE per garantire il commercio senza tariffe dopo l’uscita del Regno Unito.

Le dimissioni della May sembrava avessero aperto uno spiraglio, in realtà nel giro di un paio di ore gli alleati dellIrlanda del Nord si sono rifiutati di sbloccare i progressi dell’accordo di Theresa May. Probabilmente ci sarà un altro tentativo, ma se il Piano A fallisce, il Parlamento non è pronto con un chiaro Piano B che potrebbe ancora avere successo.

Staremo a vedere, la commedia Brexit continua.

Nel frattempo ad est del nostro Paese un sisma rilevante è in atto in Turchia, nulla a che vedere con le analisi e le raccomandazioni di JPMorgan sulla lira turca, dove la banca centrale ha fatto sullo scacchiere monetario una mossa che ha reso praticamente impossibile per gli investitori stranieri di andare al ribasso sulla moneta turca, assorbendo tutta la liquidità in circolazione sul mercato.

Una mossa senza precedenti che ha costretto le banche locali a non fornire liquidità ai gestori di fondi stanieri che volevano scommettere contro la lira, il che costringe coloro che vogliono chiudere le posizioni a vendere altri asset sempre in lira turca per accedere alla liquidità necessaria alla chiusura delle posizioni.

Questa mossa ha costretto ieri alcuni investitori a svendere titoli e obbligazioni turche, facendo crollare la borsa, con il rendimento dei titoli biennali turchi salito ad oltre il 20 %

Una tale mossa molto probabilmente farà fuggire gli investitori dal Paese, io come sempre starei molto attento agli investimenti in lira turca, un rischio non indifferente per un Paese come la Turchia che ha un costante bisogno di flussi per finanziare il disavanzo delle partite correnti.

Mentre in molti in questi anni suggerivano di puntare sulla lira turca, chi ci conosce sa che abbiamo sempre suggerito di stare alla larga, la verità è figlia del tempo!

Da inizio del 2016, la lira turca è crollata da 3 a oltre 7,5 nei confronti dell’euro, vi lascio fare qualche calcolo delle perdite evitate ad ascoltare il nostro suggerimento.

Buona Consapevolezza!

MACHIAVELLI!

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11 commenti Commenta
alexandersupertramp
Scritto il 28 Marzo 2019 at 08:50

Una tragicommedia di cui non si conosce ancora il finale. Che tristezza

john_ludd
Scritto il 28 Marzo 2019 at 09:41

Brexit non è nata come iniziativa popolare e neppure come iniziativa elitaria ma da un litigio politico interno al partito conservatore. Cameron era sicuro di vincere alla grande e Johnson sicuro di perdere con un margine sufficientemente ristretto da ribaltare i rapporti di forza con il collega di partito, entrambi educati a Eaton, figli della creme dell’elite. Farage è uno di quei tanti arruffa popoli, che spuntano come funghi quando c’è disordine, era più che sicuro di perdere. Ma l’occasione è stata colta per esprimere il malcontento verso decenni di politiche che hanno spolpato il potere d’acquisto delle classi basse, perpetuando uno stato di perenne stagflazione per la vasta platea degli “have not”, socialismo per i ricchi e il peggior capitalismo per gli altri. E’ irrilevante che il referendum fosse sul tema Europa in quanto le elezioni politiche vedono solo guerre tra bande che propongono le stesse politiche, vedi il caso emblematico di quella tragica figura che è Tony Blair. Se si tenesse un referendum in qualsiasi paese europeo o anche negli USA dove questa possibilità peraltro non esiste su un tema qualsiasi ma che possa essere utilizzato per esprimere il malcontento l’esito sarebbe il medesimo. Brexit riassume due evidenza 1) il menzionato malcontento, non solo economico ma spaesamento, solitudine, mancanza di rappresentanza, profonda divisione all’interno della società 2) la totale inadeguatezza della classe politica britannica, il cui livello è adeguato solo a giustificare quanto in basso sia sceso quello che un secolo fa era la più potente nazione mai apparsa sul pianeta.

Ora estendiamo alla Spagna, ingovernabile, al Belgio ingovernabile, all’Olanda, ingovernabile, all’Italia (eh già) ingovernabile. La Francia è sulla strada, la Germania mostra segni preoccupanti, negli Stati Uniti la guerra per bande è tale che qualunque sia l’esito delle elezioni del 2020 non verrà riconosciuto dalla parte avversa. Gli USA sono un paese ormai governato dagli apparati di sicurezza e dai grandi monopoli rendendo ogni giorno più evidenti le similarità piuttosto che le differenze con il sistema cinese.

