La “ GRANDE DEPRESSIONE DEL ‘29” : analogie con il nostro tempo!

Scritto il alle 19:30 da icebergfinanza

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La contrazione economica iniziata con il crollo azionario del ’29 fu,  per dimensioni e conseguenze  la più devastante che la storia ricordi e tuttora persistono conoscenze assai limitate delle cause che la scatenarono e ne prolungarono il decorso.

Alcuni sostengono che essa fu la logica conseguenza degli eccessi finanziari e monetari accumulati durante il boom economico che la precedette, mentre altri sostengono che fosse principalmente dovuta all’interventismo dello Stato nel sostenere artificialmente l’espansione attraverso il ricorso al credito.

Keynes ha sempre sostenuto che il capitalismo non può salvarsi dai propri eccessi senza l’aiuto e l’intervento dello Stato, attraverso il ricorso ad iniezioni di liquidità, investimenti pubblici e una politica di redistribuzione dei redditi con un certo grado di protezione doganale.

L’amministrazione americana e la Federal Reserve hanno applicato in questi anni, alcuni dei principi keynesiani attraverso l’espansione della spesa pubblica , riduzione delle imposte, maggiore liquidità attraverso la manovra dei tassi di mercato, ricorrendo in maniera sistematica al deficit di bilancio e ad un’economia di guerra che finanziata anch’essa a debito pone una seria ipoteca sulle generazioni future.

L’ America acquista beni reali e servizi senza alcun limite pagandoli con la propria valuta, stampata generosamente senza limite dalla Fed e finanziandosi con l’acquisto sistematico che le banche centrali asiatiche fanno dei bond governativi!

 Il meccanismo è pressoché  perfetto!

 I mercati emergenti producono a basso costo, gli americani comprano pagando in dollari che ritornano sotto forma di acquisti di attività finanziarie.

Oggi, alcune banche centrali sentono il bisogno urgente di diversificare i loro depositi  correndo il rischio di rivalutare troppo le loro monete creando problemi di competitività ai loro Paesi.

La grande partita del dollaro è appena incominciata e in questa partita l’invitato numero uno resta indubbiamente l’oro!

Così facendo, l’abbondanza di liquidità oltre a sostenere artificialmente la nuova espansione ha reso plausibile qualsiasi forma di speculazione e creazione fittizia di ricchezza come avvenne negli anni ’20.

In quelli anni l’espansione del credito si diresse quasi esclusivamente verso il finanziamento della speculazione e inoltre l’indebitamento al consumo sotto forma di prestiti rateali giocò un ruolo determinante per sostenere la crescita.

Secondo una recente indagine della Banca d’Italia risulta che il fenomeno dell’indebitamento delle famiglie italiane è cresciuto arrivando ad una percentuale del 30% in rapporto al Pil, contro il 56 % della media europea ed udite, udite ben il 90 % delle famiglie americane al punto che oggi il Pil americano dipende in larga parte dai consumi privati piuttosto che da altri fattori produttivi come ad esempi gli investimenti.

In America, a torto o ragione paese di riferimento economico, i consumi hanno trainato questa nuova espansione aiutati dal sistematico ricorso al debito e dalla rinegoziazione dei tassi dei mutui.

Cosa sta accadendo veramente negli Stati Uniti, ora che i tassi sono quintuplicati? Cosa accadrà nell’Unione Europea se la Bce insisterà con lo spauracchio dell’inflazione?

Perché la Fed non pubblica più con regolarità i dati relativi alla massa monetaria?

Gli eccessi finanziari accumulati e gli squilibri economici sono talmente elevati per poter immaginare un lieto fine.

L’attenzione delle banche centrali concentrata quasi esclusivamente sulla massa monetaria non riesce a vedere due ostacoli imprevisti.

Uno è l’immane dose di creazione creditizia alla quale l’economia ed il sistema finanziario si sono assuefatti negli ultimi anni, mentre l’altro e’ il canale di tale creazione del credito avvenuta prevalentemente al di fuori del sistema bancario, attraverso i mercati finanziari.

