BUNDESBANK: NESSUN PROBLEMA PER DEUTSCHE BANK!

Scritto il alle 11:00 da icebergfinanza

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Continua la spettacolare serie delle interviste all’oste del quartiere sotto casa, interviste sulla qualità del vino che tiene nella sua cantina…

Ieri l’oste della Bundesbank ha dichiarato che le preoccupazioni sul settore bancario europeo sono esagerate, che il vino che le banche centrali tengono nel loro azionariato è buono, solvibile, la solvibilità del settore bancario europeo non è in discussione.

Io adoro quando negano l’evidenza, la storia sta piegandosi dalle risate…

Come sempre nella storia capacità finanziaria e perspicacia polita sono inversamente proporzionali. La salvezza a lunga scadenza non è mai stata apprezzata dagli uomini d’affari se essa comporta adesso una perturbazione nel normale andamento della vita e nel proprio utile. Cosi si auspicherà l’inazione al presente anche se essa significa gravi guai nel futuro. Questa è la minaccia per il capitalismo (…) E’ ciò che agli uomini che sanno che le cose vanno molto male fa dire che la situazione è fondamentalmente sana! (JK Galbraith)

 

Bundesbankvorstand: Andreas Dombret kritisiert Geschäftsmodelle

“Le autorità di vigilanza devono garantire in primo luogo che le banche siano stabili e resistenti(…)  ha scritto Dombret. Tuttavia, la domanda non deve essere frainteso. Quindi non dovrebbero mirare per di nuovo a ritorni  sul patrimonio netto di circa il 20 per cento come accaduto nell’ultima crisi finanziaria. “Inoltre, i soggetti interessati utilizzano questo dibattito per convincere i politici e l’opinione pubblica che la regolamentazione bancaria deve essere clemente in modo che il settore bancario in generale possa essere in grado di guadagnare e sopravvivere “, dice Dombret. Entrambe sono richieste che potrebbero portare alla prossima crisi bancaria.

Non solo negano l’evidenza, ovvero che senza i vari LTRO o TLTRO delle banche centrali mezzo sistema finanziario europeo sarebbe fallito, ma addirittura negano che banche come Deutsche Bank possano essere salvate solo da interventi statali…

Dombret (Bundesbank): basta con gli aiuti di Stato alle banche …

Una cura dimagrante per il settore bancario tedesco non è da escludersi. Questa l’opinione di Andreas Dombret, membro del consiglio della Bundesbank incaricato della supervisione, che durante un discorso a Vienna ha detto di attendersi un certo tasso di ulteriore consolidamento all’interno del comparto creditizio teutonico, processo che potrebbe comprendere sia la contrazione di qualche istituto maggiore, sia la scomparsa di banche dalle dimensioni più limitate.

La scomparsa di banche dalle dimensioni più limitate, mentre cadaveri finanziari ambulanti come DB si tengono in piedi, salvo poi aggiungere che la soluzione  non è “meno istituti e meno filiali”, cosa che porterebbe a una crescita del potere di mercato delle grandi banche.

Giusto un messaggino per i nostri politicanti e manager che si affanno nel perseguire fusioni e chiusure di filiali ovunque.

Tematica, quella del supporto pubblico, affrontata direttamente da Dombret che ha esortato non solo Berlino, ma tutta Europa, a cessare tale pratica: “il supporto pubblico al sovraffollato comparto bancario deve finalmente giungere al termine, ma sfortunatamente finora questo ha avuto un’estensione limitata”.

Non diciamo fesserie, di limitato non c’è stato nulla, soprattutto in Germania dove il supporto pubblico è stato enorme, totale, indispensabile!

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Per meglio dipingere la sua posizione, l’esponente della Banca centrale tedesca ha paragonato i grandi gruppi del Vecchio Continente a dinosauri che fronteggiano la minaccia dell’estinzione: “Non potevano credere che le loro dimensioni li preservassero dalla scomparsa data dalle minacce provenienti dalla riduzione del debito totale, dalla competizione tecnologica, dall’invecchiamento della popolazione e dai bassi tassi d’interesse”.

