GRECIA: LA GRANDE DEPRESSIONE DEL 2012!

Scritto il alle 15:35 da icebergfinanza

Al di là delle chiacchere da bar o accademiche su quello che sta accendo in Grecia e sull’opportunità o meno di un fallimento per il popolo greco, al di la del terrorismo politico che prospetta chissà quale strada senza ritorno andiamo ad ascoltare alcuni pareri autorevoli su quanto in realtà sta accadendo, sulla criminale politica di austerity imposta dalla Germania e dalle sue demenziali fobie che ricordano i fantasmi che ancora oggi vagano per i saloni del trattato di Versailles…

Stefano Zamagni, docente di Economia politica all’università di Bologna, interviene con parole dure, in un’intervista a Il Messaggero, sulla questione del debito della Grecia.

ROMA – Per Stefano Zamagni, docente di Economia politica all’università di Bologna, l’Europa sta commettendo l’errore gravissimo di «ragionare con la testa dei tecnocrati, che non conoscono la Storia e la matrice culturale di ciascun paese».

I sacrifici imposti alla Grecia saranno controproducenti?
«La Storia ce lo insegna: se a un popolo si impongono sanzioni troppo pesanti poi le cose vanno a finire male. Oltretutto a Bruxelles dovrebbero ricordarsi che la Grecia è un Paese diverso dagli altri».

Diverso in che senso?
«La Grecia ha dato più di ogni altro paese alla cultura occidentale, a cominciare dal concetto di democrazia, ma non è mai riuscita a tradurre e ad applicare nel suo Paese quei concetti e quei principi. La Grecia è un paradosso, e anche questa è una parola che hanno inventato i greci».

E allora, siccome la Grecia è un paradosso, gli europei devono coprire i loro debiti?
«Che vogliamo fare invece? Li vogliamo ammazzare tutti, questi greci? È inutile elencare gli errori che hanno commesso. Semmai ricordiamoci degli errori commessi dall’Europa».

Quali errori?
«Bisognava intervenire due anni fa, appena il cancro si manifestò. Due anni fa, prendendo sotto braccio la dirigenza locale, la si poteva seguire e guidare, sulla base di un principio di solidarietà che è scritto anche nel Trattato di Maastricht, e che invece non si è applicato. I greci andavano messi in riga allora, e invece si è tollerato che andassero avanti facendo finta che Bruxelles o Francoforte stessero scherzando. Adesso siamo in una situazione disperata, con migliaia e migliaia di persone che per mangiare devono rivolgersi alla Caritas, e l’arcivescovo che dichiara: «Ormai non abbiamo più niente». E ora, per soddisfare un criterio di per sé giusto, vogliamo far morire la gente di fame, o magari scatenare una guerra civile?»

Che bisognerebbe fare allora?
«Si dovrebbe trovare una via d’uscita negoziata, come si fa con un’impresa che va male. Si potrebbe proporre ai greci: noi vi allunghiamo le scadenze del debito e vi aiutiamo nella fase di transizione, a condizione che voi facciate le riforme necessarie».

Quali riforme?
«In Grecia c’è un dieci per cento di popolazione super ricca, ci vorrebbe perciò una riforma fiscale che andasse a toccare quei patrimoni improduttivi. Bisognerebbe cambiare il sistema bancario, bisognerebbe riformare la legislazione sul mercato del lavoro. Si dovrebbe fare insomma quello che stiamo facendo noi in Italia. Ecco, se a Bruxelles ci fossero persone dalla vista lunga direbbero: cari greci, seguite l’esempio italiano».

Però la situazione greca è molto più grave della nostra. Provvedimenti come quelli adottati dall’Italia non sarebbero certo sufficienti a risanare quel disastro economico.
«È vero, ma loro sono anche un Paese molto più piccolo. Stiamo parlando di un debito di 300 miliardi, non di 3 mila. Con uno Stato più piccolo della Lombardia, che rappresenta appena l’uno per cento della popolazione europea, non dovrebbe essere difficile trovare una soluzione graduale. I grandi politici di ieri, Schumann, Adenauer, De Gasperi avrebbero scelto questa strategia. Invece oggi in Europa predominano tecnocrati che applicano le ricette alla lettera. Un genitore, se un figlio gli va storto, non lo mette mica in catene». ILMESSAGGERO

E ancora andiamo avanti ascoltiamo cosa ci racconta Marcello De Cecco sulla Repubblica

Tagli e tasse invece di riforme, così la cura greca della troika crea recessione e gonfia il debito Per il vecchio continente è di nuovo recessione, che potrebbe sfociare in grave depressione. In queste condizioni, intestardirsi in politiche deflattive è suicida. La “riforma” europea carica tutto il peso dell’aggiustamento sui Paesi in deficit e non impone nulla a quelli in surplus. In più, le risorse messe in campo nulla possono contro la potenza di fuoco illimitata dei mercati.

