TRIMESTRALI: NUOVO PASSAGGIO DIMENSIONALE!

Scritto il alle 07:32 da icebergfinanza

Piano, piano, lentamente l’economia sta avvicinandosi ad un nuovo passaggio dimensionale, quello che separa la fantasia dalla realtà l’economia e la finanza virtuali da quelle reali.

La trimestrale di JPMorgan, dopo quella di Alcoa con l’inizio della fine della favola della riduzione dei costi, attraverso la parentesi tecnologica di Intel, testimonia il passaggio dimensionale in atto, quello di una finanza che sottoscrive in pieno la legge di Lavosier, nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma,…tutto si trasferisce.

Ecco alcuni passi tratti da " Un mondo di bolle " di Edward Chancellor, studioso di storia a Cambridge ed Oxford, editorialista del Financial Times e dell’Economist.

" Il giorno dopo il crollo di ottobre i rappresentanti delle più importanti società di brokeraggio del Giappone – Nomura, Daiwa, Yamaichi e Nikko, chiamate le "quattro grandi" – furono convocati al ministero delle Finanze. Ricevettero l’ordine di mantenere il mercato delle azioni NTT e di impedire all’indice Nikkei di scendere sotto quota 21.000. Ubbidendo a questa richiesta i broker offrirono ai loro clienti più importanti garanzie contro le perdite per incoraggiarli a rientrare nel mercato. Nel giro di pochi mesi l’indice Nikkei aveva recuperato le perdite e stava puntando verso nuovi picchi. In forma ufficiosa i funzionari del ministero delle Finanze si vantarono che la manipolazione del mercato azionario era più facile del controllo del mercato valutario."

Credo che non vi sia bisogno di aggiungere nulla, ma proseguiamo:

" Nel complesso i "quattro grandi" pesavano per più di metà degli scambi del mercato azionario di Tokyo.(…) In un rapporto intitolato "Theme Chasing: The Engine of the Tokyo Stock Market" una banca d’investimento americana avvisava i suoi clienti:

 "L’istinto del gregge è un solido istinto di sopravvivenza in un ambiente di eccessiva liquidità".

Grazie alle loro ampie partecipazioni azionarie nella stampa i "quattro grandi" broker riuscirono a manipolare l’informazione che raggiungeva i loro clienti. (…)

Affascinante davvero la storia, aiuta a comprendere alcuni meccanismi, come quello che, come ha ribadito Greenspan, aiuta a nascondere i problemi e risollevare il morale e la patrimonializzazione dei fantasmi finanziari.

" Nonostante l’inesorabile crescita del mercato il cliente medio privato non guadagnava molto. Rimase un estraneo, foraggio per i broker e i loro clienti preferiti(…)"

Undici virgola sette miliardi di dollari creati dal nulla, in tutto l’anno, miliardi di dollari provenienti esclusivamente da operazioni di trading ed advisory. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si ….trasferisce.

" I risultati mostrano miglioramenti, ma anche se intravvediamo una maggiore stabilità, nella dinamica dei rimborsi, i costi del credito al consumo rimangono alti, mentre continuano le debolezze del mercato del lavoro e del mercato immobiliare. Per questo rimaniamo cauti. " ha sussurrato Jamie Dimon, ceo di JPMorgan, dopo aver comunicato al mondo, nella deposizione davanti alla commissione di inchiesta sulle cause e responsabilità della crisi, che una crisi finanziaria, avviene solitamente ogni 5/7 anni e che quindi non vi è nulla da stupirsi.

Abbiamo ascoltato il ceo di JPMorgan disquisire sul livello del ROE, il dio per eccellenza, idolatrato, raccontarci la strabiliante performance finanziaria, una delle migliori della storia attraversp una depressione; di cosa abbiamo bisogno, di una nuova Grande Depressione, per comprendere che la finanza derivata e creativa hanno bisogno di nuove regole.

Ve la mai raccontato nessuno che  JPMorgan Chase è un’immensa polveriera nei depositi della quale, sono accatastate le più alte percentuali di armi di distruzioni di massa ( CDS & Company ) dell’intero sistema finanziario mondiale? Date un’occhiata a questo POST dal titolo Credit Default Swaps: Atomi impazzati e capirete per quale motivo questa crisi non è affatto finita.

In fondo nessuna sorpresa, abbituati come sono a trascorrere il loro tempo al di la del passaggio dimensionale che separa la loro fantasia dalla realtà, che separa il giardino del Diavolo di oggi, dal Paradiso perduto.

Utili una tantum, sospinti da condizioni eccezionali, come garanzie federali e politiche monetarie demenziali, figli di un azzardo morale spinto all’eccesso, irriverente. Lo scorso trimestre, ben il 90 % della performance degli utili, provenne dal settore finanziario.

In settimana, depurando le trimestrali dalla finanza predatoria, speculativa, demenzialmente creativa, avrete la triste realtà di un’economia reale e una finanza tradizionale che comincia a sentire il peso della prossima ondata di insolvenze e fallimenti. La trimestrale di General Electric, ci dirà molte più cose di quello che il mercato è in grado di comprendere.

Il sostegno governativo al sistema finanziario, nella sua illusione, puntava alla redistribuzione attraverso il sostegno all’economia reale, allo scongelamento del credito. Non si tratta solo di un sistema finanziario che è terrorizzato dalla scarsa patrimonializzazione, ma di un sistema che respira l’aria di insolvenza che avvolge l’economia americana, si tratta di un’economia che ha appena iniziato un processo di rientro generalizzato dal debito.

Se a qualcuno fosse sfuggito, i salari netti dei dipendenti al netto dell’inflazione sono calati di 1,6 punti percentuali. Le vendite al dettaglio invece, la loro dinamica è stata dimenticata, anche se contribuirà ad ammortizzare il rimbalzo dell’ultimo trimestre del 2009.

Come riferisce CalculatedRisk, Goldman Sachs, ha appena alzato le sue stime per il PIL dell’ultimo trimestre, dal 4 al 5,8 %, rimbalzo decisamente statistico, già negli annali della storia di questa crisi, con più dei 2/3 del rialzo imputabile alla dinamica della ricostituzione delle scorte.

Per il 2010, una media del 2 % è nei numeri, con il tasso di disoccupazione previsto al picco nel 2011.  Medie da leggenda metropolitana, medie da nuovo decennio perduto.

La produzione industriale è cresciuta del 0,6 %, peccato che depurata della componente energetica ( 5,8 % )( produzione amplificata da esigenze climatiche straordinarie ) sarebbe addirittura scesa. 

Per coloro che non hanno mai sentito parlare del programma di sostegno ai mutuatari americani " HAMP,  Home  Affordable  Modification Programm  Homeaffordable ricordo che tale programma è stato istituito per permettere di abbassare in media di 500 dollari al mese la rata del mutuo da sostenere. Secondo il Congressional Oversight Panel, dalle 8 ai 13 milioni di abitazioni potrebbero subire un pignoramento nei prossimi anni. Al momento poco più di un milione di americani ha aderito al progetto, dei 900.000 circa che stanno partecipando al programma, solo 66.000 di loro hanno ottenuto una modifica permanenete. Una goccia nell’oceano di potenziali pignoramenti.  Noi sappiamo quello che potrà accadere con l’arrivo delle reimpostazioni ARMs e ALt-a!

Il sostanziale fallimento di questo programma che ben poco può fare in maniera particolare in presenza di disoccupazione e " negative equity" ovvero di mutuatari con il residuo mutuo superiore allo stesso valore della casa, dopo essere stato prorogato sino alla fine di gennaio, secondo le dichiarazioni dell’assistente al segretario del Tesoro, Barr, l’amministrazione Obama non ha intenzione di prorogare tale termine.

Dichiarazioni come questa associate a quelle della Federal Reserve sulla conclusione del piano di sostegno ai titoli con sottostante mutui ipotecarii MBS, lasciano il tempo che trovano, sarà la "double dip housing recession"  a dettare i tempi e le dinamiche, ma se ciò fosse vero, nel mese di febbraio assisteremo ad una nuova ondata di pignoramenti.

Non dimentichiamoci che durante il 2010 assisteremo ad una nuova ondata di vendite di abitazioni, in maniera particolare di quelle in possesso del sistema bancario, visti i bassi livelli di invenatario raggiunti dall’inizio della crisi, i cosidetti "Inventari Ombra" ovvero abitazioni pignorate e mai immesse sul mercato per non accelerare la caduta dei prezzi o in seguito alla mancanza reale di domanda.

Per sostenere ICEBERGFINANZA clicca qui sotto 

 

Icebergfinanza come un cantastorie che si  esibisce nelle strade e nelle piazze delle città!   

La "filosofia" di  Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!   

Non solo e sempre economia e finanza, ma anche alternative reali da scoprire e ricercare insieme cliccando qui sotto in ……….

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0 (from 0 votes)
Tags:   |
92 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 08:16

"La secessione promuove, inoltre, L’INTEGRAZIONE MONETARIA.
Il processo di centralizzazione ha avuto come conseguenza anche la disgregazione monetaria, la sostituzione del vecchio standard monetario (l’oro) con un sistema di monete di carta liberamente fluttuanti dominato dal dollaro (cioè un cartello di falsificazione governativa guidato dagli Stati Uniti). In senso stretto, comunque, tale sistema – l’ideale dei monetaristi eredi di Friedman – non è, strettamente parlando, un reale sistema monetario. E’ un sistema di baratto parziale, che non  assolve al vero scopo del denaro, che è quello di facilitare lo scambio e non di renderlo più complicato. Questo appare ovvio una volta riconosciuto che, dal punto di vista della teoria economica, i modi in cui sono tracciati i confini nazionali non ha un significato particolare. E tuttavia, se si immagina una proliferazione di territori nazionali sempre più piccoli, fino a che ogni singolo nucleo familiare rappresenti un singolo paese, la proposta di Friedman si rivela per quello che è: una completa assurdità. Se ogni nucleo familiare dovesse emettere una sua propria moneta, il mondo ritornerebbe al baratto. Nessuno accetterebbe la moneta di un altro, il calcolo economico diverrebbe impossibile e il commercio subirebbe, virtualmente, un completo arresto. Questo non è stato rilevato sol perchè, dopo secoli di centralizzazione politica, è rimasto un numero relativamente esiguo di paesi e di valute nazionali, e quindi le conseguenze disintegrative e le difficoltà di calcolo sono molto meno severe. Da questo punto di vista, ne consegue che se la secessione si svilupperà abbastanza rapidamente, promuoverà l’integrazione monetaria. In un mondo con centinaia di miglia di unità politiche indipendenti, ogni paese dovrà abbandonare l’attuale sisstema monetario a corso forzoso che è stato responsabile della più alta inflazione mondiale della storia umana, e dovrà di nuovo adottare un sistema sistema monetario commerciale come il standard gold."