Una lezione che deve essere perpetuata dalla preistoria: “la grandezza non è un obiettivo in sè”, ha proseguito. “Come le dimensioni del singolo istituto non possono garantire la sopravvivenza, così quelle del comparto non possono renderlo immune dalle crisi”. Finora, secondo Dombret, è stata posta troppa enfasi sulla mancanza di modelli di business adeguati, ma allo stato attuale la risposta potrebbe essere che “il settore è diventato semplicemente troppo ampio”.

Altro messaggino rivolto al sistema di casa nostra dove dotti, medici e sapienti credono che basti fare banche più grandi, concentrare le risorse, fare fusioni a gogo, per risolvere i problemi.

…è stata posta troppa enfasi sulla mancanza di modelli di business adeguati…

Il modello delle banche cooperative ha dimostrato durante la crisi del 2008, quella provocata dalle banche speculative, di essere il migliore, quello più solido, poi in seguito all’attacco speculativo da parte di Deutsche Bank al nostro Paese e all’avvento di Monti, il figlio prediletto di Angela Merkel, l’untore dell’austerità e deflazione salariale, dicevo in seguito al crollo dell’economia del nostro Paese, dell’economia reale, allora e solo allora il sistema delle banche di credito cooperativo è entrato in crisi  e non certo grazie a speculazioni selvagge o frodi e manipolazioni come i maestri della Deustche Bank.

Ma sino a qui non ci arriva nessuno, in un Paese nel quale la maggioranza prende come modello la Germania, paese di furbi dove la corruzione è di casa, dove oltre la metà delle banche sono fallite al servizio della politica supportate da interventi statali, paese di ignoranti che per correre dietro alle mode anglosassoni subprime, immobiliare e per ultimo il sistema navale, si sta finanziariamente lentamente suicidando e trascinando con se l’Europa, nella voragine con la banca intorno.

A ogni modo, ha concluso il banchiere, lo scenario per Germania e Austria non è di massima allerta.

Segnatevela questa non è di massima allerta, anche perchè abbiamo superato il punto di non ritorno!

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22 commenti Commenta
kry
Scritto il 14 ottobre 2016 at 11:45

Germania DB non essere problema.
Italia MPS qual’è il problema?
Dai , da noi c’è la Fca che tira … il doppio del mercato (14%) … pari pari a quella del nero … che adesso contribuisce a far +pil.
Come diceva Massimo X Meridio prima di dire ” Al mio segnale scatenate l’inferno .” ?
Ah si , ” Un popolo dovrebbe capire quando è alla fine “.

ndf
Scritto il 14 ottobre 2016 at 12:41

Ieri sera un Davide Serra in splendida forma ha partecipato ad una trasmissione su LA7 dicendo che su DB vengono detti dei numeri asssssssolutamente esagerati e che il rischio sui derivati che tiene in pancia e veramente minimo….ha raccolto un sacco di applausi, non lo ha visto nessuno?
E’ proprio vero, il tempo che serve a dire una cazzata è infinitamente più piccolo di quello che serve a smentirla. A volte è impossibile se la maggior parte di chi ascolta è un “inguaribile ottimista”, al calduccio sul divano con la pancia piena prima di andare a letto.

ndf
Scritto il 14 ottobre 2016 at 12:43

kry@finanza:
Germania DB non essere problema.
Italia MPS qual’è il problema?
Dai , da noi c’è la Fca che tira … il doppio del mercato (14%) … pari pari a quella del nero … che adesso contribuisce a far +pil.
Come diceva Massimo X Meridio prima di dire ” Al mio segnale scatenate l’inferno .” ?
Ah si , ” Un popolo dovrebbe capire quando è alla fine “.

