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OUTLOOK 2014: ABACADABRA…

Scritto il alle 09:18 da icebergfinanza

 

Come diceva il nostro buon John Kenneth Galbraith la sola funzione delle previsioni in campo economico è quella di rendere persino l’astrologia un po’ più rispettabile, figuararsi in campo finanziario, questo mi raccomando, non dimenticatelo mai che si tratti di economisti, analisti o di Icebergfinanza, nessuno escluso.

Noi da sempre cerchiamo di farci aiutare dalla storia e dall’analisi empirica per cercare di intravvedere nella nebbia di questa epoca, analisi fondamentale e tanta ma tanta analisi comportamentale, neuroeconomia e finanza comportamentale.

Come spesso detto mentre loro vi raccontano che questa è solo una crisi di natura economico/finanziaria, noi da tempo condividiamo la natura antropologica di questa crisi e continueremo a condividerla, soprattutto esplorandone la questione umana e sociale e se il tempo ci assiste cercando nel 2014 di proporre anche un piccolo manifesto alternativo, senza nulla aggiungere a quello che in realtà esiste già, ma che in molti fanno fatica a vedere.

Comunque sia, in attesa di condividere insieme ai lettori sostenitori di Icebergfinanza visioni macroeconomiche e analisi fondamentali su quello che potrebbe e ribadisco il condizionale potrebbe accadere in questo 2014, andiamo a fare un’occhiata tanto per divertirci ai tradizionali 10 punti critici di Saxo Bank che quest’anno potrebbe nascondere…

Per preparare gli investitori allo scenario peggiore possibile, Saxo Bank va controcorrente e ha elaborato le dieci previsioni shock per il 2014, realizzate sulla base di una serie di eventi politici e di mercato possibili, anche se improbabili. 

“Non è una previsione pessimistica. Si tratta di eventi critici che potrebbero portare a un cambiamento, spero, in positivo. Dopo tutto guardando alla storia tutti i cambiamenti, positivi o negativi, avvengono dopo momenti di crisi. In questo momento la distribuzione di ricchezza globale e reddito rimane largamente asimmetrica e un cambiamento significativo è molto probabile. Il 2014 potrebbe e dovrebbe essere l’anno in cui il mandato per il cambiamento non diventa solo necessario, ma viene implementato”, commenta Steen Jakobsen, capo economista di Saxo Bank. Analisi – Saxo bank Italia

Ecco allora il 2014 in dieci eventi a prova di forti emozioni.

1. La tassa sulla ricchezza nell’Ue.  In panico per la deflazione e per la mancanza di crescita, la Commissione europea imporrà tasse sulla ricchezza per tutti coloro che hanno risparmi superiori a 100 mila dollari o euro, per rimuovere l’ineguaglianza e assicurare fondi sufficienti a creare un tampone alla crisi. Sarà la mossa finale verso uno stato europeo totalitario e il punto più basso per i diritti individuali e di proprietà. Il trade consigliato è comprare asset tangibili e vendere quelli intangibili e inflazionati.

Commento: Non ho idea se ciò accadrà nel 2014 o nel 2015, ma è abbastanza chiaro che tanto per cambiare, gli elefanti della burocrazia europea, hanno deciso di mettersi a ballare dopo oltre 3 anni e non subito in una stanza di cristallo come la depressione europea e prima e l’esempio di Cipro, verrà riportato su larga scala, ovviamente nei confronti di banche e sistemi finanziari che sono tecnicamente falliti.

2. Un’alleanza anti-Ue diventerà il maggior gruppo in parlamento.  Dopo le elezioni di maggio, un’alleanza paneuropea anti-Ue diventerà il maggior gruppo in parlamento. Il nuovo Parlamento Europeo sceglierà un presidente anti-Ue e governi e capi di stato europei non saranno in grado di scegliere un presidente della Commissione, rigettando l’Europa nel subbuglio politico.

