EMERGING MARKETS…LA QUIETE PRIMA DELLA TEMPESTA!

Scritto il alle 11:00 da icebergfinanza

“Tranquillo non accadrà nulla, sai questa volta è diverso!”

Chissà quante volte molti di Voi hanno ascoltato questa frase in questi anni, come ribadito più volte attenzione perchè la Storia non ama ripetersi ma ama fare la rima, inoltre chi dimentica il proprio passato è destinato a riviverlo.

Era un insospettabile 26 ottobre qualunque dell’anno del Signore 2008 quando Andrea scriveva…TEMPESTA VALUTARIA ALL’ORIZZONTE!

Dalla tempesta perfetta, scatenata dal semplice battito della farfalla subprime, attraverso un’incredibile correlazione di crisi che la storia non aveva mai conosciuto in passato sino a giungere ad una possibile e potenzialmente devastante crisi valutaria.

 

Come se non bastasse la correlazione sistemica di questa crisi, l’incredibile ed insostenibile volo del , del franco svizzero  e dello yen, figli di fenomeni irripetibili quali il rimpatrio di capitali e la fine della leggenda del “carry trade” anche PAUL_KRUGMAN incomincia a parlare della “madre di tutte le crisi valutarie”.

 

Abbiamo già visto come la speculazione ha affondato il fiorino ungherese di oltre un 30 % facendo lievitare all’inverosimile nello spazio di un solo mese, i mutui casa contratti in valuta estera e precisamente in franchi svizzeri, come siano in tensione tutte le monete relative ai paesi emergenti, e non solo ma Krugman giustamente sottolinea che oggi non si tratta di crisi asiatica o latino americana ma si tratta di crisi globale.

 

Dall’Argentina con le sue nazionalizzazioni dei fondi pensione alla Corea del Sud, passando per i paesi baltici sino a raggiungere la Russia, senza dimenticare la Nuova Zelanda e il Canada, un’onda deflattiva che investe anche le banche centrali da Israele al Kuwait, sino a giungere alla prossima riunione del FOMC dove il ribasso di 50 bp è assicurato.

 

La triste illusione della Fiaba del Decoupling mondiale, economie emergenti piccole e grandi insieme in grado di raccogliere temporaneamente il testimone americano raccontata dall’ ECONOMIST!, che evidenzia come la loro vulnerabilità si manifesta in tre modi, più volte sottolineati da Icebergfinanza:

 

a) esportazioni di beni e servizi subiranno la recessione globale ( come un boomerang ciò avverrà anche per gli USA che avranno una moneta di nuovo forte a contrastare l’unico salvagente del PIL oltre alla recessione globale, aggiungo io )

 

b) come pure le importazioni di capitali costringendo i paesi che hanno vissuto oltre i propri limiti a tagliare le spese.

 

c) mentre alcuni che invece sono in credito difficilmente vedranno soddisfatti a breve i propri bisogni. In questi paesi le banche sono a corto di dollari spesso rimpatriati anche se l’intero paese non lo è.

 

 

Interessanti considerazioni provengono inoltre da  Ambrose Evans Pritchard via TELEGRAPH dove con il titolo ” Europe on the brink of currency crisis meltdown ” si prospetta il rischio di una diffusione a tutto l’ex blocco sovietico ed una seconda e più pericolosa crisi bancaria nell’Europa occidentale.

 

Attraverso alcuni ricorsi storici si arriva ai più recenti dati della BIS, Bank for International Settlements che dimostra come le banche europee occidentali sono esposte alla bolla dei paesi emergenti con effetti spettacolari.

Se proprio vogliamo avere un serio ricorso storico basta ricordare quanto accadde alle “saving & loans” con i prestiti ai paesi latino americani, giusto per ricordare che la Storia è sempre puntuale.

Ma si sa erano altri tempi ora è tutto diverso suppongo!

They account for three-quarters of the total $4.7 trillion £2.96 trillion) in cross-border bank loans to Eastern Europe, Latin America and emerging Asia extended during the global credit boom – a sum that vastly exceeds the scale of both the US sub-prime and Alt-A debacles.

 

…..quindi per chi non l’avesse ancora capito si tratta di una somma che supera di gran lunga la portata del credito concesso ai mutuatari subprime ed Alt-A! Un primo assaggio si è già avuto con l’Islanda con 74 miliardi di dolalri di perdite.

 

Il FINANCIALTIMES è sempre puntuale nelle sue considerazioni anche grafiche…..

Europe_map

 

Stephen Jen, currency chief at Morgan Stanley, dice che il crollo dei mercati emergenti è un rischio notevolmente sottostimato e rischia di diventare un secondo epicentro della crisi finanziaria mondiale questa volta in Europa, piuttosto che in America.

Austria’s bank exposure to emerging markets is equal to 85pc of GDP – with a heavy concentration in Hungary, Ukraine, and Serbia – all now queuing up (with Belarus) for rescue packages from the International Monetary Fund.

E se tanto mi da tanto, se la Austria’s bank è esposta per l’ 85 %  con Ungheria, Ucraina e Serbia …… la notizia di alcuni giorni fa che il gruppo UniCredit secondo un comunicato diffuso da Bank Austria, controllata da Piazza Cordusio,  avrebbe un’esposizione di 100 milioni di euro verso il sistema bancario islandese…..sarebbe solo l’inizio di un nuovo possibile contagio sistemico.

