GRECIA: LA MISSIONE DI ELENI E IL GRANDE BUCO!

Scritto il alle 11:58 da icebergfinanza

In attesa di una sempre più necessaria Norimberga della finanza e della politica…

Si è aperto oggi a Reykjavik, in Islanda, il processo contro l’ex premier Geir Hilmar Haarde, accusato di negligenza nella crisi finanziaria che ha colpito l’Islanda nel 2008 e nel 2009. Haarde è accusato da una commissione parlamentare islandese di non aver fatto tutto il possibile per contrastare alla fine del 2008 il crollo a catena di tre grandi banche islandesi, la Kaupthing, la Glitnir e la Landsbanki, che ha provocato un’implosione finanziaria e dunque la conseguente crisi economica nel paese, caratterizzata da forte inflazione e perdita di posti di lavoro. Haarde rischia fino a due anni di carcere: si è detto “vittima di una persecuzione politica” e finora ha respinto tutte le accuse.

Haarde ha sessant’anni, è l’ex leader del partito dell’Indipendenza islandese ed è il primo uomo politico al mondo a finire sotto processo per presunti errori commessi durante questa crisi economica. ILPOST

E ora finalmente anche in Grecia …

Tratto dal Corriere della Sera 12.05.2012 pagina 15 D.F.

Forse è ora che anche in Italia qualcuno incominci a pensarci seriamente prima che qualche figlio di Chicago alla Zingales ci dica che in fondo siamo noi che li abbiamo votati i nostri politici…

Un assaggio lo abbiamo vissuto a Trento nel lontano giugno del 2009 all’interno del festival dell’Economia …

Il primo tribunale della crisi, a metà tra reale e virtuale ha condannato economisti, controllori e finanza per non aver saputo prevedere né prevenire la crisi. I verdetti sono stati emessi da una giuria popolare composta da trenta studenti universitari – tredici provenienti dal Nord Italia, nove dal Centro, sette dal Mezzogiorno e quattro dall’Albania –  selezionati dalla facoltà di Economia dell’università di Trento. Sede dell’udienza il Festival dell’Economia. Guarda il videoracconto
Gli economisti, colpevoli di non aver previsto la crisi, pur essendo prevedibile, sono stati condannati a «tenere in maggior considerazione le innovazioni degli strumenti e dei mercati finanziari nell’elaborazione dei propri modelli e teorie», ma soprattutto a «collaborare alle conseguenze delle crisi cicliche che affliggono i nostri mercati». Giudicati troppo lontani dalla realtà, poco informati sull’evoluzione degli strumenti finanziari, ma anche poco coraggiosi nel sollevare i problemi che pure alcuni di loro avevano intuito. Insomma, troppo assoggettati alle istituzioni e al pensiero dominante degli ultimi anni. Sono stati invece assolti – ed è questa l’unica consolazione – per non aver previsto le conseguenze degli shock sull’economia mondiale.
La giuria ha giudicati colpevoli anche i controllori e i politici, in particolare gli esponenti del Congresso e dell’amministrazione degli Stati Uniti e le principali autorità di vigilanza europea per aver «posto in essere condotte attive e omissive che hanno contribuito alla crisi, o comunque fornito un oggettivo contributo causale al suo verificarsi». La giuria popolare ha inoltre esortato «la classe politica a varare una riforma mirante alla regolamentazione dei persistenti conflitti di interesse e alla realizzazione di un sistema economico più efficiente e trasparente». Le influenze delle varie lobbies politiche ed economiche non sono state considerate attenuanti delle colpe, «poiché le varie scelte del legislatore devono essere solamente subordinate al perseguimento dell’interesse generale».
I manager del mondo della finanza sono stati simbolicamente condannati «alla restituzione dei guadagni correlati alle responsabilità accertate e ai lavori socialmente utili». Il ruolo di pubblico ministero è stato svolto da Marco Onado, quello di avvocato difensore da Luigi  Zingales. «Non si tratta di fare qui una caccia alle streghe o agli untori – ha sostenuto Marco Onado – ma il mondo della finanza va sanzionato per avere costruito un sistema bancario occulto, tenendo all’oscuro le autorità (come ha scritto la Banca dei regolamenti internazionali di Basilea) e ingannando consapevolmente (soprattutto nei paesi anglosassoni) milioni di consumatori e cittadini con titoli strutturati che venduti in mercati non regolamentati, senza spiegare i gravi rischi cui venivano esposti i sottoscrittori». Di conseguenza «per questa crisi “made in America” sono stati esportati nel mondo prodotti tossici – e qualcuno deve pur aver fatto lo “spacciatore” – così adesso abbiamo due milioni di famiglie americane che hanno perso la casa, abbiamo la disoccupazione Usa al livello più alto da quindici anni, mentre il reddito disponibile è tornato quello degli anni 90. Intanto i banchieri e manager si sono intascati bonus milionari: ad esempio cento trader della Merrill Lynch hanno incamerato 1 milione di dollari a testa. Per ogni dollaro investito nella finanza tradizionale, ce n’erano quasi tre investiti nella nuova finanza».
Luigi Zingales ha preso le difese del “diavolo”, cioè della finanza, riversando su Onado l’accusa di aver fatto del populismo a buon mercato. «La rabbia nei confronti della finanza è sacrosanta – ha detto Zingales – ma non va usata per bloccarne lo sviluppo, perché ciò vorrebbe dire bloccare l’economia per i prossimi trent’anni. Usiamola piuttosto per approvare riforme che limitino il potere politico di Wall Street, rendendo il sistema finanziario più competitivo ed efficiente». Quindi per Zingales «non c’è responsabilità legale, ma eventualmente morale o politica e ideologica. Non c’era reato nel vendere prodotti derivati e chi ha comprato ha realizzato buoni guadagni quando i prezzi delle case salivano e non poteva ignorare i rischi delle possibili perdite. Non è dimostrato, per Zingales, l’occultamento deliberato di informazioni, al pubblico e alle autorità di controllo. Ma nemmeno i clienti delle banche erano totalmente “innocenti”: molti sottovalutavano in maniera deliberata i rischi che si assumevano e puntavano a fare soldi in fretta grazie alla crescita del valore degli immobili. «La verità – ha commentato – è che la gente ama comprare i biglietti della lotteria, ma quando non vince vuole cambiare le regole della lotteria». In quanto ai compensi dei manager, nessuno si scandalizza per i guadagni dei calciatori, e i manager quando sbagliano pagano di tasca loro, quando fanno bene creano ricchezza per il loro paese.

