LA GRANDE RECESSIONE UMANA!

Scritto il alle 04:10 da icebergfinanza


 

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Come più volte sottolineato nel corso dell'ultimo anno, giorno dopo giorno, la situazione del mercato del lavoro mondiale e in particolare americano sta assumendo sempre più carattere di strutturalità all'interno di una autentica recessione umana. 
    

 
 

Nel corso di questa analisi che richiederà un pò di tempo per essere visionata, cercheremo di esplorare le probabili tendenze future del mercato del lavoro concentrandoci principalmente sull’ America, nazione di riferimento, cartina tornasole dell'economia mondiale non disdegnando qualche escursione sulla situazione italiana. 

Nella parte finale vi sarà un ulteriore aggiornamento relativo agli ultimi dati comunicati venerdì dall'ufficio del lavoro americano, il BLS. 

Ho l’impressione che dopo aver letto questa analisi molti luoghi comuni sulle dinamiche occupazionali spariranno lasciando il posto ad una nuova inesorabile realtà. 

Chiunque in questi anni e mesi ha sottovalutato la tendenza della disoccupazione nel nostro paese, ha dimostrato un livello di superficialità estremo!
 

Secondo gli ultimi dati pubblicati dall'Istat, la realtà istituzionale comunica che…
 

"Sulla base delle informazioni finora disponibili, il numero di occupati a ottobre 2010 (dati destagionalizzati) risulta sostanzialmente stabile rispetto a settembre e diminuisce dello 0,1 per cento rispetto a ottobre 2009. Il tasso di occupazione, pari al 57,0 per cento, risulta invariato rispetto a settembre e in riduzione di 0,1 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
 

Il numero delle persone in cerca di occupazione risulta in aumento del 4,5 per cento rispetto ad settembre, e del 5,7 per cento rispetto a ottobre 2009. Il tasso di disoccupazione, pari all’8,6 per cento, è in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto a settembre; in confronto a ottobre 2009 il tasso di disoccupazione registra un aumento di 0,4 punti percentuali. Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 26,2 per cento, con una diminuzione di 0,4 punti percentuali rispetto al mese precedente e di un punto percentuale rispetto a ottobre 2009.(…) Il tasso di inattività, pari al 37,7 per cento,è in calo rispetto al mese precedente (-0,2 punti percentuali) e invariato rispetto a ottobre 2009.
 

Qui sotto potete trovare la dinamica grafica proveniente dal sito della VOCEinfo. Ma andiamo oltre e inoltriamoci in quella che nei numeri e nelle dinamiche ha l’aria di diventare una autentica recessione umana occidentale.

  
 

Giovedì 30 settembre 2010– ILO/10/49 GINEVRA (ILO News) — Un nuovo studio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) afferma che in numerosi paesi il persistere della “recessione dei mercati del lavoro” sta aggravando il clima sociale. Il nuovo studio, dal titolo World of Work Report 2010: From one crisis to the next?, riconosce che, dopo oltre due anni di crisi, l’economia globale ha ricominciato a crescere. In alcuni paesi, in particolare nelle economie emergenti di Asia e America Latina, si assiste ad incoraggianti segnali di ripresa del mercato del lavoro. Tuttavia, il Rapporto dell’Istituto internazionale di studi sociali dell’ILO avverte che “nonostante questi significativi risultati… nuove nubi sono apparse all’orizzonte e le prospettive dell’occupazione sono notevolmente peggiorate in numerosi paesi”. Lo studio dell’ILO segnala che, se le attuali politiche persistono, la situazione occupazionale delle economie avanzate ritornerà ai livelli antecedenti la crisi non prima del 2015 e non più, come previsto un anno fa, entro il 2013.
 

Come avremo modo di vedere nella mia analisi,  il termine del 2015 è sostanzialmente più una speranza che una possibilità reale! Ma andiamo avanti tra le pieghe del rapporto in questione del quale evidenzio quelli che secondo me sono i punti cruciali.
 

 “Più lunga sarà la recessione del mercato del lavoro, maggiori saranno le difficoltà di trovare un nuovo impiego per le persone in cerca di lavoro”, prosegue il Rapporto. “Nei 35 paesi per cui sono disponibili dati, circa il 40 per cento delle persone in cerca di lavoro è disoccupato da più di un anno e rischia di demoralizzarsi, perdere stima in se stesso e avere problemi psicologici. È importante segnalare che i giovani sono stati i più duramente colpiti dalla disoccupazione.”
 

“L’equità deve essere la bussola che ci conduce fuori da questa crisi”, ha affermato Juan Somavia, Direttore Generale dell’ILO. “La gente può comprendere e accettare delle scelte difficili solo se percepisce che tutti si stanno assumendo il proprio carico di responsabilità. I governi non dovrebbero dover scegliere tra le esigenze dei mercati finanziari e i bisogni dei propri cittadini. La stabilità finanziaria e la stabilità sociale devono andare di pari passo. In caso contrario, non sarà solo l’economia mondiale ad essere in pericolo ma anche la coesione sociale”.
 

(…) Il Rapporto afferma che “la coesistenza fra una crescita trainata dal debito in alcuni paesi industrializzati e una crescita guidata dalle esportazioni nelle maggiori economie emergenti ha dimostrato di essere il tallone d’Achille dell’economia mondiale”. La ripresa continuerà ad essere fragile finché i salari continueranno a crescere meno velocemente rispetto agli aumenti di produttività e finché il sistema finanziario continuerà ad avere delle disfunzioni.
 

Tra le altre per la ricerca in questione sono necessarie (…) misure a sostegno dei gruppi più vulnerabili della popolazione, in particolare i giovani, politiche di formazione che siano funzionali alla ripresa economica (…)  una reale riforma finanziaria che consenta di incanalare i risparmi in investimenti più produttivi e nella creazione di posti di lavoro più stabili.
 

GINEVRA (Notizie dall’ILO) 9 novembre 2010— Davanti a un “mercato del lavoro fragile”, caratterizzato da un persistente elevato livello di disoccupazione, una “stagnazione” della crescita dei posti di lavoro e da una diminuzione dei salari, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) ha chiesto oggi al Gruppo dei 20 (G20) di porre maggiore attenzione alle “politiche in favore dell’occupazione produttiva e della crescita ad alta intensità di occupazione”
 

SEOUL 12 novembre 2010– In un clima di diffusa preoccupazione per la lenta ripresa dell’occupazione, il Direttore Generale dell’ILO, ha esortato i leader del G20 a rispettare il loro impegno a porre la protezione sociale e il lavoro dignitoso al centro della ripresa mondiale. Nella loro Dichiarazione finale i leader del G20 affermano di essere “determinati a porre l’occupazione al centro della ripresa, a garantire protezione sociale e lavoro dignitoso, ed a promuovere una crescita accelerata nei paesi a basso reddito”.


Ma tornando anche solo per un istante alla situazione italiana, il ballo delle cifre istituzionali continua…
 

ROMA – Disoccupazione a livelli record nel secondo trimestre dell’anno, nonostante la ripresa dell’economia. Ad aprile-giugno – comunica l’Istat – il tasso di disoccupazione è salito all’8,5%, con un aumento di 0,1 decimi di punto rispetto al primo trimestre e di 1 punto nel confronto con il secondo trimestre dell’anno scorso. L’8,5% è il dato più elevato dal terzo trimestre del 2003. L'incremento tendenziale della disoccupazione si concentra nel Nord tra gli ex-occupati; nel Centro e nel Mezzogiorno tra gli altri gruppi dei disoccupati. Alla crescita della disoccupazione si accompagna un moderato aumento degli inattivi rispetto al secondo trimestre 2009 (+92.000 mila unità), sintesi di una lieve riduzione delle non forze di lavoro italiane e di un ulteriore incremento di quelle straniere. ( Corriere della Sera 23 settembre 2010 )
 

Disoccupazione. 'Le prospettive sul mercato del lavoro rimangono incerte e a farne le spese sono soprattutto i giovani tra i 15 e i 24 anni il cui tasso di disoccupazione continua a essere più di tre volte maggiore della media" osserva la Banca d'Italia, sottolineando come il tasso di disoccupazione reale, che comprende lavoratori scoraggiati e ore di Cig, viaggi oltre l'11%. ( Corriere della Sera 10 ottobre 2010)
 

Ocse, disoccupazione in calo in Italia Per i prossimi due anni i valori saranno sempre inferiori alla media dell'eurozona. (…)Le previsioni indicano un 8,6% nel 2010 che scenderà all'8,5% nel 2011 e all'8,3% nel 2012. Mentre la media dell'eurozona sarà del 9,9% quest'anno, del 9,6% il prossimo e del 9,2% in quello successivo. ( TG24 SKYTV 18 novembre 2010 ) 

 

 

 

Nel frattempo purtroppo la realtà "empirica" sulla disoccupazione giovanile mondiale, il segnale che ci viene dalla storia è questo…
 


Immagine2Fonte: ILO
 

…mediamente dagli 11 ai 17 anni sono necessari per un recupero successivo ad ogni crisi economico/finanziaria distinto da nazione a nazione.

 

Qui sotto sempre secondo l' ILO abbiamo le prospettive da qui ai prossimi 5 anni di un recupero dell'occupazione mondiale, tenendo bene a mente che la precedente espansione è dovuta principalmente da un eccesso di indebitamento generalizzato  e dalla più imponente bolla immobiliare  che la storia ricordi favoriti entrambi dalla cosidetta finanza creativa….

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Ma diamo un'occhiata ora ad un eloquente grafico del nostro caro Bill Percent Job Losses During Recessionsdi Calculatedrisk, nostra stella polare di riferimento che testimonia inequivocabilmente il   carattere di strutturalità della disoccupazione in questa crisi, osservandone la dinamica a partire dal minimo del ciclo, nel corso delle ultime recessioni dalla seconda guerra mondiale…

(cliccare sopra per ingrandire thanks to Calculatedrisk ) 

Inoltre come sostengo ormai da tempo questa è l' età del deleveraging, una dinamica indispensabile di rientro generalizzato da un eccesso di debito che richiederà molto tempo prima di ritrovare un punto di equilibrio.

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Secondo un'analisi empirica della McKinsey occorrono mediamente dai 6 agli 8 anni prima della conclusione di un processo di deleveraging e questa è la più imponente crisi della storia. E' naturale che in un processo di rientro generalizzato dal debito, privato e statale, il livello dei consumi, degli investimenti e della spesa pubblica diminuisca, facendo diminuire a sua volta l'occupazione…
 

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Queste sono solo alcuni dei fattori che hanno influenzato ed influenzeranno le dinamiche dell'occupazione occidentale nei prossimi anni:

a) Dinamiche dei cicli economici e monetari: bolle finanziarie
b) Tecnologia
c) Crescita demografica
d) Ingresso massivo della forza lavoro femminile
e) Doppio lavoro nelle famiglie
f)  Età di ingresso nel mondo del lavoro giovanile
g) Età pensionabile
h) Tasso di partecipazione al lavoro
i ) Tipologia di impiego
l ) Delocalizzazione e Outsorcing, declino dell'industria manifatturiera e dipendenza da quella edilizia
m) Occupazione specializzata (skill-biased) in dinamiche in continua evoluzione.