Le banche spagnole avrebbero prestato da sole all’ America Latina oltre il doppio degli USA solitamente primi creditori dei paesi latino americani, quindi il campanello d’allarme argentino non suona invano. In sostanza una nuova tempesta all’orizzonte che consiglio di leggere nei dettagli.

Fermiamoci qui ma si vi piace fare un salto indietro nel tempo non perdetevi LA MALVAGIA STREGA DELL’EST….EUROPEO! e ancora Europa dellEst, i Paesi più a rischio e le società europee

..2009 ripeto badate bene 2009

Nell’elenco di chi rischia di più, per il forte peso nell’area, figura il Gotha della finanza e dell’industria dell’Europa Occidentale. Da Erste Group la capofila con il 65% dei suoi ricavi che vengono dall’Est alle Telecom con il drappello di Telekom Austria; Telenor; TeliaSonera fino a Deutsche e France Telecom rispettivamente con il 25% dei ricavi e il 17%. Tra le banche spicca Allied Irish (35% dei ricavi fatti nell’Est Europa) l’italiana Unicredit con il 32% del giro d’affari che proviene dall’area seguita da Dexia (14%); Seb e IntesaSanpaolo (12%). Nutrita la pattuglia dei titoli automobilistici con Renault al primo posto: fattura il 20% dei suoi ricavi nell’Est del Continente. Volkswagen, Peugeot e Fiat seguono con cifre intorno al 10%.

Esposizione a est
Società Ricavi % realizzati nell’Est Europa
su totale ricavi
Erste Group Bk 65 %
Telekom Austria 39 %
Telenor Asa 39 %
Teliasonera 39 %
Allied Irish Bank 35 %
Unicredit 32 %
Deutsche Telekom 25 %
Renault 20 %
France Telecom 17 %
Henkel 15 %
Groupe Danone 15 %
Dexia 14 %
Seb 13 %
Tesco 13 %
Intesa Sanpaolo 12 %
Baiersdorf 12 %
Volkswagen 11 %
Sandvik 10 %
Peugeot 9 %
Fiat 9 %

Oggi tutta un’altra storia dirà qualcuno, in fondo sai le banche sono sane, tutte ricapitalizzate, l’America è in gran forma, l’Europa si sta avviando alla ripresa, la Cina e i mercati emergenti si stanno solo riposando.

Ebbene… Crisi emergenti: le banche Ue sono esposte per 3,4 trilioni di dollari

Le banche europee sono esposte sui mercati emergenti per una cifra complessiva pari a 3.400 miliardi di dollari, un ammontare di prestiti che costituisce un’implicita minaccia di fronte alle conclamata crisi valutaria che attraversa Brics e soci

Leggetevelo con calma l’articolo ma prima date un’occhiata qui sotto…

Per capire la portata del problema è sufficiente un rapido confronto. I 3,4 trilioni di dollari di prestiti attualmente pendenti concessi dalla banche Ue ai mercati emergenti (stando all’ultimo dato diffuso a settembre dalla Banca dei Regolamenti Internazionali) rappresentano un ammontare oltre quattro volte superiore all’esposizione degli istituti statunitensi. Come se non bastasse, segnala ancora l’analista di Deutsche Bank, appena 6 istituti europei sarebbero esposti da soli per oltre metà della cifra (ovvero più di 1,7 trilioni). Secondo altri analisti citati dalla Reuters, il rischio maggiore riguarderebbe in particolare BBVA, Erste Bank, HSBC, Santander, Standard Chartered, e UniCredit.

Normale dirà qualcuno in fondo da sempre le banche spagnole sono più esposte all’America latina e via dicendo.

 

Giusto per rinfrescare la memoria …

Cadono le borse sui timori a Est

Le turbolenze finanziarie a Est preoccupano i Paesi della Ue

L’Austria blocca la fuga in Germania

Esposizione europea a 136 miliardi

La prima banca austriaca annuncia perdite record

Erste Bank e il derivato (in perdita) nascosto

E non aggiungo altro si parlava solo di paesi dell’Est e non si accennava minimamente ai paesi emergenti, si ma sai questa volta …sarà diverso!

Avremo tempo e modo di approffondire nei prossimi giorni e mesi, in fondo è anche questo il compito del nostro Machiavelli, state sintonizzati,  Minsky moment! la calma prima della tempesta

Intanto tutti con il naso all’insù ad attendere cosa fara Mario Draghi si sai quello che mica siamo in deflazione…questa volta è diverso!

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47 commenti Commenta
john_ludd
Scritto il 6 febbraio 2014 at 11:32

Articolo in linea con quanto scrive tutta la stampa mainstream del pianeta. Per carità è tutto vero ma tuttavia The Economist non spiega perchè un credito verso un EM sarebbe (oggi) peggio che un credito verso una qualsiasi azienda o multinazionale o governo che sulla speranza nella crescita degli EM punta tutto.

