OGNUNO DI NOI…..PRESTATORE DI ULTIMA ISTANZA!

Scritto il alle 13:57 da icebergfinanza

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Oggi vorrei anche solo per un istante fermarmi a riflettere sulle possibili conseguenze che la prossima recessione porterà con se e se tutti i segnali di questi ultimi mesi, tutti gli avvertimenti si riveleranno esatti come purtroppo credo, questa non sarà una semplice recessione.

Per recessione si intende secondo WIKIPEDIA una situazione macroeconomica caratterizzata da livelli di attività produttiva più bassi di quelli che si potrebbero ottenere usando completamente ed in maniera efficiente tutti i fattori produttivi a disposizione.

Negli Stati Uniti si parla di recessione quando il Prodotto Interno Lordo reale diminuisce per almeno due trimestri consecutivi.

Sintomi delle fasi di recessione possono essere la diminuzione del tasso di crescita della produzione, l’aumento della disoccupazione, la diminuzione del Tasso di interesse in seguito alla riduzione della domanda di credito da parte delle imprese, il rallentamento del tasso di inflazione causato dalla diminuzione della domanda di beni e servizi da parte dei consumatori. In alcuni casi, la recessione può essere associata con il crollo del prezzi (deflazione) o con un fenomeno conosciuto come stagflazione.

Come purtroppo spesso accadde, le conseguenze immediate di una recessione si ripercuotono in prima istanza sull’occupazione, creando in seguito i presupposti per un effetto farfalla sull’economia in genere.

Risulta preraltro difficile comprendere come oggi le Banche Centrali e talvolta gli stessi Governi intervengano in maniera così solerte per salvare con iniezioni di liquidità alcuni attori finanziari in nome del possibile rischio sistemico, effetto contagio, dimenticando che in fondo il sistema economico si fonda principalmente sulla domanda di beni, sul consumo che proviene dalla società.

Con la stessa solerzia con cui si interviene secondo i dettami del giuramento di Ippocrate, come prestatori di ultima istanza per salvare il sistema finanziario, non si può dire che lo stesso giuramento venga messo in atto nei confronti di quei cittadini ignari o colpevoli che sia che hanno perso o stanno perdendo la loro casa.

Ogni disclaimer porta con se i rischi intrinsechi di un investimento, come ogni nota informativa ma questo non vale certo per i grandi investitori o speculatori che sia.

Sicuramente alcuni di Voi ricordano la polemica seguita alla revisione dei rating sulle grandi banche da parte di Moody’s che incorporava la cosidetta " Moral Hazard " ovvero la possibilità che qualunque banca potesse essere salvata da un’intervento dello Stato.

Con il senno di poi, Moody’s, una volta tanto non era andata lontana dall’aver individuato un nuovo sistema di valutazione che poneva il rischio di insolvenza in una botte di ferro.

Oggi le agenzie di rating dopo aver dimenticato la lezione primaria dell’affondamento della corazzata LTCM da parte del siluro "liquidità" riscoprono questo fattore cercando di eleborare metodologie che tengano presente questa variabile. Ma nessuna metodologia protrà mai contrastare la complessità di un sistema, sfuggito di mano ai suoi stessi creatori.

Come dicevo quindi il malato " Economia " riceve sempre e comunque le ultime cure, quelle che forse potevano essere evitate con una maggiore prevenzione, ma si sà ormai la politica monetaria espansiva è come un medicina nel cui "bugiardino", ( quel bigliettino che si trova nei medicinali in cui vengono indicati la posologia, le modalità d’uso e gli effetti indesiderati ) si trova un oceano di controindicazioni rispetto all’efficacia della cura.

In sintesi come sempre e spesso accadde l’economia reale è il malato per eccellenza che subisce le radiazioni di un sistema quello finanziario, che puntualmente irradia i suoi effetti negativi, figli della speculazione senza limite e dell’irrazionalità collettiva.

Non per nulla la saggezza, come diceva Herman Hesse, non può essere trasmessa in quanto la sua trasmissione suonerebbe simile alla follia. Nei singoli la follia è l’eccezione mentre nella masse è la regola.

Ora quelle che saranno le conseguenze sul sistema economico occidentali per quanto gravi possano essere non saranno mai paragonabili all’onda d’urto che può avvenire nei confronti degli " Ultimi " della Terra, degli indifesi, di coloro che vivono con meno di 2 dollari al giorno ma sopratutto dei bambini, il nostro futuro.

