TRUMP TRADE WAR: NELLA NOTTE MISSILI INTERCONTINENTALI SULLA CINA.

Scritto il alle 07:24 da icebergfinanza

Risultati immagini per trade war china trump cartoons

Ma davvero c’era qualche ingenuo che credeva che le trattative tra gli Stati Uniti e la Cina per evitare una vera e propria guerra commerciale erano dietro l’angolo?

La risposta non è tardata ad arrivare, nella notte l’amministrazione Trump ha lanciato altri 100 miliardi di missili protezionistici in direzione della Cina, la risposta del presidente americano a quella che lui chiama una rappresaglia cinese non è tardata ad arrivare, questa è la dinamica empirica di una guerra commerciale…

Trump asks for $100 billion in additional tariffs on Chinese products

Il presidente Donald Trump  ha dichiarato di aver incaricato il rappresentante commerciale degli Stati Uniti di prendere in considerazione ulteriori 100 miliardi di tariffe aggiuntive contro la Cina.

“Alla luce delle ingiuste rappresaglie della Cina, ho incaricato la USTR di valutare se ulteriori 100 miliardi di tariffe aggiuntive sarebbero appropriate ai sensi della sezione 301 e, in tal caso, di identificare i prodotti su cui imporre tali tariffe”, ha detto Trump in una nota.

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Appena due ore dopo che Trump ha lanciato i suoi missili, la Cina ha risposto per le rime, rilasciando una dichiarazione ufficiale che prefigura un’ulteriore ed inevitabile rappresaglia nell’intensificarsi della guerra commerciale tra le due maggiori economie del mondo.

Il bello è che i signori mercati credevano davvero al dialogo tra le due superpotenze in materia commerciale, ma soprattutto ci sono ancora giro fessi ed ingenui che hanno in coraggio di investire sull’azionario…

.

Quindi quei geni di Navarro e Ross, gente che ha scritto libri con dichiarazioni di guerra esplicite alla Cina, pensa di bloccare oltre il 30 % delle esportazioni cinesi nei confronti dell’America con tasse intorno al 25 %, un’escalation che farà venire i brividi all’Europa…prossimo obiettivo.

Il presidente americano è convinto che la Ue sia “fortemente contro” gli Usa in ambito commerciale. Parlando durante una discussione sulla riforma fiscale in West Virginia, Donald Trump ha affermato: “E’ quasi come se non potessimo fare business” nel Vecchio Continente. La Ue “spedisce le sue auto qui, spedisce di tutto ma non vuole prendere i nostri prodotti. Non possiamo permetterlo”, ha aggiunto. Bruxelles è impegnata a negoziare con Washington affinché la Ue sia esclusa in modo permanente e non solo temporaneo dai dazi su acciaio e alluminio fatti scattare da Trump il 23 marzo scorso. America 24

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Giusto la ciliegina sulla torta, ieri sono usciti i dati della bilancia commerciale in America, dati che faranno molto piacere a Donald Trump…

Usa: deficit commerciale a febbraio ai massimi dell’ottobre 2008

Il deficit commerciale negli Stati Uniti è cresciuto a febbraio più delle previsioni. Stando a quanto annunciato dal dipartimento del Commercio, il deficit è salito dell’1,6% rispetto al mese precedente a 57,6 miliardi. Si tratta di massimi dell’ottobre del 2008 quando il dato raggiunse i 60,2 miliardi. Gli analisti si aspettavano un deficit di 57 miliardi. Sia le importazioni sia le esportazioni sono aumentate dell’1,7% raggiungendo livelli record, riflesso di una domanda forte sia in Usa sia all’estero. Il valore delle importazioni a febbraio, tuttavia, è stato superiore a quello delle esportazioni: 262 miliardi di dollari contro 204,4 miliardi.America 24

Intanto un tacca negativa per la crescita del pil del primo trimestre dell’anno, poi un’ulteriore spinta all’amminostrazione Trump ha mettere dazi ovunque per fermare le importazioni, ma si sa sono ignoranti sino al midollo.

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Nel frattempo occupiamoci di cose serie, in arrivo nel pomeriggio i dati sull’occupazione americana dello scorso anno, ci sono tutte le premesse per un dato pessimo, ma come ben sapete non ci sbilanciamo a pronosticare un sondaggio che è uno dei più taroccati dell’intera economia globale.

Ieri delusione per le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione che sono aumentate di ben 24.000 unità a 242.000, allontanandosi dai minimi del 1973 raggiunti nella settimana precedente dato rivisto al rialzo con i soliti analisti che prevedevano un aumento di sole 7.000 unità, dato negativo che è confermato anche dall’indice Challenger che registra la più alta percentuale di licenziamenti degli ultimi due anni…

Highlights
Layoff announcements surged in March, to 60,357 from 35,369 in February for the highest total in nearly two years. Retail, increasingly affected by movement away from brick-and-mortar and toward e-commerce, is once again to blame with layoffs in the sector totaling 35,042 followed in the distance by telecommunications at 4,056. Though these results probably won’t lower forecasts for tomorrow’s employment report, they definitely point to weakness for retail payrolls.

[Chart]

Nel frattempo per gli amici di Machiavelli altre due piccole perle grazie alla segnalazione del nostro Roberto,  e un memo per i lettori distratti.

Aprite bene le orecchie perché questi saranno gli ultimi miei riferimenti in materia sul blog, alcuni di Voi mi hanno scritto di non dare le perle in pasto… quindi approfondimenti, analisi e dinamiche da oggi in poi solo attraverso i manoscritti di Machiavelli dedicati a chi sostiene il nostro lavoro…

SOSTIENI IL NOSTRO VIAGGIO!

Una recente nota il team europeo di Citigroup ha dichiarato che i titoli emessi dal Tesoro degli Stati Uniti a 30 anni sono la classe di attività più economica del pianeta. Ovvero ha dichiarato l’ovvio che un gregge di ignoranti non ha ancora compreso!

Riporto per l’ultima volta un pezzo tratto da un articolo del Sole 24 Ore, già pubblicato in precedenza…Così i titoli di Stato Usa sfidano le leggi della gravità

 la ragione dello strano comportamento dei titoli di Stato Usa risiede negli enormi flussi di acquisti provenienti dai grandi investitori istituzionali mondiali, che lui conosce molto bene: colossali fondi pensione, giganti del mondo assicurativo e così via.

I quali agiscono in modo perfettamente razionale.

Sul fronte azionario, gli istituzionali hanno incassato profitti straordinarigrazie a un rally borsistico a tre cifre percentuali, lungo ben nove anni. Ora vogliono soprattutto una cosa: evitare di perdere i soldi guadagnati.

E qual è il posto più sicuro dove parcheggiare i profitti che serviranno a pagare le future pensioni nei Paesi sviluppati? L’obbligazionario governativo statunitense.

Che acquistano a mani basse, alimentando il rally.

Buona Consapevolezza e soprattutto lasciate il gregge, usate il cervello e l’irrazionalità lasciatela agli avidi e ignoranti.

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44 commenti Commenta
madmax
Scritto il 6 aprile 2018 at 09:26

Ahaha Trumpusconi che fa la guerra commerciale, roba da comiche.

Quello che gli US non hanno ancora capito della Cina e’ che non hanno di fronte un paese qualunque.
Ieri in una discussione con un amico (asiatico) ho capito che la Cina contrariamente a quello che pensano i deboli di mente vogliono un dollaro forte!!!!

Questo per vari motivi: il primo i loro titoli in US valgono di piu’, secondo l’export US diventa sempre piu’ difficile e terzo in quanto con un USD forte i paesi indebitati in USD fanno piu’ fatica a rimborsare i propri debiti.

Ed ecco che come un coniglio bianco se ne arrivano loro con la nuova via della seta a proporre scambi commerciali e prestiti in Yuan per “aiutare” i partner commerciali a far fronte ai difficile prestiti in USD che aumentano.