LA FAVOLA DI ESOPO
Dopo il summit di Bruxelles il messaggio inviato alla Grecia e a tutti i paesi in difficoltà è stato quello della favola di Esopo. Le formiche europee hanno detto alle cicale europee, in particolare alla cicala greca: “Hai voluto cantare tutta l’estate. Ora crepa”. Il fatto è che, a livello macroeconomico questo non va affatto bene nemmeno per le formiche, e i satelliti della Germania se ne stanno accorgendo, a partire dalla Finlandia. E comincia ad accorgersene anche la Germania. Ma lo hanno capito anche i greci, e questo induce molti di loro a dimenticare le ragioni che li hanno portati alla insolvenza. Tanto da indurre il ministro tedesco Schauble ad affermare che se si continua così, nel 2020 il debito pubblico greco non sarà il 120% del Pil, come previsto dall’accordo coi creditori, ma il 146%, livello del tutto insostenibile. Perciò la signora Merkel, insieme alla sua eco francese, mellifluamente suggerisce che a garanzia del debito greco bisognerebbe istituire un fondo di ammortamento, non amministrato dai greci, nel quale versare i contributi della Ue alla Grecia e i cui proventi dovrebbero andare solo a ripagare il debito. Poco prima aveva suggerito la nomina di uno straniero a supervedere i conti greci.

LA TROIKA FALLISCE MA INSISTE
Nell’ultimo rapporto sulla situazione greca, l’Fmi si lagna del fatto che la Grecia, anziché realizzare una seria politica di riforme strutturali abbia adottato misure di restrizione della spesa e aumento delle imposte che hanno come risultato la deflazione. Malgrado questa aperta ammissione del fallimento della ricetta imposta dalla troika alla Grecia, dato che le misure deflattive furono parte integrante del pacchetto negoziato per il primo piano di aiuti, Fmi, Commissione europea e Bce hanno continuato a insistere anche su tali misure deflattive, pur dopo aver compreso che da esse è derivato il crollo del Pil greco rispetto ai livelli del 2007 in ciascuno degli anni successivi, e che ad esso va attribuito il crollo del gettito fiscale.

Chi glielo spiega cosa accadde alla Germania dopo il trattato di Versailles, chi glielo spiega cosa accadde all’America di Franklin Delano Roosevelt  negli anni 36/37 in ripresa dalla Grande Depressione, chi glielo spiega ad un gruppo di esaltati accademici pervasi dal sacro fuoco della redenzione…idioti!

Si un manipolo di falliti amministra il fallimento delle Nazioni, quanto tempo manca ad una nuova Norimberga della finanza e della politica?

Nel fine settimana è in arrivo la nuova analisi dal titolo “STRONG BUY ITALIA” un viaggio nell’Italia che verrà, osservando le dinamiche che ci attendono nelle prossime settimane per gettare le basi per i prossimi anni. 

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14 commenti Commenta
andrea.mensa
Scritto il 13 febbraio 2012 at 18:12

«In Grecia c’è un dieci per cento di popolazione super ricca, ci vorrebbe perciò una riforma fiscale che andasse a toccare quei patrimoni improduttivi. Bisognerebbe cambiare il sistema bancario, bisognerebbe riformare la legislazione sul mercato del lavoro. Si dovrebbe fare insomma quello che stiamo facendo noi in Italia. Ecco, se a Bruxelles ci fossero persone dalla vista lunga direbbero: cari greci, seguite l’esempio italiano».

come in Italia ? ma dove ha visto colpire i patrimoni ? chi è il suo pusher ?

icebergfinanza
Scritto il 13 febbraio 2012 at 18:29

andrea.mensa@finanza,

In effetti qualche grado di alcool in più in questa affermazione c’e Andrea

icebergfinanza
Scritto il 13 febbraio 2012 at 18:35

Scrive il sempre attento Stefano Bassi nel suo blog a proposito di disoccupazione giovanile …Che possiamo dire a questo 31% di giovani disoccupati (bamboccioni) italiani?
Strong Buy Italia??
Che il debito pubblico italiano sarebbe perfettamente sostenibile anche al 5,5% di rendimento (secondo Goldman Sachs)…mentre in realtà camminiamo sempre sul filo del rasoio?
Che possono comprarsi tranquillamente BTP come investimento “sicuro” che faccia da surrogato degli ammortizzatori sociali?
Che possono emigrare tutti in Trentino/Alto-Adige….e da lì l’Italia gli sembrerà addirittura meglio della Germania? ……Che dire ragazzi il nostro blog al buon Bassi resta sullo stomaco con quella vena da redentore delle italiche miserie! Buoni acquisti a Berlino! Andrea