H:H: Hoppe  "Democrazia: il dio che ha fallito"

tuo cuggino

PS DORF non lo sa ma è un monetarista.

se discutiamo moderando i toni ascoltando e ogniuno portando il proprio contributo forse ne guadagnamo tutti perchè riusciamo a comprendere come stanno realmente le cose.

ultima cosa: mi è sempre più chiaro che la democrazia a creato dei sudditi a 90° e ben pochi uomini liberi

uona giornata a tutti

Scritto il 18 gennaio 2010 at 09:08

Essere liberali significa credere in un sistema di valori prima dei quali il rispetto per gli altri, lo stato di diritto, il metodo del dubbio nell’affrontare i problemi, la libertà di impresa e di mercato, la conseguente limitazione della presenza pubblica ai soli campi in cui è indispensabile e insostituibile. Non è la libertà che manca. mancano gli uomini liberi.
(Leo Longanesi)

Buona giornata
Valentina

Scritto il 18 gennaio 2010 at 10:16

Molto meglio della democrazia sarebbe la dittatura illuminata del Folletto e di suo Cuggino.

ad maiora

Scritto il 18 gennaio 2010 at 10:31

 Andrea o anche altri, conoscete il movimento mondiale, qui nel link Italia,  http://www.zeitgeistitalia.org ?Se sì o anche no appena hai 5 minuti mi piacerebbe sapere che ne pensi/ate in merito naturalmente alla questione su cui basare un’economia, visto che per noi va basata sulle risorse infinite, e non sulla moneta. Incipit RISORSE cosmico planetarie.
daimon

Scritto il 18 gennaio 2010 at 10:31

 Andrea o anche altri, conoscete il movimento mondiale, qui nel link Italia,  http://www.zeitgeistitalia.org ?Se sì o anche no appena hai 5 minuti mi piacerebbe sapere che ne pensi/ate in merito naturalmente alla questione su cui basare un’economia, visto che per noi va basata sulle risorse infinite, e non sulla moneta. Incipit RISORSE cosmico planetarie.
daimon

Scritto il 18 gennaio 2010 at 10:31

 Andrea o anche altri, conoscete il movimento mondiale, qui nel link Italia,  http://www.zeitgeistitalia.org ?Se sì o anche no appena hai 5 minuti mi piacerebbe sapere che ne pensi/ate in merito naturalmente alla questione su cui basare un’economia, visto che per noi va basata sulle risorse infinite, e non sulla moneta. Incipit RISORSE cosmico planetarie.
daimon

Scritto il 18 gennaio 2010 at 10:31

 Andrea o anche altri, conoscete il movimento mondiale, qui nel link Italia,  http://www.zeitgeistitalia.org ?Se sì o anche no appena hai 5 minuti mi piacerebbe sapere che ne pensi/ate in merito naturalmente alla questione su cui basare un’economia, visto che per noi va basata sulle risorse infinite, e non sulla moneta. Incipit RISORSE cosmico planetarie.
daimon

Scritto il 18 gennaio 2010 at 10:31

 Andrea o anche altri, conoscete il movimento mondiale, qui nel link Italia,  http://www.zeitgeistitalia.org ?Se sì o anche no appena hai 5 minuti mi piacerebbe sapere che ne pensi/ate in merito naturalmente alla questione su cui basare un’economia, visto che per noi va basata sulle risorse infinite, e non sulla moneta. Incipit RISORSE cosmico planetarie.
daimon

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 11:46

Che bel titolo oggi.

Saluti

Crisalide.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 12:10

1- La moneta, non più ancorata all’oro da tempo immemorabile, è la carta d’identità di una nazione (Guido Carli) ed è implicitamente garantita dalla sottostante economia.
2-Le borse dopo un max a 1200SP, storneranno di un 10-20% (consensus analisti)
3-Paesi deboli come Grecia ed Italia rischiano molto di più ed in caso di panico sui mercati potrebbero ripetere l’esperienza argentina (svalutazione interna e default esterno).
4- ben presto (e 2- 3 anni sono abbastanza presto, visto che il medio termine sono 5-10 anni) tornerà, per conseguenza matematica,l’inflazione da eccesso di liquidità.
7+

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 13:18

7+

Ti dò un bel 2 in economia.

La moneta non è quello che pensi.

Le valute non sono più ancorate all’oro dal 1971, in cui Nixon chiuse la finestra aurea, rimasta aperta dopo Bretton Woods.

Ti dò anche 2 in condotta!

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 13:33

Cuculo,

se hai pazienza di ascoltare questi video

http://mercatoliberonews.blogspot.com/2010/01/mani-pulite-come-ebbe-fine-litalia.html

capisci cosa sia la democrazia.

Quando parli di dittatura illuminata vuol dire che non hai capito nulla. Bisogna tornare alle Autonomie.

Ma tanto non vi interessa: per lo meno però ascolta bene i video di Livigni che Ti ho indicato prima.

Tienti il tuo stato democratico  e le tue liberalizzazioni di stato , ma non puoi essere così democratico da impormelo.

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 13:46

Ovviamente non me ne frega nulla di Occhetto, Tana de Zulueta, anzi sono forse l’unico anticomunista antidemocratico….ma tanto voi usate questi termini come ve li hanno inculcati a scuola

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 13:52

Developed countries may slip back into recession if they abandon strategies deployed to battle the global financial crisis too early, the head of the International Monetary Fund warned on Monday.
Recovery in private demand and employment are necessary conditions for governments to begin unwinding policies designed to support their economies, though the right timing depends on specific conditions in each nation, Dominique Strauss-Kahn said.
"Recovery in advanced economies has been sluggish," he told reporters in Tokyo. "We have to be cautious because the recovery has been fragile."
Marek Belka, the head of the IMF’s European department, echoed Strauss-Kahn’s comments, saying the continent’s economy was not yet on solid ground.
"We are no longer at the edge of the abyss that loomed in early 2009, with all but a handful of Europe’s economies now pulling out of recession. But it is less clear that we have reached safe ground," Belka, Poland’s former prime minister, wrote in a blog (blog-imfdirect.imf.org/).
"It is important for fiscal and monetary policies to continue to support the recovery," he wrote.
Strauss-Kahn said Japan’s experience with its own financial crisis since the late 1990s shows that recovery begins only when companies and banks have cleaned up their balance sheets, adding that many impaired assets around the world have not yet been disclosed.
Tackling high levels of public debt, which many developed countries have piled up to save their economies, will become top priority for many governments, he continued.
Governments have committed trillions of dollars in stimulus and guarantees, and central banks have slashed interest rates to record lows since the financial crisis intensified after the collapse of Lehman Brothers in September 2008.
But Strauss-Kahn warned that ending economic stimulus prematurely could be extremely costly, leaving countries with a renewed downturn and unable to cope because they had already used up their fiscal and monetary arsenals.
"It would be difficult to find new tools," he said.
"The best indicator (for the exit timing) is private demand and employment … In most countries, growth is still supported by government policies. For as long as you do not have private demand strong enough to offset the need of public policy, you shouldn’t exit," he said.
The IMF in October forecast the global economy would resume growth in 2010 by expanding 3.1 percent after contracting in 2009.
Strauss-Kahn reiterated that the world economy has been stronger than expected, led by emerging economies in Asia, adding that the IMF sees China’s growth this year close to the pre-crisis levels.
ASIAN FUND WELCOME
Strauss-Kahn also voiced his support for regional frameworks to contain financial crises, such as an Asian fund created last year.
Thirteen East and Southeast Asian countries set up a $120 billion emergency fund for use in an economic downturn, the first independent move by Asia to shield itself from financial crisis.
Known as the Chiang Mai Initiative, the fund has evolved from a string of bilateral currency swap agreements signed by Asian nations.
The idea of creating an Asian fund fell through a decade ago, when Japan proposed the creation of an Asian Monetary Fund after the Asian economic crisis in 1997-98, as Western countries saw the move as undermining the role of the IMF.
Strauss-Kahn, then France’s finance minister, also opposed the idea at the time.
"I’ve changed my mind. I think that regional institutions are welcome. There’s no reason why we shouldn’t have regional funds helping to do the same job as what we are doing, if we can work together," he said, adding that it is important that such a regional body work with the IMF.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 13:52

Developed countries may slip back into recession if they abandon strategies deployed to battle the global financial crisis too early, the head of the International Monetary Fund warned on Monday.
Recovery in private demand and employment are necessary conditions for governments to begin unwinding policies designed to support their economies, though the right timing depends on specific conditions in each nation, Dominique Strauss-Kahn said.
"Recovery in advanced economies has been sluggish," he told reporters in Tokyo. "We have to be cautious because the recovery has been fragile."
Marek Belka, the head of the IMF’s European department, echoed Strauss-Kahn’s comments, saying the continent’s economy was not yet on solid ground.
"We are no longer at the edge of the abyss that loomed in early 2009, with all but a handful of Europe’s economies now pulling out of recession. But it is less clear that we have reached safe ground," Belka, Poland’s former prime minister, wrote in a blog (blog-imfdirect.imf.org/).
"It is important for fiscal and monetary policies to continue to support the recovery," he wrote.
Strauss-Kahn said Japan’s experience with its own financial crisis since the late 1990s shows that recovery begins only when companies and banks have cleaned up their balance sheets, adding that many impaired assets around the world have not yet been disclosed.
Tackling high levels of public debt, which many developed countries have piled up to save their economies, will become top priority for many governments, he continued.
Governments have committed trillions of dollars in stimulus and guarantees, and central banks have slashed interest rates to record lows since the financial crisis intensified after the collapse of Lehman Brothers in September 2008.
But Strauss-Kahn warned that ending economic stimulus prematurely could be extremely costly, leaving countries with a renewed downturn and unable to cope because they had already used up their fiscal and monetary arsenals.
"It would be difficult to find new tools," he said.
"The best indicator (for the exit timing) is private demand and employment … In most countries, growth is still supported by government policies. For as long as you do not have private demand strong enough to offset the need of public policy, you shouldn’t exit," he said.
The IMF in October forecast the global economy would resume growth in 2010 by expanding 3.1 percent after contracting in 2009.
Strauss-Kahn reiterated that the world economy has been stronger than expected, led by emerging economies in Asia, adding that the IMF sees China’s growth this year close to the pre-crisis levels.
ASIAN FUND WELCOME
Strauss-Kahn also voiced his support for regional frameworks to contain financial crises, such as an Asian fund created last year.
Thirteen East and Southeast Asian countries set up a $120 billion emergency fund for use in an economic downturn, the first independent move by Asia to shield itself from financial crisis.
Known as the Chiang Mai Initiative, the fund has evolved from a string of bilateral currency swap agreements signed by Asian nations.
The idea of creating an Asian fund fell through a decade ago, when Japan proposed the creation of an Asian Monetary Fund after the Asian economic crisis in 1997-98, as Western countries saw the move as undermining the role of the IMF.
Strauss-Kahn, then France’s finance minister, also opposed the idea at the time.
"I’ve changed my mind. I think that regional institutions are welcome. There’s no reason why we shouldn’t have regional funds helping to do the same job as what we are doing, if we can work together," he said, adding that it is important that such a regional body work with the IMF.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 13:52

Developed countries may slip back into recession if they abandon strategies deployed to battle the global financial crisis too early, the head of the International Monetary Fund warned on Monday.
Recovery in private demand and employment are necessary conditions for governments to begin unwinding policies designed to support their economies, though the right timing depends on specific conditions in each nation, Dominique Strauss-Kahn said.
"Recovery in advanced economies has been sluggish," he told reporters in Tokyo. "We have to be cautious because the recovery has been fragile."
Marek Belka, the head of the IMF’s European department, echoed Strauss-Kahn’s comments, saying the continent’s economy was not yet on solid ground.
"We are no longer at the edge of the abyss that loomed in early 2009, with all but a handful of Europe’s economies now pulling out of recession. But it is less clear that we have reached safe ground," Belka, Poland’s former prime minister, wrote in a blog (blog-imfdirect.imf.org/).
"It is important for fiscal and monetary policies to continue to support the recovery," he wrote.
Strauss-Kahn said Japan’s experience with its own financial crisis since the late 1990s shows that recovery begins only when companies and banks have cleaned up their balance sheets, adding that many impaired assets around the world have not yet been disclosed.
Tackling high levels of public debt, which many developed countries have piled up to save their economies, will become top priority for many governments, he continued.
Governments have committed trillions of dollars in stimulus and guarantees, and central banks have slashed interest rates to record lows since the financial crisis intensified after the collapse of Lehman Brothers in September 2008.
But Strauss-Kahn warned that ending economic stimulus prematurely could be extremely costly, leaving countries with a renewed downturn and unable to cope because they had already used up their fiscal and monetary arsenals.
"It would be difficult to find new tools," he said.
"The best indicator (for the exit timing) is private demand and employment … In most countries, growth is still supported by government policies. For as long as you do not have private demand strong enough to offset the need of public policy, you shouldn’t exit," he said.
The IMF in October forecast the global economy would resume growth in 2010 by expanding 3.1 percent after contracting in 2009.
Strauss-Kahn reiterated that the world economy has been stronger than expected, led by emerging economies in Asia, adding that the IMF sees China’s growth this year close to the pre-crisis levels.
ASIAN FUND WELCOME
Strauss-Kahn also voiced his support for regional frameworks to contain financial crises, such as an Asian fund created last year.
Thirteen East and Southeast Asian countries set up a $120 billion emergency fund for use in an economic downturn, the first independent move by Asia to shield itself from financial crisis.
Known as the Chiang Mai Initiative, the fund has evolved from a string of bilateral currency swap agreements signed by Asian nations.
The idea of creating an Asian fund fell through a decade ago, when Japan proposed the creation of an Asian Monetary Fund after the Asian economic crisis in 1997-98, as Western countries saw the move as undermining the role of the IMF.
Strauss-Kahn, then France’s finance minister, also opposed the idea at the time.
"I’ve changed my mind. I think that regional institutions are welcome. There’s no reason why we shouldn’t have regional funds helping to do the same job as what we are doing, if we can work together," he said, adding that it is important that such a regional body work with the IMF.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 13:52

