ECONOMIA DI COMUNIONE.

Scritto il alle 10:29 da icebergfinanza

 

Continua il nostro viaggio attraverso i "Mondi Alternativi" attraverso visioni alternative e orizzonti in grado di far sorgere sul futuro, nuove albe di rinnovamento, il rinnovamento di un sistema economico, che ha mostrato tutti i suoi limiti e le sue incongruenze. Si tratta di un  sistema economico, che non può essere stravolto, ma integrato e modificato  dal basso, da esperienze in grado di attenuare le derivazioni demenziali di un’economia di mercato votata al " bene totale", alla massimizzazione a breve termine a favore di pochi, rispetto al "bene comune" alla condivisione e reciprocità.

…Il capitalismo ha raggiunto negli ultimi due secoli risultati economici, tecnologici e civili straordinari, svolgendo un ruolo importante nella trasformazione della società. Ha perso, però, sul terreno della fraternità. Anche per questo, oggi, il capitalismo è divenuto obsoleto. Le crisi di questo inizio di terzo millennio (dal terrorismo all’ambiente, dalla finanza all’energia), mostrano con straordinaria forza che l’economia di mercato sta esaurendo ogni forza di cambiamento sociale e di incivilimento, perché stiamo pagando le conquiste sul terreno della libertà individuale con la moneta dell’ambiente e con quella delle relazioni sociali…

Oggi parleremo di " Economia di Comunione " un modo diverso di vivere l’economia, nessuna utopia, ma un’occasione in più per abbracciare, una delle tante realtà che offrono una via alternativa sostenibile. Non necessariamente i "Mondi Alternativi" devono diventare esperienze di massa, ma si raffigurano come alternative reali dove poter esprimere il proprio "essere" prima che il desiderio di "avere".

Con l’occasione ricordo a tutti coloro giovani laureati o lavoratori che la scadenza del termine per l’iscrizione al Corso di perfezionamento in Economia Civile e non profit, di cui potete trovare informazioni nel banner all’inizio del nostro blog, è stata prorogata al 05/02/2010

Intraprendere nel non profit Università Milano Bicocca – Anno accademico 2009-2010

BicoccaObiettivi: Il corso di perfezionamento, si rivolge a giovani laureati che vogliano formarsi per operare nel Terzo Settore e a lavoratori che vogliano approfondire le loro competenze rispetto alla gestione delle organizzazioni non profit, in particolare cooperative sociali, ONG, associazioni. Il corso di perfezionamento mira ad offrire competenze specifiche rispetto ai temi dell’economia civile e agli aspetti gestionali relativi alle ONP (area amministrativa e gestionale, area giuridico amministrativa, area progettuale e area delle risorse umane). I candidati si riconoscono in una scienza economica che incorpora valori etici e sociali.

L’ Economia di Comunione (EdC) coinvolge imprenditori, lavoratori, dirigenti, consumatori, risparmiatori, cittadini, studiosi, operatori economici, lanciato da Chiara Lubich nel Maggio del 1991 a San Paolo in Brasile, allo scopo di costruire e mostrare una società umana dove, ad imitazione della prima comunità di Gerusalemme, “nessuno tra loro è indigente”.

Le imprese sono l’asse portante del progetto. Queste si impegnano liberamente a mettere in comunione i profitti secondo tre scopi e con pari attenzione:

point-color.gifaiutare le persone svantaggiate, creando nuovi posti di lavoro e sovvenendo ai bisogni di prima necessità, dando vita a dei progetti di sviluppo iniziando da quanti condividono lo spirito che anima il progetto;

point-color.gifdiffondere la "cultura del dare" e della reciprocità, senza la quale non è possibile realizzare un’ Economia di Comunione;

point-color.gifsviluppare l’impresa, che deve restare efficiente e competitiva mentre si apre alla gratuità;

Inoltre EdC dà vita a poli produttivi nelle Cittadelle del Movimento dei Focolari, allo scopo di mostrare un distretto industriale sui generis, laboratorio vivo di una economia di comunione. EDC.

Il carisma di Chiara Lubich,  radiosa anima della mia terra, fondatrice nel 1943 del Movimento dei Focolari , impegnata da sempre nel dialogo interreligioso e con persone di convinzioni non religiose, ha prodotto questa via alternativa, reale, che attenua alcune  deviazioni negative dell’economia di mercato.

Ma cosa può fare l’ Economia di Comunione in tempi di crisi?  Date un’occhiata a questo articolo, leggetelo bene, Lavorare in comunione in momenti di crisi è una delle tante testimonianze

Tutti fatti recentissimi che dimostrano come l’Economia di comunione al di là della sola distribuzione degli utili, concorra alla realizzazione di uomini nuovi che danno testimonianza, col loro agire, di come un nuovo modo di lavorare che mette al centro la persona, può essere vincente.

In Economia di Comunione: il punto di vista di Espero avete un’ulteriore visione della mission dell’economia di comunione:

Qual è l’impatto dell’aderire ad un’iniziativa come quella di Economia di Comunione nella gestione dei Vostri utili?

L’impiego etico degli utili prodotti dall’azienda è appunto un altro valore cardine di EdC. Proprio per questo non prevediamo bonus particolari per gli amministratori se non premi che in modo equo rispettino il lavoro e la crescita professionale.
L’utile messo in comunione e poi destinato agli scopi è la "divisa" del progetto, una condizione necessaria (anche se non sufficiente) per essere parte del progetto. La prima idea forza del progetto è stata infatti quella di mettere gli utili in comunione, suddivisi in tre parti. Un terzo degli utili servono all’azienda per reinvestire, crescere e creare nuovo lavoro. Un terzo viene donato per la nascita di aziende e iniziative imprenditoriali in paesi in via di sviluppo (come il Brasile e in generale il Sud America) e la restante parte per diffondere la formazione, la cultura e i valori di comunione e reciprocità di EdC.

Parte degli utili infatti vengono usati anche per promuovere la realizzazione e diffusione di tesi di laurea che servono per il progredire dei temi oggetto dell’iniziativa. Nell’ultimo anno ci sono state 20 tesi di laurea sull’iniziative di Economia di Comunione.

Tornando all’economia in senso più ampio, è all’economia civile …

… l’economia  civile diventa il luogo delle azioni concrete che si vivono ogni giorno, in famiglia, in città, nelle fabbriche, ed ha una rilevanza valutabile non solo attraverso lo sviluppo economico di una comunità ma anche attraverso la qualità dello stesso.

Se riflettiamo sul percorso storico dell’economia di mercato a partire dai classici quali Smith, Schumpeter, Weber, fino alla crisi che ha investito i Paesi avanzati particolarmente nell’ultimo decennio, dobbiamo ritenere che il modello tradizionale in cui il mercato produce ricchezza, lo Stato la redistribuisce, il volontariato mette le pezze, è un modello che non funziona più.

"Dobbiamo immaginare una economia civile che crei lavoro, che crei valore aggiunto – dice Luigino Bruni. Occorrono maggiore iniziativa, maggiori imprenditori sociali, gente che fa impresa per passione, per un ideale, per un progetto. Il capitalismo classico basato soltanto sul profitto non spiega la crisi attuale e da essa impara che la rotta va cambiata. Noi questa sera proponiamo un’economia che nasce dalle passioni, dalla voglia di fare dei progetti, di costruire per il futuro. Un’economia che non cancella nulla del passato ma ricentra sul lavoro e sull’impresa quel modello che era stato lasciato esclusivamente al gioco del libero mercato"..

 la mia impressione è che o il mercato diventa luogo di reti e di relazioni di vita buona o il capitalismo non può andare avanti. Il tema dell’ ambiente è il primo a raccontarci una storia diversa e fra qualche anno ci accorgeremo che nemmeno la società potrà sostenerlo a lungo, perchè gravi sono i contraccolpi in tema di solitudine ed emarginazione.Quindi o ci mettiamo insieme dal basso, in modo orizzontale, solidale e sussidiario, oppure…

questo capitalismo desertificherà il sociale.

Alla lunga questo cambiamento appare più una necessità che un auspicio".

Una necessità, certo, come il bisogno di aria nuova, di aria pulita, che nasce dalla consapevolezza, che vuole spazzare via i luoghi comuni, l’immagine indissolubile di un quadro, quello del capitalismo,  che ormai sta perdendo brillantezza. Si tratta di ravvivare con idee nuove l’economia di mercato, far comprendere che esiste un’alternativa reale, anche a coloro che guardano con scetticismo, queste alternative, queste novità, questi progetti, solo perchè non amano avventurarsi oltre l’orizzonte, per esplorare nuove rotte, e preferiscono lasciarsi cullare dalle onde del proprio ego e del proprio egoismo, desertificando le relazioni umane, sussurrando che nulla cambia tutto è per sempre uguale.

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71 commenti Commenta
Scritto il 30 gennaio 2010 at 10:56

Questa mattina mi è venuta chiara una cosa che riguarda il futuro deflazione /inflazione che voglio condividere con voi.
Premetto che

Ho avuto da fare in questi ultimi tempi per cui non ho letto moltissimi vostri commenti, per cui se è già stato detto, scusatemi

Non sono un economista (visti i risultati generali forse dovrei dire “e me ne vanto”), per cui non so esprimermi con formule magiche e in economia “parlo come mangio”. Ho letto un po’ sul signoraggio e mi ha aiutato molto.

Prologo.
Sto cercando un terreno agricolo per me, per un piccolo orto e frutteto da coltivare con gli EM (Microrganismi Effettivi). Qualche giorno fa, parlando con un conoscente di un terreno che ha lui, costruibile, gli ho chiesto, per curiosità, quanto costava. Nella mia zona i prezzi delle case e terreni sono andati alle stelle, ma quando mi ha detto “3….4” io gli ho chiesto “3/4 cosa?”. Lui mi ha detto. “…mila euro…”.
“!!!???!!!”
Inflazione/Deflazione
Questa mattina ho pensato questo.
Suo papà o suo nonno avranno pagato il terreno 3 mila lire. Ora lui lo rivende per 3000 euro.
Il pagamento 100 metri = 300.000 euro, avverrà in banca, dove il computer definirà la transazione. Lui avrà 300.000 euro da spendere e la Banca, ammesso che sia onesta, grazie alla riserva frazionaria, 6.000.000, che immetterà sul mercato. Qualcuno mi può dire: anche l’altra banca ce l’aveva, la riserva, ma io gli posso dire che magari, l’altra banca, era una banca di credito cooperativo che utilizzava la leva che so, X 10 e non X 20.
Il problema grosso, però non sta solo nella riserva frazionaria, ma anche nel fatto che 300.000 lire sono diventati 300.000 euro, senza che nessuno li abbia stampati. La plusvalenza – rivalutazione è rimasta un numero sul computer. Stesso discorso per le plusvalenze finanziarie (lì non c’è neanche un terreno) o per quelle dello scambio merci, ecc. ecc.. Moltiplicate per tanti, tanti anni; moltiplicate per tutto il mondo, ma considerate una crescita esponenziale. Quanta moneta non è stata stampata?
Ripeto quello che ho scritto moooolto tempo fa. Quando una banca viene pagata 65 miliardi di euro (ovviamente “computer” e azioni e non cash) non è già inflazione??? L’inflazione c’è già stata.
Deflazione e massa monetaria
Sono due facce della stessa medaglia, cioè del ritorno alla realtà. Cioè due modi per far di nuovo coincidere l’enorme volume di moneta virtuale con la moneta reale.
1)Per quanti anni si dovrà stampare la moneta, in tutto il mondo, per avvicinarsi ad un dato più reale?
2)Per quanto tempo il valore delle cose (case, terreni, merci…) dovrà scendere per tornare a livelli sostenibili, cioè per poter essere acquistato e venduto dalla massa? Ad ogni discesa del valore delle cose tutti gli assets finanziari correlati scenderanno, creeranno crisi a chi li detiene, ma contribuiranno a raggiungere più velocemente il punto di ripartenza.
Pur stampando a più non posso ora le banche sono costrette ad aumentare le proprie riserve, stringendo il credito, per cui la massa monetaria in circolazione diminuisce e la gente ha meno soldi, per cui il punto 2) si allontana dall’obbiettivo. Ancora di più si allontana se tolgo soldi ai cittadini (denaro pubblico) per darlo alle banche che lo mettono in quella voragine senza fondo che, per ora, non hanno ancora smesso di alimentare.
Sappiamo che è tutto voluto, ma questo è un altro discorso.
Ovviamente questo è solo un aspetto finanziario del gran casino che hanno creato.

Per quanto riguarda i risultati del PIL, penso che le "Fantasie d’Inverno" stiano per finire. Però, per rilassarvi, vi consiglio di prendervi 3 minuti per ascoltare questa bellissima canzone (poesia):

http://www.youtube.com/watch?v=0xo_rWY7Uxk

 
Bill

Scritto il 30 gennaio 2010 at 10:56

Questa mattina mi è venuta chiara una cosa che riguarda il futuro deflazione /inflazione che voglio condividere con voi.
Premetto che

Ho avuto da fare in questi ultimi tempi per cui non ho letto moltissimi vostri commenti, per cui se è già stato detto, scusatemi

Non sono un economista (visti i risultati generali forse dovrei dire “e me ne vanto”), per cui non so esprimermi con formule magiche e in economia “parlo come mangio”. Ho letto un po’ sul signoraggio e mi ha aiutato molto.

