C’E’ DEL MARCIO IN ALEMAGNA!

Scritto il alle 10:30 da icebergfinanza

Dopo l’accenno nell’ ultimo Machiavelli di quello che sta accadendo in Australia che nasconde innumerevoli opportunità,  il nostro John Mauldin irrompe sulla scena suggerendo che c’è del marcio in Alemagna…

Germany May Be a Bigger Threat to the European Union than Brexit

Prima una piccola premessa! Le notizie, analisi ed informazioni che nel corso dei mesi scorrono nei manoscritti di Machiavelli, sono stelle polari raccolte qua e la che come abbiamo visto prima e poi diventano oggettivamente verità figlia del tempo. Ricordatevi che non sono le notizie di prima pagina che media mainstream offrono in pasto al pubblico a fare la differenza ma tante piccole notizie passate in sordina, nascoste tra le pieghe dei giornali, che con il tempo si rivelano fondamentali, per comprendere quello che accadrà, il tutto ovviamente accompagnato dall’analisi empirica.

MACHIAVELLI E LE COSE DELL’ALEMAGNA

Noi ne abbiamo già parlato lo scorso anno, piano, piano, le dinamiche nascoste diventano realtà, come questa ad esempio segnalata da un nostro compagno di viaggio al seguente Indirizzo

“Negli ultimi 10 anni, il mercato dell’armamento in Germania è stato, in grandissima misura, trainato da fondi ad hoc e dalle banche tedesche che hanno finanziato nuove costruzioni secondo lo schema KG. Ma la crisi finanziaria ha bussato alla porta tra il 2008 e il 2009, portando all’attuale depressione sui mercati che ha colpito anche l’armamento” ha attaccato Nielsen, ricostruendo la storia di un sistema che, sebbene diffuso a partire dagli anni ’70, è decollato davvero in quelli ’80: “Molti armatori tradizionali o andarono in fallimento o scapparono a Cipro, favorendo la creazione di società di gestione di successo a Limassol quali Columbia-CSM, Reederei Nord (Klaus Oldendorff), Interorient e altre. Il governo venne così indotto a introdurre un sistema di incentivi per gli investimenti navali che consentiva di ammortare i beni fino all’82% in 5 anni, poi modificato nel 2000 estendendo il lasso temporale a 12 anni (con un limite del 26% nei primi 2). La possibilità di accumulare perdite fiscalmente deducibili rappresentò un enorme incentivo per gli investitori ma portò alla costruzione di arcani schemi per massimizzare i benefici fiscali, invece trascurando completamente l’effettivo valore commerciale”. Un tipico progetto KG consta di una società di scopo (single purpose vehicle o SPV) e di 5 parti contraenti. “Gli investitori, tra le 10 e le 800 persone fisiche, apportano il 30% del capitale raccolto tramite gestori di fondi che contrattano e gestiscono il prestito bancario, distribuiscono i dividendi e riferiscono agli investitori. La banca è di solito tedesca, soggetti quali HSH, NordLB, Commerzbank (scaturente dalla fusione tra Deutsche Schiffsbank e Dresdner Bank) o DVB, mentre Deutsche Bank, pur essendo la maggiore del Paese, curiosamente si è quasi del tutto astenuta dal finanziare le KG. Ci sono poi il gestore e il gestore tecnico della nave, che devono entrambi essere tedeschi (quest’ultimo ha di solito solo una minima quota nella società). Infine, ovviamente importantissimo, il noleggiatore, che normalmente stipula un contratto quinquennale (con opzioni), ma quelli a scafo nudo sono proibiti” ha spiegato il broker danese.

Speranze di vita per il traballante sistema delle KG?

Tutte le banche (salvo una) fuggono precipitosamente dai gorghi dello ship tranne una

E indovinate chi era quell’unica banca che non è fuggita dai gorghi?

Ma naturale HSH NORDBANK balzata agli onori della cronaca lo scorso anno…

Ue: il salvataggio di una banca non è aiuto di Stato

Ed è tornata sotto i riflettori ultimamente…

HSH Nordbank to Offload Soured Shipping Loans

HSH Nordbank: Knapp am Aus vorbei?

Come abbiamo visto ieri in GERMANIA: MILLE ETRURIA DISSEMINATE OVUNQUE

un’altra grande banca regionale è in difficoltà …

A causa dell’esposizione su traffico merci e container (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) – Berlino, 06 giu – Bremer Landesbank (Blb), banca pubblica della citta’ indipendente di Brema, nel nord della Germania, e’ in grosse difficolta’: secondo la stampa tedesca, la Vigilanza bancaria europea della Bce, in vista delle necessarie pesanti svalutazioni sui prestiti deteriorati nel settore marittimo (traffico container e merci) avrebbe chiesto al board misure di rafforzamento del capitale per 700 milioni.

