PETROLIO: ATTACCO AL CUORE DELL’ARABIA SAUDITA!

Scritto il alle 00:11 da icebergfinanza

La notizia ormai la sapete tutti, quello che cercheremo di comprendere insieme è le ripercussioni che avrà nel breve la probabile esplosione dei prezzi del petrolio, cancellando alcune autentiche fesserie che circolano in questo momento sulle ipotesi di stagflazione o addirittura di aumenti dei tassi per frenare uno shock inflattivo…

Premesso che a molti fa comodo quello che è successo, magari anche alla futura quotazione di Saudi Aramco, la principale compagnia nazionale saudita di idrocarburi, di sicuro non all’Iran che non sembra aver alcun interesse a scatenare oggi una guerra nello Stretto di Hormuz, andiamo a dare un’occhiata a dove potrebbe finire i prezzi del petrolio nelle prossime settimane e forse mesi a seconda dell’interesse di qualcuno…

In questo articolo si va da un aumento di 15/20 dollari per un interruzione di una settimana sino a tre volte tanto in uno scenaro di un mese intero, alcuni prevedono sino a 10 dollari in più alla chiusura di lunedì, altri addirittura superiore ai 100 dollari nei prossimi mesi, se non si risolve .

Le previsioni di un certo livello vedono un aumento tra i 5 e i 10 dollari nella sessione asiatica pari al 10/20/30 % sui prezzi di chiusura di venerdì, mentre noi stiamo scrivendo sono le 22.00, vediamo cosa accadrà domani mattina.

UPDATE: ore 24.07 Prezzi del petrolio in rialzo sul massimo di circa il 15 % sopra 63.45, nulla di trascendentale per il momento, siamo ai livelli di giugno, rendimenti in ribasso e mercati con perdite contenute.

Molto dipenderà dall’aggiornamento in arrivo entro 48 ore da Aramco, alcuni vedono il WTI a 75 dollari.”

Vediamo cosa ci raccontano gli analisti di Goldman Sachs, una prima stima approssimativa dei possibili risultati sulla base del nostro quadro tariffario e delle esperienze delle sanzioni iraniane del 2018 e delle perdite di produzione del 2011 in Libia:

  • Un’interruzione molto breve – una settimana per esempio (…) un tale impatto sui prezzi potrebbe probabilmente essere di $ 3-5 / bbl.

  • Un’interruzione ai livelli attuali di 2-6 settimane (…)  la variazione di prezzo prevista sarebbe compresa tra $ 5 e $ 14 / bbl, commisurata alla durata dell’interruzione (un’interruzione di sei mesi di 1 mb / d sarebbe simile a una di sei settimane ai livelli attuali).

  • Se il livello attuale di interruzione dovesse essere annunciato per più di sei settimane, prevediamo che i prezzi del Brent cresceranno rapidamente al di sopra di $ 75 / bbl(…)

Ci fermiamo qui perchè come sempre la parola toccherà al mercato, alla speculazione, alla frenesia, al panico o euforia. La vera domanda è un’altra, dopo l’allontamento del falco Bolton, gli Stati Uniti vogliono davvero una guerra con l’Iran?

Oggi è arrivata la risposta del comandante del Corpo aerospaziale dei Pasdaran, Amirali Hajizadeh: «Tutti sanno – ha ammonito – che tutte le basi americani e le portaerei fino a una distanza di duemila chilometri sono alla portata dei nostri missili». L’Iran, ha aggiunto «è sempre pronto a una guerra a tutto campo».

Ho il sospetto che ci guadagna di più da tutto questo sia Israele.

Ma veniamo alle tante fesserie che circolano in queste ore sulle conseguenze di un rialzo dei prezzi del petrolio, soprattutto in rapporto ai rendimenti, vediamo cosa ci racconta il nostro amico FRED della Fed di St.Louis, il più spettacolare data base dei dati americani…

Ci racconta ad esempio che mentre i prezzi del petrolio si riprendevano dal collasso degli ultimi tre mesi del 2019, i rendimenti continuavano a scendere, scendere e ancora scendere, come accadde tra l’altro in occasione della Grande Recessione, dove mentre i prezzi del petrolio salivano da 70 dollari sino ad oltre 100, i rendimenti continuavano a scendere e i prezzi dei titoli a salire, sino a quando quel genio di Trichet in Europa ha pensato bene di aumentare i tassi per far crollare tutta l’economia, per paura dell’inflazione, ma si sa della storia non interessa nulla a nessuno…

Fonte: FRED®. Solo a scopo illustrativo.