Detto questo proviamo a fare un piccolo esperimento prendendo a prestito la dinamica di crescita dell'occupazione in America nell'ultimo decennio, osservando come solo nel 1999 anno del boom della NEW ECONOMY, ovvero di internet, l'economia americana arrivò a produrre mediamente oltre 250.000 posti di lavoro , ovvero 264.000 posti mensili. Negli anni successivi alla recessione del 2001, con la dinamica favorita dalla bolla immobiliare si arrivò al massimo nel 2005 a 208.000 posti di lavoro al mese. La tendenza a creare posti di lavoro mediante bolle immobiliari e finanziarie è in evidente declino. Dal 2000 ad oggi l’economia americana ha creato complessivamente 27.000 posti di lavoro, un autentico DECENNIO PERDUTO  per l’occupazione. La tabella è aggiornata sino all’ultima rilevazione del BLS uscita venerdì scorso… (Fonte: U.S. Bureau of Labor Statistics.)

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Senza considerare che spesso a distanza di 


 

dodici mesi, da ormai tre anni, i dati dell’occupazione vengono puntualmente rivisti al ribasso per un numero complessivo di 1.650.000 posti di lavoro persi rispetto alle precedenti rilevazioni negli ultimi tre anni. Oggi il tasso di disoccupazione che comprende i disoccupati scoraggiati, marginalmente attaccati al lavoro( coloro che non cercano lavoro da almeno quattro settimane)  e part-time  arriva al 17 %

 Spesso e volentieri a distanza di 12 mesi negli ultimi tre anni abbiamo assistito a sensibili revisioni che hanno portato i dati definitivi a comunicare un'altra realtà ovvero 1.650.000 posti di lavoro persi in più!

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Ci sono voluti quasi otto anni dopo la doppia recessione degli anni ’80 per avere un calo della disoccupazione da quasi l’11 % sino al 6,5 % e ben nove anni dalla recessione degli anni ’90 per tornare da circa il 9 % sino al 3,5 %. Peggio è andata dopo la recessione del 2001.  Ma lascio al grafico la parola per farvi comprendere la dinamica negativa progressiva delle ultime tre recessioni, che non fa altro che confermare il recente grafico di Calculatedrisk.

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 Provate ad immaginare oggi quale potrà essere la dinamica di un eventuale recupero dell'occupazione dopo la più grave crisi dalla Grande depressione, senza l'apporto dell'industria manifatturiera e per qualche anno ancora di quella edilizia.

Bene detto questo date un'occhiata a quest'altra tabella dove si nota un'impressionante tendenza in atto nel mercato del lavoro americano, che per certi versi rispecchia anche quello che sta accadendo in Italia.

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Insieme ad un inesorabile declino dell'occupazione giovanile abbiamo una sorprendente ripresa dell'occupazione oltre i 55 anni, dovuta in maggior parte ad un ritorno al lavoro di coloro che avevano basato la loro pensione su fondi indicizzati quasi esclusivamente al rendimento delle azioni rendimenti falciati da due grandi crisi nell'ultimo decennio e e su un patrimonio immobiliare distrutto da una autentica depressione.

Se come sostiene John Mauldin, nei prossimi cinque anni l'America avrà bisogno di più di 19 milioni di posti di lavoro per poter ritornare ad un tasso di disoccupazione più o meno pre crisi, questo significa che saranno necessari ben 325.000 posti al mese o 230.000 sempre al mese se si pensa di recuperare circa 27 milioni di posti di lavoro in dieci anni che comprendano, coloro che tornano a lavorare, la pressione demografica e quella migratoria più tutti coloro che lo hanno perso nell'ultimo decennio. 

E si badi bene il tutto senza pronosticare alcuna nuova crisi o recessione nel prossimo decennio. Come abbiamo più volte visto insieme e come testimonia il prossimo grafico di John Hussman, solo una crescita oltre il 3/3,5 % rende possibile questo obiettivo approssimativamente tenendo a mente che la crescita media degli anni '90 è stata del 3,3 % mentre quella dell'ultimo decennio non ha raggiunto il 2 %. 

E meno male che un gruppo di esaltati monetaristi guidati principalmente da Greenspan e Bernake hanno stimolato una serie infinita di bolle finanziarie massacrando l'economia reale.


Oggi l'ultimo monetarista, Bernanke si illude di ricomporre la frattura generazionale del mercato del lavoro, stimolando una nuova bolla azionaria, illudendosi di creare nuova ricchezza, quando come abbiamo già visto ormai sono ben pochi gli americani che potranno beneficiare di un'eventuale ripresa sostenuta delle quotazioni azionarie.

Come abbiamo già visto la ricchezza azionaria è concentrata in meno del 5/10 % della popolazione mentre quella immobiliare riguarda l'intera classe media americana, falciata dalla depressione immobiliare, con milioni di uomini e donne, che hanno perso la casa, sono "underwater" ovvero con patrimonio negativo, mutuo residuo superiore al valore della casa o hanno perso il posto di lavoro.

 

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CRESCITA DELL’OCCUPAZIONE IN RAPPORTO ALLA CRESCITA DEL PIL AMERICANO

A ) Testimonia la linea di creazione di 200.000 posti di lavoro al mese

B) Anche con una crescita del PIL(GDP) vicina al 3 % può accadere che l’economia non sia in grado di produrre più di 100.000 posti di lavoro al mese. Le recenti dinamiche del quarto trimestre 2009 e del primo trimestre 2010 lo testimoniano.

C) E’ un’eccezione e non la regola la creazione di 200.000 posti al mese solitamente con una crescita del PIL vicina al 4 % . Oggi siamo intorno al 2 % con prospettive di crescita recessiva

D) Con crescita tra sotto zero e il 2,5 % la perdita di occupazione è diffusa

Senza l’apporto del MEW, ovvero la possibilità di rifinanziare il proprio mutuo, a fronte di un maggiore valore della propria abitazione,estraendo ricchezza da destinare ai consumi, in America dal 2001 al 2006 la crescita sarebbe stata recessiva ovvero sotto l’1 % senza riuscire a produrre occupazione
 

Thanks to Calculatedrisk
 

Ora questa spinta propulsiva si è completamente estinta!

[MEWQ42008.jpg]

Thanks to Calculatedrisk
 

La questione demografica rimane di fondamentale importanza nelle dinamiche economiche basta dare un'occhiata al seguente grafico dal quale si evince che l’età media della popolazione dei vari paesi mondiali poteva aiutare a scorgere i semi di una nuova bolla immobiliare: Spagna, Irlanda, Stati Uniti, Inghilterra, tutti paesi con una bassa età media devastati dalla tempesta immobiliare.

 

  

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 noltre basta dare un'occhiata anche ai seguenti grafici per rendersi conto di come non possiamo esimerci da considerare seriamente la questione demografica appunto. 

 

Immagine11Immagine12

C’è chi sostiene che questa non è una depressione in quanto il numero dei disoccupati non ha mai raggiunto la quota del 26 % che raggiunse nel 1934, ma oggi non si vedono le file interminabili di un’umanità in attesa di un pasto solo perchè  grazie ai “food stamps” buoni pasto che arrivano direttamente a casa o sul conto sopravvivono 42,7 milioni di americani con un aumento di 10 milioni solo nel periodo 2009/2010  

 

 

 

 Prima di passare all'analisi dei dati di venerdi è importante evidenziare anche le dinamiche relative alla redistribuzione dei redditi in una recente analisi intitolata  

Distribuzione dei redditi e povertà nei Paesi OCSE: una crescita diseguale? Analisi a cura dell’ OCSE

   

  • ·I mutamenti della struttura demografica sono una delle principali cause dell’aumento della disuguaglianza. Tuttavia, tale aumento deriva in maggior misura da un incremento del numero delle famiglie monoparentali che dall’invecchiamento demografico di per sé.
  • ·La disuguaglianza delle remunerazioni dei lavoratori a tempo pieno è aumentata sono diventati più disuguali nella maggior parte dei Paesi OCSE. Ciò è ascrivibile al fatto che i lavoratori con alti redditi guadagnano ancora di più. La globalizzazione, il cambiamento tecnologico skill-biased (lavoratori qualificati) e le misure governative sono probabilmente tutti fattori che hanno contribuito a tale risultato.
  • ·L’impatto di più ampie disparità di reddito salariale sulla disuguaglianza del reddito è stato attenuato da un più alto tasso di occupazione. Tuttavia, i tassi di occupazione delle persone meno qualificate sono calati e le famiglie senza lavoro continuano a essere numerose.
  • Il reddito da capitale e dei lavoratori indipendenti sono distribuiti in modo molto disuguale e nell’ultimo decennio tale disuguaglianza si è accentuata. Tali tendenze spiegano in gran parte l’ampliamento delle disuguaglianze del reddito.
  • Il reddito da lavoro è un fattore decisivo per far fronte alla povertà. I tassi di povertà delle famiglie senza lavoro sono quasi sei volte superiori rispetto a quelli delle famiglie che lavorano.
  • Tuttavia, il lavoro non è sufficiente per evitare la povertà. Oltre la metà delle persone povere appartengono a famiglie che percepiscono un reddito da lavoro, ma che lavorano poche ore e/o hanno stipendi bassi. In tal caso, è spesso necessario ridurre la povertà completando i redditi da lavoro con assegni sociali.
  •  Puntare sull’aumento delle tasse e della spesa pubblica deve essere solo una misura temporanea. L’unico approccio sostenibile per ridurre la disuguaglianza è di intervenire per bloccare la soggiacente disparità tra redditi da lavoro e da capitale. In particolare, dobbiamo far sì che le persone siano in grado di lavorare e percepiscano stipendi sufficienti per il proprio sostentamento e per quello della famiglia. I paesi industrializzati devono perciò migliorare notevolmente le politiche che incoraggiano i disoccupati a riprendere l’attività lavorativa e a non dipendere dalle indennità di disoccupazione, di disabilità e di pensione anticipata, mantenendo le persone sul posto di lavoro e offrendo buone prospettive di carriera. 

