LA GRANDE DEPRESSIONE E l'ILLUSIONE MONETARIA.

Scritto il alle 01:47 da icebergfinanza

http://www.ct.gov/demhs/cwp/view.asp?a=1933&q=314910

"Non siamo mai sicuri, in una certa misura siamo sempre ignari!

 " La nostra conoscenza del modo in cui funzionano le cose, nella società o nella natura, è avvolta nella nebbia della vaghezza."

Con queste parole, il premio Nobel Kenneth Arrow, esprime il sentimento d’animo che in questo momento meglio rispecchia la psicologia dei nostri mercati finanziari.

All’improvviso dopo un lungo periodo di certezze, l’oblio di questo tempo contrassegnato da un’irreale situazione dove la percezione del rischio si è notevolmente affievolita adagiandosi sull’oceano di liquidità immesso dalle banche centrali per sconfiggere il fantasma della deflazione, all’improvviso dicevo la percezione del rischio stà assumendo dimensioni mai viste in passato attraverso il probabile CREDIT CRUNCH.

Spesso in questo blog ho fatto riferimento alla memoria fossile della Storia, nella quale restano impressi gli insegnamenti del passato, ho richiamato la "saggezza popolare" depositaria delle esperienze dell’Umanità intera.

Secondo L’economista William Baumol (1986) non siamo in grado di capire i fenomeni attuali senza un esame sistematico degli eventi precedenti che influenzano il presente e che continueranno a esercitare profondi effetti domani.

Oggi uno dei paradigmi dell’investimento azionario è quello che riguarda il lungo periodo, ma come disse Keynes nella sua teoria della riforma monetaria, nel lungo periodo siamo tutti morti. "Gli economisti si assegnano un compito troppo agevole e troppo poco utile se, nei periodi di tempesta, riescono a dirci soltanto che una volta passato l’uragano l’oceano sarà di nuovo calmo."

In fondo è ciò che hanno fatto le agenzie di rating, le quali una volta constato che il mercato immobiliare ed in particolare il "fenomeno subprime" registravano un’ondata crescente di default hanno comunicato ai mercati , una volta incominciata la tempesta, che stava piovendo e subito hanno trasformato l’acqua in una grandinata abbassando il rating di innumerevoli cartolarizzazioni.

In fondo l’osservazione di Keynes vale anche per le autorità monetarie, per la Federal Reserve in particolare. Che ruolo può avere avuto la Federal Reserve nell’ignorare questo fenomeno, ben conosciuto tra gli addetti ai lavori?

Mario Platero sul Sole24 ore di marzo ricordò che Bernanke avrebbe dovuto chiarire davanti al congresso il comportamento degli organi federali riguardo alla possibile concertazione tra le grandi banche e i piccoli istituti di concessione crediti subprime.

Le banche infatti non potevano concedere prestiti con la stessa facilità con cui lo concedevano le istituzioni meno regolamentate ma erano molto interessate e finanziavano questi ultimi con prestiti a lunga scadenza, salvo poi successivamente rilevare direttamente i portafogli prestiti con rendimenti molto interessanti. La Fed invece era interessata a rafforzare la crescita economica, trainata direttamente o indirettamente dal settore immobiliare.

 

Oggi a distanza di cinque mesi la consapevolezza rinasce con l’unica indicazione che avrebbe evitato la diffusione di questa "irrazionale" politica del credito. La sua inevitabile contrazione dietro indicazione della stessa FED. 

Recentemente i vertici di Country Wide Financial hanno definito le attuali condizioni di mercato sul mercato ipotecario americano come senza precedenti nella storia degli Stati Uniti e molto spesso si sono sentiti riferimenti all’eccezionalità dell’avvenimento da parte di numerosi CEO delle istituzioni finanziarie di Wall Street.

"Circostanze eccezionali, asset non valutabili!" In fondo tutto girà intorno all’ormai famoso granellino di sabbia che blocca l’intero ingranaggio.