Intanto prendetelo come antipasto e grazie alla traduzione di Wall Street Italia ascoltiamo cosa ci racconta il nostro John È questa la vera bomba economica che rischia di fare a pezzi l’Ue

La bomba economica che rischia di far saltare in aria l’Europa porta il nome di Germania, stando almeno a quanto ritiene John Mauldin, esperto di finanza, autore di libri che sono entrati nella classifica dei best sellers del New York Times, regolare ospite di trasmissioni televisive e radiofoniche che affrontano temi di economia e finanza, creatore del sito MauldinEconomics.com.

“Al centro dell’Ue c’è la Germania, la cui economia, fortemente dipendente dalle esportazioni, sta pian piano cadendo a pezzi”. Perchè? “L’economia tedesca finora è stata capace di evitare la crisi che ha colpito le esportazioni di altri principali esportatori del mondo – da quelli che producono beni manifatturieri come la Cina e la Corea del Sud agli esportatori di materie prime, come Russia e Arabia Saudita (..) Recentemente, il dipartimento del Tesoro Usa ha annunciato l’intenzione degli Stati Uniti di tenere sotto osservazione la Cina, il Giappone, la Corea, Taiwan e la Germania per possibile manipolazione valutaria. Ovviamente, nel caso della Germania, non si può parlare di manipolazione di cambi.  Ma “lanalisi ha fatto notare che la Germania ha creato un surplus commerciale bilaterale significativo con gli Stati Uniti, oltre che certificare che il paese detiene il secondo surplus maggiore al mondo delle partite correnti, che vale l’8,3% del Pil“.

Il problema, spiega Mauldin, è che “la domanda europea e cinese per i prodotti tedeschi è scesa. Il risultato è che la Germania sta inonando gli Stati Uniti con le sue esportazioni per colmare la differenza. Le esportazioni verso gli Usa, tuttavia, sono un cerotto su una ferita ben più profonda. Ci sono infatti altri fattori, a parte le esportazioni, che incidono sull’attuale surplus delle partite correnti”.

E qui si arriva al punto:

“La Germania è diventata un creditore rilevante. I suoi asset stranieri, su base netta, sono cresciuti da quasi a zero negli anni ’90 a circa il 40% del suo Pil entro la fine del 2010, stando all’economista Jorg Bibow. I tassi sui suoi bond sono bassi, e le banche tedesche vengono considerate una sorta di cassaforte dell’Ue dove parcheggiare i propri risparmi. Ma da quando la Germania è diventata creditrice, molti asset presenti nei bilanci tedeschi sono diventati debiti non pagati da parte di altri paesi dell’Eurozona. Ciò significa che la sua economia è profondamente esposta all’Eurozona, che tra l’altro non ha ancora segnato una ripresa significativa dalla crisi del 2008″.

Di solito, prosegue Mauldin:

“il surplus delle partite correnti viene visto come un fattore positivo. Ma se l’economia tedesca ha un surplus pari all’8,3% del Pil, perchè non utilizzare quel surplus per stimolare la domanda interna?”. La risposta è che “Berlino deve o non volere o non essere in grado di usare il surplus per stimolare la domanda interna. E questo, in parte, è perchè la Germania è un creditore e investe all’estero e nelle sue proprie banche e aziende”.

E si arriva alla fine al nocciolo della questione:

“La Germania esporta quasi la metà del suo Pil, ha imposto l’austerità sull’Ue dopo il 2008, decisione che si è tradotta in tassi di disoccupazione stratosferici nel sud dell’Europa”. Di conseguenza, la domanda non è tornata ai livelli precedenti l’esplosione della crisi finanziaria. La Germania è riuscita a schivare la crisi, mentre la maggior parte dell’Europa sta o soffrendo o è ancora a pezzi. Ci sono limiti alla domanda Usa e limiti alla tolleranza degli stessi Stati Uniti verso le esportazioni tedesche”.

Insomma, il tessuto connettivo stesso che sta tenendo in vita l’Unione europea si sta disintegrando, proprio perchè “la logica economica del blocco sta diventando sempre più illogica“.

In tutto questo la Germania rischia di diventare vittima della strategia che essa stessa ha creato con l’introduzione dell’euro.

“La Germania è il motore dell’Ue e la quarta economia del mondo. Ma la verità è che i tedeschi stanno facendo fronte a una profonda crisi, e non c’è modo per prevenirla”.

Quando non ci saranno più quei mercati su cui riversare le sue esportazioni a suo piacimento, i tedeschi saranno costretti a guardare ai fondamentali della loro economia, fortemente lesi dal carico di debiti non rimborsati da parte di quei paesi europei che la loro politica stessa ha portato alla fame.

La verità è figlia del tempo e i tedeschi non potranno nascondere per molto tempo ancora la polvere!