Developed countries may slip back into recession if they abandon strategies deployed to battle the global financial crisis too early, the head of the International Monetary Fund warned on Monday.
Recovery in private demand and employment are necessary conditions for governments to begin unwinding policies designed to support their economies, though the right timing depends on specific conditions in each nation, Dominique Strauss-Kahn said.
"Recovery in advanced economies has been sluggish," he told reporters in Tokyo. "We have to be cautious because the recovery has been fragile."
Marek Belka, the head of the IMF’s European department, echoed Strauss-Kahn’s comments, saying the continent’s economy was not yet on solid ground.
"We are no longer at the edge of the abyss that loomed in early 2009, with all but a handful of Europe’s economies now pulling out of recession. But it is less clear that we have reached safe ground," Belka, Poland’s former prime minister, wrote in a blog (blog-imfdirect.imf.org/).
"It is important for fiscal and monetary policies to continue to support the recovery," he wrote.
Strauss-Kahn said Japan’s experience with its own financial crisis since the late 1990s shows that recovery begins only when companies and banks have cleaned up their balance sheets, adding that many impaired assets around the world have not yet been disclosed.
Tackling high levels of public debt, which many developed countries have piled up to save their economies, will become top priority for many governments, he continued.
Governments have committed trillions of dollars in stimulus and guarantees, and central banks have slashed interest rates to record lows since the financial crisis intensified after the collapse of Lehman Brothers in September 2008.
But Strauss-Kahn warned that ending economic stimulus prematurely could be extremely costly, leaving countries with a renewed downturn and unable to cope because they had already used up their fiscal and monetary arsenals.
"It would be difficult to find new tools," he said.
"The best indicator (for the exit timing) is private demand and employment … In most countries, growth is still supported by government policies. For as long as you do not have private demand strong enough to offset the need of public policy, you shouldn’t exit," he said.
The IMF in October forecast the global economy would resume growth in 2010 by expanding 3.1 percent after contracting in 2009.
Strauss-Kahn reiterated that the world economy has been stronger than expected, led by emerging economies in Asia, adding that the IMF sees China’s growth this year close to the pre-crisis levels.
ASIAN FUND WELCOME
Strauss-Kahn also voiced his support for regional frameworks to contain financial crises, such as an Asian fund created last year.
Thirteen East and Southeast Asian countries set up a $120 billion emergency fund for use in an economic downturn, the first independent move by Asia to shield itself from financial crisis.
Known as the Chiang Mai Initiative, the fund has evolved from a string of bilateral currency swap agreements signed by Asian nations.
The idea of creating an Asian fund fell through a decade ago, when Japan proposed the creation of an Asian Monetary Fund after the Asian economic crisis in 1997-98, as Western countries saw the move as undermining the role of the IMF.
Strauss-Kahn, then France’s finance minister, also opposed the idea at the time.
"I’ve changed my mind. I think that regional institutions are welcome. There’s no reason why we shouldn’t have regional funds helping to do the same job as what we are doing, if we can work together," he said, adding that it is important that such a regional body work with the IMF.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 13:52

Developed countries may slip back into recession if they abandon strategies deployed to battle the global financial crisis too early, the head of the International Monetary Fund warned on Monday.
Recovery in private demand and employment are necessary conditions for governments to begin unwinding policies designed to support their economies, though the right timing depends on specific conditions in each nation, Dominique Strauss-Kahn said.
"Recovery in advanced economies has been sluggish," he told reporters in Tokyo. "We have to be cautious because the recovery has been fragile."
Marek Belka, the head of the IMF’s European department, echoed Strauss-Kahn’s comments, saying the continent’s economy was not yet on solid ground.
"We are no longer at the edge of the abyss that loomed in early 2009, with all but a handful of Europe’s economies now pulling out of recession. But it is less clear that we have reached safe ground," Belka, Poland’s former prime minister, wrote in a blog (blog-imfdirect.imf.org/).
"It is important for fiscal and monetary policies to continue to support the recovery," he wrote.
Strauss-Kahn said Japan’s experience with its own financial crisis since the late 1990s shows that recovery begins only when companies and banks have cleaned up their balance sheets, adding that many impaired assets around the world have not yet been disclosed.
Tackling high levels of public debt, which many developed countries have piled up to save their economies, will become top priority for many governments, he continued.
Governments have committed trillions of dollars in stimulus and guarantees, and central banks have slashed interest rates to record lows since the financial crisis intensified after the collapse of Lehman Brothers in September 2008.
But Strauss-Kahn warned that ending economic stimulus prematurely could be extremely costly, leaving countries with a renewed downturn and unable to cope because they had already used up their fiscal and monetary arsenals.
"It would be difficult to find new tools," he said.
"The best indicator (for the exit timing) is private demand and employment … In most countries, growth is still supported by government policies. For as long as you do not have private demand strong enough to offset the need of public policy, you shouldn’t exit," he said.
The IMF in October forecast the global economy would resume growth in 2010 by expanding 3.1 percent after contracting in 2009.
Strauss-Kahn reiterated that the world economy has been stronger than expected, led by emerging economies in Asia, adding that the IMF sees China’s growth this year close to the pre-crisis levels.
ASIAN FUND WELCOME
Strauss-Kahn also voiced his support for regional frameworks to contain financial crises, such as an Asian fund created last year.
Thirteen East and Southeast Asian countries set up a $120 billion emergency fund for use in an economic downturn, the first independent move by Asia to shield itself from financial crisis.
Known as the Chiang Mai Initiative, the fund has evolved from a string of bilateral currency swap agreements signed by Asian nations.
The idea of creating an Asian fund fell through a decade ago, when Japan proposed the creation of an Asian Monetary Fund after the Asian economic crisis in 1997-98, as Western countries saw the move as undermining the role of the IMF.
Strauss-Kahn, then France’s finance minister, also opposed the idea at the time.
"I’ve changed my mind. I think that regional institutions are welcome. There’s no reason why we shouldn’t have regional funds helping to do the same job as what we are doing, if we can work together," he said, adding that it is important that such a regional body work with the IMF.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 13:54

The recovery in the global economy could be surprisingly strong in the coming quarters, helped by emerging markets, the deputy chairman of Government of Singapore Investment Corp said on Monday.
The global economy is also likely to become more reliant on government policies such as liquidity support and asset purchases, Tony Tan told a forum in Taipei, noting that any withdrawal of such policies could derail the recovery if it is done too early or too sharply.
"The global recovery has generally been stronger than most analysts’ expectations and could further surprise on the upside, at least for the next few quarters," Tan said.
He added that developed economies may also see growth, with the United States likely to see moderately strong growth in the first half of this year before slowing, while Europe is likely to benefit from the pickup in global trade.
"The good news is that we appear to have avoided a global depression," Tan said. "The global economy has stabilized and is now recovering."
However, he warned that policy makers in emerging markets will have to contend with rising inflation and likely asset price bubbles, challenging governments who have to keep prices in check while not snuffing out the nascent recovery.
"Across the region, we have seen significant rises in equity and real estate prices on the back of domestic reflationary policies and capital inflows supported by low global interest rates," he said.
"These have not in general hit their previous peak, and can be justified by positive fundamentals, but continued low interest rates could push prices higher, and eventually lead to bubbles."
GIC, one of the world’s largest wealth funds, with assets estimated in excess of $200 billion, holds stakes in financial firms such as UBS and Citigroup.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 13:58

folletto ,cuggino, e cuculo…ma una classe dove insegnare non c’è l’ avete?

potreste anche guadagnare qualche euro organizzando dei corsi di altafinanza

Altapatagonia

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 13:59

FMI dice quello che gli fa comodo.

Non capisco come non capite: abbiamo fatto un referendum per abolire la monarchia, e abbiamo un presidente della repubblica i cui costi complessivi  sono superiori ai costi della corona inglese.

Ma vi piace prenderlo nel ….. , sempre democraticamente si intende, cioè tutti nessuno escluso.

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:02

Se solo qualcuno di noi si fosse arrestato di fronte al primo click in rete quindici anni fa e si fosse fatto le domande che ho scritto sopra, se ci fossimo subito chiesti “Alt, calma, che è sta roba che ci hanno scodellato, alt, cosa sta cucinando il Potere qui?”, forse non saremmo a sto miserabile punto. Perché era evidente, Cristo, che se ci davano la Rete era perché loro sapevano benissimo cosa la Rete ci avrebbe fatto, lo sapevano con serena precisione, ci avevano pensato a lungo, si erano confrontati, e la loro conclusione era che ne avremmo fatto questo videogioco da videodipendenti all’ultimo stadio, e cioè, udite, l’ennesimo prodotto di consumo compulsivo della loro Esistenza Commerciale e Cultura della Visibilità, cioè di nuovo un ulteriore passo verso l’abisso della paralisi civica. Esattamente ciò che loro vogliono ci accada. Ed è accaduto, siamo sempre più inerti, noi, manica di deficienti convinti di essere in lotta ogni mattina quando clicchiamo in questo web che figlia informazioni a ritmo frenetico come un colossale brodo batterico fuori controllo. In lotta noi, ingozzati d’informazione oggi a un ritmo così stordente che neppure il tetro immaginario di George Orwell l’avrebbe potuto concepire come macchina di annullamento civile. Lotta? Ma dove?

Altapata

link http://www.stampalibera.com/?p=8620#more-8620

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:02

Se solo qualcuno di noi si fosse arrestato di fronte al primo click in rete quindici anni fa e si fosse fatto le domande che ho scritto sopra, se ci fossimo subito chiesti “Alt, calma, che è sta roba che ci hanno scodellato, alt, cosa sta cucinando il Potere qui?”, forse non saremmo a sto miserabile punto. Perché era evidente, Cristo, che se ci davano la Rete era perché loro sapevano benissimo cosa la Rete ci avrebbe fatto, lo sapevano con serena precisione, ci avevano pensato a lungo, si erano confrontati, e la loro conclusione era che ne avremmo fatto questo videogioco da videodipendenti all’ultimo stadio, e cioè, udite, l’ennesimo prodotto di consumo compulsivo della loro Esistenza Commerciale e Cultura della Visibilità, cioè di nuovo un ulteriore passo verso l’abisso della paralisi civica. Esattamente ciò che loro vogliono ci accada. Ed è accaduto, siamo sempre più inerti, noi, manica di deficienti convinti di essere in lotta ogni mattina quando clicchiamo in questo web che figlia informazioni a ritmo frenetico come un colossale brodo batterico fuori controllo. In lotta noi, ingozzati d’informazione oggi a un ritmo così stordente che neppure il tetro immaginario di George Orwell l’avrebbe potuto concepire come macchina di annullamento civile. Lotta? Ma dove?

