ELINOR OSTROM… COMMON SENSE!

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Indianapolis, 12 giu. (Adnkronos) – Addio alla prima e unica donna insignita del Premio Nobel per l’Economia. Elinor Ostrom, 78 anni, aveva ottenuto il riconoscimento nel 2009 per i suoi studi sulla distribuzione  e la condivisione delle risorse. “La nostra universita’ ha perso un magnifico ed insostituibile tesoro”, si legge sul sito dell’Universita’ dell’Indiana, dove l’economista dirigeva il Centro di ricerca di studi e analisi politica “Vincent and Elinor Ostrom”

Forse qualcuno di Voi ricorderà … REPETITA IUVANT La terza via!

Come scrive Andrea Di Stefano sul mensile VALORI

…un nuovo fantasma si aggira per l’Europa. Non ha il volto barbuto di Karl Marx e neppure quello del Kapitalist raffigurato da George Grosz nel 1932. Si tratta dei “beni collettivi”. Gestiti secondo principi di democrazia partecipativa, possono scardinare alle radici il Fondamentalismo del Mercato, che, con la complicità dei decisori pubblici, si è imposto dalle fine degli anni Ottanta a livello globale. Le implicazioni di una nuova teoria economica dei beni comuni sono ancora tutte da definire e richiedono un notevole sforzo di analisi e l’adozione di nuovi strumenti di regolazione che possano portare all’affermazione di uno Stato moderno ed efficiente.

Parlare di beni comuni, secondo l’accezione anglosassone dei commons, significa affrontare un duplice problema – la proprietà e l’utilizzo – secondo paradigmi da quelli che attribuiscono al mercato la migliore governance nella gestione di tali beni. Mentre l’ideologia ultraliberista dispiegava i suoi effetti con la maggiore forza, la dicotomia Stato-mercato è stata messa in discussione, almeno dalla metà degli anni ’90, anche all’interno dei santuari del Washington Consensus. Sotto la pressione delle proteste delle comunità locali nei confronti dei grandi progetti di sfruttamento dei beni comuni, la stessa Banca Mondiale ha raccolto una larga parte delle riflessioni accademiche, dando vita a una vera e propria strategia denominata CCD (Community driver development, lo sviluppo guidato dalla comunità). È stata elaborata intorno al 2005 e declinata in azioni tematiche che sembrano uscire dal contributo di un no global: microfinanza, inclusione dei giovani, gestione delle risorse naturali, lotta alle malattie, sviluppo urbano sostenibile. Indubbiamente nello sviluppo di questa strategia ha avuto un ruolo rilevante il contributo critico di Joseph Stiglitz, ma le incognite sulla strada della così detta “terza via” tra Stato e mercato sono numerose e ben si intravedono leggendo con attenzione il contributo del neo Premio Nobel per l’economia, Elinor Ostrom.

La terza via

Il lavoro della politologa statunitense muove dall’idea che si debba puntare sulle soluzioni empiriche elaborate dalle istituzioni collettive, né pubbliche né private, grazie ad una serie di tentativi ed errori che possano permettere di regolare, non un unico diritto proprietario proprietario,ma cinque categorie di property rights, cioè di diverse forme di proprietà: accesso, utilizzo, gestione, esclusione e alienazione. carbon tax, tassando cioè i consumi che producono anidride carbonica. Ben oltre parametri, graditi soprattutto al mercato, come il carbon footprint, l’impronta ecologica, che si muove dall’analisi di ogni singolo prodotto senza affrontare il ridisegno di sistemi economici e di consumo.

Un approccio interessante che dovrebbe permettere di stabilire nuove regole ed evitare la “tragedia dei beni comuni”, come venne definita per la prima volta nel 1968 in un articolo di Garrett Hardin, “The Tragedy of the Commons”. Il modello illustrato da Hardin si basa su un pascolo a ingresso libero, utilizzato contemporaneamente da più soggetti. Ciascuno di essi aumenterà il numero dei propri animali fino a quando il guadagno che ricaverà da ogni pecora inserita (prodotto marginale) sarà superiore al costo da sostenere per mantenerla all’interno (costo marginale).

Il cuore del problema identificato da Hardin consiste nel fatto che i benefici prodotti dall’aggiunta di un nuovo capo nel gregge saranno goduti esclusivamente dal singolo proprietario (individuali), mentre i costi – rappresentati dal consumo della risorsa – saranno ripartiti tra tutti gli attori che condividono il pascolo comune (collettivi).

