FED POWEL BREXIT …SURPRISE!

Scritto il alle 11:15 da icebergfinanza

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Ed eccoci qui dopo un paio di giorni davvero noiosi ad ascoltare le lamentele di Donald, il quale non crede più ad alcun accordo con la Cina, tutto rimandato a dopo la sua elezione, sperando che oltre un anno di tariffe non distruggano definitivamente l’economia globale e soprattutto la povera Germania, visto che in autunno è più che certo che toccherà a loro…

Ve ne pubblico solo uno, il resto è una vera e propria tempesta di tweet, giusto per far saltare l’accordo e rimandarlo al prossimo anno…

La Cina sta andando molto male, l’anno peggiore in 27 – avrebbe dovuto iniziare a comprare il nostro prodotto agricolo ora – nessun segno che lo stiano facendo. Questo è il problema con la Cina, semplicemente non ci arrivano. La nostra economia è diventata MOLTO più grande di quella cinese negli ultimi 3 anni.

Il mio team sta negoziando con loro dice Donald, ma alla fine cambieranno sempre l’affare a loro vantaggio, ormai non ci crede neanche più lui. Ecco quindi l’accenno al prossimo anno, probabilmente dovrebbero attendere la mia elezioni per vedere se riesce a vincere uno dei democratici come “sleepy Joe”. Così potrebbero fare un ottimo affare con i democratici e continuare a fare quello che hanno fatto negli ultimi 30 anni.

“Penso che la Cina probabilmente dirà,” aspettiamo “, ha detto Trump ai giornalisti dell’ufficio ovale venerdì. “Quando vincerò, quasi immediatamente, tutti firmeranno accordi”.

Il principale punto critico dal punto di vista della Cina è la richiesta degli Stati Uniti di mantenere in vigore le tariffe punitive fino a quando Pechino non attui effettivamente le riforme alle imprese statali e alla proprietà intellettuale. È politicamente impossibile per Xi accettare qualsiasi accordo che non rimuova le tariffe: i nazionalisti del Partito Comunista lo stanno spingendo per evitare di firmare un “trattato ineguale” che ricorda quelle che la Cina ha firmato con potenze coloniali.

“Non so se faranno un accordo”, ha dichiarato Trump venerdì. “Forse lo faranno, forse no.”

Tra i possibili risultati più piccoli che potrebbero essere ottenuti, affermano osservatori attenti, vi sarebbe l’impegno della Cina ad acquistare più prodotti agricoli e azioni da parte degli Stati Uniti per allentare il divieto delle società statunitensi che vendono al gigante delle apparecchiature per telecomunicazioni Huawei Technologies Co., che il presidente Trump ha già accettato di fare in termini generali.

“Ci sono cose, oltre all’acquisto di un milione di sacchi di soia, che la Cina può fare sulle questioni strutturali che sarebbero effettivamente utili e farebbero la differenza”, ha affermato William Reinsch, consulente senior del Center for Strategic and International Studies. “Ma questo è al massimo il 30% lungo la strada di ciò che gli Stati Uniti hanno richiesto.”

Fantastico il 30 % di quello che serve per arrivare a nessun accordo o forse un accordo da vendere come il meglio del peggio.

Attenzione però perchè qualcosa non sta andando per il verso giusto, i mercati stanno completamente ignorando le parole di Trump, ma soprattutto i mercati obbligazionari americani non si sono mossi, quasi in religiosa attesa di quello che dirà domani Jerome Powell, il quale non potrà accogliere le richieste dei mercati e di Trump per un doppio taglio dei tassi.

Ieri il principale indice tedesco è collassato, le banche centrali stanno deludendo i mercati dai massimi prima di Draghi siamo scesi di almeno oltre il 4 % e scenderemo ancora di un ulteriore 2/2,5 %

Negli ultimi giorni, i funzionari cinesi hanno aumentato la loro retorica e incolpato gli Stati Uniti di incoraggiare i manifestanti democratici a Hong Kong, affermando che l’escalation della violenza è opera degli Stati Uniti.

“Coloro che giocano con il fuoco inevitabilmente si bruceranno”, ha dichiarato ai giornalisti a Pechino lunedì il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying. “La Cina esorta gli Stati Uniti a fermarsi il prima possibile”. 

Per chi spera in qualcosa di più domani, consiglio di essere pronti a qualunque sorpresa, come suggerisce l’ex governatore della Fed di New York, Dudley…

Anche un taglio di un quarto di punto – che è quello che mi aspetto – comporta rischi significativi. E se, con il senno di poi, si rivelasse un errore? (…)  c’è un altro rischio: quello di stimolare inutilmente l’economia quando sta già crescendo a un tasso superiore alla tendenza e quello di spingere i prezzi delle obbligazioni e delle azioni a nuovi e forse insostenibili livelli. Concentrandosi sulle minacce al ribasso come le incertezze della politica commerciale degli Stati Uniti e la crescita estera, la Fed potrebbe in definitiva andare troppo lontano. Dopotutto, l’attuale livello dei tassi a breve termine è già stimolante. Se l’economia mantiene il suo slancio e l’inflazione accelera, la banca centrale potrebbe essere costretta a stringere di nuovo – una brusca frenata che potrebbe far scoppiare una bolla finanziaria creata dalla stessa Fed, aumentando le possibilità di una dolorosa recessione.

In sintesi si dice che la richiesta di abbassare i tassi oggi, dopo gli ultimi dati è meno impellente che nella riunione di giugno, anche se, sottolinea Dudley, non significa affatto che sia un errore ridurre i tassi domani, ma chi si attende che questo è solo il primo di una serie di tagli dei tassi, potrebbe avere una spiacevole sorpresa, perchè le future mosse dipenderanno dai dati e non dalle richieste dei mercati.