Si Zingales quella del “trickle down” quella che Voi economisti di Chicago ci  propinate da ormai trent’anni, un biglietto della lotteria falso, che ha fatto perdere molti mentre gli spacciatori di biglietti ancora oggi si divertono a socializzare le perdite! Sveglia ragazzo il campo dei miracoli nella finanza non esiste, solo gatti e volpi, senza chissà quale meraviglia che potrebbe bloccare lo sviluppo per i prossimi trent’anni, si lo sviluppo dell’intelligenzia accademica, quella che srudola carta come direbbe mio nonno!

Che la Consapevolezza sia con Voi!

State sintonizzati sarà un lunedi carico di novità e non dimenticate appuntamento a Venerdi sera ora 20.30 a Meano di Trento per una serata di Consapevolezza!

Un dettagliata analisi su quanto sta accadendo  ” Euro fu…siccome immobile!” è stata inviata a tutto coloro che hanno sostenuto questo viaggio e a disposizione di tutti coloro che vorranno liberamente sostenerci ora…Semplicemente GRAZIE!

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2 commenti Commenta
andrea.mensa
Scritto il 14 maggio 2012 at 13:12

caro Capitano mi pare che la frase :”…..ci dica che in fondo siamo noi che li abbiamo votati i nostri politici…” sia solo una sacrosanta verità, anche se l’intento è decisamente ironico.
credo che il male assoluto delle nostre democrazie ( si fa per dire) consista proprio nel non poter mandare a casa a calci nel sedere, quei politici che, seppur eletti, tradiscono i loro mandati.
ma la “colpa” è poi anche di una popolazione che preferisce delegare per poi disinteressarsi completamente di quanto gli eletti fanno.
in ogni società un CEO che non produca quanto previsto o prevedibile, viene mandato a casa, ma non dopo 5 anni, ma subito , come è chiaro che non sta facendo quanto promesso, tanto per evitare guai maggiori.
qui che si tratta l’intero bene della nazione, invece, non funziona così e quindi gli eletti ( poi anche facilmente “comprabili”) fanno quel che più gli aggrada.

edmontdantes
Scritto il 14 maggio 2012 at 23:18

Dittature e laboratori liberismo !!!
Ricordiamo a qualcuno che i primi laboratori di liberismo avvennero sotto le dittature sudamericane con il beneplacido dei Chicago boys come consulenti? Qualcuno dovrebbe avere il coraggio di dirlo che grazie alla sospensione della democrazia furono possibili cose che mai nessuno avrebbe accettato….oggi non ci sono piu´ i voli della morte per far sparire gli oppositori…ma tanto panico seminato ad arte per far ingoiare tutto il possibile!

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