Pochi hanno notato una cosa, le sanzioni alla Soia US per cui la Cina sono il 70% del mercato!!! Ovvero la Cina si taglia un grande fornitore ma con chi lo rimpiazza? Con il Brasile e allunga la mano degli scambi commerciali e dico io dell’internazionalizzazione dello Yuan.

Non guardate i mercati con occhi finanziari (ovvero qualche ora o giorno) guardateli in termini mercantilistici, anni o decenni, questo e’ l’orizzonte cinese con cui si stanno muovendo.

E se avete qualche dubbio sulla sudditanza psicologica della Cina agli US leggetevi il link:

http://www.globaltimes.cn/content/1096648.shtml

Che possiamo tutti noi vivere in tempi interessanti !

phitio
Scritto il 6 aprile 2018 at 10:08

Potrei definire questo periodo come l’inizio della fine della globalizzazione…per il bene e per il male

madmax
Scritto il 6 aprile 2018 at 12:36

phitio@finanza,

Gli US erano gli alfieri della Globalizzazione quando erano il nr.1 ora la loro chiusura alla Globalizzazione mi pare tanto una barriera per ridurre il declino.
Ma devono fare i conti con il Dilemma di Triffin, ovvero se vuoi avere una valuta di riserva (l’USD e’ una valuta di riserva mondiale) allora DEVI avere un deficit per fornire di dollari il mondo, non puoi avere moglie ubriaca e botte piena!

    icebergfinanza
    Scritto il 6 aprile 2018 at 13:31

    “Il dollaro è la nostra moneta ma è il vostro problema”. La battuta fu pronunciata nel 1971 da John Connally, segretario al Tesoro Usa, quando l’Amministrazione Nixon decise di sganciare il dollaro dalla parità con l’oro, precipitando il mondo in un decennio di iperinflazione, tassi alle stelle e tempeste finanziarie. Quella cinica osservazione è valida anche oggi. Malgrado abbia perso negli ultimi sei anni oltre il 40% del suo valore rispetto all’euro, il dollaro resta il centro del “sistema solare” del commercio e della finanza globale. Questa sfasatura tra il crollo del suo valore e la persistenza del suo ruolo egemonico, è alla radice di molti mali della nostra economia. E’ una contraddizione che paghiamo in tanti modi: il petrolio oltre i 100 dollari, l’inflazione dei generi alimentari, l’impasse della Bce che non riesce a tagliare il costo del denaro per colpa di un carovita importato; tutto ciò si può ricondurre agli squilibri propagati da “sua maestà decaduta” il biglietto verde. Perfino la Cina e i paesi dell’Opec subiscono pesanti ripercussioni interne per la débacle del dollaro, nessuno riesce a difendersi. Siamo tutti in attesa di una rivoluzione copernicana nelle regole monetarie. Se non arriva, è anche colpa nostra.

    Eppure il declino americano è evidente. L’Unione europea ha ormai un Pil superiore a quello degli Stati Uniti. La Cina ha sostituito l’America nel ruolo di principale partner commerciale di quasi tutte le aree del mondo, dall’Europa al Giappone. Nella classifica Forbes dei miliardari ai primi 20 posti quest’anno ci sono più indiani che americani. La centralità del dollaro fu istituzionalizzata nel 1944 alla conferenza di Bretton Woods, quando l’economia americana era un gigante solitario in mezzo alle macerie della seconda guerra mondiale.

    Il mondo di oggi è irriconoscibile, i rapporti di forza sono stravolti, non solo perché l’America è in recessione e stremata dalla crisi dei mutui, ma anche perché il suo ridimensionamento è una tendenza di lungo periodo. Il superamento del “sistema solare” con il dollaro al centro è stato profetizzato più volte.

    Ancora un mese fa George Soros dichiarava a Davos che “è finita un’èra di 60 anni di espansione della finanza mondiale basata sul dollaro come moneta di riserva”. Ma il dollaro è ancora lì, malconcio e insostituibile. Warren Buffett, il più ascoltato investitore degli Stati Uniti, due giorni fa ha sentenziato che il dollaro non potrà che valere sempre meno. Di questo passo sarà carta straccia; ma l’unica carta universale. L’86% delle transazioni quotidiane sui mercati dei cambi sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche centrali (comprese le due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono in dollari.

    Si parla da anni di una diversificazione di queste riserve in favore dell’euro, ma procede a una lentezza esasperante: per ora le banche centrali mondiali detengono solo un quarto delle loro riserve in euro, cioè addirittura meno di quanto avevano in marchi, franchi, lire, fiorini, pesete e tutte le altre ex-monete dell’eurozona ante-1999.

    Ancora più impressionante è l’egemonia del dollaro nel commercio internazionale, a cominciare dai mercati delle materie prime. Più volte dei leader antiamericani hanno cercato di sottrarre il petrolio al signoraggio del dollaro. Da Gheddafi agli iraniani, da Saddam Hussein a Hugo Chavez, chi non ricorda le loro proposte di convertire in euro le quotazioni del greggio? Tutte chiacchiere. “Perfino un paese come l’Algeria – ha rilevato il Wall Street Journal – che vende agli Stati Uniti appena il 27% delle sue risorse energetiche, gestisce il 100% del suo commercio estero in dollari”. La Malesia e l’Indonesia forniscono la maggioranza delle loro risorse naturali alla Cina: si fanno pagare in dollari. Il Brasile vende zucchero a tutta l’Asia: in dollari. Iran, India, Pakistan e Bangladesh hanno creato una sorta di mercato comune ma regolano le loro transazioni in dollari. Idem nel commercio tra Cina e Giappone, tra Cina e Corea del Sud. Un fenomeno simile accadde nel secolo scorso. Molto tempo dopo che la Gran Bretagna aveva cessato di essere l’economia più ricca, la sterlina rimase la moneta degli scambi e della finanza internazionale: fino alla seconda guerra mondiale. Il parallelo non è rassicurante, visti i disastri finanziari avvenuti negli anni Trenta.

    Le conseguenze nefaste che ha su di noi il tracollo del dollaro sono ben più ampie di quanto si crede. E’ noto che siamo penalizzati perché le nostre esportazioni costano sempre più care, non solo sul mercato Usa ma in tutti quei paesi le cui monete sono agganciate o influenzate dal dollaro, inclusa la Cina. E’ meno noto il modo in cui il dollaro debole diffonde i virus dell’inflazione mondiale. Le fiammate dei prezzi del petrolio e di tutte le materie prime – metalli, derrate agricole – sono causate “due volte” dal dollaro. Anzitutto i paesi esportatori di energia e risorse naturali devono compensare la caduta della moneta con cui vengono pagati. Ma vi si aggiunge il ruolo della speculazione: proprio perché l’America esporta debiti e inflazione, i capitali mondiali cercano rifugio in investimenti sicuri. Le materie prime sono diventate l’ultima spiaggia per ripararsi dalla crisi. Nel lungo termine, certo, petrolio grano e riso rincarano per il boom dei consumi di Cina e India. Nel breve termine vanno su perché gli hedge fund accaparrano i “futures” delle materie prime come protezione dal collasso del dollaro. Proprio come negli anni 70 di Nixon, l’America esporta la sua crisi in ogni angolo del mondo.

    Perché non riusciamo a sganciarci dal ruolo ingombrante di una moneta allo sbando? L’euro continua a essere una promessa mancata, una moneta-leader solo allo stato potenziale. E’ sintomatico che le banche centrali di Pechino e di Tokyo possiedano ancora così pochi euro. Visto dall’Asia – l’area che sta diventando il nuovo baricentro e la massa critica dell’economia globale – l’Unione europea è un’entità politicamente inafferrabile. Pesa anche il fatto che la più grossa piazza finanziaria d’Europa, il mercato più liquido ed efficiente è Londra, che sta fuori dall’euro. Infine quando i fondi sovrani della Cina, di Singapore e degli emirati arabi vogliono comprarsi le banche americane vengono accolti a braccia aperte. Nell’Unione europea perfino acquisizioni franco-italiane, o viceversa, sono ostacolate. La centralità del dollaro avrà vita lunga finché non si fa avanti un sostituto credibile.
    (7 marzo 2008)

    …sono passati altri dieci anni , tutte chiacchiere da bar a noi ne mancano solo 3! Poi io farò un altro mestiere…

alexandersupertramp
Scritto il 6 aprile 2018 at 13:15

E se finisse tutto in una bolla di sapone? L’economia globale ne trarrebbe beneficio, I mercati partirebbero alla conquista di nuove vette, e i tassi muoverebbero in salita. Certo, tutto questo se…..

icebergfinanza
Scritto il 6 aprile 2018 at 14:38

Solo 103.000 posti di lavoro come previsto …non male come analisi quella di questa mattina! ;-) Pesantemente rivisti al ribasso quelli di gennaio da 230.000 a 176.000 stabili quelli di febbraio .