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38 commenti Commenta
mannoz
Scritto il 9 giugno 2016 at 12:52

come scrive da anni un q1 che tu conosci bene ;-), la germagna sta segando il ramo su cui è seduta…

aglio
Scritto il 9 giugno 2016 at 14:40

mannoz@finanza,

….e se non fosse per la gentile collaborazione di qualche venduto (o solo coglione? io scelgo la prima) che contribuisce masochisticamente ai vari fondi salva-stati, sarebbe già caduta! invece di

laforzamotrice
Scritto il 9 giugno 2016 at 16:10

Continuo a non capire perchè siete tutti cosi contenti all’idea che cada la germania, visto che noi cadiamo con loro. Ma la cosa che mi preoccupa di più è che in passato è già successo ed è finita sempre nello stesso modo: guerra. Tra l’altro, qualcuno mi spegherebbe “la domanda europea e cinese per i prodotti tedeschi è scesa. Il risultato è che la Germania sta inonando gli Stati Uniti con le sue esportazioni per colmare la differenza”. come diavolo si fa ad inondare gli USA? Forse che la Germania fa dumping? Esporta prodotti che danno assuefazione? Forse che siamo obbligati a comprare tedesco? Di sicuro non grazie a prezzi troppo bassi. A mio parere qualcuno stà cercando di buttare le carte per aria, cosi da non perdere la partita, e la germania è sempre un’ottimo cattivo (insieme alla Russia) guerrafondaio (chissà perche nessuno ricorda che l’Italia, da quando è uno stato unitario, ha cominciato come aggressore TUTTE 11 le guerre a cui ha partecipato, ma noi siamo i “buoni”) su cui puntare per scaricare le colpe di un sistema marcio. Ripeto, qui stiamo giocando ad un gioco molto pericoloso, che già 2 volte ha portato ad una guerra disastrosa, la terza delle quali sarà l’ultima.

icebergfinanza
Scritto il 9 giugno 2016 at 16:19

Te lo dico in parole semplici … Ne ho le palle piene dell’autolesioniamo e esterofilismo italico!
laforzamotrice@finanza,

laforzamotrice
Scritto il 9 giugno 2016 at 17:05

Io non sto facendo dell’esterofilismo o dell’autolesionismo italico, semplicemente mi limito a pensare che o ci salviamo tutti insieme, o coliamo a picco tutti insieme. Non cerco capri espiatori, cerco soluzioni, e abbiamo tutti sott’occhio qual’è il problema, il sistema finanziario/speculativo/plutocratico, che sia Italiano, tedesco, statunitense o cinese.

aglio
Scritto il 9 giugno 2016 at 17:39

laforzamotrice@finanza,

“mi limito a pensare che o ci salviamo tutti insieme o coliamo a picco tutti insieme”.
Appunto. INSIEME.
Ti sembra che quest’Europa a trazione tedesca faccia le cose INSIEME – nel senso del bene comune di TUTTI i componenti?
Bagnai lo spiega da anni che così non può reggere.

corvaz
Scritto il 9 giugno 2016 at 18:20

E allora ci vuole più Europa!

stanziale
Scritto il 9 giugno 2016 at 19:48

laforzamotrice@finanza,

“…forse che la germania fa dumping?…”
ti riporto il significato di dumping estratto da google:
dumping
” Esportazione di merci a prezzi molto più bassi di quelli praticati sul mercato interno o su un altro mercato, oppure addirittura sotto costo, da parte di trust già padroni del mercato interno, generalmente condotta con l’appoggio dello Stato, allo scopo d’impadronirsi dei mercati esteri.
Dumping sociale, il mancato rispetto delle leggi in materia di sicurezza, diritti del lavoratore e tutela ambientale, che consente a un’impresa di ridurre i costi di produzione e quindi di vendere le proprie merci a prezzi molto più bassi di quelli di mercato.”
…Esattissimamente quello che e’ successo, la germania ha fatto dumping , per esempio con la riforma hartz i mini jobs, dare 500 euro ma poi (lo stato) pagargli le bollette, affitto eccetera….allo scopo di impadronirsi dei mercati esteri, proprio come da manuale di classico dumping. Fatto per anni, una delle cause del crollo manifatturiero italiano e non solo italiano….
E SVEGLIATI, EH…

corvaz
Scritto il 9 giugno 2016 at 20:22

L’unica cosa che non potranno mai esportare è il nostro cibo, ci chiamano coltivatori di olive ma sotto sotto ci invidiano, l’alimentare non ne risente dei cicli come il tecnologico, però il PD, e forse non solo, non ha fatto proprio niente per la nostra agricoltura, e poi se i vecchi agricoli bestemmiano e inneggiano a Mussolini è perché sono semplicemente cafoni ignoranti villani e boari che non sanno manco scrivere l’italiano: bisogna che cambino per questo ci vuole più istruzione e Europa!

d
Scritto il 10 giugno 2016 at 07:03

Possono farci importare olio tunisino, possono farci sradicare gli olivi in Puglia, possono acquistare le nostre aziende lattierocasearie fallite ed anche quelle non fallite, possono trasformarci in schiavi da far lavorare a quattro soldi insieme a compari migranti importati a bella posta… serve altro?
cor­vaz@fi­nan­zaon­li­ne,

d
Scritto il 10 giugno 2016 at 07:05

Dimenticavo: possono far sparire la denominazione d’origine controllata sostituendola con “Prodotto in Europa”….