Prologo.
Sto cercando un terreno agricolo per me, per un piccolo orto e frutteto da coltivare con gli EM (Microrganismi Effettivi). Qualche giorno fa, parlando con un conoscente di un terreno che ha lui, costruibile, gli ho chiesto, per curiosità, quanto costava. Nella mia zona i prezzi delle case e terreni sono andati alle stelle, ma quando mi ha detto “3….4” io gli ho chiesto “3/4 cosa?”. Lui mi ha detto. “…mila euro…”.
“!!!???!!!”
Inflazione/Deflazione
Questa mattina ho pensato questo.
Suo papà o suo nonno avranno pagato il terreno 3 mila lire. Ora lui lo rivende per 3000 euro.
Il pagamento 100 metri = 300.000 euro, avverrà in banca, dove il computer definirà la transazione. Lui avrà 300.000 euro da spendere e la Banca, ammesso che sia onesta, grazie alla riserva frazionaria, 6.000.000, che immetterà sul mercato. Qualcuno mi può dire: anche l’altra banca ce l’aveva, la riserva, ma io gli posso dire che magari, l’altra banca, era una banca di credito cooperativo che utilizzava la leva che so, X 10 e non X 20.
Il problema grosso, però non sta solo nella riserva frazionaria, ma anche nel fatto che 300.000 lire sono diventati 300.000 euro, senza che nessuno li abbia stampati. La plusvalenza – rivalutazione è rimasta un numero sul computer. Stesso discorso per le plusvalenze finanziarie (lì non c’è neanche un terreno) o per quelle dello scambio merci, ecc. ecc.. Moltiplicate per tanti, tanti anni; moltiplicate per tutto il mondo, ma considerate una crescita esponenziale. Quanta moneta non è stata stampata?
Ripeto quello che ho scritto moooolto tempo fa. Quando una banca viene pagata 65 miliardi di euro (ovviamente “computer” e azioni e non cash) non è già inflazione??? L’inflazione c’è già stata.
Deflazione e massa monetaria
Sono due facce della stessa medaglia, cioè del ritorno alla realtà. Cioè due modi per far di nuovo coincidere l’enorme volume di moneta virtuale con la moneta reale.
1)Per quanti anni si dovrà stampare la moneta, in tutto il mondo, per avvicinarsi ad un dato più reale?
2)Per quanto tempo il valore delle cose (case, terreni, merci…) dovrà scendere per tornare a livelli sostenibili, cioè per poter essere acquistato e venduto dalla massa? Ad ogni discesa del valore delle cose tutti gli assets finanziari correlati scenderanno, creeranno crisi a chi li detiene, ma contribuiranno a raggiungere più velocemente il punto di ripartenza.
Pur stampando a più non posso ora le banche sono costrette ad aumentare le proprie riserve, stringendo il credito, per cui la massa monetaria in circolazione diminuisce e la gente ha meno soldi, per cui il punto 2) si allontana dall’obbiettivo. Ancora di più si allontana se tolgo soldi ai cittadini (denaro pubblico) per darlo alle banche che lo mettono in quella voragine senza fondo che, per ora, non hanno ancora smesso di alimentare.
Sappiamo che è tutto voluto, ma questo è un altro discorso.
Ovviamente questo è solo un aspetto finanziario del gran casino che hanno creato.

Per quanto riguarda i risultati del PIL, penso che le "Fantasie d’Inverno" stiano per finire. Però, per rilassarvi, vi consiglio di prendervi 3 minuti per ascoltare questa bellissima canzone (poesia):

http://www.youtube.com/watch?v=0xo_rWY7Uxk

 
Bill

Scritto il 30 gennaio 2010 at 10:56

Questa mattina mi è venuta chiara una cosa che riguarda il futuro deflazione /inflazione che voglio condividere con voi.
Premetto che

Ho avuto da fare in questi ultimi tempi per cui non ho letto moltissimi vostri commenti, per cui se è già stato detto, scusatemi

Non sono un economista (visti i risultati generali forse dovrei dire “e me ne vanto”), per cui non so esprimermi con formule magiche e in economia “parlo come mangio”. Ho letto un po’ sul signoraggio e mi ha aiutato molto.

Prologo.
Sto cercando un terreno agricolo per me, per un piccolo orto e frutteto da coltivare con gli EM (Microrganismi Effettivi). Qualche giorno fa, parlando con un conoscente di un terreno che ha lui, costruibile, gli ho chiesto, per curiosità, quanto costava. Nella mia zona i prezzi delle case e terreni sono andati alle stelle, ma quando mi ha detto “3….4” io gli ho chiesto “3/4 cosa?”. Lui mi ha detto. “…mila euro…”.
“!!!???!!!”
Inflazione/Deflazione
Questa mattina ho pensato questo.
Suo papà o suo nonno avranno pagato il terreno 3 mila lire. Ora lui lo rivende per 3000 euro.
Il pagamento 100 metri = 300.000 euro, avverrà in banca, dove il computer definirà la transazione. Lui avrà 300.000 euro da spendere e la Banca, ammesso che sia onesta, grazie alla riserva frazionaria, 6.000.000, che immetterà sul mercato. Qualcuno mi può dire: anche l’altra banca ce l’aveva, la riserva, ma io gli posso dire che magari, l’altra banca, era una banca di credito cooperativo che utilizzava la leva che so, X 10 e non X 20.
Il problema grosso, però non sta solo nella riserva frazionaria, ma anche nel fatto che 300.000 lire sono diventati 300.000 euro, senza che nessuno li abbia stampati. La plusvalenza – rivalutazione è rimasta un numero sul computer. Stesso discorso per le plusvalenze finanziarie (lì non c’è neanche un terreno) o per quelle dello scambio merci, ecc. ecc.. Moltiplicate per tanti, tanti anni; moltiplicate per tutto il mondo, ma considerate una crescita esponenziale. Quanta moneta non è stata stampata?
Ripeto quello che ho scritto moooolto tempo fa. Quando una banca viene pagata 65 miliardi di euro (ovviamente “computer” e azioni e non cash) non è già inflazione??? L’inflazione c’è già stata.
Deflazione e massa monetaria
Sono due facce della stessa medaglia, cioè del ritorno alla realtà. Cioè due modi per far di nuovo coincidere l’enorme volume di moneta virtuale con la moneta reale.
1)Per quanti anni si dovrà stampare la moneta, in tutto il mondo, per avvicinarsi ad un dato più reale?
2)Per quanto tempo il valore delle cose (case, terreni, merci…) dovrà scendere per tornare a livelli sostenibili, cioè per poter essere acquistato e venduto dalla massa? Ad ogni discesa del valore delle cose tutti gli assets finanziari correlati scenderanno, creeranno crisi a chi li detiene, ma contribuiranno a raggiungere più velocemente il punto di ripartenza.
Pur stampando a più non posso ora le banche sono costrette ad aumentare le proprie riserve, stringendo il credito, per cui la massa monetaria in circolazione diminuisce e la gente ha meno soldi, per cui il punto 2) si allontana dall’obbiettivo. Ancora di più si allontana se tolgo soldi ai cittadini (denaro pubblico) per darlo alle banche che lo mettono in quella voragine senza fondo che, per ora, non hanno ancora smesso di alimentare.
Sappiamo che è tutto voluto, ma questo è un altro discorso.
Ovviamente questo è solo un aspetto finanziario del gran casino che hanno creato.

Per quanto riguarda i risultati del PIL, penso che le "Fantasie d’Inverno" stiano per finire. Però, per rilassarvi, vi consiglio di prendervi 3 minuti per ascoltare questa bellissima canzone (poesia):

http://www.youtube.com/watch?v=0xo_rWY7Uxk

 
Bill

Scritto il 30 gennaio 2010 at 11:10

 Caro Andrea, grazie di questo articolo,

non per nulla sei conterraneo di Chiara Lubich, meravigliosa donna che,strumento di Dio,è riuscita nelle imprese più straordinarie.
Grazie per continuare a proporre quanto questa donna ha fatto.
Non è un utopia,non è impossibile…………….basta provarci, ma da soli non si va da nessuna parte,occorre fare gruppo.
Un gruppo coeso,solidale che si diffonda a macchia d’olio.
Occorre crederci e sfidare anche ciò che pare impossibile.
Ricordiamo che ciò che è impossibile all’uomo è possibile a Dio.
E per chi non crede nell’esistenza del Creatore …………un invito a conoscerLo a fondo e poi ne discutiamo…………amichevolmente s’intende!!
Ricordiamo che il bello che "profuma di buono" piace a tutti anche ai più scettici,perché tutti abbiamo nel più profondo dell’ anima quella "Stilla" che fa la differenza.

se volete saperne di più su Chiara Lubich questi alcuni  links:

http://www.centrochiaralubich.org/

http://focolare.org/It/chiara_i.html

http://www.focolare.org/page.php?codcat1=112&lingua=IT&titolo=cittadelle&tipo=cittadelle

Scritto il 30 gennaio 2010 at 11:10

 Caro Andrea, grazie di questo articolo,

non per nulla sei conterraneo di Chiara Lubich, meravigliosa donna che,strumento di Dio,è riuscita nelle imprese più straordinarie.
Grazie per continuare a proporre quanto questa donna ha fatto.
Non è un utopia,non è impossibile…………….basta provarci, ma da soli non si va da nessuna parte,occorre fare gruppo.
Un gruppo coeso,solidale che si diffonda a macchia d’olio.
Occorre crederci e sfidare anche ciò che pare impossibile.
Ricordiamo che ciò che è impossibile all’uomo è possibile a Dio.
E per chi non crede nell’esistenza del Creatore …………un invito a conoscerLo a fondo e poi ne discutiamo…………amichevolmente s’intende!!
Ricordiamo che il bello che "profuma di buono" piace a tutti anche ai più scettici,perché tutti abbiamo nel più profondo dell’ anima quella "Stilla" che fa la differenza.

se volete saperne di più su Chiara Lubich questi alcuni  links:

http://www.centrochiaralubich.org/

http://focolare.org/It/chiara_i.html

http://www.focolare.org/page.php?codcat1=112&lingua=IT&titolo=cittadelle&tipo=cittadelle

Scritto il 30 gennaio 2010 at 11:10

 Caro Andrea, grazie di questo articolo,

non per nulla sei conterraneo di Chiara Lubich, meravigliosa donna che,strumento di Dio,è riuscita nelle imprese più straordinarie.
Grazie per continuare a proporre quanto questa donna ha fatto.
Non è un utopia,non è impossibile…………….basta provarci, ma da soli non si va da nessuna parte,occorre fare gruppo.
Un gruppo coeso,solidale che si diffonda a macchia d’olio.
Occorre crederci e sfidare anche ciò che pare impossibile.
Ricordiamo che ciò che è impossibile all’uomo è possibile a Dio.
E per chi non crede nell’esistenza del Creatore …………un invito a conoscerLo a fondo e poi ne discutiamo…………amichevolmente s’intende!!
Ricordiamo che il bello che "profuma di buono" piace a tutti anche ai più scettici,perché tutti abbiamo nel più profondo dell’ anima quella "Stilla" che fa la differenza.

se volete saperne di più su Chiara Lubich questi alcuni  links:

http://www.centrochiaralubich.org/

http://focolare.org/It/chiara_i.html

http://www.focolare.org/page.php?codcat1=112&lingua=IT&titolo=cittadelle&tipo=cittadelle

Scritto il 30 gennaio 2010 at 11:32

Andrea,

è abbastaza chiaro che l’economia basata prevalentemente sulla produzione di beni stia terminando il suo ciclo.

In effetti da molti anni il settore dei servizi sta superando quello della produzione almeno in termini di valore aggiunto, soprattutto nei paesi più sviluppati.

La ragione è che la tecologia ha permesso aumenti di produttività ordini di grandezza superiori all’incremeto della popolazione per cui di fatto i beni industriali durevoli o no, dovrebbero aver subito una rilevante deflazione, cosa che non si è verificata.

Nel settore dei servizi, ed in particolare nei servizi alla persona le posibilità di fare efficienza / produttività sono molto basse e bisogna anche tenere conto che se per i prodotti industriali l’automazione e la razionalizzazione della produzione hanno permeso di aumentare la qualtà e l’affidabilità dei prodotti tutto il contrario avviene quando si parla di servizi alla persona, la produttività è , spesso a scapito della qualità e intensità del servizio.

E’ chiaro che in un sistema economico che richieda sempre meno manod’opera per la produzione di beni (primari secondari superflui o inutili) si liberano molte risorse che possono essere utilizzate per i servizi alla persona che migliorino concretamente la qualità dela vita delle persone.

Si potrebbe lavorare meno (a parità di potere dacquisto) per poter dedicare più tempo, anche gratuitamente ai bisogni sociali della propria famiglia o della propria comunità.

Si potrebbero trovare le risorse per retribuire adeguatamente chi si dedica a queste attività, con spirito di servizio, ma non gratuitamente. 

Il problema è che finchè lasceremo la maggior parte della ricchezza prodotta , a quasi la totatà della ricchezza esistente nelle mani i pochissimi queste risorse non ci saranno mai.

Bisognerebbe che il prezzo dei prodotti rispecchiasse veramente il loro costo idustriale, con i giusti margini per gli operatori. Insisto nel dire che la maggior parte delle persone non ha idea di quanto basso sia il costo industriale della maggior parte delle merci/prodotti sul mercato.

Quello che non vorrei accettare è che la "massa" debba adeguarsi ad uno stle di vita ulteriormente sacrificato, benchè più solidale, per ncessità, senza andare prima a spegnere " l’aspiratore" che negli anni, speciamente gli ultimi ha sottratto pesantemente ricchezza alla maggioranza dele persone.

Scritto il 30 gennaio 2010 at 11:52

 Caro Il Cuculo,
 
 mi dispiace dissentire ma, abbi pazienza, la vecchia nonna la vede in altra maniera e se sbaglia siete pregati di correggerla.

Non si tratta di pagare "il volontario" si tratta di essere tutti volontari.……….

uno per tutti e tutti per uno………….una grande famiglia in una piccola o grande oasi, dipende dal gruppo e da quanto ci si crede…….

una specie di isola che non c’è e che il Capitano di questo veliero ci sta indicando oltre la nebbia…………perché noi ce la  costruiamo e perchè contagi altri a costruine…………..leggetevi Chiara e capirete

Questo è LA LUCE in fondo al tunnel ragazzi !!!