La verità è figlia del tempo … l’economia americana si sta sgretolando.

WASHINGTON (MarketWatch) – The U.S. created 103,000 new jobs in March to mark the smallest gain since last fall, but the latest report on employment still shows the tightest labor market in nearly two decades. The unemployment rate remained at a 17-year low of 4.1%. Economists polled by MarketWatch had expected a gain of 170,000 nonfarm jobs. Average wages rose 8 cents, or 0.3%, to $26.82 an hour. The 12-month increase in pay rose to 2.7% from 2.6%. Employment gains for the first two months of the year were revised down by a combined 50,000, the Labor Department said Friday. The government said 326,000 new jobs were created in February instead of 313,000. January’s gain was reduced to 176,000 from 239,000, however.

Dimenticavo tutta colpa del tempo… ;-)

alexandersupertramp
Scritto il 6 aprile 2018 at 14:45

ice­berg­fi­nan­za,

Capitano,
La domanda sorge spontanea: rimangono solo 3 anni per cosa?
ma soprattutto cosa pensi di fare dopo? :D

alexandersupertramp
Scritto il 6 aprile 2018 at 14:48

ice­berg­fi­nan­za:
Solo 103.000 posti di la­vo­ro come pre­vi­sto …non male come ana­li­si quel­la di que­sta mat­ti­na! Pe­san­te­men­te ri­vi­sti al ri­bas­so quel­li di gen­na­io da 230.000 a 176.000 sta­bi­li quel­li di feb­bra­io .

La ve­ri­tà è fi­glia del tempo … l’e­co­no­mia ame­ri­ca­na si sta sgre­to­lan­do.

WA­SHING­TON (Mar­ket­Wat­ch) – The U.S. crea­ted 103,000 new jobs in March to mark the smal­le­st gain since last fall, but the la­te­st re­port on em­ploy­ment still shows the tighte­st labor mar­ket in near­ly two de­ca­des. The unem­ploy­ment rate re­mai­ned at a 17-year low of 4.1%. Eco­no­mists pol­led by Mar­ket­Wat­ch had ex­pec­ted a gain of 170,000 non­farm jobs. Ave­ra­ge wages rose 8 cents, or 0.3%, to $26.82 an hour. The 12-mon­th in­crea­se in pay rose to 2.7% from 2.6%. Em­ploy­ment gains for the first two mon­ths of the year were re­vi­sed down by a com­bi­ned 50,000, the Labor De­part­ment said Fri­day. The go­vern­ment said 326,000 new jobs were crea­ted in Fe­brua­ry in­stead of 313,000. Ja­nua­ry’s gain was re­du­ced to 176,000 from 239,000, ho­we­ver.

Di­men­ti­ca­vo tutta colpa del tempo…

In effetti….. :D

john_ludd
Scritto il 6 aprile 2018 at 15:05

ice­berg­fi­nan­za,

ma l’errore che tutti fanno è credere che serva un sostituto. Una moneta di riserva è un obbrobrio economico, determina e perpetua per la sua stessa natura, gli sbilanci che sono oggi tra le maggiori cause del caos mondiale. Sono passati 80 anni da quando ne scrisse Keynes e 100 da quando ne scrisse in un contesto molto più ampio Thorstein Veblen che valeva 100 volte Keynes. Il dollaro non verrà sostituito dallo yuan o dal ridicolo Special Drawing Right del fondo monetario, ma da scambi bilaterali (se ci saranno ancora nazioni in grado di scambiarsi qualcosa). C’è solo da regolare il saldo, ma in assenza di una moneta di riserva, questi sono naturalmente indirizzati verso una posizione di equilibrio. Solo così possono le nazioni vivere secondo i propri mezzi anziché utilizzare le armi (tra cui la propria valuta o il potere dei propri crediti) per dissanguare gli altri. Se non avverrà in modo concordato, come appare quasi certo, avverrà in modo traumatico, violento e improvviso con il collasso dell’eurodollaro e il crollo del sistema monetario. Non esistono alternative e lo sai benissimo, rifiutarlo è solo emotività. Ne ha scritto più volte anche Bagnai a dimostrazione che almeno qui da noi è tra i pochi ad avere qualche idea chiara.

La guerra commerciale che paventi non genererà una depressione, è la conseguenza della depressione odierna in atto in occidente e avvolta dalla nebbia di statistiche falsate da misure edoniche a senso unico e da panieri dell’inflazione che non considerano un costo l’acquisto di una casa ovvero il principale dei costi. Fai un esperimento con qualche numero che ti sembra ragionevole, applica un deflattore differente e verifica dove sarebbe il GDP e tutti i vari rapporti che lo riguardano. Ciao.

    icebergfinanza
    Scritto il 6 aprile 2018 at 19:13

    Ciao John ben tornato qui sempre la solita minestra… mi diverto solo quando salgo sulle mie montagne.

hamen
Scritto il 6 aprile 2018 at 15:38

ice­berg­fi­nan­za,

Ciao a tutti.
Sono nuovo, ma leggo da tempo i post.
“L’economia americana si sta sgretolando”…
Il dollaro in quest’ottica si svaluterà?
Grazie.

    icebergfinanza
    Scritto il 6 aprile 2018 at 19:14

    No non accadrà almeno nel breve c’è penuria di dollari e i debiti vanno restituiti in dollari …

john_ludd
Scritto il 6 aprile 2018 at 16:43

ice­berg­fi­nan­za,

a dimostrazione ennesima dell’impossibilità di prevedere gli effetti del caos e della stupidità di chi lo aumenta credendo di poterlo controllare a proprio vantaggio leggevo poco fa un intelligente commento sulle tante possibili ritorsioni/contro-ritorsioni/contro-contro-ritorsioni. Tutti sanno che gli USA quest’anno saliranno al massimo storico della loro produzione petrolifera. Tutti dovrebbero però sapere che una parte consistente di quel petrolio è anti economico e peggio ancora non può essere raffinato in quanto le raffinerie (investimenti colossali che richiedono anni di sviluppo) sono state progettate per olii pesanti mentre quello prodotto nei campi di Parmian (cioè quello che conta) è ultra legger. I petrolieri ottenuta la grande vittoria del la cancellazione della legge che impediva di esportare petrolio possono ora esportare il petrolio LTO (light tight oil) e importare olio pesante con cui realizzare un blend per le proprie raffinerie. Il risultato è stato un recupero dei prezzi dell’LTO (che rimane a forte sconto su WTI e Brent), il miglioramento (relativo) dei conti dei produttori e un effetto netto positivo per la bilancia dei pagamenti. Il maggiore importatore di petroilio made in USA è la Cina a scapito dell’Arabia Saudita. Interessante, lo hanno spiegato a Donald ? Gli americani si sono sparati da soli decenni fa quando hanno spostato intere filiere in Asia e distrutto il proprio sistema scolastico. Ora non hanno le filiere e non hanno le competenze. Le prime è questione di soldi, le seconde è questione di tempo, bisogna crescere un’intera generazione di nuovi tecnici, 25-30 anni. Non ci sono possibilità, quello che vale per l’Italia vale per gli USA, se voglio lavoro devono svalutare la valuta del 30%.

    icebergfinanza
    Scritto il 6 aprile 2018 at 19:16

    Sempre puntuale…ti aspetto!