Un meccanismo inefficiente perché ciascuno avrà l’interesse (egoistico) ad accrescere il proprio gregge, al di sopra di un livello collettivamente efficiente, con conseguenze, anche gravi, in termini di danneggiamento (al limite di distruzione) del bene comune.

Per fare un altro esempio, lo stesso ragionamento può valere per la pesca: più pesci prendo e più ho da cucinare per cena, ma meno ne restano per gli altri (in un luogo preciso e in un certo lasso di tempo, almeno finchè non si ricostituisce il banco di pesci). Cioè i benefici sono individuali, ma i costi collettivi.

In “Governing the Commons” la Ostrom, partendo dallo studio di casi empirici, riesce a venire a capo del problema, ma, soprattutto, pone in discussione l’idea che esistano dei modelli applicabili universalmente. In molti casi le singole comunità appaiono essere riuscite a evitare i conflitti improduttivi e a raggiungere accordi su una utilizzazione sostenibile nel tempo delle risorse comuni, creando al loro interno istituzioni deputate alla gestione di tali risorse.

Ma le soluzioni empiriche elaborate dalle comunità locali devono fare i conti con il “capitale naturale”, come lo ha teorizzato Robert Costanza, cioè quel capitale universale che deve essere considerato nel suo complesso.

Non basta, cioè, come sostiene la Ostrom, affrontare il problema del consumo delle risorse in un luogo, perché gli effe tti negativi potrebbero farsi sentire altrove. È necessario un approccio globale, per esempio mediante l’introduzione di una

La fortuna di Icebergfinanza, la fortuna del suo Autore è stata quella di non lasciarsi mai influenzare dalle ideologie, dalle scuole di pensiero economico, dalla politica in maniera di provare ad accogliere piccoli sistemi economici alternativi che da sempre attenuano le follie del comunismo e del capitalismo di massa!

Sia ben chiaro, anche nell’alternativa esistono fragilità e punti deboli, ma non per questo è un valido motivo per non esplorarla. Non esiste nulla di assolutamente perfetto, se le ideologie avessero l’umiltà del confronto e del dialogo, il risultati sarebbero sorprendenti.

Esplorare tutto ciò che mette l’uomo al centro dell’universo e non il capitale è fondamentale!

Elinor Ostrom se n’è andata non senza togliersi qualche soddisfazione. Ha fatto in tempo a leggere la rivista “Time” che la consacrava, nell’aprile di quest’anno, come uno dei cento esseri umani più influenti del pianeta. Tre anni fa, nel 2009, stabiliva un doppio record: prima donna a vincere il premio Nobel per l’economia, arrivava ai vertici della disciplina avendo seguito un itinerario eretico e singolare, essendo guardata con sospetto e distacco un po’ per la sua formazione (tutta nel solco delle scienze politiche), un po’ per il crinale su cui si declinava la sua analisi (qui ricostruita da Alex Tabarrok nel giorno del premio). Ostrom piace a persone che non si piacciono: lo si è visto alla consegna del Nobel, e Alberto Mingardi lo ha raccontato nel suo ricordo su Chicago-blog, ricordando una conferenza londinese recente dove i fedeli del thatcherismo si mischiavano agli abbraccia-alberi. Come si spiega questa contraddizione? IlFoglio

Ostrom: né pubblico né privato, ma “bene comune” Antonio Massarutto*

Uno dei dogmi fondativi della moderna economia è l’impostazione per cui, se  un bene non appartiene a nessuno ma è liberamente accessibile, vi è una tendenza  a sovrasfruttarlo. Chi si appropria del bene comune, deteriorandolo, gode per  intero del beneficio, mentre sostiene solo una piccola parte del costo. Il  risultato è il saccheggio del bene. Il merito di Elinor Ostrom,  premio Nobel per l’economia nel 2009 e morta oggi è di proporre  una terza via tra Stato e privato, che si ispira ai beni delle  comunità: non c’è un diritto di proprietà esclusivo ma una responsabilità  collettiva marcata. Scelto per voi, originariamente pubblicato da  lavoce.info. La ricordiamo  oggi.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/bene-comune#ixzz1xeI5Phws

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Commenti (n° 9)Commenta

  1. Capitano, volevo un tuo commento su quello che hai scritto 2 ore fa. su articolo di prima.
    hai scritto: Volete sapere quante banche ha nazionalizzato la Danimarca?

