BREXIT INFINITY!

Scritto il alle 05:41 da icebergfinanza

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Prima di occuparci della Brexit e di Trump, di guerre commerciali, subito una buona notizia dal mercato immobiliare americano che sei giorni dopo il dato di dicembre registra una caduta del 7%…

La sintesi la facciamo in un secondo, tra una revisione e l’altra oggi le vendite al dettaglio sono di oltre il 4 % inferiori al gennaio del 2018.

Nuove vendite domestiche

Nel frattempo la produzionme industriale sale di un modesto 0,1% contro attese per 0.4, senza un febbraio decisamente freddo e l’apporto del settore delle utilities sarebbe stato sensibilmente negativo.

Cala il settore manifatturiero a meno 0,4 % dopo il meno 0,5 % di dicembre confermato anche dal brutto dato del settore manifatturiero di New York…

L’utilizzo della capacità produttiva è diminuito di 0,4 punti percentuali in febbraio al 75,4 percento, quasi 3 punti percentuali al di sotto della media di lungo periodo, con perdite per beni durevoli e non durevoli…  Il tasso per le utilities è balzato al 78,6%, ma era ancora di circa 7 punti percentuali al di sotto della media di lungo periodo.

Ma veniamo alla guerra commerciale e all’Europa, queste le ultime dichiarazioni di Trump…

(…) Trump ha dichiarato: “sono disponibili a parlare con noi e se non ci parlano, faremo qualcosa che sarà piuttosto grave economicamente . Stiamo andando a tariffare molti dei loro prodotti. “Il presidente si riferiva quasi certamente alle importazioni di auto dall’UE, una minaccia che ha fatto in passato .

Trump ha fatto i suoi commenti ai giornalisti mentre incontrava il Primo Ministro irlandese Leo Varadkar nello Studio Ovale.

Trump ha anche detto su Twitter che ha anticipato un accordo commerciale “su larga scala” con il Regno Unito, che sta affrontando un’uscita ritardata dall’Unione Europea.

Ma veniamo alla Brexit, le ultime dichiarazioni di Trump su un accordo commerciale con il Regno Unito e i commenti alla gestione dell’uscita sono tutto un programma per chi lo sa comprendere…

(ANSA) – WASHINGTON, 14 MAR – Donald Trump attacca Theresa May e il modo in cui la premier britannica ha gestito i negoziati sulla Brexit: “Non ha ascoltato i miei consigli”, ha detto parlando con i giornalisti a margine dell’incontro col primo ministro irlandese Leo Varadkar.

Come scrive Mike Shedlock…

  1. Trump vuole un accordo commerciale che includa l’agricoltura. L’UE dice no.
  2. Trump vuole che la Germania aumenti le spese militari, la Germania ha in programma di tagliare le spese militari secondo Eurointelligence. Non so se Trump ne sia ancora al corrente.
  3. Trump vuole che la Germania tagli il Nord Stream 2, un gasdotto tra la Russia e l’UE sotto il Mar Baltico. L’UE si è schierata dalla parte della Germania.
  4. Trump vuole che l’UE acquisti il ​​gas naturale liquido negli Stati Uniti, ma l’UE invece comprerà dalla Russia perché è più economico. Questo fa parte del problema di Nord Stream 2.
  5. Trump vuole che l’UE si attenga alle sue sanzioni contro l’Iran. Invece, l’UE ha creato un meccanismo in cui i fornitori europei possono negoziare con l’Iran in euro anziché in dollari come mezzo per aggirare le sanzioni statunitensi. Il meccanismo è poco usato, se non del tutto, ma l’idea fa infuriare Trump.
  6. Le tariffe UE per le auto degli Stati Uniti sono più alte delle tariffe statunitensi per le auto dell’UE. Le tariffe statunitensi su SUV e camion dell’UE sono molto più alte delle tariffe UE sui camion e SUV degli Stati Uniti, ma non importa.
  7. Trump non vuole che la Germania utilizzi la tecnologia 5G dalla Huawei di Cina. La Germania ha detto che andrà avanti. È quasi costretto a. La ragione è che la Germania è molto indietro rispetto agli Stati Uniti. La sua tecnologia 4G è fatta da Huawei. La mia comprensione è che esiste una compatibilità tra 4G e 5G se il venditore è lo stesso. Pertanto, la domanda di Trump potrebbe ritardare la Germania di un paio di anni.