La retorica di una crescita economica che sostanzialmente abbatte la povertà, la retorica di questi anni di " new age " economica tende facilmente a scontrarsi con la realtà. In questi anni la povertà è decisamente aumentata. Negli ultimi anni la spesa pubblica per lo sviluppo sociale è notevolmente diminuita e innumerevoli sono state le defezioni dei finanziamenti a progetti in favore del cosidetto TERZO MONDO.

Personalmente credo in quel vecchio proverbio cinese che sostiene sia meglio insegnare a pescare piuttosto che procurare ogni giorno un pesce a chi ne ha bisogno, un inno contro l’assistenzialismo.

Ma oggi pur in un continuo e magico fervore di iniziative a favore di progetti e modelli di crescita che si adattano alle potenzialità di questi paesi in via di sviluppo, forse per certi versi ben più sviluppati dei nostri paesi occidentali, oggi dicevo, puntualmente vengono a mancare i finanziamenti in nome e per conto di una crisi economica che si trascina tra crescite irreali e recessioni improvvise.

Per noi occidentali una recessione comporta talvolta una "sana" dieta, uno stile di vita più sobrio che ci riporti alla realtà di una crescita sostenibile, ma per un numero enorme di creature di Dio può voler dire la fine di un sogno, di un progetto per uscire da una condizione di miseria totale senza speranze.

Siamo Noi i prestatori di ultima istanza di questa Umanità che vive nei sotteranei della Terra, siamo Noi le Banche Centrali ed i Governi che possono offrire una speranza per i progetti e non l’elemosina di questa Umanità, dell’Infanzia perduta.

Ripeto progetti e modelli di sviluppo, che richiedono finanziamenti e non elemosina!

Nelle Vostre città, nei Vostri quartieri esiste certamente qualche realtà, qualche associazione di Volontari che si occupa di queste progetti reali, cercate di scoprirli, conoscerli e una volta consapevoli, sostenerli.

Utopie!? Chissà io vivo di utopie, non posso e non voglio dormire, non voglio addormentarmi nella lunga notte che tutto uniforma, che tutto anestetizza.

Voglio lasciarvi solo con questo indirizzo, INFANZIA_VIOLATA un indirizzo dei tanti che potete trovare su internet, un post per riflettere, come in fondo ogni irrazionalità umana, ogni speculazione sfrenata, ogni recessione economica comporti una disuguaglianza sociale ed economica in maniera particolare nei confronti dei bambini, bimbi dove è nascosto il sogno di Dio, il sogno dell’Umanità intera.

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5 commenti Commenta
Scritto il 23 settembre 2007 at 13:02

Io proporrei l’eutanasia per lavoratori precari che, neanche in tempi di “non recessione”, precari erano e precari sono rimasti.

Magari ci possono trasformare in ecocombustibile, così almeno, si allevia il problema energetico globale no?

Ultima domanda: si annuncia una “fase di recessione”… Non ci piove. Il problema è perchè “si annuncia”? Da quando non eravamo più in recessione? Non me ne ero accorto! Forse Flavio Briatore sì, ma io proprio no…

Scritto il 23 settembre 2007 at 20:06

In fondo hai ragione, non serve andare tanto lontano, anche nella nostra realtà vivono coloro che sono ai margini di un crescita economica virtualmente di tutti, ma in realtà per pochi, una recessione infinita…non serve andare tanto lontano, lontano, lontano….ma non posso fare a meno di ricordare che di recessione infinita si può anche morire.

Andrea
Andrea

utente anonimo
Scritto il 24 settembre 2007 at 18:09

Capitano mi spiace disturbarla mentre ci inebria del vero senso della vita ma nuvole minacciose si avvicinano . Ritorni prontamente al comando …. ci aspetta una settimana con interessanti dati macro in grado di travolgere anche corazzate !

La nave conta su di lei !

Aye Aye Capitano
By Fabio !