Inoltre la tabella sui dati dei paesi cambi contiene un errore talmente marchiano che mi fa pensare davvero male. Il cambio della Corea del Sud è stabile e in 12 mesi è cambiato del 2% e con bassa volatilità e anche tutti gli altri dati sono errati, forse hanno scambiato la Corea con la Turchia, roba do poco per un giornale come The Economist che scrive stronzate a raffica come i peggiori analisti sell side del pianeta

Si elencano tutti i problemi degli EM ma bisognerebbe anche dire che non sono tutti uguali e scrivere pure che rispetto il 1997 ci sono un sacco di differenze: 1) hanno riserve valutarie 1 ordine di grandezza in più 2) gran parte del debito pubblico e privato NON è denominato in valuta estera ma in valuta locale e questo soprattutto fa un una bella differenza visto 3) negli ultimi anni il commercio TRA paesi EM è enormemente aumentato mentre cala e continua a calare quello con i paesi OECD.

Poi che a Londra, NY e Francoforte siano preoccupati è vero ma soprattutto perchè sanno che perderanno il controllo della valuta di scambio internazionale. A Londra i bankers hanno una fifa blu che i soldi nei loro depositi non siano più visti come sicuri e si danno da fare… Dovresti completare il tuo ragionamento Andrea, c’è molto di più in gioco che i soliti trilioni di denaro caldo che vanno avanti e indietro per il pianeta. La storia

john_ludd
Scritto il 6 febbraio 2014 at 11:36

… mi è scappato il tasto

completavo così:

la storia NON si ripete, questo è quello che credono quelli che non la conoscono, ciò che non cambia sono gli schemi comportamentali, specie la reazione alla paura.

glare
Scritto il 6 febbraio 2014 at 11:47

john_ludd@finanza,

Hai ragione, cambierà la Storia.
Se esploderà la bolla valutaria (ed è probabile)..in seguito esploderanno le altre tre ( finanziaria, immobiliare e tecnologica)…e questa sarà così l’ultima crisi del “Capitalismo”.

ilcuculo
Scritto il 6 febbraio 2014 at 12:18

john_ludd@finanza,

Quindi questa volta E’ diverso….

icebergfinanza
Scritto il 6 febbraio 2014 at 12:39

john_ludd@finanza,

I dati sono riferiti al 2008 come specificato!

john_ludd
Scritto il 6 febbraio 2014 at 13:01

icebergfinanza,

e porca paletta, che figura del casss !

john_ludd
Scritto il 6 febbraio 2014 at 13:08

ilcuculo@finanza,

è sempre diverso ma non in un modo prevedibile, soprattutto quando buona parte delle informazioni vengono nascoste e le emozioni giocano un ruolo importante. Cosa vuoi sapere, se un contrarian dovrebbe comprare roba EM ? Scherziamo vero ? Ma oggi non vedo porti sicuri mentre la cattiva informazione che circola è pelosa e punta a convincerti che quelli esistono e ti dicono pure quali. Gli EM falliranno ? Sì certo, ma cadranno dal terzo piano, noi in occidente dal trentesimo, fa più male. Dove leggi che gli EM (mica tutti eh) hanno terribili problemi di deficit con l’estero scrivono anche che il centro di gravità semi permanente che ha come capitale Londra non è granchè meglio del Sud Africa ?

gnutim
Scritto il 6 febbraio 2014 at 13:08

i flussi netti verso i paesi cosiddetti emergenti sono ancora molto molto elevati, il richio è valutario non di onorabilità del proprio debito.

Questi paesi per essere competitivi svalutano a manetta le loro valute di cacca, tanto cosa gliene frega loro? il popolo bue soffre la fame comunque….. se poi succede un’altra argentina allora son cazzi.

Andate a vedere il grafico dei cambi di queste cosiddette valute emrgenti e scoprirete che (a parte casi rari) chi ha investito nel medio periodo (5Y) in valuta l’ho solo presa in quel posto pur percependo interessi alti. Ma sul cambio è stata una netta perdita: es: ZAR,TRY, BRL, RUB, INR, ARS, ecc

gnutim
Scritto il 6 febbraio 2014 at 13:12

si salva il CNY,MXN,THB, HKD ma niente di chè

john_ludd
Scritto il 6 febbraio 2014 at 13:19

gnutim@finanza,

Allora cerchiamo di provare a capire. Nel 1997 gli EM erano indebitati massicciamente in valuta estera e non avevano abbastanza riserve. Accadde quello che accade sempre in frangenti simili: fallirono. I paesi occidentali avevano un livello di debito molto inferiore di oggi, l’economia pompava, la disoccupazione un incubo ancora lontano, il prezzo del petrolio 1/4 di quello odierno. Non so cosa accadrà agli EM, ma so con certezza che da noi in Europa vedremo una serie di fallimenti bancari, societari e infine nazionali come non si vedono dal 1929.

ilcuculo
Scritto il 6 febbraio 2014 at 14:32

john_ludd@finanza,

http://www.repubblica.it/economia/2014/02/06/news/arriva_la_coca-cola_fatta_in_casa_presto_in_capsule_come_per_il_caff-77811244/

sembra una cazzata e invece significa decine di migliaia di tonnellate all’anno di PET in meno con filiera a monte e a valle per gestire il rifiuto, centinaia di migliaia di camion pieni di bottiglie in meno in giro per il mondo, e poi meno magazzini, meno logistica, meno tutto e migliaia di posti di lavoro a basso contenuto di valore aggiunto in meno, qualche centinaio di posti di lavoro (ad alto valore aggiunto) tra quelli che fanno le macchinette domestiche. Ed è un’ottima idea (almeno per i paesi dove dal rubinetto esce acqua potabile)… se non sei tra quelli che lo prendono nel didietro.

