PRIVATIZZAZIONI: FATE PRESTO…FERMATELI!

Scritto il alle 09:46 da icebergfinanza

 

Sull’argomento ormai è inutile tornarci, ne abbiamo parlato in più occasioni, OUTLET ITALIA  ma soprattutto inITALIA E SPESA PUBBLICA: PRIVATIZZARE LE PERLE AI PORCI e per gli amanti dei grandi gomblotti GOLDEN SHARE e BRITANNIA LA LEGGENDA ma qualche punto e qualche virgola forse è meglio mettercela, anche se gli italiani continueranno a dormire come la principessa su un materasso di idiozie e ideologie senza il il pisello!

Ho spesso scritto che è inutile svendere tesori che nascondo rendimenti stratosferici in questa epoca glaciale come sintetizza Seminerio…

… Eni, ai prezzi attuali, ha un dividend yield del 6%. Il che vuol dire che, se confermato, il Tesoro non incasserà più dividendi per una somma che possiamo stimare sui 120 milioni di euro annui. Se quei due miliardi andranno ad abbattere il debito pubblico, però, avremo minori interessi passivi da pagare. Sapendo che il costo medio del debito pubblico italiano è di circa il 4,5%, ciò significa che risparmieremo 90 milioni annui. L’operazione pare concludersi con un saldo annuo negativo (cioè deficit) per 30 milioni di euro, ma sicuramente ci sfugge qualcosa. Ma c’è un altro aspetto dell’operazione, che è massimamente sfizioso. Ad oggi, la Cassa Depositi e Prestiti possiede il 26,37% di Eni, mentre il Ministero dell’Economia ha il 3,93%. Come specificato in conferenza stampa dal ministro Fabrizio Saccomanni, l’obiettivo è quello di cedere il 3% di Eni ma effettuare anche un’operazione di riacquisto di azioni proprie (buyback), da annullare successivamente, in modo da mantenere la mano pubblica al 30% di possesso complessivo. Ora, chi metterà i soldini per il buyback di quelle azioni? L’Eni stessa, utilizzando il proprio cashflow. Se Eni utilizzerà debito per ricomprare azioni proprie si troverà ad avere pure un piccolo risparmio e a limare il proprio costo medio ponderato del capitale, visto che il suo costo del debito è inferiore al dividend yield che paga sulle proprie azioni. Non solo: a parità di ogni altra condizione, l’utile per azione (earnings per share, EPS) di Eni è destinato ad aumentare, ed il mercato potrebbe pure apprezzare (non così immediato, in realtà, ma mettiamolo tra gli esiti possibili). Abbiamo inventato il moto perpetuo, signori. E poi non dite che la finanza è cattiva. Ah, c’è anche il piccolo problema che, per riportare il peso pubblico al 30% complessivo, Eni dovrebbe riacquistare il 10% di azioni proprie, con un esborso pari a circa 6 miliardi di euro ai prezzi correnti, ma sono dettagli.Phastidio

E’ la finanza bellezza… atu capio che te ga da taser?!

Ma al di là di questo mentre fanno tenerezza gli appelli delle belle addormentate nel bosco mainstream, che si svegliano quando ormai il Paese sta morendo, scoprendo che abbiamo disperato bisogno di LAVORO LAVORO LAVORO LAVORO LAVORO.. “Presidente Letta, ascolti il Paese” ,  il problema è che il Paese è in mano a quattro dilettanti allo sbaraglio e rischia di finire in mano a quattro amici ubriachi al bar, più uguali, più ricchi roba da matti…

Privatizzerei subito anche la Rai

Yoram Gutgeld, consigliere economico di Matteo Renzi, ha presentato a «Punto e a Capo» (tg-talk quotidiano in onda su ClassTv canale 27 del digitale terrestre) il suo libro «Più uguali, più ricchi» che contiene il pensiero politico, economico e sociale dell’ex manager McKinsey alla base del programma del sindaco di Firenze. Intervista di Marco Gaiazzi, Paola Bacchiddu e Marco Cobianchi. «Abbattimento shock da 20 miliardi delle tasse con i proventi delle privatizzazioni di Poste, Ferrovie, Rai, municipalizzate e dei campioni nazionali quotati, rinuncia alla Tav, lotta all’evasione con l’eliminazione del denaro per i pagamenti tra imprese, 4 miliardi di euro dal ricalcolo delle pensioni sopra i 3500 euro», contratto unico stabile senza art. 18 per i lavoratori. Sono questi alcuni dei punti del suo programma economico.

Ma come Matteo Renzi non sa quello che la mano destra Gutgeld racconta…

“Renzi: “Adesso è sbagliato fare le privatizzazioni per fare cassa” Privatizzazioni ora per far cassa? “No. Non adesso. Non e’ il momento giusto di mercato, ma e’ anche sbagliato per altri motivi”. Lo ha detto Matteo Renzi a ‘La Gabbia’ su La 7 ricordando come siano andate le cose con due esempi. Paragonando cioe’ due aziende ancora statali (Eni e Ferrovie dello Stato) a due privatizzate (Telecom e Alitalia). “Eni – ha sottolineato il sindaco di Firenze – ha fatto utili. Le Ferrovie, pur concentrandosi troppo sulle frecce e meno sui pendolari, ha preso un’azienda che falliva e ora va bene”.