Direi che ci sono tutti gli ingredienti che mancavano per contestualizzare, le prossime dinamiche del principale indice finanziario tedesco il DAX, come vi ha raccontato Machiavelli negli ultimi mesi.

Uno dei motivi per cui Trump è ansioso di chiudere un accordo con la Cina, dice Mike è che può far esplodere l’UE con una dose massiccia di tariffe, dazi commerciali. Non penso che voglia due guerre commerciali simultanee.Questa è un’altra ragione per aspettarsi che Trump non esiga troppo dalla Cina in un accordo.Trump potrebbe decidere che le auto europee sono una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti, come ha minacciato di fare,il risultato finale sarebbe una recessione globale immediata. Siamo comunque sulla cuspide.

Tornando alla Brexit…

(ANSA) – ROMA, 17 MAR – Due pezzi da novanta del governo di Theresa May avvertono che se non ci sarà la certezza che l’accordo di Theresa May per la Brexit questa volta sarà approvato non si terrà alcuna votazione.
Quando ancora non è chiaro se a Westminster si voterà per l’intesa il 19 o il 20 – l’unica certezza è che sarà prima del Consiglio europeo di giovedì 21 – a prendere la parola sono stati prima il ministro del Commercio estero Liam Fox (“si voterà solo se sappiamo di avere il sostegno necessario”), poi il Cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond, che è stato ancora più netto: “L’intesa sarà sottoposta ai deputati se un numero sufficiente di nostri colleghi e del Dup sono disposti a sostenerlo”, ha detto parlando con la Bbc. Hammmond ha poi ammesso che ad oggi i numeri per mettere al sicuro l’intesa della May “ancora” non ci sono.

Le notizie recenti le sapete tutte, io mi concentro solo sul rischio che il Regno Unito venga costretto a partecipare alle prossime elezioni europee, è chiaro a tutti che sarebbe un fatto devastante per l’orgoglio inglese…

(ANSA) – ROMA, 17 MAR – La premier britannica Theresa May ha messo in guardia i parlamentari che, se non verrà approvato il suo accordo con l’Ue per la Brexit nei prossimi giorni, Bruxelles potrebbe insistere per un rinvio lungo dell’uscita dall’Unione, costringendo la Gran Bretagna a partecipare alle elezioni europee di maggio: questo rappresenterebbe “un potente simbolo del fallimento politico collettivo del Parlamento”, ha ammonito sul Sunday Telegraph.
La premier ha insistito che, se la Camera dei Comuni non approverà il suo accordo prima del Consiglio europeo di giovedì prossimo, “non lasceremo l’Ue per molti mesi, forse mai”.
May ha poi aggiunto che anche se l’accordo passasse prima del vertice dei leader europei il governo avrà bisogno di “una breve estensione tecnica” oltre la data inizialmente prevista per la Brexit del 29 marzo. “Ma è qualcosa che il popolo britannico potrebbe accettare se questo portasse lentamente alla Brexit. Se il parlamento non approverà l’accordo, l’alternativa sarebbe molto peggiore”

Ora la parola alla storia!