Commento: difficile che possano ottenere la maggioranza, difficile anche perchè purtroppo invece di raccontare squilibri e difficoltà di questa Europa, affrontare seriamente il problema, confrontandosi e discutendo, da una parte c’è chi dice che non c’è alternativa e impone deflazione salariale, eutanasia del welfare, distruzione dei consumi e del lavoro e dall’altra chi politicamente solo per interesse sale solo ora sul carro della realtà. Tra le tante chiacchere da bar che circondano l’insostenibilità MONETARIA di questa Europa questa è la semplice realtà …Sei premi nobel contro l’euro / Sole24Ore 

Quello che sarà interessante osservare, è se questa Europa che ha messo a disposizione risorse… Guerra agli euroscettici, l’Europa investe per influenzare i socialnetwork attraverso i mercati, riuscirà a portare alle elezioni i popoli europei serenamente per votare una continuazione di questa fallimentare esperienza monetaria, fondata quasi esclusivamente sulla moneta e sul capitale, prima che sull’identità di ogni nazione e sulla questione politica, oppure se qualcuno deciderà di approfittare dell’occasione per mettere alla prova il famigerato “whatever it takes” di Draghi scatenando un inferno finanziario nei mesi che precedono le elezioni europee.

3. A Wall Street scoppia un’altra bolla web.  Mentre il settore dell’information technology americano scambia sotto la valutazione attuale dell’S&P 500 del 15%, un piccolo gruppo di azioni tecnologiche ha un valore di oltre il 700% sopra la valutazione di mercato. Questi fat five, ovvero Amazon, Netflix (NasdaqGS: NFLXnotizie) , Twitter (NYSE: TWTRnotizie) , Pandora Media (NYSE: Pnotizie) e Yelp (NYSE: YELPnotizie) , rappresentano una nuova bolla sviluppatasi dentro a una vecchia grazie a continui investimenti in uno scenario di scarsa crescita caratterizzato dai postumi della crisi finanziaria.

Commento: Nel fine settimana insieme osserveremo da vicino quello che sono le enormi bolle in corso in America, altro che settore tecnologico, ma come i lettori di Icebergfinanza ben sanno e come diceva Keynes, il mercato può restare irrazionale più a lungo di quanto noi possiamo restare solvibili, liquidi. Nessuno sa quando arriverà il momento, anche perchè oggi la manipolazione è totale e quattro algoritmi con la collaborazione della Federal Reserve sono in grado di fare meraviglie.

4. Una disperata Banca centrale del Giappone cancellerà il debito pubblico dopo che il rapporto dollaro-yen salirà oltre 80. Nel 2014 la ripresa globale finirà, spingendo verso il basso gli asset rischiosi e forzando gli investitori a tornare sullo yen, con il cambio dollaro-yen sotto quota 80. Nella disperazione, la banca centrale giapponese cancellerà semplicemente tutti i suoi debiti governativi, un trucco contabile semplice ma mai testato, il cui risultato sarà un percorso snervante fino alla completa incertezza e sarà potenzialmente un disastro con effetti collaterale sconosciuti.

Commento: direi che tra tutti questo è il punto più fantasioso, irrealizzabile al momento, anche se la leggendaria Abenomics, finirà come sempre in un bagno di sangue, una trappola della liquidità perenne, loro giustamente ci provano, ma probabilmente stanno esagerando, perchè puntare tutte le fiches sui presunti poteri magici di una banca centrale, come insegna la storia, significa fallimento certo.

5. Deflazione negli Stati Uniti.  Anche se gli indicatori suggeriscono che l’economia statunitense si sta rafforzando, il mercato immobiliare rimane fragile e la crescita dei salari inesistente. Con il Congresso fissato a gennaio per portare a termine il secondo atto della farsa “come distruggere l’economia statunitense”, investimenti, occupazione e fiducia dei consumatori ricominceranno a soffrire. Questo spingerà l’inflazione verso il basso il prossimo anno e la deflazione sarà ancora al primo posto sull’agenda del Fomc, il braccio operativo della Fed.

Commento: su questo non abbiamo dubbi, questa è la nostra scommessa, la ripresa americana è un bluff, ma di questo ne parleremo nei prossimi giorni.

Nel frattempo ecco un segnale al quale non restare indifferenti, un segnale al quale il mercato dei titoli di Stato americani ha risposto adeguatamente …

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

…gli ordini del settore servizi per la prima volta in QUATTRO ANNI, ribadisco QUATTRO ANNI sono scesi sotto il livello che separa, l’espansione dalla contrazione. Stay Tuned!