La mancanza di liquidità! " Circostanze eccezionali! Non era prevedibile! "

Suvvia, poteva non essere prevedibile un "effetto farfalla" di queste dimensioni, ma nella "memoria fossile" della Storia è impresso il ricordo non tanto lontano di ciò che accadde al fondo Long Term Capital Managemet, un meccanismo da premi nobel abbattuto dalla più semplice e sconvolgente realtà dei mercati finanziari, l’improvvisa mancanza di liquidità appunto.

Oggi i probabili e in alcuni casi consolidati fallimenti dei colossi del credito ipotecario americano, partendo da New Century ed arrivando a Countrywide, passando per American Home Mortgage e Homebanc Mortgage, stanno a testimoniare il contagio in atto.

Un contagio che si stà propagando attraverso il mercato del credito, attraverso ogni canale di finanziamento dalla "commercial paper" alle cartolarizzazioni, dalle operazioni di leverage by out alle operazioni di rifinanziamento e M&A.

In un’interessante intervista, Mario Platero ricorda sul SOLE24ORE di mercoledi, che Bernanke, l’attuale presidente della Federal Reserve, è sempre stato affascinato dalle dinamiche che hanno portato alla Grande Depressione.

Conversando con l’economista dell’Università di New York, Mark Gertler si scopre che Bernanke assieme a Gertler nel corso della sua ricerca scientifica ha identificato il cosidetto "acceleratore finanziario" ovvero quella particolare condizione in cui un sistema finanziario in crisi può accelerare una caduta dell’economia.

"Se vuoi studiare la geologia devi studiare i terremoti, se vuoi comprendere l’economia devi studiare la più grande calamità che ha colpito gli Stati Uniti e l’economia mondiale."

Con queste parole Bernanke testimonia la sua convinzione che le soluzioni alle crisi, in sostanza vanno ricercate studiando la "memoria fossile" della Storia.

Ed è per questo che in passato, spesso in questo blog ho fatto riferimento alla Grande Depressione del ’29, non tanto per terrorizzare i lettori, ma per ricercare attraverso un’attenta analisi, analogie e diversità con il nostro tempo.

Abbiamo scoperto l’eccesso del credito finalizzato alla speculazione e non certo agli investimenti, abbiamo trovato delle analogie nella caduta del mercato immobiliare, nell’eccessivo utilizzo del "margin debt "  nell’esistenza dei "carry trade" che convogliavano il risparmio mondiale e talvolta anche il debito a Wall Street.

Abbiamo notato come le banche dell’epoca si indebitavano a breve presso la Riserva Federale per poi finanziare gli acquisti di azioni a riporto, abbiamo visto come gli Investment Trust di quegli anni corrispondevano in sintesi ai private equity dei nostri giorni e come amavano utilizzare la leva finanziaria ed altre analogie ancora.

Nell’intervista Gertler, definisce Bernanke un monetarista innamorato della tesi di Milton Friedman e Anna Schwartz che in un famoso libro degli anni sessanta dal titolo " A Monetary History of the United States 1867-1960) secondo la quale la causa principale della Grande Depressione era da ricercarsi nella politica monetaria restrittiva messa in atto per scoraggiare la speculazione che inoltre lasciò fallire migliaia d banche per punire i "colpevoli"

Oggi la tesi più riconosciuta è quella che vede la Grande Depressione come la naturale conseguenza di una svolta recessiva del ciclo, aggravata dal crollo di Wall Street e innescata dalla crisi del sistema bancario.

Negli anni ’20 l’espansione del credito si diresse quasi esclusivamente verso il finanziamento della speculazione e inoltre l’indebitamento al consumo sotto forma di prestiti rateali giocò un ruolo determinante per sostenere la crescita.

Come detto in un precedente post, alcuni sostengono che la Grande Depressione fu la logica conseguenza degli eccessi finanziari e monetari accumulati durante il boom economico che la precedette, mentre altri sostengono che fosse principalmente dovuta all’interventismo dello Stato nel sostenere artificialmente l’espansione attraverso il ricorso al credito.