FCA che……tira il doppio del mercato….
BELLISSIMA!

aorlansky60
Scritto il 14 ottobre 2016 at 13:35

@ ndf

l’ho visto e sentito (d.serra);

che dire ?

fà il suo mestiere, che è anche quello di dare il suo contributo [per i suoi stessi interessi e lui ne ha ben donde vista l’occupazione che ha scelto di fare] a mantenere ELEVATO il sentiment di FIDUCIA, che deve essere garantito ALTO soprattutto nell’opinione pubblica di medio/basso profilo e nel parco buoi in genere… guai -e lui e LORO lo sanno- se dovesse improvvisamente venire meno…

E’ proprio vero, il tempo che serve a dire una cazzata è infinitamente più piccolo di quello che serve a smentirla.
A volte è impossibile se la maggior parte di chi ascolta è un “inguaribile ottimista”

non solo; per fare presa, l’idea da trasmettere deve essere rivolta verso una platea e una vasta opinione pubblica in genere MALE INFORMATA [i media mainstream lavorano infatti a questo proposito] e per questo resa opportunamente ottimista da COLORO che riescono ad ammaestrarla e condurla dove vogliono… molto semplice…

vito_t
Scritto il 14 ottobre 2016 at 14:04

… si ho visto e sentito , in una mia “crisi da zapping” …. folcloristico, voce impostata , pulitino, .. lui vive a Londra , .. e soprattutto “PATETICO” con quei predicozzi quasi quasi alla Marchionne … Gli applausi, .. penso che siano “garantiti” a chiunque vada lì … li riceverebbe anche Brunetta … per la sua statuta … da politico si intende !
Ha affermato di non seguire le vicende italiane, .. però è stato in grado di esprimere un parere sulla riforma costituzionale … e tentare di dare una mano al suo amico di merende ….. Se fosse un fornaio potrebbe sfornare un nuovo snack: “il Buond’ Serra” ……

ndf
Scritto il 14 ottobre 2016 at 14:41

aorlansky60,

E infatti vinceranno i “SI”…. perché “chi vota NO vuole D’Alema e Bersani….”
Ho sentito dire anche questo da troppe persone…MAMMA MIA!!!!

john_ludd
Scritto il 14 ottobre 2016 at 15:23

ndf@​finanza,

Optimism Bias o tendenza all’ottimismo è uno tra gli schemi comportamentali più studiati che ci siano per la sua importanza; riguarda solo il 100% degli esseri umani e determina comportamenti che vanno dal comprensibile al totalmente irrazionale e persino al ridicolo (se visto dall’esterno in maniera asettica, mettendo da parte la non irrilevante questione che ci riguarda comunque). Questo TED talk dello psicologo comportamentale Tali Sharot spiega cosa è e cosa comporta. Istruttivo. Riguarda tutti, ma come gli altri schemi comportamentali, conoscendolo si possono attutirne gli effetti, particolarmente disastrosi nel caso specifico. I maestri zen conoscevano alla perfezione l’esistenza degli schemi comportamentali, secoli prima dei moderni scienziati e infatti, tutta la loro dottrina è proiettata a riprendere il dominio della propria mente, sconfiggendo il sè. Si fa però molto prima a seguire questo TED talk che a diventare maestro zen !

https://www.ted.com/talks/tali_sharot_the_optimism_bias/transcript

john_ludd
Scritto il 14 ottobre 2016 at 15:43

john_­ludd@fi­nan­za,

Naturalmente come buona parte degli schemi comportamentali, essendo il prodotto dell’evoluzione ci è necessario, anzi indispensabile, e ci ha permesso di sopravvivere per milioni di anni, ma se prende un eccessivo sopravvento può condurre a decisioni pessime. L’ambiente culturale entro il quale si cresce amplifica o riduce l’effetto di tanti schemi comportamentali, infatti è in questo modo che opera la propaganda politica o il messaggio pubblicitario. Questo per chi non ha il tempo di seguire il TEDtalk che è pure in inglese.

ndf
Scritto il 14 ottobre 2016 at 16:17

john_ludd@finanza,

Non posso non pensare al povero Tonino Guerra, con la convinzione che anche lui avrebbe votato SI!

icebergfinanza
Scritto il 14 ottobre 2016 at 16:21

Ma quel Serra è lo stesso Serra che suggeriva insieme al suo amicuccio Renzi di acquistare MPS o le popolari ….

http://icebergfinanza.finanza.com/2016/06/30/brexit-effetto-serra/

Do you remember… ;-D

ndf@​finanza,

ndf
Scritto il 14 ottobre 2016 at 16:53

icebergfinanza,

Noto una certa somiglianza.