 I dati di venerdì hanno dimostrato se mai ve ne fosse stato bisogno l’assoluta inattendibilità dei sistemi di rilevazione del mercato del lavoro americano, dati che smentiscono categoricamente qualsiasi illusione rilasciata dalle varie indagini regionali, indagini che non sono altro che un campione di interviste sulle prospettive future non supportate probabilmente dai fatti, anche se come spesso abbiamo visto l’affidabilità dei dati BLS è elevata! La revisione al rialzo di qualche migliaio di occupati non cancella la netta delusione per una crescita decisamente recessiva.

Solo un terzo di lavori creati nel settore privato 50.000 rispetto ai 160.000 del mese precedente! Ore settimanali lavorative e retribuzioni sono sostanzialmente invariate, mentre il tasso di disoccupazione di riavvicina alla fatica linea del 10 %, linea che sarebbe stata già ampiamente superata se milioni di americani non avessero abbandonato il mercato del lavoro rinunciando a qualsiasi possibilità di impiego. Ci sono almeno nove milioni di americani le cui ore di lavoro potrebbero aumentare in caso di un miglioramento delle condizioni economiche piuttosto che assistere a nuovi aumenti nell’occupazione anche se il sentiment delle piccole e medie imprese sta migliorando.


 

La nota dolente è l’aumento della disoccupazione di lunga durata, oltre le 27 settimane tornata ai livelli di agosto sino a quasi il 42 % del numero totale dei disoccupati. Recentemente la Challenger & Christmas, aveva comunicato il più alto livello di annunci di licenziamento degli ultimi otto mesi ma ben pochi ci hanno fatto caso.


Come abbiamo visto basta togliere l’effetto impiego a seguito del censimento nazionale americano 2010 per ottenere una dinamica assolutamente anemica nella crescita dell’occupazione.
 

Continua la perdita di posti di lavoro nell’edilizia e sale sensibilmente quella nel commercio al dettaglio proprio nei mesi principe per i consumi americani, dopo che molti analisti avevano previsto chissà quali meraviglie nel settore dei consumi al dettaglio. Il settore governativo continua a perdere occupazione e gli Stati americani per molto tempo non promuoveranno occupazione viste le enormi difficoltà di bilancio e il crollo delle tasse a seguito della Grande Recessione.

Concludo questa autentica maratona confermando per l’ennesima volta il carattere di strutturalità di una dinamica inedita nell’occupazione che purtroppo molto probabilmente dovrà fare i conti con un ciclo economico drogato dalla più imponente dose di stimoli fiscali e monetari che la storia economica abbia mai messo in atto, stimoli nonostante i quali la crescita risulta assolutamente insufficiente e sostenibile nel breve e medio termine.

Non resta che stare ad osservare il grande bluff della Federal Reserve, l’immensa illusoria catena di San Antonio messa in atto con il sostegno incondizionato al sistema finanziario e al mercato azionario che non potrà fare altro che scommettere su una dose sempre più massiccia di incentivi ed eroina monetaria, per uscire da un’autentica recessione/depressione umana.

 


 

 

 

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56 commenti Commenta
Scritto il 6 dicembre 2010 at 08:07

Post oceanico…alla "vecchia maniera"!…

Compagni di Viaggio….
Buona giornata
Valentina

utente anonimo
Scritto il 6 dicembre 2010 at 09:08

Splendio articolo Andrea, complimenti sinceri.
Però…. però non  ti sembra di aver dimenticato qualche cosa di fondamentale?   E cioè una domanda del tipo: come ne usciamo?

Io intravedo due possibilità:
– la prima la potete trovare in http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=22170;
– l'altra (o meglio le premesse di una seconda possibilità) la potete trovare in http://www.norad.mil/News/2010/080210.html

Personalmente mi piace di più la seconda.
Vedi se si potesse risolvere quello che io chiamo  il Single Letter Swapping Problem.  che consiste in sostanza nella sostituzione della lettera N nella National Agency for Space Administration con la lettera M trasformandola così nella Mankind Agency for Space Administration l'enorme debito che opprime molti stati potrebbe di colpo trasformarsi in un altrettando enorme credito di … fiducia nell'uomo.
Sostituzione di una singola lettera, ma con implicazioni enormi per tutti noi.

Vedi Andrea che non sono un fautore sfegatato dell'avvento della Ferocia?
Ma forse mentre scrivo sono ancora addormentato ed in realtà sto solo sognando.
luigiza

utente anonimo
Scritto il 6 dicembre 2010 at 09:08

Splendio articolo Andrea, complimenti sinceri.
Però…. però non  ti sembra di aver dimenticato qualche cosa di fondamentale?   E cioè una domanda del tipo: come ne usciamo?

Io intravedo due possibilità:
– la prima la potete trovare in http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=22170;
– l'altra (o meglio le premesse di una seconda possibilità) la potete trovare in http://www.norad.mil/News/2010/080210.html

Personalmente mi piace di più la seconda.
Vedi se si potesse risolvere quello che io chiamo  il Single Letter Swapping Problem.  che consiste in sostanza nella sostituzione della lettera N nella National Agency for Space Administration con la lettera M trasformandola così nella Mankind Agency for Space Administration l'enorme debito che opprime molti stati potrebbe di colpo trasformarsi in un altrettando enorme credito di … fiducia nell'uomo.
Sostituzione di una singola lettera, ma con implicazioni enormi per tutti noi.

Vedi Andrea che non sono un fautore sfegatato dell'avvento della Ferocia?
Ma forse mentre scrivo sono ancora addormentato ed in realtà sto solo sognando.
luigiza

Scritto il 6 dicembre 2010 at 09:13

Opss!Opss!Opss!Sorry!!!
Hihihhi, quanti ne sono usciti..
.
Ho avuto problemi con i post dei commenti  mi dava errore…
Beh!
Buona giornta
Valentina

utente anonimo
Scritto il 6 dicembre 2010 at 10:01

vale64  hai solo beccato il momento in cui Splinder era in manutenzione.

utente anonimo
Scritto il 6 dicembre 2010 at 11:38

Entro i prossimi dieci anni, purtroppo, ci tocchera' assistere al pieno dispiegamento della crisi innescata dal peak oil, crisi energetica strutturale che, a mio parere, e' anche causa fondamentale scatenante dell'attuale crisi recessiva/depressiva mondiale (in particolare, per la maggioranza dei paesi importatori di energia).

Oramai, anche la IEA nel suo outlook 2010 lo afferma a chiare lettere: dal 2012 avremo un deeficit strutturale di energia fossile che al momento possiamo colmare solo con la speranza.

Saluti
Phitio

Scritto il 6 dicembre 2010 at 12:17

Si # 4 Grazie,
che "tempismo" vero il mio!!hihihi
questa mattina il mio commento #1 si era moltiplicato quasi all'infinito… ma ora vedo che è ritornato tutto in ordine…bene..bene!…

Ciao
Valentina

Scritto il 6 dicembre 2010 at 13:06

Andrea,

percepisco un reale pericolo di stratificazione sociale in cui si perde la continuità del tessuto economico e si riformano in modo più marcato le classi sociali.
Questo diventa preludio ad una rottura del continuum sociale e ad un ritorno della lotta di classe.
Naturalmente ci vorrà ancora un po' di tempo perchè la coscienza di classe si riformi. 
Questo avrà, come tutti gli eventi risvolti positivi e negativi.

Il risvolto negativo è che uno stato conflittuale è dispendioso ed antieconomico. In italia si risicha la marginazione dal sistema economico globale.

Il risvolto positivo è che , "forse" si uscirà dalla melassa sociale in cui siamo dove, ben lungi dall'esserci giustizia sociale chi si trova nella parte bassa rimane privo di strumenti di aggregazione, riferimenti culturali e consapevolezza della propria situazione.

L'aspirazione consumeristica cui si sono dedicati anche i ceti meno affluenti in questi ultimi 15 anni (che casualmente in Italia hanno coinciso con il Berlusconesimo)  ne è stato sia causa che effetto.

La perdita di contatto tra i partiti storici della sinistra e la base elettorale che paradossalmente è arrivata al parossismo negli ambienti della sinistra più radicale che si sono ritirati in circoli culturali completamente avulsi dalla realtà, ne è un altro segnale evidente.

Come ti ho già espresso altre volte non concordo pienamente con la definizione di "crisi antropologica" ma propendo maggiormente per la definizione di "crisi sociale".

un saluto   

utente anonimo
Scritto il 6 dicembre 2010 at 15:14

@Il Cuculo commento #7 che scrive: ..Questo diventa preludio ad una rottura del continuum sociale e ad un ritorno della lotta di classe.

O forse anche qualche cosa di peggio. Leggi  http://href="http://www.wolfstep.cc/2010/12/dieci-milioni.html ma sopratutto leggi anche i commenti. Ve ne sono anche un paio miei per tentare di svelenire il clima.
Spero che l'articolo sia qualcosa tipo una goliardata e non il segnale di un sentimento che si fa strada.
luigiza

utente anonimo
Scritto il 6 dicembre 2010 at 15:14

@Il Cuculo commento #7 che scrive: ..Questo diventa preludio ad una rottura del continuum sociale e ad un ritorno della lotta di classe.

O forse anche qualche cosa di peggio. Leggi  http://href="http://www.wolfstep.cc/2010/12/dieci-milioni.html ma sopratutto leggi anche i commenti. Ve ne sono anche un paio miei per tentare di svelenire il clima.
Spero che l'articolo sia qualcosa tipo una goliardata e non il segnale di un sentimento che si fa strada.
luigiza

utente anonimo
Scritto il 6 dicembre 2010 at 16:17

Ciao secondo me dovreste tener conto anche di questo nelle previsioni
http://www.theregister.co.uk/2010/06/16/solar_storms/

Nessuno lo sà ma potrebbe far peggiorare la situazione o forse migliorare in altri aspetti ?

utente anonimo
Scritto il 6 dicembre 2010 at 16:19

Ciao secondo me dovreste tener conto anche di questo nelle previsioni
http://www.theregister.co.uk/2010/06/16/solar_storms/

Nessuno lo sà ma potrebbe far peggiorare la situazione o forse migliorare in altri aspetti ?