laforzamotrice
Scritto il 10 giugno 2016 at 09:15

stanziale@finanza,
“che consente a un’impresa di ridurre i costi di produzione e quindi di vendere le proprie merci a prezzi molto più bassi di quelli di mercato.”
Scusa, ma dove vai tu a comprare i prodotti made in Germany cosi economici? Dimmelo, perchè io un’audi a6 a 20.000 euro la compro subito, ma non la trovo. Che cazzo state dicendo? Miele, Audi, BMW, Man, Bosch, liebherr, Loewe, fanno venire in mente prodotti economici? E da quando? L’unica cosa che ho trovato a buon prezzo di tedesco è il cibo, grazie ai Discount, che non mi risulta espotino cosi copiosamente, e le abitazioni, dipende dalle zone, che tendono ad essere poco esportabili. Certo, loro si sono impadroniti di buona parte della grande distribuzione, acquistano i nostri marchi migliori, Ducati, ma se noi siamo dei coglioni che appena un nostro prodotto ha successo lo vendiamo (grazie a dio non tutti lo fanno) forse anche perchè in Italia chi ha successo , senza essere un giocatore o un cantante, suscita invidia e viene messo nella condizione di preferire vendere tutto.

aorlansky60
Scritto il 10 giugno 2016 at 10:12

@ d

“Possono farci importare olio tunisino, possono farci sradicare gli olivi in Puglia, possono acquistare le nostre aziende lattiero casearie fallite ed anche quelle non fallite, possono trasformarci in schiavi da far lavorare a quattro soldi insieme a compari migranti importati a bella posta… serve altro?

possono far sparire la denominazione d’origine controllata sostituendola con “Prodotto in Europa”…

poco da aggiungere (il settore della pesca marittima, magari)

mai hai già detto abbastanza in modo da far comprendere perchè diffidare dell “unione” europea

almeno di una UE costituita su basi note e visibili a tutti quanti,

quelle di favorire spudoratamente la germania rispetto agli altri Stati membri,

cosa di cui la stessa germania non si è fatta certo pregare per approfittarne a suo esclusivo vantaggio,

lasciando le briciole agli altri -o per meglio dire IL CONTO AGLI ALTRI da pagare.

stanziale
Scritto il 10 giugno 2016 at 18:44

laforzamotrice@finanza,
Certo che la audi bmw sul mercato sono attualmente a prezzi economici. Senza l’euro, con il marco, avrebbero un rincaro sul mercato mondiale del 30-40% buono. Col cavolo che venderebbero come ora. Lo sanno tutti, anche i sassi, laforzamotrice. Ti sfugge completamente questa dinamica, e quindi fai analisi primitive…non so’ che dirti…eppure anche in questo blog i processi avvenuti sono stati scritti e riscritti centinaia di volte…ma anche su goofynomics, scenari economici, eccetera.

laforzamotrice
Scritto il 10 giugno 2016 at 20:46

Beh, davanti a argomentazioni cosi, come non retrocedere? Se i BMW, mercedes, audi, miele, zeiss, Louwe sono economiche, allora hai ragione tu, io non capisco niente. Che poi non si capisce perchè il marco dovrebbe raggiungere queste vette altissime, visto che basta guardare lo storico lira/marco per vedere che il cambio con l’euro è stato già punitivo per il marco, e che nonostante le forti fluttuazioni euro/dollaro la germania ha continuato ad esportare. Ma è inutile discutere, ormai avete scelto il capro espiatorio.

madmax
Scritto il 11 giugno 2016 at 01:26

Non prendetemi per filotedesco ma la Germania ha in piano, l’Italia no!
Tutti qua a straccirci le vesti per il made in Italy ma de che? Siamo un paese esportatore di cibo ma non abbiamo una catena di supermercati nel mondo per vendere i nostri prodotti. Vai da Carrefour o Auchan e vedi formaggi francesi, biscotti francesi…e via dicendo. Pure la Lidl e la Tesco fanno confezionare il cibo in Italia (pagandoci quattro lire) per poi venderlo con il loro marchio in tutto il mondo e mangiandosi il calore aggiunto!!!!
Continuo? Bella l’Italia famtastica destinazione turistica ma non abbiamo neppure una catena di hotel nazionale, complimenti grande strategia!
Questo perche’ siamo litigiosi tra di noi! Proviamo a pensare all’Italia che vorremo tra 20 anni e lavoriamoci sopra per 20 anni non per 20 minuti!

sherpa
Scritto il 11 giugno 2016 at 09:43

laforzamotrice@finanza,
“visto che basta guardare lo storico lira/marco per vedere che il cambio con l’euro è stato già punitivo per il marco”
Punitivo in che senso?
Fino al ’96 c’è stata rivalutazione del Marco ma dopo, fino all’ingresso nella moneta unica, il marco ha svalutato circa del 25% rispetto la lira per poi rimanere costante.
In regime di cambi liberi, con il surplus commerciale che ha la Germania, il marco dovrebbe rivalutare pesantemente rendendo più cari i suoi prodotti.
Ciò provocherebbe un naturale calo della richiesta estera dei beni tedeschi.
Ho capito che sono comunque di alta gamma, ma se un bene costa 100 con una rivalutazione del 30 % (valore a caso) costerebbe 130, sarebbero meno le persone che possono permetterselo.
Questo non toglie la capacità dei tedeschi di fare buoni prodotti, ma il cambio non li ha certo penalizzati.