Ora ci risiamo con le solite fesserie, il settore manifatturiero mondiale è in contrazione, molti Paesi sono in recessione, più sale il prezzo del petrolio e più l’economia mondiale finisce in recessione, come abbiamo visto lo shock è di brevissima durata e non cambia il trend dei rendimenti che seguono la deflazione da debiti, si tratta di un’esplosione deflattiva, altro che stagflazione, al massimo stagdeflation!

Ma di questi e tanto altro parleremo nel fine settimana. Buona notte Andrea

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6 commenti Commenta
phitio
Scritto il 16 settembre 2019 at 12:05

Complimenti per la lettura, perche’ e’ corretta. QUesto attacco fara’ solo una fiammata di prezzi. Se questi saliranno, la domanda verra’ distrutta molto in fretta ed i prezzi saranno costretti a calare nuovamente. L’economia mondiale non ha nemmeno la meta’ della resilienza che ancora aveva 15 anni fa.
Ora proveranno a soffiare sul fuoco all’impossibile, specie da Israele, per provocare questa guerra, ma invano. Non si fugge alla presa ferrea della deflazione da debiti, e l’amministrazione Trump non cedera’ di fronte al tentativo di rimetterlo in mezzo ad un pantano simile all’afghanistan. Trump vuole sganciarsi dal mediooriente, in realta’, e questo attacco e’ solo un tentativo di forzargli la mano.
A mio vedere, questa mossa letteralmente scoppiera’ in mano a quelli che l’hanno progettata: sono tempi di conseguenze impreviste e non volute, queaste, per tutti…

A proposito, le mie fonti mi hanno informato che BoJo vincera’ le prossime elezioni di un buon margine, mettendo in cassaforte la Brexit con un Deal molto piu’ ventaggioso di quello sciagurato architettato dalla May insieme alla EU.

gnutim
Scritto il 16 settembre 2019 at 16:12

convengo con Phitio, ci mancherebbe, grande esperto. Questa fiammata lascia un pò di tempo ancora allo shale oil Usa sull’orlo del tracollo e ridurrà per un pò gli inventory. Ma non può durare perchè siamo in piena recessione.
Sarebbe interessante sapere dagli esperti quali siano i livelli di prezzo considerati insopportabili per il sistema economico attuale…facile no?

davtamb
Scritto il 16 settembre 2019 at 17:04

phitio@finanza,

Non capisco perchè l’ UE dovrebbe accettare di rinegoziare l’accordo a proprio sfavore. Non sono gli Inglesi a sostenere che è meglio un No Deal che un cattivo Deal? Vale anche per la UE

kry
Scritto il 16 settembre 2019 at 23:22

https://it.tradingeconomics.com/commodities

nel momento che scrivo dice

greggio 61,81 +7,02 + 12,8% ( giorno ) – 10,29% annuale

rispetto lo scorso settembre 2018 il petrolio quota il 10% in meno.

phitio
Scritto il 17 settembre 2019 at 10:49

davtamb@finanza,
Perche’ messa giu’ un po’ brutalmente, con BoJo potranno toccare con mano le Hard Brexit, e la possibilita’ reale di perdere completamente tutto il flusso di denaro che entra verso le casse europee dal regno unito, oltre a severe ripercussioni in diversi settori economici (che ovviamente esisteranno specularmente anche nel regno unito).
Una volta capito questo, la UE trattera’ e cedera’ specialmente sull’odiato Backstop, che era stato architettato appositamente per tenere sotto scacco perenne la GB.
Come detto, alla UE certi ambienti se la stanno facendo sotto, e lo si evince dalle reazioni scomposte provenire da diverse parti. BoJo ha compreso la lezione numero zero nelle contrattazioni, e cioe’ che non contratti un accidente, se non sei in una posizione di relativa forza. QUesta forza si chiama Hard Brexit. Che non avverra’ proprio perche’ viene resa concretamente possibile, anzi inevitabile senza un accordo. Per la UE non vale l’inverso (meglio nessun accordo che un cattivo accordo), semplicemente perche’ l’accordo proposto era un accordo a tutto vantaggio della UE e a tutto svantaggio della GB.

davtamb
Scritto il 17 settembre 2019 at 12:37

phitio@finanza,

Vedremo, per me sarà Hard brexit e non ci saranno nè vincitori nè vintii.

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