Katia

Scritto il 6 dicembre 2010 at 17:47

L'ingresso nel mondo economico di più di due miliardi di consumatori è paradossalmente uno svantaggio per l'economia occidentale, che non riesce a produrre manufatti e servizi che possano essere concorrenziali sui nuovi mercati, anzi l'occidente viene invaso dai prodotti dei paesi emergenti.
Se vi ripassate bene la storia vedrete che una delle principali vessazioni che i paesi colonizzatori imponevano alle loro colonie era il divieto di effettuare attività industriale di qualunque tipo.
Quando ci fu la rivoluzione americana una forma di resistenza era quella di avere un telaio in casa, dato che era proibitissimo, si poteva produrre la materia prima ma i tessuti finiti dovevano provenire dall'Inghilterra.
Lo spartiacque della storia economica è stato il colonialismo, difatti a differenza dei vecchi imperi, dove anche i popoli che erano  stati conquistati acquisivano dopo un poco di tempo, gli stessi diritti dei conquistatori.
Questo non è avvenuto a partire dalle conquiste coloniali del XV secolo, la cosa si è accentuata con il colonialismo del XIX secolo.
Una giornata di lavoro di un Etiope vale un dollaro quella di un operaio Tedesco ne vale 240, questa è la prima delle contraddizioni.
Il dire che lo sfruttamento economico che l'occidente ha imposto al mondo ha avuto come unici beneficiari, un ristretto numero di persone, è un grave errore.
Purtroppo le colpe dell'occidente sono gravi e diffuse e per quanto possa essere grave questa crisi ce ne vorrà ancora perché si vada al pareggio del conto.
Molti si giustificano dicendo che se lo sviluppo fosse stato a parti inverse gli altri si sarebbero comportanti allo stesso modo, ciò è sostanzialmente vero ma questo non ci rende affatto migliori, tanto meno ci assolve.

Scritto il 6 dicembre 2010 at 21:20

Luigi,

ho perso, (letteralmente buttato via) del tempo per andare a leggere il post di quell'invasato e qualcuno tra i suoi commentatori (cosa che non conta nulla visto che pubblica solo i commenti che gli piacciono).

Per favore….

utente anonimo
Scritto il 6 dicembre 2010 at 23:43

Purtroppo quella fatta da Andrea è una delle migliori analisi in circolazione sul mercato del lavoro Usa e Europa. Purtroppo perché si resta con la testa piena di domande sul presente. Forse siamo di fronte a uno di quei passaggi di consegna storici, una fase di transizione? Il periodo della trickle-down theory, della finanza creativa, di un modello economico miope basato sulla "facilità" della risorsa petrolio, delle bolle, dello strapotere della finanza, della strage della democrazia, dei profitti privati e delle perdite sociali sta per lasciare l posto a qualcosa di diverso?  I quesiti sono tanti, complessi. Di sicuro, come dice Andrea, è un crisi antropologica. Ripartire, rifondare, puntellare le comunità mi sembra un obiettivo minimo su cui lavorare.
raffaele

Scritto il 7 dicembre 2010 at 00:02

mi unisco negli elogi al bellissimo lavoro fatto, e come dice l'anonimo #13 visto che queste sono le previsioni più attendibili per il mondo del lavoro, dovremmo pensare che tutto il resto rimanga fermo ?
che gli USA si rassegnino a perdere la leadership occidenrtale, che rinuncino senza batter ciglio ai finanziatori del loro benessere a credito, che l'immobiliare si adatti alla crescita ( o decrescita) demografica.
tiutto giusto, tutto corretto quanto elencato , sempre ch enon accada qualcosa che sconvolga tutto il quadro di riferimento.
e non parlo solo di una guerra, ma di scoperte, ad esempio ch econsenta di pensionare petrolio e benzina per i trasporti, oppure la fusione fredda, che sostituisca buona parte dei combustibili fossili, ecc… non solo quindi accadimenti negativi, ma anch epositivi.
la cosa che però , qualsiasi cambiamento "grande" che anche possa avvenire, necessiterà sempre sarà un sistema monetario.
l'attuale sta mostrando tuttii suoi limiti, evidenziati anche da dabbenaggine o malafede, o incopacità di comprendere gli avvenimenti da parte di coloro ch ene governano i centri di otere, e non compare ancora all'orizzonte la consapevolezza della necessità del cambiamento.
anzi, quanto sembra, è di non essere nemmeno in grado di gestire tutto cosa grava attorna all'attuale.
manca fantasia, ma soprattutto una spinta ideale forte.

utente anonimo
Scritto il 7 dicembre 2010 at 06:46

@A. mensa che scrive:
sempre ch enon accada qualcosa che sconvolga tutto il quadro di riferimento. e non parlo solo di una guerra, ma di scoperte, ad esempio ch econsenta di pensionare petrolio e benzina per i trasporti, oppure la fusione fredda, che sostituisca buona parte dei combustibili fossili, ecc… non solo quindi accadimenti negativi, ma anch epositivi.

Io sono convinto che gli U.S.A. in una notte potrebbero cambiare il paradigma interpretativo della realtà fisica e tirar fuori applicazioni mirabolanti. Ma….
Ma ti ricordi cosa successe circa un secolo fa quando i laboratori Edison misero in commercio la lampadina elettrica?
I titoli delle aziende del gas per illuminazione crollaroro ed i dipendenti delle medesime rimasero senza lavoro.
Probabilmente erano pochi e si riuscì ad assorbirli facilemnte anche perchè quello era un periodo di grande effervescenza economica.
Oggi non é così, almeno nella ns. parte di mondo.
Rimango della mia idea, quelle espressa in forma idealista nel mio 1° commento più sopra. 
Non credo esistano altre alternative pacifiche.
luigiza

Scritto il 7 dicembre 2010 at 11:16

Dice proprio bene raffaele…
più lo rileggo più mi appare un imponente lavoro….
e…"tutto il resto…appaiono sempre più come "astrazioni e strumenti,
oggi è diventato errore comune confondere gli strumenti con la realtà…"(Rilke)

già la realtà…un realtà che Tu ben conosci e comprendi e ci comunichi,
ben  oltre i numeri e gli strumenti…ben oltre…

Valentina

Scritto il 7 dicembre 2010 at 11:27

La lettera di Juncker e di Tremonti: l'euro si salva con gli E-bond. Doppio no da Angela Merkel

di Jean-Claude Juncker e Giulio Tremonti

I Paesi dell'Eurozona sono divisi sull'aumento del fondo salva euro e sulla proposta di Giulio Tremonti e Jean-Claude Juncker di introdurre degli E-Bond per salvare la moneta unica. Dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel, arriva un duplice secco no. Tanto che alla fine della riunione dei sedici ministri di Eurolandia Juncker ammette: «Non ci sono nuove decisioni, ma ce la faremo». Ecco il testo integrale della lettera di Tremonti e Juncker che chiedono l'adozione dei titoli di stato per l'area euro.

OAS_RICH(‘VideoBox_180x150’);

 
Nonostante le recenti decisioni delle autorità monetarie e finanziarie europee, i mercati dei titoli di stato rimangono sotto forte pressione. L'Europa deve formulare una risposta forte e di sistema alla crisi, deve inviare un messaggio chiaro ai mercati globali e ai cittadini europei sul nostro impegno politico nei confronti dell'unione economica e monetaria e sull'irreversibilità dell'euro.

Un modo per farlo è lanciare gli E-bond, titoli di Stato europei emessi da un'Agenzia europea del debito(Eda) che dovrebbe prendere il posto dell'attuale Fondo europeo per la stabilità finanziaria. È fondamentale fare in fretta. Il Consiglio europeo potrebbe cominciare a muoversi per creare l'Eda già questo mese, con il mandato di raggiungere gradualmente un ammontare di titoli circolanti equivalente al 40% del Pil della Ue e di ogni stato membro.
In questo modo si arriverebbe alle dimensioni sufficienti a farne il mercato obbligazionario più importante d'Europa, raggiungendo progressivamente una liquidità comparabile a quella dei buoni del Tesoro Usa. Ma per conseguire questo obiettivo servono due misure ulteriori: come prima cosa, l'Eda deve finanziare fino al 50% dei titoli emessi dagli stati membri, per creare un mercato esteso e liquido. In circostanze eccezionali, per quei paesi che hanno difficoltà a collocare i loro titoli sui mercati, questo finanziamento potrebbe essere portato fino al 100 per cento. Come seconda cosa, l'Eda dovrebbe offrire la possibilità di scambiare i titoli nazionali esistenti con gli E-bond.

Il tasso di conversione sarebbe alla pari, ma lo switch verrebbe effettuato tramite un'opzione di sconto, verosimilmente maggiore per quei titoli maggiormente sotto pressione. Conoscendo in anticipo l'evoluzione di questi spread, gli stati membri avrebbero un forte incentivo a ridurre il loro deficit. Gli E-bond metterebbero un freno agli sconvolgimenti sui mercati del debito pubblico e bloccherebbero le ripercussioni negative sui mercati nazionali.

Gli investitori sono costretti a conservare i loro titoli fino alla scadenza, e sono stufi: di conseguenza chiedono prezzi sempre più alti per comprare i titoli di nuova emissione. Finora l'Ue ha affrontato questo problema caso per caso, emettendo titoli per conto di stati membri solo quando questi ultimi non avevano più accesso ai mercati. Questa settimana la Bce ha preso altri provvedimenti per stabilizzare il mercato secondario. Un unico mercato europeo di fatto precluderebbe la possibilità di sconvolgimenti sul mercato primario, riducendo la necessità d'interventi d'emergenza sul mercato secondario.

Un nuovo mercato inoltre costringerebbe gli obbligazionisti privati ad assumersi il rischio e la responsabilità delle proprie decisioni d'investimento. In questo senso, la proposta del bond europeo rappresenta un'utile integrazione rispetto a recenti decisioni finalizzate a offrire chiarezza riguardo a un meccanismo permanente per la ristrutturazione del debito. Contribuirebbe a ripristinare la fiducia, consentendo ai mercati di mettere in evidenza le perdite e imporre la disciplina di mercato. La possibilità per gli investitori di scambiare i titoli di stato nazionali con quelli europei, che potrebbero avere uno status superiore come collaterale per la Bce, contribuirebbe a raggiungere questo obiettivo. I titoli degli stati membri con una situazione dei conti pubblici meno solida potrebbero essere convertiti a un valore più basso e questo comporterebbe perdite immediate per le banche e gli altri investitori privati, garantendo trasparenza sulla loro solvibilità e adeguatezza patrimoniale.

Un mercato di titoli di stato europei servirebbe anche ad assistere gli stati membri in difficoltà senza favorire l'azzardo morale. I governi avrebbero la garanzia di poter accedere a risorse sufficienti, al tasso d'interesse dell'Eda, per risanare i conti pubblici senza rischiare attacchi speculativi sul breve termine. I governi sarebbero tenuti a onorare fino in fondo i loro debiti, ma avrebbero comunque la convenienza di non dover pagare tassi d'interesse più alti su titoli di debito non coperti tramite gli E-bond. I vantaggi di un finanziamento meno costoso e più sicuro sarebbero considerevoli.