6. Il quantitative easing sui mutui ipotecari.  Il quantitative easing negli Usa ha abbassato gli interessi e portato gli asset rischiosi sulla luna, creando una sensazione artificiale di miglioramento dell’economia. Rimangono molte sfide difficili, in modo particolare per il mercato immobiliare, che è tenuto in vita artificialmente. Il Fomc quindi punterà sui mutui ipotecari nel 2014, trasformando il Quantitative easing in un programma di acquisto di obbligazioni ipotecarie al 100% e aumenterà il raggio d’azione del programma a più di 100 miliardi al mese.

Commento: Quello che è certo,  è che nel 2014 il “drogato” mercato immobiliare americano dovrà fare i conti con la foga dei mercati, la foga di far risalire in fretta i tassi, sognando chissà quale ripresa, soprattutto per quanto riguarda un indicatore, i tassi fissi sui mutui a trent’anni che in passato si è sempre rilevato affidabilissimo come vedremo. Avremo tempo e modo di parlarne ,  insieme all’inflazione sarà l’ indicatore che la Fed guarderà surante tutto il 2014 e oltre. Credo che la previsione di Saxo sia errata, se la Fed non continuerà ad acquistare treasuries e a monetizzare debito, la presunta anemica ripresa americana imploderà definitivamente. Che il “new normal” sia con Voi!

7. Il petrolio Brent crolla a 80 dollari al barile in mancanza di risposte dai produttori.  Il mercato globale si riempirà di petrolio con una produzione in salita grazie a metodi non convenzionali e output in crescita in Arabia Saudita. Per la prima volta in molti anni gli hedge fund avranno una posizione short di rilievo, che aiuterà a spingere verso il basso il petrolio Brent fino a 80 dollari a barile. Quando alla fine i fornitori ridurranno la produzione, il petrolio risponderà con un forte rimbalzo e il settore capirà che i prezzi alti non sono un risultato scontato.

Commento: Possibile anche se noi preferiamo nei prossimi mesi andare a tutto …gas!

8. La Germania in recessione.  La performance più che positiva della Germania finirà nel 2014, deludendo il consenso. Anni di eccessivo risparmio hanno visto anche gli Stati Uniti rivoltarsi contro la più grande economia dell’area euro e non può essere escluso un piano coordinato da altre nazioni chiave per ridurre l’eccessivo surplus commerciale. A questo di aggiungeranno un crollo dei prezzi del settore energetico negli Usa, che indurrà le aziende tedesche a spostare la produzione a Ovest, una maggiore competizione per la crescita dei salari reali, una domanda potenziale del partito Socialdemocratico, il nuovo partner nella coalizione, per migliorare il benessere della classe media e bassa in Germania e una Cina emergente che si focalizzerà su maggiore consumo domestico in seguito alla Terza Assemblea Plenaria.

Commento: una nuova recessione in Europa è possibile, anzi probabile, ma io terrei d’occhio la Spagna cercando di comprendere quale nuova bolla sta alimentando la fantomatica ripresa e soprattutto madame Francia, il tallone di Achille 2014 dell’Europa, rimasta nascosta in silenzio sino ad ora, con la peggiore

9. Il Cac 40 crolla del 40% per il malessere francese.  Il malessere in Francia aumenterà a causa della cattiva gestione del governo Hollande. I prezzi delle case, che in realtà non hanno mai subìto una correzione dopo la crisi, avranno una caduta a picco, colpendo consumi e fiducia. L’indice Cac 40 crollerà per oltre il 40% dai suoi massimi del 2013 entro la fine dell’anno, mentre gli investitori si dirigeranno verso l’uscita.

Commento: Che la Francia sia il tallone di Achille europeo ormai è chiaro, che il le sue banche e il suo mercato  immobiliare siano voragini altrettanto, quello che non è chiaro è se la famigerata efficienza dei mercato continuerà a perpetrare all’infinito il suo fallimento. State sintonizzati sulla Francia.

10. Cinque Emergenti crollano del 25% contro il dollaro.  La riduzione graduale del quantitative easing atteso negli Usa porterà a maggiori costi marginali del capitale a causa di tassi di interesse in salita. Questo lascerà i paesi con deficit di bilancio in espansione (Brasile, India, Sudafrica, Indonesia e Turchia) esposti al deterioramento dell’appetito di rischio da parte degli investitori globali, cosa che alla fine potrebbe portarli ad abbassare il valore della propria valuta, specialmente contro il dollaro Usa.