Altapata

link http://www.stampalibera.com/?p=8620#more-8620

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:02

Se solo qualcuno di noi si fosse arrestato di fronte al primo click in rete quindici anni fa e si fosse fatto le domande che ho scritto sopra, se ci fossimo subito chiesti “Alt, calma, che è sta roba che ci hanno scodellato, alt, cosa sta cucinando il Potere qui?”, forse non saremmo a sto miserabile punto. Perché era evidente, Cristo, che se ci davano la Rete era perché loro sapevano benissimo cosa la Rete ci avrebbe fatto, lo sapevano con serena precisione, ci avevano pensato a lungo, si erano confrontati, e la loro conclusione era che ne avremmo fatto questo videogioco da videodipendenti all’ultimo stadio, e cioè, udite, l’ennesimo prodotto di consumo compulsivo della loro Esistenza Commerciale e Cultura della Visibilità, cioè di nuovo un ulteriore passo verso l’abisso della paralisi civica. Esattamente ciò che loro vogliono ci accada. Ed è accaduto, siamo sempre più inerti, noi, manica di deficienti convinti di essere in lotta ogni mattina quando clicchiamo in questo web che figlia informazioni a ritmo frenetico come un colossale brodo batterico fuori controllo. In lotta noi, ingozzati d’informazione oggi a un ritmo così stordente che neppure il tetro immaginario di George Orwell l’avrebbe potuto concepire come macchina di annullamento civile. Lotta? Ma dove?

Altapata

link http://www.stampalibera.com/?p=8620#more-8620

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:02

Se solo qualcuno di noi si fosse arrestato di fronte al primo click in rete quindici anni fa e si fosse fatto le domande che ho scritto sopra, se ci fossimo subito chiesti “Alt, calma, che è sta roba che ci hanno scodellato, alt, cosa sta cucinando il Potere qui?”, forse non saremmo a sto miserabile punto. Perché era evidente, Cristo, che se ci davano la Rete era perché loro sapevano benissimo cosa la Rete ci avrebbe fatto, lo sapevano con serena precisione, ci avevano pensato a lungo, si erano confrontati, e la loro conclusione era che ne avremmo fatto questo videogioco da videodipendenti all’ultimo stadio, e cioè, udite, l’ennesimo prodotto di consumo compulsivo della loro Esistenza Commerciale e Cultura della Visibilità, cioè di nuovo un ulteriore passo verso l’abisso della paralisi civica. Esattamente ciò che loro vogliono ci accada. Ed è accaduto, siamo sempre più inerti, noi, manica di deficienti convinti di essere in lotta ogni mattina quando clicchiamo in questo web che figlia informazioni a ritmo frenetico come un colossale brodo batterico fuori controllo. In lotta noi, ingozzati d’informazione oggi a un ritmo così stordente che neppure il tetro immaginario di George Orwell l’avrebbe potuto concepire come macchina di annullamento civile. Lotta? Ma dove?

Altapata

link http://www.stampalibera.com/?p=8620#more-8620

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:02

Se solo qualcuno di noi si fosse arrestato di fronte al primo click in rete quindici anni fa e si fosse fatto le domande che ho scritto sopra, se ci fossimo subito chiesti “Alt, calma, che è sta roba che ci hanno scodellato, alt, cosa sta cucinando il Potere qui?”, forse non saremmo a sto miserabile punto. Perché era evidente, Cristo, che se ci davano la Rete era perché loro sapevano benissimo cosa la Rete ci avrebbe fatto, lo sapevano con serena precisione, ci avevano pensato a lungo, si erano confrontati, e la loro conclusione era che ne avremmo fatto questo videogioco da videodipendenti all’ultimo stadio, e cioè, udite, l’ennesimo prodotto di consumo compulsivo della loro Esistenza Commerciale e Cultura della Visibilità, cioè di nuovo un ulteriore passo verso l’abisso della paralisi civica. Esattamente ciò che loro vogliono ci accada. Ed è accaduto, siamo sempre più inerti, noi, manica di deficienti convinti di essere in lotta ogni mattina quando clicchiamo in questo web che figlia informazioni a ritmo frenetico come un colossale brodo batterico fuori controllo. In lotta noi, ingozzati d’informazione oggi a un ritmo così stordente che neppure il tetro immaginario di George Orwell l’avrebbe potuto concepire come macchina di annullamento civile. Lotta? Ma dove?

Altapata

link http://www.stampalibera.com/?p=8620#more-8620

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:05

Condivito Altapata..
Grande discorso.

CRISALIDE

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:07

Costi corona inglese 50 milioni di Euro al’anno, costi presedenza della repubblica (Napolitano ed annessi) 250 milioni di euro….

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:12

Per le considerazioni sulla Rete e la sua importanza sulla libertà individuale consiglio Altapatata di leggere questo

http://nsdottorx.blogspot.com/2009/12/auguri-di-buone-feste.html

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:16

Portafoglio/ Puntate sugli emergenti: la ricetta di Lcf Rothschild
Lunedí 18.01.2010 12:41

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:19

ecco a cosa serve il folle-to e la sua interminabile conversazione con se stesso….

La conclusione che propongo è chiara. L’arrivo di Internet nelle trincee della lotta sociale non ha migliorato il mondo, né l’Italia, anzi. Questo perché, come ho già scritto, il suo scopo era e rimane quello di drogare milioni di persone comuni, e di far scadere i pochi attivisti in una patologia ossessiva da attivismo di tastiera che li rendesse del tutto inutili. Ci sono riusciti, il Potere ha di nuovo vinto. Siamo una manica di stronzi maniacali totalmente risucchiati da questo mostruoso videogioco globale, del tutto incapaci di fare quello che i nostri nonni o i nostri padri, ed esseri umani per millenni prima di loro, hanno saputo fare per cambiare il loro mondo. Ed è per questo che io ridicolizzo chi pretende sovvenzioni perché deve poter dedicare ancora più tempo a scaricare in questa casa di pazzoidi drogati ancora più informazioni. Ecco perché attacco i  partner dell’Industria della Denuncia e dell’Indignazione, che significa altre tonnellate di informazioni riversate in questa allucinante discarica del web per produrre solo il nulla. Mentre l’Italia marcisce e il mondo muore. Ecco infine perché dico da tanto tempo che ogni singolo cittadino occidentale sa da decenni e alla nausea cosa non va, la tragedia è che non sa più cosa farci.
E allora, cari colleghi , e voi tutti popolo del web: il web è stato creato per toglierci definitivamente le palle, non ci serve a nulla nella guerra col nemico. Smettete di leggere e commentare ossessivamente, disintossicatevi, piantiamola di pubblicare a raffica (noi autori e voi siti), ritiriamoci nelle nostre case e chiediamoci fino a piangere: perché non so più cambiare il mio tempo? Perché il Potere mi ha fottuto, ancora una volta?

http://www.stampalibera.com/?p=8620#more-8620

Altapata

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:19

ecco a cosa serve il folle-to e la sua interminabile conversazione con se stesso….

La conclusione che propongo è chiara. L’arrivo di Internet nelle trincee della lotta sociale non ha migliorato il mondo, né l’Italia, anzi. Questo perché, come ho già scritto, il suo scopo era e rimane quello di drogare milioni di persone comuni, e di far scadere i pochi attivisti in una patologia ossessiva da attivismo di tastiera che li rendesse del tutto inutili. Ci sono riusciti, il Potere ha di nuovo vinto. Siamo una manica di stronzi maniacali totalmente risucchiati da questo mostruoso videogioco globale, del tutto incapaci di fare quello che i nostri nonni o i nostri padri, ed esseri umani per millenni prima di loro, hanno saputo fare per cambiare il loro mondo. Ed è per questo che io ridicolizzo chi pretende sovvenzioni perché deve poter dedicare ancora più tempo a scaricare in questa casa di pazzoidi drogati ancora più informazioni. Ecco perché attacco i  partner dell’Industria della Denuncia e dell’Indignazione, che significa altre tonnellate di informazioni riversate in questa allucinante discarica del web per produrre solo il nulla. Mentre l’Italia marcisce e il mondo muore. Ecco infine perché dico da tanto tempo che ogni singolo cittadino occidentale sa da decenni e alla nausea cosa non va, la tragedia è che non sa più cosa farci.
E allora, cari colleghi , e voi tutti popolo del web: il web è stato creato per toglierci definitivamente le palle, non ci serve a nulla nella guerra col nemico. Smettete di leggere e commentare ossessivamente, disintossicatevi, piantiamola di pubblicare a raffica (noi autori e voi siti), ritiriamoci nelle nostre case e chiediamoci fino a piangere: perché non so più cambiare il mio tempo? Perché il Potere mi ha fottuto, ancora una volta?

http://www.stampalibera.com/?p=8620#more-8620

Altapata

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:19

ecco a cosa serve il folle-to e la sua interminabile conversazione con se stesso….

La conclusione che propongo è chiara. L’arrivo di Internet nelle trincee della lotta sociale non ha migliorato il mondo, né l’Italia, anzi. Questo perché, come ho già scritto, il suo scopo era e rimane quello di drogare milioni di persone comuni, e di far scadere i pochi attivisti in una patologia ossessiva da attivismo di tastiera che li rendesse del tutto inutili. Ci sono riusciti, il Potere ha di nuovo vinto. Siamo una manica di stronzi maniacali totalmente risucchiati da questo mostruoso videogioco globale, del tutto incapaci di fare quello che i nostri nonni o i nostri padri, ed esseri umani per millenni prima di loro, hanno saputo fare per cambiare il loro mondo. Ed è per questo che io ridicolizzo chi pretende sovvenzioni perché deve poter dedicare ancora più tempo a scaricare in questa casa di pazzoidi drogati ancora più informazioni. Ecco perché attacco i  partner dell’Industria della Denuncia e dell’Indignazione, che significa altre tonnellate di informazioni riversate in questa allucinante discarica del web per produrre solo il nulla. Mentre l’Italia marcisce e il mondo muore. Ecco infine perché dico da tanto tempo che ogni singolo cittadino occidentale sa da decenni e alla nausea cosa non va, la tragedia è che non sa più cosa farci.
E allora, cari colleghi , e voi tutti popolo del web: il web è stato creato per toglierci definitivamente le palle, non ci serve a nulla nella guerra col nemico. Smettete di leggere e commentare ossessivamente, disintossicatevi, piantiamola di pubblicare a raffica (noi autori e voi siti), ritiriamoci nelle nostre case e chiediamoci fino a piangere: perché non so più cambiare il mio tempo? Perché il Potere mi ha fottuto, ancora una volta?

http://www.stampalibera.com/?p=8620#more-8620

Altapata

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:19

ecco a cosa serve il folle-to e la sua interminabile conversazione con se stesso….