alexandersupertramp
Scritto il 6 aprile 2018 at 19:45

L’ignoranza di chi governa e della maggior parte degli economisti è disarmante. Oppure non lo sono e volutamente si comportano così. Il potere delle banche centrali e delle lobby finanziarie è direttamente proporzionale al loro interventismo che può avvenire solamente in un mondo basato su valute Fiat. Che ne sarebbe delle di questa cerchia di criminali se non potessero creare denaro dal nulla pigiando un bottone? Il vecchio baratto era di gran lunga più liberale e democratico. Se non hai nulla da darmi in cambio io non do nulla a te. Altro che fare debiti all’infinito per sostenere tenori di vita insostenibili. In alternativa una valuta mondiale ma non espandibili. Per la legge dei vasi comunicanti chi detiene molta ricchezza è portato a spendere rispetto a chi non ne ha che è portato a produrre e vendere per entrare in possesso della suddetta ricchezza. Ciclicamente tutti avrebbero periodi di produzione e di spesa senza bisogno di guerre commerciali, dazi o eserciti per trovare un equilibrio. Il commercio mondiale esiste da quando esiste l’uomo. A rischio di ripetermi considero il vero cancro della nostra civiltà le multinazionali che spostano i processi produttivi da una parte all’altra del globo con la stessa facilità con cui si spostano i modellini su un plastico. Se la Apple producesse i suoi gadget totalmente negli Stati Uniti non avrebbe 200 mld di $ di liquidità ma molti americani avrebbero un lavoro ben pagato e potrebbero vivere una vita senza strafarsi di psicofarmaci e oppiacei. Sarò anche un pazzo visionario ma questa sarebbe la strada da percorrere non i dazi.

john_ludd
Scritto il 6 aprile 2018 at 20:19

icebergfinanza,

già è la differenza tra vivere e sopravvivere. Per vivere serve poco mentre per sopravvivere in questo porco mondo costruito da ambiziosi di ogni razza serve troppo.

john_ludd
Scritto il 6 aprile 2018 at 20:25

hamen@finanza,

ma il vero problema non è cosa accadrà ai tuoi dollari ma cosa accadrà a tutto il resto che possiedi. Come può il cittadino di un paese socialmente frantumato, ingovernabile, privo di una qualsiasi classe dirigente che si possa definire tale senza sputarsi addosso, immaginare che la valuta del suo paese alla periferia di un impero morente essere meglio di quella del centro dell’impero ? Nel breve il possibile marco 2 potrebbe essere forte ma la demografia catastrofica della Germania certificata dal demenziale tentativo di germanizzare milioni di turchi, la vicinanza di paesi infinitamente più potenti come la Russia dalla quale pure dipendono esistenzialmente per i flussi energetici è una pietra tombale su qualsiasi velleità da parte dei tedeschi di esercitare un ruolo di benché minimo rilievo nel resto della storia. La Germania è un libro di storia chiuso per sempre.

l1uk3
Scritto il 6 aprile 2018 at 20:38

@madmax ti ci voleva il cinese da bar per sapere che la Cina vuole il dollaro forte? Ma dove hai vissuto finora, visto che è da anni che sono accusati di svalutare lo yuan? Il resto del tuo discorso è poi totalmente incoerente perché presuppone il contrario di quello che spieghi prima, vale a dire che la Cina vorrebbe una valuta forte.

@john_ludd; quel che scrivi sul petrolio antieconomico da raffinare non è vero (e te lo dico con cognizione di causa avendo in passato ben studiato il settore petrolifero). Probabilmente ti fai traviare da certi blog e stampa che scrivono ciò che vorrebbero invece di ciò che è, quegli stessi che scrivevano 3 anni fa che il settore petrolifero Usa era in piena crisi, mentre solo pochi mesi dopo si annunciava che nel giro di pochi anni sarebbe diventato il leader mondiale per produzione. L’economia Usa è guidata solo dal business, non produrrebbero petrolio se fosse anti economico o non lo possono raffinare.

Per il resto mi pare vi concentriate sul falso problema. A Trump non interessa tanto il deficit commerciale, semmai il controllo tecnologico. E su questo punto non si può che esser d’accordo con lui. Forse qualcuno non sa che se vuoi produrre in Cina devi fare una Jv con una società locale e passargli la tecnologia. Idem per le società acquisite all’estero dai cinesi che comprano solo per portarsi a casa il KH. Una evidente forma di scorrettezza (perché se vuoi produrre in Occidente nessuno ti chiede lo stesso). Se ne stanno accorgendo ora pure i tedeschi, vedi Daimler.

stanziale
Scritto il 7 aprile 2018 at 00:14

l1uk3@finanzaonline,

Salvate il soldato madmax : scrive con licenza di poeta…
interessante e vero, il tuo parere sulla Cina. Sono delle grossissime e sleali teste di c….anche per via del non rispetto di altri svariati ns codici di comportamento, andavano semplicemente banditi dal commercio occidentale, molto prima di Trump. Chi ha la ricchezza(tecnologia) sarebbe stato furbo a tenersela, non svenderla per un piatto di lenticchie . Anche se in ritardo, il mandarli a fanc…non e’ utile, e’ indispensabile(anche per le colonie come noi).

madmax
Scritto il 7 aprile 2018 at 00:33

l1uk3@finanzaonline,

Liuke,
Per centinaia di anni la gente era convinta che la terra fosse piatta oppure che il sole girasse intorno alla terra.
Personalmente non prendo mai nulla per certo, come dire mi affascina la ricerca, per cui quando leggo che la Cina manipola il cambio svalutandolo mi fa sorridere un po’ come la storia degli avvelenati russi a Londra da un gas nervino che stanno bene!

Se prendi il cambio USD / Yuan ti accorgi del contrario, la Cina ha rivalutato la moneta dal 1992 ma e’ svalutata dal 1985 in quel tempo non esisteva la globalizzazione.

Certo che parlo con il cinese dell’angolo mi da spunti interessanti, noi abbiamo il difetto di essere occidente centrici, ad esempio l’equivalente di Facebook cinese Tencent capitalizza di piu’ del libro delle Facce che a noi sembra un colosso!

Grazie comunque delle critiche purtroppo non riesco a risponderti al riguardo delle incongruenze che menzioni perche’ non le specifichi.

Salutine che tutti noi possiamo vivere il tempi interessanti!

http://www.macrotrends.net/2575/us-dollar-yuan-exchange-rate-historical-chart

john_ludd
Scritto il 7 aprile 2018 at 02:02

l1uk3@​fin​anza​onli​ne,

orpo è stato paracadutato l’espertone di turno che tipicamente inizia con “…te lo dico con cognizione di causa avendo in passato ben studiato il settore questo o quello”, cioè TE LO DICO IO come il meccanico della Ferrari su Zelig qualche lustro fa.

In passato ho sempre fornito i link a documenti utili a sostenere le mie tesi, senza numeri sono buoni anche i somari. Quindi eccone un paio, uno è di Rune Likvern, ex economista in STATOIL e governo norvegese, poi consulente di vari fondi specializzati:

https://fractionalflow.com/2017/10/08/a-little-on-the-profitability-of-the-bakkennd/

L’altro riguarda il presunto miracolo della tecnologia talmente low cost da rendere l’LTO competitivo con il greggio saudita o russo che fa emozionare l’americano medio che deve essere rincuorato ogni giorno mentre paga la benzina con la sua quarta carta di debito al modico interesse del 9%. Peccato che non sia così, basta analizzare i bilanci dei produttori e quelli dei fornitori. In periodi di vacche magre si strizzano i fornitori sino alla morte poi se falliscono (sai quanti ne sono saltati …) ce ne sono sempre altri. L’autore, Art Berman è un insider, super consulente con 30 anni di esperienza con le maggiori major del settore:

http://www.artberman.com/shale-cost-reductions-are-10-technology-and-90-industry-bust/