Invece nonna Yellen è completamente a favore di un taglio dei tassi, l’unica cosa che non sa è che non servirà a nulla, la recessione ormai è avviata, figurarsi poi se si prendono pure un anno di tempo per trovare un accordo, magari dopo la nuova elezione di Trump, tra una partita di golf e l’altra a Mar a Lago…

Diamo un’occhiata ora alla perfida Albione, con la netta vittoria di Johson nuovo premier britannico che non promette nulla di buono per l’euro e l’Europa.

Si lo so, la narrativa principale era che con la Brexit, il Regno Unito sarebbe stato invaso dalle cavallette, crollo dell’economia, strage di occupazione e così via, ora è che solo gli inglesi hanno da parderci da un non accordo, ma come ben ricorda il nostro Mike…

“La saggezza convenzionale afferma che il Regno Unito verrà colpito più duramente dell’UE in caso di Brexit senza alcun accordo. La saggezza convenzionale è sbagliata.”

Ecco otto motivi per cui l’UE soffrirà maggiormente nel breve e nel lungo termine.

Motivo 1: Imposte sulle società

Il Regno Unito può e probabilmente taglierà le aliquote dell’imposta sulle società. Un’aliquota dell’imposta sulle società più bassa mitigherà gran parte del danno derivante alle società britanniche in caso di mancato accordo. Si noti che una delle più grandi denunce dell’UE contro l’Irlanda ora è la struttura “ingiusta” dell’imposta sulle società in Irlanda.

Motivo 2: Fluttuazioni valutarie

Una valuta in calo è positiva per gli esportatori e negativa per gli importatori. La sterlina britannica è in calo in previsione della Brexit.

Motivo 3: Bilancia commerciale

In caso di mancato accordo, le tariffe dell’OMC prosciugano, a meno che l’UE non offra di un accordo commerciale. In base alle norme dell’OMC, l’UE potrebbe farlo e le regole possono essere realizzate per un periodo di 10 anni. L’UE dovrebbe essere d’accordo a farlo, ma con l’aumentare dell’animosità, probabilmente non lo farà. In un contesto tariffario in aumento, gli esportatori soffriranno molto più degli importatori. La Germania ha un enorme surplus commerciale con il Regno Unito.

Anche Angela Merkel è molto preoccupata per le esportazioni tedesche.

Approfitta della crescente possibilità che Trump imposti tariffe sulle auto tedesche e l’UE verrà crocifissa. Una recessione tedesca molto grave è nelle carte e l’UE deve affrontare un doppio colpo della Brexit più Trump. Si noti che una valuta in calo mitigherà parte del danno tariffario sugli esportatori del Regno Unito, aggravando i problemi per l’UE.

Motivo 4: Diritti di pesca

Brexit, il Regno Unito blocca tutti i diritti di pesca dell’UE. I pescatori dell’UE saranno bloccati.

Motivo 5: Offerte commerciali

Il Regno Unito sarà in grado di concludere accordi commerciali e stabilire le tariffe come preferisce con altri Paesi.

Motivo 6: Norme e regolamenti

Il Regno Unito sarà finalmente libero da regole e regolamenti UE insani su praticamente tutto tranne che sull’agricoltura.

Motivo 7: Commissioni Brexit e Commissione Pay to Play

Alcuni lo contestano, ma il Regno Unito può bloccare la commissione per la rottura della Brexit. Boris Johnson ha minacciato di farlo. Indipendentemente da ciò, il Regno Unito smetterà di pagare. L’UE ha iscritto in bilancio i pagamenti del Regno Unito. Quando il Regno Unito smetterà di pagare, l’UE dovrà aumentare le tasse per coprire la differenza.

Motivo 8: conseguenze a lungo termine

Sia l’UE che il Regno Unito soffriranno in caso di mancato accordo, ma le conseguenze a lungo termine favoriscono fortemente il Regno Unito.

Mike “Mish” Shedlock

Bel lavoro davvero al di la delle solite chiacchiere dei nostri giornalisti ed economisti Mike!

In sintesi dopo la delusione della BCE il rischio è che arrivi anche quella della Fed, giusto per dimostrare l’indipendenza da Trump…

Trump vuole un taglio di mezzo punto, vedremo cosa accadrà!

Come spiega Daniel, la Fed non ha alcun bisogno di ridurre i tassi a meno che…

Il secondo motivo sarebbe più preoccupante. La Federal Reserve taglierebbe i tassi come misura reattiva contro l’assalto monetario della BCE (zona euro), della PBOC (Cina) e della BOJ (Giappone).   Questo perché sta riconoscendo in modo velato che siamo in una bolla pericolosa gonfiata dalle banche centrali e che ci stiamo dirigendo verso una guerra valutaria. Non sorprende che l’indice del dollaro (il DXY) sia aumentato nonostante le aspettative di tassi più bassi e persino il riacquisto di obbligazioni attraverso il reinvestimento di interessi negli Stati Uniti. Quando tutte le principali economie “copiano” la Fed senza avere l’equilibrio finanziario, il dinamismo economico e la valuta di riserva globale degli Stati Uniti, stanno sostanzialmente dicendo implicitamente “compra dollari”.

Concludo ricordando a tutti quello che è accaduto la scorsa settimana in Svizzera, no Giappone o Germania, ma Svizzera, con un messaggio a tutti quelli secondo i quali in America non succederà mai!

I rendimenti a 50 anni, ripeto CINQUANTA ANNI sono andati in negativo, spero sia chiaro il concetto, ecco perchè tre anni fa il 50 anni svizzero è andato a ruba.

Ribadisco, si tratta di un’occasione strepitosa!

Arrivederci a domani. Andrea

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