TRA SCILLA E CARIDDI, UNA LUNGA NAVIGAZIONE TRA STAGFLAZIONE O RECESSIONE INFLATTIVA!

Scritto il alle 07:01 da icebergfinanza

Secondo il filosofo lord Francis Bacon, Francesco Bacone per gli amici, la via mediana della moderazione è molto apprezzata in morale; non meno utile e buona è nelle scienze speculative, sebbene meno apprezzata; il principio della moderazione morale fu rappresentato dagli antichi nell’itinerario celeste tenuto da Icaro, mentre quello della moderazione speculativa per le tanto decantate difficoltà e i pericoli che rappresenta fu rappresentato dall’itinerario tra Scilla e Cariddi.

La parabola è semplice e nota sempre secondo lord Bacon e la via della virtù si apre direttamente nel mezzo tra l’eccesso e il difetto.

Tra le  innumerevoli inside che il mare nasconde non vi sono solo gli iceberg come pericoli vaganti per le navi, ma talvolta anche gorghi e vortici marini, scogli e banchi di sabbia.

 

Il nostro veliero tra l’insidia della Stagflazione e il vortice della Recessione inflativa.

 

Come diranno alcuni, non esiste una recessione che porti con sè tendenze inflattive in quanto una parziale o totale caduta degli investimenti, della produzione, dei consumi, porterebbe con sè un vento deflazionistico tale e quale alla appena agli inizi più grande deflazione immobiliare dalla Grande Depressione.

 

Nei racconti della mitologia vi sono spesso riferimenti a creature fantastiche e sovrannaturali che esprimono la paura dell’imprevedibile rappresentando le più svariate situazioni di pericolo, reale o presunto.Nella mitologia greca Scilla e Cariddi erano due creature marine che abitavano in due affranti  dello Stretto di Messina, rispettivamente sulle coste della Calabria e della Sicilia.

 

Scilla e Cariddi, rappresentano due pericoli simultanei e inevitabili, il destino compiuto di chi volendo evitare un pericolo, rischia di cadere in un altro.

 

Come sono ormai lontani i bei tempi in cui tutto era musica, l’eccesso era musica, la leva finanziaria esponenziale, il trasferimento del rischio, la privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite anche se quest’ultima è ancora in corso e lo sarà sempre più nel tempo.

 

In questi mesi mi sembrava di essere fuori in coperta, appoggiato alla grande vetrata della sala da ballo del Titanic, così euforica, così piena di entusiasmo, al freddo da solo a immaginare chissà quale fine della festa, ad urlare nell’inconscio il mio sgomento, lo sgomento nei confronti di un’irrazionalità, di un eccesso che nel medio e lungo termine significa spesso il decesso di altri, degli ultimi di coloro che vivono con meno di due dollari al giorno.

 

Fuori in coperta ha cercare di analizzare come sia possibile che la storia puntualmente presenti il suo tributo, un’esplosione di consapevolezza nell’irrazionalità di questo tempo, in fondo non una novità, ma questa volta esponenziale!

 

Tempo fà vi ricordai che prima del grande crollo della New Economy, Milton Friedman inviò ad un giornalista del Wall Street Journal un grafico dove prevedeva lo scoppio della bolla del Nasdaq e per tutta risposta alcuni operatori e banchieri intervenuti ad una conferenza stampa si dimostrarono interessati non a ciò che sarebbe avvenuto poi, ma alla dinamica che avrebbe portato al punto finale di eccesso, in quanto negli ultimi rantoli della corsa del toro, i guadagni si fanno letteralmente esplosivi.

 

Guardavo attraverso la vetrata e sentivo l’orchestra suonare, e più la musica saliva più l’esaltazione era collettiva. Grandi torte ornavano la tavola imbandita, torte provenienti dal nuovo mondo, dai nomi esotici, talvolta sconosciuti agli stessi adetti ai lavori che pur di non fare brutta figura ne compravano intere porzioni, senza conoscere nulla degli ingredienti, del pasticcere.

 

CDO, CLO, ABS, MBS fette distribuite a piene mani tra gli invitati, fette a tripla A con quel sapore un pò così, squisitamente superiore alle vecchie confezioni dei Bond Sovrani quel punto e mezzo in più, quel velo di zucchero così impalpabile, così poco trasparente.

 

Curve dei rendimenti anomale, che scendono, salgono e si impennano sul lungo termine, differenziali tra i due anni e i dieci che si dilattano, fly to the quality che ritornano inesorabili riducendo i rendimenti a breve giù negli abissi lontani dal pelo dell’acqua dei Fed Funds, credit default swaps che esplodono verso la consapevolezza che una nuova stagione di default stà per arrivare.

 

Ieri all’improvviso una nuova ondata di avversione al rischio, all’improvviso per molti ma non per tutti! Secondo l’indice elaborato da UBS un raddoppio dal 0,77 di venerdi a 1,37 di lunedi, ridiscesa di nuovo ieri, ma a che servono questi indici che non sono in grado di predire nulla!