L’ultimo punto, finisce poi nel ridicolo. Uno che inizia l’intercalare con “Tutti sanno” vuole rimarcare che invece no, noi non sappiamo un cazzo, siamo dei poveretti in attesa che l’espertone redima la nostra ingenuità. Ebbene sì qui tutti sanno quali clausole richiedono i cinesi, adottano lo stesso metodo che hanno utilizzato gli americani sinché non hanno avuto il controllo della tecnologia per diventare quel che sono diventati e che hanno fatto in un modo o nell’altro TUTTE le nazioni ORA tecnologicamente avanzate, ovvero: HANNO PROTETTO IL MERCATO INTERNO. Lo facevamo anche noi quando eravamo una nazione. Solo dopo sono diventati a parole libero mercatisti, una volta ottenuto un vantaggio tecnologico e finanziario insuperabile da proteggere con brevetti e copyright capestro e un bel pacco di cannoni. Poi sono diventati ingordi, non hanno letto i libri di storia, si sono dimenticati che la Cina è stata avanti all’occidente in tutto, per il 90% degli ultimi 2300 anni e si sono sparati nei coglioni da soli. Ma questo qui lo sappiamo. Il meccanico della Ferrari era molto più divertente ma grazie lo stesso:

https://www.youtube.com/watch?v=tt9bWi1pJ2w

noldor
Scritto il 7 aprile 2018 at 09:08

Scusa John ma un paio di punti non mi convincono nel tuo post:

1) Se le shale oil è antieconomico dovremmo attenderci una forte salita del prezzo del petrolio nel medio termine giusto? Se ho capito correttamente quello che hai scritto sono solo le raffinerie americane a non essere idonee, ho capito correttamente? Quelle italiane come sono messe?

Per quanto riguarda la carenza di tecnici si possono sempre prendere dall’estero, gli arabi praticamente non hanno ingegneri autoctoni ma l’industria dell’oil&gas l’hanno sviluppata comunque.

john_­ludd@fi­nan­za:
ice­berg­fi­nan­za,

a di­mo­stra­zio­ne en­ne­si­ma del­l’im­pos­si­bi­li­tà di pre­ve­de­re gli ef­fet­ti del caos e della stu­pi­di­tà di chi lo au­men­ta cre­den­do di po­ter­lo con­trol­la­re a pro­prio van­tag­gio leg­ge­vo poco fa un in­tel­li­gen­te com­men­to sulle tante pos­si­bi­li ri­tor­sio­ni/con­tro-ri­tor­sio­ni/con­tro-con­tro-ri­tor­sio­ni. Tutti sanno che gli USA que­st’an­no sa­li­ran­no al mas­si­mo sto­ri­co della loro pro­du­zio­ne pe­tro­li­fe­ra. Tutti do­vreb­be­ro però sa­pe­re che una parte con­si­sten­te di quel pe­tro­lio è anti eco­no­mi­co e peg­gio an­co­ra non può es­se­re raf­fi­na­to in quan­to le raf­fi­ne­rie (in­ve­sti­men­ti co­los­sa­li che ri­chie­do­no anni di svi­lup­po) sono state pro­get­ta­te per olii pe­san­ti men­tre quel­lo pro­dot­to nei campi di Par­mian (cioè quel­lo che conta) è ultra leg­ger. I pe­tro­lie­ri ot­te­nu­ta la gran­de vit­to­ria del la can­cel­la­zio­ne della legge che im­pe­di­va di espor­ta­re pe­tro­lio pos­so­no ora espor­ta­re il pe­tro­lio LTO (light tight oil) e im­por­ta­re olio pe­san­te con cui rea­liz­za­re un blend per le pro­prie raf­fi­ne­rie. Il ri­sul­ta­to è stato un re­cu­pe­ro dei prez­zi del­l’L­TO (che ri­ma­ne a forte scon­to su WTI e Brent), il mi­glio­ra­men­to (re­la­ti­vo) dei conti dei pro­dut­to­ri e un ef­fet­to netto po­si­ti­vo per la bi­lan­cia dei pa­ga­men­ti. Il mag­gio­re im­por­ta­to­re di pe­troi­lio made in USA è la Cina a sca­pi­to del­l’A­ra­bia Sau­di­ta. In­te­res­san­te, lo hanno spie­ga­to a Do­nald ? Gli ame­ri­ca­ni si sono spa­ra­ti da soli de­cen­ni fa quan­do hanno spo­sta­to in­te­re fi­lie­re in Asia e di­strut­to il pro­prio si­ste­ma sco­la­sti­co. Ora non hanno le fi­lie­re e non hanno le com­pe­ten­ze. Le prime è que­stio­ne di soldi, le se­con­de è que­stio­ne di tempo, bi­so­gna cre­sce­re un’in­te­ra ge­ne­ra­zio­ne di nuovi tec­ni­ci, 25-30 anni. Non ci sono pos­si­bi­li­tà, quel­lo che vale per l’I­ta­lia vale per gli USA, se vo­glio la­vo­ro de­vo­no sva­lu­ta­re la va­lu­ta del 30%.

noldor
Scritto il 7 aprile 2018 at 09:09

Il secondo paragrafo è il punto 2).

Scusate

puntosella
Scritto il 7 aprile 2018 at 12:25

Stato di salute dell’ARABA FENICE

Struttura dell’ Analisi Storica

DataEvento di partenza : Max del 7 Marzo 2000 (8.136 punti)

Traiettorie calcolate sui MASSIMI settimanali pesati con i VOLUMI,
con Date EVENTO programmate dai Max di Scostamento – Positivo e Negativo -,
calcolato percentualmente dalla sua Velocità Media Pesata e dai Max e Min Assoluti
registrati dopo data evento di partenza.

Per gli investitori istituzionali con la chiusura di ieri sera sotto
la linea di equilibrio storico, che calcolata sui massimi settimanali
passa leggermente sotto ai 12.300 punti, è suonata la campanella
di ALLARME.

Se dovesse nelle settimane future perdere con l’HighW quota 12.168
(Massimo della settimana precedente), potremmo assistere
ad un aumento dell’accelerazione al RIBASSO.

Mantenere posizioni LONG solo SOPRA 12.300….. con STOP nelle
vicinanze del valore delle traiettoria di colore giallo/magenta …..

PS: I Massimi del 23 gennaio 2018 sono stati registrati in DIVERGENZA
di SCOSTAMENTO.

puntosella
Scritto il 7 aprile 2018 at 15:42

ESMA vieta le opzioni binarie e limita i Cfd

Queste misure sono state approvate dal consiglio delle autorità di vigilanza dell’ESMA il 23 marzo 2018 con l’obiettivo è proteggere i clienti retail ed i piccoli risparmiatori.

L’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) ha concordato misure in merito la fornitura di contratti per differenze (CFD) e opzioni binarie, agli investitori al dettaglio in tutta l’Unione Europea (UE).
Le misure concordate includono:

1. Opzioni binarie: divieto di commercializzazione, distribuzione o vendita agli investitori al dettaglio;

2. Contratti per differenza (CFD): una restrizione sulla commercializzazione, distribuzione o vendita di CFD agli investitori al dettaglio.

……
Secondo le analisi delle autorità dei singoli paesi europei, una percentuale compres atra il 74% e l’89% dei conti retail (piccoli investitori) perde una cifra media compresa tra 1.600 euro e 29.000 euro.

http://www.strategieditrading.it/esma-vieta-le-opzioni-binarie-limita-cfd/

perplessa
Scritto il 7 aprile 2018 at 23:54

io detesto i nordamericani, gli anglosassoni in generale, il loro modo di essere e rapportarsi agi altri soggetti, , e non mi dilungo sul tema, ma appunto per questo mi fa sorridere l’idea che si pensi che il declino degli Stati Uniti sia dietro l’angolo, forse sono speranze, ma non fatti. Infatti cosa parlano a fare di TTIP o di CETA?comandano loro.

john_ludd
Scritto il 8 aprile 2018 at 11:15

nol­dor@fi­nan­za,

le raffinerie italiane sono state progettate per il mercato italiano che è 20 volte più piccolo di quello USA. I consumi energetici italiani pro/capite sono in calo da 25 anni per il combinato effetto della de-industrializzazione, impoverimento generale e aumento dell’efficienza (unica nota lieta ma sempre largamente sovrastimata soprattutto in ottica futura).