La conclusione che propongo è chiara. L’arrivo di Internet nelle trincee della lotta sociale non ha migliorato il mondo, né l’Italia, anzi. Questo perché, come ho già scritto, il suo scopo era e rimane quello di drogare milioni di persone comuni, e di far scadere i pochi attivisti in una patologia ossessiva da attivismo di tastiera che li rendesse del tutto inutili. Ci sono riusciti, il Potere ha di nuovo vinto. Siamo una manica di stronzi maniacali totalmente risucchiati da questo mostruoso videogioco globale, del tutto incapaci di fare quello che i nostri nonni o i nostri padri, ed esseri umani per millenni prima di loro, hanno saputo fare per cambiare il loro mondo. Ed è per questo che io ridicolizzo chi pretende sovvenzioni perché deve poter dedicare ancora più tempo a scaricare in questa casa di pazzoidi drogati ancora più informazioni. Ecco perché attacco i  partner dell’Industria della Denuncia e dell’Indignazione, che significa altre tonnellate di informazioni riversate in questa allucinante discarica del web per produrre solo il nulla. Mentre l’Italia marcisce e il mondo muore. Ecco infine perché dico da tanto tempo che ogni singolo cittadino occidentale sa da decenni e alla nausea cosa non va, la tragedia è che non sa più cosa farci.
E allora, cari colleghi , e voi tutti popolo del web: il web è stato creato per toglierci definitivamente le palle, non ci serve a nulla nella guerra col nemico. Smettete di leggere e commentare ossessivamente, disintossicatevi, piantiamola di pubblicare a raffica (noi autori e voi siti), ritiriamoci nelle nostre case e chiediamoci fino a piangere: perché non so più cambiare il mio tempo? Perché il Potere mi ha fottuto, ancora una volta?

http://www.stampalibera.com/?p=8620#more-8620

Altapata

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:19

ecco a cosa serve il folle-to e la sua interminabile conversazione con se stesso….

La conclusione che propongo è chiara. L’arrivo di Internet nelle trincee della lotta sociale non ha migliorato il mondo, né l’Italia, anzi. Questo perché, come ho già scritto, il suo scopo era e rimane quello di drogare milioni di persone comuni, e di far scadere i pochi attivisti in una patologia ossessiva da attivismo di tastiera che li rendesse del tutto inutili. Ci sono riusciti, il Potere ha di nuovo vinto. Siamo una manica di stronzi maniacali totalmente risucchiati da questo mostruoso videogioco globale, del tutto incapaci di fare quello che i nostri nonni o i nostri padri, ed esseri umani per millenni prima di loro, hanno saputo fare per cambiare il loro mondo. Ed è per questo che io ridicolizzo chi pretende sovvenzioni perché deve poter dedicare ancora più tempo a scaricare in questa casa di pazzoidi drogati ancora più informazioni. Ecco perché attacco i  partner dell’Industria della Denuncia e dell’Indignazione, che significa altre tonnellate di informazioni riversate in questa allucinante discarica del web per produrre solo il nulla. Mentre l’Italia marcisce e il mondo muore. Ecco infine perché dico da tanto tempo che ogni singolo cittadino occidentale sa da decenni e alla nausea cosa non va, la tragedia è che non sa più cosa farci.
E allora, cari colleghi , e voi tutti popolo del web: il web è stato creato per toglierci definitivamente le palle, non ci serve a nulla nella guerra col nemico. Smettete di leggere e commentare ossessivamente, disintossicatevi, piantiamola di pubblicare a raffica (noi autori e voi siti), ritiriamoci nelle nostre case e chiediamoci fino a piangere: perché non so più cambiare il mio tempo? Perché il Potere mi ha fottuto, ancora una volta?

http://www.stampalibera.com/?p=8620#more-8620

Altapata

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:20

Dio mio, il Potere ci ha fottuti di nuovo, poveri stronzi che siamo tutti noi scribacchini dall’Antiqualcosa, e tutti voi tossicomani della Rete. Poveri, poveri gonzi, la pena che facciamo è straziante. Ditemi, dove risiede la stanza dei bottoni di questo meraviglioso web? Sta in America, fra le mura dell’ICANN, per fare un esempio, ma sta lì, nelle corporate rooms di quel Paese, proprio quello, chiaro? E allora, allora, ma vi sembrava possibile che sta gente ci regalasse una macchina da guerra immane con cui fargli un mazzo così? Ma vi sembrava possibile che se ne stessero inerti a guardare mentre le ‘belle anime’ del pianeta si armavano di blog, news networks, social networks, siti, forum, video, piazze virtuali, per spaccargli la schiena? Peter Sutherland, Leon Brittan, George Shultz, Lloyd Blankfein, Pascal Lamy, Mario Draghi… i padroni del mondo, gente così secondo voi è idiota? Stanno tremando di paura, secondo voi, ogni volta che cliccano su Democracy Now, su Znet, o su Grilloblog? Oppure se ne stanno rilassati nelle loro suites di Londra, Roma, Parigi e Manhattan? La seconda. Ecco perché, e vien da piangere.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:21

La Rete esiste in media nelle nostre case dalla metà degli anni novanta, oggi siamo nel 2010. Diciamo quindici anni. Prendiamo i quindici anni prima dell’arrivo del web, 1980-1995. I mezzi di comunicazione e di organizzazione civica fra cittadini attivi di quell’epoca erano l’equivalente del biroccio col mulo a confronto di ciò che la Rete ci ha reso disponibile, cioè lo Space Shuttle. Il paragone calza, anzi, forse è anche inadeguato. Meglio la cerbottana a confronto con la portaerei USS Enterprise. Se io munisco un uomo di cerbottana per difendersi dal suo nemico, mi aspetto una lotta. Se gli fornisco una portaerei nucleare e aerei supersonici mi aspetto un altro tipo di lotta, oserei dire più efficace, cioè un altro risultato, ben altro. E cosa abbiamo fatto noi con i nostri ordigni al plutonio nuovi di zecca? Sapete qual è la risposta? E’ che ne abbiamo fatto un videogioco planetario, e gli stiamo davanti istupiditi, drogati, nevrotizzati, ma anche compiaciuti nel più straziante autoinganno globale della Storia. Non abbiamo fatto esplodere una singola bomba, il nemico è illeso, anzi, rafforzato, con forse l’unica preoccupazione quella di pulirsi dal fondo dei pantaloni la polvere dei petardini che ogni tanto la nostra portaerei gli butta fra i piedi. Questa è la realtà, Dio mio. Come abbiamo fatto a ridurci così?

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:21

Di nuovo una risposta: è stato possibile perché, come vado denunciando da anni, la massa delle ‘belle anime’ occidentali si ostina a non voler capire cosa sia il Potere, o meglio, si ostina a non voler vedere l’entità della scaltrezza del Potere. Se solo qualcuno di noi si fosse arrestato di fronte al primo click in rete quindici anni fa e si fosse fatto le domande che ho scritto sopra, se ci fossimo subito chiesti “Alt, calma, che è sta roba che ci hanno scodellato, alt, cosa sta cucinando il Potere qui?”, forse non saremmo a sto miserabile punto. Perché era evidente, Cristo, che se ci davano la Rete era perché loro sapevano benissimo cosa la Rete ci avrebbe fatto, lo sapevano con serena precisione, ci avevano pensato a lungo, si erano confrontati, e la loro conclusione era che ne avremmo fatto questo videogioco da videodipendenti all’ultimo stadio, e cioè, udite, l’ennesimo prodotto di consumo compulsivo della loro Esistenza Commerciale e Cultura della Visibilità, cioè di nuovo un ulteriore passo verso l’abisso della paralisi civica. Esattamente ciò che loro vogliono ci accada. Ed è accaduto, siamo sempre più inerti, noi, manica di deficienti convinti di essere in lotta ogni mattina quando clicchiamo in questo web che figlia informazioni a ritmo frenetico come un colossale brodo batterico fuori controllo. In lotta noi, ingozzati d’informazione oggi a un ritmo così stordente che neppure il tetro immaginario di George Orwell l’avrebbe potuto concepire come macchina di annullamento civile. Lotta? Ma dove? Ma i risultati li vedete? Lo ripeto, abbiamo in mano una portaerei nucleare quando solo pochi anni fa avevamo le cerbottane, e cosa è cambiato?

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:22

Gli uomini e le donne delle cerbottane vissero in un mondo manifestamente imperfetto, ma date un’occhiata: nell’Italia dei mezzi d’informazione collosi, pochi, e blindati dalla Democrazia Cristiana-Vaticano costoro furono capaci di ribaltare la Storia del Paese con divorzio e aborto, difeso quest’ultimo poi nel 1981 con un referendum da record (67%), in un’affermazione di volontà civica unica al mondo in questo ambito. Le donne italiane nell’era in cui i computer erano scatole di dimensioni industriali seppero prendere il maschio latino per le orecchie e ficcargli la testa nei pannolini puzzolenti dei figli, le braccia sui manici del passeggino, e si ritagliarono una larga fetta di dignità in un mondo tutto di pantaloni. Non la perfezione, ma un salto in avanti storico. E, sempre senza Internet col suo immane seguito di starnazzamenti, gli operai italiani soffocarono il terrorismo rosso dopo l’assassino di Guido Rossa nel gennaio del 1979, di nuovo una dimostrazione di forza civica ammirevole se si considerano le tremende condizioni lavorative operaie di allora, sulle quali la tentazione di scadere nella violenza poteva avere una facile presa. I magistrati dell’Italia di Fantozzi presero di petto gli scandali petroliferi, quelli dei colossi imprenditoriali di Stato (IRI), scoperchiarono la P2, e poi ci fu Tangentopoli, altro capitolo storico senza precedenti forse in tutto l’Occidente che trovò impeto senza blog, V-day, senza i ‘paladini’ e i loro diecimila libri e video. Un capitolo questo che di nuovo fu difeso dall’Italia dei rudimentali fax nell’estate del 1994 (decreto Biondi salva ladri) con una quasi insurrezione popolare (mai più vista da allora così veemente). In quello stesso anno la tenacia decennale di un popolo in stracci e costretto alla schiavitù, unitamente al lavoro di migliaia di attivisti europei armati di telefoni se andava bene, sconfisse l’Apartheid in Sudafrica. Poco prima era crollato il muro di Berlino, portando fra le altre cose all’unificazione della Germania, dove io ricordo l’esistenza di vibranti forze civiche anti imperialiste e anti nucleari di cui ora, col nostro stupefacente web, non si trova più traccia. E al nucleare, l’Italia del TG1, TG2 e TG3 seppe nel 1987 porre un freno netto, in un referendum che toccò punte dell’80% di cittadini contrari all’atomo, che oggi invece rialza la testa nell’indifferenza quasi generale. Gli anni delle cerbottane, dal 1980 in poi, videro anche l’esplosione della consapevolezza ambientale grazie a Greenpeace, e il crollo di dittature fra le più atroci della Storia moderna, in America Latina; lì lottarono per sbarazzarsi non dico di un Berlusconi, o della Camorra, ma di un impero neonazista finanziato e armato dalla più grande potenza mondiale, delle sua infinite camere di tortura e dei campi di concentramento.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:23

 Lottarono morendo a decine di migliaia in condizioni disumane, e nessuno di loro mai cliccò un mouse, non c’era Facebook. Nel 1984, con una telecamera e un aereo bimotore, un singolo reporter, Mohamed Amin, portò sugli schermi del mondo la tragedia della fame in Etiopia, salvò milioni, l’ondata di indignazione mondiale costrinse i Paesi ricchi a mettere in agenda la fame dei poveri per la prima volta. Amin morì prima ancora che nascessero i blog. E così fu, in una lunga scia di vittorie contro la barbarie nell’era delle cerbottane.
Poi arriva la Rete, ohhhhh! Tutto quanto sopra viene in teoria potenziato nelle stesse proporzioni in cui lo Tzunami potenzierebbe l’ondina della risacca serale. I cittadini attivi del pianeta, i combattenti per la giustizia, scendono dal mulo e salgono sull’Eurostar, gettano la fionda e imbracciano i missili Cruise. E allora tutti con lo sguardo proteso in avanti in trepidante attesa di un’imponente rimonta, di un mondo migliore.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:25

Negli anni che vanno dal 1995 a oggi la povertà nel Sud del mondo è salita a 2,7 miliardi di esseri umani, di cui un miliardo sopravvive con 1 dollaro al giorno rispetto agli 800 milioni di dieci anni fa (+200 milioni). La crisi finanziaria dell’anno scorso ne ha aggiunti 53 milioni, che rischiano la soglia della povertà. Negli Stati Uniti di oggi quasi 50 milioni di persone soffrono la fame, cioè non possono nutrirsi più di una volta al giorno; in Italia adesso il 17% delle famiglie è in grave difficoltà, rispetto al 10% ‘tradizionale’, l’11,2% non arriva a pagare le spese mediche, infatti un italiano su 5 non fa visite specialistiche per povertà. Oggi un 10% di italiani ricchi possiede la metà di tutta la ricchezza, un aumento di concentrazione notevole secondo la Banca d’Italia. E mentre la crisi alimentare sta uccidendo nel mondo numeri senza precedenti, i 12 miliardi di dollari promessi all’inizio del 2009 dai potenti per sradicare la fame (Millennium Development Goal) non si sono materializzati, mentre per salvare le banche ne sono stati spesi dai cinquemila agli undicimila di miliardi di dollari, secondo le stime.

eheh visto ke il Folle ha sequestrato il blog,postando enciclopedie sulla scuola austriaca….preferivo Dorf!