sherpa
Scritto il 11 giugno 2016 at 09:45

madmax,

Non ti si può dar torto.
I tedeschi hanno fatto e fanno i loro interessi, noi non ne siamo stati ugualmente capaci.
Questa è una nostra colpa.

sherpa
Scritto il 11 giugno 2016 at 09:50

sherpa@finanza,
laforzamotrice@finanza,

La fonte dove ho preso i dati è qui ,spero funzioni il link.

gainhunter
Scritto il 11 giugno 2016 at 13:59

laforzamotrice@finanza,

Ho recuperato 4R del 2001 e del 2009 per fare un primo confronto, piuttosto sommario:

2001 Alfa 156 1.8 140cv 22000, 2009 Alfa 159 1.8 140cv 24000 = +9%
2001 Alfa 156 2.0 150cv 25000, 2009 Alfa 159 2.2 185cv 30000 = (+20%)
2001 Audi A4 1.8 125cv 29000, 2009 Audi A4 1.8 120cv 30000 = +3%
2001 Audi A4 1.8T 150cv 31000, 2009 Audi A4 1.8 160cv 32000 = +3%
2001 BMW 320 2.2 170cv 32000, 2009 BMW 320 2.0 170cv 35000 = +9%

Nel settore medio/alto c’è una netta differenza tra la rivalutazione di Audi rispetto a Alfa e BMW.

2001 Peugeot 306 1.6 88-98cv 15500-16300, 2009 Peugeot 308 1.4 95cv 17600 = +13/+8%
2001 Peugeot 306 1.8 110cv 16000-16100, 2009 Peugeot 308 1.6 120cv 18600-19800 = +16/+23%
2001 VW Golf 1.6 102-105cv 17400-20200, 2009 VW Golf 1.6 102cv 17100-19400 = -1/-4%

Nel settore delle classiche berline da famiglia media (ho preso Peugeot perchè ha modelli confrontabili nel tempo – la Fiat qui ha sbagliato alla grande), è evidente la minore rivalutazione di VW, che viene dalla svalutazione salariale affiancata dagli aiuti di stato ai lavoratori.

gainhunter
Scritto il 11 giugno 2016 at 14:06

P.S.: Il confronto è fatto sulla base della potenza

laforzamotrice
Scritto il 11 giugno 2016 at 15:54

gainhunter,

Apprezzo molto il lavoro che hai fatto, ma vorrei farti notare che in questi anni i tedeschi hanno fortemente delocalizzato nei paesi Dell est, Slovacchia Ungheria rep. Ceca , inoltre parlare di aiuti di stato in presenza di Fiat e Alfa Romeo…. .

laforzamotrice
Scritto il 11 giugno 2016 at 18:00

Mi sembra che la lira negli anni abbia svalutato sufficentemente verso il marco,


senza dimenticare che negli anni anni 90 la Germania non ha avuto mani pulite, MA SI è COMPRATA LA EX DDR, E PAGANDOLA CARA. Se un paese riesce a fare questo, e in 20 anni tornare a essere “La Germania” (immaginate avessimo comprato noi il meridione?) merita solo di essere rispettata, se poi noi siamo cosi stupidi da essere lasciati indietro, la colpa è solo nostra. Ma noi non abbiamo colpe, siamo gente cosi perbene.
http://www.infodifesa.it/record-di-geni-al-concorso-di-polizia-idonei-tutti-campani-come-la-societa-che-ha-preparato-i-quiz/

gainhunter
Scritto il 11 giugno 2016 at 18:13

laforzamotrice@finanza,

Per quanto riguarda VW, nel 2009 la situazione era questa: http://forum.quattroruote.it/posts/list/7834.page
Quindi poca delocalizzazione, e zero sulla produzione della Golf; più che delocalizzazione hanno rilocalizzato i Tedeschi dell’Est, a giudicare dai flussi migratori interni. D’altronde a loro non serviva delocalizzare, dopo la riforma del lavoro.
Si può dire che abbiano fatto bene, che siano stati furbi, perchè in questo modo hanno salvaguardato la propria economia e guadagnato competitività in un periodo in cui erano in crisi e le economie crescevano ancora. Di contro ci sono state altre conseguenze, il giudizio sta a ognuno secondo la propria visione. Ma è innegabile che questo ha influito sulle economie degli altri paesi dell’eurozona per la questione competitività – differenze di inflazione – saldo export/import – cambi fissi.