Anonimo
Scritto il 25 settembre 2007 at 00:14

“ma quale crollo, salira tutto
dow jones a 16000 x marzo
questo rialzo e infinito perche
sul mercato ci sono solo gli
istituzionali ….chi vuol capire capisce io sono long da fine agosto
da li e partito l’annuale che si chiudera a luglio del 2008

ciao
mago merlino”

Eh sì, mago merlino non ha tutti i torti.
Quello che si scontra di più con una situazione economica reale vicina al tracollo è la posizione degli istituzionali che non sono mai stati così al rialzo, contro la speculazione “parco buoi” che non è mai stata così al ribasso. In caso di crollo sarebbe la prima volta che i “piccoli” sono dalla parte giusta. Come già anticipato in un mio precedente commento c’è la possibilità di un’impennata distributiva utile per uscirne con le ossa meno rotte e scaricare a chi si ricopre ed ai piccoli le azioni in portafoglio, prima di un crack di lunga durata destinato a far naufragare la potenza cinese per almeno 20 anni (vedi Giappone 1990). Andando poi ad osservare il ’29, così come altri crolli, di solito sono preceduti da una discesa che rompe la media a 200 giorni, un’ultima impennata violenta di 7-8 mesi e poi il crash. Potrebbe ripetersi così, ma del doman non v’è certezza… Di seguito un bel report di Sentiment Charts, al quale sono abbonato. Peccato che non restano stampati i grafici.

Bill

Commento del 24 Settembre 2007

Nel suo libro “Winning On Wall Street”, Martin Zweig (gestore e analista di lunga data) coniò il famoso detto “Don’t fight the fed”, tradotto “non combattere la Fed”.
Come vedremo in seguito quest’ affermazione ha una valenza statistica rilevante e si basa sul fatto che l’azionario beneficia di un taglio dei tassi d’interesse da parte della banca centrale Usa.
Per questo motivo abbiamo avuto la migliore settimana sui mercati azionari dalla metà di marzo.
Il Dow Jones e l’S&P 500 hanno chiuso la settimana con un +2.8 %, il Nasdaq con un +2,7%, il Russell 2000 sfiora il 4%, per la precisione +3,8%.
Tutti incrementi che si sono concentrati nelle giornate di martedì (riunione Fed) e mercoledì.
Le attese su di un taglio corposo dei tassi, 50 punti base, non sono state deluse facendo quindi scattare gli acquisti, basti pensare che nei cinque minuti successivi alla decisione della Fed sono stati scambiati sull’etf Spy (S&P 500) oltre 10 milioni di titoli.
La discesa di venerdì 7 e lunedì 10 si è rivelata come la classica trappola per “orsi” (ribassisti).
Dopo la chiusura positiva di agosto, nonostante il panico di metà mese, cosa potrà succedere se anche il mese di settembre si chiuderà in rialzo?
Nel caso del S&P 500 quota 1500 è stata superata di netto e con volumi sopra la media delle settimane precedenti, a conferma che in molti erano alla finestra in attesa della decisione della banca centrale Usa.
La zona 1540-1550 è destinata a essere superata ma non prima però, confermato qui di seguito dallo spessore e dal sentiment di brevissimo termine, di assistere a un pull-back sui massimi d’inizio agosto e inizio settembre coincidente con la precedente resistenza a 1500 punti.

Il Nasdaq 100 è andato già a lambire, con volumi in aumento, i massimi di luglio in conseguenza della maggior forza relativa registrata nelle precedenti settimane, anche in questo caso fisiologiche prese di beneficio porteranno l’indice tecnologico sulle rispettive medie mobili di brevissimo termine.