 

La realtà invece viene descritta in maniera esemplare dalla dinamica inesorabile degli indici ABX che coinvolgendo pure le cartolarizzazioni a tripla A ci riportano all’estate appena trascorsa e i grafici qui sotto sono eloquenti MARKIT.com

 

 

 

 

 

Nel frattempo per il secondo mese consecutivo l’indice CFNAI elaborato dalla FED di Chicago testimonia un rallentamento in atto nell’anemico settore manifatturiero del distretto, una vecchia gloria e la FED continua imperturbabile ad innondare di liquidità il sistema con_10,5_miliardi. I future intanto scontano nuovi tagli dei tassi con percentuali bulgare, ma se diamo un’occhiata al grafico di cui sotto non ne sarei così convinto. FINANCIALTIMES_DOCET!

 

Federal Funds chart - please call 212-720-6130 for more information.

 

FED_NEW_YORK

 

Oggi l’orchestra ha smesso di suonare, forse solo temporaneamente, forse è uscita in coperta, dove suonerà l’ultimo walzer mentre tutto intorno si preparano le scialuppe, ci si prepara ad abbandonare la nave.

 

Ai piani alti è senz’altro così, loro i dati gli conoscono e gli sanno analizzare e che è un peccato interrompere la festa dopo cinque lunghi anni.

 

Oggi la dieta è ferrea, il dolce è proibito, nessuno si fida più dei pasticceri, solo ed esclusivamente dolci fatti in casa, nelle case sovrane, le cui ricette quasi non le ricorda più nessuno, tanto è amaro il ricordo di rendimenti indigesti….

 

Le torte di Citigroup, Bank of America e Wachovia, mica dolci qualsiasi, con le ciliegine di Etrade e Washington Mutuals hanno un sapore agrodolce con svalutazioni prudenziali e outlook tenebrosi e senza lo zucchero sintetico, l’aspartame della FAS 159 e i tre livelli della torta contabilie il dolce sarebbe stato terribilmente indigesto.

 

Il comandante del Titanic, Bernanke, unitamente al Governo americano ed a una schiera di analisti e commentatori appassionatamente interessati, continuano a sostenere che il colpetto ricevuto dal Titanic questa estate è solo un episodio all’interno di un’economia sana in crescita, dai fondamentali solidi.

 

Quando avete tempo e voglia date un’occhiata a questa analisi del Fondo Monetario Internazionale e guardate bene e scrutate tutti i particolari di questo grafico che vi propongo qui sotto, grafico che evidenzia un sussegguirsi di effetti collaterali che la Grande Deflazione immobiliare porterà con se attraverso gli anni.

 

IMF Credit Suisse Reset Chart

 

Un’onda in formazione che vedrà il suo epilogo nel 2011, la bellezza di quattro anni!

 

Una dinamica inesorabile che questa settimana vedrà l’uscita di nuovi dati che ormai il mercato non sconta neanche più, anzi vedrete che le aspettative saranno così basse da porre le basi per un’esaltazione collettiva, appena il dato in uscita sembrerà un pò meno peggio di come l’abbiamo descritto.

 

Nei mio TAG IMMOBILIARE_AMERICANO_SUBPRIME avete un’intera sala comandi, un timone a vostra disposizione per scoprire tutti i segreti che ogni dato, ogni organismo rilascia mensilmente con grafici e tendenze riportate dai vari indici di riferimento.

 

Ricordo solamente che più gli inventari vedranno accrescere le loro scorte più inevitabilmente si prolungherà la lunga agonia immobiliare determinando un calo delle quotazioni che nel tempo assumerà carattere di crollo.

 

Volevo solamente ricordarvi di tenere a bada la dinamica del mercato immobiliare commerciale, che credo a breve regalerà alcune sorprese, un mercato di cui poco si parla esorcizandone un’eventuale inversione.

 

Se qualcuno ha dimenticato le FORECLOSURE e la sua dinamica dia un’occhiata a questo post e si ricordi che l’onda anomala è solo all’inizio e che i due ultimi mesi dell’anno vedranno una percentuale bulgara di risistemazioni dei famigerati ARMs Adjustable Rate Mortgage con il conseguente innalzamento degli inventari a seguito delle aste giudiziarie.

 

Nonprime_delinq

 

 

 

Vedremo sino a che punto la " buona volonta "di  COUNTRYWIDE contribuirà ad attenuare questa nuova onda in arrivo.

 

Per coloro che non vedono nessuna recessione ricordo che minori costruzioni e indotto immobiliare determinano un abbassamento del contributo alla formazione del PIL e una una caduta dei prezzi aumenterà la riluttanza ai consumi da parte del consumatore americano con conseguente influsso negativo su tre quarti del PIL americano.