L’industria petrolifera americana è importante ma piccola nel contesto generale e si era ben mantenuta dopo il picco dell’inizio anni 70 riversandosi all’estero, le prime due compagnie al mondo sono Exxon e Chevron ma saresti sorpreso dal leggere quanti pochi dipendenti anni rispetto i volumi che producono. Per ricostruire le filiere perse servono invece milioni di nuovi tecnici, non solo ingegneri e importarli dall’estero, oltre al fatto che non ci sono, non risolve i problemi interni di un paese ma li aggrava. Gli USA si sono consegnati a un capitalismo monopolistico che ha eliminato gran parte del tessuto di piccole e medie imprese (il tasso di nuova imprenditoria in USA è a in minimi dal dopo guerra) per costruire enormi moloch, società nominalmente americane ma in realtà globali, senza dio e senza patria governate da un nucleo di manager autoreferenziali che risponde solo ai propri stessi interessi e a quelli degli azionisti (ma nel breve termine, servendogli il piatto avariato dei buybacks che fa salire a razzo le quotazioni, riempie le tasche dei managers che incassano le stock options ma compromette le società nel lungo termine asciugando la cassa e/o annegandole nel debito più improduttivo che esiste).

Quanto scrivo non è l’esegesi del modello Cina, del quale non ho parlato nè intendo farlo se non trasversalmente ora: quello che si legge è buona parte figlio di una propaganda ormai asfissiante che ha ridotto la differenza tra qui e là in ciò che una volta era la vera discriminante, la libertà di espressione. In guerra a morire per prima è la ricerca della verità.

madmax
Scritto il 8 aprile 2018 at 12:10

@Pandistelle!!!
Frenetiche consultazioni tra Di Maio e l’Ambasciatore Amerikano le indicazioni sono chiare: non fate pirlate, la Russia deve essere un nemico e smettete sta minchiata dei vaccini serve venderli!!! Restate nel solco dell’aratro altrimenti son guai.
L’alleanza Lega Pandistelle finita sulla politica estera e su chi vuole mantenere lo status quo, dollaro incluso!
Che noi possiamo vivere in tempi interessanti!

madmax
Scritto il 8 aprile 2018 at 12:29

perplessa@finanza,

Perplessa,
Gli imperi nascono, crescono muoiono, come tutto nella vita.

Ora storicamente abbiamo assistito alla riduzione progressiva della durata degli imperi nella storia dell’uomo, quello Romano 600 anni, quello Spagnolo 200, gli Olandesi 150, gli Inglesi 100…il prossimo?

Razionalmente e’ difficile da accettare ma la realta’ dei fatti e’ presente, dimmi quali successi militari sono riusciti a portare a casa dalla guerra del Vietnam?

Sono stati capaci solo di radere al suolo nazioni ma non ricostruire nulla, prendi Afghanistan, nel 1980 con i russi le donne erano in minigonna e senza velo, guarda oggi sono nello stesso scafandro blu per cui abbiamo raccontato al mondo che andavamo in guerra. Iraq, Somalia, Libia, Siria…vedi segni di vittoria o propagazione del caos? E causa di tanti problemi che abbiamo oggi a partire dalle migrazioni.

Dal punto di vista militare sono un fiasco, i nuovi F35 costano una cifra e non vanno, pensa che in Siria ne hanno colpito uno israeliano con un missile vecchissimo un S200.

Vuoi che parliamo di economia? Lo scontro Cina vs. US e’ chiaro ma pensa che il sistema bancario cinese ha piu’ asset degli US e dell’Europa, ma questo non lo raccontano spesso.

https://www.ft.com/content/14f929de-ffc5-11e6-96f8-3700c5664d30

Per cui nell’immaginario sono ancora grandi e capaci di influenzare il mondo in pratica le risorse che possiedono non sono piu’ quelle di una volta, per cui ecco l’accanirsi sulla Russia che militarmente e’ capace di tenergli testa.

Se posso fare un paragone e’ come quando guardi tuo padre, da piccoloo da piccola ti sembra l’uomo piu’ forte del mondo, poi pian piano invecchia e un giorno ti svegli e lo guardi con occhi diversi, e’ una persona anziana e fragile ma fai fatica ad accettarlo!

Che tutti noi possiamo vivere in tempi interessanti!

charliebrown
Scritto il 8 aprile 2018 at 12:37

john_­ludd@fi­nan­za,
“quello che si legge è buona parte figlio di una propaganda ormai asfissiante che ha ridotto la differenza tra qui e là in ciò che una volta era la vera discriminante, la libertà di espressione. In guerra a morire per prima è la ricerca della verità.”

Faccio fatica a seguire tanti interventi nel loro contenuto economico e tecnico, ma non vorrei perdermi ciò che attiene a quello che viene prima dell’economia e della tecnica: cioè la visione del mondo, che è poi la “ricerca della verità” che chiude l’intervento di John Ludd.
Chiedo in effetti a John se intendeva dire che la libertà di espressione (o il pensare autonomamente cercando di arrivare a spiegarsi qualcosa), mentre prima era caratteristica dell’occidente liberal-democratico e non dei regimi come quello comunista cinese, si va spegnendo anche in occidente in quanto non può esprimersi liberamente chi non è libero di pensare perchè alla cultura (e al dubbio) si è sostituita la propaganda asfissiante delle certezze acritiche. E’ questo il senso del pensiero che ho virgolettato, o intendevi diversamente? Grazie.

john_ludd
Scritto il 8 aprile 2018 at 23:41

char­lie­bro­wn@fi­nan­za,

“Non basta sottomettere più o meno pacificamente le masse al nostro regime, inducendole ad assumere una posizione di neutralità nei confronti del regime. Vogliamo operare affinché dipendano da noi come da una droga.”
Joseph Goebbels

“Certo che le persone non vogliono la guerra. Perché mai un povero contadino vorrebbe andare in guerra se il massimo che ne può ottenere è riuscire a tornare a casa intero? La gente comune non vuole la guerra, siano essi in Russia, in Inghilterra e anche in Germania. Questo lo sappiamo bene. Ma sono i capi di una nazione che ne determinano il corso ed è sempre e solo questione di trascinare le persone dove non vorrebbero andare, qualunque sia il regime, democratico, fascista o comunista. Che possano esprimersi liberamente o meno non cambia, la gente può sempre essere portata agli ordini dei leader. Tutto quello che si deve fare è raccontare loro che siamo attaccati e denunciare chi vuole la pace di mancanza di patriottismo e accusarli di volere la disfatta del proprio paese. Funziona sempre allo stesso modo, in ogni paese.”
Hermann Goering al processo di Nuremberg dopo la seconda guerra mondiale

“Il congresso dovrebbe approvare una legge che permetta di raccogliere ogni informazione finanziaria e sullo stile di vita di ogni cittadino in un unico database. Ogni impedimento legale e amministrativo deve essere rimosso.”
Mike Pompeo, ex direttore della CIA e attuale segretario di stato sotto la presidenza Trump

laforzamotrice
Scritto il 9 aprile 2018 at 08:35

charliebrown@finanza,

Ciò che dovrebbe fare la stampa, è informare e poi, seminare “il dubbio” attraverso le analisi dei vari giornalisti, che comunque dovrebbero essere sempre separate dalla cronaca dei fatti pura e semplice. Cioè ad esempio, “attacco con i gas a goutha, x morti e feriti”. Chi è stato? se non lo si sa, ognuno può commentare a parte. Invece si titola: Assad usa i gas a ghouta”, e questa è propaganda.
Personalmente io mi chiedo perchè dovrebbe essere cosi stupido da usare i gas quando: 1) Ha praticamente vinto. 2) Perchè superare la famosa linea rossa che l’occidente gli ha imposto? A quale pro? Ma la propaganda si rivolge alla massa semidecelebrata e non gli racconta un fatto, ma una sentenza. E lo fa perchè sa che la massa preferisce le risposte alle domande, perchè pensare è assai faticoso, quindi meglio una risposta sbagliata che una questione aperta. Sarebbe anche accettabile, se non fosse che certe risposte hanno poi conseguenze, e anche molto, molto spiacevoli.