 

Keynes ha sempre sostenuto che il capitalismo non può salvarsi dai propri eccessi senza l’aiuto e l’intervento dello Stato, attraverso il ricorso ad iniezioni di liquidità, investimenti pubblici e una politica di redistribuzione dei redditi con un certo grado di protezione doganale. Come molti economisti del suo tempo, anche Keynes non aveva previsto il grande crollo del ’29.  

 

Keynes non amava chi si riferiva alla " legge dei grandi numeri" richiamando eventi simili che erano ripetutamente osservati nel passato ricordando come fosse soltanto una scusa per credere che si verificheranno nuovamente in futuro.

 

In fondo questa potrebbe essere una critica indiretta alla mia visione delle cose, all’insegnamento che traggo dalla "memoria fossile" della storia, ma come sempre e fino ad ora i fatti lo dimostrano, le bolle si nutrono del nulla e sono figlie dell’eccesso.

 

Si potrà discutere sulle diverse dinamiche che hanno portato a questa situazione, si potrà vedere la crisi sostanzialmente diversa nei suoi connotati e caratteristiche, ma in sintesi si arriva sempre alla stessa conclusione.

 

Un’improvvisa quanto inaspettata mancanza di fiducia, una mancanza di liquidità.

 

Keynes proponeva spesso che si passasse dalle opinioni dei teorici all’esperienza degli uomini pratici.

 

In fondo si potrebbe discutere a lungo sulla stessa validità della teoria monetaria di Milton Friedman e sulla sua reale efficacia, si potrebbe discutere per giorni sulla reale efficacia della politica accomodante ed espansiva messa in atto dal precedente governatore della Federal Reserve, Alan Greenspan, e ognuno porterebbe il suo contributo.

 

Ma la realtà è che si tratta in sintesi di dimostrare se sono più efficaci gli anticorpi del "libero mercato"  oppure le vaccinazioni di massa della politica monetaria.

 

Un passaggio non facile, che per vie diverse ci riporta alla questione principale dell’azzardo morale, ovvero quei comportamenti del mercato che contano sull’impunità del sistema.

 

L’economista Gertler, ricorda giustamente che alcune banche, alcuni operatori che hanno sbagliato dovrebbero fallire e che ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità incluse le agenzie per la valutazione del credito che forse avrebbero dovuto essere meno "malleabili".

 

Ricorda anche che la crisi va gestita con grande attenzione, si può sempre sbagliare ma il suo riferimento al fatto che i mercati oggi sanno che le banche centrali sono pronte ad intervenire sui tassi in caso di necessità, riporta in sostanza la possibilità di continuare ad avere una distorta percezione del rischio.  In fondo una sorta di permanente "GREENSPAN PUT" che dovrebbe essere utilizzata solo ed esclusivamente in casi estremi come nel corso di una recessione.

 

In questo il presidente della FED di St.Louis è stato abbastanza chiaro: Solo una calamità giustificherebbe un ribasso dei tassi a favore di un’economia che non conosce il contagio del fenomeno "subprime".

 

Un’illusione_ed_una_speranza_continua figlia della politica monetaria di questi ultimi anni, la quale ha sempre risolto ogni problema creando le condizioni per originare un mondo di mini bolle che crescono nutrite dall’edonismo finanziario di coloro che non conoscono il senso del limite.

 

Un’illusione che in fondo è già_una_realtà come dimostra il grafico in questione che proviene dalla Federal Reserve di New York , non solo nelle aspettative, ma anche nella ferrea legge dei numeri. Fondi monetari di federazione 

 

Ma si sà che i mercati vivono di "illusioni" le stesse illusioni che talvolta divengono realtà in quanto le opinioni dei teorici spesso si scontrano con il rischio sistemico, con l’evolversi in senso negativo di un’economia minacciata non solo dall’illusione in cui vive, ma anche da questo nuova e consistente minaccia di un CREDIT CRUNCH!

 

Un’illusione la molla che ieri ha fatto scattare il recupero dei finanziari e dell’intero listino americano.