 

Forse anche una piccola occhiata a questo articolo del WSJonline non sarebbe male, ci aiuterebbe a comprendere come la nuova frontiera dei default personali stà minando la società americana.

 

M&A_and_LBO, la musica è sospesa in attesa dell’orchestra che verrà!

 

Chissà che la nuova orchestra non abbia le sembianze dei grandi fondi sovrani, enormi vascelli fantasma che navigano circondati da un alone di mistero, una cappa di nebbia eterna, nell’opacità di questo tempo creati dai nuovi giganti dell’economia mondiale, portatori di materie prime e di petrolio, con le stive gonfie di liquidità, portatori di surplus di bilancio o eccesso di risparmio come lo si voglia chiamare.

 

Munizioni ed esplosivo a volontà, esplosivo ad alto potenziale tanto da essere esploso tra le mani della Cina nella sua avventura all’interno della regina dei private equity, Blackstone, arrivata a perdere il 20/30 % dalla sua quotazione in borsa.

 

Speculazioni o bolle che nascono in un mare di petrolio che si stà lentamente prosciugando, una mare che equivale ad un eccesso di liquidità che confluisce sull’oro nero e contribuisce alla costituzione di posizioni che anelano a quota 100.

 

Il contango, ovvero quella situazione di sconto in cui si vengono a trovare i prezzi rispetto alle consegne future, hanno condizionato per molto tempo la dinamica dei prezzi aumentando lo scetticismo di coloro che vedevano solo declini delle quotazioni.

 

Invece come un cavallo selvaggio, il petrolio supportato dalla speculazione è salito contro tutto e contro tutti.

Qualità di petrolio diverse in costante tensione, prima il Brent ora il WTI che segnalano se mai ve ne fosse stato il bisogno, un incremento dei rischi geopolitici, la possibilità di un nuovo incendio, di una nuova esplosione versione anni 70/80.

 

Strutturale non è, si dice con quell’aria un pò " CORE " frutto della speculazione e non dei fondamentali, ma si dimentica altrettanto facilmente la crescita dei paesi emergenti che non avviene a costo energetico zero che che il collo di bottoglia della raffinazione presuppone investimenti che nessuno vuole o è in grado di mettere sul tavolo.

 

Come ha fatto ben presente PAOLO_BARRAI il Baltic Index e la sua improvvisa esplosione sono un segnale da prendere in seria considerazione, un segnale dalle conseguenze altamente inflattive che deprime i margini di raffinazione, portando all’utilizzo delle scorte di petrolio che viaggiano a livelli di prezzo ben inferiori.

 

L’esplosione dei noli e l’interpretazione della sua dinamica va letta alla luce di un possibile effervescente commercio mondiale ma nella direzione dell’aumento delle scorte di petrolio e in quello delle derrate alimentari e non, secondo il sottoscritto, come segnale di una nuova stagione di crescita economica in senso ampio.

Per il resto considerare quello del BALTICS INDEX  uno dei tanti eccessi di questa stagione irrazionale non è certo una novità, ma date un’occhiata a questo articolo sul FMI che ci ricorda la nuova stagione del credito facile. 

 

 

 

Per il resto si sà l’inflazione scenderà lentamente ed inesorabilmente secondo i fautori della normalizzazione, depurata irrimediabilmente della sua componente tossica, ovvero energetica ed alimentare, dimenticando inoltre le pressioni inflazionistiche provenienti dal riscatto del mondo del lavoro dei paesi emergenti.

 

A proposito di recessione, forse a qualcuno parerà strano il fatto che continuo ad insistere su questa rotta, una rotta di cui nessuno vede in lontananza alcun pericolo se non con percentuali sempre sotto il 50 %.

 

I vertici di Caterpillar e Harley Devidson società dall’aria ciclica parlano ormai apertamente di rischi recessivi e gli utili delle società, il cui business sono i  TRASPORTI non viaggiano in buone_acque.

 

Ricordo che sino ad alcune mesi e settimane fà le percentuali si aggiravano sul 33 % e oscillavano sopra e sotto questa cifra a seconda degli umori del suo profeta Greenspan! Chi segue da tempo questo blog conosce le motivazioni e le analisi che utilizzo a supporto di questa teoria, ma ritrovarsele tutte insieme con un oceano di riferimenti grafici e statistici è una visione sublime.

 

Date un’occhiata a questo post di PAUL_KASRIEL vice senior presidente e direttore della ricerca Economica di Northern Trust un lavoro di insieme che richiama i segnali che l’economia americana invia a testimonianza di una possibile e probabile recessione.