Ci sono mille ragioni per tentare di spiegare come si sia giunti a tutto questo, il compito è talmente arduo che non ci provo neppure limitandomi a una considerazione. Tutto alla fine parte dalla qualità delle persone, il loro talento e ambizione, tutto il corredo, e dal contesto generale nel quali vengono a trovarsi. Perché oggi una persona di talento dovrebbe entrare in politica in occidente ? Tentare di farsi spazio in una giungla di relazioni consolidate, battagliare giorno per giorno seguendo le isterie del ciclo elettorale ormai brevissimo, dove le elezioni locali, circoscrizionali, hanno il valore di un verdetto ? Perché dovrebbe esporsi a culo nudo davanti alla rabbia della gente, non è meglio, infinitamente meglio inseguire una carriera in una grande società privata, ambire a esserne il CEO o il CFO ? Molto più denaro, più soddisfazione professionale, reale potere decisionale, carriera molto più lunga, possibilità di costruirsi una rete di relazioni e di protezione all’interno del sistema dove davvero vengono prese le decisioni e che definiscono le politiche di lungo corso. I politici oggi non contano oppure tendono a essere un costo, sono generalmente beceri e presuntuosi ignoranti, consumati da una frenetica attività relazionale, operano su tempi brevissimi dove non si può costruire nulla, hanno sempre e comunque contro l’elettorato che pretende risultati immediati che non possono conseguire, neppure fossero i fenomeni che non sono, dunque cambia idea spostandosi da una parte all’altra, istericamente, perché di idee coerenti non ne ha e di pazienza neppure. Talvolta e più o meno sempre ai livelli più alti, i leader sono tele controllati o direttamente cooptati, maggiore è il livello in cui vengono a trovarsi, maggiori i vincoli, più numerosi e pesanti i dossier in possesso agli apparati di sicurezza nel caso in cui volessero deviare un centimetro da un percorso stabilito altrove. Anche nella parvenza, la democrazia moderna è fallita da un bel pezzo, quale migliore spia del crescente numero di non votanti ? Quale la traiettoria futura ? Essa sarebbe già scritta se le élite economiche avessero effettivamente il controllo che appare solido come una roccia ma è effimero e transitorio come i numerosi punti di discontinuità nella storia dimostrano ex post.

disoccupato1965
Scritto il 28 Marzo 2019 at 11:02

Siamo sicuro che è solo la Politica ?
Il metro di misura non sono solo i soldi e il potere ma la sconfitta degli ideali di ridistribuzione ecc… Il problema del malcontento nasce non dal cambiare l’ingiustizia ma di subirla e non poterla esercitare

giacomocambiaso78
Scritto il 28 Marzo 2019 at 11:40

Comprendo la sua disillusione John, ma le ricordo che “la democrazia è la peggior forma di governo ma la migliore finora.”. Lo disse Wiston, un vero statista, non come questa marmagli d’incapaci ben descritta nel suo commento. Pur condividendo quasi tutto quello che scrive devo dissentire sulla prima parte, temo infatti che la sua analisi sia errata. Cameron e’ stato costretto a prendere questa posizione abbastanza estrema perche’ il consenso si stava spostando su chi lei sostiene non avesse chance di vincere. Per chi conosce il Regno Unito a livello storico dovrebbe essere chiaro che nessuno come i Britannici preferisce cadere in disgrazia piuttosto che arrendersi davanti al presunto nemico. Purtroppo che l’Unione Europea diventi ogni giorno che passa sempre piu’ un’antipatica matrigna e’ una realta’ molto piu’ consolidata nei dati e nei fatti della retorica che da anni ne giustifica l’esistenza. Il parlamento britannico sta tradendo l’elettorato, conoscendo gli inglesi come popolo questo avra’ gravi conseguenze sulle loro carriere, piu’ gravi di quelle che avrebbero avuto le “presunte” nefaste conseguenze derivanti dall’attuazione della loro volonta’ popolare, infondo ne avrebbero almeno in parte condiviso la responsabilita’, mentre del casino di oggi certo non possono ritenersi colpevoli. Alla sua disillusione nella democrazia contrappongo il mio pragmatico romanticismo che la vede ancora come la miglior forma di governo possibile, quella che ha garantito la maggior equita’ sociale e benessere per le popolazioni che l’hanno adottata. Sarei anche disposto a cambiare posizione se la sua disillusione fosse ancompagnata da qualche costruttiva idea alternativa, ma la pura disillusione che si riflette spesso nell’astensionismo, mi dispiace, ma non posso condividerla. Le decisioni verranno prese comunque, forse la sua opinione non sara’ stata rispettata, ma sara’ sempre un privilegio poterla dare e mi guarderei bene dall’augurarmi che in futuro questo non sia piu’ richiesto
john_ludd@finanza,

conrad-johnson
Scritto il 28 Marzo 2019 at 12:08

Chapeau!
john_ludd@finanza,

reragno
Scritto il 28 Marzo 2019 at 12:20

Complimenti! E’ sempre un enorme piacere leggerti. Ha una capacità di esporre invidiabile.
Ben tornato sulla nave.
john_ludd@finanza,

