DUE EURO MEGLIO CHE UNO!

Scritto il alle 10:11 da icebergfinanza

Mentre in Italia l’economia sta affogando in un generalizzato credit crunch alimentato dal fallimento dell’euro e da limiti anacronistici ai quali facciamo fronte con la riforma del senato o quella dei matrimoni gay, con 80 euro o con una presunta riforma di una mercato del lavoro ESTINTO, andiamo ad ascoltare cosa ci racconta il professor Jacques Melitz Research Fellow presso il Centre for Economic Policy Research (CEPR )tra i primi supporter della moneta unica, successivamente ricredutosi, “Perché l’Europa ha bisogno di due euro, non uno”…nella quale si suggerisce alla Germania di considerare la formazione di una seconda unione monetaria.

Un eventuale secondo euro potrebbe essere concepito in maniera più funzionale del primo attraverso aggiustamenti di cambio al fine di evitare svalutazioni competitive.

Che poi sia un’utopia e la Germania non abbia alcun interesse di permettere la creazione di una seconda area euro, questo è un altro discorso.

Riporto solo alcuni pezzi significativi traducendoli e semplificandoli in corsivo, lasciando a Voi il compito di leggere il testo integrale su VoxEu Why Europe needs two euros, not one | vox

Una caratteristica fondamentale della situazione nell’Eurozona oggi è che il sistema non reca alcun difetto essenziale dal punto di vista della Germania.

I tre vantaggi di una seconda area euro.

In primo luogo, la seconda euro potrebbe essere costruita in un modo migliore rispetto alla precedente. scontenti dei membri. Non è necessario ripetere gli errori del passato

…anche se sappiamo bene che in questo gli uomini sono maestri.(sic)

Il secondo argomento è disponibile in due parti.

In primo luogo, la creazione di una nuova ‘unione monetaria porterebbe un adeguamento del tasso di cambio rispetto alla Germania, che è il più importante aggiustamento di cui hanno bisogno.

In secondo luogo, formando una seconda unione monetaria piuttosto che ritornare alle singole monete sovrane, si eviterebbe il problema delle svalutazioni.

In terzo luogo, ci sono forti indicazioni che i membri scontenti della zona euro potrebbero fare un affare peggiore con la riforma del sistema che sta procedendo con la riluttante approvazione della Germania rispetto alla formazione di una seconda area euro.

Ogni concessione tedesca affronta una grande opposizione politica interna, per non parlare di una sfida legale occasionale. Inoltre, questi ostacoli sono probabilmente nascosti nei veri interessi della Germania.

Naturalmente, questi tre argomenti fondamentali a favore di una seconda moneta comune europea spianano la strada ad un altro.

Una seconda area euro potrebbe servire come strumento di contrattazione nelle trattative con la Germania.

(…) One issue I shall disregard is the costs of the transition, which prominently include the interpretation of outstanding debts in euros.. It is important, however, that the status quo could fall apart in the Eurozone in any event, and if only for this reason, it is a good idea to entertain the best of the alternatives. Furthermore, if the only serious argument against two euros is really that ‘it is better to stick to a bad marriage than to go through the costs of a divorce,’ it would seem good to know it and to behave accordingly.

In sintesi non ci sono molte alternative al fallimento dell’euro quindi forse è meglio prendere in considerazione l’ipotesi alternative migliore.

Inoltre, se l’unico argomento serio contro l’ euro 2 è che è meglio tenersi un pessimo matrimonio piuttosto che passare attraverso i costi di un divorzio,’ è meglio conoscere e comportarsi di conseguenza.

Lascio a Voi la curiosità di leggere nel dettaglio i tre punti e salto alle conclusioni dell’autore…

“La Germania è stata senza dubbio il leader nel sistema monetario europeo pre-euro. Non è mai stato chiaro perché il paese ha accettato di rinunciare alla sua indipendenza monetaria “

L’autore dice che questa domanda non ha mai avuto una risposta soddisfacente, ma invece noi sappiamo benissimo per quale motivo la Germania ha “accettato” di entrare nell’euro.

” Ma, in compenso, il paese ha ottenuto la possibilità di fissare liberamente le regole nella zona euro

Tutte le eccessive aspettative ottimistiche dell’autore si sono rivelate false come ammette lui stesso. In queste circostanze non è forse il caso di pensare seriamente ad una seconda area euro. 

Corriere della Sera ROMA (20 maggio 2010) – «Formato nel maggio del 1996 il governo da me presieduto, decisi subito che dovevamo entrare nell’euro insieme al primo gruppo dei paesi europei». Lo scrive oggi sul Corriere della Sera l’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi. In una lettera al quotidiano di via Solferino, il Professore ricostrusce i mesi in cui l’Italia decise di intraprendere il faticoso cammino per essere ammessa all’Unione monetaria.