 

Cercherò di sintetizzare in breve i principali riferimenti, per l’ennesima volta:

 

a) l’occupazione americana e i modelli di rilevazione del Bureau of Labor Statistics sono sostanzialmente inadeguati a rilevare il cambiamento di dinamica del mercato del lavoro con il birth/death model che stima un nuovo numero di lavoratori in base all’avviamento  di nuove aziende sulla base di una supposizione che viene puntualmente smentita dalle revisioni finali.  A settembre di quest’anno la percentuale di questo modello rappresentava il 79,3 % dell’aumento delloccupazione rispetto al 32,8 % del 2006 sempre a settembre.

 

In sostanza non è possibile che redditi personali e occupazione siano così in salute come vengono descritti dalle statistiche ufficiali. Comincio seriamente a pensare all’inutilità di questa marea di dati sull’occupazione che vengono settimanalmente e mensilmente rilasciati, dati di cui ben pochi sul mercato sono in grado di percepirne il reale significato e la sua dinamica nascosta ma evidenziata dalle revisioni!

 

Ma si sà le revisioni fanno parte del passato e i mercati guardano avanti, non si sà dove!

 

Date un’occhiata a questo grafico che evidenzia l’occupazione nel mercato del credito su dati della Challenger Gray & Christmas Inc. che evidenziano un crollo nell’occupazione finanziaria come non si vedeva dal 1993:

 

 

Tutto ormai scontato dal mercato, non sò quanto dai P/E ratios futuri con outlook tenebrosi.

 

Kasriel richiama inoltre la fonte primaria che ha sostenuto in questi anni i consumi americani, ovvero il MEW, Mortgage Equity Withdrawal con un passaggio da zero degli anni ’90 al 21, 6 % del 2005 ad un tasso annuo ultimo di 500 miliardi di dollari.

 

Ovviamente si può continuare a perpetrare questa stagione memorabile attraverso l’utilizzo esponenziale delle carta di credito e l’anticipo dei fondi pensioni, ma non vi è dubbio che prima o poi vien la resa dei conti.

 

Sono estremamente curioso di vedere la dinamica che subirà il mercato delle cartolarizzazioni dei debiti relativi alle carta di credito e del Collateralized Loan Obbligations riferiti ai debiti corporate. 

 

 

 

 

 

Infine si intravedono i primi segnali di cedimento degli utili aziendali, mentre il real business capital spending, la spesa in conto capitale si è rivelata anemica in questi anni unitamente all’innevitabile frenata determinata dal settore finanziario che contribuiva nella misura del 30 % circa sul totale dei profitti corporativi.

 

Vi sono inoltre una serie di interrogativi che Kasriel pone al lettore che vi consiglio di leggervi in quanto con dati e grafici alla mano è in grado di ribattere tutte le osservazioni degli ottimisti sula futura crescita americana.

 

Tornando per un attimo al titolo del post non vi è dubbio che il FANTASMA_della_DEFLAZIONE ritorna prepotentemente ad ondate susseguenti ricordando che in fondo è l’INFLAZIONE il nemico numero uno degli anni a venire, non quella che ormai i banchieri centrali usano come centro di gravità permanente per le loro decisioni di politica monetaria e come riferimento per controllare le spinte inflattive che provengono dai rinnovi salariali e dal mondo del lavoro.

 

Negli anni 70 l’nflazione si è presentata unitamente ad una alta disoccupazione provocando un tempesta perfetta che si sarebbe protratta negli anni.

 

Secondo Keynes le recessioni vengono risolte dall’inflazione e che cosa risolve l’inflazione?

 

La recessione, elementare Watson!

 

Per comprendere il significato, un pò di storia e le conseguenze di stagflazione ed  inflazione vi rimando a questo post apparso_tempo_fà_su_MINYANVILLE

 

Vorrei concludere ora per rispondere ad una domanda di Giulio sul significato delle ultime mosse da parte dei giganti asiatici, Giappone e Cina in merito ai loro surplus di bilancio in dollari e alle vendite in corso ricordandovi un articolo apparso su Finanza e Mercati di Sabato.

 

" Chi sono i venditori di dollari, chi stà scaricando il biglietto verde?"

 

Contrariamente a quanto si pensa e secondo Morgan Stanley i gestori americani che controllano una quantità di denaro quasi quattro volte quella detenuta dalle banche centrali come riserve ufficiali, sono i più feroci ed attivi venditori di dollari alla ricerca di una diversificazione che ha espatriato negli ultimi 3 anni circa 1200 miliardi, sfatando così la leggenda che le vendite siano ad opera esclusiva dei paesi asiatici e mediorientali in testa.

 

Immenso stupore infinito…..ma non troppo!

 

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17 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 23 ottobre 2007 at 08:35

Andrea !

tutte le radio, tutti i satellitti , tutte le orecchie e tutti gli occhi …. sono tesi lì… ad aspettare, a vedere ad ascoltare… nuove PERLE dal ns. Capiatano.