Ma come Matteo Renzi non ricorda il suo  programma elettorale delle primarie del 2012, cancellato dal sito, nel quale si parlava di privatizzazioni per 40 miliardi e tagli alla spesa pubblica per circa 70 miliardi?

a. Ridurre il debito attraverso un serio programma di dismissioni del patrimonio pubblico.
Devono essere messe in atto tutte le misure necessarie affinché il debito pubblico cali in modo significativo, anno dopo anno, anche negli anni in cui la congiuntura è sfavorevole, in particolare i prossimi due. Per mantenere tale impegno è necessario mettere in atto un’efficace politica di dismissioni del patrimonio pubblico. Stime credibili (Astrid) ritengono possibile una riduzione del debito al 107% del Pil entro il 2017 e un’ulteriore calo negli anni successivi attraverso un mix di interventi.
In particolare, sul versante degli asset del patrimonio è possibile ipotizzare:
1. la cessione di immobili pubblici per circa 72 miliardi di euro (alla quale deve accompagnarsi una indispensabile revisione delle procedure burocratiche e urbanistiche in assenza della quale ogni valorizzazione di questo patrimonio è impossibile);
2. la cessione di partecipazioni in aziende quotate e non quotate per circa 40 miliardi euro;
3. la capitalizzazione delle concessioni statali per circa 30 miliardi.

Occhio perchè questi privatizzerebbero anche Vostra madre!

Suvvia ragazzi un minimo di coerenza quando si fanno quattro chiacchere al bar, ma si sa gli italiani se le bevono tutte, nessuna esclusa, proprio ora che ritorna il barista d’Italia, Silvio, uno che cavalcherà in una maniera e l’altra l’onda degli euroscettici, già rispolverata dai fantasmi della Lega Nord.

 Nel frattempo in America si continuano a rinviare i dati relativi al mercato immobiliare, ovviamente perchè come suggerisce uno dei nostri migliori informatori durante la crisi, i dati non tornano e allora chissà qualche aggiustamento … 

A monthly survey of builders across the US by John Burns Real Estate Consulting, a housing research and advisory firm, has found that respondents’ sales of new homes declined by 8% in October from the September level and by 6% from a year earlier.

Ora siccome qualche oca giuliva sta ancora sperando che l’eventualità di un rendimento negativo sui depositi delle banche possa rilanciare l’economia con la gentile concessione del “faina ncialtaimes” FTimes suggerisco si scendere dal pero e sul pero impiccarci qualcuno di questi socializzatori di perdite, psicopati cocainomani testosteronizzati.

“Leading US banks have warned that they could start charging companies and consumers for deposits if the US Federal Reserve cuts the interest it pays on bank reserves.

Fantastico no, ancora una volta sarete Voi a pagare il costo delle idiozie delle banche centrali uno 0,25 % su 2,4 trilioni di dollari quanto fanno? 

Siete in trappola e non ve ne accorgete, mentre loro fanno soldini e sguazzano in jacuzzi piene di champagne alla Vostra salute!

Nei giorni scorsi alcuni di Voi mi hanno fatto notare questo articolo …La bolla e le balle –  di un certo Evangelista, un nome un programma nel mondo della finanza…

Considerazioni semiserie sulla presunta supervalutazione della Borsa Usa. Dove si rileva, numeri alla mano, che potrebbe salire ancora. O scendere, ma non per ragioni di Eps, cioè utili per azione.

L’Evangelista Matteo, ops scusate Gaetano, analista tecnico leggendo le sue considerazioni infarcite della giusta ironia della quale si avvalgono tutti coloro che sai io l’avevo detto,  si diletta con l’analisi fondamentale (…non per ragioni di Eps, cioè utili per  azione…oh santo cielo) e ci spiega che … 

L’agenzia Standard&Poor’s stima per le compagnie dell’indice S&P500 un monte utile per il 2013 di quasi 98 dollari per azione. Il dato risulta dell’82% superiore al livello raggiunto a settembre 2000, pochi mesi prima dell’avvio del primo bear market dello scorso decennio. All’epoca lo S&P 500 quotava 1435 punti: come mai non quota oggi 2600 punti? Non bisognerà mica formulare una class action? Gli investitori risultano cioè turlupinati poiché il mercato quota molto meno di quanto “dovrebbe”, sulla base dai fondamentali micro. Forse non è soltanto una questione di EPS. Bisogna anche considerare i fondamentali “macro”: il prodotto interno lordo (PIL), segnatamente.Ma anche in questo caso non si riesce a trovare riscontro alla tesi di partenza («siamo in una bolla finanziaria, che presto deflagrerà»). La figura in basso confronta la capitalizzazione del NYSE con il livello del PIL americano. Al 30 settembre il rapporto era di 1,08 (108% del PIL). Ma nel 2007, tanto per citare il dato rilevante a noi più vicino, il rapporto fra valore del NYSE e PIL salì al 128%. Da questi livelli la borsa dovrebbe crescere di un ulteriore 15-20%, per raggiungere i livelli di valutazione che anticiparono il bear market del 2007-2009, ammesso e concesso che il secondo bear market dello scorso decennio sia stato dovuto a sopravvalutazione fondamentale e non ad altri fattori esogeni.Ma quantomeno possiamo cercare di individuare i tratti distintivi dei famigerati massimi del 2007, del 2000 e – perché no? – del 1987, per verificare se quelle condizioni sussistano oggi.