Prodi smentisce che l’Italia abbia mai provato ad accordarsi con la Spagna per allentare i parametri di Maastricht, insomma per rinviare l’ingresso nell’euro, come nei giorni scorsi aveva scritto sul Corriere l’editorialista Sergio Romano. «E’ una ricostruzione errata quella secondo la quale soltanto di fronte al no dell’ex primo ministro spagnolo Aznar avrei avviato lo sforzo per rispettare i criteri di convergenza», dice Prodi.

Al vertice di Valencia con Aznar del 1996 non ci fu alcun tentativo di rinvio dell’ingresso nell’euro di Italia e Spagna «con il tentativo di indurre la Spagna a fare fronte comune per ammorbidire i cosiddetti parametri di Maastricht e consentire così ai nostri due Paesi di entrare nella moneta unica anche senza il pieno rispetto delle condizioni stabilite a livello europeo».

«L’Italia che, dopo le distruzioni della guerra, aveva costruito il proprio benessere scegliendo la strada dell’apertura all’Europa e dell’Europa unita, non poteva in alcun modo mancare questo decisivo appuntamento della storia», aggiunge il Professore.

«Con il ministro del Tesoro Ciampi, che da appassionato europeista condivise immediatamente ed in pieno questa scelta – continua Prodi – decidemmo, tuttavia, che, senza un’approfondita analisi dei conti, non sarebbe stato responsabile, e dunque in alcun modo possibile, modificare l’evoluzione della finanza pubblica disegnata dal precedente esecutivo e che, per l’Italia, prevedeva il raggiungimento dei parametri di Maastricht con un anno di ritardo rispetto agli altri paesi europei».

Dopo avere «studiato a giugno e luglio i conti con Ciampi – scrive l’ex premier – arrivai alla conclusione che ce l’avremmo potuta fare». Allora, dieci giorni prima dell’incontro di Valencia con Aznar, «scrissi due lettere identiche, al cancelliere tedesco Helmut Kohl e al presidente francese Jaques Chirac» in cui «comunicavo il fermo impegno del mio governo ad adottare tutte le misure necessarie per portare l’Italia nell’euro sin dal suo avvio». E «il raddoppio a 62.500 miliardi di lire della manovra economica del ’97 fu la traduzione dell’impegno dichiarato nelle lettere».

«L’ingresso dell’Italia nell’euro – conclude Prodi – rimane come uno dei punti più alti della nostra recente storia nazionale» 

Se penso a tutti i trucchetti contabili messi in atto dai vari paesi europei…

“Then instead came the Europe of fear: fear of China, fear of immigrants, fear of globalisation. So it was clear that this crisis would arrive. But the euro is so important, it’s so convenient for everyone — especially Germany — that I’ve no doubt that the euro won’t just survive, but it will
be one of the landmarks for the world economy”.

The flowers that launched the euro | euronews, world news

Ma poi venne l’Europa della paura: paura della Cina, degli immigrati e della globalizzazione. Così fu chiaro che la crisi sarebbe sopraggiunta. Ma l’euro è troppo importante, è talmente conveniente per tutti, soprattutto per la Germania, che non ho dubbi sul fatto che sopravviverà, anzi sarà uno dei pilastri dell’economia mondiale.

… è meglio tenersi un pessimo matrimonio piuttosto che passare attraverso i costi di un divorzio..”

Buona Consapevolezza!

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8 commenti Commenta
dispettoso fiorentino
Scritto il 8 luglio 2014 at 10:46

… prima di arrivare a lanciarsi contro i coltelli , meglio il costoso divorzio ….

… sull’euro guerriglia già in atto da tempo , ma purtroppo i coltelli dalla parte del manico solo i

tedeschi li hanno ….

capitan_harlok
Scritto il 8 luglio 2014 at 19:59

dispettoso fiorentino@finanza:
… prima di arrivare a lanciarsi contro i coltelli , meglio il costoso divorzio ….

… sull’euro guerriglia già in atto da tempo , ma purtroppo i coltelli dalla parte del manico solo i

tedeschi li hanno ….