reragno
Scritto il 28 Marzo 2019 at 12:25

opps appena letto, visto che il problema a livello europeo sono gli npl delle banche italiane parliamo di…………
http://www.finanzaonline.com/notizie/swedbank-scandalo-svedese-si-allarga-non-solo-riciclaggio-ora-anche-accuse-di-insider-trading-banca-caccia-ad

john_ludd
Scritto il 29 Marzo 2019 at 10:45

giacomocambiaso78@finanza,

è una buona risposta la tua, segno che quando il tema non travolge il proprio investimento emotivo, si è ancora capaci di porre delle buone ragioni, tuttavia vorrei aggiungere alcune precisazioni ed evidenziare alcuni limiti nella tua risposta che ovviamente ci possono trovare anche nelle mie note.

Non sono un disilluso totale o un pessimista per partito preso, teso verso l’apocalisse e capace di vedere solo il lato oscuro del genere umano, ritengo però l’attuale configurazione socio/economica non riformabile. Tento l’impossibile e mi accingo a spiegarne le motivazioni.

Il sistema economico che si è avviato alcuni secoli fa e soprattutto la sua fase più recente (100 – 150 anni) non ha natura esponenziale ma super esponenziale. La crescita esponenziale espone un dilemma, va all’infinito e richiede risorse infinite, tuttavia in linea teorica questo avviene solo al tempo T = infinito. Un sistema super esponenziale espone a una singolarità in un tempo T finito raggiunto il quale si pongono due possibilità e solo quelle. Collassa in un tempo estremamente breve tornando in prossimità del punto di partenza oppure se riesce a cambiare le proprie condizioni operative può procedere oltre. Questo mutamento è ciò che chiamiamo innovazione ovvero la capacità di reperire e utilizzare meglio le risorse attraverso la tecnologia. Tuttavia il percorso super esponenziale semplicemente riprende a una velocità superiore ponendo una nuova singolarità in un tempo T finito a una distanza più breve, e così via. Il ciclo delle innovazioni salva sistema deve procedere a un ritmo sempre più veloce, riflesso da una complessità sempre maggiore e a un ritmo di vita sempre più parossistico. Studi recenti dimostrano ad esempio come il ritmo della vita nelle metropoli aumenta del 15% ogni raddoppio del numero degli abitanti. Leggi di scala condizionano sia i sistemi biologici naturali che quelli socio economici umani i quali attraverso la tecnologia hanno esteso il proprio metabolismo di un fattore sino a 100 (il consumo di un individuo è circa 100 watt, il consumo medio di un nord americano è 10.000 watt). Mentre i sistemi biologici mostrano un fattore di scale sub lineare limitando il fattore di crescita, alcuni di quelli umani esibiscono un fattore di scala superiore a 1 dunque super esponenziale che conduce in maniera predicibile a una singolarità in un tempo finito. La terza strada sarebbe quella di condurre volontariamente lo sviluppo umano nell’ambito di un fattore di scala inferiore a 1. Allo stato attuale nulla appare più improbabile, tutto ciò che oggi si pretende, indipendentemente dall’appartenenza politica, richiede crescita super esponenziale, dal mantenimento del potere di acquisto, all’attuale conformazione delle strutture sociali e dei suoi benefici. Poiché il tema è complesso e non credo abbia generato altro che confusione rimando a un testo recente di divulgazione scientifica che ritengo il più intellettualmente provocante che abbia mai letto e che uno dei miei autori preferiti e maitre a penser, Nassim Taleb, consiglia di possedere in due copie nella disgraziata ipotesi di perdere la prima. Questo il titolo nella recente traduzione italiana:

Geoffrey West
Scala. Le leggi universali della crescita, dell’innovazione, della sostenibilità e il ritmo di vita degli organismi, delle città, dell’economia e delle aziende.