Per quanto riguarda gli aiuti di stato, la Germania ha fatto dal 2000 quello che l’Italia ha fatto negli anni 80-90 con la Fiat, ma estesa e generalizzata a quasi tutti i settori economici; infatti entrambe venivano da un rapporto debito/pil accettabile e sono finite (se si calcolano allo stesso modo andando oltre i dati ufficiali) oltre il 100%, con il risultato però di far crescere le proprie economie. Una grossa differenza è che mentre in Italia erano stati dati prima dell’introduzione di Maastricht (che li vieta) e dei cambi fissi (li vieta per questo), in Germania sono avvenuti dopo, con le relative conseguenze.

gainhunter
Scritto il 11 giugno 2016 at 18:45

laforzamotrice@finanza,

Nella svalutazione della lira nei confronti del marco negli anni del boom industriale (anni 60-80) vanno considerato un fattore importante: la Germania possedeva materie prime, l’Italia no e doveva comprarle all’estero (+import -> +pressione al ribasso sulla valuta).
Ma il concetto è appunto questo: se ci sono differenze strutturali tra l’economia tedesca e quella italiana che fanno sì che il marco si apprezzi anno dopo anno, nel momento in cui si introducono i cambi fissi è normale aspettarsi che queste differenze abbiano conseguenze diverse.
Si può affermare che il tentativo di trasformare l’economia italiana in economia tedesca è fallito, ma per forza, ogni economia ha delle caratteristiche e delle peculiarità diverse. La questione è tutta nel dare i pesi giusti ai fattori che influenzano un’economia, e cioè a: corruzione, evasione, sprechi, disorganizzazione, burocrazia, da una parte, e tutte le altre caratteristiche che determinano la competitività e che caratterizzano ogni economia dall’altro: geografia, presenza di materie prime, dimensione delle aziende, rapporti di forza tra sindacati e industrie, capillarità delle infrastrutture, capacità di condizionamento dell’attività politica da parte dell’industria, struttura del mercato del lavoro, ecc. ecc.
Nessuno nega i pregi dei Tedeschi, il problema è che uniformare le due economie è impossibile, farle convergere in tempi rapidi (obiettivo dell’UE) anche (sempre che sia possibile nel lungo termine). Proprio per questo il trattato di Maastricht (da parte di alcuni) vietava aiuti di stato e imponeva agli stati membri di valutare gli effetti di eventuali riforme interne sulle economie degli altri stati membri al fine di promuoverne la convergenza.
La Germania non l’ha fatto, anzi. Il risultato è stato il trasferimento di una parte delle economie degli altri paesi verso la Germania. Di questo si accusa la Germania.
Ricordo tra le altre cose che quando si pesano i fattori che citavo prima non bisogna ignorare che corruzione, infiltrazioni politiche nelle banche regionali, economia sommersa, e altro, non sono prerogative dell’economia italiana ma esistono anche in Germania.

gainhunter
Scritto il 11 giugno 2016 at 19:20

Oltre a tutto questo, il senso dell’articolo citato nel post è che la politica tedesca di deflazione interna finalizzata all’aumento delle esportazioni, che ha portato la deflazione in eurozona, con il rallentamento delle economie emergenti (a sua volta parziale conseguenza della riduzione della domanda europea risultante dalla deflazione) ora costituisce un rischio non indifferente anche per se stessa, in pratica è una politica suicida. Se si capisce la dinamica avvenuta prima (anni 00-10), evoluta con l’austerity europea (10-15), si può comprendere l’evoluzione futura.

sherpa
Scritto il 11 giugno 2016 at 19:33

laforzamotrice@finanza,
E finché la Germania ha rivalutato noi siamo cresciuti .
Intanto che scrivevo ti ha risposto gainhunter,
Condivido, si può riconoscere le doti tedesche, a patto che si ammettano i loro tanti difetti.
E pure le nostre tante qualità.
Autodenigrarsi non è molto saggio e non fa il nostro interesse, dopotutto come sono Italiano io lo sei anche tu.

laforzamotrice
Scritto il 12 giugno 2016 at 08:42

sherpa@finanza,

gainhunter,

La deflazione controllata (prezzi e salari) è assai utile per renderci più competitivi contro la cina, che diventa sempre più forte tecnologicamente e quindi entrare nei mercati di alta gamma, ovvio che il problema della deflazione si sente sopratutto per chi è indebitato. Io non autodenigro nessuno, dico solo che in occidente c’è una tendenza sempre maggiore ad indebitarsi, e la Germania come stato è tra i pochissimi in controtendenza. Se io non ho debiti, e calo le mie spese e di pari passo le mie entrate, il risultato sarà solamente di essere più competitivo creando possibilità di maggiore mercato più produzione, posti di lavoro e nuovo reddito da investire nei consumi, senza per questo dover rinunciare ad alcunchè in termini di benessere. Invece, come ci ricorda il capitano, l’eccesso di credito cioè di debito, porta a continue creazioni di bolle, chiedere prestiti dev’essere una necessità, non un’abitudine, cosi come la concessione di credito ma viviamo in un mondo dove il peso della finanza (guadagnare senza costruire niente di reale) sull’economia è sproporzionato, finchè la borsa è considerata qualcosa di più di un casinò la situazione è destinata a peggiorare.