PAROLE SANTE , PAROLE SANTE………..PURTROPPO

idleproc
Scritto il 8 luglio 2014 at 21:53

Siete un po’ vittime della propaganda totalizzante.
Uno degli scopi fondamentali della propaganda è imdurre il senso di sconfitta nell’avversario e la perdita della consapevolezza delle sue potenzialità di difesa e di attacco.
Funziona moto bene con noi latini che tendiamo ad infuocarci e a spegnerci molto rapidamente. Sono cose che Napoleone conosceva benissimo anche dei suoi.
Certo che quando riescono a comprarsi in blocco i generali… c’è anche il problema di cambiarli…
E’ la capacità politica e strategica che conta, è con quella che si vince o ci si difende. Attualmente vanno di moda i tirapiedi del nemico.

stanziale
Scritto il 9 luglio 2014 at 08:57

Va benissimo 2 euro anziche’ 1, va bene prendere in esame anche altre soluzioni purche’ si cominci a parlarne concretamente, preso atto che sotto schiaffo dei tedeschi e’ un disastro, per noi e non solo. A questo riguardo, posto un articolo pesante di Blondet, uno che non va molto per il sottile….quello che mi ha particolarmente colpito, e’ il paragone che fa tra gli Usa e la Germania, cioe’ ambedue applicano la legge del piu’ forte infatti per la germania le regole non valgono, vedi lo sforamento per 8 anni delle quote export, e tante altre violazioni degli accordi che a loro e’ permesso. L’articolo su ticinolive e’ un riassunto http://www.ticinolive.ch/2014/07/08/sul-debito-argentino-e-il-vero-scontro-di-civilta-di-maurizio-blondet/ e viene ripreso integralmente su rischio calcolato.

logitec
Scritto il 9 luglio 2014 at 10:05

Non ho ben capito perché la svalutazione sarebbe l’ostacolo al ritorno alle monete nazionali.
Qualcuno potrebbe spiegamelo?
Grazie

stanziale
Scritto il 9 luglio 2014 at 12:35

logitec@finanza,

Provo a rispondere, in maniera casereccia ma si spera comprensibile…anzitutto c’e’ da dire che il ritorno alle monete nazionali dei paesi area euro, comporterebbe si presume, una svalutazione delle monete dei vari paesi rispetto alla germania, per il differenziale di inflazione accumulato e per i danni provocati da questo euro abnorme per la nostra economia. Naturalmente la germania vede questa soluzione come il fumo negli occhi. permetterebbe alle nostre industrie esportatrici, che comunque dovrebbero in parte ricostruire le originarie filiere, di smarcarsi dalla dipendenza industriale dalla germania e di aumentare notevolmente l’export, mentre loro al contrario avrebbero perdite di posti di lavoro e quindi crisi….dovrebbe inoltre, la germania, svenarsi per mantenere in limiti accettabili la lira, che non si svaluti troppo, cioe’ dovrebbero comprare lire. In Italia, chi sostiene ancora l’euro sono alcuni conservatori per natura, pensiamo per esempio ai pensionati; anche alla rendite darebbe noia, in quanto con la lira(ma soprattutto con la stampa della lira sotto controllo del tesoro e non di un ente privato come la attuale banca d’italia controllata dal bildelberg) dopo la botta iniziale di aggiustamento, si ritornerebbe ad un po’ di sana inflazione, cioe’ il rendimento dei bot/ btp deve essere un pochetto inferiore all’inflazione, NON viceversa come ora…. molte persone inoltre hanno avuto il lavaggio del cervello a causa del terrorismo dei media mainstream, pensiamo alla presunta svalutazione massiccia con le lire portate con la carriola (quando invece, come detto, sarebbe la germania stessa a cercare di non far svalutare troppo la lira) un tipico esempio e’ quando affermano che la benzina sarebbe troppo cara: ma se la lira si svalutera’ (si pensa) di un 20%, non succedera’ nulla di grave, tra l’altro la benzina e’ gravata per lo piu’ da tasse, basta che lo stato non le aumenti ancora….in ogni caso e’ gia’ successo di svalutare nel 92 e non e’ successo nulla di grave per la benzina, mentre la nostra economia e’ ripartita come una schioppettata….naturalmente si oppongono al ritorno alla lira l’establishment che risponde in buona misura(se non totalmente) a interessi stranieri , basti pensare a generazioni di banchieri di bankitalia ed economisti che crescono nel fondo monetario, bildelberg, trilateral e quando danno prova di fedelta’-non all’italia, pero’-, li mandano da noi a fare i pres. del consiglio, i ministri economici o i banchieri della banca d’italia. Se si pensa che esagero, guardare in wikipedia dove sono transitati gli ultimi nostri rappresentanti negli ultimi 3 anni(a parte Renzi)…. anche la grande industria ha interesse a far continuare il giochetto dell’euro per fare le cosiddette riforme, cioe’ perdita degli ultimi diritti dei lavoratori e massiccia deflazione dei salari, una cosa miope ma sono ingordi….per ultimo, per ora si e’ evidentemente opposta alla disintegrazione dell’area euro anche l’america, perche’ ha portato alla firma dei trattati capestro che hanno aperto alla globalizzazione, alla perdita delle identita’ nazionali alla finanziarizzazione dei mercati controllati dalle multinazionali, ora vogliono fare il trattato ttip… ecc….purtroppo il popolo non ha ancora capito l’origine della crisi (c’e’ comunque anche il picco delle risorse ed in particolare del petrolio) ..si spera che reagisca prima che sia troppo tardi…per spiegare la crisi dal punto di vista economico, i migliori blog sono questo e goofynomics, per vedere altri risvolti, soprattutto giuridico, penso ad orizzonte 48…..