    Volete che vi racconti banca per banca, nazione per nazione la singola esposizione ai paesi a rischio e alla spazzatura subprime americana e europea, alla marea di derivati inesigibili e alla carta straccia mondiale?

    ti rispondo: SI SI SI SI. Ti prego. sarà un lavoraccio ma molto efficace e veritiero. ti dico anzi:
    tutti vogliamo sapere una volta x tutte come stanno le banche e le economie di tutti i paesi del’euro (di m…). tira fuori i dati che hai più nuovi chen puoi. debito interno, debito esterno. tutto insomma. e poi anche e soprattutto come stanno le banche inglesi americane tedesche. anzi, fai un bel PDF magari poi lo giri agli amici. non dimenticare di scrivere cosa combinano e come stanno la banca mondiale e l’fmi. e ci metiamo pure le ONG farlocche. quelle inventate da Soros x le finte rivoluzioni arabe.

    poi tutto il malloppo lo mandiamo a tutti i giornali italiani. per primo a quelle belle addormentate del sole 24ore. poi ai zerbini di repubblica, corriere e stampa. io posso provare a farlo passare qui a verona sul giornale della città.

    faresti un lavoro da DIO. poi dovremmo mandarlo a quei mentitori di floris, vespa, travaglio, santoro, gruber (amica del bilderberg) e gabanelli. che ne dici?

    sarebbe utilissimo questo documento su tutte le banche europee inglesi e americane.

    ciao DORF

  2. idiocrazia scrive:

    dorf001@finanza,

    dorf sei vivo? bentornato mi sei mancato ;)

    Giuseppe

  3. idiocrazia@finanza,

    ciao beppe. guarda la tua posta. a proposito di napolitano. un altro traditore. ebbene il vecchiaccio una volta era pure fascista. sai…sono bravissimi nel trasformismo. lui e il robot monti.
    e la cosa folle la gente li ama questi delinquenti. mai che a ballarò o altrove dicano che sono stati denunciati già 3 volte. io mi dico….ma la gente ha segatura dentro la testa?
    DI FRANCO BERARDI “BIFO
    …..quotidiano la Repubblica il presidente Napolitano ammette di essere stato dalla parte dei carri armati sovietici che invasero Budapest uccidendo gli operai insorti nel 1956. Ma era giovane. Poi è venuta la primavera di Praga e Giorgio Napolitano ha capito che non era giusto sterminare sistematicamente chi non è d’accordo e affamare milioni di uomini e donne. E’ diventato democratico.

    Insomma il Presidente Napolitano non ha ritenuto di dover difendere la Costituzione quando con ogni evidenza veniva attaccata da un manipolo di mafiosi che grazie al predominio comunicativo si è impadronito del potere politico per quasi venti anni.

    Ma quando, alla fine dell’anno 2011, il governo Berlusconi è parso incapace di dare corso al piano di rapina orchestrato dal sistema finanziario ai danni della società italiana, il Presidente Napolitano ha fatto quello che non aveva fatto fino a quel momento: ha usato tutto il potere di cui disponeva per cacciare il presidente del Consiglio che, troppo occupato a farsi i fatti suoi, sembrava poco sollecito nel fare quello che il sistema finanziario gli chiedeva.

    Rimosso senza difficoltà Berlusconi, ha imposto con l’entusiastica approvazione del partito de La Repubblica, un presidente del Consiglio non eletto, il cui merito principale è quello di essere consulente della Goldman Sachs, la corporation finanziaria più potente del mondo.

    Il nuovo Presidente del consiglio Mario Monti si è impegnato su una cosa soltanto, portare a compimento il processo avviato ormai da decenni: il progetto di privatizzare tutto quello che le energie collettive producono per il bene comune, di ridurre il salario fino alla miseria, di eliminare la democrazia dai luoghi di lavoro, di trasformare il sistema educativo in una fabbrica della competizione senza cervello, e di privatizzare definitivamente il moribondo sistema di comunicazione pubblico già lungamente debilitato da due decenni di dittatura berlusconiana. Niente di originale, il solito progetto neoliberale monetarista che ha già portato l’Europa al collasso. Ma i dogmatici sono fatti così: quando il loro dogma fallisce lo ripetono alzando la voce.

    I due Presidenti che stanno provocando una spaventosa ondata di disoccupazione e di miseria, e che si preparano a consegnare alle corporazioni finanziarie globali quel che resta del patrimonio comune della società italiana sono i beniamini di una banda di dogmatici che da trentacinque anni fanno il giornale più conformista e dogmatico che abbia mai visto la luce. Il giornale si chiama La Repubblica, ed è specializzato nella più cinica delle operazioni: quotidianamente riconosce che il capitalismo nuoce terribilmente alla salute dell’umanità, riduce la società in condizioni penose di miseria, sfrutta sistematicamente le risorse fisiche e intellettuali del genere umano, eppure quotidianamente ripete che dobbiamo sacrificare tutto quello che abbiamo (soprattutto la nostra intelligenza critica) per salvare il capitalismo.