bergasim
Scritto il 13 febbraio 2012 at 18:47

Scusa Andrea, ma che il debito sia sostenibile oggi per dirla tutta non me ne può fregare di meno, è ora in questo paese di far ripartire il treno dell’economia da troppo tempo fermo ai box, e non sarà sicuramente il caro prof.Monti ha farci uscire da questa situazione con le suemanovre di taglio e cucito, ad oggi non si vede nulla se non aria fritta, quindi per non POPOLO, non cambierà nulla il 2012 sarà un anno recessivo e il rappoerto debito/pil non calerà, per il 2013 stesso discorso, ci vuole crescita.
La crescità deve essere l’elisir di lunga vita del nostro paese, ma oggi della crescita non si vedono neache i progetti, siamo un paese destinato al declino, un paese per pochi fortunati che vivono sulle spalle di molti, in primis politici, amici dei politici, una parte dei dipendenti piubblici, ecc….
Siamo un paese dove le menti migliori trovano impiego alll’estero ( ben pagate, da noi facevano la fame ),al contrario i peggiori, parenti di qunati sopra nominati trovano lauti impieghi, siamo un paese dove nessuno è mai responsabile di nulla, un paese alla deiriva, con una classe diriginte politico/industriale e un sistema giudiziario da terzo mondo, un sistema scolastico allo sbando ( tra poco solo per pochi), un paese di precari, in barba alla nostra costituzione, tranne i soliti noti, loro hanno anche più incarichi, che naturalmente si sono meritati.
Quindi come detto all’inizio non me ne può fregare di meno che siamo in grado di gestrire il debito, qui in Italia siamo rimasti fermi agli anni 70, ma per gli altri siamo nel 2012.

bergasim
Scritto il 13 febbraio 2012 at 18:48

Ho scritto di fretta, scusate gli errori

icebergfinanza
Scritto il 13 febbraio 2012 at 19:19

bergasim,

Se vuoi fare un discorso antropologico bene se invece parliamo di numeri e dinamiche finanziarie stiamo parlando due argomenti diversi. Andrea

bergasim
Scritto il 13 febbraio 2012 at 20:20

icebergfinanza,

Rimane il fatto che non crescendo non saremo in grado di rimborsare il debito, e dopo il partenone potrebbe toccare al colosseo bruciare, se poi tu vedi un futuro roseo per noi? io no.

tirlusa
Scritto il 13 febbraio 2012 at 20:41

icebergfinanza,

Sono più di uno i blogger che ti prendono di mira. Questa è la certificazione della bontà del tuo lavoro, lo schiamazzo degli ignoranti ha da sempre accompagnato chi si incammina su un sentiero di buon senso e quindi di verità. Comunque io non cambierei la mia Palermo per tutta la grande Germania, con buona pace di tutta la blogsfera.

icebergfinanza
Scritto il 13 febbraio 2012 at 21:17

bergasim,

Non sono ottimista ma solo realista ci attendono tempi duria nessuna catastrofe!

icebergfinanza
Scritto il 13 febbraio 2012 at 21:20

tirlusa@finanza,

Quando si deve vendere catapecchie tedesche e cioccolatini svizzeri si inventa l ‘impossibile per sopravvivere! Andrea

Price Action
Scritto il 13 febbraio 2012 at 22:37

«In Grecia c’è un dieci per cento di popolazione super ricca, ci vorrebbe perciò una riforma fiscale che andasse a toccare quei patrimoni improduttivi. Bisognerebbe cambiare il sistema bancario, bisognerebbe riformare la legislazione sul mercato del lavoro. Si dovrebbe fare insomma quello che stiamo facendo noi in Italia. Ecco, se a Bruxelles ci fossero persone dalla vista lunga direbbero: cari greci, seguite l’esempio italiano».

Mi associo ad Andrea.Mensa. Lo giuro, appena ho letto le frasi che riporto sopra ho pensato che doveva essersi fatto di qualcosa. L’alternativa è che sia un lecchino di primissima categoria.
Senza nulla togliere alla validità del blog, beninteso, le frasi sono di Zamagni, però non è possibile dire cose completamente scollegate dalla realtà e pretendere che un’altra persona se le beva.
Toccato i grandi patrimoni? Ma dove, in quale Italia? Forse in una dimensione parallela?