signor pomata
Scritto il 12 giugno 2016 at 09:52

laforzamotrice@finanza,

Scopro ora che la deflazione rende competitivi contro la cina?
bravi i tedeschi che esportano e somari chi importa quindi esportiamo tutti e tutti bravi.
Cioè ometti di parlare di milioni di persone che porti nella indigenza per essere competitivo.
Se la germania paga poco i lavoratori gli altri la devono seguire per non morire.
Quindi svalutazione salariale per tutti.
Vorrei il nome del coglione che compra per tutti visto che dentro la zona euro meno si consuma e meglio è?
cioè non senti che qualcosa non torna?
di che stai parlando?
deflazione controllata di che?
Il sistema euro è deflattivo per forza.
il motivo è che se il più forte usa i più deboli come mercato di sbocco gli altri se la prendono in culo.
chiaramente nel breve i boccia e compagnia bella internamente ammazzano ogni forma di lavoratore tutelato.
dopo che per anni i salari scendono e la produttività sale mi chiede di essere più produttivo ossia vuole che faccia a meno della bici perche a lui il mercedes sta stretto

gainhunter
Scritto il 12 giugno 2016 at 09:59

laforzamotrice@finanza,

Prima di tutto, credo che sia impossibile per uno stato occidentale competere contro la Cina per diversi motivi, che vanno dalle diverse condizioni sociali e del lavoro alla diversa struttura dello stato (economia liberista vs economia a forte partecipazione e organizzazione statale), per cui la difesa dei propri interessi deve avvenire attraverso limiti alle importazioni (dazi, ecc.). Deflazionare per raggiungere il livello di competitività della Cina significa impoverire la popolazione e ridurre benessere, qualità della vita e del welfare a livelli cinesi: decisamente non auspicabile.
Secondo, il principale concorrente dell’Italia è la Germania e non la Cina.
Terzo, il debito/pil tedesco era al 40% nel 1990, oggi (http://it.tradingeconomics.com/germany/government-debt-to-gdp) è al 71%, in calo dall’81% del 2010.
Quarto, i dati ufficiali (dei paesi europei) non sono molto affidabili: vedi http://www.euromoney.com/Article/1000384/How-Europes-governments-have-enronized-their-debts.html?single=true . L’esempio più noto è la questione del debito della KFW che a differenza della CDP non entra nel conteggio del debito e viene utilizzata anche per abbellire i conti.
Quinto, la riduzione del debito/pil è da attribuire più che alla riduzione del debito alla crescita del pil, che viene proprio dalla deflazione interna.
Sesto, in un mondo che non cresce se deflazioni e guadagni competitività “rubi” quote di economia agli altri. E se gli altri fanno la stessa cosa di fatto si fa a gara a chi deflaziona di più senza portare vantaggi complessivi, ma portando vantaggi a uno a scapito di un altro. Peggio ancora se questo viene fatto violando trattati.
Settimo, il benessere per quei lavoratori che subiscono la deflazione salariale scende a vantaggio di chi al contrario vede salire i profitti = concentrazione della ricchezza
Ottavo, definendo bolla = eccesso, secondo l’articolo citato nel post, la bolla oggi è la crescita continua delle esportazioni e del surplus della Germania: prima esportava soprattutto verso la Francia, con l’euro si è espansa in tutti i paesi europei, con la crisi si è spostata in Cina, con il rallentamento della Cina si è spostata in US e UK; quando questi due non saranno più in grado di assorbire le esportazioni tedesche la “bolla” dell’export tedesco esploderà.
Nono, concordo pienamente sulla bolla del debito e sul peso della finanza.

kry
Scritto il 12 giugno 2016 at 10:55

gainhunter,
” Nono, concordo pienamente sulla bolla del debito e sul peso della finanza. ”
—– ” e sul peso della finanza ” —–

SUL PESO DELLA FINANZA , penso ci sia molto da dire.
Questo peso quanto influenza positivamente il PIL delle prime 10 economie mondiali tranne l’italia. Ci ricordiamo che nella passata crisi la germania era crollata ben più dell’Italia.
Alla fine potremmo risultare più sani di altri ed allora mi sembra ancor più sensato

— ” Ne ho le palle piene dell’autolesioniamo e esterofilismo italico! ” —
Ciao.

gainhunter
Scritto il 12 giugno 2016 at 13:28

kry@finanza,

Sì, anche questo è un fattore importante.
Un dato certo non ce l’ho, anche perchè bisognerebbe guardare più la finanza speculativa che tutto il settore finanziario. Qualche dato c’è ma merita un approfondimento:
1. https://tcf.org/content/commentary/graph-how-the-financial-sector-consumed-americas-economic-growth/ -> cita uno studio che stima un 9% del pil per gli usa
2. nel grafico a questa pagina http://dollarsandsense.org/archives/2014/0514macewan.html l’andamento dei profitti della finanza rispetto al totale dei profitti delle aziende
3. nel terzo grafico http://www.primeeconomics.org/articles/finance-rules-britain-what-the-numbers-tell-us quota di pil di finanza e immobiliare (UK)
4. andamento del pil https://philwaechter.files.wordpress.com/2014/08/gdp-comp-2000-2014.png -> basta guardare l’UK rispetto agli altri per farsi un’idea
Ciao

laforzamotrice
Scritto il 12 giugno 2016 at 20:40

kry@finanza,

La finanza è la peggiore disgrazia che assedia l’economia mondiale. Quanto pesa la finanza all’interno dei vari PIL? Bene, prendi il dato, e poi vedi quanti posti di lavoro crea, in confronto agli altri settori, e che lo si capisca o meno, è la creazione di posti di lavoro decenti che crea consumo e sicurezza, quindi ribadisco il concetto: la finanza speculativa è un’associazione criminale, e i vari operatori dovrebbero essere mandati nei campi a guadagnarsi il pane a colpi di zappa e frustate.