    Da trentacinque anni questo giornale di merda illumina le menti della sinistra italiana. Il risultato è sotto i nostri occhi. qui il tutto. Insomma il Presidente Napolitano non ha ritenuto di dover difendere la Costituzione quando con ogni evidenza veniva attaccata da un manipolo di mafiosi che grazie al predominio comunicativo si è impadronito del potere politico per quasi venti anni.

    Ma quando, alla fine dell’anno 2011, il governo Berlusconi è parso incapace di dare corso al piano di rapina orchestrato dal sistema finanziario ai danni della società italiana, il Presidente Napolitano ha fatto quello che non aveva fatto fino a quel momento: ha usato tutto il potere di cui disponeva per cacciare il presidente del Consiglio che, troppo occupato a farsi i fatti suoi, sembrava poco sollecito nel fare quello che il sistema finanziario gli chiedeva.

    Rimosso senza difficoltà Berlusconi, ha imposto con l’entusiastica approvazione del partito de La Repubblica, un presidente del Consiglio non eletto, il cui merito principale è quello di essere consulente della Goldman Sachs, la corporation finanziaria più potente del mondo.

    Il nuovo Presidente del consiglio Mario Monti si è impegnato su una cosa soltanto, portare a compimento il processo avviato ormai da decenni: il progetto di privatizzare tutto quello che le energie collettive producono per il bene comune, di ridurre il salario fino alla miseria, di eliminare la democrazia dai luoghi di lavoro, di trasformare il sistema educativo in una fabbrica della competizione senza cervello, e di privatizzare definitivamente il moribondo sistema di comunicazione pubblico già lungamente debilitato da due decenni di dittatura berlusconiana. Niente di originale, il solito progetto neoliberale monetarista che ha già portato l’Europa al collasso. Ma i dogmatici sono fatti così: quando il loro dogma fallisce lo ripetono alzando la voce.

    I due Presidenti che stanno provocando una spaventosa ondata di disoccupazione e di miseria, e che si preparano a consegnare alle corporazioni finanziarie globali quel che resta del patrimonio comune della società italiana sono i beniamini di una banda di dogmatici che da trentacinque anni fanno il giornale più conformista e dogmatico che abbia mai visto la luce. Il giornale si chiama La Repubblica, ed è specializzato nella più cinica delle operazioni: quotidianamente riconosce che il capitalismo nuoce terribilmente alla salute dell’umanità, riduce la società in condizioni penose di miseria, sfrutta sistematicamente le risorse fisiche e intellettuali del genere umano, eppure quotidianamente ripete che dobbiamo sacrificare tutto quello che abbiamo (soprattutto la nostra intelligenza critica) per salvare il capitalismo.

    Da trentacinque anni questo giornale di merda illumina le menti della sinistra italiana. Il risultato è sotto i nostri occhi.Insomma il Presidente Napolitano non ha ritenuto di dover difendere la Costituzione quando con ogni evidenza veniva attaccata da un manipolo di mafiosi che grazie al predominio comunicativo si è impadronito del potere politico per quasi venti anni.

    Ma quando, alla fine dell’anno 2011, il governo Berlusconi è parso incapace di dare corso al piano di rapina orchestrato dal sistema finanziario ai danni della società italiana, il Presidente Napolitano ha fatto quello che non aveva fatto fino a quel momento: ha usato tutto il potere di cui disponeva per cacciare il presidente del Consiglio che, troppo occupato a farsi i fatti suoi, sembrava poco sollecito nel fare quello che il sistema finanziario gli chiedeva.

    Rimosso senza difficoltà Berlusconi, ha imposto con l’entusiastica approvazione del partito de La Repubblica, un presidente del Consiglio non eletto, il cui merito principale è quello di essere consulente della Goldman Sachs, la corporation finanziaria più potente del mondo.

    Il nuovo Presidente del consiglio Mario Monti si è impegnato su una cosa soltanto, portare a compimento il processo avviato ormai da decenni: il progetto di privatizzare tutto quello che le energie collettive producono per il bene comune, di ridurre il salario fino alla miseria, di eliminare la democrazia dai luoghi di lavoro, di trasformare il sistema educativo in una fabbrica della competizione senza cervello, e di privatizzare definitivamente il moribondo sistema di comunicazione pubblico già lungamente debilitato da due decenni di dittatura berlusconiana. Niente di originale, il solito progetto neoliberale monetarista che ha già portato l’Europa al collasso. Ma i dogmatici sono fatti così: quando il loro dogma fallisce lo ripetono alzando la voce.