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20 commenti Commenta
john_ludd
Scritto il 18 marzo 2019 at 10:54

Nel tratto di mondo a est del mar della Cina e a ovest del fiume Elba non c’è nazione che non sia in decadenza o in avanzata decomposizione. Di quelli che restano, alcuni sono falliti del tutto, degli altri non saprei, non conoscendoli abbastanza non si può che sospendere il giudizio.

massimo64
Scritto il 18 marzo 2019 at 11:34

Un effetto la brexit l’ha avuto: i sovranisti di casa nostra han smesso di proporre uscite. Savona va a fare il pensionato in consob, vedremo come vanno le elezioni europee ma a prescindere dal risultato l’onda nazionalista è finita. Non poteva finire diversamente, i sovranisti per definizione guardano alla loro Patria, quindi non possono unirsi per evidente contraddizione in termini.

patrick
Scritto il 18 marzo 2019 at 13:41

john_ludd@finanza,

John ben ritrovato!

aorlansky60
Scritto il 18 marzo 2019 at 13:48

@ John_Ludd

hi John, wellcome back.

l’ultima volta che ricordo di averti sentito qui, eri in partenza verso alte vette (Himalaya o Karakorum, non ricordo bene quale…)

john_ludd
Scritto il 18 marzo 2019 at 13:49

massimo64@finanza,

i dibattiti su temi complessi come quelli trattati qui e altrove hanno smesso da tempo di essere utili alla formazione di un’opinione e procedono sull’onda della pura emotività. Da una parte e dall’altra si riduce il tutto a una variabile,a un rapporto causa/effetto che soddisfa la volontà di una soluzione semplice che la per stessa natura dei sistemi complessi non esiste. Non c’è possibilità alcuna di prevedere correttamente la traiettoria mentre al contrario il punto di arrivo può esserlo ma i tempi e modi sono tali da rendere sterile il tentativo di trovare contromisure e inutile e dannoso il tentativo stesso, tale è lo sforzo nell’effettuare la previsione e il tempo che richiede, rispetto la breve durata della vita utile rimanente all’osservatore, agente inconsapevole di un processo che è non deterministico, non lineare, non stazionario e non ergodico ma che rispetta certe poche leggi di valore universale che tuttavia sono esattamente quelle che si preferisce ignorare.

capitan_harlok
Scritto il 18 marzo 2019 at 14:30

Deutsche Bank piena di prodotti tossici con oltre 14 miliardi di debiti bene nessun problema interviene Commerzbank ripuliamo il tutto e come per magia diamo vita ad un colosso bancario scorporando tutti gli asset “monnezza e zavorra ” lunga vita al Cancellierato Tedesco

apprendista
Scritto il 18 marzo 2019 at 14:37

Certo che assicurazioni e fondi pensione e non hanno comperato tbond a bomba in quanto rendimenti giù o costanti mentre gli stranieri….
https://www.wallstreetitalia.com/news/usa-record-di-investitori-stranieri-che-vendono-i-titoli-del-tesoro/

idleproc
Scritto il 19 marzo 2019 at 22:05

massimo64@finanza,

In realtà “l’europa” è un aereo in stallo senza riferimenti visibili che sta cadendo come una pietra, con i computer di bordo guasti e i sensori che danno come output rumore di fondo in quanto tutta la complessa strategia e tattiche nella specifica interpretatazione delle oligarchie europee che era quella di importarsi sottobanco con le “riforme” il “modello” USA eliminando anche la rappresentanza reale oltre a cambiare i fondamenti del sistema giuridico, è fallita.
Non capiscono nemmeno se stanno col c. in alto o in basso.
La cosa divertente è che in USA hanno invece messo in discussione il loro “modello”, Agenzie e relative porte girevoli pubblico-privato, il sistema lobbistico, le corporation oligopoliste oltre alla finanziarizzazione e concentrazione nell’economia e nella propaganda.
Ovviamente lo fanno a modo loro con una gran caciara, noi invece nascondiamo tutto sotto il tappeto ma in basso se ne stanno accorgendo ed è quello che conta nei rapporti di forza reali.

