UN’ESPLOSIONE ATOMICA DENTRO L’UOVO DI COLOMBO!

Scritto il alle 14:00 da icebergfinanza

A parte l’immensa fesseria sull’economia americana vitale e in crescita disseminata di milioni e milioni di disoccupati scoraggiati, anime part-time, Platerotti sul suo  I mercati guardano oltre mette bene a fuoco una risposta a molti degli interrogativi di coloro che guardano con sospetto dentro il nostro uovo di Colombo…

Tradurre dall’inglese la parola «fiducia», o anche concetti del mondo finanziario come «rifugio sicuro», è facile in ogni lingua. Diverso è interpretarne il significato profondo: quando lascia gli Stati Uniti per passare all’Europa, il concetto di «sicurezza» cambia presupposti, perde la carica semantica e si trasforma in un grande alibi per mettere o togliere risorse sui mercati.
L’andamento dei titoli di Stato americani – e in parte anche della Borsa – in queste settimane di fortissima tensione politica sul debito e sul deficit federale ne è un’interessante dimostrazione: invece di crollare davanti al rischio di un default nazionale come sarebbe avvenuto in Europa – e come è accaduto in Italia nel novembre del 2011 – il mercato dei T-bond americani sta letteralmente volando alle stelle, con i rendimenti dei titoli di Stato a breve termine (i più esposti alle crisi imminenti) caduti addirittura al minimo di due mesi. Poco importa che senza un accordo in pochi giorni il governo non sarà più in grado di pagare bollette e stipendi, dichiarando la bancarotta: più lo scontro tra Casa Bianca e repubblicani si inasprisce, più i mercati sembrano trovare «rifugio sicuro» nei titoli di Stato del governo americano. Stesso discorso per la Borsa: le perdite registrate finora sono poca cosa se il rischio di un’insolvenza è davvero reale.

Come si spiega tutto ciò? E perchè i mercati, al contrario di quanto avviene in Europa, cercano rifugio proprio in quei titoli che altrove verrebbero liquidati senza troppa esitazione? Perchè i mercati hanno scelto di non interferire con strategie aggressive in uno scontro politico che – in mancanza di un accordo – rischia di sfociare in un’umiliante Caporetto finanziaria per la Superpotenza americana? E infine: perchè negli Usa sì e in Europa no?

Le risposte sono almeno tre. La prima: gli Stati Uniti sono in stallo politico, ma il paese ha un’economia vitale e in ripresa, al contrario di una singhiozzante Europa divisa nella politica e nel passo dell’economia. Secondo: i mercati sono convinti che nessun politico americano si assumerà mai la responsabilità di agire contro l’interesse del Paese per adeguarsi a quello del partito. Per quando lo scontro sia duro e radicalizato, insomma, per i mercati alla fine sarà l’interesse nazionale a prevalere e la soluzione, come già accaduto in passato, si troverà. Terzo e ultimo punto: anche se a Washington si litiga, gli investitori sanno di poter sempre contare su una Federal Reserve autonoma dalla politica, indipendente nelle scelte e pronta a tutto per sostenere economia e sistema finanziario. Tutto ciò si traduce in fiducia: in Europa, purtroppo, il concetto è fuori dizionario.

Fiducia è una parola impegnativa, bisognerebbe chiederlo ai pasdaran della Bundesbank e agli amici di Angelina che vivono quotidianamente nell’incubatrice della Repubblica di Weimar. Affascina osservare il povero Draghi fare mille accrobazie tecniche e verbali per fare le stesse cose che le banche centrali di ogni angolo del pianeta fanno, ovvero monetizzare il debito e sostenere i loro azionisti le banche e ogni tanto anche le Nazioni.

Nel frattempo l’uovo di Colombo, l’ ennesima conferma che abbiamo scelto la rotta giusta è in viaggio, per tutti coloro che hanno sostenuto o vorranno sostenere liberamente il nostro viaggio.