Buona domenica,
ora vado a fare il purè con due cotechini fumanti…………..ed a presto perché vorrei vedervi tutto ad un grande,grandissimo e lungo tavolo apparecchiato sotto le fronde degli alberi sulla collina , volevo postarvi le foto ma non hanno url e quindi vi invito ad andarle a vedere qui:

Scritto il 30 gennaio 2010 at 11:52

 Caro Il Cuculo,
 
 mi dispiace dissentire ma, abbi pazienza, la vecchia nonna la vede in altra maniera e se sbaglia siete pregati di correggerla.

Non si tratta di pagare "il volontario" si tratta di essere tutti volontari.……….

uno per tutti e tutti per uno………….una grande famiglia in una piccola o grande oasi, dipende dal gruppo e da quanto ci si crede…….

una specie di isola che non c’è e che il Capitano di questo veliero ci sta indicando oltre la nebbia…………perché noi ce la  costruiamo e perchè contagi altri a costruine…………..leggetevi Chiara e capirete

Questo è LA LUCE in fondo al tunnel ragazzi !!!

Buona domenica,
ora vado a fare il purè con due cotechini fumanti…………..ed a presto perché vorrei vedervi tutto ad un grande,grandissimo e lungo tavolo apparecchiato sotto le fronde degli alberi sulla collina , volevo postarvi le foto ma non hanno url e quindi vi invito ad andarle a vedere qui:

Scritto il 30 gennaio 2010 at 11:52

 Caro Il Cuculo,
 
 mi dispiace dissentire ma, abbi pazienza, la vecchia nonna la vede in altra maniera e se sbaglia siete pregati di correggerla.

Non si tratta di pagare "il volontario" si tratta di essere tutti volontari.……….

uno per tutti e tutti per uno………….una grande famiglia in una piccola o grande oasi, dipende dal gruppo e da quanto ci si crede…….

una specie di isola che non c’è e che il Capitano di questo veliero ci sta indicando oltre la nebbia…………perché noi ce la  costruiamo e perchè contagi altri a costruine…………..leggetevi Chiara e capirete

Questo è LA LUCE in fondo al tunnel ragazzi !!!

Buona domenica,
ora vado a fare il purè con due cotechini fumanti…………..ed a presto perché vorrei vedervi tutto ad un grande,grandissimo e lungo tavolo apparecchiato sotto le fronde degli alberi sulla collina , volevo postarvi le foto ma non hanno url e quindi vi invito ad andarle a vedere qui:

Scritto il 30 gennaio 2010 at 12:47

  Sono riuscita a creare url e quindi vi mando un assaggio di langa ………ciaooo

utente anonimo
Scritto il 30 gennaio 2010 at 13:23

Hai, hai Mazzalai la sua complessione ‘umidissima’ ha colpito ancora.
Mi dispiace ma ritiro quanto commentato in altro articolo: noi due alla fine NON ci intendiamo.
Consiglio a lei ed ai suoi lettori la lettura dell’articolo che potete trovare all’indirizzo: http://nsdottorx.blogspot.com/2009/12/critiche-al-predicatore-finanziario_20.html    scritto da uno che é palesemente di complessione ‘secca’ ed al sottoscritto congeniale.

L’articolo é stato segnalato da il Folletto su Mercato libero. Spero non ne abbia a male se lo diffondo.

Ciò che lei propone é in pratica quanto si può leggere negli Atti degli Apostoli capitolo 5 (se ricordo bene).  E’ stato una folle utopia oltre ad un colossale fallimento ed una tragedia per generazioni e generazioni di individui.
Ricordi il consiglio del Nazareno: lasciate a Cesare ciò che é di Cesare perchè – aggiungo io – di queste cose ne capisce molto di più.

luigiza
P.S. forse le ho rovinato la domenica. Non me ne voglia

utente anonimo
Scritto il 30 gennaio 2010 at 13:37

lo stesso Draghi ha speso parole positive a favore delle Banche Cooperative… dopo però aver fatto molte critiche al mondo delle BCC  negli anni passati ante crisi .
che brav’uomo che è Mario Draghi

e per par condicio , ricordo a tutti che chi l’ha nominato Governatore oggi lo critica.

è tutta una farsa la politica italiana

le cose belle nasceranno dal basso, dalle persone umili e dai lavoratori sottopagati dall’attuale CASTA.  

un prosit alle persone di buona volontà

utente anonimo
Scritto il 30 gennaio 2010 at 13:44

 Bel post Capitano, bel’ intervento CCP sulla Lubich !
Il mio dubbio e’ che aime’ tali valori fondamentali sono ormai troppo inflazioneati, non abbiamo piu’ il senso ed il valore delle parole, oggi tutti a parole son solidali, sostenibili etc. ect. poi nei fatti no, non fraintendete non e’ una critica alla Lubich che stimo profondamente.
Un esempio in concreto l’ ALC*A, quella dell’ alluminio, famosa per la chousura di due stabilimenti in Italia, per andare a Dubai in JV con la Dubal, ebbene tale ditta si e’ vinta l’ award Dow Jones per la Sostenibilita’ nel 2009 ! Sul sito trovi bellissime favolette sull’ human respect ect. fatte da consulenti markettari ben foraggiati, non ce l’ ho con tale ditta ma e’ solo un esempio per farvi capire la differenza siderale tre verbo ed azione per tante persone….quando questa si fa carne !
Un saluto e buona domenica a tutti
Massimo

Scritto il 30 gennaio 2010 at 13:55

CCP
scusa ma non è quelo che intendevo, non si paga il volontario, per definizione.

La mia idea parte dal fatto che la nostra società ha oggi più bisogno di servizio alla persona e mono produzione di beni.

Quindi dobbiamo spostare il baricento dell’economia dalla sovra-produzione alla generazione di servizi he mgliorino la qualit della vita.

Se una persona si dedica a tempo pieno a queste attività che richiedono impegno spirito di servizio ma anche attitudine e competenze specfiche deve anche torvarvi degno sostentmento per la propria famiglia.

Alternativamente si potrebe riorganizzare il lavoro sulla base di un minor impegno di tempo a livello personale, fatto in modo razionale e lasciando ampia libertà di scelta agli individui al fine di potersi dedicare magormente alla cura dee persone a noi vicine.

Questa via pur ardua mi appare percorribile, per il resto come avrai capito non sono incline a discutere di utopie.

ciao

utente anonimo
Scritto il 30 gennaio 2010 at 14:17

#9
la tua logica è quella di governare il presente e quelli che tu ritieni essere dei processi ineludibili, quello che tu non considere è che forse il presente si sta sgretolando sotto i tuoi occhi

Scritto il 30 gennaio 2010 at 14:38

ciò che non si può governare si subisce

utente anonimo
Scritto il 30 gennaio 2010 at 14:59

ciò che non si può governare può anche autodistruggersi e forse sarebbe un bene

Scritto il 30 gennaio 2010 at 15:38

Caro Luigiza, scherzi, mai stato cosi bene in vita mia come in questi ultimi anni, e in particolare in questa domenica, dove i figli del pensiero razionale, coloro che amano osservare il mondo dalla stessa visuale che ha espresso il fallimento di questo sistema, anche se nella presunta eterodossia della loro visione, in maniera particolare quella che esprime il Folletto o il Vostro Dottor X, decisamente accademica e scientifica, che si ispira all’individualismo metodologico dell’azione umana, che sembra negare all’essere umano, emozioni o sentimenti che vadano al di la dell’interesse personale.

Immaginavo che l’aver proposto una delle tante vie alternative a questo sistema, che in fondo non è altro che il richiamo alle precedenti analisi sull’economia civile o sull’economia sociale di mercato, sul social business, avrebbe risvegliato la tua complessione granitica.

Il tuo orgoglio "laico", magari "agnostico" non nel senso divino, ma in riferimento all’essenza umana,  ha sentito il bisogno di esprimere tutta la suo scetticismo nei confronti di un qualcosa che non conosci e a priori preferisci allontanare.

Vedi caro Luigi, la Tua complessione decisamente secca, è figlia della visione scientifica e matematica delle dinamiche umane ed economiche, con qualche sfumatura comportamentale,  ma nella sostanza dimentica l’orizzonte umanistico e spirituale di un individuo.

Teneri come le colombe, ma astuti come i serpenti è qualcosa che probabilmente va al di la della Tua comprensione.

Per quanto riguarda il Folletto, senza alcuna ironia, la tua consapevolezza e la tua conoscenza, si squagliano come neve al sole di fronte al tuo integralismo e probabile fondamentalismo. Se parlo del debito come piace alla tua complessione, allora sai elogiare, se invece faccio conoscere una delle tante via alternative reali, allora affiora il tuo integralismo e la mancanza di tensione al confronto..

Cuculo, ho compreso il tuo punto di vista e per quanto riguarda…

….Quello che non vorrei accettare è che la "massa" debba adeguarsi ad uno stle di vita ulteriormente sacrificato, benchè più solidale, per ncessità, senza andare prima a spegnere " l’aspiratore" che negli anni, speciamente gli ultimi ha sottratto pesantemente ricchezza alla maggioranza delle persone….

Come ho scritto, le esperienze dei Mondi Alternativi, non sono necessariamente per le masse, non ho questa utopia, ma sono realtà che ognuno può abbracciare a seconda della sua complessione senza continuare ad urlare che non vi è alternativa, solo perchè ormai il suo cervello non concepisce che quello che gli è stato inculcato dalla notte dei tempi.

Per quanto riguarda l’aspiratore…..come ho più volte scritto e sottolineato o lo si spegne e si redistribuisce il contenuto o il gioco rischia di fare una brutta fine,

Mai stato meglio in vita mia, buona domenica a tutti. Andrea

.

utente anonimo
Scritto il 30 gennaio 2010 at 15:57

Umanesimo comunista: ci aveva già provato Marx.

Poi ci hanno pensato anche i focolarini alla Lubich: cattocomunismo

Scritto il 30 gennaio 2010 at 16:10

Folletto non essere timido, lascia pure la firma. Per il resto lascia perdere i tuoi contorsionismi e cerca di disintossicarti dalle fobie comuniste che percorrono la tua mente, sei lontano mille miglia dalla realtà.

Andrea

Scritto il 30 gennaio 2010 at 17:32

 “La barca in Comunione con il Mare…il Vento la spingerà lontano…”

Ogni nuovo viaggio

Se navighiamo abbastanza lontano la saggezza della Grande Madre ci porta al pricipio. La partenza è sempre stato il principio del ritorno.
Andare è sempre tornare. Tutti i viaggi ci portano a quel principio che non riconoscemmo.
Quando si riconosce il principio, non ci sono nuove con conclusioni. Quindi, da un punto immobile di ogni nuova partenza ogni nuovo viaggio è familiare.
(R.Grigg, Il Tao della Barca)

utente anonimo
Scritto il 30 gennaio 2010 at 19:23

 come dice bernard maris, professore di economia all’univrsità di PARIGI. a cosa srvono gli economisit?  a far ridere.    ma allora non vengano a parlarci di "corsa alla qualità" o di "correzione tecnica": calzino un berretto a punta, si mettano un naso rosso, muovano le orecchie e si facciano il solletico sotto le ascelle.   a cosa servono gli economisit?  si chiederà qualcuno fra 100 anni. a far ridere.   vi consiglio questo  libro spassoso.  si legge che è un piacere. si chiama: LETTERA APERTA AI GURU DELL’ECONOMIA CHE CI PRENDONO PER IMBECILLI.  vi garantisco che vi piacerà moltissimo.  

gli esperti e i guru dell’economia hanno in comune con gli astrologi il fatto di guardarsi bene dal fare predizioni tropo precise.  (gli astri rendono inclini ma non costringono, dicono gli astrologi).  Essi voltano gabbana ogni giorno, e ogni giorno in nome della domanda e dell’offerta. Sicuramente domani   giustificheranno la lotta all’inquinamento, cosi’ come oggi difendono maniacalmente la superproduzione e il diritto di inquinare.  Giustificheranno domani la stabilità del lavoro in nome della sua produttività cosi’ come oggi ne giustificano la flessibilità in nome dell’efficenza. In realtà, il loro compito è quello di giustificare istantaneamente tuto ciò che si fà.     