apprendista
Scritto il 19 marzo 2019 at 22:18

Ottimo no capitano? Anche se si tratta delle speranza che il nuovo padrone (usa) sia un po’ più umano del vecchio (D), io penso di si
http://www.ilgiornale.it/redirect/mondo/l-attacco-germania-trump-ambasciatore-non-pi-gradito-1665555.html

stanziale
Scritto il 20 marzo 2019 at 06:38

apprendista@finanza,
AAHH….LORO sono uno stato sovrano e non accettano interferenze . Noi invece NON lo siamo e dovrebbe subire in eterno i diktat della Ue, cioe’ sopratutto loro, i tedeschi. Noi e da quel di’, noi si , che avremmo dovuto cacciare gli ambasciatori non solo della germania e francia, ma di una buona parte degli altri Ue, a cominciare da Olanda, Belgio, Spagna, Lussemburgo.

massimo64
Scritto il 20 marzo 2019 at 09:07

esattamente
john_ludd@finanza,

massimo64
Scritto il 20 marzo 2019 at 09:14

“ma in basso se ne stanno accorgendo”….. e quindi?
sono d’accordo su tutto. Resta il fatto che al di là degli strepiti, nel concreto siamo in mano a degli scappati di casa. E non ne faccio una questione politica. Non si possono dare risposte semplici a questioni complesse. Le risposte semplici sono adatte a chi fa domande semplici. A me non basta.
idleproc@finanza,

aorlansky60
Scritto il 20 marzo 2019 at 09:23

@ Stanziale

Noi e da quel di’, noi si , che avremmo dovuto cacciare gli ambasciatori non solo della germania e francia, ma di una buona parte degli altri Ue, a cominciare da Olanda, Belgio, Spagna, Lussemburgo.

quella che descrivi è un azione che può essere decisa da un PAESE FORTE (dove per FORTE è da intendere POTENZA MILITARE, POTENZA ECONOMICA, POTENZA INDUSTRIALE) purtroppo mi pare che nell’attuale contesto storico, l’Italia non risponda a nessuna di queste tre caratteristiche…

PORTELLO
Scritto il 20 marzo 2019 at 09:58

era ora…
mandala una cartolina ogni tanto alla ciurma
;)
john_ludd@finanza,

silvio66
Scritto il 20 marzo 2019 at 14:54

Ciao John bentornato
john_ludd@finanza,

john_ludd
Scritto il 20 marzo 2019 at 23:25

idleproc@finanza,

gli Stati Uniti non hanno messo in discussione un bel nulla, cosa te lo fa supporre ? Il fatto che ci siano candidati di sinistra ? Ci sono sempre stati e hanno sempre perso ma sono utili alla ultra destra che poi vince. Il fatto che ora sono protezionisti ? Non lo sono, vogliono solo che i cinesi e tutti quelli che hanno un avanzo tornino a comprare titoli del tesoro invece che usare il dollaro come se fosse la “loro” moneta. Ora a One Bank gli tocca comprarli loro, è merda per chi è abituato a considerare il 10% un guadagno minimo. Vedi, il dollaro non è solo la moneta di una nazione ma la valuta del sistema bancario internazionale che ne crea molta di più di quanto ne faccia il governo americano, è un derivato del dollaro nell’ambiente noto come eurodollaro, per creare 100 nuovi eurodollari basta un modesto margine di dollari reali, quelli, solo quelli, sono monopolio delle banche americane. Se un governo straniero invece di riciclare il proprio surplus direttamente in titoli governativi si mette a comprare miniere, terreni, influenze e quant’altro il governo americano non lo può impedire, è l’unica cosa che davvero non può impedire perché sono i suoi dollari ! Ma gli americani non possono più andare in giro per il mondo a comprare miniere e terreni in quanto oberati di debito estero. I cinesi lo fanno e questo ha definitivamente mandato in bestia l’élite americana. Un metodo certo esiste, svalutare il dollaro come 30 anni fa con il Giappone che faceva la stessa cosa, usava il surplus per comparsi pezzi di America. Sono vecchio, mi ricordo i titoli dei giornali, Il Giappone compra l’America. Gli imposero una rivalutazione e il Giappone andò in vacca, avere una moneta forte e poterla spendere solo in casa porta a bolle immobiliari, come in Svizzera ora su piccola scala. Ma il Giappone era un paese occupato, un vassallo, non c’era geopolitica di mezzo, non aveva alternative, la Cina no. L’ America svaluterà di sua volontà ? MAI. E’ un impero costruito sulla sua valuta, svalutare significa accettare un mondo multi polare, è il trionfo di Vladimir Putin, ti pare possibile ? E qui siamo. Altro che modello in discussione, c’è solo un conflitto geopolitico mascherato da qualcos’altro in modo talmente maldestro che chiunque dovrebbe accorgersene, simile a quelli del passato. Come finì allora ? E la MMT ? La prossima volta parlerò di questo di come One Bank si impadronì della dottrina di Keynes eliminando quello che non gli andava bene e di come ora stia valutando se impadronirsi di qualche nuova ma vecchia teoria che qualche utile ingenuo come il santificato economista scozzese, gli porrà su un piatto d’argento in modo da assegnare il costo ai soliti noti, cioè i peones più keynesiani di Keynes e più indebitati che mai … con One Bank. Ciao.