E’ uno di quei casi in cui (quasi) tutti hanno da guadagnare ed il PIL , assieme al consumo di energia, cala.

ilcuculo
Scritto il 6 febbraio 2014 at 14:37

http://www.repubblica.it/ambiente/2014/02/06/news/rapporto_annuale_efficienza_energetica-77840206/?ref=HREC1-18

poi quando leggi articoli come questo dove si confronta l’intensità di energia per unità di PIL tra che so …Italia e Gran Bretagna… cadono le palle

ebertuol
Scritto il 6 febbraio 2014 at 14:47

Le riserve brasiliane sono di 350 miliardi di $, un deficit abitazionale di 7,5 milioni di unità e concedi mutui a 3,5% aa, avrà il bunus anagrafico in torno al 2015, non lo vedo cosi male pensando che forse già nel 2014/2015 diventerà autosuficiente in petrolio.

gnutim
Scritto il 6 febbraio 2014 at 15:00

ebertuol@finanzaonline,

il brasile è un netto importatore di petrolio e la sua crescita economica non premetterà l’autonomia energetica e meno di una caduta dei consumi.

Vai su http://mazamascience.com/OilExport/ e vedi per ogni paese al mondo quale è la situazione della bilancia energetica. Un sacco di paesi si stanno trasformando in netti importatori di petrolio come indonesia, argentina, egitto.

stanziale
Scritto il 6 febbraio 2014 at 15:05

glare@finanza,

Ciao, cosi’ per curiosita’, perche’ dovrebbe andare giu’ l’immobiliare in caso di scoppio di bolla valutaria? Gia’ ora i prezzi delle abitazioni, in Italia, sono caduti almeno del 50%, non parliamo dei capannoni…..in pratica, a parte nei migliori capoluoghi, le case attualmente vengono svendute a meno del costo di costruzione. La mia teoria e’ diversa: quando(quando? magari ancora c’e’ un bel po’) verra’ fatto un bel falo’ con le valute fiat., si elimineranno anche i debiti e quindi le tasse in eccesso, si ripartira’ ovviamente con un nuovo sistema monetario, o con una fortissima svalutazione….come e’ sempre successo, come nella crisi dopo il 1929 e dopo le guerre….case, terreni, oro, azioni di indistrie solide dovrebbero conservare un po’ del valore….

john_ludd
Scritto il 6 febbraio 2014 at 15:06

gnutim@finanza,

basta non scrivo più qui, siete più bravi di me ! :mrgreen:

john_ludd
Scritto il 6 febbraio 2014 at 15:12

gnutim@finanza,

e dato che mi hai fornito lo spunto giusto suggerisco a tutti quelli che ancora credono a quel che scrive la stampa britannica di interrogare il sito postato da Gnutim alla voce United Kingdom per capire il vero significato della parola decadenza. Poi leggerete che il regno unito punta sul fracking idraulico, le maree e infine si leveranno dai coglioni per sempre.

ebertuol
Scritto il 6 febbraio 2014 at 15:17

gnutim@finanza,

Vero, ma ricordo quando non riuscivano a vendere 3 milioni di automobili anno, ormai vendono 4,5 milioni e la produzione di combustibile non’è cresciuta nella stessa velocità. La questione è la quantità di automobili!!! Ma, in quel che si riferisce al Brasile, possiamo togliere la variabile petrolio e non vedo il paese cosi in gravi condizioni.

gnutim
Scritto il 6 febbraio 2014 at 15:19

tanto x tornare sul discorso emergenti vedo che oggi unidebito mostra il segno rosso….

uhmmmm non è che il mercato ha letto il post di Andrea e sta sbolognando UCG perchè un tantino esposta nell’est europa???

john_ludd
Scritto il 6 febbraio 2014 at 15:21

gnutim@finanza,

chiunque possieda un titolo bancario e non è un trader merita di diventare povero.

gnutim
Scritto il 6 febbraio 2014 at 15:23

ebertuol@finanzaonline,

ok, il rischio valutario dove lo metti???? secondo te se il pil cala avranno tanti pensieri nel svalutare allegramente il BRL? nel 2013 è partito da 2,60 vs euro ed ora è solo a 3,3, mica male un buon 27% di svalutation…. :wink:

gnutim
Scritto il 6 febbraio 2014 at 15:26

john_ludd@finanza,

mi ricordi Ghandi: “Chi crede che la crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un pazzo, o un economista”

:D :lol:

john_ludd
Scritto il 6 febbraio 2014 at 15:49

gnutim@finanza,

di Ghandi non sapevo, questa invece l’ho capita bene bene:

“The greatest shortcoming of the human race is our inability to understand the exponential function.”
– Prof. Al Bartlett

