BREXIT: THERESA MAY 2.0

Scritto il alle 08:01 da icebergfinanza

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Fantastico, strategicamente ineccepibile, o Boris Johnson è uno dei più grandi strategist della recente storia inglese, un volpone di prima categoria o è un mister Bean qualunque alla Renzi tanto per intenderci…

Hanno appena raggiunto un accordo e subito, l’Europa si oppone ad una possibile estensione, felice per l’accordo ma triste per la Brexit, l’addio del Regno Unito. Francamente pensavo che Juncker, se ne fosse in pensione dentro qualche pub inglese a scolarsi il “solito”, ma evidentemente, la storia suggerisce che questa gente deve continuare a fare danni, deve rimanere.

Juncker: “Equo e bilanciato, nessuno spazio per il rinvio

 “Se abbiamo un accordo, abbiamo un accordo e non è necessario prolungarlo”

Poi alla fine credetemi, visto che come vedremo non ci sono i numeri, verrà prolungato!

Ricordo a tutti che la “Cross Border Trade Act” legge approvata dal parlamento britannico lo scorso anno, vieta accordi in base ai quali, il territorio doganale dell’Irlanda del Nord venga separato anche solo per un istante dal Regno Unito.

In sintesi servono 320 voti per approvare l’accordo, Johnson ha contro il DUP, il Labour, i liberali e il resto del Parlamento che non vuole la Brexit, non restano che i ribelli conservatori. Ci sono più di 20 laburisti che sono a favore della Brexit, ma i numeri restano in bilico, sarà interessante comprendere se questa mossa di Johnson, che rispolvera un accordo in stile “May 2.0” sia stata una mossa per costringere l’opposizione a mandare a monte l’ultimo tentativo e ottenere una “HARD BREXIT”, incolpando alla fine coloro che lo hanno osteggiato sino alla fine.

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Secondo il Financial Times, ci sono tre voti di differenza a favore di chi non vuole il deal, ma questa volta sarà diverso, tempi difficili come direbbe Dickens, tempi davvero interessanti ci attendono domani!

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4 commenti Commenta
robylaconi
Scritto il 19 ottobre 2019 at 16:45

Andrea, come sempre hai ragione!!!!! Complimenti

phitio
Scritto il 19 ottobre 2019 at 19:14

Le fonti (la seconda fonte) diceva niente beexit nel 2019, e tant’è. Ci saranno nuove elezioni, le vincerà Boris, e allora sarà brexit. Saluti

aorlansky60
Scritto il 21 ottobre 2019 at 14:08

the lunatics rule the world” detto in lingua inglese; per quanto mi è stato dato vivere finora, nella mia memoria non ricordo un momento storico più pazzo e sconsiderato di quello che stiamo vivendo attualmente, tanto da rimpiangere i tempi della guerra fredda “est-ovest”, quando ancora era lontano e quasi inimmaginabile l’ingresso della Cina nel WTO… bei tempi.

Ma se parto dal presupposto che DENARO e PROFITTI sono la priorità per chiunque da sempre, sia a basso livello (come comuni cittadini) ma soprattutto ad alto livello (come Stati sovrani), allora il quadro che sembra assai confuso, per quello che i media NON raccontano (fuorviando l’attenzione dal VERO PROBLEMA, raccontando invece storie ridicole all’opinione pubblica), assume un aspetto chiaro ed evidente :

ovviamente il VERO PROBLEMA cui mi riferivo sopra è l’enorme gigantesca bolla monetaria esistente, che le stesse BC hanno concorso a creare dal 2008, cui le stesse BC non riescono a dare una soluzione di uscita, perchè condannate a dover soddisfare la richiesta di chi in tutto questo tempo, di quel denaro a costo zero ha saputo fare buon uso (certo NON l’economia reale) e non vuole (e NON può) più rinunciare.

La “Brexit” è un problema da inquadrare sotto IL PROBLEMA descritto sopra. Conoscendo gli Inglesi (intendo il grado di astuzia che i loro vertici politici/economici hanno sempre saputo dimostrare negli ultimi secoli di storia, e Boris Johnson per chi lo conosce bene incarna questa tradizione: nonostante il suo aspetto da comico televisivo, il suo pare essere un cervello “molto fine, arguto e calcolatore” detto sempre da chi lo conosce da vicino) è facile immaginare che non ne vogliano sapere di riconoscere e pagare all’UE “le spese di uscita” da quest’ultima (che l’UE ha quantificato in € 60 miliardi come “conto” finale); per cui è facile credere che questa loro strategia di logoramento tesa ad esasperare la controparte europea sia più studiata che casuale, o vertente su presunte divergenze politiche interne… e nonostante tutto quello che i media (Europei e Italiani) hanno tentato di farci credere sull’uscita dell’UK dall UE -cioè che essa si rivelerebbe un dramma soprattutto per il popolo Inglese- io credo invece che a rimetterci maggiormente sarà l’UE stessa, sia economicamente (perchè verrà a mancare il contributo annuale UK all’UE, il terzo per importanza economica -12 miliardi- dopo quelli di DE e FR, cifra che dovrà essere integrata chiedendo più tasse ai cittadini europei), sia come fattore di credibilità per la stessa UE, perchè sarà dimostrato che : 1) un paese può uscire dall’UE, SE LO VUOLE e 2) non avrà di che pentirsene. A differenza della Grecia costretta a rimanere, che non può certo sorridere al proprio presente, per come l’UE le ha confezionato su misura il “costo” di permanenza.

(È chiaro che il punto 1 è direttamente proporzionale al grado di FORZA di un determinato Paese: l’UK con la sua popolazione di 66 milioni di cittadini, con la sua economia -5to PIL assoluto su scala mondiale- i suoi punti di forza (Finanza) più altri dettagli di contorno -uno dei Paesi con il maggiore apparato bellico su scala mondiale di cui è 4to esportatore assoluto, che ne fanno uno dei 5 Paesi MEMBRO PERMANENTE del Consiglio di sicurezza ONU) possiede di certo maggiore potere contrattuale se posto di fronte all’UE (e a FR e DE) rispetto a paesi come la Grecia (che non può vantare i numeri UK e che già ha assaggiato il potere dell’UE a proprie spese) ed eventualmente di un paese come l’Italia…)

Se la BREXIT sarà ufficialmente stabilita e dopo svariato tempo che essa sarà entrata a regime, sarà dimostrato che basta avere UN UNICO GOVERNO NAZIONALE che lavori per i suoi cittadini, anzichè doverne pagare anche un secondo (come l’Euro Parlamento di Strasburgo) oltre naturalmente a quell’altro esercito di burocrati -sempre pagati dai cittadini europei- che dimorano presso la Com.UE a Bruxelles e che pretendono di governare da quella sede 27 paesi decidendone il destino dei relativi cittadini.

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