Roberto.

utente anonimo
Scritto il 23 ottobre 2007 at 10:19

Mutui subprime: Lehman vede nero

22.10.2007

Per Lehman Brothers il peggio della crisi della mutui subprime non è ancora passato, anzi. Secondo la casa d’investimento il volume totale delle perdite causate dal crollo del mercato del credito ipotecario potrebbe raggiungere $242 miliardi. Lehman Brothers crede che solo una frazione di queste perdite sia stata finora realizzata. Secondo Lehman la crisi colpirà inoltre anche altri segmenti del mercato del credito. Per il prossimo anno Lehman prevede perdite di $40 miliardi, per il 2009 di $45 miliardi e per il 2010 di circa $30 miliardi. In seguito gli effetti negativi della crisi dovrebbero diminuire gradualmente. Per questi motivi Lehman ha declassato oggi il settore del credito ipotecario da “Neutral” a “Negative” e l’intero settore finanziario da “Positive” a “Neutral”. Tra i singoli titoli Lehman ha tagliato il suo rating su Countrywide Financial (US2223721042) e su IndyMac (US4566071001) da “Equal-weight” ad “Underweight” e su Washington Mutual (US9393221034), Capital One (US14040H1059), American Express (US0258161092) e Discover Financial Services (US2547091080) da “Overweight” ad “Equal-weight”.

Redazione (Francoforte) 15.00

utente anonimo
Scritto il 23 ottobre 2007 at 10:55

Occhio a queste giornate !

Le case potrebbero far ballare le borse :

http://www.pr.com/press-release/57284

By Fabio

utente anonimo
Scritto il 23 ottobre 2007 at 12:57

Gentile Andrea,
Grazie prima di tutto per la qualità e la competenza del Suo lavoro.
Ultimante mi chiedevo è possibile che non si possano fare proiezioni sulla probalile crisi immobiliare che colpirà anche l’Italia? Tante famiglie che hanno stipulato mutui a tasso variabile sono in pesante sofferenza. Quali saranno le ripercussioni secondo Lei?

utente anonimo
Scritto il 23 ottobre 2007 at 16:51

Il Vix si mantiene sopra il 20 , gli abx sono in caduta libera , dollaro che non riesce a riprendersi contro lo yen ….

Direi che un bel : “uomini ai posti di combattimento” ci stà tutto

By fabio

utente anonimo
Scritto il 23 ottobre 2007 at 16:55

Ovviamente per i marinai di questa nave non c’ è niente di nuovo nel filmato, lo segnalo lo stesso :

http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=15&id=1165

Bill forse ha ragione , il colpo di grazia potrebbe partire da un altro paese anche se tutti ora siamo focalizzati sugli Usa .

By Fabio

utente anonimo
Scritto il 23 ottobre 2007 at 18:31

Capitano siamo in attesa di un parere su un possibile o probalile crollo del mercato immobiliare ITALIANO.

Scritto il 23 ottobre 2007 at 21:44

Tutti noi ormai abbiamo ben presente la dinamica di recessione/deflazione del mercato immobiliare americano, un mercato cresciuto sostanzialmente meno in rapporto ai mercati immobiliari europei o mondiali ma minato nelle sue fondamenta dalle deviazioni “subprime” e non solo visto che interessa pure le categoria AltA e Prime compresi i possessori di jumbo mortgage.

Fortunatamente in Italia, il fenomeno subprime è presente in maniera molto superficiale, ma ciò non toglie che alcuni germogli si intravedano attraverso la diffusione di formule di rimborso e piani di ammortamento non certo ortodossi.

E’ difficile dare un giudizio relativo alla dinamica di un mercato che come abbiamo visto segue una lenta ed inesorabile parabola nella sua discesa alla ricerca di un punto di equilibrio nella domanda/offerta.

In Italia come abbiamo visto la tradizione ci propone come un popolo di risparmiatori ma questo non ci mette al riparo da una serie di cambiamenti sociali specialmente nei confronti dell’indebitamento, alimentati da una struttura commerciale che aggredisce il mercato in nome di un consumismo che edonizza ogni desiderio, che ti invita ad acquistare qualsiasi oggetto anche se superfluo o presunto tale.

L’indebitamento sostenibile o consapevole, và affrontato da ambo gli attori del mercato attraverso una consapevole assunzione del debito da una parte in base alle attuali e future disponibilità di reddito e dall’altra attraverso la concessione di un credito non pregiudiziale, ma anch’esso sulla base di una responsabilità ed etica professionale che possa produrre un interesse reciproco.

Detto questo non vi è dubbio che spesso queste regole alla base di ogni ogni rapporto commerciale, spesso vengono disattese in nome di un interesse a senso unico, con deviazioni e pratiche talvolta al limite della legalità.

La realtà sociale, la specificità territoriale e l’offerta commerciale presuppongono alcune dinamiche di crescita o irrazionalità, decrescita o crollo che variano da regione a regione, da provincia a provincia,da comune a comune in talluni casi non esiste una quotazione reale in quanto è ormai una legge di mercato.