“Can you think of any problem in any area of human endeavor on any scale, from microscopic to global, whose long-term solution is in any demonstrable way aided, assisted, or advanced by further increases in population, locally, nationally, or globally?”
– Prof. Al Bartlett

Albert A. Bartlett (1923-2013) was Professor Emeritus in Nuclear Physics at University of Colorado at Boulder. He was a member of the faculty of the University of Colorado since 1950. He was President of the American Association of Physics Teachers in 1978 and in 1981 he received their Robert A. Millikan Award for his outstanding scholarly contributions to physics education

ebertuol
Scritto il 6 febbraio 2014 at 15:54

gnutim@finanza,

Senza debito sterno e con 350 miliardi di dollari, chi se ne frega di rischio valutario? E R$2,50 o R$2,60 verso un euro a 1,35 dollari…la moneta brasiliana non è mai stata cosi forte, era irreale. Poi, se torna il QE in USA e in EU…:):):):):)

john_ludd
Scritto il 6 febbraio 2014 at 16:42

ebertuol@finanzaonline,

il QE non torna in EU perché non c’è mai stato. Il rischio valutario è gestibile se hai il 5% in quelle valute altrimenti no e una svalutazione ulteriore di alcune valute anche del 30% è certo possibile. Ma sono tutti paesi “gestibili”. Ci stanno però un elefante e una balena, Giappone e Cina. Non ho la più pallida idea di cosa possa accadere ma la possibilità di shock deflazionario è consistente. Crisi bancarie sono possibili anche nei paesi più solidi Hong Kong e Singapore oltre che in Thailandia, Indonesia e paesi minori. Almeno qui da noi in Europa ci hanno già detto come verrà risolta la prossima crisi bancaria. Quando calcolo il mio patrimonio, il 10% l’ho già messo a perdita e naturalmente per compensare ho tagliato le previsioni di spese per i prossimi anni del 10%. E’ il gioco della depressione, tutti perdono.

ebertuol
Scritto il 6 febbraio 2014 at 16:55

john_ludd@finanza,

Hummm….allora, lo stato che acquista spazzature delle sue banche, con i soldi che prende dalla vendita di titoli della divida publica, che sono, a sua volta acquistati con soldi stampati e prestati a quase 0% dalla BCE, cos’è??? QE:):):):):)

glare
Scritto il 6 febbraio 2014 at 17:15

stanziale@finanza,

Ciao Stanziale, il prezzo in Italia delle abitazioni è ancora elevato..ti faccio un esempio pratico della città di Torino, dove io risiedo.
I dati della mia zona (Cenisia – San Paolo ) indicano che un mq vale oggi intorno ai 2250 euro o giù di lì: http://www.oict.polito.it/microzone_e_valori/31_san_paolo
Lo stesso residenziale pre bolla del 2003 valeva intorno ai 1500 euro..quindi ad oggi i residenziali medi (A2) delle città più grandi sono ancora sopravvalutati del 35-40 %..ma questo perchè il settore civile è sempre un pò più lento nella variazione dei prezzi.
Tuttavia come tu puoi notare la curva del valore è in fase discendente , dopo il massimo del 2010 si ha la variazione del trend e si tornerà a valori “normali” intorno al 2017; con valori normali si intende un appartamento in zona precentro di 50 mq tra (i 65000 e i 75000 euro).(sempre che esista ancora l’euro).
Ora le altre nazioni sono in una situazione nettamente peggiore, poichè hanno gonfiato ancora di più il valore degli immobili ad esempio: Australia, Canada…etc dove hanno (anche dopo la prima crisi subprime) continuato a dare mutui ai soggetti deboli..
Tra questi paesi vi è persino il dragone rosso..che ha pompato il suo pil costruendo intere città desertiche al fine di attrarre maggiormente investitori e abbassare la disoccupazione che cominciava a essere un vero problema sociale.
I paesi come l’Australia, la Cina, gli Usa il Canada..sono tutti legati a doppio filo così che se parte uno partono tutti.. il più esposto sulla carta sono gli Usa (a causa dei numerosi QE..a cui li ha sottoposti la Fed)..ma su questo non ci giurerei..infatti, credo che la scintilla possa venire da un paese meno sospetto..ma la storia è troppo lunga.

Lascio a te immaginare cosa potrebbe succedere in caso dello scoppio della bolla valutaria..dall’oggi al domani molti mln di persone perderebbero il lor posto di lavoro, i loro conti correnti..la banche di media dimensione si troveranno senza liquidità per affrontare le richieste dei correntisti e falliranno; invece le “too big to fail” saranno risalvate con la compiacenza della politica, magari in stile Cipro..e così via.

Ora a differenza della crisi del 2007-2008 vi sono coinvolte maggiori nazioni, tra le 5 e le 6 volte in valore di derivati tossici, una bolla azionaria sugli industriali che lavorono e investono nei paesi Emergenti e una bolla del mercato tecnologico, con in primis twitter- facebook -apple- google..etc
Insomma il mondo è seduto su un groviglio esplosivo e ci sono enne micce che possono innescarlo..senza dimenticare che intorno al 2018 avremo anche superato il picco del petrolio (compreso gli scisti)..