corvaz
Scritto il 9 aprile 2018 at 11:41

Vivi in uno stato in cui ti viene proibito il diritto naturale di difendere la tua famiglia e proprietà privata, i confini non vengono protetti e chiunque può entrare scaricando poi i costi dell’assistenzialismo indirettamente sulla groppa dei tax payer, il torchio del fisco schiaccia tutto aziende e privati… la terra italiana dovrebbe essere venduta solo a italiani e a quei paesi che ti permettono di comprare la loro di terra ma ciò non avviene: con la carta che stampano stanno mandando i cinesi a comprare tutto quello che possono e poco importa quanto vale lo yuan perché basta stamparne di più e scambiare in altra moneta, ma dulcis in fundo sei libero di parlare di politica e di votare con chi ti aumenterà le tasse. Gli US sono una colonia a loro volta, non sono gli americani ad aver voluto partecipare alla 1 2 guerra mondiale o a quella del vietnam e a tutte le altre, sono come noi: votano e passano buona parte della loro esistenza drogati davanti alla tv, poi la politica estera viene decisa dal tiranno di turno e l’immutabile e innominabile elite.

char­lie­bro­wn@fi­nan­za:
john_­[email protected]­nan­za,
“quel­lo che si legge è buona parte fi­glio di una pro­pa­gan­da ormai asfis­sian­te che ha ri­dot­to la dif­fe­ren­za tra qui e là in ciò che una volta era la vera di­scri­mi­nan­te, la li­ber­tà di espres­sio­ne. In guer­ra a mo­ri­re per prima è la ri­cer­ca della ve­ri­tà.”

Fac­cio fa­ti­ca a se­gui­re tanti in­ter­ven­ti nel loro con­te­nu­to eco­no­mi­co e tec­ni­co, ma non vor­rei per­der­mi ciò che at­tie­ne a quel­lo che viene prima del­l’e­co­no­mia e della tec­ni­ca: cioè la vi­sio­ne del mondo, che è poi la “ri­cer­ca della ve­ri­tà” che chiu­de l’in­ter­ven­to di John Ludd.
Chie­do in ef­fet­ti a John se in­ten­de­va dire che la li­ber­tà di espres­sio­ne (o il pen­sa­re au­to­no­ma­men­te cer­can­do di ar­ri­va­re a spie­gar­si qual­co­sa), men­tre prima era ca­rat­te­ri­sti­ca del­l’oc­ci­den­te li­be­ral-de­mo­cra­ti­co e non dei re­gi­mi come quel­lo co­mu­ni­sta ci­ne­se, si va spe­gnen­do anche in oc­ci­den­te in quan­to non può espri­mer­si li­be­ra­men­te chi non è li­be­ro di pen­sa­re per­chè alla cul­tu­ra (e al dub­bio) si è so­sti­tui­ta la pro­pa­gan­da asfis­sian­te delle cer­tez­ze acri­ti­che. E’ que­sto il senso del pen­sie­ro che ho vir­go­let­ta­to, o in­ten­de­vi di­ver­sa­men­te? Gra­zie.

john_ludd
Scritto il 9 aprile 2018 at 11:58

la­for­za­mo­tri­ce@fi­nan­za,

Göbbels ha lasciato scritto nei suoi diari che le masse sono molto più primitive di quanto possiamo immaginare. La propaganda quindi dev’essere essenzialmente semplice, basata sulla tecnica della ripetizione. Una menzogna ripetuta all’infinito, senza mai deflettere, diventa la verità. Questa tecnica è la stessa usata oggi dalle odierne élite che hanno sconfitto Hitler solo per ereditarne la tecnica di comunicazione portata allo stato dell’arte dalle grandi agenzie pubblicitarie americane e da Hollywood.

Il 30 marzo 1933, il ministro della Propaganda in Germania, Joseph Goebbels, mi convocò nel suo ufficio […] e mi propose di diventare una sorta di “Fuhrer” del cinema tedesco. Io allora gli dissi: «Signor Goebbels, forse lei non ne è a conoscenza, ma debbo confessarle che io sono di origini ebraiche» e lui: «Non faccia l’ingenuo signor Lang, siamo noi a decidere chi è ebreo e chi no!». Fuggii da Berlino quella notte stessa.
Fritz Lang

john_ludd
Scritto il 9 aprile 2018 at 12:05

Bizanti: Tu sai quante copie tira Il Giornale, è vero?
Roveda: Cinquecentomila.
Bizanti: Tutta l’opinione che conta nel paese. Sì, gente che magari legge anche altri giornali, di altro colore, ma che alla fin fine si rivolge a noi, al Giornale, per sentire dalla sua voce una parola pacata e definitiva. E questa voce, Roveda, dev’essere sempre la stessa, dalla prima riga dell’editoriale all’ultimo annuncio economico.
Roveda: Sì, sono d’accordo.
Bizanti: Chi è il nostro lettore? È un uomo tranquillo, onesto, amante dell’ordine, che lavora, produce, crea reddito. Ma è anche un uomo stanco, Roveda, scoglionato. I suoi figli invece di andare a scuola fanno la guerriglia per le strade di Milano. I suoi operai sono sempre più prepotenti, il Governo non c’è, il Paese è nel caos. Apre il giornale per trovare una parola serena, equilibrata, e che cosa ci trova? Il tuo pezzo, Roveda. Ho copiato parola per parola il tuo occhiello e il tuo titolo: “Disperato gesto di un disoccupato. Si brucia vivo padre di cinque figli”. Ora, io non sono Umberto Eco e non voglio farti una lezione di semantica applicata all’informazione, ma mi pare evidente che la parola “disperato” è gonfia di valori polemici. Se poi me lo unisce alla parola “disoccupato”, “disperato disoccupato”, be’, allora ci troviamo di fronte a una vera e propria provocazione.
Roveda: Ma…
Bizanti: Compiuta la quale, tu prendi questo pover’uomo di lettore, e gli sbatti in faccia cinque orfani e un cadavere carbonizzato. No, dico, cosa vogliamo farne di questo pover’uomo di lettore, un nevrotico? Gli ha forse dato fuoco lui? Vogliamo vedere di rifare insieme questo titolo? Può capitare a tutti di sbagliare, no? Scrivi: “Drammatico suicidio”. “Drammatico suicidio”, due parole, “di…” Cos’è un calabrese il poveretto?
Roveda: Sì…
Bizanti: Ecco, “…di un immigrato”, “immigrato”, una parola sola, che contiene implicitamente il “disoccupato” e il “padre di cinque figli” ma da anche un’informazione in più.
Roveda: Certo…
Bizanti: Il succo della notizia, la sintesi: il lettore apre il giornale, guarda, se gli va legge se non gli va tira via, ma senza la sensazione che gli vogliamo rompere i coglioni. Senza sentirsi lui responsabile di tutti i morti che ci sono ogni giorno nel mondo. Comunque il pezzo è eccellente. Sì, magari c’è qualche parolina in più, qualche aggettivo da limare, per esempio quel “licenziato”.
Roveda: “Rimasto senza lavoro”…?
Bizanti: “Rimasto senza lavoro”, bravo. Dacci dentro Roveda, che la stoffa c’è. Adesso lo ricopi, e lo porti direttamente in composizione. Vai.