Commento: come i lettori di Icebergfinanza ben sanno io non scommetterei troppo su un proseguo oltre un certo limite del tapering, anzi scommetterei sulla sua stabilizzazione e addirittura su un eventuale nuovo e più incisivo quantitative easing, ma qui mi fermo perchè lascio la parola alla verità figlia del tempo.

Nel frattempo è in preparazione il matrimonio di Machiavelli con Madame Volatilite’ il nuovo manoscritto dedicato ai sostenitori di Icebergfinanza, visioni e orizzonti per un 2014 che si preannuncia davvero esplosivo!

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Inoltre Vi aspettiamo tutti per la nuova avventura su   METEOECONOMY  per condividere insieme nuove informazioni e analisi non solo economico/finanziarie attraverso la tempesta perfetta.

 

 

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20 commenti Commenta
bene71
Scritto il 7 gennaio 2014 at 10:04

grazie Andrea
sergio

gnutim
Scritto il 7 gennaio 2014 at 12:44

vorrei intervenire solo sul punto 7) sul tema del crollo del prezzo del petrolio.

Grazie ai contributi di Jhon Ludd (ki l’ha visto più…) e del blog del professor Ugo Bardi (http://ugobardi.blogspot.it/) siamo ben coscienti che la storiella del petrolio a basso prezzo e della favola del gasssss infinito sembra giàa al termine a causa del veloce decadimento dei pozzi (shale gas e shale oil), degli alti costi ambientali, dei enormi costi estrattivi e della bassa efficenza energetica di queste nuove fonti di energia.

Tutti questi fattori renderanno il tradizionale petrolio indispensabile al motore dell’economia mondiale e i prezzi difficilmente caleranno non potendo estrarre a ritmi maggiori avendo già ragginto nel 2006-2007 il picco del petrolio.

Detto ciò penso che sul petrolio ci sia un forte strong buy fino alla prossima bolla economico/finanziaria che porterà ad un crollo di consumi/produzione, ma che sarà la base di un ulteriore impennnata del prezzo….

luigiza
Scritto il 7 gennaio 2014 at 17:50

gnutim@finanza,

Grazie ai contributi di Jhon Ludd (ki l’ha visto più…) ..

Sì é un peccato che non intervenga più. Ma cosa altro dovrebbe dire.
Il suo pensiero, che per altro condivido in toto, l’ha espresso chiaramente nei suoi passati interventi.
Ormai c’é solo da attendere gli ineluttabili eventi e per chi può, cioè chi ha la visione (a mio avviso corretta) di di ciò che ci attende e possiede i mezzi economici necessari, prepararsi.

Tutto il resto é chiacchera buona solo per perdere tempo utile.

noise
Scritto il 7 gennaio 2014 at 18:03

luigiza@finanza,

Sono un jhonluddista della prima ora, ma sono anche convinto che su un orizzonte temporale di qualche settimana o pochi mesi i prezzi del petrolio (e dell’argento, che ha raggiunto il picco e si trova più o meno sotto il prezzo medio di estrazione) dipendono da logiche che non hanno a che fare con i fondamentali.
A parte gli algortitmi di trading che possono spingere una commodity a zero in 10 millisecondi, ho capito che la logica di fondo è semplice: se per questo semestre c’è un surplus di petrolio allora lo posso shortare a zero indipendentemente dal fatto che il semestre successivo il petrolio è finito. Frega una minchia che sto shortando l’ultima goccia di petrolio, domani poi si vede che dobbiamo fare, nel frattempo metto in cassa.
Poi la questione del petrolio è complicata da fattori diversi dalla progressiva scarsità. In USA potrebbe esserci un anno o due di mostruoso surplus di shale e contemporaneamente esserci un mostruoso shortage in un’altra parte del mondo dato che lo shale non può essere esportato se non a prezzi esagerati. In questa situazione di schizofrenia, cosa si dovrebbe pensare, che il petrolio deve essere a basso prezzo perchè in USA ce ne tanto oppure che dovrebbe avere alto prezzo perchè a mezzo mondo manca?
Alla fine i fondamentali vincono alla grande, ma (come diceva Ludd) si deve adottare un’altra scala temporale, cioè quando dico breve termine intendo 3-5 anni, non 3-5 settimane.

mirrortrader
Scritto il 7 gennaio 2014 at 20:58

Io invece mi aspetto che il petrolio scenda.
Punti di vista.