iwanz
Scritto il 14 febbraio 2012 at 10:32

Ciao a tutti, questo è il mio primo intervento su IcebergFinanza.
Per l’ennesima volta ho letto una delle frasi che mi fa più imbestialire in assoluto.
La frase è questa: “Rimane il fatto che non crescendo non saremo in grado di rimborsare il debito…”.
Mi imbestialisco perché mi rendo conto di quanto la propaganda liberista faccia presa anche sulle menti di coloro che si sforzano di comprendere.
Mettiamo in chiaro una cosa: il debito pubblico NON E’ RIMBORSABILE. Punto.
Lo puoi rifinanziare, ma non rimborsare.
Ad affermarlo, con adamantina certezza, è una bella ed anziana signora che di nome fa Matematica.
Da quanto mi risulta, ad oggi l’unico Stato europeo che potrebbe (almeno in teoria) rimborsare il suo debito è la Germania. Perché?
Perché ha una bilancia commerciale in positivo, ergo importa più moneta di quanta ne esporta.
Concludo con un assunto: “Uno Stato con sistema di moneta a debito e bilancia commerciale in equilibrio non dispone della matematica possibilità di saldare il proprio debito sovrano”.
Un abbraccio a tutti quanti.

schwefelwolf
Scritto il 14 febbraio 2012 at 15:28

Un’osservazione banale, da ignorante di cose economico-finanziarie.

Per esportare, bisogna avere qualcosa da vendere: qualcosa che sia in grado di stimolare o soddisfare una richiesta. Se questo qualcosa manca, ci si dovrebbe chiederne il perché. Perché si può vendere piú o meno in tutto il mondo una Audi, una BMW, persino una Ford o una Opel – ma non una FIAT? Perché un turista nord-europeo va sempre piú spesso in Spagna, e sempre meno in Italia o in Grecia? La risposta si nasconde, a mio avviso, nelle strutture, in ciò che i singoli popoli hanno saputo sviluppare e creare nel corso della propria storia.

Dopo la guerra, la Germania non si è rimessa in piedi a colpi di aiuti altrui: lo ha fatto (da Paese sconfitto, diviso e occupato) con una riforma monetaria (Ludwig Erhard) e con le stesse strutture di formazione professionale e di ricerca tecnico-scientifica che le avevano assicurato quasi cento anni di primati (nonché due guerre).

Non piacerà, ma il tanto vituperato “darwinismo sociale” continua a condizionare l’evolversi del mondo. Chi ha strutture efficenti, e le sa mettere a frutto, resta in gara – gli altri “saltano”. Se un Paese come l’Italia – o come la Grecia – ha ritenuto intelligente riversare 40 anni di lavoro nelle voraci fauci di un apparato statale ipertrofico, inefficente, clientelare e parassitario, invece di dotarsi di strutture (e infrastrutture) moderne non deve (ne può) lamentarsi dei risultati. L’idea di pretendere che altri subentrino a rilevare (a tempo indeterminato) i costi di questo sperpero, mi sembra per lo meno bizzarra. Invece di chiedere a Germania (e ad altri Paesi funzionanti) di venire a mantenere le prossime dieci generazioni di “club MED” (o qualcuno crede che questi popoli – Grecia, Portogallo, Sud-Italia – siano realmente in grado di diventare autosufficenti?) perché non si fa invece un bel referendum in Piemonte-Lombardia-Veneto, chiedendo alla popolazione se sia ancora entusiasta di continuare a pagare – magari per altri cinquant’anni – 50-70 miliardi all’anno nelle casse della “Grecia italiana”? Neanche la piú brutale cecità euromaniacale può pensare che qualcuno sia disposto a lavorare una vita per mantenere gente che – per mancanza di volontà o di capacità – non è evidentemente in grado di mantenersi da sola. L’Italia settentrionale è prigioniera del resto del Paese e non può sottrarsi al “salasso a vita” – ma il Centro-Nord Europa ha ancora (almeno in teoria) la possibilità di strapparsi l’ago da trasfusione che Bruxelles tenta di cementargli in vena. La soluzione è semplice: basta dare alle popolazioni colpite (dalla follia eurocratica delle rispettive “elité” governative) la possibilità di votare. Penso che nessuno dubiti dell’esito di un referendum pro/contra Europa: finis europae.

tirlusa
Scritto il 14 febbraio 2012 at 17:27

schwefelwolf@finanza,

“perché non si fa invece un bel referendum in Piemonte-Lombardia-Veneto, chiedendo alla popolazione se sia ancora entusiasta di continuare a pagare – magari per altri cinquant’anni – 50-70 miliardi all’anno nelle casse della “Grecia italiana”?
E’ un peccato vedere una persona che sà scrivere postare idiozie da propaganda leghista alla Salvini. Se l’Italia ha un potenziale è perchè c’è il Sud Italia, persino Tremonti l’ha capito. Senza, il nord è destinato a un implosione totale e senza via di scampo.

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