Se ci sarà la guerra tre sono le cose che non perdono mai valore: l ‘oro fisico, le pietre preziose e i quadri di artisti di rilievo (non è un caso la svendita di Mirò).

Se ci sarà la depressione tre sono le cose che non perderanno mai valore: le terre, l’acqua e le fonti energetiche.

silvio66
Scritto il 6 febbraio 2014 at 17:32

Diamine signori ci andate giù di brutto con le previsioni, oltremodo sulle valute e sull’uso dei derivati ad esse collegate…non vorrei che vi prendesse la mano e a tal proposito vi racconto una breve esperienza personale risalente agl’anni novanta nella quale persi il 100% del capitale in un mese e mezzo. Agivamo in posizione dollaro contro dracma e indovinate…in quel mese andammo a più 50% e poi a meno 100%. Era il 1995 e in Italia erano “cose per pochi”, oggi si trovano agli sportelli, anche allora in alcuni, vi ricorderete i contratti sul fib 30. Peggio ancora le piattaforme on line odierne che permettono alla gente di rovinarsi in un amen.

gnutim
Scritto il 6 febbraio 2014 at 17:33

glare@finanza,

e il buon umore… :)

glare
Scritto il 6 febbraio 2014 at 17:41

gnutim@finanza,

:lol: e pensa che oggi sono euforico dopo il taglio.. :wink:

stanziale
Scritto il 6 febbraio 2014 at 18:17

glare@finanza,

Mmhh…ti posso dire invece che in Toscana i prezzi sono crollati, a Firenze salvo forse le zone migliori, -50%, in altre citta’ meno importanti (Prato, Pistoia) si compra in realta’ con 1000 euro al mq quando prima erano tra i 2000 ed i 2500, in zone normali. Anche meno nei paesi, quindi siamo molto meno del costo di costruzione. Al sud, so’ che addirittura le ragalano, in alcune zone depresse, solo per levarsi di torno le tasse…stiamo attenti a non confondere le richieste con i prezzi effettivi delle ultime compravendite…..i dati reali sono un disastro(anche per esperienza diretta…), con tutti i disoccupati che ci sono (Monti ha colpito duro)….la cosa positiva e’ che la bolla immobiliare in Italia non deve piu’ scoppiare, la cosa e’ gia’ avvenuta silenziosamente, e siamo ancora in piedi, evidentemente per il risparmio precedente e per l’elevata capacita’ di sopportazione dell’italica popolazione…concordo perfettamente su tutto il resto della tua analisi.

glare
Scritto il 6 febbraio 2014 at 18:49

stanziale@finanza,

Parlo di Torino, Milano, Roma..di zone pre-centro dove con fatica e intorno ai 1800-2000/mq euro sii vendono ancora gli appartamenti..ma per le altre non è certamente così..fai conto che sempre a Torino in zone periferiche (Aurora , Lucento) ci sono box, tra i 15 e i 20 mq a 7000 euro di cui 1500 vanno all’agenzia che vende; per il resto conosco bene il sud Italia ed è purtroppo così mentre pensavo onestamente che in Toscana avessero tenuto maggiormente il prezzo..andando spesso a Siena, a trovare parenti.. ma si vede che Siena non fa testo.

stanziale
Scritto il 6 febbraio 2014 at 19:00

glare@finanza,
Si, a Siena, non c’erano industrie, popolazione vecchia, quindi ci sono stati meno problemi, ci sono centinaia se non migliaia di ottimi stipendi di dirigenti e di pensioni(Mps, ospedale, universita’) e’ chiaro che li la crisi e’ meno acuta, o meglio la vivono a livello di citta’ e meno individualmente.

ilcuculo
Scritto il 6 febbraio 2014 at 20:08

Forse la riviera ligure ha tenuto un poco meglio ma un 25% se ne è andato, anche se devo dire che certe quotazioni non avevano più senso

dispettoso fiorentino
Scritto il 6 febbraio 2014 at 21:53

… gli immobili a Firenze , sono diminuiti ma con percentuali non superiori al 20% rispetto a tre anni fà ;

diversa la situazione per i capannoni industriali , molto più sacrificati ;

ma quando un giovane laureato a pieni voti , con una fortuna sfacciata , viene assunto con stipendi che

non arrivano a mille euro … le valutazioni degli immobili sono ancora molto alte…….

signor pomata
Scritto il 6 febbraio 2014 at 22:42

Quando si cominceranno le danze non è dato saperlo, anche nell” articolo di andrea del 2009 sembrava qualcosa di imminente invece son passati 5 anni e un rally di borse e obbligazioni.
Sappiamo che le cose non sono cosi come sembrano e sappiamo che con probabilità il dollaro si rafforzerà e che i tassi rimarranno bassi a lungo, diciamo per un periodo molto lungo, la mia domanda è le obbligazioni in dollari dei mercati definiti emergenti tipo messico russia turchia sud africa che fine farebbero in mezzo alla buriana??
Vedendo alcuni grafici le valutazioni anche nel mezzo della crisi 2008-2009 non si sgonfiarono…crollarono anche del 10% in un giorno ma recuperarono quasi tutto dopo qualche settimana, cosa che non accadde a molte obbligazioni occidentali.
Sarebbe da stupidi entrare su tali emissioni di lunga scadenza o potrebbe essere un buon investimento visto che il cambio non è la valuta locale ma il dollaro?