glare
Scritto il 9 luglio 2014 at 19:03

logitec@finanza,

L’ostacolo del ritorno alle monete nazionali non è la svalutazione, ma l’inesistenza delle monete nazionali.
Mi spiego meglio nel 2011 il vecchio va..do Monti ha decretato definitivamente la morte della vecchia lira, mettendo a fine corso la nostra valuta nazionale..questa cosa è stata fatta anche per le altre valute dracma, peso, escudo…praticamente quasi tutte tranne guarda un pò proprio il marco di germania che è valevole al portatore fino al 2099.. e se non fosse chiaro lo ripeto VALEVOLE AL PORTATORE FINO AL 2099 e oggi quota a circa 4,39 sull’euro.
Non è prevista via di fuga dalla zona euro, I DEBITI SONO NOMINATI TUTTI IN EURO, ora se domani l’Italia uscisse non potrebbe ritornare alla sua moneta nazionale, ma sarebbe costretta a creare un nuova moneta.
Chiamiamola la nuova lira e dire da domani 1 NUOVA LIRA = 1 EURO, ma l’euro esiste nella misura del capitale di ingresso delle varie banche nazionali della comunità a 13 e nel nostro caso l’uscita dell’Italia dall’euro comporta una perdita pari a circa il 15% sul dollaro da domani l’euro varrebbe ipoteticamente sul dollaro = 1,15 circa..ma nel momento in cui uscisse l’italia sarebbero legittimate anche le altre nazioni in difficoltà, quali portogallo, grecia..spagna..malta, cipro..etc.
Dall’ indomani l’euro non esisterebbe più e quindi non si potrebbe più fissare alcun parametro di cambio esistente (SI RICORDA SEMPRE CHE L’UNICA MONETA DI RIFERIMENTO PER LE MATERIE PRIME E’ PER ORA IL DOLLARO).
Ora non si sa cosa potrebbe succedere davanti a questo scenario , tanto più che hanno impedito in tutti i modi la via di fuga dei paesi periferici:
– eliminando le vecchie valute di riferimento
– togliendo la sovranità e la possibilità di stampa e quindi di flessibilità.

idleproc
Scritto il 9 luglio 2014 at 22:05

Tenete però presente che non è “solo” un problema “monetario”, è un problema di trattati di cessioni di sovranità che sono stati spacciati come “politica estera” e quindi non soggetti a referendum reali e a dibattiti politici pubblici e democratici reali.
Senza risolvere il nodo gordiano che è un nodo politico e strategico legato all’indipendenza nazionale, la cura sarà uguale o peggiore della malattia.
Non è gente stupida, la cosa è stata programmata a tavolino come tutti i passaggi anche di propaganda che hanno fatto, partendo dallo “spread” e dalle guerre “democratiche” ove ci siamo autobombardati e isolati.
La cosa va avanti dall’epoca della ex-jugoslavia ed è passata poi per la Libia con la quale avevamo un rapporto non solo economico ma politico-strategico che ci poteva aprire altre stade, a noi e a quei popoli. Tralasciando le considerazioni etiche.
Tenere anche presente che il convitato di pietra è l’accordo di libero scambio con l’altra parte dell’Atlantico o più esattamente con le corporation globali e gli oligopoli finanziari globali che vogliono campo libero, oltre che nella finanza come hanno già, sul resto dei mercati delle neocolonie europee come lo hanno con gli stessi metodi anche a “casa loro”. I metodi economici per fare sovraprofitti sono gli stessi e aggiornati a livello finanziario che venvano utilizzati nel colonialismo ottocentesco e del ‘900.
E’ questa la novità, l’autocolonialismo ove vengono scaricati sul pubblico locale i costi anche i militari del nuovo ordine mondiale che probabilmente fallirà.
Sarà come coi vasi comunicanti, verrà distrutto lo stato sociale pubblico, sanità, pensioni etc., l’obbligatorietà di assicurarsi sulle catastrofi… tutto verrà finanziarizzato e tutto sarà sottoposto al tasso d’usura, su tutte le operazioni economiche individuali e collettive verrà imposto il pegno d’usura.
Sanno quello che fanno ed è un mondo di servitori della gleba del tardo capitalismo che stanno creando.
Non credo che gli andrà bene e su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Non pigliatevela troppo con gli amici crucchi, sono un falso bersaglio, hanno un qualche vantaggio di posizione ma ne sono anche loro vittime.

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