Nascerebbe poi un mercato liquido globale per i titoli europei, che non solo proteggerebbe i paesi dalla speculazione, ma contribuirebbe anche a mantenere i capitali esistenti in Europa e ad attirarne di nuovi. Inoltre, favorirebbe l'integrazione dei mercati finanziari europei, agevolando gli investimenti e dunque contribuendo alla crescita. Alla fine ne trarrebbe beneficio anche l'Ue. I profitti delle conversioni andrebbero nelle casse dell'Eda, riducendo i tassi d'interesse effettivi degli E-bonds. In questo modo il conto non ricadrebbe sulle spalle dei contribuenti dell'Ue e di quegli stati membri attualmente sotto attacco. Tutti questi benefici potrebbero essere estesi agli stati membri che rimangono al di fuori dell'euro.

A nostro parere, questa proposta rappresenta una risposta forte, credibile e tempestiva alla crisi di debito pubblico attualmente in corso, perché doterebbe l'Ue di un quadro di riferimento solido e accurato per affrontare il problema della soluzione delle crisi, ma anche per contribuire a prevenire crisi future incoraggiando la disciplina di bilancio, sostenendo la crescita economica e approfondendo l'integrazione europea.

Jean-Claude Juncker è primo ministro e ministro del Tesoro del Lussemburgo; Giulio Tremonti è ministro dell'Economia e delle finanze dell'Italia.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
© FINANCIAL TIMES

____________________________________________________

A questo punto faccio fatica a vedere "la buona fede" nell'atteggiamento della Merkel ed della Germania.
La proposta, peraltro non nuova,  è corretta economicamente sia dal punto di vista tecnico che formale.
In teoria tutti i paesi dell'aera Euro hanno da guadagnare, anche la Germania, visto che l'esposizione delle banche tedesche ai debiti sovrani dei PIGS è elevata (come dire, il maiale fa schifo ma il salame è buono ….).
Perchè i conribuenti, cittadini PIGS potrebbero stancarsi di "lacrime e sangue" per sostenere un sistema che garantisca alla DB di non dover svalutare i propri attivi.
Evidentemente il problema si sposta su un piano politico e la Germania chiede delle contropartite politiche in cambio del fatto che sarebbe la prima e principale garante del Rating degli E-Bonds.
 

Scritto il 7 dicembre 2010 at 11:27

La lettera di Juncker e di Tremonti: l'euro si salva con gli E-bond. Doppio no da Angela Merkel

di Jean-Claude Juncker e Giulio Tremonti

I Paesi dell'Eurozona sono divisi sull'aumento del fondo salva euro e sulla proposta di Giulio Tremonti e Jean-Claude Juncker di introdurre degli E-Bond per salvare la moneta unica. Dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel, arriva un duplice secco no. Tanto che alla fine della riunione dei sedici ministri di Eurolandia Juncker ammette: «Non ci sono nuove decisioni, ma ce la faremo». Ecco il testo integrale della lettera di Tremonti e Juncker che chiedono l'adozione dei titoli di stato per l'area euro.

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Nonostante le recenti decisioni delle autorità monetarie e finanziarie europee, i mercati dei titoli di stato rimangono sotto forte pressione. L'Europa deve formulare una risposta forte e di sistema alla crisi, deve inviare un messaggio chiaro ai mercati globali e ai cittadini europei sul nostro impegno politico nei confronti dell'unione economica e monetaria e sull'irreversibilità dell'euro.

Un modo per farlo è lanciare gli E-bond, titoli di Stato europei emessi da un'Agenzia europea del debito(Eda) che dovrebbe prendere il posto dell'attuale Fondo europeo per la stabilità finanziaria. È fondamentale fare in fretta. Il Consiglio europeo potrebbe cominciare a muoversi per creare l'Eda già questo mese, con il mandato di raggiungere gradualmente un ammontare di titoli circolanti equivalente al 40% del Pil della Ue e di ogni stato membro.
In questo modo si arriverebbe alle dimensioni sufficienti a farne il mercato obbligazionario più importante d'Europa, raggiungendo progressivamente una liquidità comparabile a quella dei buoni del Tesoro Usa. Ma per conseguire questo obiettivo servono due misure ulteriori: come prima cosa, l'Eda deve finanziare fino al 50% dei titoli emessi dagli stati membri, per creare un mercato esteso e liquido. In circostanze eccezionali, per quei paesi che hanno difficoltà a collocare i loro titoli sui mercati, questo finanziamento potrebbe essere portato fino al 100 per cento. Come seconda cosa, l'Eda dovrebbe offrire la possibilità di scambiare i titoli nazionali esistenti con gli E-bond.

Il tasso di conversione sarebbe alla pari, ma lo switch verrebbe effettuato tramite un'opzione di sconto, verosimilmente maggiore per quei titoli maggiormente sotto pressione. Conoscendo in anticipo l'evoluzione di questi spread, gli stati membri avrebbero un forte incentivo a ridurre il loro deficit. Gli E-bond metterebbero un freno agli sconvolgimenti sui mercati del debito pubblico e bloccherebbero le ripercussioni negative sui mercati nazionali.

Gli investitori sono costretti a conservare i loro titoli fino alla scadenza, e sono stufi: di conseguenza chiedono prezzi sempre più alti per comprare i titoli di nuova emissione. Finora l'Ue ha affrontato questo problema caso per caso, emettendo titoli per conto di stati membri solo quando questi ultimi non avevano più accesso ai mercati. Questa settimana la Bce ha preso altri provvedimenti per stabilizzare il mercato secondario. Un unico mercato europeo di fatto precluderebbe la possibilità di sconvolgimenti sul mercato primario, riducendo la necessità d'interventi d'emergenza sul mercato secondario.

Un nuovo mercato inoltre costringerebbe gli obbligazionisti privati ad assumersi il rischio e la responsabilità delle proprie decisioni d'investimento. In questo senso, la proposta del bond europeo rappresenta un'utile integrazione rispetto a recenti decisioni finalizzate a offrire chiarezza riguardo a un meccanismo permanente per la ristrutturazione del debito. Contribuirebbe a ripristinare la fiducia, consentendo ai mercati di mettere in evidenza le perdite e imporre la disciplina di mercato. La possibilità per gli investitori di scambiare i titoli di stato nazionali con quelli europei, che potrebbero avere uno status superiore come collaterale per la Bce, contribuirebbe a raggiungere questo obiettivo. I titoli degli stati membri con una situazione dei conti pubblici meno solida potrebbero essere convertiti a un valore più basso e questo comporterebbe perdite immediate per le banche e gli altri investitori privati, garantendo trasparenza sulla loro solvibilità e adeguatezza patrimoniale.

Un mercato di titoli di stato europei servirebbe anche ad assistere gli stati membri in difficoltà senza favorire l'azzardo morale. I governi avrebbero la garanzia di poter accedere a risorse sufficienti, al tasso d'interesse dell'Eda, per risanare i conti pubblici senza rischiare attacchi speculativi sul breve termine. I governi sarebbero tenuti a onorare fino in fondo i loro debiti, ma avrebbero comunque la convenienza di non dover pagare tassi d'interesse più alti su titoli di debito non coperti tramite gli E-bond. I vantaggi di un finanziamento meno costoso e più sicuro sarebbero considerevoli.

Nascerebbe poi un mercato liquido globale per i titoli europei, che non solo proteggerebbe i paesi dalla speculazione, ma contribuirebbe anche a mantenere i capitali esistenti in Europa e ad attirarne di nuovi. Inoltre, favorirebbe l'integrazione dei mercati finanziari europei, agevolando gli investimenti e dunque contribuendo alla crescita. Alla fine ne trarrebbe beneficio anche l'Ue. I profitti delle conversioni andrebbero nelle casse dell'Eda, riducendo i tassi d'interesse effettivi degli E-bonds. In questo modo il conto non ricadrebbe sulle spalle dei contribuenti dell'Ue e di quegli stati membri attualmente sotto attacco. Tutti questi benefici potrebbero essere estesi agli stati membri che rimangono al di fuori dell'euro.

A nostro parere, questa proposta rappresenta una risposta forte, credibile e tempestiva alla crisi di debito pubblico attualmente in corso, perché doterebbe l'Ue di un quadro di riferimento solido e accurato per affrontare il problema della soluzione delle crisi, ma anche per contribuire a prevenire crisi future incoraggiando la disciplina di bilancio, sostenendo la crescita economica e approfondendo l'integrazione europea.

Jean-Claude Juncker è primo ministro e ministro del Tesoro del Lussemburgo; Giulio Tremonti è ministro dell'Economia e delle finanze dell'Italia.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
© FINANCIAL TIMES

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A questo punto faccio fatica a vedere "la buona fede" nell'atteggiamento della Merkel ed della Germania.
La proposta, peraltro non nuova,  è corretta economicamente sia dal punto di vista tecnico che formale.
In teoria tutti i paesi dell'aera Euro hanno da guadagnare, anche la Germania, visto che l'esposizione delle banche tedesche ai debiti sovrani dei PIGS è elevata (come dire, il maiale fa schifo ma il salame è buono ….).
Perchè i conribuenti, cittadini PIGS potrebbero stancarsi di "lacrime e sangue" per sostenere un sistema che garantisca alla DB di non dover svalutare i propri attivi.
Evidentemente il problema si sposta su un piano politico e la Germania chiede delle contropartite politiche in cambio del fatto che sarebbe la prima e principale garante del Rating degli E-Bonds.
 

utente anonimo
Scritto il 7 dicembre 2010 at 12:48

I tedeschi hanno perso la fiducia nei partner europei: piu' sciolti si, ma ancora piu' stretti non se ne parla. I tedeschi sono un popolo fiero della loro efficienza, del loro ordine e del quieto vivere che ne consegue; sono molto infastiditi quando un estraneo gli procura anche un piccolo disagio. Cuculo ha ragione, alla Germania converrebbe un compromesso: ma probabilmente la loro indole glielo impedira'.