    I due Presidenti che stanno provocando una spaventosa ondata di disoccupazione e di miseria, e che si preparano a consegnare alle corporazioni finanziarie globali quel che resta del patrimonio comune della società italiana sono i beniamini di una banda di dogmatici che da trentacinque anni fanno il giornale più conformista e dogmatico che abbia mai visto la luce. Il giornale si chiama La Repubblica, ed è specializzato nella più cinica delle operazioni: quotidianamente riconosce che il capitalismo nuoce terribilmente alla salute dell’umanità, riduce la società in condizioni penose di miseria, sfrutta sistematicamente le risorse fisiche e intellettuali del genere umano, eppure quotidianamente ripete che dobbiamo sacrificare tutto quello che abbiamo (soprattutto la nostra intelligenza critica) per salvare il capitalismo.

    Da trentacinque anni questo giornale di merda illumina le menti della sinistra italiana. Il risultato è sotto i nostri occhi. qui il tutto. http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10431

    leggere qui prego. Napolitano ha cambiato casacca molte volte nella sua vita: pro-Mussolini (e Hitler), pro-Unione Sovietica, pro-NATO, pro-liberismo, pro-eurocrazia. Oggi è il Presidente della Repubblica italiana, garante della Costituzione (!!!).

    IL PASSATO FASCISTA DI NAPOLITANO

    Chi ricorda Napolitano universitario fascista? Ripulita la biografia del presidente, ora viene fatto passare per padre costituente: ma nel 1942 non aveva ancora abbracciato il comunismo e faceva parte dei gruppi fascisti

    Di Antonio Socci, Libero del 10 Dicembre 2010

    il link. http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/04/giorgio-napolitano-camaleonte-o-barbie-con-vestitini-ed-accessori/

    e questi sono quelli che dovrebbero difendere la costiutuzione!! a quando una bella impiccagione di massa di banchieri e politici corrotti? e anche di industrialotti ladroni e buoni a nulla?

    DORF

  4. stanziale scrive:

    A proposito di quanto scrive il ns ottimo Dorf sulle corporazioni finanziarie globali, l’ineffabile Mario-lo dalla sua patria, la Germania , oggi ha dichiarato che presto ci sara’ un provvedimento per vendere gli assets pubblici italiani. Ancora una volta prima lo dice ai suoi padroni e poi agli italiani. Ma cosa vuole fare? Il vituperatissimo governo Berlusconi voleva (voleva forse e’ una parola grossa, dato il suo immobilismo) diciamo ne parlava, di creare un fondo su cui convogliare gli assets e metterli a garanzia (NON VENDERLI, O MEGLIO SVENDERLI), per farsi finanziare, era poi l’idea di Quadrio Curzio/Prodi per gli eurobond, se non sbaglio. Temo che Monti voglia invece sverderli.

  5. icebergfinanza scrive:

    dorf001@finanza,

    Se mi trovi una vita da 48 ore al giorno ti riporto bilancio su bilancio nei dettagli. Purtroppo sono in piedi la mattina alle 5 è ho solo 2 ore di tempo! Abbraccio Andrea

    PS… La Danimarca ha dovuto procedere ad una nazionalizzazione-salvataggio per la sua ottava maggiore banca, gravemente colpita dalla crisi dei mercati globale e per cui non si è riusciti a trovare un acquirente privato. Ad effettuare l’operazione è stata la Banca centrale, che ha riferito di aver rilevato il controllo della Roskilde Bank per 37,3 miliardi di corone, poco meno di 5 miliardi di euro.

    Il mese scorso la Banca centrale aveva già erogato prestiti di emergenza a Roskilde, per consentirle di onorare le obbligazioni in scadenza. Il gruppo è pesantemente esposto sul generale settore mutui e la decisione di rilevarlo è stata presa dopo che un audit della scorsa settimana ha riscontrato perdite più gravi delle stime fornite a fine marzo.

    La Nationalbanken danese ha precisato che la sua operazione avviene con l’appoggio del governo e che si metterà al riparo da possibili perdite. Era dal 1984 che in Danimarca non si effettuavano nazionalizzazioni di banche finite in dissesto.