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9 commenti Commenta
john_ludd
Scritto il 9 ottobre 2013 at 14:12

quindi secondo il povero Platerotti la Federal Reserve è autonoma dalla politica… chissà sino a quando questa gente continuerà a vivere nella terra del tra la la ?

icebergfinanza
Scritto il 9 ottobre 2013 at 14:35

john_ludd@finanza,

Almeno sono politicamente corretti nelle loro fesserie… :wink:

thundermarc
Scritto il 9 ottobre 2013 at 14:35

più europa per tutti

Francia, sondaggio: Front National
in testa per elezioni europee

Il partito di Marine Le Pen avrebbe il 24% delle preferenze se si votasse oggi secondo l’indagine dell’istituto Ifop per il settimanale Nouvel Observateur. Due punti di vantaggio sull’Ump e cinque sui socialisti al governo. Tra sette mesi i francesi voteranno con il sistema proporzionale invece di quello a uninominale a doppio turno delle politiche
di ANAIS GINORI

PARIGI – Il Front National potrebbe diventare il primo partito francese alle prossime elezioni europee. Per la prima volta, il partito arriva in testa al sondaggio condotto dall’istituto Ifop per il Nouvel Observateur. Il settimanale della gauche pubblica il sondaggio-choc, dopo che Marine Le Pen qualche giorno fa era già salita al terzo posto nel gradimento tra i politici. Il Front National, secondo l’Ifop, arriverebbe in testa alle elezioni europee, che si terranno tra sette mesi, con il 24% delle preferenze, due punti di vantaggio sull’Ump e ben cinque sui socialisti. Non solo. Il partito è l’unico che ha conquistato intenzioni di voto negli ultimi mesi: +3%, soprattutto tra operai e pensionati, ma anche socialisti delusi da François Hollande.

La giovane erede del Fn pare essere riuscita a sdoganare definitivamente il suo partito. D’altronde, la sua ultima trovata è denunciare per diffamazione tutti quelli che dicono che il Fn è un partito di “estrema destra”. Lei si definisce di destra e basta, e promette battaglia contro chi, tra giornalisti e politici, cerca di diffondere “vecchi pregiudizi”. Prima delle elezioni europee, ci saranno amministrative in centinaia di città e per la prima volta il partito di e Pen sarà massicciamente rappresentato nelle liste. Oltre 623 candidati già reclutati e indottrinati: erano solo 125 alle precedenti elezioni locali.

Certo, l’elezione dell’europarlamento viene fatta su base proporzionale, che favorizza il voto di protesta, mentre in Francia prevale il sistema maggioritario a doppio turno. E’ così che finora l’ascesa dell’estrema destra è stata bloccata in molte città e regioni, ma anche all’Assemblée Nationale e al Senato. Adesso pure questa diga sta franando. In molti scrutini locali, il Fn è riuscito a eliminare il candidato di sinistra al primo turno, ritrovandosi faccia a faccia con il candidato dell’Ump. Il Ps si ritrova dunque costretto ad appoggiare l’Ump in nome di un “fronte repubblicano” contro Le Pen. Esattamente come accadde al secondo turno delle elezioni presidenziali del 21 aprile 2002, quando la sinistra dovette votare a malincuore Jacques Chirac. Per la politica francese fu un trauma. Uno dei primi, e forse non l’ultimo.

laverita
Scritto il 9 ottobre 2013 at 15:02

ecco un pò di verità sui nostri “amici” teutonici
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-10-08/deporta-nonni-polonia-213611.shtml?uuid=AbcnKwqI#navigation

lacassandra
Scritto il 9 ottobre 2013 at 16:08

Praticamente solo il secondo punto è corretto, e su di esso si regge tutta l’impalcatura. Per il resto il solito Plateroti che non ne azzecca una.