pensate gente che l’ha scritto nel 2000.   sono 160 pagine molto ben fatte.   vi saluto.  ci sono anch’io  giovani.    bye DORF

utente anonimo
Scritto il 30 gennaio 2010 at 22:11

Il capitalismo sarabbe il male minore là dove sussistessero regole (basate anche sull’etica sociale, morale e ambientale) fatte rispettare, mediante strutture incorruttibili e norme severe. Purtroppo la natura umana è composta di mille elementi negativi e positivi i quali si alternano e si alterneranno sempre indipendentemente dai modelli adottati. Nel caso del capitalismo, ma soprattutto nella democrazia, gli elementi negativi producono effetti minori rispetto ad altri modelli troppo forzati rispetto alla libertà assoluta, quando con questo termine intendo il poter essere arbitri della propria vita.
Il libero mercato, statene certi, per sua natura selezionerà le mele marce da quelle buone. A niente serviranno le ipocrisie che abbiamo visto negli ultmi anni.
Giustamente Andrea parli di "fraternità". Questo è un termine che dovrebbe far parte delle regole etiche da rispettare. Porto subito un esempio: Del 50% di tasse che paghiamo sui redditi che produciamo ogni anno, almeno un 30% viene "sputtanato" (scusami il termine) nelle pancie di politici e di tutto il loro indotto.  Mi entra una RABBIA quando difronte ad Haiti ci si vuole mettere in mostra come delle prime donne per fare collette di accattonaggio. Vai in un bancomat a prendere i soldi e ti appare la campagna per Haiti, accendi la televisione o la radio e ti danno il numero sms per donare due euro. Ovviamente fra qualche mese vi saranno i soliti scandali sulla distrazione di fondi destinati alla tragedia. Scopro che la potente UE ha donato 110 milioni di euro per le emergenze, quando solo il governo Inglese non ha esitato a buttare nel c.ss. 50 mld in un giorno solo per salvare qualche banca del paese. Possibile quindi che con tutte le tasse che paghiamo non ci sia una picolissima, piccola ma piccola legge che stanzi una percentuale anche dell’1% tutti gli anni per coprire emergenze internazionali. Magari esisterà ma se la son gia magnata. La fraternità dovrebbe essere fra i primi tre articoli della costituzione di ogni paese democratico e non.
Premesso che le donazioni le faccio, ma le decido io, e non perchè me lo dice la TV o il bancomat.
Per oggi mi son sfogato
volevo inoltre ricordare che nel mio blog ho pubblicato in collaborazione con una mia carissima amica un bell’articolo sull’India che spero sia di vostro gradimento:
http://borsadocchiaperti.blogspot.com/2010/01/labbondanza-e-la-mancanza-india.html
(the hawk)

utente anonimo
Scritto il 30 gennaio 2010 at 22:11

Il capitalismo sarabbe il male minore là dove sussistessero regole (basate anche sull’etica sociale, morale e ambientale) fatte rispettare, mediante strutture incorruttibili e norme severe. Purtroppo la natura umana è composta di mille elementi negativi e positivi i quali si alternano e si alterneranno sempre indipendentemente dai modelli adottati. Nel caso del capitalismo, ma soprattutto nella democrazia, gli elementi negativi producono effetti minori rispetto ad altri modelli troppo forzati rispetto alla libertà assoluta, quando con questo termine intendo il poter essere arbitri della propria vita.
Il libero mercato, statene certi, per sua natura selezionerà le mele marce da quelle buone. A niente serviranno le ipocrisie che abbiamo visto negli ultmi anni.
Giustamente Andrea parli di "fraternità". Questo è un termine che dovrebbe far parte delle regole etiche da rispettare. Porto subito un esempio: Del 50% di tasse che paghiamo sui redditi che produciamo ogni anno, almeno un 30% viene "sputtanato" (scusami il termine) nelle pancie di politici e di tutto il loro indotto.  Mi entra una RABBIA quando difronte ad Haiti ci si vuole mettere in mostra come delle prime donne per fare collette di accattonaggio. Vai in un bancomat a prendere i soldi e ti appare la campagna per Haiti, accendi la televisione o la radio e ti danno il numero sms per donare due euro. Ovviamente fra qualche mese vi saranno i soliti scandali sulla distrazione di fondi destinati alla tragedia. Scopro che la potente UE ha donato 110 milioni di euro per le emergenze, quando solo il governo Inglese non ha esitato a buttare nel c.ss. 50 mld in un giorno solo per salvare qualche banca del paese. Possibile quindi che con tutte le tasse che paghiamo non ci sia una picolissima, piccola ma piccola legge che stanzi una percentuale anche dell’1% tutti gli anni per coprire emergenze internazionali. Magari esisterà ma se la son gia magnata. La fraternità dovrebbe essere fra i primi tre articoli della costituzione di ogni paese democratico e non.
Premesso che le donazioni le faccio, ma le decido io, e non perchè me lo dice la TV o il bancomat.
Per oggi mi son sfogato
volevo inoltre ricordare che nel mio blog ho pubblicato in collaborazione con una mia carissima amica un bell’articolo sull’India che spero sia di vostro gradimento:
http://borsadocchiaperti.blogspot.com/2010/01/labbondanza-e-la-mancanza-india.html
(the hawk)

utente anonimo
Scritto il 30 gennaio 2010 at 22:11

Il capitalismo sarabbe il male minore là dove sussistessero regole (basate anche sull’etica sociale, morale e ambientale) fatte rispettare, mediante strutture incorruttibili e norme severe. Purtroppo la natura umana è composta di mille elementi negativi e positivi i quali si alternano e si alterneranno sempre indipendentemente dai modelli adottati. Nel caso del capitalismo, ma soprattutto nella democrazia, gli elementi negativi producono effetti minori rispetto ad altri modelli troppo forzati rispetto alla libertà assoluta, quando con questo termine intendo il poter essere arbitri della propria vita.
Il libero mercato, statene certi, per sua natura selezionerà le mele marce da quelle buone. A niente serviranno le ipocrisie che abbiamo visto negli ultmi anni.
Giustamente Andrea parli di "fraternità". Questo è un termine che dovrebbe far parte delle regole etiche da rispettare. Porto subito un esempio: Del 50% di tasse che paghiamo sui redditi che produciamo ogni anno, almeno un 30% viene "sputtanato" (scusami il termine) nelle pancie di politici e di tutto il loro indotto.  Mi entra una RABBIA quando difronte ad Haiti ci si vuole mettere in mostra come delle prime donne per fare collette di accattonaggio. Vai in un bancomat a prendere i soldi e ti appare la campagna per Haiti, accendi la televisione o la radio e ti danno il numero sms per donare due euro. Ovviamente fra qualche mese vi saranno i soliti scandali sulla distrazione di fondi destinati alla tragedia. Scopro che la potente UE ha donato 110 milioni di euro per le emergenze, quando solo il governo Inglese non ha esitato a buttare nel c.ss. 50 mld in un giorno solo per salvare qualche banca del paese. Possibile quindi che con tutte le tasse che paghiamo non ci sia una picolissima, piccola ma piccola legge che stanzi una percentuale anche dell’1% tutti gli anni per coprire emergenze internazionali. Magari esisterà ma se la son gia magnata. La fraternità dovrebbe essere fra i primi tre articoli della costituzione di ogni paese democratico e non.
Premesso che le donazioni le faccio, ma le decido io, e non perchè me lo dice la TV o il bancomat.
Per oggi mi son sfogato
volevo inoltre ricordare che nel mio blog ho pubblicato in collaborazione con una mia carissima amica un bell’articolo sull’India che spero sia di vostro gradimento:
http://borsadocchiaperti.blogspot.com/2010/01/labbondanza-e-la-mancanza-india.html
(the hawk)

utente anonimo
Scritto il 30 gennaio 2010 at 23:21

Hanno ucciso un Rockfeller !

The family of Herman Rockefeller say they are deeply shocked after learning the Melbourne multi-millionaire had been killed and buried in a suburban backyard.
Late on Friday, eight days after the businessman vanished, Mario Schembri, 57, of Wallan, and Bernadette Denny, 41, of Hadfield, appeared before a bail justice at the St Kilda Road police complex charged with his murder.
Mr Rockefeller was last seen alive leaving the Melbourne Airport long-term car park on January 21 at 9.37pm (AEDT).

….ma i resti irriconoscibili e bruciati…!!

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 02:57

Caro Icebergfinanza, so che frequenti e apprezzi il blog di Paolo Barrai…

Vorrei segnalarti che sul suo blog, negli ultimi tempi (provare per credere) sta avvenendo qualcosa di gravissimo ed inquietante: su un blog che a parole predica la democrazia e l’importanza di una giusta informazione per i cittadini si pratica, da alcuni tempi, una sistematica CENSURA di tutti i commenti che gentilmente (sottolineo:gentilmente) chiedono lumi sulle pesantissime accuse che Michele Nista (il più importante collaboratore di Barrai agli inizi dell’avventura di Mercato Libero e, probabilmente, il responsabile del grande successo del blog agli inizi della sua storia) ha lanciato nei confronti di Barrai.

Qui puoi trovare una "summa" delle accuse da parte di Nista:

http://microborsa.blogspot.com/2010/01/paolo-barrai-ti-dovresti-fare-schifo.html

mentre questo è il suo nuovo blog:

http://michelenista.blogspot.com/

La cosa più grave non sono tanto le accuse di Nista, che ovviamente devono trovare riscontro, quanto il silenzio ostinato di Barrai e la, ripeto, sistematica censura di qualunque commento che chieda chiarimenti sulla vicenda.

Spero che questo mio commento possa risultare utile a te per farti delle domande su Barrai e la sua attività, e che eventuali lettori di Mercato Libero che frequentino anche questo blog possano fare lo stesso.

Io personalmente ero un assiduo lettore del blog di Barrai, ma questa vicenda mi lascia davvero molto perplesso.

Tu che ne pensi?

Antonio

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 03:37

Andrea Rispettabilissimo quelllo che scrivi principi che non vengono manipolati in quanto reali  ma difficili da mettere in pratica  nel contesto occidentale  in cui ci troviamo dove il povero tira a campare comunque e il resto odora di ricchezza  percepita dalle passata generazione  e tutti mirano a  difendere  il loro piccolo o grande bene intellettuale e immobiliare  guardando  al successo del proprio portafoglio ,il modo di vivere che ci siamo dati ha un costo  e fin che va’ dobbiamo mantenerlo .Attuabilissimo sarebbe proporlo e iniziare in quei paesi emergenti  dove masse di popoli  in miseria convivono con la ricchezza  di pochi .Da come siamo messi In Italia qualche regola dovra’ cambiare e Il folletto nelle condizioni in cui ci troviamo  fa’ bene a fare valere anche le sue ragioni.Simone

il hawk condivido il tuo sfogo  ma ammiro il tuo blog
razionale e sintetico ,meritevole in ogni punto di vista.

Scritto il 31 gennaio 2010 at 09:33

Ancora con sta storia…Antonio#20, a me fa pensare l’uso invece, che se ne può fare di internet. Se qualcuno ha delle questione personali in sospeso farebbe bene che si chiarisse personalmente, non diffamare o accusare le persone. Comincerà ad essere seccato di rispondere. Che io sappia, personalmente ha sempre chiarito tutto, senza problemi, se proprio ci tieni chiamalo.
Per quanto mi riguarda ho avuto la fortuna e l’inestimabile piacere, di conoscere i blogger dei blog che frequento (l’insostistuibile Capitano, Paolo, Benetazzo, Usemlab) guardandoli negli occhi mentre parlano, e questo mi basta.
Per tutto il resto, indipendentemente dalla stima che posso avere verso chiunque, ho imparato a diffidare di ciò che non conosco o vedo con i miei occhi.

Buona Domenica, cari compagni di Viaggio
Ad Andrea e Paolo un grazie particolare per il Vostro instancabile impegno,
conoscendoVi(seppur nelle Vostre marcate diversità) vi si può solo voler bene…
un ringraziamento particolare alle Vostre famiglie che Vi permettono di essere, con serenità, tra Noi.
Con stima e affetto
Valentina

Scritto il 31 gennaio 2010 at 09:51

Andrea,

credo di non caprie la tua risposta. La scelta di percorsi alternativi è e deve restare una scelta personale, non si può imporre la solidarietà, la cooperazione, la comunione (ovvero si può ma cambiano nome)

Ma queste scelte viste come percorso elitario non riusciranno a risolvere i problemi di un sistema economico complesso ed interconnesso dove "tutto si tiene".

Se non verranno costruiti dei sistemi di regole che defiiscano un quadro sociale che favorisca scelte sostenibili su ampia amplissima scala i mondi alternativi sono destinati a restare degli esperimenti di grande fascino ma di trascurabile impato sociale.

Ed e’ in questo quadro di regole che si deve spegnere l’aspiratore della ricchezza e non per redistribuirla in modo inefficiente come sempre accade ma creando regole che non permettano rendite di posizione ma favoriscano una crescita più armonica del tessuto sociale. Per esempio trovando l modi di scoraggiare pesantemente l’outsourcing nei paesi a bsso costo. Riportando la produzione vicino al consumo. (In Liguria, a poche decine di km dalla "riviera dei fiori" i fiorai ricevono fiori dall’Olanda (smistati) coltivati in Africa.

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 10:53

per #20
anch’io avevo chiesto spiegazioni al Dr, Barrai  sulle pesantissime accuse e ingiurie che Michele Nista,  un tempo  da lui glorificato, gli rivolgeva dal sito microborsa : non  pubblicò il mio commento e non rispose mai.
Questa mancanza di trasparenza  e di censura mi lasciò molto perplesso .
Inoltre  già non mi piacevano certi toni e modi  dittatoriali in cui conduceva il suo blog: Il tutto  mi porta a pensare che pure lui sia uno dei tanti imbonitori che ogni tanto appaiono sulla scena, ricordo  Mendella o Virgliio Degioanni.

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 11:15

Comunisti,cattocomunisti, la solita battuta berlusconiana.
Comunque a Berlusconi che urlava cattocomunista fu risposto…clericofascista.
Folletto te la sei cercata …dopo un solo giorno e non dopo un mese come promesso.
Chopper

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 11:39

Il sig. barrai predica bene e razzola male, molto male. Il sig. Nista, che lo ha conosciuto bene, dice la sacrosanta pura verità.

Luigi

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 13:48

Questione Paolo Barrai:personalmente ovviamente non conosco la verita’ pero:
1- le esplosioni di collera di Barrai e l’attegiamento mantenuto nel sito configurano una persona psichicamente disturbata e lo dico da addetto ai lavori.
2-circa un anno fa cercai di usufruire dei servizi privati di gestione di Barrai una volta compreso l’esiguita’ ( per lui) dei miei risparmi benche’ seguirono altre mail non mi fu mai risposto,certo solo mancanza di educazione….
3-noto talvolta nei suoi articoli un certo trend terrorista per invogliare alcuni suoi progetti,provate a controllare ogni domenica (giorno in cui molti sono piu’ liberi e disponibili davanti al pc) dove il terrorismo aumenta vertiginosamente seguito immediatamente dalla sua soluzione di investimento……
A VOI IL GIUDIZIO…
mARCO

Scritto il 31 gennaio 2010 at 14:46

Non è che ci sono persone che hanno una verità rivelata o che pensano di averla.
Ce l’abbiamo tutti. Il problema è che ognuno ce l’ha diversa!…
(G.Fedele)

La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l’amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.
(Alda Merini, da "Terra d’amore")

Solo un mano d’angelo
intatta di sè, del suo amore per sè,
potrebbe
offrirmi la concavità del suo palmo
perché vi riversi il mio pianto.
La mano dell’uomo vivente
è troppo impigliata nei fili dell’oggi e dell’ieri,
è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!
Non potrà mai la mano dell’uomo mondarsi
per il tranquillo pianto del proprio fratello!
E dunque, soltanto una mano di angelo bianco
dalle lontane radici nutrite d’eterno e d’immenso
potrebbe filtrare serena le confessioni dell’uomo
senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa.

