SOVEREIGN DEBT E LA LEGGE DI MURPHY!

Scritto il alle 12:00 da icebergfinanza

 

Abbiamo appena visto che secondo la legge di Murphy se qualcosa può andare male state certi che lo farà.

La sua filosofia ci dice di sorridere perchè domani sarà peggio anche perchè i cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si cerca di prendere per impedir loro di nuocere e noi purtroppo di cretini in questa crisi ne abbiamo visti tanti, anche se definirli cretini è un complimento.

Ora quanto sta accadendo nell'effetto domino dei paesi sovrani europei dell'area cosidetta periferica non è altro che il tentativo di cercare di protrarre all'infinito una reale presa di responsabilità, ovvero la consapevolezza che alcuni paesi dell'aerea euro, in piena deflazione, recessione economica, costretti a terribili misure di austerity, non potranno mai permettersi di pagare interessi che incominciano a sfiorare la soglia del 8/10 % a seconda delle scadenze.

Gli Stati dovevano nazionalizzare gli zombies finanziari, togliere di mezzo il conflitto di interesse farsi che azionisti ed obbligazionisti si assumano la responsabilità delle perdite. Non ci ha pensato la politica ma ci penserà la storia a scrivere una nuova pagina a spegnere il sorriso di un gruppo di esaltati che se la sta godendo!

Com'era nell'aria, il primo ministro portoghese José Socrates si è dimesso ieri sera, non essendo riuscito a raccogliere in Parlamento i voti per far passare il nuovo piano di austerity, proposto dal suo Governo di minoranza. La bocciatura delle misure fiscali di Lisbona è pesata sull'euro, sceso di oltre un punto, sotto 1,41, sul dollaro.
La bocciatura in Parlamento delle misure di austerità, e la caduta del governo socialista di José Socrates, costringeranno probabilmente le autorità portoghesi a chiedere il soccorso del Fondo europeo (Efsf), come è già avvenuto per Grecia e Portogallo, e del Fondo monetario.
La crisi politica portoghese non ha invece influenzato i mercati azionari. I rialzi segnati ieri da Wall Street (+0,29% l'S&P, +0,54% il Nasdaq), come pure quelli delle Borse europee (+0,48% lo Stoxx, +0,35% Francoforte, +0,54% Parigi, +0,66% Milano, +0,58% Londra) sembrerebbero, a prima vista, assai sorprendenti e in aperto contrasto con il precipitare degli eventi: quelli geopolitici, con la guerra in libia, i cui tempi si prospettano sempre più lunghi, e con il nuovo attentato a Gerusalemme; quelli dei debiti sovrani in Europa, poiché la bocciatura del piano fiscale in Portogallo ha costretto il governo alle dimissioni, mentre i rendimenti dei titoli di stato del paese, come pure quelli dell'Irlanda, sono volati ai massimi storici; quelli macroeconomici negli Stati Uniti, poiché l'ennesimo crollo nelle vendite di abitazioni ha spinto il mercato immobiliare ancora più a terra, vanificando l'illusione di una pur timida ripresa.
Le preoccupazioni per il deteriorarsi degli scenari politici ed economici sono state espresse dai prezzi del petrolio, salito ai nuovi massimi di periodo (105,5 $ il Wti a New York e 115,4 $ il Brent a Londra), dal nuovo record dell'oro (a 1.440 $) e dell'argento (37,3 $) su cui si sono infittiti gli acquisti da parte degli investitori in cerca di protezione. In questo contesto, la seppur contenuta esuberanza dei mercati azionari sembrerebbe un non senso. Invece c'è una logica: la scommessa da parte degli operatori di una nuova ondata di quantitative easing (Qe) negli Usa (immettere liquidità attraverso l'acquisto di titoli di stato o di bond), appena si sarà conclusa a giugno la seconda fase. Se l'economia è in affanno, vorrà dire che la Fed interverrà fornendo abbondante liquidità. Non è chiaro come e quanto un nuovo QE possa ristabilire le sorti di Main Street (l'economia reale), ma è certo che darà un altro formidabile aiuto alle fortune di Wall Street. Così hanno ragionato gli operatori, con una logica, se si vuole, da bolla speculativa, ma con il realismo di chi ha visto decollare i mercati dopo il famoso discorso di Jackson Hole a fine agosto, nel quale Ben Bernanke annunciò le linee guida del QE2.
Se questa è la logica, si capisce perché il settore dei costruttori di case a Wall Street sia salito dell'1,2%, dopo aver visto calare del 9,6% le vendite di nuove abitazioni, come mai era avvenuto dal 1963, cadere i prezzi ai livelli di 9 anni fa e crollare (lunedì) le vendite di case esistenti del 16,9%.
In Europa qualche dubbio è in realtà emerso, poiché le difficoltà dell'Irlanda e soprattutto la crisi portoghese hanno pesato sull'euro. Il differenziale di rendimento tra i titoli decennali portoghesi e il Bund s'è allargato a 455 centesimi, non lontano dal massimo di 496 di novembre. Parallelamente anche quello dell'Irlanda è schizzato a 715, che rappresenta invece il nuovo record. Ora i decennali rendono il 10,36% e i titoli a due anni il 10,1%, rendendo proibitiva la spesa per interessi del governo di Dublino. Nel pomeriggio s'erano anche diffuse voci (poi smentite) di un mancato pagamento della cedola, con scadenza 29 marzo, sui bond di Allied Irish. Non meglio vanno le cose per Lisbona, che deve pagare interessi del 7,7% per i titoli decennali.
L'eccitazione di New York per una nuova ondata di liquidità da parte della Fed s'è alimentata con le analisi di alcuni broker (Faros Trading), con i commenti di Saxo Bank e di Saumil Parikh di Pimco. Ha spiegato il gestore che se la «ripresa economica Usa dovesse appannarsi, la Fed potrebbe espandere la liquidità del sistema». Anche a costo di creare inflazione. Con un mercato immobiliare in agonia, l'imperativo è consolidare la sensazione di ricchezza, assicurata da una Borsa esuberante.SOLE24ORE 
 

Quella calda sensazione di ricchezza che solo gli idioti possono offrire!

 

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2 commenti Commenta
Scritto il 24 marzo 2011 at 14:10

a proposito degli Esfs forse volevi dire grecia e irlanda , non grecia e portogallo.

Scritto il 24 marzo 2011 at 14:19

l'unico mio vero dubbio è ch esiano tutt'altro che cretini, m asolo figli di buona donna…. e che invece di pensare ad unasoluzione finaviaria, pensino a qualcosa di ben peggio.

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