Nel ’29 lo stesso sistema bancario non avendo particolari controlli, poté sviluppare con facilità una politica di credito facile e di speculazioni legate alla borsa, attraverso acquisti diretti o acquisizioni, favorendo operazioni allo scoperto che provocarono il fallimento di molti privati cittadini o delle stesse industrie, ritirando improvvisamente le linee di credito. Il crollo di Wall Street provocò quindi una serie di fallimenti a catena, dai mercati ai privati ed alle industrie, quindi al commercio, ritornando inevitabilmente alle banche.

Oggi buona parte degli utili delle banche americane, derivano dal trading azionario, obbligazionario o nel settore delle materie prime con largo uso di derivati che hanno contribuito e contribuiscono tuttora alla finanza di tipo creativo ( vedi caso Parmalat!)

La massimizzazione a breve termine del valore azionario delle società, oltre al continuo uso di finanze creative ha portato le stesse ad un ricorso eccessivo all’indebitamento e ad una spasmodica riduzione dei costi a scapito degli investimenti.

Parallelamente a quanto avvenne in quel tempo oltre al rischio del crollo dei corsi azionari oggi l’inversione della curva dei tassi, minaccia allo stesso modo il finanziamento alle imprese e all’intero sistema.

Nel contempo ci sono da rilevare anche delle notevoli differenze di carattere congiunturale con un periodo, quello degli anni 20, basato su un’inflazione praticamente assente ( ognuno faccia le sue considerazioni sull’attuale inflazione!), fortissimi aumenti di produttività e notevoli surplus di bilancio e risparmio, mentre oggi si tende a sottostimare l’inflazione e sovrastimare la produttività.

L’interrogativo maggiore riguarda il valore reale creato da questo tipo di economia, attraverso l’irreale rivalutazione di titoli e patrimoni che non procede di pari passo con la crescita di redditi personali adeguati!

Oggi nei mercati azionari si riversano ingenti capitali delusi dai rendimenti dei bond e dalla fine della favola dell’immobiliare, eterna illusione di ricchezza fittizia dimenticando la mina vagante dei prodotti derivati, gestiti con disinvoltura per coprire ogni rischio non solo dai gestori ma anche dalle stesse imprese!

Quante volte si sente ripetere che il nostro sistema è stabile ed in equilibrio grazie anche alla presenza di questi prodotti!

Beato chi ci crede! Ricordo solo che lo scorso anno il ricorso al mercato dei derivati sul credito è più che raddoppiato, una forma come altre di assicurazione contro il default dell’emittente, segno che qualcuno incomincia ad avere seri dubbi sul perdurare di questa favorevole e squilibrata congiuntura economica!

Oggi l’attenzione dei mercati è rivolta spasmodicamente alle scelte di politica monetaria delle banche centrali, dimenticando che un determinato andamento pro-ciclico dei tassi di interesse è gia nella norma delle cose e che non sono sostanzialmente le banche centrali a determinare i tassi, ma piuttosto è l’insieme di tanti fattori  che guidano le scelte, come nelle più recenti manovre espansive che solo il tempo e la storia ci diranno se l’eccesso di terapia intensiva sul malato ha provocato più danni rispetto al naturale e lento decorso della malattia stessa!

Mi auguro tanto di sbagliarmi, ma il paradigma della ricerca della massima soddisfazione con il minimo sacrificio, la massimizzazione a breve termine di ogni traguardo  sia economico che personale a scapito del bene comune, porta ad ipotecare il futuro delle generazioni future, di coloro che vivono sotto la soglia della povertà,

avviandoci a ripercorrere lo stesso sentiero che portò negli anni trenta al fallimento di un’intera generazione fondata sul debito!

Ai posteri l’ardua sentenza!

 

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2 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 23 febbraio 2009 at 18:42

Sono un postero!

utente anonimo
Scritto il 14 settembre 2010 at 16:35

mi e piaciuto..ma ci poso credere a tutto quello che hai scritto???sembei troppo pessimista!!

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