Alda Merini

I colori maturano la notte (A.M.)

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 15:05

Grazie ragazzi ! avete confermato una sensazione che avevo sopra il Paolo Barrai di mercatolibero….stavo per spendere 70000 euro…grazie di cuore …

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 15:11

Amici, leggo questo blog da molto tempo ma non sono mai intervenuta .  Questa volta mi sembra opportuno che vi racconti la mia esperienza.

Io ho avuto il piacere di conoscere a Milano Paolo di Mercato Libero, e devo dire che di persona è molto diverso che nel suo blog. Molto piu’ pacato e tranquillo. Di recente sono stata anche ad Assisi e ho avuto modo di apprezzare il lavoro di Mercato libero (blog che leggo ogni giorno).

Paolo non ha mai nascosto a nessuno, e neppure a me, che per vivere si debba guadagnare e fare profitto.
Eppure passa le ore (e sono molte, basta vedere a che ora posta certi articoli) per fare informazione gratuita da circa 3 anni.
Ma qualcuno qui dice che è come Mendella!  Mi sembra una cosa da manicomio. Tutti noi siamo anonimi mentre lui mette la sua faccia tutti i santi giorni. E poi se non vi va, basta non leggerlo piu’.

 A riguardo di quel Nista…vi faccio una domanda:
Come ben sapete quel tal Michele scriveva su Mercato libero. Ora, la cosa che voi sapete è che su Mercato libero non gli è possibile piu’ scrivere.
Da quel giorno su internet sono comparse cose molto brutte scritte da questo Nista (e altri anonimi tutti facilmente riconducibili a Michele  dato il suo inconfondibile modo di scrivere).
Ora, se questo Michele sapeva tutte quelle cose che ora urla ai quattro venti, perchè era amico di un tale personaggio? perchè era legato a lui?
Oppure tutto questo è una grande calunnia dopo che i due hanno litigato?
Questo Michele fra l’altro accusa di omicidio Berlusconi (accuse gravissime fra l’altro).
Leggete questo post scritto da questo michele:
" Caro Luca, il giorno che Berlusconi scappera’ tra porci come lui ad Antigua, e lascera’ i buchi che ha fatto, anche a te, forse capirai meglio che volevo dire oggi su Berlusconi. Saluti anche  al mio miglior cliente, e tra miei migliori amici William su silvioberlusconiassassino.blogspot.com.
Michele Nista
Mi sembra che la sua istigazione alla violenza sia dannatamente pericolosa. Caro Andrea, dar spazio alla violenza nel tuo blog vuol dire sporcare ciò che di buono hai fatto per anni.
Io continuo a leggere Mercato libero e sono cantenta di farlo.

Laura B.
 

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 15:29

Sono un assiduo lettore di INTERMARKETANDMORE e Investire Oggi. 
Naturalmente leggo con piacere questo blog e anche Mercato libero quando ho piu’ tempo.
Ho notato questa polemica in corso e volevo avvisarvi dell’estrema pericolosità di certi soggetti nella rete. Intermarketandmore è stata attaccata pesantemente proprio da tali soggetti la scorsa settimana  credo che chi crede a certe pazzie sia piu’ pazzo di chi le scrive 
http://silvioberlusconiassassino.blogspot.com/2010/01/ecco-cosa-i-mafiosi-neonazisti-di.html

Leggo da Laura che questo michele e il sito di cui vi indicato il link sono amici (direi di piu’  visto che lòa grafica è la stessa).
Fate attenzione, un giorno potrebbe essere che questo sito venga attaccato (senza motivo alcuno) da questa gente.

Danny.

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 15:29

Sono un assiduo lettore di INTERMARKETANDMORE e Investire Oggi. 
Naturalmente leggo con piacere questo blog e anche Mercato libero quando ho piu’ tempo.
Ho notato questa polemica in corso e volevo avvisarvi dell’estrema pericolosità di certi soggetti nella rete. Intermarketandmore è stata attaccata pesantemente proprio da tali soggetti la scorsa settimana  credo che chi crede a certe pazzie sia piu’ pazzo di chi le scrive 
http://silvioberlusconiassassino.blogspot.com/2010/01/ecco-cosa-i-mafiosi-neonazisti-di.html

Leggo da Laura che questo michele e il sito di cui vi indicato il link sono amici (direi di piu’  visto che lòa grafica è la stessa).
Fate attenzione, un giorno potrebbe essere che questo sito venga attaccato (senza motivo alcuno) da questa gente.

Danny.

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 15:29

Sono un assiduo lettore di INTERMARKETANDMORE e Investire Oggi. 
Naturalmente leggo con piacere questo blog e anche Mercato libero quando ho piu’ tempo.
Ho notato questa polemica in corso e volevo avvisarvi dell’estrema pericolosità di certi soggetti nella rete. Intermarketandmore è stata attaccata pesantemente proprio da tali soggetti la scorsa settimana  credo che chi crede a certe pazzie sia piu’ pazzo di chi le scrive 
http://silvioberlusconiassassino.blogspot.com/2010/01/ecco-cosa-i-mafiosi-neonazisti-di.html

Leggo da Laura che questo michele e il sito di cui vi indicato il link sono amici (direi di piu’  visto che lòa grafica è la stessa).
Fate attenzione, un giorno potrebbe essere che questo sito venga attaccato (senza motivo alcuno) da questa gente.

Danny.

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 16:40

Focolarino,

pensavo di prendermi un mese di riposo, ma mi costringi a ribattere:

"fobie comuniste che percorrono la mia mente"?

Certo preferisco le mie follie alla Erasmo da Rotterdam, che le Tue certezze della realtà.

E poi Ti permetti di scrivere del mio integralismo e probabile fondamentalismo: la Tua è pura follia, ma proprio non creativa alla Erasmo.

Ho toccato una nota dolente non è vero? Appena si prova a criticare in modo costruttivo le Tue "certezze", ecco l’esplosione di integralismo.

Ti lascio al Tuo fondamentalismo focolarino o consimilare.

Non fai parte della minoranza pensante: peccato mi ero sbagliato.

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 17:19

Resta il fatto che Barrai non ha mai dato una spiegazione alla fine improvvisa  della collaborazione con Michele Nista., il quale  poi lo ha attaccato con estrema violenza su altri siti tacciandolo di tutto a cominciare  dal copiare le sue analisi che ripubblicava subito dopo su Mercato Libero.  Una spiegazione ail lettori sarebbe stata opportuna  per chiarire e dissipare dubbi, il fatto che ostinatamente non lo abbia fatto lascia aperti  degli interrogativi.

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 17:25

In merito alla questione  Paolo  Barrai, 
anche a me e’ capiato quanto dichiarato da  Marco – al post 27

Luigi

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 17:40

#23
è il sistema che non funziona e non funzionerà MAI come tu ritieni potrebbe essere attraverso delle nuove regole
quello di cambiere le regole, come se non ce ne fossero già abbastanza, è un falso problema non a caso è una causa ora che va in auge tra chi tiene in mano il vapore e questo dovrebbe darti più risposte di tante chiacchere

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 17:49

caro marco e caro luigi, molti dei servizi di ML sono gratuiti e accessibili a tutti (io usufruisco di MLLondra). Mi sa tanto che voi siete come bibi e bibo’!!!
Probabilmente ML ha pensato bene di  non essere interessato a offrivi il sui servizi (e a ricevere dei compensi), la cosa mi sembra non certo anomala.

Antonio

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 17:53

al commento numero 34…Berlusconi è accusato di pedofilia, non per questo, credo debba chiarire la sua posizione! Se io fossi Ml non darei certo pubblicità gratuita a chi mi insulta e diffama.
Sandrino

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 17:54

ma possibile che, davanti a un post così bello come quello di Andrea, si debbano leggere una sfilza di commenti che nulla hanno a che fare.
Evviva Icebergfinanza.
Un sostenitore

Scritto il 31 gennaio 2010 at 18:08

Per Il Folletto#33
“Ladri di certezze sono i cuori aridi a cui il sorriso del cuore apparirà come inutile ed insensata perdita di tempo.”(C.P)

E penso che il Capitano, in questi tre anni abbia ampiamente dimostrato a dei perfetti estranei,anche se non doveva dimostrare proprio nulla, di essere tutt’altro che un cuore arido…
Hai qualche dubbio!

"Io vedo nell’errore l’essenza di ogni vita, per cui non vedo la verità che va oltre il limite personale della comprensione.
Inseguire la verità significa probabilmente voler fissare i paletti entro cui contenerla, ma la verità finisce di essere tale nel momento stesso in cui si circoscrive.
Non ho amato mai i concetti definiti, uno scarto di fantasia o di pietà, a secondo i casi, fa vedere la stessa cosa da punti di vista diversi, la verità vacilla, non esiste l’assoluta verità.
Esistono verità di cui abbiamo bisogno perché si incastrano perfettamente con il nostro essere, tutti peccatori, tutti, atei o no, pieni di limiti, e tutti che si cerca una verità conforme a noi stessi.
La verità megafonata scricchiola perché nessuno detiene questo privilegio di “vederla” obiettivamente."
Da la verità del cuore…

Ciao
Valentina

p.s #39, mi stavo appunto chiedendo se era ancora il post sull’Economia di Comunione o su Paolo Barrai in Comunione …Hihihi!!!
perdonate l’ umorismo", ma non ho resistito.

Scritto il 31 gennaio 2010 at 18:19

La scorsa settimana mi è capitato navigando nel sito di Borsa Italiana, di scoprire con meraviglia, un angolino dedicato alla finanza etica, angolino nel quale vi era l’intervista…Economia di Comunione: il punto di vista di Espero dedicata alla scoperta di una maniera alternativa di concepire l’economia.

Suppongo, caro Folletto, che anche Borsa Italiana, sia un covo di focolarini, dei quali in tutta sincerità, non ho mai approfondito le idee, se non che, Chiara Lubich è una donna della mia terra.

Ma la tua critica "costruttiva" o la tua voglia di dialogo, su un argomento che sto scoprendo oggi anch’io, è stata la seguente:

"Dopo le follie sull’Economia di Comunione,le chiacchere sul sociale e su Chiara Lubich mi prendo un mese di vacanza.

Significa solo che qui non sono più utile.

Il Folletto

Proseguendo poi con il riferimento alla minoranza pensante di cui credo che tu sia un eletto per eccellenza, e noi umili pensatori minori..

Per quanto riguarda poi le proprie idee, le proprie visioni, ognuno è libero di far valere le sue ragioni , senza ombra di dubbio, ma c’è un limite, che è stato evidenziato anche da alcuni compagni di viaggio.
 
Hai avuto modo e occasione di condividere le tue idee, in maniera particolare cercando di far valere la tua visione sul futuro dell’economia e del sistema sociale, avviando una dialettica civile e con sane punte di ironia vicendevoli. All’improvviso, invece, ti sei avventurato in giudizi sommari, sul pensiero e sulle visioni altrui, che non ho potuto non rimarcare, pur condividendo alcune sensazioni sul futuro economico.

Detto questo, questo resta sempre e comunque un luogo di confronto.

E’ bastato aver evidenziato uno dei tanti sistemi economici alternativi esistenti, dopo averne evidenziati un’infinità di altri, per sentire una folata di ironia, che proviene dalla superficialità generale.

Non ho mai abbracciato alcun pensiero economico o spirituale specifico, perchè credo che siamo in continuo movimento, continuamente alla ricerca di nuovi orizzonti, nel confronto e nel dialogo continuo. Inoltre io sono uno spirito libero difficile da ingabbiare, abituato a pensare sempre e solo con la propria testa, senza compromessi.

Caro Cuculo, nessuno sta cercando di imporre, nulla, solo di segnalare percorsi alternativi, che siano essi, la cooperazione, piuttosto che l’economia civile, la democrazia aziendale di Semler, piuttosto che il "social business" di Yunus o l’economia di comunione.

Si tratta di rotte reali già esistenti anche se non sono in grado, al  momento, di poter imprimere una svolta "massiva" al percorso dell’economia di mercato.
 
Non per niente, le mie analisi volgono lo sguardo al sistema economico attuale, cercando di individuarne nel contempo possibili aggiustamenti e adeguamenti, che non possono prescindere dall’aspetto antropologico di questa crisi.
Se l’illusione di un aggiustamento esclusivamente, normativo, scientifico e matematico degli squilibri esistenti, permane, allora la prossima crisi, sarà più devastante di quella attuale. Diversamente avremo la possibilità di attenuarne l’effetto, ma non di cancellare la possibilità che vi sia una nuova crisi

Per quanto riguarda infine la domanda di Antonio, e la serie alquanto singolare di riferimenti alla persona di Paolo Barrai, riporto quanto scrissi in altra occasione, prima dell’incontro ad Assisi, nello scorso novembre:

Visto che sono stato chiamato in causa chiarisco una volta per sempre!

Io ho già chiesto a Paolo delucidazioni in riferimento a quanto gira su internet e da Paolo ho avuto delle risposte!

L’incontro di Assisi, c’è stato offerto da un comune lettore e caro amico di Icebergfinanza, un incontro nel quale si parlerà di macroeconomia e per quanto mi riguarda in maniera particolare di altre questioni per me molto importanti, più che della finanza e dell’economia.

Paolo l’ho conosciuto attraverso il mondo di internet, come blogger, ci siamo parlati spesso per confrontarci talvolta con punti di vista diversi.

Io e Paolo, siamo diversi, profondamente diversi ma questo non toglie che al di la delle diversità, non si possa discutere e confrontarci. Lui ha un metodo, io ne ho un’altro e ognuno è libero di scegliere quello che meglio crede si possa adattare alla sua persona.

Io non sono nessuno per poter giudicare, Paolo mi ha dato delle risposte e a me bastano, tutto il resto sino a prova contraria è spazzatura a meno che qualcuno non sia in grado di produrre prove inconfutabili, su una realtà diversa da quella che conosciamo.