Rosario

utente anonimo
Scritto il 7 dicembre 2010 at 13:13

io penso che i tedeschi salveranno tutto e tutti (non possono fare altrimenti), ma in cambio pretenderanno il massimo di controllo politico nei piigs. per questo tirano tanto la corda. in pratica vogliono approfittare della crisi per realizzare l'unione politica (quarto reich)

@ luigiza
ho letto il link sulla secessione… direi che il tipo non tiene conto che la padania (come il resto d'italia) è una colonia piena di basi americane. chi vuole fare la secessione non deve combattere roma, ma vicenza, aviano, ghedi, pisa, ecc. ecc.

utente anonimo
Scritto il 7 dicembre 2010 at 14:25

BernaKKe dice che non c'è inflazione, intendendo evidentemente per inflazione aumento dei prezzi dei beni di consumo secondo gli indici taroccati gestiti dalle agenzie parastatali, mentre intanto nell'ultimo anno:

Il petrolio è aumentato del 21%.
L'oro è aumentato del 23%.
L'argento è aumentato del 66%.
Il rame è aumentato del 26%.
Il granoturco è aumentato del 49%.
I semi di soia sono aumentati del 23%
Il grano è aumentato del 41%.
La carne di maiale del 23%.
La carne di manzo del 28%.
Il cotone del 78%.
Lo zucchero del 32%.
il Caffè del 40%.

incrementi ovviamente in dollari. Aggiungete un 10% abbondante se considerate i prezzi in euro, visto che l'euro rispetto a un anno ha perso l'11% nei confronti del dollaro.

http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=599:sessanta-indecenti-minuti-con-bernanke&catid=14:macroeconomia&Itemid=175

utente anonimo
Scritto il 7 dicembre 2010 at 15:09

Bhe le commodieties sono le uniche che conosceranno da qui al crack un inflazione poderosa che potrebbe arrivare tranquillamente a 3 cifre .
Tutto il resto ( ovvero il non primario ) proseguirà in deflazione cronica.
Non capisco questo intergalismo nelle dicotomie . O è tutto rosso o è tutto nero ,o è inflazione o deflazione …
In sistemi complessi , fenomeni di opposta natura possono tranquillamente coesistere , le commodieties infatti ne sono un esempio…
Ma certamente non un buon segno…

Il Nulla

Scritto il 7 dicembre 2010 at 15:56

ECCOVI ANCHE IL LAVORO DI ANDREA,VI CONSIGLIO DI STAMPARLO E LEGGERVELO IN TUTTA TRANQUILLITA’ …..[..] LA GRANDE RECESSIONE UMANA! Ricordo a tutti i lettori e compagni di viaggio che è disponibile l'acquisto online e nelle migliori librerie del mio ultimo libro dal titolo cliccando sul banner in cima al sito un regalo di [..]

Scritto il 7 dicembre 2010 at 15:56

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Scritto il 7 dicembre 2010 at 16:04

Credo che sia anche opportuno fare attenzione alle percentuali:

se prima del settembre 2008 un commodity aveva raggiunto il valore 100 ed è scesa a 40 avremo avuto una deflazione del 60% ma se questa ritorna ad 80 diremo che c'è stata un'inflazione del 100%, e siamo ancora il 20% sotto il valore pre-crisi.

E' una banalità ma spesso molti fanno confusione.

Come questo poi influisca su i prezzi finali è il risultato di un complesso sistema di interazioni, filiere, viscosità, asimmetrie, monopoli, cartelli, elasticità della domanda, elasticità dell'offerta….

utente anonimo
Scritto il 7 dicembre 2010 at 16:46

In effetti l'oro valeva 5000,00 $ poi è andato a 500$ e adesso vale 1400,00 $: ma che state a dire!!!!!!!!!!!!!!!!!

utente anonimo
Scritto il 7 dicembre 2010 at 17:06

Quelli della scuola austriaca nell’inflazione ci sono caduti dentro da bambini ce l’hanno nel DNA Ora non li resta altro che parlare di iperinflazione

Scritto il 7 dicembre 2010 at 17:36

IlCuculo guarda i PVT, mi raccomando!
Ciao
Valentina

utente anonimo
Scritto il 7 dicembre 2010 at 18:12

Questi discorsi sono assolutamente veri ma, secondo me, altrettanto incompleti.
Si segue il filo di una EVENTUALE ripresa che, a seconda di essere ottimisti o pessimisti, si posiziona piu' o meno vicina nel tempo, ma comunque la si posiziona, prima o dopo verra', 2015…2020..etcc.
In realta' riprese economiche non ci saranno mai piu', si vivacchiera', qualche barlume di speranza ogni tanto, niente di piu'….quest'anno è stato ufficializzato il raggiungimento del picco del petrolio dalla IEA, che aveva sempre negato.
Anzi, è stato posizionato addirittura nel 2006, mentre io, leggendomi i dati di estrazione, l'avevo collocato nel 2008, IEA anche piu' pessimista quindi.
Nel 2015, secondo analisti economici 'seri' e geologi, l'uomo si rendera' amaramente conto di cosa significhi 'oil peak', diverra' una realta' chiara a tutti, anche agli spettatori della Filippi.
Senza energia tutto entrera' in crisi profonda, tecnologia, farmaceutica, agricoltura intensiva….e quindi produzione di cibo.
Il dramma sociale che si originera' potrebbe sfociare, come la storia insegna, in conflitti iperdistruttivi..'..e quando i Giudei torneranno a Sion..' scriveva qualcuno 2000 anni fa…

utente anonimo
Scritto il 8 dicembre 2010 at 00:11

"Quelli della scuola austriaca nell'inflazione ci sono caduti dentro da bambini ce l'hanno nel DNA"

Per fortuna che il tuo denaro ha mantenuto fin da bambino lo stesso valore, il mio no.

utente anonimo
Scritto il 8 dicembre 2010 at 09:23

@ #27 che scrive:
….quest'anno è stato ufficializzato il raggiungimento del picco del petrolio dalla IEA, che aveva sempre negato.

E credo che sia questo il vero motivo per cui le case automobilistiche, praticamente tutte, hanno già presentato o stanno per immettere sul mercato veicoli ibridi o totalmente elettrici.
Qualche nome a parte la Toyota Prius che ha fatto da apri pista:
– Honda: Insight, Jazz, Auris
– Tesla Motor
– General Motor: Volt
– Volvo: C60
più tutte le altre che stanno per arrivare. Capite cosa vuol dire questo?
Che il mondo arabo perderà da qui a breve non meno del 25-30% degli introiti del raffinato leggero.
Ma poi ci sono anche i camion ibridi e si parla già di treni a trazione ibrida…
Non la vedo bene per i sudditi dei Saud & company.
La possibilità di, come dire, adeguarsi al mondo moderno gli é stata data.  Non l'hanno saputa o volute cogliere? Condoglianze fin da ora.
luigiza

utente anonimo
Scritto il 8 dicembre 2010 at 10:08

Dimenticavo tra quelle già in strada:
– Nissan: Leaf (full electric);
– Opel: Ampera
Ma ci sarà presto anche la Renault, la Mercedes ed altre marche cinesi e coreane.

E se qualcuno dovesse perdere proprio la pazienza (perchè di pazienza si tartta e non di complotti fantasticati dai sacerdoti del tempio del P.P.), beh allora l'ipotesi avanzata dal valido A. Mensa nel suo commento più sopra, potrebbe avverarsi d'un colpo.
Ed a quel punto per quelli che ci hanno l'islamme, per quelli che ci hanno la negritude significherebbe che le campane a morto hanno cominciato a suonare.
luigiza

P.S. oggi la mia euforia é palesemente svanita.
Ma la soluzione da me proposta rimane sempre la migliore. Là fuori c'è posto per tutti, nessuno escluso. Basta volerci andare insieme.

Scritto il 8 dicembre 2010 at 10:22

"Oltre la soglia…il mondo…"

 http://www.transitionnetwork.org/
 http://transitionitalia.wordpress.com/

 La possibilità di tutto e insieme  di nulla…
L'angoscia è la vertigine della libertà,
cioè il sentimento che si prova guardando giù,
in quel vuoto che è costituito
dalle infiite possibilità di scelta che costituiscono la nostra libertà".
(Kierkegaard, Esistenza e Possibilità)

infinite possibilità di scelta infinite..indipendentemente da ciò che si ha il timore di perdere…

 In ognuno di noi giace silente, volte sveglio, a volte dormiente un amore quieto, profondo e intenso che impregna noi stessi, la Terra e l'Universo.
Un canto è sgorgato dentro di me, e allegro vuol giungere proprio da te per risvegliare quell'amore silente che anche se quieto invero è potente.
Che bello cantare alla Terra questa canzone d'amore! Cantala con me cantala col cuore…
  
Amo la Terra, infinito giardino che la natura cura ogni giorno. Con mano potente le montagne ha scolpito, con mano gentile ogni fiore rifinito.
Mille colori mi salutano in festa, milioni di suoni come un'orchestra. Che piacere ascoltare gli uccellini cantare e paesaggi stupendi poter contemplare.
Amo la Terra, dimora dell'uomo che egli ha abbellito con arte e maestria.
Ammiro le cose create nei tempi; il marmo scolpito,
   il legno piallato, i ponti sui fiumi, l'orto coltivato.
Colonne di pietra e palazzi solenni dipinti, musiche e poemi perenni. Rispetto ogni cosa in eguale misura, come l'uomo,così la natura. Sono parte dell'ambiente che mi circonda come é parte del mare una piccola onda. E prego che quello che edifica l'uomo sia dato alla Terra come dono: un'offerta ricca di bellezza, fatta di genio e ragionevolezza.
  Ti guardo, Terra, e ti vedo un po' triste: a volte la vita osservo morire e la tua bellezza appassire. Ma come l'ordine e la pazienza si metterà a frutto l'ingegno e la sapienza: mucchi di carta, vetro e abiti riciclati in utili oggetti verranno trasformati. La conoscenza muterà gli umani errori in equilibrio: uno scambio ricco di tesori.
  Non serve discutere o aver da ridire, io so  che da me stessa é giusto partire, da un gesto minuscolo e poco vistoso può nascere un mondo davvero maestoso.
Un rifiuto raccolto e gettato nel cestino, non usare veleni nel mio giardino, non inquinare le mie relazioni con sgarbate parole e cattive azioni. 
 
Amo la Terra ed ogni sua creatura, un animale, un bosco o una radura.
Amo ogni albero come un fratello che allarga i suoi rami, generoso e contento e mi protegge cullandosi al vento.
Amo il mio mondo delicato e bello, così vario e pieno di vita, dove ogni cosa é come un tassello di un mosaico che accolgo con gioia infinita. Amo la Terra e l'aria leggera che mi avvolge con mano serena.
  Guardo ammirata ogni fogliolina disegnata con passione, verde e piccolina, che sta lì in silenzio ma l'ossigeno sa dare permettendoci di respirare.
Amo la Terra che ride nei fiori e mai si stanca di inventare colori. Ogni fiore, dolce e sorridente, mi ricorda di andare fra la gente con animo allegro, con pensieri felici, con la gioia di chi é circondato da amici. Amo la Terra, mamma paziente che mi nutre senza chiedermi niente.

 Mi dona frutti, verdure e pane fragrante che ha conservato con cura costante, e l'acqua trasparente che mi disseta, che scorre a volte sotterranea e segreta, oppure vivace, cristallina e rumorosa, semplice ed umile eppure silenziosa. 
Amo la Terra quando un bianco manto la copre tutta di fiabesco incanto: mi nutro della purezza della neve, ascolto il silenzio profondo e lieve.
Dalla Terra le mani alzo verso il cielo, il mio cuore si apre e non mi sembra vero: io da quaggiù, con il mio piccolo dito, posso toccare lo spazio infinito. La notte buia sulle case é scesa e nel cielo una stellina si é accesa.