stanziale
Scritto il 14 ottobre 2016 at 19:30

Due recenti perle. Ho letto, dal blog di Bagnai o un commento sullo stesso-citare sempre la fonte- che e’ in corso la cessione di sovranita’ anche dei brevetti industriali. Verranno rilasciati a livello europeo, la sede sara’…in Baviera. Superfluo immaginare che ci sara’ la stessa imparzialita’ che gli stress est dell’Eba. Fottute, anche qui, le nostre pmi.
Oggi sul sole un articolo paragonava Trump a Hitler e Nerone. In questo caso non mi riesce nemmeno commentare.

john_ludd
Scritto il 14 ottobre 2016 at 20:24

stan­zia­le@fi­nan­za,

il brevetto europeo esiste da anni, anche il mio nome è su alcuni di essi, roba della fine anni 90. Il tema del post di Bagnai non è la cessione di sovranità, ma il costo del deposito che taglia fuori le piccole aziende indipendentemente dalla nazione. Un brevetto non è altro che un arma commerciale, serve più a bloccare la concorrenza che a proteggere per davvero. I costi maggiori di un brevetto poi non sono neppure quelli del deposito come sembra suggerire il post di Bagnai che è bravo nel suo settore, ma evidentemente non sa tutto; sono la redazione del brevetto stesso, la ricerca esaustiva della prior art e soprattutto l’azione successiva al deposito di monitoraggio dei prodotti che escono sul mercato e che sembrano utilizzare una soluzione tecnologica simile a quella sotto brevetto. A quel punto è necessaria un’azione legale che può costare facilmente da decine a centinai di migliaia di dollari a seconda di chi stai citando, del paese o del numero di paesi. Tentare di vincere una causa di questa natura in USA costerebbe il bilancio di una piccola azienda e non è facile neppure se hai ragione. Figuriamoci in Cina, dove se ne sbattono. Attorno al 1995 mi recai in Olanda presso la Philips per ragioni di lavoro. Il loro ufficio brevetti era un palazzo di svariati piani nel quale lavoravano alcune migliaia di impiegati. Ogni anno vengono registrati decine di migliaia di brevetti, la quasi totalità dei quali non ha alcun valore intrinseco, serve solo a bloccare interi campi di applicazione e limitare l’azione della concorrenza. La sovranità con c’entra, se l’intendi come pensi tu, il più grande evento che ha cambiato la storia degli ultimi 50 anni non è l’euro o lo sviluppo della Cina ma l’avvento delle mega multi nazionali, quelle che presentano il 99% dei brevetti e spendono molto di più nei loro uffici legali che in ricerca e sviluppo. Se non ti puoi permettere di pagare gli avvocati, chiunque tu sia e anche se hai ragione al 100%, hai perso ancora prima di cominciare. Spero che per te e i lettori del blog questa non sia una novità, non dovrebbe sorprendere, ripeto è così almeno dagli anni 90.

stanziale
Scritto il 14 ottobre 2016 at 20:35

john_ludd@finanza,

Be’, grazie delle precisazioni, che esisteva dal 1999 non lo sapevo. L’articolo lo avevo letto ieri frettolosamente, credo non tanto Bagnai quanto alcuni commenti. Si parlava pero’, che il governo italiano aveva cercato di opporsi. Si diceva inoltre che il problema e’ il costo sproporzionato rispetto al sistema americano, e deve essere pagato ogni anno in ogni stato europeo. Siccome noi abbiamo imprese piu’ piccole, e’ chiaro che vengono spiazzate per i costi procapite maggiori, questa era la mia interpretazione. Ma malignamente, tempo che La sede in Baviera sia un ulteriore motivo di perplessita’, notavo.