john_ludd
Scritto il 7 gennaio 2014 at 22:02

gnutim@finanza,

Nel breve termine ogni prezzo è determinato da flussi finanziari di natura speculativa assecondati o persino ricercati dalle banche centrali. Nel medio lungo termine ipotizzare il prezzo del petrolio e più in generale di tutte le commodities energetiche, e verosimilmente anche le altre, è concettualmente errato. Infatti non puoi misurare la possibilità di acquisire un bene scarso, o comunque in contrazione, attraverso lo scambio con una quantità finanziaria di natura prettamente contabile. Quello che oggi è il patrimonio finanziario di un individuo o di una organizzazione o di una nazione intera è composto da credito e azioni, che sono una forma di credito (nel lungo periodo il valore di un titolo azionario è l’attualizzazione dei flussi di cassa generata dall’attività caratteristica più un valore terminale).

Quindi possiamo affermare con certezza che la ricchezza finanziaria di oggi è un claim sulla produzione di beni nel futuro. Ogni bene richiede energia per essere prodotto e quindi la ricchezza finanziaria di oggi è un claim su una certa quantità di energia da produrre nel futuro. Nello scenario di peak oil seguito a breve distanza temporale da peak natural gas viene a mancare l’elemento che sostiene questo stock finanziario cioè la crescita di attività economica. L’energia fornita dalle rinnovabili sarà forse in grado di produrre nel 2050 1/3 dell’energia prodotta oggi con fonti fossili. Ora è possibile che un domani si decida di accreditare il conto di ognuno con 1 milione di euro, dollari o yuan… in tal caso il prezzo dell’energia di adeguerà e salirà. Ma è assai più plausibile che appena sarà evidente che la disponibilità di energia non sarà in grado di rispondere alla domanda, avremo un collasso dello stock finanziario e un calo del prezzo del petrolio.

La questione del prezzo del petrolio post peak è quindi irrilevante. Quello che conta è: 1) DI QUANTA ENERGIA PRO CAPITE DISPORREMO ? 2) Come sarà distribuito l’accesso alle residue risorse fossili, ovvero chi ne potrà disporre e chi no, perchè è del tutto evidente che non vi sarà alcuna equa spartizione ? 3) Quali paesi riusciranno a sfruttare le residue risorse fossili per realizzare in tempo la transizione al post-carbon, ovvero chi saprà procurarsi le risorse energetiche e le competenze scientifiche e tecnologiche necessarie ?

Perchè è evidente che per coloro che non potranno accedere all’era del post-carbon c’è solo il ritorno all’era del pre-carbon.

A meno che con ragionevole certezza siate in grado di rispondere ai 3 quesiti di cui sopra e siate in grado di posizionarvi di conseguenza, di gran lunga preferibile è non preoccuparsi più di tanto di qualcosa che è al di fuori del vostro controllo e di godervi quello che avete. Proviamo a seguire i consigli degli antichi…

——————–

Abituarsi al poco è necessario: anche chi è ricco e ha tutto si troverà in luoghi e circostanze sfavorevoli che impediranno la soddisfazione dei suoi piaceri. Nessuno può avere tutto quello che vuole, ma può non volere quello che non ha e godere delle gioie che gli si offrono. Gran parte della libertà consiste in un ventre moderato e capace di sopportare gli stenti. Non si può immaginare quanto piacere mi dia il sentire che la stanchezza se ne va da sé; non cerco né massaggiatori, né bagni, unico rimedio è il tempo: il riposo elimina le conseguenze della fatica. Una cena qualunque sarà più piacevole di un banchetto inaugurale. […] Ho messo, dunque, il mio animo alla prova all’improvviso e perciò ne ho tratto un’esperienza più schietta e vera. Se l’animo si prepara e si impone di essere paziente, la sua reale fermezza non è chiara. Le prove più sicure sono quelle improvvise: se di fronte ai dispiaceri non è solo rassegnato, ma tranquillo; se non dà in escandescenze e non attacca briga; se supplisce a ciò che avrebbe dovuto ricevere non desiderandolo, e pensa che manchi qualcosa alle sue abitudini, ma non a lui stesso. Dell’inutilità di molte cose ci accorgiamo solo quando cominciano a mancare: le usiamo non per bisogno, ma perché le abbiamo. E quante cose, poi, ci procuriamo perché le hanno gli altri o perché le posseggono quasi tutti! Ecco una delle cause dei nostri mali: viviamo imitando il prossimo e non ci facciamo regolare dalla ragione, ma trascinare dall’abitudine. Una cosa che se la facessero in pochi, non vorremmo imitare, quando diventa una moda la seguiamo, quasi fosse più giusta perché è più diffusa; l’errore, quando diventa comune, occupa in noi il posto del bene.