A parte la riunione della Fed non sono passati inosservati comunque i pre-annunci sugli utili del terzo trimestre, nella passata settimana 13 aziende su 17 presenti nell’indice S&P 500 hanno riportato risultati migliori delle aspettative.
Le trimestrali delle principali banche d’affari, per cui si temeva un disastro a seguito della crisi sub-prime, hanno registrato segnali misti.
Lehman Brothers, la più esposta alla crisi sui mutui sub-prime che per questo motivo aveva licenziato 2500 persone, ha battuto le stime registrando utili nel 3° trimestre solo leggermente inferiori (-3%) rispetto a 1 anno prima, con ricavi però in aumento.
Goldman Sachs, la prima banca d’investimento statunitense, nel terzo trimestre ha superato le previsioni degli analisti con una crescita degli utili del 79% rispetto allo stesso periodo del 2006.
Bear Stearns ha reso noto invece utili in calo del 61%, non solo in c onseguenza della crisi sub-prime ma anche in seguito a minori ricavi legati alle vendite di titoli a reddito fisso ed all’attività di trading.
Anche per quanto riguarda Morgan Stanley gli utili sono stati inferiori alle aspettative, perdite da trading ed errate strategie quantitative sul mercato del reddito fisso sono state le cause principali.
I buoni dati di Oracle (settore software), che ha battuto le stime sugli utili, uniti ad annunci di prossime operazioni di fusione e acquisizione, per la cifra di 14,8 miliardi di dollari dal giorno del taglio dei tassi, hanno fatto ritornare comunque l’ottimismo.
In ripresa anche gli annunci di buy-back di azioni proprie da parte delle aziende.
La Texas Instruments Inc., il maggior produttore di chip per cellulari, ha deciso di incrementare il piano di buy-back di altri 5 miliardi di dollari e di aumentare del 25% i dividendi.
Sul mercato del credito la situazione è ulteriormente migliorata anche a seguito di nuove igne zioni di liquidità da parte delle banche centrali.
La Fed nel giorno del taglio ha immesso nel sistema interbancario 9,75 miliardi di dollari di liquidità con un’asta a un giorno, le richieste sono ammontate a 20,45 miliardi di dollari.
Il giorno successivo è intervenuta anche la Banca d’Inghilterra, la quale ha collocato 10 miliardi di sterline attraverso un’asta pronti contro termine con durata sei mesi accettando come garanzia una maggiore varietà di titoli.
Sempre in Inghilterra il governo ha deciso di garantire tutti i conti correnti presso Northern Rock, e quelli che saranno riaperti anche se in precedenza chiusi.
E’ intenzione del governo britannico portare a compimento il salvataggio della banca specializzata nei mutui, colpita da una crisi di liquidità.
Il 20/09 sempre la Fed dopo una prima operazione da 7 miliardi di dollari, ne ha concluse altre due, rispettivamente di 19 e di 3 miliardi di dollari per un totale di 29 miliardi.
A conferma di una ritrov ata tranquillità sul mercato interbancario il Libor a 1 mese in dollari è sceso al 5,01% dai massimi a 5,59% della settimana precedente.

A bilanciare l’ottimismo ci ha pensato l’ex governatore della Fed il quale con alcune interviste televisive conferma la sua vena pessimista.
Alan Greenspan ha dichiarato che le probabilità che gli Stati Uniti entrino in recessione restano “un po’ superiori” a una su tre nonostante il taglio dei tassi, ci chiediamo se non sia il caso di considerare per converso che le possibilità di “non” entrare in recessione sono di almeno due su tre!
Ma da una persona anche se autorevole che pubblicizza, con un tempismo perfetto, un libro dal titolo “L’età della turbolenza” non ci si poteva aspettare dichiarazioni improntate all’ottimismo.
Viene quindi il sospetto che Greenspan in questo momento sia portatore sano di un “piccolo” conflitto d’interessi.
Che non sappia forse (dal 1987 al 2006 governatore lui stesso della Fed) che tutti i precedenti cicli di riduzione dei tassi dal dopoguerra ad oggi, con la sola eccezione del periodo 2001-2002 (le condizioni ci sembrano nettamente diverse nonché migliori ora), hanno sempre fatto bene all’economia e di conseguenza al mercato azionario Usa?
La seguente tabella riepiloga i periodi (durata in mesi), con inizio e fine, (mese/giorno/anno) dei precedenti cicli di riduzione dei tassi, il numero dei tagli effettuati, la variazione della borsa nel giorno del primo taglio, la variazio
ne a 1 mese e quella nell’intero periodo.

Sul mercato del debito corporate Usa sembra già tornato il sereno, viene alla memoria l’acquisto con timing perfetto di Bill Gross sul fondo corporate bond di Pimco segnalato nel commento del 6 Agosto.
L’indice che seguiamo da diverse settimane, l’IBoxx High Yield Usa qui di seguito rappresentato dall’etf relativo, ha superato addirittura i massimi di giugno confermando l’interesse degli investitori verso il debito delle aziende.
La capacità dei bond corporate di anticipare i rialzi ed anche i ribassi del mercato azionario si conferma ancora una volta.

Il grafico seguente dimostra inoltre che le aziende non-finanziarie Usa sono sedute su una montagna di liquidità, i dati del secondo trimestre si posizionano ai massimi dal 1960.

Altra conferma che le tensioni sul mercato del debito corporate stanno gradualmente rientrando arriva anche dall’ulteriore calo degli indici Credit Default Swap (CDX). Settimana invece di vendite per le obbligazioni aventi come sottostanti mutui ipotecari con diverso rating.