 

La stessa paura di un rischio sistemico che ha condizionato l’intervento massiccio e continuo delle banche centrali, le stesse banche centrali che dimostravano sicurezza nelle loro dichiarazioni in questi ultimi mesi, dando l’impressione di aver sotto controllo la situazione attraverso anche gli ormai famosi programmi in grado di simulare una situazione di "stress" sistemico.

 

Non vi è dubbio che se Bernanke conosce alla perfezione le dinamiche che portarono alla Grande Depressione del ’29 non poteva esimersi da intervenire per far fronte alla possibile liquidazione del sistema bancario.

 

Come dice Galimberti, gli operatori nella Grande Crisi smisero di spendere per paura o sfiducia, aumentando le loro riserve di liquidità e lo stesso accadde alle banche più vulnerabili. Di fronte alla "liquidazione" dei clienti il sistema finanziario entra in crisi, come oggi è successo di fronte all’improvvisa ondata di riscatti e rimborsi richiesta dagli investitori. Un sistema finanziario che perde la fiducia, non concede più credito e chiedendo il rimborso di quelli in corso, toglie l’ ossigeno del credito a un’economia già in crisi e ne aggrava il malessere.

 

Le conseguenze di un’era irrazionale, di un’ingegneria finanziaria che ha preso in prestito le formule da un laboratorio di magia e alchimia, di un’edonismo finanziario figlio della massimizzazione a breve termine di ogni attività, dell’esasperazione nella ricerca dei rendimenti come se fosse possibile per tutti vincere la stessa scommessa.

 

Dalla teoria alla pratica, oggi come non mai è in corso una sperimentazione dalle conseguenze inimmaginabili. Posso solamente aggiungere che secondo la mia personale visione si è trattato di una "sottovalutazione collettiva globale" o una sorta di "laissez faire" incompiuta, che in fondo credo ancora nella prevenzione piuttosto che nella cura, negli anticorpi di un sistema assuefatto alle vaccinazioni di massa.

 

Nel marzo del 1933 Franklin Delano Roosevelt insediandosi al posto di Hoover pronunciò queste parole:

 

"Fuori dall’uscio c’è l’abbondanza, ma non trova usi ed impieghi.

 

Questo succede perchè coloro che presiedono agli scambi dei prodotti dell’uomo, hanno fallito per pervicacia e incompetenza. (…) di fronte al fallimento del loro credito, hanno proposto solo di prendere a prestito altri soldi.

 

Conoscono solo le regole di una generazione che cerca solo se stessa. Non hanno visioni e senza visioni il popolo perisce.

 

I mercanti del danaro hanno lasciato i loro scranni del tempio alle su antiche verità. La misura di questa restituzione sarà  la misura in cui sapremo perseguire i valori sociali più nobili del solo profitto monetario….”

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11 commenti Commenta
Scritto il 17 agosto 2007 at 10:55

[…]Un’illusione_ed_una_speranza_continua figlia della politica monetaria di questi ultimi anni, la quale ha sempre risolto ogni problema creando le condizioni per originare un mondo di mini bolle che crescono nutrite dall’edonismo finanziario di coloro che non conoscono il senso del limite[…]

Esatto! :) Il trucco sta nel non far sapere al parco buoi quale sara’ la prossima illusione prima di averla sfruttata a dovere. Nell’era del truffone, del fiat-money, esistono solo rastrellamenti di beni. Tutto cio’ che sta in mezzo, tra il lavoro e la liberta’, sono alchimie, vetri opachi…

utente anonimo
Scritto il 17 agosto 2007 at 15:30

Non ridete, ma sono io la prima vittima della restrizione del credito, in banca sul conto online mi sono accorto che non avevo piu’ il fido di scoperto sul conto !!!!

Mi sono quasi piegato dalle risate e’ la settimana di ferragosto ma lunedi’ chiamo la banca, a me pare comico ma magari per molti non lo sara’.

Ed allora in fondo il problema ricade nell’ambito umano ed etico, diciamo la veritá, dove e’ il problema? Sta in quella robusta linea rossa che si chiama etica che distingue tra un atteggiamento superficiale e compiacente a quello scrupoloso e prudente di un vero professionista nel suo mestiere e di tutti gli operatori finanziari in cui includo anche gli analisti di rating.