idleproc
Scritto il 21 marzo 2019 at 12:08

john_ludd@finanza,

Il “modello” è in discussione in basso, quando accade, il riflesso distorto, mediato e ricondotto all’ovile lo ritrovi nella conflittualità politica in alto anche sulle strategie.
Sono aspetti che non si dovrebbero sottovalutare in quanto fondamentali per gli aspetti tattici.
Per quanto riguarda la “sinistra” americana e i suoi candidati vecchi e nuovi completamente integrati mi viene solo da ridere, non è un caso che il livello politico del conflitto abbia trovato espressione “anomala” a destra . Concordo ovviamente sul dollaro.
Sull’argomento “complessità” in relazione all’azione soggettiva fondata su di una strategia che è sempre di parte e all’interno di processi dinamici e contraddittori con componenti caotiche e limiti fisici oggettivi materiali, sarà interessante ritornarci.

idleproc
Scritto il 21 marzo 2019 at 13:05

Ps. Un esempio di fallimento di applicazione di una strategia soggettiva di interessi di parte ristretti all’interno di una realtà complessa è proprio la “costuzione” europea.
Al fallimento dell’azione sulla complessità, la risposta è +complessità e +strutture complesse.
Il limite nel processo sempre più estremo di alienazione dall’uomo sociale e come individuo è la sua sostituzione con l’artificiale anche del livello decisionale diventato inoperante per la complessità da gestire.
Il computer che abbiamo sotto il naso dovrebbe essere per definizione una macchina a stati determinati e/o comunque dovrebbe essere costante il tentativo di renderla tale quindi sempre prevedibile, comprensibile e determinabile ma non è più così.
Possible risposta? Mettiamoci dentro o fuori una rete neurale pseudo AI che ne gestisca i processi e l’errore che per definizione è insopprimibile.