Apriamo una parentesi sull’Oro.
La decisione della Fed di tagliare i tassi ha portato a un forte rialzo dell’Oro ed anche dell’Argento, il rally a dire la verità era iniziato già da diversi giorni sulle aspettative appunto di un taglio consistente da parte della banca centrale che avrebbe, come poi è successo, portato ad un ulteriore indebolimento del Dollaro Usa.
Il 20/09 il prezzo dell’Oro è salito a 736,30 dollari l’oncia, nuovo massimo a 27 anni, spinto dalla debolezza della valuta americana.
Il Dollaro Usa ha registrato la maggior perdita settimanale dal Novembre 1988 contro il Dollaro Canadese, di misura più…

Anonimo
Scritto il 25 settembre 2007 at 00:19

continua…

Il Dollaro Usa ha registrato la maggior perdita settimanale dal Novembre 1988 contro il Dollaro Canadese, di misura più contenuta la perdita contro l’Euro ma sempre con nuovi massimi storici per il cambio.
Il Dollar Index, indice che rappresenta il cambio del dollaro contro le valute del G7, ha raggiunto i minimi storici segnati alla fine del 1992.
La correlazione inversa tra Dollaro Usa e Oro è storicamente dimostrata, a massimi del dollaro corrispondono minimi dell’Oro e viceversa.

Il ratio Gold/Dollar Index sta raggiungendo i massimi storici segnati nel 1980.

Di conseguenza il sentiment sul metallo giallo, rilevato dai sondaggi negli Usa, ha raggiunto degli estremi di ottimismo che nel passato hanno accompagnato la costruzione di massimi rilevanti.

La percentuale di quelli che hanno espresso una visione rialzista sull’Oro ha raggiunto l’87%, una tale percentuale di ottimisti è stata raggiunta solo in precedenti 3 periodi (dal 1990): Luglio 1993, Dicembre 2003 e Maggio 2006.
Da lì a breve l’Oro ebbe a segnare nuovi massimi, con una media d’incremento del +4%, ma nei successivi mesi registrò perdite medie del -16%.

Conferma in una certa compiacenza da parte dei Large Speculators (hedge funds e fondi) arriva dagli ultimi dati sulle posizioni dei Cot. In questo caso più che guardare il segno positivo o negativo della posizione delle diverse categorie di traders, i Commercial sono i produttori o commercianti sull’Oro che utilizzano il futures per esigenze di copertura sui prezzi, è importante analizzare gli estremi delle stesse. Nel caso dei Large Speculators il saldo netto dei contratti ha raggiunto nell’ultima settimana il record di 140.000, livelli così estremi di speculazione rialzista hanno accompagnato la formazione di massimi relativi anche negli ultimi 12 mesi.

Chiusa la parentesi sull’Oro affrontiamo la nostra consueta analisi sullo spessore e sul sentiment.
Il giorno del taglio dei tassi da parte della Fed sul Nyse si è registrato un rapporto tra volume in acquisto (up volume) e volume in vendita (down volume) di 25 a 1.
Un tale ratio o superiore è molto raro e testimonia una pressione in acquisto da record, l’ultima volta si è verificato il 20 Agosto 1982 segnalando la fine di un lungo ribasso e la partenza di un sostenuto bull market.
Dal 1950 si sono verificate altre 7 occasioni con un ratio pari o superiore:
27/12/50, 11/01/51, 23/10/57, 15/11/57, 01/11/78, 17/08/82 e 20/08/82.
Nei tre mesi successivi in tutte e 7 le occasioni il rendimento del mercato azionario Usa è risultato positivo con una variazione media del +9,4%.
Da evidenziare che durante questo periodo la perdita massima dell’indice S&P 500 è stata del -1,8% co n un incremento massimo del +12,5%.

Il pattern Up Volume 9/1, ratio tra volumi in acquisto e volumi in vendita superiore a 9, oltre che essere scattato sul Nyse e sull’indice S&P 500, sempre il 18 Settembre, è scattato anche sul Nasdaq Composite.

Gli indicatori di spessore di breve termine, qui di seguito quello sui volumi dell’indice S&P 100, hanno toccato la linea di estremo ipercomprato e non poteva essere altrimenti vista la forte pressione in acquisto.

Più che l’estremo ipercomprato di breve termine, come durante il rialzo dai minimi di marzo, per fermare il trend è necessario che si verifichino delle condizioni di ipercomprato di medio termine. Per fare un confronto omogeneo utilizziamo, sempre sui volumi dell’indice S&P 100, l’indicatore di medio-lungo termine il quale dopo aver svoltato verso l’alto da livelli d’ipervenduto si trova ancora in zona neutrale.