Per quanto riguarda la questione relativa ai mutui a tasso variabile o a tasso fisso, non vi è alcun dubbio che oggi dopo alcuni anni di tassi anemici la risalita mette alcune famiglie in condizione di difficoltà, talvolta estrema talvolta in rapporto alla precarietà di un lavoro, alla tanto decantata flessibilità che non permette l’assunzione di un impegno o di un progetto con un futuro sereno.

Ogni singolo caso merita rispetto e allo stesso tempo la specificità di ogni condizione non permette di fare di tutta un’erba un fascio!

Nessuno ha il diritto di giudicare ogni singola situazione senza conoscerne i risvolti, senza avere ascoltato le diverse campane.

Il credito responsabile e l’indebitamento consapevole vanno di pari passo con l’etica professionale e ovviamente con la responsabilità e maturità di chi si assume un impegno finanziario qualunque esso sia.

Ci tengo però a ricordare che spesso si assumono impegni finanziari per cose inutili magari attratti dalle sirene del tasso zero o del credito commerciale facile oppure si assume un atteggiamento tragico per un aumento, nel caso di un mutuo per l’acquisto di una casa, che può tranquillamente essere compensato con uno stile di vita più sobrio o con la rinuncia a qualcosa di superfluo, secondo una scala di valori.

Non sono ricordi della preistoria quelli relativi a coloro che acquistarono una casa negli anni 80 quando i tassi dei mutui veleggiavano intorno al 25 % come conseguenza della Grande Inflazione, ricordi di rinunce ed enormi difficoltà per onorare il debito.

Poi come in tutte le situazioni se prendiamo ad esempio quanto si è verificato in America allora, l’euforia e l’edonismo finanziario hanno oltrepassato negli ultimi anni il senso del limite, quasi un eccesso al limite della legalità, visti alcuni ammortamenti esotici, spesso negativi.

Per concludere non vi è alcun dubbio che la ciclicità di ogni tendenza, di ogni mercato porterà anche quello di casa nostra a subire l’inevitabile declino, ovviamente temporaneo, una dinamica lenta che parte innanzitutto dall’inesorabile incremento dei tassi che le pression inflazionistiche alle porte vogliono sempre più in salita.

Dire oggi quale sarà il comportamento del nostro mercato è forse prematuro, ma la dinamica dipenderà dell’evolversi della situazione e da come questa si rapporterà a quanto gia successo in America dove il picco venne raggiunto nel settembre del 2005.

Ovviamente questa è una mia visione tutta soggettiva che andrebbe confrontata e discussa, non è una verità assoluta e neppure una certezza, ma spesso la Storia insegna!

Andrea

utente anonimo
Scritto il 24 ottobre 2007 at 08:52

Caro Andrea, anche io, pur non lasciando segni evidenti dei passaggi, seguo tutti i gg (pubblicizzadolo in ogni dove) il tuo (nostro ormai) veliero. direi che ciò che mi accomuna in assoluto, non essendo un tecnico finanziario ed avendo difficoltà nel leggere i grafici, è cmq l’etica, quell’etica che manca da troppo tempo in ogni dove (e quindi anche nella finanza) e che ci fa vivere in una condizione che non è più nostra, ma dettata da una società imposta dall’alto da multinazionali e “sistemi” e che i poveri consumatori sono ahimè costretti a subire, a volte non senza responsabilità comunque. Bello il tuo riferimento a beni superflui (e ad acquisti tramite carte di credito anche per pochi euro presso i supermercati, dico io … Dio mio, mi chiedo, ma quando arriva il 15 del mese successivo ormai stai a ruota del sistema credito con tutte le conseguenze del caso). Il processo di “ritorno” sarà lento, secondo me e traumatico perchè solo un evento traumatico riuscirà a far modificare, a ormai milioni di persone, abitudini consolidate e nelle quali sono scivolate inesorabilmente attratti dalle sirene del consumismo. Credo che il bene più prezioso oggi sia il tempo che abbiamo per noi stessi. L’equazione è : maggiore tempo per me = minore guadagno = minore spese. Il tempo per noi stessi e’ il maggior valore aggiunto della società contemporanea, quel tempo che magari ci permetta di solcare i mari insieme e che insieme ad altri ci fa sentire magari un po’ meno omologati. Grazie per il tuo lavoro e grazie ai compagni di viaggio per la loro sempre preziosa opera di stimolo. Marcoeco

utente anonimo
Scritto il 24 ottobre 2007 at 09:47

Il problema piu’ grave che vedo, in prospettiva di lungo periodo (10 anni in poi), e’ che le nostre economie avanzate sono destinate allo strangolamento energetico/climatico.

Il concetto e’ piuttosto semplice: quando le economie vivono in un ambiente in cui le risorse di base, e cioe’ i minerali, le derrate alimentari e le risorse energetiche sono comunque largamente disponibli (a parte episodi ciclici dettati da ristrutturazioni delle infrastutture, squilibri locali, squilibri di flusso) e’ sempre possibile recuperare le perdite , pareggiare e ripartire.