    Lo Stato danese ha assunto ieri il controllo di una banca regionale, la Amagerbanken, con sede a Copenaghen. L’istituto di credito aveva dichiarato il proprio fallimento domenica sera, affossato dal peso degli investimenti ad alto rischio, legati principalmente al mercato immobiliare, che aveva effettuato prima della crisi finanziaria esplosa nel 2008.

    La banca, dopo un’analisi minuziosa dei propri asset e degli impegni assunti sui mercati finanziari, è stata obbligata nel corso del weekend ad accantonare nuove riserve di capitale per fronteggiare le perdite patite nel corso dell’ultimo trimestre del 2010, che sono state pari a 3,14 miliardi di corone (421 milioni di euro). Un risultato generato soprattutto dalle speculazioni finanziarie dei suoi grandi clienti, che hanno fatto piombare le casse dell’istituto in profondo rosso. Basti pensare che i fondi propri, segnalati a 2,44 miliardi solo nello scorso settembre, sono crollati a meno 654 milioni il primo gennaio del 2011.

    Proprio per questo il collasso di questa piccola realtà nel panorama bancario europeo – con 100 mila clienti nel Paese scandinavo ed una rete di 25 filiali, nelle quali lavorano 500 persone – inquieta molti osservatori. In termini di prestiti concessi, Amagerbanken era solamente l’ottava banca danese. Da ieri le sue attività sono state rivelate dalla compagnia statale “Finansiel Stabilitet”, incaricata di gestire e smantellare gli istituti in fallimento. Il ministro delle Finanze, Claus Hjort Frederiksen, ha spiegato alla televisione danese che il crack costerà ai contribuenti 6,7 miliardi di corone (899 milioni di euro), specificando che senza l’intervento pubblico «la stabilità del sistema sarebbe stata messa in grave pericolo». Ad eccezione dei 700 clienti più ricchi, che perderanno i loro investimenti, gli altri saranno rimborsati grazie alla garanzia pubblica sui depositi, fino a 750 mila corone (100 mila euro) a persona. ( Fonte: http://www.valori.it)

    Il governo danese nazionalizza la terza banca nel giro di pochi mesi. Fionia Bank è stata rilevata dallo stato attraverso un’iniezione di 171,6 miliardi di dollari dopo le forti perdite subite dall’istitutofinanziario, riferisce l’agenzia Bloomberg. Prima di Fionia Bank, la stessa sorte era toccata a Roskilde Bank e Ebh Bank lo scorso autunno. Il paese [...]

    Il governo danese nazionalizza la terza banca nel giro di pochi mesi. Fionia Bank è stata rilevata dallo stato attraverso un’iniezione di 171,6 miliardi di dollari dopo le forti perdite subite dall’istitutofinanziario, riferisce l’agenzia Bloomberg. Prima di Fionia Bank, la stessa sorte era toccata a Roskilde Bank e Ebh Bank lo scorso autunno.
    Il paese scandinavo sta attraversando la peggiore crisi economica dagli anni ’70. Il numero delle insolvenze ha raggiunto a novembre il massimo dal 1979.

  6. stanziale scrive:

    Su il sussidiario una interessante intervista a Marco Fortis, che tra l’altro propone, in caso di uteriore diniego tedesco, i transalpbond, assets messi in comune da Italia e Francia, per arginare la speculazione.

  7. idiocrazia scrive:

    dorf001@finanza,

    dorf ma quale posta devo guardare??? scusate forse non capisco come funziona il blog che ci sono i messaggi privati? ci viene data un’email @finanza.com per caso? mah…

    Giuseppe

  8. idiocrazia@finanza,

    hei giuseppe. intendevo la tua mail privata. vai su quella. dovresti avere dei mess.

    by DORF

  9. karlito74 scrive:

    Caro Andrea, ecco la risposta di Rigor Montis al tuo post su Elinor Ostrom…..mi sembra che abbiano proprio voluto cogliere il testimone…io, me tapino, non la conoscevo prima di leggere questo post, ma sarà anche colpa di mass media asserviti al potere….e ci può stare. Ma loro? I nostri governanti? Si sono abbeverati solo alla sorgente del capitalismo selvaggio? Evidentemente……………

    Sarà! Ma la scomparsa della Ostrom mi pare una perfetta metafora dei tempi….la fine di possibili mondi alternativi

    http://www.repubblica.it/economia/2012/06/13/news/schaeble_a_monti_italia_ha_fatto_notevoli_progressi_ripresa_nel_2013-37139954/?ref=HREA-1

    saluti

    Carlo