gainhunter,

Fermo restando che la situazione è ormai insostenibile, e che la catastrofe è ormai inevitabile, vorrei però ricordarti che in teoria, maggiori esportazioni significano anche maggiori posti di lavoro veri, ( che personalmente considero L’UNICO vero modo di creare benessere) e la piena occupazione porta a migliori stipendi e conseguentemente maggiori consumi interni, sia di prodotti nazionali che importati. Creare domanda a scrocco, cioè a debito, attraverso sussidi o falsi lavori statali, porta esattamente dove stiamo arrivando. Cioè nella ….. .

laforzamotrice
Scritto il 12 giugno 2016 at 20:50

L’alternativa è una bella guerra, come l’economia degli USA ha dimostrato sia nella I che nella II GM, dove la loro economia asfittica ha ritrovato forza, e posti di lavoro, grazie alle forniture belliche. Alla base dei consumi di una nazione c’è la fiducia nel proprio futuro, gli imbecilli possono pensare che si possa fare fornendo un reddito “di cittadinanza”, senza domandarsi da dove farlo arrivare. A già, basta stampare. http://www.laforzamotrice.it/?p=820

kry
Scritto il 12 giugno 2016 at 21:58

gainhunter,

Mi confermi che c’è più di qualcuno che con la finanza si riempie la panza.
Grazie.
Ciao.

gainhunter
Scritto il 12 giugno 2016 at 22:47

laforzamotrice@finanza,

Maggiori esportazioni in un mondo che non cresce non significa maggiori posti di lavoro, significa spostare posti di lavoro.
Se la domanda di lavoro diminuisce, ovviamente creare posti di lavoro che non servono (o a debito) non è la soluzione, concordo. Il problema è la concentrazione di ricchezza (attuata dalle lobbies delle multinazionali e della finanza) che riduce la domanda, rallenta l’economia e quindi porta alla riduzione dei posti di lavoro. La soluzione non è redistribuire ricchezza alla maniera comunista o socialista, la soluzione consiste nel togliere il turbo al liberismo, perchè la libertà dell’individuo non può essere illimitata quando limita la libertà di un altro individuo, cioè il potere che hanno multinazionali industriali e finanziarie limita la libertà di aziende più piccole. I governi devono difendere e regolare le libertà di entrambe creando dei compromessi che consentano a entrambe di convivere. Lo stesso devono fare gli stati: quando la competizione all’ultimo sangue non viene limitata dal cambio deve essere limitata dalle regole.
La competizione tedesca degli ultimi 10 anni non è una sana competizione, aumenta la concentrazione di ricchezza senza aumentare il benessere, e inoltre non è sostenibile nel lungo termine.

idleproc
Scritto il 13 giugno 2016 at 09:42

gainhunter,
Grazie per i links, molto chiari nella loro evidenza.
In altri tempi, mio padre medio imprenditore, si è ritrovato a finanziiare i suoi clienti per mantenere le quate di mercato nel loro passaggio dall’investimento produttivo al cercare di fare sovraprofitti finanziari e in condizioni ove era comunque presente una grande lquidità gestitita in funzione anticiclica.
E’ normale una scelta di questo tipo, il profitto ragiona a breve non ragiona a livello sistemico.
La questione di fondo è che secondo me siamo alla fine di un cilclo di lungo periodo secolare dal quale non siamo ancora usciti e con in piena azione la legge della caduta tendenziale del saggio di profitto per quota di capitale investito nell’economia reale oltre ad altre dinamiche contraddittorie complesse.
Il cercare di fare profitti anche sfruttando con con lo scambio ineguale tra aree geoeconomiche e sociali diverse con ad es. la rimarchiatura dei prodotti e i conseguenti danni sistemici, è altrettanto naturale. Su questo c’è stata ed è ancora in corso una specie di orgia.
Mio padre ha invece preferito investire e ristrutturare, non ha licenziato e non ha compresso i salari. I sui concorrenti hanno chiuso o si sono “ritirati” e lui no.
Altri tempi, oggi il problema è sistemico estremo: olgopoli finanziari, concentrazione a livelli mai visti del capitale su di una stratificazione sociale sostanzialmente fuori dal sistema produttivo reale.
Non mi farei molte illusioni sul futuro, non mi pare che a livello macro globale siamo entrati in una fase nuova e che le mosse finora fatte siano sostanzialmente controproducenti.

gainhunter
Scritto il 13 giugno 2016 at 13:38

idleproc@finanza,

Condivido l’analisi. Bentornato.

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