Bisogna anche considerare i fondamentali “macro”: il prodotto interno lordo (PIL), segnatamente.??? Affascinante l’Evangelista! Consiglio vivamente di occuparsi di vangeli tecnici e lasciare perdere le bibbie fondamentali, si rischia di fare brutte figure …CAPE SHILLER INDEX docet!  Arrampicarsi sui vetri micromacro per non dire semplicemente che sta salendo tutto grazie alla liquidità della Fed e che continuerà a salire fa sorridere, come fanno sorridere gli analisti che quotidianamente cercano di smontare l’indicatore di Shiller, tra gli ultimi quelli di Bofa.  

A si ci sono i tassi reali negativi e l’obbligazionario in bolla…che figata la storia, quando arriva non bussa mai!

Bandiera gialla quindi, ultimo livello prima di quella rossa,  il mercato potrebbe continuare a salire ancora ma come vedremo nelle prossime settimane, Machiavelli suggerisce che a questi livelli non c’è più trippa per gatti e che la storia in questo è inesorabile!

Jeff Gundlach, Robert Shiller introduce their CAPE ratio fund: recap

Recentemente Robert Shiller ha chiamato le bolle una forma di  “malattia mentale sociale” uno sorta di psicopatia acuta e noi sappiamo che gli psicopatici in questo ambiente pullulano.

L’uovo di Colombo, l’ ennesima conferma che abbiamo scelto la rotta giusta è in viaggio, per tutti coloro che hanno sostenuto o vorranno sostenere liberamente il nostro viaggio.

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Inoltre Vi aspettiamo tutti per la nuova avventura su   METEOECONOMY  per condividere insieme nuove informazioni e analisi non solo economico/finanziarie attraverso la tempesta perfetta.

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4 commenti Commenta
gnutim
Scritto il 25 novembre 2013 at 12:00

siamo ormai nella stratosfera!!!

Il mercato vuole uscire dall’atmosfera così non rischia più di skiantare a terra.

Riusciranno le banche centrali a farci uscire dalla orbita terestre con l’infinity drink?

thundermarc
Scritto il 25 novembre 2013 at 14:07

eh si il modello scozzese

25/11/2013 12:35
Royal Bank of Scotland: accusata di spingere Pmi sane al fallimento

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Roma, 25 nov – La Royal Bank of Scotland (RBS), controllata dal Governo britannico, e’ accusata di aver spinto imprese sane a dichiarare la bancarotta per rastrellare i loro beni a prezzi bassi. E’ il risultato di un rapporto inviato al governo da Lawrence Tomlinson, consulente del ministero del Commercio, in cui si condanna la banca, ancora di proprieta’ per l’81% dello Stato dopo il suo salvataggio durante la crisi del 2008. “Ci sono numerosi esempi scioccanti di imprese sane che sono state distrutte da RBS con un impatto devastante sulla vita degli imprenditori” ha sottolineato Tomlinson. Le accuse si concentrano sulla ‘Global Restructuring Group’, divisione della banca che si occupa della ristrutturazione di imprese in difficolta’. Secondo il rapporto, pmi senza problemi reali sono state artificialmente spinte con vari pretesti verso la divisione e sono state poi sottoposte a multe e tasse esorbitanti – fino a centinaia di migliaia di sterline – che le hanno, quindi, portate al fallimento. Un’altra societa’ controllata di RBS avrebbe, poi, colto l’occasione per acquistare i beni liquidati, compresi quelli immobiliari, a prezzi vantaggiosi. Tomlinson ha chiesto un intervento immediato per fermare questo comportamento “vergognoso” e il suo appello sembra essere stato ascoltato dal governo, che ha immediatamente trasmesso il caso al settore finanziario della polizia e alle Autorita’ di gestione finanziaria e di regolamentazione.

Scritto il 25 novembre 2013 at 14:20

Ma questa attesa imbecille del disastro totale, non è un pò assurda? Mi ricorda un o dei miei vecchi capi che incontrandolo per caso, gli ricordai che io l’avevo avvertito più volte del casino, che poi è successo, e cosi sono saltati, e io con loro. Lui mi rispose che lo sapevano anche loro. Al che risposi, sarebbe come dire che eravate sui binari del treno sapendo che arrivava e non vi siete tolti? che non ci avete neppure provato? Che dire?. Qui è un pò la stessa cosa, non sarebbe ora che si parlasse un pò meno e si provasse a fare qualcosa prima che arrivi il treno?

gnutim
Scritto il 25 novembre 2013 at 14:43

almeno abbiato salvato l’isola Budelli:

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=184932

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