kry
Scritto il 6 febbraio 2014 at 23:07

ilcuculo@finanza:
[email protected],

http://www.repubblica.it/economia/2014/02/06/news/arriva_la_coca-cola_fatta_in_casa_presto_in_capsule_come_per_il_caff-77811244/

sembra una cazzata e invece significa decine di migliaia di tonnellate all’anno di PET in meno con filiera a monte e a valle per gestire il rifiuto, centinaia di migliaia di camion pieni di bottiglie in meno in giro per il mondo, e poi meno magazzini, meno logistica, meno tutto e migliaia di posti di lavoro a basso contenuto di valore aggiunto in meno, qualche centinaio di posti di lavoro (ad alto valore aggiunto) tra quelli che fanno le macchinette domestiche. Ed è un’ottima idea (almeno per i paesi dove dal rubinetto esce acqua potabile)… se non sei tra quelli che lo prendono nel didietro.

E’ uno di quei casi in cui (quasi) tutti hanno da guadagnare ed il PIL , assieme al consumo di energia, cala.

Questo andrebbe fatto presente ai nostri rappresentanti eletti. Non sono riusciti a capire che il mondo sta cambiando. Non è solo il pet o l’alluminio che cala e il relativo gasolio ma pure gli pneumatici e relativi viaggi di trasporto di consegunza si costruiranno meno mezzi pesanti e non è finita perchè stiamo parlando di una bevanda e quando prenderà piede per i detersivi che attualmente solo il 2% dei consumatori utilizza quelli ecologici/concentrati oppure quando per necessità si tornerà a usare la vecchia classica saponetta …….. la finanza doveva far parte dell’economia invece si è fatto in modo che sovravanzasse alimentando lo spreco.

paover
Scritto il 6 febbraio 2014 at 23:31

ciao,
pensate che gli 8 mld di £ di perdita 2013 ipotizzati per RBS o la situazione di HSBC siano elementi sufficienti per dare il via alle danze?

sherpa
Scritto il 7 febbraio 2014 at 08:28

DEDICATO ALL’ ITALIA

http://www.ilsole24ore.com/art//2013-12-14/la-sorpresa-debito-sostenibile-082749.shtml?uuid=ABx6l0j&fromSearch

Il debito pubblico italiano è molto più «sostenibile» di quello di Germania, Francia, Spagna, Gran Bretagna e persino Usa.
L’Italia ha una crescita del Pil fiacca, molto debole ma almeno è una crescita onesta. È la più onesta che c’è, nel senso che non nasce da una degenerazione. L’Italia non è cresciuta negli anni passati con le bolle speculative immobiliari oppure partecipando alle avventure virtuali della finanza ”

Fosse stato detto da Andrea potrmmo anche prenderlo come parere di parte, ma non è suo il commento, lui è solo anni che lo sostiene.
A dirlo è un professore universitario tedesco.
Alla faccia di Schaeuble.

kry
Scritto il 7 febbraio 2014 at 09:34

sherpa@finanza,

Finalmente, era ora. Molto spesso ho pensato che ci vorrebbe una tabella dove oltre al valore del pil venisse fornito a finco anche il valore del relativo debito che è stato contratto per sostenere il pil stesso.

john_ludd
Scritto il 7 febbraio 2014 at 11:31

sherpa@finanza,

ok però chiediti perché il sole 24 ore pubblica commenti come questo ora e non anni fa. Certo un ingenuo direbbe “… è ma sai sono cambiate tante cose e stanno cambiando un pò idea”. Ma certo, è sicuramente così, vero ?

ilcuculo
Scritto il 7 febbraio 2014 at 11:33

john_ludd@finanza,

Certo delle cose sono cambiate…

Cosa direbbe Macchiavelli ???

sherpa
Scritto il 7 febbraio 2014 at 12:26

john_ludd@finanza,

Forse perchè non hanno studiato a sufficenza?
Forse perchè non lo sapevano?
Forse perchè avevano altro da fare?
Forse perchè dovevano verificare le fonti?
Potrei aggiungere le cavallette, qualche terremoto per giustificarli.
Ma mi sà che siamo lontani dalla verità.
Ci sarà qualche tornaconto per qualcuno o semplicemente non possono più negare i dati?
Eppure qualcuno lo aveva detto………….. :roll:

john_ludd
Scritto il 7 febbraio 2014 at 12:59

sherpa@finanza,

… ma nel frattempo il debito italiano continua essere più sostenibile di quelli di altri nobili (?) paesi ma essendo diventato insostenibile va mutata l’affermazione del sole 24 ore in “il debito italiano… è meno insostenibile di…” Quindi ogni italiota sta già oggi pagando e ancor più lo farà per questa sostenibilità diventata insostenibile e quindi lo fa per l’anima del cazzo.

sherpa
Scritto il 7 febbraio 2014 at 13:37

john_ludd@finanza,

Sommando il debito pubblico esplicito con quello implicito:
“l’Italia svetta al secondo posto con un debito totale/Pil al 73%, dopo la Lettonia. Al quarto posto la Germania (154%), 16a la Francia (449%), 22a la Gran Bretagna (640%), 24a la Spagna (672%). Gli Usa sarebbero ultimi, al 1.300 per cento.”