edmontdantes
Scritto il 9 ottobre 2013 at 20:53

Il tesoro di Mosca!
Nessuno lo sa, ma all aeroporto di Mosca esiste un vero tesoro, in zona transito sono depositati 20 miliardi di Euro in contante, avete letto bene 20 miliardi di euro, arrivati nel lontano Agosto 2007. Ovvero quando la crisi ebbe inizio, curioso che nessuno mai li abbia richiesti! È se la madre di tutte le crisi stesse proprio la, per fare 200 pallet di denaro contante c’è ne vuole….a tutto scapito della economia reale! Pensateci, curioso ma realistico.

dorf001
Scritto il 10 ottobre 2013 at 00:42

torniamo un attimo in italia. vogliamo fare il punto e vedere dove questi politici di merda hanno portato il paese? sapete giusto, cosa è la curva di Laffer? dai allora sentite cosa ha combinato il trio : TOTO’-LETTA, PEPPINO E LA MALAFEMMINA

DI CLACK
comedonchisciotte.org

Come sempre fanno le autorità che provano a passare per incapaci ma sanno benissimo dove vogliono andare a parare, visto che l’eccessiva pressione fiscale ha causato il decadimento di tutti gli indicatori economici del paese, la soluzione è stata brillantemente individuata in un ulteriore aumento delle tasse. Stante la difficoltà di reperire ulteriori possibilità di prelievo, per risolvere la cosa diverse fonti stanno suggerendo all’esecutivo di valutare l’opportunità di chiedere l’anticipo dell’anticipo. Obbligandoci in pratica a versare a fine anno non solo il 105% delle tasse per il 2014, ma anche quelle del 2015, 2016 e 2017.

Il che è proprio quello che faceva Totò in “Totò, Peppino e la Malafemmina”, in una delle scene più divertenti di quel film. Volendo comperare una collana a una bella ragazza, ma non disponendo dei contanti necessari, pensò di farsi dare seduta stante da un suo fittavolo le pigioni anticipate per gli anni a venire.
A fronte della sua richiesta, il fittavolo gli dice: “ma se vi ho già pagato ’56, ’57 e ’58”. Allora Totò gli risponde: “Si, ma siamo fuori col ’59!”

Dunque, quello che in un’altra epoca era materia di comicità grottesca, oggi per lo Stato è divenuto un canone istituzionale per la gestione di economia e tributi, proprio secondo la logica del “Punto, punto e virgola e due punti.

Il problema è che, come abbiamo visto, il passaggio dell’IVA dal 20 al 21%, invece di produrre un aumento del gettito ha causato una sua diminuzione. Lo stesso avverrà, e in proporzioni maggiori, in conseguenza dell’ulteriore aumento al 22%.
I motivi ce li spiega la curva di Laffer. Con l’aumento dell’IVA al 22% si avrà un’ulteriore contrazione del gettito. In primo luogo perché induce una crescita dei prezzi, ben superiore all’entità del mero aumento della tassa. Il motivo sta nel fatto che vi si sommano i costi maggiori indotti da quello stesso aumento riguardanti materie prime, trasporto, accise carburanti e spese fisse di distribuzione. Di fronte all’aumento di costi del prodotto finito, le persone, che vedono ulteriormente ridursi il potere d’acquisto del loro reddito, non solo acquisteranno un numero minore di beni, ma tenderanno ad acquistarne sempre di più economici. Questo si tradurrà necessariamente anche in un calo del PIL, in un minore gettito Irpef e in un’ulteriore caduta della domanda aggregata, andando ad acuire la componente da sovrapproduzione della crisi ora in corso, che è tra le più importanti al riguardo.

Effettuando un prelievo percentualmente maggiore, ne deriva un’ulteriore riduzione della massa monetaria circolante, rendendo più grave quella che è un’altra causa primaria della crisi, la penuria di contanti nelle mani di famiglie e aziende. …………..