Quindi non è il caso di porsi la domanda “quando finirà questo rialzo” dato che è appena partito. Probabili ripiegamenti nelle prossime settimane vanno considerati, alla luce del sentiment ancora pessimista (vedasi gli indicatori sui sondaggi dei traders europei), delle opportunità d’acquisto.
Qui di seguito, per dare un quadro della situazione in un unico colpo d’occhio, mostriamo l’indice S&P 500 insieme al Vix, alla linea cumulativa dell’advance-decline sul Nyse e alla percentuale di azioni sul Nyse in Up Trend (sopra la media a 50 periodi), il tutto su base settimanale.
Ebbene, come in altre occasioni, l’indice S&P 500 ha superato la rispettiva media mobile (13 settimane) in contemporanea di:
1) Discesa del Vix sotto la rispettiva media mobile (13 settimane) dopo un doppio massimo decrescente, segnalando un inversione nel ciclo del sentiment dal pessimismo estremo a neutrale.
2) La linea cumulativa dell’A-D sul Nyse ha superato la rispettiva media mobile (13 settimane), segnalando un aumento dei titoli che chiudono la giornata di borsa in rialzo.
3) Incremento significativo dei titoli sul Nyse in Up trend con relativa percentuale che ha superato la rispettiva media mobile (13 settimane), segnalando una maggiore partecipazione di titoli al movimento rialzista dell’indice.

Dal punto di vista del sentiment il ridimensionamento del Vix, che misura la volatilità implicita sulle opzioni del S&P 500, è stato accompagnato da una corsa all’acquisto di opzioni Call (rialziste) e di vendita di opzioni Put (ribassiste), in particolare da parte dei piccoli traders in opzioni sulle azioni.

Il Put/Call ratio Equity, rapporto tra i volumi giornalieri di call e put trattate al CBOE, è sceso sotto 0,55. In pratica venerdì sono state trattate 0,55 opzioni put per ogni call, un valore che segnala un certo ottimismo da parte delle cosiddette “mani deboli” le quali sui minimi di agosto avevano portato lo stesso Put/Call ratio sopra 1,05.

Tornando al Vix, dopo un ritorno in zona 30% l’indice della volatilità ha perso quasi un terzo del suo valore chiudendo venerdì a 19%.
Sui minini di agosto aveva raggiunto quota 37,5%.
L’indicatore elaborato sul Vix, che rapporta la chiusura giornaliera dello stesso con la rispettiva media mobile a 20 periodi, ha raggiunto il livello -20%.
In pratica venerdì il Vix si trovava sotto del 20% alla rispettiva media mobile.
Un tale livello indica che nel brevissimo termine c’è troppo ottimismo e il rischio di un ripiegamento è elevato, basta vedere i precedenti dall’inizio del 2006.

Da ricordare che dal 1990 la settimana successiva alle scadenze tecniche di settembre (opzioni e futures) l’S&P 500 ha chiuso in positivo solo due volte su 17.
Escludendo la settimana successiva all’attacco dell’11/9 la variazione media nella settimana è stata del -1,3%, con una media di massimo guadagno del +0,6% e con una media di perdita del -2,5%.
Tutte le ultime 5 settimane successive alle scadenze tecniche di settembre sono risultate negative.
Comprando negli ultimi giorni di settembre, dopo la debolezza successiva alle scadenze tecniche si è dimostrato positivo 12 volte su 17.
Nel caso accadesse la suddetta eventualità, gli Small traders (not reportable) sui futures degli indici Usa avrebbero ulteriori motivi per mantenere la loro posizione netta rialzista sui minimi degli ultimi 7 anni o add irittura di ridurla ulteriormente, confermando il loro scetticismo e diffidenza rispetto ad un proseguimento del rialzo.

I dati sui Cot dell’ultima settimana confermano la diversa strategia delle tre categorie di traders.
I Commercial hanno ulteriormente incrementato la loro posizione netta rialzista portandola a un nuovo record storico, sopra i 42 miliardi di dollari di controvalore.
Dall’altra parte i Large Speculators invece hanno pensato di sfruttare prezzi crescenti per aprire altre posizioni ribassiste, portando la posizione totale netta ad un nuovo record negativo a -52 mil
iardi di controvalore.

Paolo Calcinari

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