“E aggiunge: «Non capisco perchè il rating dei titoli di Stato italiani rimanga vicino al livello di junk con outlook negativo – livello fondamentalmente inspiegabile e basato sull’ormai obsoleto “panico” del mercato».”

Anche lo studio tedesco comferma.

john_ludd
Scritto il 7 febbraio 2014 at 16:03

sherpa@finanza,

le agenzie di rating sono uno strumento politico e/o di potere da anni, uno dei tanti di questa guerra finanziaria che ha preso il posto di quella convenzionale per l’impossibilità da parte di nazioni con arsenali atomici/chimici/batteriologici di affrontarsi direttamente. Lo fanno con guerre regionali di cui è pieno il globo accoppando gente che avuto la sfiga di nascere là e non qui e la finanza che colpisce tutti, anche noi che abbiamo la panza ancora piena. Ancora c’è chi pensa di riformare le Too Big To Fail ma essendo strumenti di questa guerra questo sarebbe equivalente a un unilaterale disarmo.

Il valore del debito implicito e in generale qualsiasi proiezione economica di così lungo periodo è un esercizio del tutto inutile perché presuppone che l’economia del 2035 funzioni come quella di oggi. D’altra parte come li creano questi modelli ? immettono i dati annuali, percentuali di crescita economica in linea con il passato o in funzione del risultato che si vuole far venire fuori, un X di aumento della popolazione, qualche risparmio qui e là, aumento di produttività, età pensionabile etc… praticamente una sorta di sofisticato (ma neppure tanto) esercizio su un foglio Excel.

Ne ho scritti tanti e non ne mai visto uno che dopo due anni non era da buttare ed erano solo business plan aziendali con fatturati da 100-200 milioni e non i trilioni di una economia complessa. Formalmente erano ineccepibili e i banchieri cui li mostravo si facevano le pippe x il livello di inutile dettaglio, d’altra parte hanno quella testolina lì.

Magari non erano perfetti come le proiezioni di lungo termine dei vari governi/BIS etc… che da nessuna parte considerano vincoli esterni. Pianeta infinito, risorse infinite, tempo infinito. La sagra delle assurdità.

E’ consolatorio prendere una proiezione al 2035 che sembra favorevole eliminando tutte quelle che non lo sono. Se le fonti da cui attingo hanno ragione anche solo al 50% nel 2035 l’attività economica si è ridotta rispetto a oggi di molti punti percentuali, per i pessimisti di 1/3. Ma perché abbiano torto è necessario che o 1) tutti i dati storici (cioè le misure) siano sbagliati 2) cambino le leggi della fisica.

Adesso spiegami questo come si concilia con una qualsiasi proiezione di quelle che anche Mazzalai si ostina prendere per buone perché come tutti ha necessità di aggrapparsi a qualcosa senza buttare a mare questo sistema che è l’unico che sappiamo circa come funziona. Se lo scopo è illustrare che non siamo peggio di altri, ok abbiamo uno stock di risparmio tale che è così, ma allora scriviamolo senza inventarci l’evidenza di una proiezione al 2035 che richiede una economia in crescita e un sacco di altre cose belle e buone. Che poi un debito pubblico di uno stato sovrano non vada mai contabilmente in default (esplicito o implicito) è pure teoricamente vero ma siccome quel conta sono i kw/h di cui potremo disporre nel 2035 e dopo sono anche queste chiacchiere da economisti e contabili che non hanno mai aperto un libro di fisica e mai lo faranno.

Comunque è del tutto evidente che se tutti leggono quello che scrivo probabilmente nessuno lo metabolizza e ne comprende le implicazioni, che è poi tutto racchiuso in una breve citazione che ho già scritto ma che riporto alla fine. Mi è pure chiaro che si preferisce vivere di illusioni piuttosto che di speranze, ripetendo le stesse parole come fossero riti propiziatori. Ma anche io non sono da meno scrivendo sempre le stesse cose… quindi per un bel pò basta.

“The greatest shortcoming of the human race is our
inability to understand the exponential function.”

“La maggiore limitazione della razza umana è la nostra incapacità di comprendere la funzione esponenziale.”

– Prof. Al Bartlett

——————————————————————

Ma una’ultima cosa la scrivo… lasciamo il futuro dove sta, cioè da nessuna parte visto che non esiste ancora, proviamo a liberarci da questa ossessione… IL FUTURO. Proviamo anche a lasciare perdere il passato, è già successo e non lo possiamo cambiare… e se pensi di non essere inferiore a uno di una città vicina, un tedesco o un americano, questo basta, chi ti dice il contrario mandalo a cagare. Ciao.

sherpa
Scritto il 7 febbraio 2014 at 17:52

john_ludd@finanza,

“Comunque è del tutto evidente che se tutti leggono quello che scrivo probabilmente nessuno lo metabolizza e ne comprende le implicazioni…”
Non le vogliamo (o possiamo) metabolizzare perchè ne abbiamo paura. Spero tanto che tu ti sbagli.
Ma temo che non sia così.

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