Arrivando al presente, nel giugno 2012, il Commissario Europeo Michel Barnier ha reso noto che tra il 2008 e il 2012 l’UE ha approvato aiuti alle banche per 4.500 miliardi di euro.
Una somma pari al 37% del PIL totale europeo.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/07/il-megasostegno-dellue-alle-banche-4500-miliardi-di-aiuti-di-stato-in-3-anni/256429/
Eppure non c’è stata maggiore inflazione.
Con quegli stessi soldi si sarebbero azzerati i debiti pubblici di Italia, Grecia e Spagna messi insieme, evitando le sofferenze alle quali si sono assoggettate decine di milioni di individui, oltre a centinaia di suicidi. E ancora sarebbero avanzate le somme necessarie per un poderoso rilancio dell’economia di tutta la zona UE.
Invece si è preferito dare quei soldi alle banche, affinché potessero gettarli nel buco nero delle perdite causate dalla febbre del gioco al casinò della finanza globale.
Oltretutto senza migliorare di un grado la loro situazione economica, come ha ammesso lo stesso Barnier, dichiarando che nonostante la loro mole quegli aiuti sono serviti praticamente a nulla.

Allora, forse, sarebbe il caso una volta e per tutte di iniziare a spiegare le questioni nei termini corretti. Cominciando dal fatto che i criteri di macroeconomia, quelli cioè cui risponde uno stato, sono molto diversi da quelli microeconomici che devono essere osservati da chi amministra una famiglia o un’azienda. …………

In realtà, uno dei veri obiettivi era di abbattere i salari, imponendo una deflazione che desse la possibilità di annullare quello che Andreatta definì “il demenziale rafforzamento della scala mobile, prodotto dall’accordo tra Confindustria e sindacati”. Infatti, nel 1984 con gli accordi di San Valentino la scala mobile fu indebolita e nel 1992 definitivamente eliminata.
Anche oggi, come allora, le presunte “necessità” di bilancio pubblico sono la leva attraverso cui ridurre il salario, in Italia e in Europa. Con la differenza che oggi l’attacco si estende al salario indiretto, cioè al welfare. …….

Tornando al divorzio Tesoro-BdI, dopo di esso, nel giro di 12 anni, il debito pubblico è passato dal 58,46% del 1981 al 115,66% del 1993 (fonte Europa Kaputt di Antonio Rinaldi su dati BdI).

Quindi è più che raddoppiato nel giro di 12 anni. Davvero un attestato di competenza per i signori Ciampi e Andreatta, che per mezzo dell’artificio costituito da quel divorzio pretendevano di costringere il paese a ridurlo. ………….

Altro che aumento, qui ci troviamo di fronte a una vera e propria deflagrazione.
Causata da scelte con le quali si pretendeva di ridurre un debito e invece lo si è fatto esplodere. Sottraendolo per giunta, e questa è la cosa più grave, dal controllo dello Stato, ovvero dalla sua banca centrale per metterlo nelle mani della speculazione internazionale, che ovviamente vi ha lucrato somme enormi. http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?reply_id=123470958
E ha preteso interessi sempre maggiori, che ormai sono la parte di gran lunga preponderante del nostro debito. ………..

In sostanza, i cittadini italiani si sono visti sottrarre dai loro governanti quantità sempre maggiori della loro ricchezza e dei servizi gestiti dallo Stato, che sono serviti per favorire la speculazione finanziaria internazionale.
Ora, chi ha causato in prima persona questo disastro non è mai stato chiamato a giustificare le proprie azioni e ad assumersi le proprie responsabilità. Viceversa gli è stata attribuita la più alta carica dello Stato. ………