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:25

Ma cliccando sui mouse della nostra nuova macchina da guerra abbiamo eletto Obama!, certo. Cioè sfruttando la coglionaggine di milioni di attivisti di tastiera si è permesso a un truffatore guerrafondaio, omertoso protettore della CIA, filo sionista di ferro, baciapile dei banchieri che oggi ha il gradimento più basso nella storia delle presidenze USA dai tempi di Dwight Eisenhower, di occupare il posto di uomo più potente del mondo. Che risultato! Navigando con la nostra portaerei le portentose onde dei blog d’informazione, contro-informazione e contro-contro-informazione a suon di decine di milioni di articoli e video ci siamo fatti scappare dai buchi del radar circa 68 guerre, di cui due, Iraq e Afghanistan, nonostante abbiamo ricevuto la più ampia esposizione mediatica della Storia umana. Ah, scordavo, ci è scappato nell’era della trincea di tastiera anche il ritorno in grande stile della tortura, dibattuta tranquillamente sui banchi parlamentari figli di Cesare Beccaria, povero Cesare. La spesa militare globale del 2008, secondo SIPRI, è stata di 1.464 miliardi di dollari, con un aumento del 45% rispetto a dieci anni prima, altra risonante vittoria dei pc internettiani. Nell’era del web assieme all’onanismo dei social networks è esploso anche il nuovo Panic Marketing, quello della mucca pazza, di Ebola, della Sars, dell’Aviaria, della Suina, quello che ha il doppio scopo di distrarci in massa dalle questioni concrete e di alleggerirci il portafoglio, e lo sapete, vero, che a proposito di questo noi italiani siamo adesso in passivo per 184 milioni di euro cacciati nel pattume della Suina? E mentre noi cittadini cybercombattenti civici facciamo le ore piccole per non perderci la denuncia numero 430.871 del paladino numero 346 sul blog 5.329 dove sono postati i commenti numero 3.786.987.760, capita che i diritti dei lavoratori si siano estinti… ci siamo distratti un attimo e puff, non ci sono più. Oggi il 52% degli elettori di Berlusconi, di Berlusconi!, approva le occupazioni delle fabbriche da parte di operai disperati; i due terzi dei leghisti approva la mobilitazione della CGIL, e l’80% degli italiani sostiene i picchetti davanti alle fabbriche. Significa forse che un’ondata di sinistra sta spazzando l’Italia?

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:27

No, significa che un’ondata di disperazione senza precedenti sta spazzando elettori a 360 gradi trascinati mai come oggi di fronte al crollo del bene essenziale del lavoro. Un milione e seicentocinquantamila lavoratori italiani se perdessero il lavoro non avrebbero neppure un euro dallo Stato. Il 61% di tutto il lavoro precario italiano è giustificato unicamente dalla “tendenza a ridurre il costo del lavoro e il costo-opportunità legato alla possibilità di licenziare”. Ma non eravamo noi, i cittadini attivi, che armati di webpower dovevamo migliorare la Storia? Perché sta tutto peggiorando nonostante il tripudio di megawatt di potere informativo e formativo della Rete? Quando il pool di Mani Pulite spedì in pensione (più che in galera) la classe politica della prima Repubblica non c’erano Grillo, Travaglio e i loro seguiti immani in Rete. Oggi ci sono, ma a detta dello stesso autorevole Travaglio le cose in quanto a mazzette sono molto peggio di prima (si legga il suo Mani Sporche). Silvio Berlusconi ha vinto quattro mandati, nonostante il Vajont di sputtanate che la Rete gli ha riversato addosso, la sinistra sta al British Museum accanto alla stele di Rosetta. Le Mafie aumentano gli introiti ogni anno, oggi sono a circa 91 miliardi di euro di bottino. L’Europa ci toglie le costituzioni nazionali e la sovranità col Trattato di Lisbona, che di nuovo è filtrato indenne attraverso la nostra possente Rete fottendosene della prerogativa democratica di 500 milioni di cittadini. La lotta al riscaldamento globale ristagna. I banchieri impoveriscono il mondo per dodicimila miliardi di dollari in 12 mesi truffando i cittadini, ma neppure uno di loro finisce in galera, anzi, molti incassano bonus milionari. Le donne dell’era web ridotte a pezzi di scottona sculettanti che hanno orgasmi negli spot con lo yogurt o strusciando un piano cucina, ridotte con l’ano zoomato in edicola o a essere viste ma non udite in Tv. Avete più visto una protesta nelle strade? E infine Haiti. Cosa abbiamo fatto noi eroi del web attivo, noi combattenti di tastiera per gli ultimi della terra? Vorrei che vi fosse un solo essere umano ad Haiti oggi, vivo o morto, che abbia lasciato scritto “dal 1995 le cose sono cambiate qui. Grazie ‘belle anime’ di Internet”.

Ma anche il dispensatore di verità era più democratico…!

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:29

Nel 1994 il loro presidente democraticamente eletto, Jean Bertrand Aristide, fu rimesso da Clinton al suo posto dopo che la CIA nel 1991 aveva pensato bene di cacciarlo, dato che ahimè gli haitiani avevano avuto il coraggio di votare per il solito partito sbagliato (cioè quello che piaceva a loro e non a Washington). Ricordo bene da cronista che in occasione del golpe del ’91 un certo clamore di stampa si era fatto sentire. Dieci anni dopo, nel 2004, di nuovo Francia e USA decisero che Aristide non era accettabile, lo caricarono letteralmente impacchettato su un aereo diretto in centro Africa, e ripresero a succhiare il sangue alla popolazione stremata dai SAP del Fondo Monetario Internazionale. In un rapporto del Dipartimento di Stato americano di allora si leggeva che “il commercio per export e le politiche d’investimento che imponiamo, schiacceranno senza pietà i coltivatori di riso ad Haiti”. Ma nel 2004 avevamo la Rete, i mouse al plutonio, i missili web, i blog nucleari… esplodemmo due petardi. Mi fermo qui, ai piedi di quei 200.000 morti.

scusa prof-folletto se ho chiesto la parola…..

Ma bisogna pagare per stare nel sito di ICEBERG -FOLLETTO ?

Ma apritene uno te !

Altapata

Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:44

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.
Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
(Da "Dialogo tra un impegnato e un non so"
(La libertà, Giorgio Gaber, 1972)

La libertà dell’uomo è definitiva ed immediata, se così egli vuole;
essa non dipende da vittorie esterne, ma interne.
Paramahansa Yogananda – Autobiography of a Yogi

L’unico problema è la pavidità…rifletteteci…
La codardia di rimanere inerti dietro uno schermo in anonimato…chiediamoci se siamo pavidi??
Siamo pavidi????Lo siamo????

Buona giornata
Valentina

Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:51

Altapatagonia,

scusa ma  mi secca essere accomunato ai due professori recentemente saliti in cattedra, puoi essere più o meno d’accordo con le mie idee, e sono sempre diposto a discuterne, ma non mi pare di aver mai subissato il blog di post (peraltro sostanzialmente tutti cut&paste) con l’invadenza e la supponenza del folletto e di suo cuggino.

Non credo di aver postato in un anno le righe che i nostri professori hanno postato in un giorno.

cordialmente.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:54

Ho trovato questo bell’articolo di Zingales…
l’ho letto e mi sono sganasciato dalle risate alla faccia di Tommaso Schioppa
http://economiaincrisi.blogspot.com/2010/01/loracolo-ha-parlato.html

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:54

Ho trovato questo bell’articolo di Zingales…
l’ho letto e mi sono sganasciato dalle risate alla faccia di Tommaso Schioppa
http://economiaincrisi.blogspot.com/2010/01/loracolo-ha-parlato.html

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:54

Ho trovato questo bell’articolo di Zingales…
l’ho letto e mi sono sganasciato dalle risate alla faccia di Tommaso Schioppa
http://economiaincrisi.blogspot.com/2010/01/loracolo-ha-parlato.html

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:54

Ho trovato questo bell’articolo di Zingales…
l’ho letto e mi sono sganasciato dalle risate alla faccia di Tommaso Schioppa
http://economiaincrisi.blogspot.com/2010/01/loracolo-ha-parlato.html

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:54

Ho trovato questo bell’articolo di Zingales…
l’ho letto e mi sono sganasciato dalle risate alla faccia di Tommaso Schioppa
http://economiaincrisi.blogspot.com/2010/01/loracolo-ha-parlato.html

Scritto il 18 gennaio 2010 at 14:58

Altapatagonia,

comunque ottimo il tuo commento, molto concreto e poco "accademico"

grazie

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 15:07

E’ SOLO UNA QUESTIONE DI TEMPO, IL DOLLARO DOVRA’ SVALUTARSI

E’ molto probabile che il valore delle case negli USA scenda a valori prossimi al pre ’95.
Già oggi si assiste alla svendita degli immobili di minor pregio (immobili periferici o in pessimo stato di manutenzione), si è arrivato a pagare 50.000/60.000 euro per case che prima venivano vendute a somme anche 5/6  volte superiori, di certo si tratta ancora eccezioni, ma in caso di scenario deflattivo il costo degli immobili in USA scenderà ancora.

Se  ora guardiamo alla passata  crisi del ’29,  la grande potenza Imperiale di allora che era la Gran Bretagna fu costretta dopo una lunga resistenza a svalutare la Sterlina, già prima della crisi, per dover cedere completamente il passo al dollaro dopo la crisi.

Gli Inglesi capirono che tenere alto il valore della sterlina non faceva altro che deprimere i prezzi e creare una spirale deflazionistica micidiale.

Gli Usa rischiano di  andare a sbattere contro il loro peggiore incubo che è la deflazione, allora non ci sarà scelta  per il povero Bernanke o svaluta o se la deve vedere contro il "mostro deflazionistico" contro cui non ha armi per combatterlo.
La situazione di oggi è pienamente paragonabbile a quella del ’29
dove però al posto della Gran Bretagna ci sono gli USa e al posto degli USA ci sono i Cinesi, grandi creditori del paese a Stelle  e Strisce (e non solo).

Ora primo problema grosso è che i Cinesi non ci pensano proprio a rivalutare la loro moneta e questo potrebbe costringere gli USA a forzare la situazione in modo così clamoroso da costituire un evento storico.

Il Secondo problema è che la BCE non vuole un Euro troppo forte (ma ci sono spinte fortissime in senzo contrario) e questo sta creando una situazione di attrito che prima o poi degenererà, con la BCE e la BoJ che lasceranno fluttuare liberamente i cambi (esiste un limite all’accumulo di scorte di valuta straniera, per quanto siano pur sempre dollari) creando una situazione così elevato di volatilità da spingere tutti a posizioni più ragionevoli.