Un’osservazione su Churchill e i britannici. Il celebre Sir Winston è stato santificato già in vita, la sua biografia in realtà rivela diversi lati oscuri, ferocemente classista, difensore della democrazia solo se a gestirla sono i suoi pari. I britannici non esistono così come non esistono gli italiani, i tedeschi o gli americani. Il termine popolo è talmente abusato da averne perso il senso d’essere. Abbiamo a che fare con popolazioni molto eterogenee, molto di più che in passato. All’interno della società odierna in un qualsiasi paese moderno, la componente più giovane e metropolitana è culturalmente aliena a quella che vice nelle periferie o fuori dalle grandi città. Tra un giovane professionista o laureato di Londra e un suo collega di Berlino, Milano, Chennay, Shangai, Sidney … le differenze sono assai minori di quelle tra lo stesso e il resto della propria popolazione. Questo in estrema sintesi essendoci poi differenze anche marcate all’interno dei menzionati gruppi. La frammentazione socio/culturale si riflette nell’impossibilità di trovare oggi forme di aggregazione e rappresentanza stabili capaci di attraversare i gruppi sociali e comprenderli in un gruppo più vasto. Siamo in un epoca dove il compromesso non esiste e non appare possibile, cancellato dalla frenetica velocità dello sviluppo socio/economico. In maniera definitiva posso ardire ad affermare che un britannico metropolitano non vuole la Brexit in quanto appartiene a un altro paese rispetto a chi la difende e la possibilità di intesa tra i due gruppi è zero in quanto l’uomo è il riflesso dell’ambiente nel quale è cresciuto che forma le sue abitudini e le sue opinioni che non possono essere mai “ben informate” in quanto dominate dall’aspetto emotivo che tende a escludere quelle altrui in quanto in competizione con il proprio spazio vitale. Per l’individuo integrato nel flusso vorticoso della modernità, chi non lo è, cioè l’altro, è un alieno anche se suo concittadino, e viceversa.

L’estrema complessità delle società moderne, ben rappresentata dalle immense metropoli globali multi etniche e multi culturali rende molto difficile, se non ormai impossibile la possibilità della democrazia tradizionalmente intesa. Le forme di rappresentanza politica non vengono prima della composizione socio/economica, non la determinano, ma la subiscono, ne sono più la conseguenza che la causa. La velocità dei tempi moderni ha abbattuto uno dopo l’altra tutte le istituzioni precedenti dalla famiglia allargata alle diverse forme di democrazia rappresentativa. Poiché esistono invarianti nel comportamento sociale umano, legate ai suoi limiti evolutivi (si vedano ad esempio gli studi dell’antropologo britannico Robin Dunbar) essi tornano fuori ma all’interno delle nuove strutture che la tecnologia ha proposto ad esempio la rete con la nascita di innumerevoli gruppi tribali virtuali dei quali questo blog è uno dei tanti esempi, luogo di aggregazione post moderno di persone tendenzialmente attratte da un pensiero simile che si è sviluppato in quanto esposti ad esperienze in parte auto simili che incontrandosi si rafforzano seguendo quel pervasivo meccanismo di feedback frattale che è evidente in ogni struttura biologica e sociale.

A me pare che ormai il dibattito in genere sia surreale, esibendo l’incapacità o meglio l’impossibilità di comprendere la realtà odierna, costringendo gli uni a rivolgersi a un passato che non solo non tornerà ma non è mai esistito così come lo rappresentano nella loro mente mente gli altri proiettano all’infinito il recente progresso immaginando il tempo degli uomini come una linea retta tesa verso l’ottenimento di uno stato divino.

Un secolo fa una tra le più grandi menti pensanti che questa nazione abbia avuto scrisse questa frase che custodisco gelosamente in quanto solo i grandi riescono a cogliere con così poche parole lo spirito dei tempi:

“La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati.”

Antonio Gramsci (in una nota scritta in carcere nel 1930)

fulmine
Scritto il 2 Aprile 2019 at 09:03

john ludd grazie infinite e ben tornato. è sempre un piacere leggerla! i suoi commenti per me che sono un giovane mozzo sono una miniera infinita. di graeber lessi molto tempo fa qualcosa sull’origine del denaro (e del debito), anche se trovo difficile parlare di queste cose alla maggioranza delle persone che hanno ben interiorizzato la favoletta inculcata, interessantissimo il lavoro di guido preparata, spero di aver modo di approfondire, comunque grazie (che la consapevolezza sia sempre la nostra stella polare). seguo questo blog da poco più di un anno, mi pare di aver letto in un commento del capitano che però alla ciurma interessasse poco sentir discutere di sistemi economici alternativi…per quanto mi riguarda…non di solo pane….colgo l’occasione per fare gli auguri al capitano per la sua nuova avventura

idleproc
Scritto il 21 Aprile 2019 at 06:08

fulmine@finanza,

Viste le sue implicazioni più generali, sulla base dei dati disponibili ho trascorso un po’ di ore ad analizzare il problema del volo ET302 “Ethiopian 737 MAX airliner down in Africa”.

I quesiti aperti sono in sintesi “colpa dei piloti” o problema “sistemico” molto più ampio che si aggancia agli aspetti più volte emersi nel blog del Capitano.
Poichè penso tu abbia le competenze necessarie anche se non specifiche credo possa interessarti.

Un sito di discussione professionale di piloti:
https://www.pprune.org/rumours-news/619272-ethiopian-airliner-down-africa.html

Una valutazione “divulgativa” che in gran parte condivido insieme ad altre più tecniche:

https://spectrum.ieee.org/aerospace/aviation/how-the-boeing-737-max-disaster-looks-to-a-software-developer

idleproc
Scritto il 21 Aprile 2019 at 06:08

Era per john, scusa.

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