Oltre a tutto questo, se ancora non fosse più che abbastanza, si è fatto in modo da porre il paese in una posizione molto più esposta agli effetti della crisi economica, come evidenzia il grafico relativo all’andamento del rapporto debito pubblico/PIL nella parte relativa agli anni dal 2007 in poi.
Quindi la crisi, si badi bene, non è dovuta ai cittadini che hanno voluto vivere al di sopra delle loro possibilità, come certe fonti interessate vorrebbero far credere per attribuirne loro le presunte cause e trovare il pretesto per scaricargliene i costi, ma a una politica economica di feroce classismo e ciecamente deflattiva.
Che non solo ha decurtato i salari in maniera significativa, ma ha addossato alla comunità quantità di debito enormi e in perenne crescita, malgrado la progressiva riduzione dei servizi offerti dallo Stato. Questo ha determinato l’ingerenza progressivamente maggiore dei poteri esterni, con il risultato di essere espropriati persino della facoltà di decidere come spendere i nostri soldi, cosa per la quale dobbiamo andare a chiedere il permesso a Bruxelles e a Berlino, dove le decisioni in merito sono prese in base a interessi che nulla hanno a che vedere con quelli del nostro paese.

Risultato: impoverimento generalizzato, smantellamento del sistema industriale, economico e del welfare, disoccupazione, demansionamento, spreco e allontanamento delle professionalità, svendita del patrimonio dello Stato che i cittadini hanno pagato con le loro tasse. Ovvero i presupposti necessari affinché il paese non riesca più a risollevarsi, rimanendo indefinitamente nelle condizioni che permettono ad altri di trarre profitto dalle nostre disgrazie.
Causate da una classe dirigente designata e imposta al fine di ottenere proprio questo risultato.

Clack
Fonte: http://www.comedonchisciotte.org
9.10.2013

qui link : http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12426

dobbiamo andare a roma e farli vuori tutti. qui è una guerra micidiale.

DORF

edmontdantes
Scritto il 10 ottobre 2013 at 05:31

Cittadini e banche!
Caro Dorf, io mi prenderei semplicemente le banche! Quando è caduto il comunismo, tutti erano d’accordo per la famosa shock therapy ovvero facciamo fallire tutto e ricominciamo, la gente a San Pietroburgo non aveva da mangiare, qualcuno diventava miliardario, tutto bene, ma la medicina anti-komunisti era amara ma necessaria.
Oggi non ci sono più’ abbiamo brillanti laureati, da università famose e costose che hanno fatto fallire il sistema economico…noi al posto della shock economy che si sarebbero meritati…li abbiamo salvati e gli abbiamo pure detto grazie! Ritrovandoci tutti con stati più poveri!
La finanza di carta fa si che giornalmente per ogni barile di petrolio realmente usato se ne trattino 33 in carta…diamo un taglio mi verrebbe da dire!

Scritto il 10 ottobre 2013 at 11:45

Quello che vorrei che qualcuno mi spiegasse, è perchè dite che gli stati pagano i debiti stampando denaro, i 4500 miliardi dati alle banche da dove vengono? O io sono matto, o tutti voi vi raccontate un sacco di fole, tutto questo cianciare di pagare i debiti, in realtà non è altro che un continuo farne di nuovi per pagare i vecchi, ma non è cosi che si risolve. Ve ne rendete conto? Stampare denaro è comunque CREARE DEBITO, per cui non vedo quale soluzione possa essere. E’ la stessa cosa che fanno gli USA, è continuare a chiedere soldi IN PRESTITO alla FED ma sempre un prestito è, e sappiamo che in una situazione non manipolata, il dollaro sarebbe usato per accendere il fuoco. Chiaro che chi specula ci guadagna, ma è questo modo di pensare che crea i presupposti perchè succeda. Mi ricorda un tizio che aveva organizzato una piccola festa sul posto di lavoro perchè aveva ottenuto UN PRESTITO di 30.000 euro. PAZZIA, dovere PER FORZA chiedere un prestito è una sconfitta, mettiamocelo in testa, e ha senso SOLO se serve per rilanciare la produzione, ma finchè li si usa per pagare gl’interessi…
http://www.laforzamotrice.it

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