LE RIFORME: FUSIONE BANCO POPOLARE E BPM

Scritto il alle 08:45 da icebergfinanza

Ieri dopo la notizia che i CDA con la benedizione della BCE hanno approvato la fusione tra Banco Popolare e Popolare di Milano il ministro Padoan in un tweet…

“Le riforme funzionano, le popolari cambiano: più grandi, più forti, più trasparenti”.

Come scritto recentemente dal Sole 24 Ore…

A giugno del 2015 come rileva lo studio di Fitch, Mps aveva crediti malati netti pari a oltre 2 volte il patrimonio. Erano addirittura oltre le tre volte, prima degli aumenti di capitale che hanno ridotto il rapporto. Anche il Banco Popolare ha prestiti malati pari a 2 volte il patrimonio. Tanto per dare un’idea di confronto, Intesa e UniCredit hanno prestiti malati che valgono 0,7 volte il patrimonio. Ben messe, cioè con crediti a rischio che non superano il capitale anzi abbondantemente sotto questa soglia ci sono Credem, Sondrio, Bpm, Ubi. Per Carige, Credito Valtellinese e Vicenza invece le sofferenze e incagli netti superano l’intero capitale della banca.

Un altro aumento di capitale tanto per cambiare riservato agli investitori istituzionali dicono loro.

Quanto ci vuole a comprendere che la situazione non migliorerà sino a quando non usciremo dalla spirale dell’austerità e soprattutto della deflazione salariale con conseguente riduzione dell’occupazione e dei salari, imposta dalla Germania e dall’Europa con le assurdità dei pareggi di bilancio e via dicendo.

Un pareggio di bilancio, il rigore finanziario si attua in una fase di espansione del ciclo economico e non in piena depressione economica, cio vuole tanto per arrivarci?

Nel frattempo si realizza quello che avevamo preventivato nessuno se non gratis vuole le banche italiane salvate dal Governo lo scorso autunno con tanto di Boschi e prati a corredo…

Termine cessione 4 banche al 30 aprile ma Italia chiede proroga a Ue

ROMA (Reuters) – La vendita delle quattro nuove Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti, deve avvenire entro la fine di aprile, secondo gli impegni dell’accordo che l’Italia ha preso con la Commissione europea lo scorso novembre ma, dice una fonte del Tesoro, l’Italia sta negoziando una proroga a settembre. Il termine del 30 aprile è contenuto in una comunicazione della Commissione, indirizzata al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, vista da Reuters.

Datata 22 novembre 2015, è contenuta in una memoria difensiva che la Banca d’Italia ha depositato al Tar del Lazio per un ricorso, discusso il primo marzo 2016, della Fondazione CR di Jesi, azionista di Banca Marche, contro la risoluzione.

Finora l’esistenza di un termine ad aprile per la cessione delle quattro banche non era mai stata resa nota. “La Commissione europea aveva inizialmente indicato quale scadenza la fine di aprile ma le autorità italiane e la Commissione stanno lavorando per la proroga di tale termine”, ha detto la fonte dicendosi fiduciosa che “si possa concludere l’iter di cessione indicativamente nel mese di settembre 2016”.

Banche salvate, svelato ultimatum

“Se la banca ponte non sarà venduta entro il 30 aprile 2016, interromperà immediatamente ogni attività diversa dal recupero dei crediti in essere a quella data, non svilupperà nessuna nuova attività o business, non entrerà in nuovi mercati e non acquisirà nuovi clienti”.

La seconda notizia interessante, scrive Il Fatto Quotidiano, “è che Vestager ufficializza che le sofferenze delle quattro banche salvate sono state violentemente sottovalutate dalla Banca d’ Italia, che ha ordinato la loro cessione alla cosiddetta bad bank a un prezzo nettamente inferiore al reale valore economico”.

Dal momento che Bankitalia e Nicastro hanno fretta di vendere, questo peserà sul prezzo.

Figurarsi, da tempo è in atto in tutto il Paese OUTLET ITALIA in ogni settore ovunque!

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2 commenti Commenta
gnutim
Scritto il 24 marzo 2016 at 10:10

madonnina, che trappola che è sta UE

stanziale
Scritto il 24 marzo 2016 at 21:26

Io e’ da anni che scrivo che le banche italiane devono passare gratis sotto il controllo straniero. Oggi su un quotidiano locale ho letto che una tenuta -con ex villa dei Medici- e’ passata agli statunitensi per 170 milioni di euro. Un altro resort , ai Russi. Tutto viene svenduto, a favore di chi ha sotto il proprio controllo la stampante. Il prezzo di questi beni REALI di solito e’ basso, ma anche fosse alto e’ tutta carta straccia senza nessun retrostante, dal costo di pochi centesimi a banconota. Quando -non se’- saltera’ il castello di carta straccia delle banconote, derivati e similari, ci ritroveremo ugualmente schiavi, e senza i beni reali.

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