Finora, la crescita delle economie’ e’ stata possibile, al netto di oscillzioni, solo grazie a questa disponibilita’ garantita, energetica, alimentare e mineraria.

Ma adesso lo scenario cambia. le risorse energetiche stanno approssimandosi al declino, e ogni anno la disponibilita’ energetica sara’ inferiore a quella dell’anno prima.

La crisi climatica sta’ gia’ mordendo le carni dell’economia: basti guardare ad esempio come i raccolti di granaglie, si badi bene, a livello *globale* siano in calo da un paio di anni.
Accoppiamo questo a maggiori costi energetici per la coltivazione (ferilizzanti, trattori, irrigazioni, trasporti), politiche dissennate (biofuels, figlie della crisi di approvvigionamento energetico), e comprendiamo come mai vediamo schizzare in alto i prezzi.

Molte risorse minerarie stanno mostrando la corda, ma parlarne ora sarebbe troppo lunga, limitiamoci ai primi due.

Dobbiamo convincerci che i prezzi degli alimentari e degli energetici in salita *non* avranno piu’ carattere di ciclicita’ attorno ad un zero, ma attorno ad una qualche base in continua ascesa.

La crisi climatica e quella energetica sono una forma estremamente poderosa e micidiale del concetto di Scilla e Cariddi. Ogni tentativo convenzionale di migliorare l’approvvigionamento energetico che sfrutti forme fossili, specie il carbone, non faranno che peggiorare il dato climatico. Tenete presente che al momento stiamo scontando, date le inerzie insite nelle masse oceaniche, gli effetti della produzione di gas climateranti fino al 1975 circa. Il polo nord si sta sciogliendo 10 volte piu’ velocemente delle previsioni piu’ pessimistiche di “quei catastrofisti” dell’ IPCC, e ben presto la Groenlandia sara’ circondata solo da un mare relativamente caldo: cosa credete che accadra?

Da considerare poi che anche a voler ignorare questi problemi, anche dal lato delle risorse non va molto meglio.
Non so se vi e’ sfuggito, ma pochi giorni fa e’ uscito un report dell’ Energy Watch Group tedesco, che annuncia un brusco declino delle estrazioni petrolifere (7% annuo) da ora in poi.

Quando ho visto quel grafico sui reset dei mortage americani, un grafico che arrivava fino al 2016, mi sono chiesto: ma si rende conto qualcuno che per quella data staremo estraendo almeno 15 milioni di barili di petrolio al giorno *in meno* di adesso? E che invece stimano che le economie vorrebbero avere 15 milioni *in piu’ * che adesso?
Davvero qualcuno puo’ pensare che passata al 2015 tutto ritornera’ a posto? Con un gap di 30 milioni di barili, in peggioramento? Ovviamente il problema saltera’ fuori molto prima, almeno nel 2009-2010.

VI invito a pensare in termini radicalmente diversi di scenario. Questa crisi economica in arrivo non sara’ assolutamente simile a quelle passate. Non importa quanto grave la pensiate questa crisi, dovete eliminare dalla vostra testa il concetto di recupero della situazione precedente.

Quello che verra’ non sara’ per niente simile a quello che conosciamo. Le ipotesi sono aperte.

Saluti
Phitio

Scritto il 24 ottobre 2007 at 09:47

Ciao Andrea, e a quei gestori, o a quei pseudo intenditori di borsa che affermano che essendovi gia’ una bolla immobiliare esplosa che gia’ mina la ricchezza degli Americani, per cui di conseguenza non vi puo’ essere anche una discesa dei mercati borsistici, ed in particolare un crollo della Borsa Statunitense, cosa gli si puo’ rispondere???
Non so se ti e’ gia’ capitato di leggere una versione simile, a me si!!!
Come gli si puo’ contrabbattere??
Ciao con stima Roberto di Cesena.

utente anonimo
Scritto il 24 ottobre 2007 at 10:09

Se siete interessati, vi lascio il link al rapporto del’ EWG che ho citato nel post precedente.