john_ludd
Scritto il 14 ottobre 2016 at 20:40

stan­zia­le@fi­nan­za,

ho dimenticato di dirti che se registri un brevetto in Italia sei protetto SOLO in Italia, se vuoi proteggerti negli USA lo devi registrare anche negli USA e così via. Un brevetto può essere accettato dall’ufficio brevetti americano e rifiutato in europa (specie se l’azienda è americana) o viceversa, etc… la materia non si presta a una facile interpretazione, il succo è in quello che ho scritto sopra. Quindi è chiaro che i costi sono altissimi. L’assurdo del brevetto europeo così come appare è che invece di avere un solo costo e un solo processo, per l’appunto europeo, hai una pletora di costi di registrazione nei singoli paesi, esattamente com’era prima dell’avvento dell’euro a ennesima conferma che il progetto euro non ha nulla che fare con le presunte intenzioni. Le multi nazionali governano sia a Washington che a Bruxelles. Se il dollaro c’è già e facilita l’opera delle multi nazionali nel resto del mondo, l’esistenza dell’euro completa l’opera in Europa, che era una complicazione e un potenziale freno al loro strapotere, sai tutti quei diversi sistemi legali, il rischio cambio etc… la sovranità monetaria non è stata ceduta a Bruxelles, quelli sono solo prestanome, è stata ceduta alle multi nazionali. Fuori dall’euro sarebbero ancora lì a limitare la tua presunta sovranità, per il trilemma di Rodrick. Solo sarebbe più costoso, ma i metodi alla Cile di Pinochet non sono ancora stati messi nell’armadio dei ricordi, vedi i casi recenti, piccoli e grandi. Ciao.

john_ludd
Scritto il 14 ottobre 2016 at 20:46

stan­zia­le@fi­nan­za,

l’Ufficio Europeo Brevetti (EPO) ha sedi da anni a Monaco di Baviera, L’Aia e Berlino. A Berlino ci lavorava un mio amico (direi ex, perchè non lo vedo più da un sacco di tempo) spagnolo a inizi anni 2000. Potrebbero esserci altre sedi, dovrei andare a guardare sul sito dell’EPO, se vuoi fallo tu.

john_ludd
Scritto il 14 ottobre 2016 at 20:50

stan­zia­le@fi­nan­za,

comunque è tutto qui:

https://it.wikipedia.org/wiki/Ufficio_europeo_dei_brevetti

è lì dal 1977, non ci farei una campagna sopra !

stanziale
Scritto il 14 ottobre 2016 at 21:36

john_ludd@finanza,

Non, mi pare John, solo il tuo giusto commento delle 20.40 -le multinazionali- merita (parlare della cosa)..in effetti la diatriba e’ datata al 2013 (pensavo che era di ora, ma sono stanco e debilitato da un po’ di influenza) , avevo appunto letto questo nel blog di bagnai http://www.diritto24.ilsole24ore.com/content/dam/law24/avvoca_affari/CORTE%20UNIFICATA%20DEI%20BREVETTI%20-%20APPELLO%20AI%20MINISTRI%20COMPETENTI.pdf

john_ludd
Scritto il 14 ottobre 2016 at 22:17

stan­zia­le@fi­nan­za,

afferma le stesse cose che ti ho scritto prima, cito:

“…Si consideri poi che il nuovo sistema è chiaramente sbilanciato a favore dei titolari dei brevetti e comprime i diritti di difesa dei pretesi contraffattori: il che riflette gli interessi delle nazioni storicamente “produttrici” di brevetti che tendono a considerare validi e a proteggere brevetti inconsistenti…”

solo che questa gente se ne ACCORGE ADESSO. Era così 20 anni fa, probabilmente di più. Che te ne fai di difendere un brevetto in Italia, un paese di 60 milioni di persone ? Niente, lo devi difendere negli altri e questo ti mette oggi come allora in rotta di collisione con le grandi imprese di quei paesi che da decenni chiedono e ottengono ai rispettivi governi di creare leggi che ne proteggano gli interessi. Come fa l’Italia a pretendere una sede di qualsiasi cosa se possiede ZERO aziende di grande dimensione nel settore manifatturiero (la FIAT non è più italiana, la Pirelli è cinese etc…), solo una manciata di piccole multinazionali di nicchia con fatturati sul miliardo di dollari, meno del budget dell’ufficio legale della Philips. Qui si piange sulla bellezza della piccola impresa. Beh, non conta una sega la piccola impresa; se ci lavorassero dei fenomeni capaci di produrre grandi idee verrebbero acquistati da una multi nazionale che seppellirebbe di dollari (in azioni dell’acquirente) i proprietari che è poi quello che accade in USA dove è la prassi ed accade anche qui ma molto molto meno perché ci sono molte meno aziende innovative. Anni fa uscì il rifacimento del film Godzilla. Non vale la pena ricordarlo non fosse per il colpo di genio della locandina. C’era scritto a caratteri cubitali:

SIZE DOES MATTER

Piccolo è bello è roba di un tempo che fu. E Francia e Germania poi con le loro aziende sono dei nanerottoli con 3 o 4 eccezioni. Una quindicina di anni or sono la società per la quale lavoravo ebbe un contatto con un’azienda ferroviaria cinese che sembrava essere interessata a rilevare una società del gruppo per cui lavoravo. La società, STATALE, aveva circa 500.000 dipendenti e lo stabilimento principale era grande circa come una media città italiana. Ora le società cinesi sono leader mondiali in un sacco di settori, dagli elettrodomestici, ai treni, alla componentistica elettronica, alle centrali nucleari, nel solare (il futuro) hanno l’80% del mercato mondiale, e nel giro di 10-15 anni, microprocessori e arei civili, e sono e resteranno a controllo pubblico. Ecco il suicidio dell’occidente che questa guerra l’ha già persa. Bah ! Bisogna saper leggere bene il mondo in cui si vive, recriminare su decisioni che andavano prese 40 anni fa è un tantino tardi. L’oligarchia occidentale può 1) perdere con dignità 2) far saltare il mondo intero per la rabbia.

stanziale
Scritto il 14 ottobre 2016 at 22:54

john_ludd@finanza,
Vabbe’ , tu poni l’accento su una cosa, io su un’altra. Qualcosa di peggiorativo e’ successo, intorno al 2013 , dovevano ratificare qualcosa le pmi italiane non volevano. Non so’ poi come e’ andata a finire. In sostanza abbiamo questo sistema di brevetti che e’ assurdamente costosissimo e complicato, una azienda in europa deve chiedere il brevetto in 27 stati , alla faccia dei risparmi, era lo sberleffo di Bagnai. Qui finisce la parentesi sull’euro. Le tue sottilineature-giuste- sono che il processo e’ partito 40 anni fa, pescecane piu’ grande mangia quelli piu’ piccoli , cioe’ multinazionali Usa e cina.

stanziale
Scritto il 14 ottobre 2016 at 22:59

ps “Ora le società cinesi sono leader mondiali in un sacco di settori, dagli elettrodomestici, ai treni, alla componentistica elettronica, alle centrali nucleari, nel solare (il futuro) hanno l’80% del mercato mondiale, e nel giro di 10-15 anni, microprocessori e arei civili, e sono e resteranno a controllo pubblico. Ecco il suicidio dell’occidente”

Arci d’accordo. Lucido come sempre.

john_ludd
Scritto il 14 ottobre 2016 at 23:35

stan­zia­le@fi­nan­za,

Pensa che ora una conglomerata pubblica cinese opaca come il buco del culo di un cammello si compra pure il Milan con il fondo del fondo di uno dei suoi tanti borsellini. E mentre la gggente dormeeeee, le principali banche di stato (rischio fallimento = 1 su 1000 trilioni) sono in Italia ormai da anni per offrire credito a “meritevoli società manifatturiere italiane” ovvero per conoscere dal di dentro che cosa vale qualcosa e cosa invece è una ciofeca. Le prime con calma, la prossima crisi, quando sono alla canna del gas, le porteranno a casa per 4 denari insieme al Milan, perché i cinesi sono molti più grossi dei tedeschi e molto più abili (i crucchi sono in deficit con la Cina e la loro stampa impreca un giorno sì e l’altro pure contro l’invadenza cinese che si compra aziende tedesche, eh beh …) le seconde se le prenderà qualche Atlante o Giasone o Minchione con i soldi del contribuente italiano che poi guarda il Milan in TV. Buonanotte che per oggi abbiamo sparato abbastanza alla croce rossa. Power is shifting west to east. Remember this !

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