L’incontro di Assisi è principalmente un momento per stare assieme con gli amici di Icebergfinanza e quindi evitiamo di utilizzare spazi e democrazia per insinuare quello che si vuole.

Ho già chiarito una volta tutto ciò, questa è la seconda, mi auguro che non ci sia bisogno di una terza volta.

Io non ho mai censurato nulla su questo blog, ne le domande, ne le risposte, questo – e ne sono fiero – è uno dei pochi blog che non ha bisogno di preventivo consenso del blogger per poter esprimere la propria opinione. Chi dice il contrario è in malafede o ha obiettivi diversi da portare a termine.

Qui si respira un’aria che non c’è da nessun’altra parte, qui vi sono stati esempio di persone che hanno dimostrato la loro statura scusandosi con altri per la loro episodica mancanza di rispetto.

Buona giornata a tutti e arrivederci ad Assisi, per un momento di incontro, confronto, condivisione e se vogliamo democrazia e speranza.

Andrea

Detto questo, non sempre condivido il modo di esprimersi di Paolo, sia verbalmente, che figurativamente, ma questa non è una novità, più volte ho condiviso con lui questo mio pensiero.

Andrea

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 18:56

Con tutta la considerazione e il rispetto  che le si deve  Sig. Andrea, tornando ancora a Barrai lei dice che gli chiesto ed ha avuto delle risposte. Invece lui agli altri comuni mortali  queste risposte non le ha volute dare. Come mai?  Proprio per l’inaudita violenza degli attacchi ricevuti doveva farlo, anzi essere lui a condurre un motivato contrattacco –
 Trovo  che chi offre dei servizi e vuole raccogliere  dei clienti debba mettere al primo posto la trasparenza  e la disponibilità, nel suo primario interesse.
Scusi ancora se ho approfittato di questo spazio, con questo chiudo.

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 19:07

Andrea grazie per la risposta. Spiace apprendere che Barrai abbia voluto dare delle spiegazioni a te, privatamente, quando gli hai posto delle domande, mentre si rifiuti di darle ai suoi lettori che, ripeto, senza parteggiare in principio per l’una o l’altra posizione, si limitano a chiedere dei chiarimenti.

Ti chiederei la cortesia di condividere con noi le risposte che ti ha dato Barrai…sono sicuro che la cosa risulterà utile per molti lettori di ML che visitano anche questo sito e che, come puoi vedere dai commenti, non sono rimasti indifferenti alla questione.

Resta la gravità estrema della sua censura, ma mi sembra che tu riconosca in pieno il problema.

Saluti.

Antonio

Scritto il 31 gennaio 2010 at 20:20

A mio modo di vedere e poi la chiudo qui, non esiste nessuna gravità estrema e nessun problema.
E’ così difficile comprendere che ciascuno a casa propria fa ciò che vuole. Il Capitano nel suo genere è davvero unico, un autentico “spirito libero”, di una umanità ed ospitalità infinita, altri decidono di chiudere le porte a chi non si comporta come si deve, ai maleducati ecc…
A volte, quando vengono attacchi, mi chiedo cosa fare se fossi al loro posto, bhe , sinceramente non so se riuscirei ad avere l’apertura e l’equilibrio del Capitano…Due Personalità…Due Stili ..Due Uomini… Due Storie, punto.
C’è un indirizzo e un numero di telefono, chiama, presentati personalmente, fornisci anche Tu un nome e un indirizzo e avrai tutte le risposte del caso.

Buona serata
Valentina

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 22:31

tu chiami-lui  fa dire che è impegnato- ti  viene richiesto di lasciare il nr. telef che poi richiamerà. Non richiama nonostante ripetuti solleciti.
Invii post fra i commenti per richiesta di chiarimenti su Nista e censura regolarmente. Il nome Nista, prima da Lui glorificato, ora risulta impronunciabile.
Sottoscrive un impegno  di consulenza al quale, dopo pochissimo tempo, si sottrae in modo silenzioso e sfuggente

Cosa se ne deve dedurre?

Luigi

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 22:42

Antonio,Sandrino voi siete  il motivo per cui come illustrato molto bene negli ultimi tempi da diversi blog economici /finanziari sono decenni che ci prendono per il C..O non meritate nemmeno ulteriori spiegazioni e con questo ho chiusom sull’argomentro.
Marco

utente anonimo
Scritto il 31 gennaio 2010 at 23:36

"Suppongo, caro Folletto, che anche Borsa Italiana, sia un covo di focolarini, dei quali in tutta sincerità, non ho mai approfondito le idee"

"folata di ironia, che proviene dalla superficialità generale."

Tutta la verità attraversa tre stadi:
nel primo viene ridicolizzata;
nel secondo viene violentemente avversata;
nel terzo viene accettata come lampante.”
Arthur Schopenhauer

utente anonimo
Scritto il 1 febbraio 2010 at 00:12

Bel sito questo, complimenti per le frequentazioni.

Scritto il 1 febbraio 2010 at 00:47

caro capitano
una bella uTopia pero’ perfettamente realizabile all’interno di un sistema capitalista opulento.
i pofitti si utilizzano per un …terzo…
e le perdite ? il capitale di rischio  come viene renumerato’?
mi incuriosisce vi segiro e approndiro’ prima di giudicare.
ho sempre ben presente, poiche’ me lo hai fatto capire bene,
che questa crisi e’ originata da una sovraprodizione accompagnata
da una mancata distribuzione della ricchezza prodotta.
nell’articolo precedente ai usato il termine decupling relativo ai mercati
asiatici magica intuizione che condivido e ci dara’ segnali importanti.
cosi’ pure il possibile protezionismo che in altre epoche abbiamo attuato
a colpi di svalutazione , quanti saranno tentati  a seguire il venezuela?
sempre un grazie per il tuo incomiabile lavoro

utente anonimo
Scritto il 1 febbraio 2010 at 01:51

Andrea fai una  utile decisione prenditi una  bella vacanza di almeno 30 giorni non temere per il blog  e per noi nel frattempo ci rinfreschiamo la memoria leggendo quello che con tanto amore ci hai trasmesso in questi tre anni cosi’ quando rientri  avrai il giusto rispetto che meriti.Bertoldo

Scritto il 1 febbraio 2010 at 09:12

Mentre sto scrivendo il post della giornata, se c’è una cosa che mi dispiace, è che ormai, dopo tre anni di post sui "Mondi Alternativi" , ben poche siano state le occasioni di confronto, sulla sostanza di queste "vie alternative". Spesso, ma non sempre, si sono introdotti elementi di discussione che esulano sempre e comunque dalla sostanza.

Nessun problema, quando ho aperto il blog, avevo ben presente la difficoltà di cercare di evidenziare e proporre via alternative, ognuna di esse con pregi e difetti, perfettibili quanto si voglia,  ma difficili da far scoprire ad un mondo, che si nutre da ormai circa trent’anni, esclusivamente di "bene totale"  e massimizzazione selvaggia a breve termine di qualsiasi risorsa.

Quello che sorprende, è l’assoluto silenzio di compagni di viaggio, che conoscono l’argomento in maniera approffondita e non sono mai interventuti, per avviare un serio confronto, che vada al di la della conoscenza superficiale.
Sarebbe bastato, parlarne tra amici, per evitare di sentire ogni sabato e ogni domenica, qualche anima buona, che si prodigava per definire utopie e follie, ogni via alternativa, che non sia considerata adatta alle masse.
 
Resta il fatto, che sono consapevole della stima e del sostegno "umano" che sta dietro ad Icebergfinanza, il vento nelle vele della nostra esperienza.

Inoltre spesso e volentieri, i "Mondi Alternativi", sono presi di mira da coloro che amano smontarli, o hanno interesse a farlo. Ovviamente lo stesso discorso non vale solo per i "Mondi Alternativi", ma anche per ogni commento che viene lasciato sul blog.
Probabilmente il lettore non sa, che l’amministratore del blog è in grado di riconoscere sempre e comunque la stessa mano, dietro ad ogni commento e non è raro, che qualcuno si diverta a fare girare determinate ide , ricorrendo a nomi di fantasia, ogni volta diversi.
Questo è il pericolo maggiore che viene dal web, anche se il web è una risorsa inestimabile, dove esiste consapevolezza.
Come i compagni di viaggio di vecchia data ben sanno, ho fatto la scelta di lasciare la gestione dei commenti libera, senza alcuna richiesta preventiva di assenso alla pubblicazione, senza alcun filtro o censura, perchè ho sempre creduto, che, nonostante tutto, l’uomo, sia in grado di confrontarsi e dialogare, con un minimo di rispetto, condividendo le proprie idee, quello che nella realtà politica mondiale, non sempre è da assumersi come modello.
Resta chiario che, d’ora innanzi, qualsiasi commento lesivo della persona, che testimoni inaudita violenza, nei confronti di compagni di viaggio o altre persone ad esso estranee, verrà cancellato.
Non sono un ingenuo e neppure un sognatore, conosco le derivazioni dell’animo umano e so che nella sostanza quello che è accaduto su Icebergfinanza in questi anni è un piccolo miracolo, dove talvolta, pur con scontri di una certa "ruvidità", per usare una parola soft, ho avuto la possibilità di assistere ad episodi in cui è stato smantellato il proprio orgoglio e il proprio ego, tendendo la mano.
Non cambio, opinione, i commenti sul blog, resteranno liberi anche se è possibile una soluzione nella quale chiunque voglia lasciare un commento, dovrà iscriversi e lasciare un recapito, ovviamente nel massimo rispetto della privacy e senza alcuna censura.
Per il resto, il viaggio prosegue, pur nelle difficoltà di ogni giorno, non ho idea di quanto durerà, come spesso ho sottolineato, la tensione è massima, innanzitutto per il rispetto che ho per tutti coloro che condividono questa avventura, sia nell’analizzare in profondità questo ciclo economico, sia nel proporre via alternative, che non hanno alcuna pretesa di sostituire, l’economia di mercato, ma di integrarla, e accompagnarla, verso un miglioramento a favore dell’Umanità, della collettività e non sempre e solo a favore del singolo.

Andrea

Scritto il 1 febbraio 2010 at 09:55

Cari compagni di viaggio anonimi e denigratori, mancate di carità, la risposta la troverete nello stralcio che vi posto sotto e che,caso vuole, proprio nello stesso giorno delle vostre libere ingiurie,è stata  proclamata ieri in tutte le chiese del mondo………..
Le risposte a tutte le vostre domande le trovate nella Bibbia,basterebbe leggerla ed applicarla al nostro quotidiano e saremmo tutti diversi ed il mondo sarebbe un Paradiso.
Altro caso (ma il caso non esiste) ieri sera S.Agostino in Tv ,ci manda un messaggio chiaro : ognuno di noi può trasformarsi ed essere migliore pur davanti a tante difficoltà.
Ho appena iniziato a leggervi e dal cuore mi è venuto di postarvi le parole della liturgia di ieri ……………..ed ora continuo a leggervi e spero di non adirarmi troppo e di saper contenere l’indignazione che mi sorge dentro per la gratuita diffamazione che avete fatto di Paolo.
Anch’io l’ho conosciuto,ognuno di noi ha l’attitudine a sbagliare ma dall’errare umano a profanare pubblicamente la dignità di un uomo ne passa eccome ne passa.
Ricordate che le calunnie sono foglie al vento e che per quanto si voglia dopo averle sparse non le si raccolgono più tutte.
Riflettiamo quindi, riflettete………..grazie !!!

 Dalla 1a lettera di San Paolo ai Corinzi -liturgia di ieri-
(…)  Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia,
5non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto,
6non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.
7Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
8La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà.
9La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia.
10Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato.
12Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.
13Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!
 
 
1Ricercate la carità. Aspirate pure anche ai doni dello Spirito,
 

Scritto il 1 febbraio 2010 at 10:07

 Nella vita delle persone c’è un margine dove delinea il confine tra il vero e il falso, al di fuori di queste due realtà vi è il principio di ogni cosa, l’inaspettato incontro…

Volgendo lo sguardo, nell’incanto dei tuoi occhi, si svela l’orizzonte dell’anima, ora capisco, quanto è grande guardare oltre, ora comprendo, quante volte ci si ferma innanzi ai pregiudizi, alle apparenze.

Cerchiamo invano, qualcosa di grande, fuori, mentre è dentro, il mistero, il canto, la luce, il vero. Siamo influenzati nell’indossare la maschera delle finzioni, nascondiamo la nostra essenza e non ascoltiamo l’impeto dell’interiorità che ci chiama all’incontro.

Maestoso è il coro, delle miriadi di ingiustizie, che sovrastano la coscienza umana, hanno creato un muro di pietra che avvolge i volti, i cuori, impotenza della volontà di far del bene, giungendo nei margini oscuri, degli angoli più straziati della terra, le parole s’innalzano per sfrecciare ovunque, pietosa è la condizione umana.

Quali parole, potranno dare conforto, o speranza, nel domani, oltre la vita…

….
Non tutti consapevoli e viandanti in questo vagare terreno, cercano la dimora tra cielo e terra.
Mi trovai in un luogo, dove mai prima vi ero stato, si manifestò, sempre con quel tocco di reale e surreale, percepii l’evento, in una dimensione tra l’immanente e il trascendente, creando interrogativi alla ragione.
Esiste una ragione universale, ed è già in noi,
Propagarsi nell’immagine del prossimo, smantellare i bulloni dell’oltretomba e immergersi nella libertà di essere ciò che si è realmente
.

“Amare, quel che in noi non Ama è non Amare quel che in noi Ama”.
“Amare, in noi il non Amare. E’ non Amare in noi L’Amore.”

Entrare nelle catacombe del tormento interiore, geme, nell’abbandono del suo essere, innanzi alle ingiustizie del mondo denaro, vagare tra penetranti riflessi, di un’immagine, stagnante.
Nella pozza d’acqua, putrida, si estirpano i dolori repressi e nello sconfinare, di un giorno nuovo, la luce del sole inaridisce la terra, anime sgorgano pioggia di lacrime, lentamente e silenziosamente, l’alta marea giunge con le ombre del passato.