john_ludd
Scritto il 24 marzo 2019 at 16:22

idleproc@finanza,

Un sistema complesso può evolvere in una direzione sola, maggiore complessità. Il caso più ovvio è il sistema sociale umano. Le interazioni aumentano super esponenzialmente al crescere del numero dei partecipanti. Nessun sistema complesso è mai stato riformato in senso da diminuirne volontariamente la portata, se si ferma collassa che è un termine che esprime il concetto di semplificazione. Qui l’esempio più ovvio è il sistema finanziario, esso deve espandersi continuamente in quanto ciò che da esso viene prelevato è solo l’interesse o le plus valenze che il capitale frutta. Se i tassi vanno a zero in conseguenza dell’impossibilità di avere crescita economica, dunque di espandere ancora il credito, si deve necessariamente ricorrere al prelievo del principale il quale tuttavia è un’entità contabile largamente fittizia il cui solo scopo è generare interessi crescenti o plus valenze crescenti con le quali finanziare i consumi. Si noti come il sistema fiscale americano dipenda oggi dalle plus valenze di borse cosicché effettivamente il mercato è l’economia come brillantemente suggerisce Luke Gromen. E’ sufficiente che un numero ristretto di attori richieda la conversione delle poste contabili rappresentate da moloch come il debito pubblico, quello privato o il valore di borsa in beni tangibili oppure in cash ed il sistema si semplifica all’istante, collassa. Non può esistere alcuna decrescita felice, solo la rincorsa verso maggiore crescita la quale tuttavia cozza contro l’evidenza fisica: un sistema che cresce esponenzialmente anche se a ritmi più blandi richiede crescenti risorse in termini di più persone e più acqua, metano, rame, ferro, grano. Il grande esperimento iniziato 9000 anni fa circa con il passaggio da società a crescita limitata a civiltà a crescita illimitata era condannato sin dall’inizio. Esso andrà avanti seguendo le stesse leggi di ogni altro organismo la cui crescita appare illimitata inizialmente per poi cessare e invertirsi. Consideriamo un mammifero: assorbe energia potenziale attraverso il cibo, il metabolismo lo trasforma in energia che viene condotta all’interno di ogni singola cellula. Qui il suo uso si divide in due: una parte serve per la riparazione e il mantenimento dell’esistente, quello che resta alla crescita di nuove cellule. Raggiunto il limite determinato dalla velocità del metabolismo in relazione alla massa dell’organismo, il 100% viene dedicato alla manutenzione ma ogni trasformazione energetica non è efficiente al 100%, una parte si dissipa e trasforma in entropia e per quanto il metabolismo dei mammiferi sia enormemente superiore a qualunque metodo di trasformazione inventato dalla tecnica esso cede alle leggi di natura. Dal momento in cui l’energia non basta più neppure per mantenere una situazione di stasi, ripeto fisicamente impossibile a causa dell’entropia, cade in un decadimento che è molto più rapido della fase precedente. Lo stesso avviene nelle strutture umane, ognuna delle quali richiede energia per il proprio mantenimento prima che per la crescita.

Ogni problema di complessità deve quindi essere risolto con nuova ulteriore complessità. Questo vale sia per le strutture tecnologiche che per quelle sociali, raggiunto il loro limite, esse collassano. Il punto di rottura non è a priori calcolabile come dimostrano gli iniziali esperimenti di Per Bak, fisico danese il cui pensiero è stato tra i più influenti negli ultimi 50 anni. Il fisico italiano Ugo Bardi ha approfondito queste nozioni realizzando un modello noto come Seneca Cliff dalla famosa epistola del filosofo stoico. Ogni modello è sbagliato ma un buon modello è capace di indicare la corretta linea di evoluzione del sistema sotto osservazione.

Concludo con un osservazione sulla natura dell’euro come problema di complessità. La voluta comune è stata voluta dal sistema finanziario, in Italia ad esempio, il suo principale e forte sponsor sono state le banche. Il sistema aveva un problema di costi, avere differenti valute nel contesto di un sistema basato sulla crescita del commercio era un limite, così lo sono le frontiere, i limiti allo spostamento di merci e persone etc … Il sistema dunque si è evoluto lungo il gradiente che ne ottimizzava i costi DATA LA NATURA DEL SISTEMA STESSO. Ha aggiunto dunque complessità, aumentando a dismisura le interconnessioni al punto che ora non è possibile smontarlo senza subire un costo superiore a tutti i vantaggi che se ne sono ottenuti. Costo che si spalmerebbe in un intervallo molto più breve di quello su cui sono stati spalmati i vantaggi. Attenzione che:
1) costi e ricavi vanno intesi come afferenti al sistema finanziario cioè a quello che si è evoluto da locale a globale
2) evoluzione NON è sinonimo di miglioramento, l’utilizzo nel gergo comune conduce a conclusioni errate, è un problema semantico se vogliamo, causato dalla limitatezza del nostro linguaggio. Evoluzione = mutamento in seguito a cambiamenti del sistema stocastico di cui il sistema è parte non esclusiva.

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