SENECA – Lettere a Lucilio, libro ventesimo, 123, 3-7

sd
Scritto il 7 gennaio 2014 at 23:14

Guardatevi questo video che parla realmente di economia…….alla veneta (sarebbero i terroni del nord) hehehe.

http://www.stampalibera.com/?p=70132

Buona visione, buon 2014 e………..buona fortuna.

SD

mirrortrader
Scritto il 7 gennaio 2014 at 23:39

SENECA è il mio preferito.

bergasim
Scritto il 8 gennaio 2014 at 10:06

john_ludd@finanza,

Cosa ne pensi delle teorie di tesla?

kry
Scritto il 8 gennaio 2014 at 14:59

john_ludd@finanza,

Bentarnato John per me è um immenso piacere poter continuare a leggerti. Spero di poterlo ancora fare almeno una volta al giorno. Ciao.
bergasim,

Al momento sono solo teorie. Quanto tempo neccessitano per poter essere elaborate e messe in pratica? Io sono convinto che le soluzioni ci siano già tutte e tenute nascoste e probabilmente lo pensa/spera anche John. Tuttavia una volta ricordavi che l’essere umano è influenzato dall’ AVIDITA’ e più il potente è avido più è egoista al punto che il mondo è bellessimo quando a goderselo può essere solo lui ( con nessun altro vivo ).

bergasim
Scritto il 8 gennaio 2014 at 15:15

kry@finanza,
Uno di questi mi sembra meno teorico

Il progetto haarp su quali tesi si basa? mi sembra che prenda spunto da tesla, come mai alla sua morte l’fbi sequestro tutti i suoi appunti?

kry
Scritto il 8 gennaio 2014 at 18:25

bergasim,

Sul perchè fbi ha sequestrato gli appunti si possono fare le ipotesi più disparate come quello della paura del lasciare troppa libertà all’essere umano o meglio come spiegato prima quello dell’AVIDITA’.

john_ludd
Scritto il 8 gennaio 2014 at 19:45

bergasim,

kry@finanza,

la soluzione è nota da decenni. Il fisico Amory Lovins ha speso la propria vita per tentare inutilmente di spiegare quanto è semplice: CONSUMARE MENO ENERGIA. Non solo è semplice, è anche l’unica. Temo tuttavia che la maggior parte del cosiddetto popolo (la gente, quindi anche voi in media) non intenda capirlo nè oggi nè domani nè mai e preferisca immaginare complotti, gente cattiva che nasconde chissà quale miracolo in un cassetto. Beh, non è difficile comprendere come finirà e perchè.

d
Scritto il 9 gennaio 2014 at 06:49

john_ludd@finanza,

Anzitutto devo dire che è stata una sintesi mirabile ricondurre tutto all’energia, in essa compresa anche la conservazione del valore (inteso come store of value).
Osservo come consumare radicalmente meno, già oggi, sia assolutamente possibile.
1) casa clima classe A+ (ormai costi di costruzione in linea con il mercato)
2) illuminazione a LED
3) uso ridimensionato di sacchetti plastica (usare sempre le stesse borse per la spesa)
4) utilizzare in maniera più intelligenti i mezzi di trasporto
5) in genere consumare meno e meglio
6) processi produttivi

john_ludd
Scritto il 9 gennaio 2014 at 10:11

d@finanza,

tecnicamente è certamente possibile e la qualità di vita reale non ne risentirebbe più di tanto. Se un giorno nessuno trascorrerà ore su un mezzo da 1 tonnellata che viaggia a 25 km/ora su percorsi urbani non credo sarà una iattura ma una conquista. Tuttavia c’è il non banale problema della ristrutturazione di un intero sistema economico e delle definitiva perdita di valore di una massa sterminata di asset finanziari il cui valore è totalmente determinato dal mantenimento dell’assetto attuale.