Lo scenario deflattivo è quello che indubbiamente ha il maggior fascino in ambito geopolitico, già oggi il super impegno militare di oggi degli USa non sta facendo altro che logorarli. 
Questo costringera gli USA ad un tentativo di politica prettamente Pan-Europea una sorta di trasliterazione dell’originaria dottrina Moroe, (oramai i paesi Latino Americani, in particolare il Brasile, stanno estromettendo gli USA da ogni possibilità di manovra in Sud America).
Molti hanno sempre visto gli Americani come i grandi "Imperialisti  complottisti", ma mi sa che oggi hanno perso la loro "vena cospirativa" e che nuovi gruppi di potere esterni stiano approfittando di questo loro momento negativo per spingerli nell’angolo.
Paesi come la Francia, la Turchia, l’Italia, la Spagna e la Germania non aspettano che scrollarsi di dosso il giogo USA e già oggi i primi tre paesi stanno prendendo le distanze.

Gli USA oggi sono meno del 5% della popolazione mondiale e consumano il 25% delle risorse, questo loro consumismo è oggi la fossa da cui si dovranno tirare fuori, altrimenti rischiano di esserci seppelliti dentro, gli USA hanno nella loro dipendenza energetica il maggior tallone di Achille che potrebbe da solo far sballare qualunque bilancia commerciale, in caso di svalutazione della moneta.

Del resto accettare la deflazione e mantenere una posizione forte avrebbe dei costi sociali paurosi, tale da spingere verso un annullamento della classe media Americana, il cui prezzo sarà pagato sopratutto in termini di coesione sociale e unità politica interna.
In caso di deflazione vedremo un’America che non ci saremo mai aspettatta di vedere, basteranno poche scintille perchè scoppino tensioni mai sopite e questo spingeranno le autorità a reagire con una stretta alle libertà civili,  che non farà altro che buttar benzina sul fuoco e far fuggire tutta la sua miglior "inteliggenza" verso altri lidi e la fine della suppremazia culturale sarà l’epilogo.
-IL Compasso-

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 15:29

ciao Andrea
 
a volte anche una banale influenza può essere utile. Costretto a casa tra zapping televisivo e navigazione web ti dò una notizia che penso ti darà soddisfazione. Uno squarcio di luce nelle tenebre. ASu tg3 neapolis si è parlato dell’iniziativa di questa blogger americana 
 
http://www.huffingtonpost.com/arianna-huffington/move-your-money-a-new-yea_b_406022.html  
 
che invita i risparmiatori a lasciare le grandi banche per depositare i loro risparmi presso quelle locali. Il servizio riassume quelle tematiche affrontate sul tuo blog: tipo difficoltà di accedere al credito da parte degli imprenditori di main street, comportamenti poco trasparenti (eufemisticamente parlando).
Certo, a fronte di un’informazione dominante la cui sintesi è rappresentata da tg2 punto.it di stamattina dove si parla di tenuta dei consumi italiani, di italiani che preferiscono spendere di più per il made in italy (curioso che a dirlo siano donne con la pelliccia) è ancora poco, ma può essere incoraggiante. Pare che questa tipo di invito potrebbe arrivare anche nei confronti dei colossi bancari italiani. Che ne pensi?????
 
Carlo 74 S.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 15:29

ciao Andrea
 
a volte anche una banale influenza può essere utile. Costretto a casa tra zapping televisivo e navigazione web ti dò una notizia che penso ti darà soddisfazione. Uno squarcio di luce nelle tenebre. ASu tg3 neapolis si è parlato dell’iniziativa di questa blogger americana 
 
http://www.huffingtonpost.com/arianna-huffington/move-your-money-a-new-yea_b_406022.html  
 
che invita i risparmiatori a lasciare le grandi banche per depositare i loro risparmi presso quelle locali. Il servizio riassume quelle tematiche affrontate sul tuo blog: tipo difficoltà di accedere al credito da parte degli imprenditori di main street, comportamenti poco trasparenti (eufemisticamente parlando).
Certo, a fronte di un’informazione dominante la cui sintesi è rappresentata da tg2 punto.it di stamattina dove si parla di tenuta dei consumi italiani, di italiani che preferiscono spendere di più per il made in italy (curioso che a dirlo siano donne con la pelliccia) è ancora poco, ma può essere incoraggiante. Pare che questa tipo di invito potrebbe arrivare anche nei confronti dei colossi bancari italiani. Che ne pensi?????
 
Carlo 74 S.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 15:29

ciao Andrea
 
a volte anche una banale influenza può essere utile. Costretto a casa tra zapping televisivo e navigazione web ti dò una notizia che penso ti darà soddisfazione. Uno squarcio di luce nelle tenebre. ASu tg3 neapolis si è parlato dell’iniziativa di questa blogger americana 
 
http://www.huffingtonpost.com/arianna-huffington/move-your-money-a-new-yea_b_406022.html  
 
che invita i risparmiatori a lasciare le grandi banche per depositare i loro risparmi presso quelle locali. Il servizio riassume quelle tematiche affrontate sul tuo blog: tipo difficoltà di accedere al credito da parte degli imprenditori di main street, comportamenti poco trasparenti (eufemisticamente parlando).
Certo, a fronte di un’informazione dominante la cui sintesi è rappresentata da tg2 punto.it di stamattina dove si parla di tenuta dei consumi italiani, di italiani che preferiscono spendere di più per il made in italy (curioso che a dirlo siano donne con la pelliccia) è ancora poco, ma può essere incoraggiante. Pare che questa tipo di invito potrebbe arrivare anche nei confronti dei colossi bancari italiani. Che ne pensi?????
 
Carlo 74 S.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 15:29

ciao Andrea
 
a volte anche una banale influenza può essere utile. Costretto a casa tra zapping televisivo e navigazione web ti dò una notizia che penso ti darà soddisfazione. Uno squarcio di luce nelle tenebre. ASu tg3 neapolis si è parlato dell’iniziativa di questa blogger americana 
 
http://www.huffingtonpost.com/arianna-huffington/move-your-money-a-new-yea_b_406022.html  
 
che invita i risparmiatori a lasciare le grandi banche per depositare i loro risparmi presso quelle locali. Il servizio riassume quelle tematiche affrontate sul tuo blog: tipo difficoltà di accedere al credito da parte degli imprenditori di main street, comportamenti poco trasparenti (eufemisticamente parlando).
Certo, a fronte di un’informazione dominante la cui sintesi è rappresentata da tg2 punto.it di stamattina dove si parla di tenuta dei consumi italiani, di italiani che preferiscono spendere di più per il made in italy (curioso che a dirlo siano donne con la pelliccia) è ancora poco, ma può essere incoraggiante. Pare che questa tipo di invito potrebbe arrivare anche nei confronti dei colossi bancari italiani. Che ne pensi?????
 
Carlo 74 S.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 15:29

ciao Andrea
 
a volte anche una banale influenza può essere utile. Costretto a casa tra zapping televisivo e navigazione web ti dò una notizia che penso ti darà soddisfazione. Uno squarcio di luce nelle tenebre. ASu tg3 neapolis si è parlato dell’iniziativa di questa blogger americana 
 
http://www.huffingtonpost.com/arianna-huffington/move-your-money-a-new-yea_b_406022.html  
 
che invita i risparmiatori a lasciare le grandi banche per depositare i loro risparmi presso quelle locali. Il servizio riassume quelle tematiche affrontate sul tuo blog: tipo difficoltà di accedere al credito da parte degli imprenditori di main street, comportamenti poco trasparenti (eufemisticamente parlando).
Certo, a fronte di un’informazione dominante la cui sintesi è rappresentata da tg2 punto.it di stamattina dove si parla di tenuta dei consumi italiani, di italiani che preferiscono spendere di più per il made in italy (curioso che a dirlo siano donne con la pelliccia) è ancora poco, ma può essere incoraggiante. Pare che questa tipo di invito potrebbe arrivare anche nei confronti dei colossi bancari italiani. Che ne pensi?????
 
Carlo 74 S.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 15:52

grazie  Crisalide, e Cuculo …hai ragione ,scusa

Altapata

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 16:21

Due sono gli shock fortissimi vissuti nel 2009 sono: il primo è quello degli scambi commerciali, dove principalmente grazie alla Cina i prezzi dei prodotti finiti sono calati mentre il costo delle materie prime è aumentato; l’altro ovviamente è lo shock da leva, con l’interruzione del comportamento di consumare a debito.
In risposta a questo secondo shock i governi si sono deliberatamente fatti carico dei debiti privati, rendendoli debito pubblico. Questa è una manovra attuabile perché gli Stati godono di una posizione di maggior forza patrimoniale, al punto da dare a volte l’impressione di poter espandere all’infinito la base di debito. Tuttavia si potrebbe considerare il welfare state come un gigantesco schema Ponzi, nel quale gli Stati erogano servizi e si caricano responsabilità di pagamento sull’assunto che la generazione successiva pagherà il conto.
Questo genere di schema però ha funzionato in un contesto di crescita economica e demografica, ma con la popolazione che inizia a decrescere in alcuni Paesi, e la base tassabile in riduzione in molti altri, il meccanismo rischi di non reggere. L’Irlanda, Dubai, l’Islanda e la Grecia potrebbero essere le prime avvisaglie. Tutto ciò potrebbe portare ad un anno molto turbolento sui mercati valutari, che hanno delle importanti sacche di inefficienza e non sono perfettamente aderenti alle leggi della volatilità di mercato; la politica dei tassi a zero ha supportato gli asset di rischio e ha consentito alle banche centrali di acquistare i bond governativi, prevenendo deficit fiscali molto dannosi (i BOT a rendimento zero sono un ottimo esempio). Il deprezzamento della valuta è spesso un aiuto importante per le esportazioni, e con un tasso di inflazione molto modesto, USA e UK hanno allegramente lasciato deprezzare il dollaro e la sterlina sui mercati.
Naturalmente non tutte le valute possono deprezzarsi contemporaneamente, qualcuna per converso sale. In particolare dovrebbero farlo le valute asiatiche, ma la Cina non permette allo yuan di farlo, come la logica di mercato richiederebbe. Questo trasferisce ulteriore pressione sugli altri Paesi emergenti: il Brasile -ad esempio- ha dovuto imporre una tassazione sulle operazioni estere per contenere la rivalutazione del Real.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 16:21

Due sono gli shock fortissimi vissuti nel 2009 sono: il primo è quello degli scambi commerciali, dove principalmente grazie alla Cina i prezzi dei prodotti finiti sono calati mentre il costo delle materie prime è aumentato; l’altro ovviamente è lo shock da leva, con l’interruzione del comportamento di consumare a debito.
In risposta a questo secondo shock i governi si sono deliberatamente fatti carico dei debiti privati, rendendoli debito pubblico. Questa è una manovra attuabile perché gli Stati godono di una posizione di maggior forza patrimoniale, al punto da dare a volte l’impressione di poter espandere all’infinito la base di debito. Tuttavia si potrebbe considerare il welfare state come un gigantesco schema Ponzi, nel quale gli Stati erogano servizi e si caricano responsabilità di pagamento sull’assunto che la generazione successiva pagherà il conto.
Questo genere di schema però ha funzionato in un contesto di crescita economica e demografica, ma con la popolazione che inizia a decrescere in alcuni Paesi, e la base tassabile in riduzione in molti altri, il meccanismo rischi di non reggere. L’Irlanda, Dubai, l’Islanda e la Grecia potrebbero essere le prime avvisaglie. Tutto ciò potrebbe portare ad un anno molto turbolento sui mercati valutari, che hanno delle importanti sacche di inefficienza e non sono perfettamente aderenti alle leggi della volatilità di mercato; la politica dei tassi a zero ha supportato gli asset di rischio e ha consentito alle banche centrali di acquistare i bond governativi, prevenendo deficit fiscali molto dannosi (i BOT a rendimento zero sono un ottimo esempio). Il deprezzamento della valuta è spesso un aiuto importante per le esportazioni, e con un tasso di inflazione molto modesto, USA e UK hanno allegramente lasciato deprezzare il dollaro e la sterlina sui mercati.
Naturalmente non tutte le valute possono deprezzarsi contemporaneamente, qualcuna per converso sale. In particolare dovrebbero farlo le valute asiatiche, ma la Cina non permette allo yuan di farlo, come la logica di mercato richiederebbe. Questo trasferisce ulteriore pressione sugli altri Paesi emergenti: il Brasile -ad esempio- ha dovuto imporre una tassazione sulle operazioni estere per contenere la rivalutazione del Real.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 16:21