Ma quando il mercato sale, l’economia tira, quando le aziende dicono di macinare utili, quando i bonus volano, chi e’ che per primo getta il sasso? Perche’ proprio io dovrei essere colui che guasta la festa ed interrompe il banchetto a cui siede!

Il rating e’ dato non dai singoli individui, che potrebbero sbagliarsi ma risulta come prodotto di una “rating commission” la quale dovrebbe limitare l’errore umano, ma ben sappiamo che le interpretazioni sono sempre possibili come quelle dalla Enron che capitalizzava in bilancio tutto il possibile.

Perche’ oggi DELL sale anche se sono stati provati problemi contabili che gonfiavano gli utili (fonte yahoo.com), che guarda caso sono saltati fuori quando tutto era in picchiata !

Chi alla fine ci rimettera’ sara l’economia vera, quella che si vedra’ veramente tagliato il credito, quella della piccola e media industria che non potra’ investire nel mondo reale, il resto papers…commercial papers !

Con il taglio della FED tutto oggi vola ed il mercato mi pare fuori di senno come quando da piccoli si giocava a pallone e si correva tutti e 22 portieri compresi dietro il pallone…per fare gol.

Saluti
Massimo

Scritto il 17 agosto 2007 at 16:38

La FED ha tagliato il tasso di sconto ma non quello su FED FUNDS. Quindi liquidita’ senza modificare i tassi di mercato. Cioe’… salvare il culo alle banche.

Questa e’ fiat-money allo stato puro… il prezzo non e’ economico, ma sociale. Alla fine del “gioco”, ci sara’ si un collasso (ma non ora, e’ ancora prematuro, io dico 10 anni) il cui effetto reale sara’ la presa di coscienza del mondo reale del potere finanziario.

E sara’ chiaro che IL POTERE e’ solo quello… e la politica, la democrazia, i presidenti ecc ecc e tutto il carrozzone, erano solo degli inrtattenitori. Degli animatori che ci hanno hanno fatto passare lietamente il tempo.

utente anonimo
Scritto il 17 agosto 2007 at 17:28

Sono corso subito alle conclusioni …. ma c’ è da valutare una cosa come giustamente paolo ha fatto notare !

Per me il quadro generale rimane immutato . Il dollaro non dovrebbe crollare .

Ben più diversa sarebbe stato il taglio dei tassi funds … allora si che il dollaro crollava -> inflazione ecc…

quindi oggi non è un giorno epocale !

Ricordiamoci tutti che le iniezioni sono a breve durata !

Hanno solo cambiato arma , ora è un pò più potente(da m16 a ak47 )…. ma ricordiamoci che siamo difronte ad una flotta infinita di bismark !

Quindi tutto sommato oggi …. lo chiamerei un venerdì di rimbalzo e basta!

By Fabio (ritornato per l’ occasione)

utente anonimo
Scritto il 18 agosto 2007 at 03:31

“Dalla teoria alla pratica, oggi come non mai è in corso una sperimentazione dalle conseguenze inimmaginabili. Posso solamente aggiungere che secondo la mia personale visione si è trattato di una “sottovalutazione collettiva globale” o una sorta di “laissez faire” incompiuta, che in fondo credo ancora nella prevenzione piuttosto che nella cura, negli anticorpi di un sistema assuefatto alle vaccinazioni di massa”

Senza parole. Mi domando soltanto di quanti anni stai anticipando la coscienza del popolo.

utente anonimo
Scritto il 18 agosto 2007 at 07:50

Non saranno mai abbastanza gli apprezamenti ad Andrea per la estrema lucidità, l’equilibrio e la erietà delle analisi compiute (da ultimo quelle sugli ABCP).