Visto che hai citato le lampade a LED… è un esempio calzante delle assurdità e dell’incoerenza di un’economia ad alta intensità tecnologica ma che in tutte le economie mature è ormai un’economia di sostituzione dove la sopravvivenza del sistema (e quindi dei posti dei lavoro) è legato alla velocità di decadimento dei beni, da ottenersi sia peggiorandone la qualità che condizionando le menti a cambiare velocemente abiti, auto, telefono etc…

La forza dei dispositivi a LED si basa sulla possibilità di ottenere elevata luminosità (4 volte maggiore di quella delle lampade a filamento di tungsteno), basso prezzo, e soprattutto eccezionale efficienza e affidabilità (la durata di un LED è da 10 a 100 volte superiore a quella delle classiche sorgenti luminose, specie in condizioni di stress meccanici); lavorano a bassa tensione, possiedono alta velocità di commutazione e la loro tecnologia di costruzione è compatibile con quella dei circuiti integrati al silicio. Sostanzialmente un LED è eterno se paragonato ad altri dispositivi elettrici e meccanici, quindi una volta saturato il mercato esso muore perché il tasso di sostituzione è troppo basso. Ecco quindi che gli sforzi dei costruttori sono stati dedicati a ideare processi tecnologici in grado di produrre un artificiale maggior livello di degrado e ridurre la vita utile dei dispositivi di 10 – 100 volte. Questo è solo uno dei tanti segnali che dovrebbero indicare chiaramente a chiunque non abbia il cervello foderato di segatura che il sistema è entrato in uno stadio terminale sia perché sta venendo meno il pilastro della disponibilità di energia abbondante e basso costo (vale per tutti) sia perché non ha assolutamente più nulla da offrire in termini di progresso sia reale che apparente (e questo vale solo per i paesi ricchi, 2/3 degli abitanti del pianeta non ha accesso a elettricità e acqua potabile compatibile con una vita dignitosa)

faustino
Scritto il 9 gennaio 2014 at 15:33

john_ludd@finanza,

Bentornato.

pecunia
Scritto il 9 gennaio 2014 at 17:50

john_ludd@finanza,

sarò banale… anche per me è un piacere rileggerti.

:))

kry
Scritto il 10 gennaio 2014 at 10:22

john_ludd@finanza,

Con i dati forniti da Terna si comprende meglio la tua estrema preoccupazione.——-Il secondo aspetto degno di nota è rappresentato dal crescente peso dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, salita l’anno scorso al 30% del totale. Secondo i dati diffusi da Terna, l’anno scorso la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l’86,7% con produzione nazionale (di cui 56,8% termoelettrica, 16,5% idroelettrica, 1,7% geotermica, 4,7% eolica e 7% fotovoltaica) e per la quota restante (13,3%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero.

Per quanto riguarda l’energia prodotta all’interno del Bel Paese nel 2013 (-3,6% a/a) spiccano gli incrementi registrati dalle fonti di produzione idroelettrica (+21,4%), fotovoltaica (+18,9%), eolica (+11,6%) e geotermica (+1,0%); in calo invece la fonte termoelettrica (-12%).—— Per cui con la media di trilussa : 7% fotovoltaico + 19% a parità di investimento costante ( praticamente impossibile) = 1,35% per cui forse al 30% di produzione ci arriveremo prima del 2050 da te prospettato ma questo non toglie per niente la preoccupazione. Rileggendo i tuoi ultimi commenti dove ci fai notare che i 2/3 degli abitanti del pianeta non ha accesso a elettricità e acqua potabile compatibile con una vita dignitosa ritieni proprio da ingenui considerare questa crisi economica voluta. Mi spiego già sul finire degli anni 60 ( miracolo economico italiano ) era chiaro che non si potesse crescere all’infinito e nonostante la crisi petrolifera del ’73 non si sono fatte scelte che da qui in avanti diventeranno obbligatorie. Ciao.

john_ludd
Scritto il 10 gennaio 2014 at 16:52

kry@finanza,

alcuni paesi saranno in grado di coprire con fonti rinnovabili ben più del 30% ma a livello GLOBALE il limite del 30% è ottimistico, pochi lo sono già. L’Italia è tra quelli che può andare oltre il 30% (ripeto il 30% si riferisce al mondo) perché può contare sull’idroelettrico e ha un territorio ideale per solare e soprattutto eolico. Ma bisogna correre e bisogna investire subito non tra 10 anni ma gli investimenti SONO IN CALO perché si deve fare austerità e quindi falliremo perché vogliamo fallire non perché è inevitabile.

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