Nel buio assoluto, innata mondanità, illumina le strade, dove le fogne, sono il frutto dell’egoismo, prodotto, dall’avidità dell’uomo.
Nei bassi ranghi, polvere, discriminazioni, il sipario, apre l’aspro impulso all’identità fibrillante.
L’apice umano è dissolto in un nulla, la metamorfosi a ritroso crea il destino animalesco, il privarsi della ragione, assumendo in se la forma di un recipiente vuoto, privo dell’essenza spirituale.

In noi c’è l’eco, voce che richiama, dalla burrascosa e frenetica morte, l’anima.

Germinare il volto pietoso, implora nel vagare, assurda corsa dal terrore, animo umano deturpato dal male bramoso.
Rabberciare nella coscienza, tutto l’incompiuto bene, dirigersi verso un rabbuffo, nell’intolleranza umana.
Accettare il bene, vomitare il male dalle viscere oscure, cuori putrefatti di odio, assetare l’arido impulso, sventrare, lebbrosa e vile parodia dell’ignobile falsità, fertile, in ogni sorte a qual disfatta della pace.

Chi cammina sulle orme della luce, sceglie il bene e la vita, non torna indietro nel regredire, catapultato in avanti incontra il destino dell’eternità, si genera in creatura nuova, il suo libero arbitrio ha assorbito il trasfigurarsi dell’essere animale in essere spirituale.

E’ un incontro che cambia, trova il volto dell’immagine riflessa, del Dio che si è fatto uomo.

(Gli occhi dell’altro.
Cultura dei valori)

utente anonimo
Scritto il 1 febbraio 2010 at 10:57

seguo da molto il blog e sono intervenuto poche volte, ma oggi proprio non riesco a rivolgermi ad alcuni tuttoogi sempre presenti :
1) FOLLETTO : seguo pure io l’ economia austriaca….Ti ricordo che pure quella non ha la verità in tasca, anzì come ben detto da Monsurrò, è da trentanni che è ferma alle proprie, alcune valide, idee….
2)  ANONIMI :  ogni bolgger deve essere libero di dirigere il proprio sito come crede…. non deve sempre spiegare, specialmente se non capite l’evidenza…
3) Provo sinceramente ammirazione per Mazzalai che contina imperterrito a documentare la bellezza della vita e le sue molteplici forme .
L’ economia è vivere, e ognuno esprime la sua la sua idea di  vita tramite la forma di rapporto economico che pone in essere.
Gianni Z.

utente anonimo
Scritto il 1 febbraio 2010 at 14:44

caro Andrea Mazzalai , io ce l’ho una buona idea per Economia di Comunione, una idea legata al baratto , cioè alla Permuta e alla Banca del Tempo…
ritengo che la Carità sia utile e necessaria ma non è sufficiente per far decollare il Terzo Settore.

cmq. te lo dirò per mail privatamente e al prossimo incontro in occasione al Festival dell’Economia di Trento.

ciao

giobbe1971

utente anonimo
Scritto il 1 febbraio 2010 at 21:25

La società opulenta
In questo libro Galbraith esprime la tesi secondo cui l’evoluzione della società e dell’economia va verso una direzione in cui ciò che contano sono soprattutto, se non soltanto, i livelli dei consumi che i consumatori, appunto, esprimono, tanto che, da quegli anni in poi, i cittadini non vengono quasi più considerati persone portatrici di idee e valori, ma solo "consumatori", esplicitando, in tal modo, il fatto che a livello sociale si conta solo in funzione del proprio livello di consumi.
Siamo alla fine degli anni ’50 quando Galbraith pubblica negli Stati Uniti questa opera, per molti versi profetica, e il tono polemico e dichiaratamente negativo con cui illustra questa tendenza che vede affermarsi, gli vale le prime feroci critiche da parte dell’establishment politico ed economico statunitense, che è tutto proiettato, invece, alla massimizzazione degli indici quantitativi di crescita economica.
L’idea che si potesse mettere in discussione il "progresso" economico, inteso come sviluppo industriale e misurato esclusivamente da indicatori quantitativi come la crescita del prodotto interno lordo, per motivi, ad esempio, ambientali suonava come un’eresia, e venne bollata come qualcosa a metà fra il luddismo e la negazione della libera iniziativa, con pericolose propaggini verso il bolscevismo, specie poi se ciò accadeva negli anni dell’escalation della guerra fredda con l’Unione Sovietica, e della caccia alle streghe del maccartismo.
Il nuovo Stato Industriale [modifica]
L’idea centrale de Il nuovo Stato Industriale è piuttosto semplice, e sembra persino di per sé evidente, oggi, ma all’epoca non mancò di suscitare rumore ed accese polemiche: Galbraith parte dalla considerazione che, mentre una volta lo scenario economico era dominato dall’imprenditore, figura centrale del progresso e incarnazione stessa della "mano invisibile" di Adam Smith; su questo, l’accordo era pressoché totale, perché anche Marx partiva da questa concezione, anche se intenti contrari a quelli celebrativi di Adam Smith. Al giorno d’oggi (inteso come l’oggi in cui Galbraith pubblica il libro, ovvero nel 1967, libro che ha quindi avuto una gestazione negli ultimi anni ’50), semplicemente, i processi aziendali sono diventati talmente complessi che è impensabile che una sola persona sia in grado di detenere le conoscenze necessarie a guidare ed indirizzare l’intero processo produttivo, o meglio l’intero processo che va dall’intuizione di un nuovo prodotto/servizio che potrebbe interessare il "consumatore" all’avere pronto il prodotto/servizio presso il consumatore che lo può così acquistare, che è ben più complicato del solo processo produttivo.
Galbraith, alla fine di una serie di ragionamenti che altro non fanno che configurare la realtà effettuale delle varie corporations statunitensi, cioè delle grandi imprese, in genere multinazionali, che rappresentano il nerbo delle economie dei grandi paesi sviluppati, espone la tesi che il potere in queste grandi imprese – dal punto di vista della "quantità" del potere gestito assimilabili a dei moderni imperi – è passato dall’imprenditore, figura mitica ed obsoleta, all’insieme delle persone i cui talenti, capacità, esperienza, competenze e ambizioni concorrono a prendere le decisioni fondamentali che orientano l’attività di questi colossi economici. Galbraith battezzò questo insieme Tecnostruttura, sintetizzando, in questo nome, i due concetti di insieme, appunto, struttrurato di persone e delle loro competenze "tecniche"; non tecniche solo in senso di tecnologiche, ma dei vari aspetti che intervengono nella vita aziendale, a cominciare dal marketing, dal commerciale, alla produzione, alla logistica, alla manutenzione, al customer care (assistenza alla clientela) e così via. Il potere decisionale non è più, dunque, nelle mani dell’imprenditore, che, salvo in pochi casi di resistenza della figura carismatica del fondatore, in quanto tale non esiste più; almeno non come lo si intendeva un tempo, quando l’imprenditore decideva senza chiedere niente a nessuno ed esercitava il potere totale nell’azienda.
A questo punto occorre chiedersi, fa notare Galbraith, a chi risponda la tecnostruttura. Non certo agli azionisti, che dovrebbero essere i suoi padroni, ma che, essendo anche centinaia di migliaia di piccoli azionisti, non hanno di fatto rappresentanza, essendo i consigli di amministrazione dei vecchi orpelli rimasti a coprire, come una foglia di fico, la realtà. La quale, a chi la guarda con occhi disincantati, è del tutto evidente, ed è quella di grandi aziende guidate da una struttura a cerchi concentrici, così come la definisce Galbraith. Per cui, continua Galbraith, la Tecnostruttura è autoreferenziale, e non risponde di fatto a nessuno, se non a se stessa.
Prova di questo fatto sono le remunerazioni del top management, che fanno raggiungere il rapporto fra il loro salario e quello di coloro che stanno in fondo alla scala delle retribuzioni a livello mai registrati in tutta la storia economica (sarebbe curioso sapere cosa penserebbe Galbraith alla fine del 2008, di manager con stipendi ben più alti che nel 1968, che hanno portato al disastro le aziende, soprattutto finanziarie, che hanno gestito, mettendo anche a rischio la tenuta dell’intero sistema economico e finanziario?)
A questo punto, Galbraith fa il passo che, da una parte, lo farà marchiare come "bolscevico" dall’establishment economico americano dell’epoca e che, dall’altra, lo farà eleggere a guru ispiratore per le generazione della montante contestazione studentesca, insieme all’altro guru sul versante filosofico-politico, ovvero Herbert Marcuse, il quale, nella sua fondamentale opera ‘L’uomo ad una dimensione’ stigmatizzava una situazione per cui il capitalismo, in pratica, lasciava al cittadino consumatore non la libertà di decidere cosa fare della sua vita, ma semplicemente di poter scegliere cosa consumare fra quello che gli viene messo sugli scaffali dei supermercati. Il passo consiste nel domandarsi se, visto che la tecnostruttura è autoreferenziale e ha dei comportamenti che rispondono non tanto a logiche di profitto, quanto a quello della perpetuazione e nell’accrescimento del potere della Tecnostruttra stessa, perché, si chiede Galbraith, la proprietà dei mezzi di produzione non potrebbe essere statale, in modo che ci possa essere almeno un controllo pubblico sul funzionamento di questi imperi economici? O meglio, poiché i piccolo azionisti possono anche rimanere, perché lo Stato non dovrebbe prendere il controllo dei consigli di amministrazione, in modo da trasformare questi inutili orpelli in organismi che possano almeno parzialmente orientare lo sviluppo di queste strutture su vie che tengano in maggiore considerazione l’interesse generale?
In definitiva, è più o meno lo stesso percorso che ha portato ai monopoli statali, alcuni dei quali sono ancora in piedi in questo terzo millennio. Nei secoli precedenti, all’incirca a partire dal 1500, con la scoperta del Nuovo Mondo e la spinta al colonialismo delle potenze dell’epoca, gli stati concedevano, in cambio di una tassa, il monopolio su determinati commerci o produzioni ad un individuo o ad una azienda. Perché, si chiesero ad un certo punto vari re, imperatori, statisti, filosofi, economisti, lasciare a dei privati gli enormi profitti derivanti da questa posizione di privilegio e non, invece, statalizzare questi profitti con l’istituzione, appunto, dei monopoli di stato?
Dopodiché, Galbraith si mette a spiegare i vari vantaggi di una tale impostazione.

ho ripreso da wikipedia la sintesi del pensiero di Galbraith…è stato un grande anticipatore.forse il + grande di tutti.
un fautore della terza via…oggi questa terza via si arrichisce del concetto di sostenibilità e comunione di responsabilità  e risorse  x ogni essere umano equamnete distribuite…altro non so scrivervi x ora
saluti a tutti
giampiero
 