Per quanto riguarda gli ultimi eventi, la coscienza del popolo non muta: è dagli antichi romani che si va avanti a panem et circenses. Gli eventi “capitano” quasi per caso e non per consecuzione logica a condotte umane. Che ne è di quell’imbecille (absit iniuria verbis: in senso etimologico “sine baculus”, ossia “senza bastone”, ovviamente dal punto di vista mentale) che qualche settimana orsono Bloomberg television ritraeva mentre diceva “nel mercato c’è un mare di liquidità”?

In generale l’ultima mossa FED è quasi sintomo di diperazione. Non importa essere coerenti quando la nave affonda: quello che conta è ripristinare un “sentiment” positivo.
Non importa se alla fine affonda… vuoi mettere che bello mentre suona languidamente l’orchestra?

Daniele

Scritto il 19 agosto 2007 at 20:47

Che dire! Le Banche Centrali hanno immesso liquidità per risvegliare la fiducia nei mercati ma Voi miei compagni di viaggio, siete in grado di immettere una tale dose di stima e di energia che alle volte non sento neanche più la fatica di questo lungo viaggio per mari inesplorati!
Grazie ancora Andrea

utente anonimo
Scritto il 20 agosto 2007 at 16:05

Mentre scrivo queste righe, il Dow sta tremolando attorno allo zero, dopo la sbronza di speranza dei venerdi’ scorso… diversi articoli su Marketwatch parlano ormai scopertamente, quaasi pertendendolo in nome della sicurezza nazionale, una riduzione del tasso di sconto di base di mezzo, no, di tre quarti, no di un intero punto… e mentre vedo questo, l,ennesimo fondo immobiliare inizia a colare a picco, questa volta il Thombourg Mortage Inc. che perde il 10% dopo avere ammeso di a`ver dato fondo agli asset AAA per onorare le chiamate di margine. Ma se c’e’ tutto sto’ liquido a tasso bassissimo, perche’ vendersi gli asset?

Saluti

utente anonimo
Scritto il 22 agosto 2007 at 13:52

E’ possibile sapere da qualche fonte a quanto ammontano i crediti, subprime o altro, potenzialmente a rischio ?

O è proprio l’ indeterminatezza di tale cifra che crea nervosismo ai mercati?

O il problema e da qualche altra parte ?

Altair

utente anonimo
Scritto il 23 agosto 2007 at 10:54

Credo che il problema si a propio questo: non si sa quanto si esteso, non si sa bene a quanto ammonta, ma soprattutto non si riesce a capire quanto valgano i titoli che contengono al loro interno questi elementi.

E’ un po come se nel latte in commercio siano state messe delle sostanze per “vitaminizzarlo”, e ad un tratto ci si rende conto che non si capisce piu’ se sia davvero roba buona oppure un potenziale veleno.
E’ chiaro che nessuno compra piu’ latte nemmeno sotto tortura, e i caseifici, le centrali del latte, i distributori e le case pubblicitarie che lo hanno propagandato vanno di colpo a gambe all’aria ;-)

Scritto il 23 agosto 2007 at 21:28

Le dimensioni di questa crisi finanziaria secondo il sottoscritto non sono paragonabili ad nessuna crisi del passato, un vero e proprio effetto boomerang che esponenzialmente è tornato indietro distruggendo la fiducia del mercato. La sottovalutazione globale del fenomeno implica a sua volta l’impossibilità di determinarne i possibili effetti, ma non vi è dubbio che il fenomeno “subprime” ha contagiato e contagerà l’economia americana e di riflesso quella mondiale. Chiunque ha sottovalutato questa crisi dovrebbe esimersi dal produrre cifre o previsioni, esimersi dal cercare con insistenza una luce in fondo al tunnel. La nemesi di questa crisi potrebbe lesionare seriamente il tessuto finanziario ed economico mondiale. Quante banche cinesi hanno investito in cdo subprime cosiderando il notevole surplus economico di quel paese? Queste ed altre domande avranno bisogno di lungo tempo per trovare una risposta, sempre che l’effetto domino non concluda in breve tempo il suo tragitto, ma nessuno è in grado di sapere quante pedine verranno abbattute.
Ciao Aldair, Andrea

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