  Ogni famiglia nel suo nido si é raccolta, ma forse poca gente s'é accorta che, mentre ognuno vive nella sua casina, la nostra Terra nell'universo cammina.  http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/amo_la_terra.htm

Per troppo tempo abbiamo mantenuto una comunicazione errata con il nostro ambiente; ignorandone il linguaggio.
(B. Heart, M.Larkin, IL Vento è Mia Madre)

per troppo tempo…

“La consapevolezza del proprio posto sulla Terra sarà la porta d’entrata di una nuova era per l’umanità.

Prego, vogliate varcare la soglia….”

(C.Baker, Ama la Terra come te stesso)

Buona navigazione viandanti…
Valentina

 

Scritto il 8 dicembre 2010 at 10:22

"Oltre la soglia…il mondo…"

 http://www.transitionnetwork.org/
 http://transitionitalia.wordpress.com/

 La possibilità di tutto e insieme  di nulla…
L'angoscia è la vertigine della libertà,
cioè il sentimento che si prova guardando giù,
in quel vuoto che è costituito
dalle infiite possibilità di scelta che costituiscono la nostra libertà".
(Kierkegaard, Esistenza e Possibilità)

infinite possibilità di scelta infinite..indipendentemente da ciò che si ha il timore di perdere…

 In ognuno di noi giace silente, volte sveglio, a volte dormiente un amore quieto, profondo e intenso che impregna noi stessi, la Terra e l'Universo.
Un canto è sgorgato dentro di me, e allegro vuol giungere proprio da te per risvegliare quell'amore silente che anche se quieto invero è potente.
Che bello cantare alla Terra questa canzone d'amore! Cantala con me cantala col cuore…
  
Amo la Terra, infinito giardino che la natura cura ogni giorno. Con mano potente le montagne ha scolpito, con mano gentile ogni fiore rifinito.
Mille colori mi salutano in festa, milioni di suoni come un'orchestra. Che piacere ascoltare gli uccellini cantare e paesaggi stupendi poter contemplare.
Amo la Terra, dimora dell'uomo che egli ha abbellito con arte e maestria.
Ammiro le cose create nei tempi; il marmo scolpito,
   il legno piallato, i ponti sui fiumi, l'orto coltivato.
Colonne di pietra e palazzi solenni dipinti, musiche e poemi perenni. Rispetto ogni cosa in eguale misura, come l'uomo,così la natura. Sono parte dell'ambiente che mi circonda come é parte del mare una piccola onda. E prego che quello che edifica l'uomo sia dato alla Terra come dono: un'offerta ricca di bellezza, fatta di genio e ragionevolezza.
  Ti guardo, Terra, e ti vedo un po' triste: a volte la vita osservo morire e la tua bellezza appassire. Ma come l'ordine e la pazienza si metterà a frutto l'ingegno e la sapienza: mucchi di carta, vetro e abiti riciclati in utili oggetti verranno trasformati. La conoscenza muterà gli umani errori in equilibrio: uno scambio ricco di tesori.
  Non serve discutere o aver da ridire, io so  che da me stessa é giusto partire, da un gesto minuscolo e poco vistoso può nascere un mondo davvero maestoso.
Un rifiuto raccolto e gettato nel cestino, non usare veleni nel mio giardino, non inquinare le mie relazioni con sgarbate parole e cattive azioni. 
 
Amo la Terra ed ogni sua creatura, un animale, un bosco o una radura.
Amo ogni albero come un fratello che allarga i suoi rami, generoso e contento e mi protegge cullandosi al vento.
Amo il mio mondo delicato e bello, così vario e pieno di vita, dove ogni cosa é come un tassello di un mosaico che accolgo con gioia infinita. Amo la Terra e l'aria leggera che mi avvolge con mano serena.
  Guardo ammirata ogni fogliolina disegnata con passione, verde e piccolina, che sta lì in silenzio ma l'ossigeno sa dare permettendoci di respirare.
Amo la Terra che ride nei fiori e mai si stanca di inventare colori. Ogni fiore, dolce e sorridente, mi ricorda di andare fra la gente con animo allegro, con pensieri felici, con la gioia di chi é circondato da amici. Amo la Terra, mamma paziente che mi nutre senza chiedermi niente.

 Mi dona frutti, verdure e pane fragrante che ha conservato con cura costante, e l'acqua trasparente che mi disseta, che scorre a volte sotterranea e segreta, oppure vivace, cristallina e rumorosa, semplice ed umile eppure silenziosa. 
Amo la Terra quando un bianco manto la copre tutta di fiabesco incanto: mi nutro della purezza della neve, ascolto il silenzio profondo e lieve.
Dalla Terra le mani alzo verso il cielo, il mio cuore si apre e non mi sembra vero: io da quaggiù, con il mio piccolo dito, posso toccare lo spazio infinito. La notte buia sulle case é scesa e nel cielo una stellina si é accesa.

  Ogni famiglia nel suo nido si é raccolta, ma forse poca gente s'é accorta che, mentre ognuno vive nella sua casina, la nostra Terra nell'universo cammina.  http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/amo_la_terra.htm

Per troppo tempo abbiamo mantenuto una comunicazione errata con il nostro ambiente; ignorandone il linguaggio.
(B. Heart, M.Larkin, IL Vento è Mia Madre)

per troppo tempo…

“La consapevolezza del proprio posto sulla Terra sarà la porta d’entrata di una nuova era per l’umanità.

Prego, vogliate varcare la soglia….”

(C.Baker, Ama la Terra come te stesso)

Buona navigazione viandanti…
Valentina

 

utente anonimo
Scritto il 8 dicembre 2010 at 12:52

Unendo questo

A questo

e poi a questo

non servono mica le foreclosure…………………….

ma considerando che Bernacca ci fornisce questo

E che non serve a una minkkkia

Aggiungiamo che JP Morgan was short 30,000 silver contracts representing 150 million ounces of silver. This is one of the largest concentrated short positions in the history of all commodities, representing 31% of all open COMEX silver contracts.

Quindi ascoltiamo questo

http://www.youtube.com/watch?v=db-hgFoYLeo

utente anonimo
Scritto il 8 dicembre 2010 at 12:52

Unendo questo

A questo

e poi a questo

non servono mica le foreclosure…………………….

ma considerando che Bernacca ci fornisce questo

E che non serve a una minkkkia

Aggiungiamo che JP Morgan was short 30,000 silver contracts representing 150 million ounces of silver. This is one of the largest concentrated short positions in the history of all commodities, representing 31% of all open COMEX silver contracts.

Quindi ascoltiamo questo

http://www.youtube.com/watch?v=db-hgFoYLeo

utente anonimo
Scritto il 8 dicembre 2010 at 13:08

@ #23
Lo spiegheresti al pupo che non capisce un c.. di economia?
Cioè lo spiegheresti in parole semplici ancha a me che cosa se ne deve concludere?
Grazie
luigiza

utente anonimo
Scritto il 8 dicembre 2010 at 13:45

Caro Luigiza ,

significa che se domani un numero discreto di persone si mettesse a comprare argento e il prezzo superasse una quota che secondo una mia stima occhio e croce ( Personale e fallibile) dovrebbe stare a 50USD oncia , JP Morgan dovrebbe ricoprire i suoi short riportando perdite tendenti all'infinito e quindi fallire.
Il classico caso di azzardo morale perpetrato all' ennesima potenza .
Se questo dovesse accadere non c'è nessun governo o qualsivoglia santo o ombrello che potrebbe riparare l'umanità dalla valnga di M….a che inizierebbe a piovere e nella quale soffocheremmo…

Il Nulla

Scritto il 8 dicembre 2010 at 13:59

"La Terra vista dallo spazio…."

  …per sempre me ne andrò per questi lidi, tra la sabbia e la schiuma del mare. L'alta marea cancellerà le mie impronte, e il vento disperderà la schiuma.
Ma il mare e la sabbia dureranno in eterno…(Gibran)

 E se il mare freddo faceva paura agli altri, a me dava gioia, perché ero come un figlio suo, e mi fidavo delle sue onde, lontane e vicine, e giuravo sul suo nome, come ora…
George Gordon Noel Byron "Ondeggia Oceano"

utente anonimo
Scritto il 8 dicembre 2010 at 14:02

@  #34
Grazie molte. La furbata di JP Morgan l'avevo già letta da qualche parte.

Quindi oltre la valanga di fuoco che, dicono alcuni, porterà Nibiru addesso c'é il rischio che anche una di m.. ci caschi addosso.
Sono incerto se meglio morire soffocato o finire arrosto.
Mah, credo che lascierò decidere al destino cinico e baro.
luigiza

utente anonimo
Scritto il 8 dicembre 2010 at 18:04

LuigiZambotti

Non tutto quel ch'è oro brilla,Né gli erranti son perduti;
Il vecchio ch'é forte non s'aggrinza,
Le radici profonde non gelano.
Dalle ceneri rinascerà un fuoco,
L'Ombra sprigionerà una scintilla;
Nuova sarà la lama ora rotta,
E Re quei ch'è senza corona

Scritto il 8 dicembre 2010 at 18:16

 Permettere al meccanismo di mercato di essere l'unico elemento direttivo del destino
degli esseri umani e del loro ambiente naturale e perfino della quantità e dell'impiego del potere d'acquisto porterebbe alla demolizione della società. La presunta merce “forza-lavoro” non può infatti essere fatta circolare, usata indiscriminatamente e neanche lasciata priva di impiego,
senza influire anche sull'individuo umano che risulta essere il portatore di questa merce particolare.
Nel disporre della forza-lavoro di un uomo, il sistema disporrebbe tra l'altro dell'entità fisica, psicologica e morale”uomo” che si collega a questa etichetta.
Privati della copertura protettiva delle istituzioni culturale, gli esseri umani perirebbero per gli effetti stessi della società, morirebbero come vittime di una grave disorganizzazione sociale, per vizi, perversioni, crimini e denutrizione.
(Karl Polanyi, La Grande trasformazione, 1944)

“Credo sia fondamentale capire che poiché ognuno di noi è parte del problema, le cose non cambieranno fino a che non decideremo di essere parte della soluzione…”
(da un'intervista a Colin Beavan)

noimpactproject.org

Valentina

p.s bellissima#37 bellissima ed intensa…davvero, Grazie!

utente anonimo
Scritto il 8 dicembre 2010 at 19:22

Per Karl Polanyi  l'economia non è un'attività separabile ed isolabile dal resto delle attività umane, ma non crede nelle virtù autoregolatrici del mercato.