utente anonimo
Scritto il 1 febbraio 2010 at 21:25

La società opulenta
In questo libro Galbraith esprime la tesi secondo cui l’evoluzione della società e dell’economia va verso una direzione in cui ciò che contano sono soprattutto, se non soltanto, i livelli dei consumi che i consumatori, appunto, esprimono, tanto che, da quegli anni in poi, i cittadini non vengono quasi più considerati persone portatrici di idee e valori, ma solo "consumatori", esplicitando, in tal modo, il fatto che a livello sociale si conta solo in funzione del proprio livello di consumi.
Siamo alla fine degli anni ’50 quando Galbraith pubblica negli Stati Uniti questa opera, per molti versi profetica, e il tono polemico e dichiaratamente negativo con cui illustra questa tendenza che vede affermarsi, gli vale le prime feroci critiche da parte dell’establishment politico ed economico statunitense, che è tutto proiettato, invece, alla massimizzazione degli indici quantitativi di crescita economica.
L’idea che si potesse mettere in discussione il "progresso" economico, inteso come sviluppo industriale e misurato esclusivamente da indicatori quantitativi come la crescita del prodotto interno lordo, per motivi, ad esempio, ambientali suonava come un’eresia, e venne bollata come qualcosa a metà fra il luddismo e la negazione della libera iniziativa, con pericolose propaggini verso il bolscevismo, specie poi se ciò accadeva negli anni dell’escalation della guerra fredda con l’Unione Sovietica, e della caccia alle streghe del maccartismo.
Il nuovo Stato Industriale [modifica]
L’idea centrale de Il nuovo Stato Industriale è piuttosto semplice, e sembra persino di per sé evidente, oggi, ma all’epoca non mancò di suscitare rumore ed accese polemiche: Galbraith parte dalla considerazione che, mentre una volta lo scenario economico era dominato dall’imprenditore, figura centrale del progresso e incarnazione stessa della "mano invisibile" di Adam Smith; su questo, l’accordo era pressoché totale, perché anche Marx partiva da questa concezione, anche se intenti contrari a quelli celebrativi di Adam Smith. Al giorno d’oggi (inteso come l’oggi in cui Galbraith pubblica il libro, ovvero nel 1967, libro che ha quindi avuto una gestazione negli ultimi anni ’50), semplicemente, i processi aziendali sono diventati talmente complessi che è impensabile che una sola persona sia in grado di detenere le conoscenze necessarie a guidare ed indirizzare l’intero processo produttivo, o meglio l’intero processo che va dall’intuizione di un nuovo prodotto/servizio che potrebbe interessare il "consumatore" all’avere pronto il prodotto/servizio presso il consumatore che lo può così acquistare, che è ben più complicato del solo processo produttivo.
Galbraith, alla fine di una serie di ragionamenti che altro non fanno che configurare la realtà effettuale delle varie corporations statunitensi, cioè delle grandi imprese, in genere multinazionali, che rappresentano il nerbo delle economie dei grandi paesi sviluppati, espone la tesi che il potere in queste grandi imprese – dal punto di vista della "quantità" del potere gestito assimilabili a dei moderni imperi – è passato dall’imprenditore, figura mitica ed obsoleta, all’insieme delle persone i cui talenti, capacità, esperienza, competenze e ambizioni concorrono a prendere le decisioni fondamentali che orientano l’attività di questi colossi economici. Galbraith battezzò questo insieme Tecnostruttura, sintetizzando, in questo nome, i due concetti di insieme, appunto, struttrurato di persone e delle loro competenze "tecniche"; non tecniche solo in senso di tecnologiche, ma dei vari aspetti che intervengono nella vita aziendale, a cominciare dal marketing, dal commerciale, alla produzione, alla logistica, alla manutenzione, al customer care (assistenza alla clientela) e così via. Il potere decisionale non è più, dunque, nelle mani dell’imprenditore, che, salvo in pochi casi di resistenza della figura carismatica del fondatore, in quanto tale non esiste più; almeno non come lo si intendeva un tempo, quando l’imprenditore decideva senza chiedere niente a nessuno ed esercitava il potere totale nell’azienda.
A questo punto occorre chiedersi, fa notare Galbraith, a chi risponda la tecnostruttura. Non certo agli azionisti, che dovrebbero essere i suoi padroni, ma che, essendo anche centinaia di migliaia di piccoli azionisti, non hanno di fatto rappresentanza, essendo i consigli di amministrazione dei vecchi orpelli rimasti a coprire, come una foglia di fico, la realtà. La quale, a chi la guarda con occhi disincantati, è del tutto evidente, ed è quella di grandi aziende guidate da una struttura a cerchi concentrici, così come la definisce Galbraith. Per cui, continua Galbraith, la Tecnostruttura è autoreferenziale, e non risponde di fatto a nessuno, se non a se stessa.
Prova di questo fatto sono le remunerazioni del top management, che fanno raggiungere il rapporto fra il loro salario e quello di coloro che stanno in fondo alla scala delle retribuzioni a livello mai registrati in tutta la storia economica (sarebbe curioso sapere cosa penserebbe Galbraith alla fine del 2008, di manager con stipendi ben più alti che nel 1968, che hanno portato al disastro le aziende, soprattutto finanziarie, che hanno gestito, mettendo anche a rischio la tenuta dell’intero sistema economico e finanziario?)
A questo punto, Galbraith fa il passo che, da una parte, lo farà marchiare come "bolscevico" dall’establishment economico americano dell’epoca e che, dall’altra, lo farà eleggere a guru ispiratore per le generazione della montante contestazione studentesca, insieme all’altro guru sul versante filosofico-politico, ovvero Herbert Marcuse, il quale, nella sua fondamentale opera ‘L’uomo ad una dimensione’ stigmatizzava una situazione per cui il capitalismo, in pratica, lasciava al cittadino consumatore non la libertà di decidere cosa fare della sua vita, ma semplicemente di poter scegliere cosa consumare fra quello che gli viene messo sugli scaffali dei supermercati. Il passo consiste nel domandarsi se, visto che la tecnostruttura è autoreferenziale e ha dei comportamenti che rispondono non tanto a logiche di profitto, quanto a quello della perpetuazione e nell’accrescimento del potere della Tecnostruttra stessa, perché, si chiede Galbraith, la proprietà dei mezzi di produzione non potrebbe essere statale, in modo che ci possa essere almeno un controllo pubblico sul funzionamento di questi imperi economici? O meglio, poiché i piccolo azionisti possono anche rimanere, perché lo Stato non dovrebbe prendere il controllo dei consigli di amministrazione, in modo da trasformare questi inutili orpelli in organismi che possano almeno parzialmente orientare lo sviluppo di queste strutture su vie che tengano in maggiore considerazione l’interesse generale?
In definitiva, è più o meno lo stesso percorso che ha portato ai monopoli statali, alcuni dei quali sono ancora in piedi in questo terzo millennio. Nei secoli precedenti, all’incirca a partire dal 1500, con la scoperta del Nuovo Mondo e la spinta al colonialismo delle potenze dell’epoca, gli stati concedevano, in cambio di una tassa, il monopolio su determinati commerci o produzioni ad un individuo o ad una azienda. Perché, si chiesero ad un certo punto vari re, imperatori, statisti, filosofi, economisti, lasciare a dei privati gli enormi profitti derivanti da questa posizione di privilegio e non, invece, statalizzare questi profitti con l’istituzione, appunto, dei monopoli di stato?
Dopodiché, Galbraith si mette a spiegare i vari vantaggi di una tale impostazione.

ho ripreso da wikipedia la sintesi del pensiero di Galbraith…è stato un grande anticipatore.forse il + grande di tutti.
un fautore della terza via…oggi questa terza via si arrichisce del concetto di sostenibilità e comunione di responsabilità  e risorse  x ogni essere umano equamnete distribuite…altro non so scrivervi x ora
saluti a tutti
giampiero
 

utente anonimo
Scritto il 1 febbraio 2010 at 21:25

La società opulenta
In questo libro Galbraith esprime la tesi secondo cui l’evoluzione della società e dell’economia va verso una direzione in cui ciò che contano sono soprattutto, se non soltanto, i livelli dei consumi che i consumatori, appunto, esprimono, tanto che, da quegli anni in poi, i cittadini non vengono quasi più considerati persone portatrici di idee e valori, ma solo "consumatori", esplicitando, in tal modo, il fatto che a livello sociale si conta solo in funzione del proprio livello di consumi.
Siamo alla fine degli anni ’50 quando Galbraith pubblica negli Stati Uniti questa opera, per molti versi profetica, e il tono polemico e dichiaratamente negativo con cui illustra questa tendenza che vede affermarsi, gli vale le prime feroci critiche da parte dell’establishment politico ed economico statunitense, che è tutto proiettato, invece, alla massimizzazione degli indici quantitativi di crescita economica.
L’idea che si potesse mettere in discussione il "progresso" economico, inteso come sviluppo industriale e misurato esclusivamente da indicatori quantitativi come la crescita del prodotto interno lordo, per motivi, ad esempio, ambientali suonava come un’eresia, e venne bollata come qualcosa a metà fra il luddismo e la negazione della libera iniziativa, con pericolose propaggini verso il bolscevismo, specie poi se ciò accadeva negli anni dell’escalation della guerra fredda con l’Unione Sovietica, e della caccia alle streghe del maccartismo.
Il nuovo Stato Industriale [modifica]
L’idea centrale de Il nuovo Stato Industriale è piuttosto semplice, e sembra persino di per sé evidente, oggi, ma all’epoca non mancò di suscitare rumore ed accese polemiche: Galbraith parte dalla considerazione che, mentre una volta lo scenario economico era dominato dall’imprenditore, figura centrale del progresso e incarnazione stessa della "mano invisibile" di Adam Smith; su questo, l’accordo era pressoché totale, perché anche Marx partiva da questa concezione, anche se intenti contrari a quelli celebrativi di Adam Smith. Al giorno d’oggi (inteso come l’oggi in cui Galbraith pubblica il libro, ovvero nel 1967, libro che ha quindi avuto una gestazione negli ultimi anni ’50), semplicemente, i processi aziendali sono diventati talmente complessi che è impensabile che una sola persona sia in grado di detenere le conoscenze necessarie a guidare ed indirizzare l’intero processo produttivo, o meglio l’intero processo che va dall’intuizione di un nuovo prodotto/servizio che potrebbe interessare il "consumatore" all’avere pronto il prodotto/servizio presso il consumatore che lo può così acquistare, che è ben più complicato del solo processo produttivo.
Galbraith, alla fine di una serie di ragionamenti che altro non fanno che configurare la realtà effettuale delle varie corporations statunitensi, cioè delle grandi imprese, in genere multinazionali, che rappresentano il nerbo delle economie dei grandi paesi sviluppati, espone la tesi che il potere in queste grandi imprese – dal punto di vista della "quantità" del potere gestito assimilabili a dei moderni imperi – è passato dall’imprenditore, figura mitica ed obsoleta, all’insieme delle persone i cui talenti, capacità, esperienza, competenze e ambizioni concorrono a prendere le decisioni fondamentali che orientano l’attività di questi colossi economici. Galbraith battezzò questo insieme Tecnostruttura, sintetizzando, in questo nome, i due concetti di insieme, appunto, struttrurato di persone e delle loro competenze "tecniche"; non tecniche solo in senso di tecnologiche, ma dei vari aspetti che intervengono nella vita aziendale, a cominciare dal marketing, dal commerciale, alla produzione, alla logistica, alla manutenzione, al customer care (assistenza alla clientela) e così via. Il potere decisionale non è più, dunque, nelle mani dell’imprenditore, che, salvo in pochi casi di resistenza della figura carismatica del fondatore, in quanto tale non esiste più; almeno non come lo si intendeva un tempo, quando l’imprenditore decideva senza chiedere niente a nessuno ed esercitava il potere totale nell’azienda.
A questo punto occorre chiedersi, fa notare Galbraith, a chi risponda la tecnostruttura. Non certo agli azionisti, che dovrebbero essere i suoi padroni, ma che, essendo anche centinaia di migliaia di piccoli azionisti, non hanno di fatto rappresentanza, essendo i consigli di amministrazione dei vecchi orpelli rimasti a coprire, come una foglia di fico, la realtà. La quale, a chi la guarda con occhi disincantati, è del tutto evidente, ed è quella di grandi aziende guidate da una struttura a cerchi concentrici, così come la definisce Galbraith. Per cui, continua Galbraith, la Tecnostruttura è autoreferenziale, e non risponde di fatto a nessuno, se non a se stessa.
Prova di questo fatto sono le remunerazioni del top management, che fanno raggiungere il rapporto fra il loro salario e quello di coloro che stanno in fondo alla scala delle retribuzioni a livello mai registrati in tutta la storia economica (sarebbe curioso sapere cosa penserebbe Galbraith alla fine del 2008, di manager con stipendi ben più alti che nel 1968, che hanno portato al disastro le aziende, soprattutto finanziarie, che hanno gestito, mettendo anche a rischio la tenuta dell’intero sistema economico e finanziario?)
A questo punto, Galbraith fa il passo che, da una parte, lo farà marchiare come "bolscevico" dall’establishment economico americano dell’epoca e che, dall’altra, lo farà eleggere a guru ispiratore per le generazione della montante contestazione studentesca, insieme all’altro guru sul versante filosofico-politico, ovvero Herbert Marcuse, il quale, nella sua fondamentale opera ‘L’uomo ad una dimensione’ stigmatizzava una situazione per cui il capitalismo, in pratica, lasciava al cittadino consumatore non la libertà di decidere cosa fare della sua vita, ma semplicemente di poter scegliere cosa consumare fra quello che gli viene messo sugli scaffali dei supermercati. Il passo consiste nel domandarsi se, visto che la tecnostruttura è autoreferenziale e ha dei comportamenti che rispondono non tanto a logiche di profitto, quanto a quello della perpetuazione e nell’accrescimento del potere della Tecnostruttra stessa, perché, si chiede Galbraith, la proprietà dei mezzi di produzione non potrebbe essere statale, in modo che ci possa essere almeno un controllo pubblico sul funzionamento di questi imperi economici? O meglio, poiché i piccolo azionisti possono anche rimanere, perché lo Stato non dovrebbe prendere il controllo dei consigli di amministrazione, in modo da trasformare questi inutili orpelli in organismi che possano almeno parzialmente orientare lo sviluppo di queste strutture su vie che tengano in maggiore considerazione l’interesse generale?
In definitiva, è più o meno lo stesso percorso che ha portato ai monopoli statali, alcuni dei quali sono ancora in piedi in questo terzo millennio. Nei secoli precedenti, all’incirca a partire dal 1500, con la scoperta del Nuovo Mondo e la spinta al colonialismo delle potenze dell’epoca, gli stati concedevano, in cambio di una tassa, il monopolio su determinati commerci o produzioni ad un individuo o ad una azienda. Perché, si chiesero ad un certo punto vari re, imperatori, statisti, filosofi, economisti, lasciare a dei privati gli enormi profitti derivanti da questa posizione di privilegio e non, invece, statalizzare questi profitti con l’istituzione, appunto, dei monopoli di stato?
Dopodiché, Galbraith si mette a spiegare i vari vantaggi di una tale impostazione.

ho ripreso da wikipedia la sintesi del pensiero di Galbraith…è stato un grande anticipatore.forse il + grande di tutti.
un fautore della terza via…oggi questa terza via si arrichisce del concetto di sostenibilità e comunione di responsabilità  e risorse  x ogni essere umano equamnete distribuite…altro non so scrivervi x ora
saluti a tutti
giampiero
 

Scritto il 1 febbraio 2010 at 22:52

Crisi economica, scandali finanziari, multinazionali al collasso. Come siamo entrati nell’era dei grandi crack? Secondo Galbraith la radice di questi mali sarebbe da cercare nello strapotere ormai senza limiti delle grandi corporation e dei top manager che, andando ben al di là del terreno a loro proprio, sono in grado di forzare tanto le scelte quotidiane dei cittadini quanto le grandi decisioni politiche. Progressivamente si è affermato un sistema che distorce a suo piacimento la verità, che ha trasformato la speculazione in forma d’ingegno e l’economia del libero mercato nell’antidoto alle disgrazie del mondo. Con ironia e indignazione, Galbraith ci mostra come siano rovinosamente crollati i fondamenti dell’analisi economica che davamo per scontati, dalla sovranità del consumatore alla distinzione tra pubblico e privato, all’idea che il taglio delle tasse rilanci l’economia. E come passo dopo passo si sia affermata una perversa "economia della truffa": oggi legalizzata e soprattutto socialmente accettata.

Nel piccolo saggio dal titolo " L’economia della truffa" Galbraith da un saggio delle sue grandi capacità di ironia e critica del sistema.
Con "The Affluent Society" Galbraith alla fine degli anni cinquanta, distrugge il mito della fiducia nella capacità del PIL di garantire la stabilità sociale. Inutile dire che la sua spesso feroce ironia, mi è congeniale.

Grazie Giampiero

 

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