Da “Sbatti il mostro in prima pagina” di Marco Bellocchio, 1972

madmax
Scritto il 9 aprile 2018 at 12:44

Oggi le comiche purtroppo!
Parliamo di gas? Faccio un preambolo i gas furono usati la prima volta nella prima guerra mondiale a Ypres, poi abbandonati in quanto se gira il vento ammazzi le tue truppe e non il nemico.
Nella pratica pero’ i gas scatenano l’immaginario delle masse. Per questo che anni fa si inventarono la BALLA che Saddam aveva armi chiniche per attaccare Londra in 45 minuti, ricordate? Ha pagato forse il primo ministro UK per tale balla? No ma 500.000 bambini iracheni sono morti.
Passo alla quotidianita’ grazie a google map potete vedere dove sia Gouta…ovvero un QUARTIERE di Damasco, domando, chi sarebbe il coglione che usa gas a due passi da casa propria?
Ma i gas sono stati usati o no? I gas in Siria ad oggi sono stati usati dall’opposizione islamista con le cosiddette “barrel bomb” ovvero una bombola di cloro stile bombola da campeggio che viene montata su un colpo da mortaio e una volta a terra sparge gas, lo usava spesso anche gli islamisti in Iraq nelle auto bomba per seminare panico. Che succede pero’ se bombardo un sito contenete barrel bomb al cloro? Queste esplono e rilasciano gas.
Che senso avrebbe usarle in casa propria quando ho gia’ vinto si chiede il post sopra? Nessuno ma serve ad avere una scusa un’altra per bombardare, ed infatti lo ha fatto Irsaele!!!! Ma che c’entrano? Israele gia’ occupa una parte della Siria illegalemente, supportava gli islamisti (bella la coerenza) e spera nel collasso dello stato per prendere altri terreni di cui e’ sempre affamato!
Quella che ormai e’ morta e’ la verita’ con casi come quelli sopra o i miracolati del gas nervino che magicamente guariscono quando 4mg bastano per uccidere…e tutto questo per scatenare la WWIII e non dover ammettere ancora una volta che il sistema economico attuale e’ fallito!!!
Buona Pasqua Ortodossa!

luigiza
Scritto il 9 aprile 2018 at 13:38

alexandersupertramp@finanza,

La risposta alla tua domanda é che il Mazzalai al pari di tutti gli umani, invecchia ed a un certo punto se ne va in pensione a fare altro rispetto a quello che fa ora e con molta probabilità anche con maggior soddisfazione.
Son cose che capitano ineluttabilmente a tutti.

john_ludd
Scritto il 9 aprile 2018 at 15:58

lui­gi­za@fi­nan­za,

“al” Mazzalai basta 1 ora di auto e si ritrova tra le più belle montagne del mondo dove il fracasso dei pazzi di varie tribù non arriva. C’è pace lassù, dovreste farlo anche voi ogni volta che vi sentite la testa rintronata dal folle ballo dei pazzi. Potendolo ancora fare andrò più lontano e più in alto, sapessi che silenzio ! Per la pensione … ogni cosa a suo tempo.

charliebrown
Scritto il 9 aprile 2018 at 20:04

la­for­za­mo­tri­ce@fi­nan­za,

Il dubbio che induce a ricercare la verità è rigorosamente bandito. La “finestra di Overton” chiarisce come sia facile ai manipolatori delle coscienze, non fortificate da una dura disciplina di pensiero, rendere gradualmente accettabile una idea inaccettabile. All’inverso si riesce addirittuta a rendere inaccettabile la verità, di più non dico ma penso ai recenti episodi di censura di una verità non discutibile comparsa sui un muro di Roma. Va detto e ha dignità di pensiero solo il pensiero allineato. E’ accettata l’obiezione solo di chi alla fine si sa disposto a un compromesso con gli illuminati. Il tutto risulta, riguardo alla ricerca della verità, penosamente triste a mio modesto parere e molto preoccupante. I nomi di Goering e di Goebbles spaventano, ma anche personaggi ridicoli possono fare la loro parte di male.

john_ludd
Scritto il 10 aprile 2018 at 15:42

char­lie­bro­wn@fi­nan­za,

verissimo ma … il grande filosofo francese Michel de Montaigne incentrò il suo pensiero sulla critica all’antropocentrismo, i limiti della ragione umana e il confronto fra diversità. Amava dire che preferiva la compagnia delle persone semplici a quella dei colti e dei dotti perché la loro mente non era ancora stata corrotta. Il linguaggio simbolico che ci distingue da altre specie e in realtà molto primitivo, ci permette di comunicare solo sino a un certo livello e non basta per comprendere l’altro. Noi comunichiamo anche attraverso le migliaia di segnali che vengono dalla gestualità, dai movimenti degli occhi, dai segnali biochimici che emettiamo e che captiamo. Tutto questo lo facciamo automaticamente, un meccanismo perfezionato da milioni di anni di evoluzione. L’attuale corso che vede la riduzione dei contatti fisici e la loro sostituzione con parole e immagini provenienti da dispositivi elettronici è un colossale fallimento, è il rifiuto di milioni di anni di evoluzione, la rinuncia a meccanismi protettivi che ci hanno permesso di superare la prova del tempo. Sino ad oggi. Le persone che avete intorno a voi, lo dico con certezza, sono incommensurabilmente meglio di quelle che eleggete senza mai averli visti dal vero. Sai perché ?

charliebrown
Scritto il 10 aprile 2018 at 18:03

john_­ludd@fi­nan­za,

Sono in ritardo rispetto ai miei programmi e il pensiero non fluisce veloce, quindi vado per flash.

Ieri un amico mi ha proposto una frase di Albert Einstein: TEMO IL GIORNO IN CUI LA TECNOLOGIA SUPERERA’ LA NOSTRA INTERAZIONE UMANA. IL MONDO AVRA’ UNA GENERAZIONE DI IDIOTI. (per la serie, dico io, non esistono solo le formule ma anche gli sguardi).

Poi mi ricollego ad una persona che a te sarà sfuggita, ma che ho già fatto comparire in questo blog a sua insaputa: intendo la ragioniera impiegata nell’amministrazione della ditta dove ho sudato i miei ultimi stipendi, signora molto modesta e col complesso di inferiorità di fronte ai laureati, fossero commercialisti o fossero chimici come il sottoscritto. Ebbene, con tutte le sue paure, mi sembrava decisamente migliore dei commercialisti e molte cose me le insegnò senza accorgersene, nel mentre che chiedeva pareri a me laureato e quindi, pensava la ragioniera, a lei superiore.

Con questi esempi porto acqua al mulino di Montaigne (che tu citi e di cui ricordo quasi niente) ma anche al mulino di un ebreo vissuto 1500 anni prima del saggista francese, ebreo del quale io non sono più seguace pur senza essermi convertito ad Odifreddi che ha la qualifica accademica di logico.

sd
Scritto il 10 aprile 2018 at 20:09

john_­ludd@fi­nan­za,

Perchè sono Vivi.

SD

john_ludd
Scritto il 11 aprile 2018 at 10:50

char­lie­bro­wn@fi­nan­za,

meno male ! Odifreddi è insopportabile, pensa di avere capito tutto ma è pure un accademico del piffero. Non sono tutti così, citi Einstein, ecco appunto, i suoi diari trasudano umanità pur essendo stato una mente unica. Chiunque conosca un minimo la fisica sa che ci sono dei limiti e che sono invalicabili, rimarremo su questo pianeta per tutto il tempo che ci resta, abbiamo capito alcune cose, altre no, altre non le capiremo mai. Il ritorno sugli investimenti è declinante, intendo l’utilità reale delle nuove invenzioni, mentre il costo per ricerca e sviluppo cresce esponenzialmente, un personal computer di oggi fa quello che faceva un PC di 20 anni fa solo più velocemente, uno smartphone beh non vedo che utilità porti rispetto un cellulare Nokia di 20 anni fa mentre invenzioni di oltre un secolo fa, quelle sì hanno realmente cambiato il corso della nostra vita: fognature, elettricità, antibiotici. La gente nei paesi ricchi vive qualche anno in più, ma poi bisognerebbe anche valutare la qualità del quel poco in più. Persone ordinarie giungono a conclusioni simili per via intuitiva ogni giorno senza sentire il dovere di illuminare gli altri, come fa gente come Odifreddri, un pò di modestia ca##o !

charliebrown
Scritto il 12 aprile 2018 at 01:30

john_­ludd@fi­nan­za,

Sembri confermare che lo “esprit de finesse” non è una fantasia del mistico Pascal, ma “qualcosa” il cui valore percepisce anche uno come te non incline, almeno mi sembra, al misticismo.

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