Due argomenti in completa antitesi e non conciliabili.

Infatti i suoi discepoli sono Paul Krugman, keynesiano e Jean Paul Fitussi ( a lungo consulente economista del Parlamento europeo (e con che risultati) e capo economitsa della Banca Europea per la ricostruzione (o che cavoli)

Una vera m….

utente anonimo
Scritto il 9 dicembre 2010 at 08:05

@Anonimo #37

Però mi par di ricordare che ai Neanderthal non andò come ipotizzi tu.
O sbaglio?
E comunque non necessariamente i desdiderata si traformano in realtà. A volte rimangono semplici fantasie nel mondo della possibilità quale é il nostro.
luigiza

P.S. sì il mio nome é luigi Zambotti (da cui luigiza per pura comodità).

Scritto il 9 dicembre 2010 at 08:32

Che dire luigizia..evento o possibilità, …
tuttavia non perde certo di intensità.

Che vuoi che Ti dica anonimo#39 che hai ragione!?
La citazione riportata, all'interno del discorso lavorativo-occupazionale, ritengo che non possa che essere condivisibile, o Tu…semplicemente aprioristicamente, perché detta/scritta da K.P.. la aborrisci??
Per quanto mi riguarda K.P.. è uno storico, sottolineo storico non economista come tanti…da studiare…per il resto conosco ancoro poco… troppo poco…
ma…suggerisco la lettura del “Il Lavoro non è una merce”(L.Gallino), che analizza la “tempesta” nell'oceano del lavoro attuale,….proponendo che la politica si occupi di questo, piuttosto che del logo sulle vele”…

Che forse IlCapitano ci ha lasciati in “balia dell'onda”???

Beh! Buona giornata cari Compagni di Viaggio
Buona navigazione…qualunque mare solchiate

Valentina

Scritto il 9 dicembre 2010 at 08:57

Carissimo Andrea Mazzalai
non ho più trovato il link dedicato ai commenti sul tuo libro, pertanto lo posto qui, sperando che non lo consideri troppo OT.
Ho terminato la lettura del tuo bel libro, e, come da te richiesto, ti offro le mie considerazioni.
Considerazioni, nota, di uno che di libri non ne ha mai scritti, e pertanto on ho idea del lavoro, della dedizione e della ricerca necessari per portare a termine una simile impresa, ma posso solo immaginarli.
Non una critica ma un riportare le mie personali emozioni generate da questa lettura.
La prima domanda tecnica che mi sono posto senza trovare risposta sta nelle premesse, ovvero nelle crisi precedenti.
L’ottima ricerca, l’illustrazione di eventi distanti è stata inserita al posto di quelli più recenti e, che secondo me hanno costituito il terreno su cui poi si è sviluppata quest’ultima crisi.
Crisi asiatica, LTCM, Enron, New Economy, sono state ignorate pur essendo le crisi che hanno creato la base per quest’ultima.
Ma ovviamente di cosa e come trattare è stata una tua scelta, fatta probabilmente in funzione di non fare una enciclopedia ma un libro di una buona scorrevolezza.
L’altra cosa che a me desta una certa antipatia è il continuo inserire frasi o comunque cose dette o scritte da qualcun altro.
Non so se rispecchi la ricerca di autorevolezza, o quale altra ragione, ma frasi riportate, con la fonte, a mio avviso  rompono la continuità della lettura anche se sono appropriate .
Riesco ad accettare qualche singola frase particolarmente azzeccata, che in pochissime parole riesca a sintetizzare grandi concetti. Frasi che se ne trovano veramente poche per la loro capacità evocativa.
Il resto lo interpreto come un desiderio di approvazione, addirittura di insicurezza.
“Se l’ha detto pinco pallino è sicuramente vero e lo penso anch’io”, sembra voler dire, questo continuo inserire frasi celebri. Io sono dell’opinione che se un concetto , una descrizione sono valide, e ricreano nel lettore l’emozione che l’autore vuole trasmettere, non hanno bisogno di “patenti di verità”. Se una frase letta mi è piaciuta, l’ho assimilata, ho fatto mio quanto voleva esprimere, esso diventa mio e come tale lo comunico. Sarà poi la sua correttezza a dargli forza.
Mi scuso se può apparire una critica, ma è solo una espressione del mio modo di considerare questa diffusa abitudine del “riportare”.
Infine , e questo è un mio personale modo di vedere il futuro, dal tuo bel racconto percepisco una speranza, anzi quasi un anelito verso un miglioramento dei rapporti sociali, una moralizzazione della finanza, un cambiamento che renda più umana la materia economica. Su questo purtroppo non sono d’accordo.
L’attuale “sistema” economico ha nel suo DNA la crisi, è una necessità, e come sottolinei bene in modo ironico il “ma questa volta è diverso” è solo un modo di mascherare la natura stessa del rapporto economico incentrato sul capitale. Secondo me, questo “sistema” non potrà mai esser migliorato, ma solo sostituito, da un sistema che abbia come obiettivo l’uomo, la sua serenità e sicurezza, e non i suoi possedimenti. Ma qui, forse abbiamo veramente due filosofie diverse.
E dopo tutto ciò, detto con il massimo dello spirito collaborativo e positivo, accetta i miei complimenti per il lavoro da te svolto.
Mensa Andrea

Scritto il 9 dicembre 2010 at 11:28

Benvenuta la critica caro Andrea che accetto ben volentieri come ho scritto recentemente sollecitando in tal senso anche perchè non può essere interessante solo ciò che glorifica un lavoro qualunque esso sia.

Per quanto riguarda la storia Andrea, non ha l'ardire di apparire come un trattato scientifico nel quale illustrare ogni crisi, appunto come hai sottolineato giustamente tu, per una maggiore scorrevolezza di un libro che possa essere letto da più non addetti ai lavori possibile. Le frasi e gli aforismi di altri interpreti non sono altro che un omaggio a metafore o scritti particolarmente efficaci che aiutano a condensare pensieri altrimenti difficili da comprenderee trasmettere specialmente per un pubblico abituato a leggere romanzi e racconti, come sembra essere quello della società italiana, figurarsi per un libro che parla di economia. 

E' naturale che ricerchiamo un conforto alle nostre visioni anche se esse sono profondamente radicate in noi e anche se ciò comporta, come ho spesso sottolineato, la tendenza a ricercare e mettere in evidenza spesso solo ciò che le conferma. Non è facile ma il sapersi mettere in discussione è fondamentale e non sempre umanamente è possibile.  In  riferimento all'insicurezza ringrazio Dio di non sentirmi arrivato e sicuro di molte cose, se non di quelle che dietro hanno un lungo percorso di analisi e di esperienza, anche se alla fine chiunque ama rimettersi in gioco non può che ambire ad orizzonti migliori. Ringrazio anche di essere rimasto nonostante tutto quello che è accaduto il ragazzo di sempre capace ancora di sognare, disegnare e condividere orizzonti possibili che attraverso la vita quotidiana riescono ancora a stupire.

Ciao Andrea

 

Scritto il 9 dicembre 2010 at 14:16

andrea sei grande
temevo di irritare con le mie considerazioni, ma fortunatamente sei una persona nobile che accetta anche altre posizioni. non è da tutti, credimi.
anch'io vorrei avere viva quella fiamma che ispira voglia di percorrere nuove rotte e vedere nuovi lidi.
forse gli anni, o forse le tante mazzate sui denti a me si è un pò spenta.
ma come vedi ho ancora il coraggio di esprimermi, anche se penso di andare controcorrente.
l'onestà verso me stesso, prima ancora che verso gli altri, non mi è ancora morta, per fortuna.
complimenti ancora per quello che hai fatto e per quello che dimostri di essere.
andrea

Scritto il 9 dicembre 2010 at 18:09

 Beh!! Ragazoooooo…un po’ “attempato” forse!!hiihiihi

Scherzo Capitanooo!! Ogni tanto mi piace scherzare permettimi!

…del resto, è pur vero che “il fanciullino Pascoliano” è intramontabile…intramontabile….
“tutti possono dialogare con la voce dei “fanciullini” che si affacciano alle finestre delle loro anime.”

Vento in poppa “ragazzo”!
Torno nei ranghi….

 Valentina

utente anonimo
Scritto il 13 dicembre 2010 at 14:50

Luigiza complimenti per la citazione di Tolkien, una delle mie preferite. Ciao e complimenti anche al padrone di casa.
Carpineo

Scritto il 22 dicembre 2010 at 11:02

ANDREA HA VOLUTO FARE UN OMAGGIO ALLA TERRA DI LANGA, UN GRAZIE DAL CUORE …E’ UN REGALO DI NATALE RICCO DI SPERANZE! GRAZIE![..] MERCOLEDÌ, 22 DICEMBRE 2010 PROFUMO DI TRADIZIONE: PAN ED LANGA! Paolo Mosca nel suo libro, “Il sale della vita” un po’ ironicamente scrive… Si i profumi e le atmosfere dei piccoli negozi, i profumi [..]

Scritto il 22 dicembre 2010 at 11:02

ANDREA HA VOLUTO FARE UN OMAGGIO ALLA TERRA DI LANGA, UN GRAZIE DAL CUORE …E’ UN REGALO DI NATALE RICCO DI SPERANZE! GRAZIE![..] MERCOLEDÌ, 22 DICEMBRE 2010 PROFUMO DI TRADIZIONE: PAN ED LANGA! Paolo Mosca nel suo libro, “Il sale della vita” un po’ ironicamente scrive… Si i profumi e le atmosfere dei piccoli negozi, i profumi [..]

Scritto il 22 dicembre 2010 at 11:02

ANDREA HA VOLUTO FARE UN OMAGGIO ALLA TERRA DI LANGA, UN GRAZIE DAL CUORE …E’ UN REGALO DI NATALE RICCO DI SPERANZE! GRAZIE![..] MERCOLEDÌ, 22 DICEMBRE 2010 PROFUMO DI TRADIZIONE: PAN ED LANGA! Paolo Mosca nel suo libro, “Il sale della vita” un po’ ironicamente scrive… Si i profumi e le atmosfere dei piccoli negozi, i profumi [..]

Scritto il 22 dicembre 2010 at 11:02

ANDREA HA VOLUTO FARE UN OMAGGIO ALLA TERRA DI LANGA, UN GRAZIE DAL CUORE …E’ UN REGALO DI NATALE RICCO DI SPERANZE! GRAZIE![..] MERCOLEDÌ, 22 DICEMBRE 2010 PROFUMO DI TRADIZIONE: PAN ED LANGA! Paolo Mosca nel suo libro, “Il sale della vita” un po’ ironicamente scrive… Si i profumi e le atmosfere dei piccoli negozi, i profumi [..]

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