Saluti
Phitio

http://www.energywatchgroup.org/fileadmin/global/pdf/EWG_Oilreport_10-2007.pdf

utente anonimo
Scritto il 24 ottobre 2007 at 11:06

ciao a tutto l’equipaggio, sono taddeo, un promotore finanziario “etico”. Leggo da molto tempo il blog ma solo oggi scrivo in quanto mi sento di dire anche la mia riguardo alla crisi che sembra non debba mai arrivare. Ho un osservatorio privilegiato svolgendo il mio lavoro per una banca e avendo possibilità di fare sia raccolta che impieghi, quindi lavorando sia con privati che con aziende, ma anche perchè la mia famiglia gestisce dei supermercati di medie dimensioni, ed è quindi quotidianamente a contatto con persone di ogni età e classe sociale. Posso dire che la crisi sta colpendo “duro” i consumi da almeno luglio 2007; i dati di inflazione, consumi, indebitamento delle famiglie, non rispecchiano la realtà dell’italia di oggi; la fatica di arrivare a fine mese con lo stipendio ormai la si sente già il 15 di ogni mese, non solo l’ultima settimana. I punti vendita “lavorano” ormai 10/15 giorni al mese, nei giorni cosiddetti di paga, poi tirano il carretto per chiudere il mese e vedere che % in meno si registra. i prezzi continuano a salire minando le possibilità delle famiglie, ma anche i margini aziendali, che si fanno sempre + minuscoli, costringendo le aziende a ricorrere a finanziamenti per avere un minimo di liquidità e tagliare le spese di investimento per coprirsi le spalle. La situazione è molto grave, non riesco a vedere la luce del faro, ma soprattutto mi sembra che l’uomo del faro ( i ns politici tutti) la tengano spenta per confonderci.
Capitano oltre alla tempesta, vicino alla scogliera c’è anche molta nebbia…

Scritto il 24 ottobre 2007 at 23:03

Scilla e Cariddi, salita e discesa, euforia e depressione, caldo e freddo, sistole e diastole: tutto pulsa, ciò che vive.
L’uomo ha poi la caratteristica di prendere i provvedimenti del caso quando molto danno è già stato fatto, ma alla fine ce la fa sempre ed è per questo che siamo qui, ora, a raccontarcela.
Per cui Phitio, la mia ipotesi è un mondo migliore, come è sempre stato fino ad ora. Un mondo dove per necessità non si ricaverà più energia dal petrolio o dal carbone, ma dalla fusione fredda (funziona ed è dimostrato), dalla differenza di potenziale tra terra e cielo (come anticipato da Tesla), dall’acqua (idrogeno e ossigeno), dal sole, dal vento e, perché no, dall’uranio. Ben venga il petrolio a 120 dollari in sistole: la diastole lo condurrà a 20 dollari e lo utilizzeremo per costruire roba utile, senza più bruciarlo, perché avremo energia da vendere, magari sopra i tetti delle nostre case.
E poi, quando coltivavano la vite in Scandinavia, nessuno aveva ancora bruciato il petrolio: eh, sì, anche la temperatura della Terra pulsa e quando Annibale attraversò le Alpi trovò le violette in pieno inverno.
Di colpo un Krakatoa e la temperatura della Terra torna giù, chissà per quanti anni, mandando a spasso tutte queste associazioni “no profit” che vivono e lucrano su un ricorso della storia. Si concentrassero sull’inquinamento e non sul riscaldamento: sarebbe molto meglio!!!

Grazie Taddeo, che stai sul campo e hai il polso della situazione. Visto che lavori per una banca avrai anche notato la fuga di capitali in questi ultimi due anni ed una diminuzione dei depositi. Ma se aumentano i controlli in una società che sopravvive col “nero”, si fermano tutti gli investimenti e si muore prima del tempo e chi ci rimette sono sempre i più poveri, ma vallo a spiegare ai nostri “comunisti”…, che comunque sono molto “furbi” e saranno i primi a saltar fuori dalla nave che affonda, lasciando a chi viene dopo, questa volta, problemi davvero colossali.
Ma sono ottimista e vedrete che da uno shock finanziario importante la finanza etica verrà fuori, come le “altre” energie e, come sempre, avremo un mondo migliore.
Buona notte ai naviganti…. di questo fantastico vascello
Bill

utente anonimo
Scritto il 24 ottobre 2007 at 23:12

su questa “bagnole” a volte salgono dei falsi naviganti. Non é il tuo caso Pithio, perché hai detto delle cose sacrosante e vere, bravo, ma perché non dai il tuo nome?

utente anonimo
Scritto il 25 ottobre 2007 at 10:15

si fuga di capitali ma solo per alcuni, caduta dei depositi invece per tutti con un grande aumento dell’utilizzo del carte di credito ( che la politica vuole che si usino per meglio controllare i movimenti, senza mettere in conto però che non tutte le persone sono in grado di gestire i propri risparmi quando non li “toccano” con mano) e con i mass media che invitano sempre + la gente a distrarsi dai problemi senza preoccuparsi del futuro e senza dare un’educazione finanziaria degna di questo nome.
Anche in questo scuole e università comprese.

Taddeo

utente anonimo
Scritto il 25 ottobre 2007 at 10:57

Si, lascio il mio nome, e’ giusto

Le risposte avute qui meritano una risposta ponderata e chiara.
Lungi da me essere un catastrofista, ma come ben dice il nostro capitano nel post odierno, spesso e volentieri e’ difficile dire quello che e’ difficile per gli altri ascoltare.

A presto

Pierluigi
aka
Phitio

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