Due sono gli shock fortissimi vissuti nel 2009 sono: il primo è quello degli scambi commerciali, dove principalmente grazie alla Cina i prezzi dei prodotti finiti sono calati mentre il costo delle materie prime è aumentato; l’altro ovviamente è lo shock da leva, con l’interruzione del comportamento di consumare a debito.
In risposta a questo secondo shock i governi si sono deliberatamente fatti carico dei debiti privati, rendendoli debito pubblico. Questa è una manovra attuabile perché gli Stati godono di una posizione di maggior forza patrimoniale, al punto da dare a volte l’impressione di poter espandere all’infinito la base di debito. Tuttavia si potrebbe considerare il welfare state come un gigantesco schema Ponzi, nel quale gli Stati erogano servizi e si caricano responsabilità di pagamento sull’assunto che la generazione successiva pagherà il conto.
Questo genere di schema però ha funzionato in un contesto di crescita economica e demografica, ma con la popolazione che inizia a decrescere in alcuni Paesi, e la base tassabile in riduzione in molti altri, il meccanismo rischi di non reggere. L’Irlanda, Dubai, l’Islanda e la Grecia potrebbero essere le prime avvisaglie. Tutto ciò potrebbe portare ad un anno molto turbolento sui mercati valutari, che hanno delle importanti sacche di inefficienza e non sono perfettamente aderenti alle leggi della volatilità di mercato; la politica dei tassi a zero ha supportato gli asset di rischio e ha consentito alle banche centrali di acquistare i bond governativi, prevenendo deficit fiscali molto dannosi (i BOT a rendimento zero sono un ottimo esempio). Il deprezzamento della valuta è spesso un aiuto importante per le esportazioni, e con un tasso di inflazione molto modesto, USA e UK hanno allegramente lasciato deprezzare il dollaro e la sterlina sui mercati.
Naturalmente non tutte le valute possono deprezzarsi contemporaneamente, qualcuna per converso sale. In particolare dovrebbero farlo le valute asiatiche, ma la Cina non permette allo yuan di farlo, come la logica di mercato richiederebbe. Questo trasferisce ulteriore pressione sugli altri Paesi emergenti: il Brasile -ad esempio- ha dovuto imporre una tassazione sulle operazioni estere per contenere la rivalutazione del Real.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 16:21

Due sono gli shock fortissimi vissuti nel 2009 sono: il primo è quello degli scambi commerciali, dove principalmente grazie alla Cina i prezzi dei prodotti finiti sono calati mentre il costo delle materie prime è aumentato; l’altro ovviamente è lo shock da leva, con l’interruzione del comportamento di consumare a debito.
In risposta a questo secondo shock i governi si sono deliberatamente fatti carico dei debiti privati, rendendoli debito pubblico. Questa è una manovra attuabile perché gli Stati godono di una posizione di maggior forza patrimoniale, al punto da dare a volte l’impressione di poter espandere all’infinito la base di debito. Tuttavia si potrebbe considerare il welfare state come un gigantesco schema Ponzi, nel quale gli Stati erogano servizi e si caricano responsabilità di pagamento sull’assunto che la generazione successiva pagherà il conto.
Questo genere di schema però ha funzionato in un contesto di crescita economica e demografica, ma con la popolazione che inizia a decrescere in alcuni Paesi, e la base tassabile in riduzione in molti altri, il meccanismo rischi di non reggere. L’Irlanda, Dubai, l’Islanda e la Grecia potrebbero essere le prime avvisaglie. Tutto ciò potrebbe portare ad un anno molto turbolento sui mercati valutari, che hanno delle importanti sacche di inefficienza e non sono perfettamente aderenti alle leggi della volatilità di mercato; la politica dei tassi a zero ha supportato gli asset di rischio e ha consentito alle banche centrali di acquistare i bond governativi, prevenendo deficit fiscali molto dannosi (i BOT a rendimento zero sono un ottimo esempio). Il deprezzamento della valuta è spesso un aiuto importante per le esportazioni, e con un tasso di inflazione molto modesto, USA e UK hanno allegramente lasciato deprezzare il dollaro e la sterlina sui mercati.
Naturalmente non tutte le valute possono deprezzarsi contemporaneamente, qualcuna per converso sale. In particolare dovrebbero farlo le valute asiatiche, ma la Cina non permette allo yuan di farlo, come la logica di mercato richiederebbe. Questo trasferisce ulteriore pressione sugli altri Paesi emergenti: il Brasile -ad esempio- ha dovuto imporre una tassazione sulle operazioni estere per contenere la rivalutazione del Real.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 16:21

Due sono gli shock fortissimi vissuti nel 2009 sono: il primo è quello degli scambi commerciali, dove principalmente grazie alla Cina i prezzi dei prodotti finiti sono calati mentre il costo delle materie prime è aumentato; l’altro ovviamente è lo shock da leva, con l’interruzione del comportamento di consumare a debito.
In risposta a questo secondo shock i governi si sono deliberatamente fatti carico dei debiti privati, rendendoli debito pubblico. Questa è una manovra attuabile perché gli Stati godono di una posizione di maggior forza patrimoniale, al punto da dare a volte l’impressione di poter espandere all’infinito la base di debito. Tuttavia si potrebbe considerare il welfare state come un gigantesco schema Ponzi, nel quale gli Stati erogano servizi e si caricano responsabilità di pagamento sull’assunto che la generazione successiva pagherà il conto.
Questo genere di schema però ha funzionato in un contesto di crescita economica e demografica, ma con la popolazione che inizia a decrescere in alcuni Paesi, e la base tassabile in riduzione in molti altri, il meccanismo rischi di non reggere. L’Irlanda, Dubai, l’Islanda e la Grecia potrebbero essere le prime avvisaglie. Tutto ciò potrebbe portare ad un anno molto turbolento sui mercati valutari, che hanno delle importanti sacche di inefficienza e non sono perfettamente aderenti alle leggi della volatilità di mercato; la politica dei tassi a zero ha supportato gli asset di rischio e ha consentito alle banche centrali di acquistare i bond governativi, prevenendo deficit fiscali molto dannosi (i BOT a rendimento zero sono un ottimo esempio). Il deprezzamento della valuta è spesso un aiuto importante per le esportazioni, e con un tasso di inflazione molto modesto, USA e UK hanno allegramente lasciato deprezzare il dollaro e la sterlina sui mercati.
Naturalmente non tutte le valute possono deprezzarsi contemporaneamente, qualcuna per converso sale. In particolare dovrebbero farlo le valute asiatiche, ma la Cina non permette allo yuan di farlo, come la logica di mercato richiederebbe. Questo trasferisce ulteriore pressione sugli altri Paesi emergenti: il Brasile -ad esempio- ha dovuto imporre una tassazione sulle operazioni estere per contenere la rivalutazione del Real.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 16:25

La transizione dallo status quo, che ha funzionato per molti anni, sarà dunque più critica della scelta di Bernanke sul quando iniziare il rialzo dei tassi. Questo perché mentre Ben è preoccupato della crescita del prezzo degli asset, la decisione cinese determinerà non solo la politica dei tassi negli Stati Uniti per il prossimo decennio, ma anche quanto velocemente gli USA diventeranno “uno delle tante” grandi economie del mondo. Sebbene in termini assoluti l’economia americana rappresenti tutt’ora dimensioni di primissimo piano, l’egemonia americana come unica superpotenza ha i giorni contati.
Dunque il tema aperto è il “quando” la Cina deciderà che è giunta l’ora di uscire dal modello produci-esporta, per passare ad un altro dove la fonte della crescita è il consumo interno.
E’ solo questo che Bernanke e l’amministrazione USA stanno facendo con ogni mezzo: prolungare lo status quo il più possibile, rimandare il momento il più a lungo possibile. Ma, ormai, perpetuare questa sciarada porta in Cina più danni che benefici, dunque già il 2010 potrebbe essere l’anno in cui da Pechino diranno “Basta”.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 16:27

oops dimenticavo il link

http://bimboalieno.altervista.org/

Altapatagonia

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 16:27

oops dimenticavo il link

http://bimboalieno.altervista.org/

Altapatagonia

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 16:27

oops dimenticavo il link

http://bimboalieno.altervista.org/

Altapatagonia

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 16:27

oops dimenticavo il link

http://bimboalieno.altervista.org/

Altapatagonia

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 16:27

oops dimenticavo il link

http://bimboalieno.altervista.org/

Altapatagonia

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 16:59

#3
la mediocrità uccide e tu sei un’arma di distruzione di massa

#14 e 19
ottimo hai colto un punto molto vero ed importante

Scritto il 18 gennaio 2010 at 17:00

Ma basta…basta…che è Altapatagonia ti ci metti pure Te, che c’è… aria di cattedratici mancati… e no …basta…teorie, filosofia, poesia e che è…agire…bisogna agire…cos’è sta “guazzabuglio di parole”…usare la testa suvvia…e che cavolo!! Siamo tutti “celebrolesi”…non so!!
Hihihihi!!!!

Vi voglio bene….un mondo di bene, anche se qualcuno è anonimo!!!

Valentina

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 18:07

inflazione o deflazione ?
Concorso di bellezza oppure realta?
La risposta (temporanea ) è VENEZUELA SVALUTATION!!!
VEDERE PER CREDERE
SALUTONI.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 18:40

Buonasera

Altapatagonia molte grazie per i link….veramente interessanti.

Valentina…parole sante….agire…bisogna agire, naturalmente ognuno lo fa a suo modo e secondo le proprie possibilita. Comunque gia fatto per me che sono una persona di -poche parole- e che non ama blaterare inutilmente ne in rete ne fuori non poteva che essere cosi.

Infine vorrei fare un semplice commento ai -giovani- e magari inteligentissssimi ed istruiitisssimi commentatori, che purtroppo la loro memoria e troppo breve per comprendere certe dinamiche di lungo periodo e non possono sicuramente ricordare personalmente l>Italia degli anni 60-70…..l-Italia della crescita economica….della crescita quella vera e dei veri cambiamenti passati del nostro insignificante (o quasi) paese. Tanti auguri di un futuro migliore e ……….buona fortuna……..cari -giovani-

SD

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 20:45

Caro SD,
e’ vero in quel tempo l’ Italia e’ cresciuta, e’ arrivato il benessere, ma per correttezza, io c’ero bisogna ammettere che nessuna attivita’ impresa, pagava IVA o tasse !!! Non lo facevano nemmeno le FS (Ferrovie dello Stato) per cui in quel modo era semplice mettere vie tanti soldi…in cambio a chi non era un professionista si elargiva una bella pensione, le famose babi pensioni (a 40 anni si andava in pensione) per mantenere un’ ardua equita’.
Oggi quei tempi non sono paragonabili, in una famiglia lavorava una persona e la possibilita’ di fare vacanze era scontata…bei tempi ma mi sa che non ritornano !
Masssimo

Scritto il 18 gennaio 2010 at 21:12

Toc!Toc! E’ permesso…..scusate il disturbo, ma passavo di qua e volevo condividere alcune riflessioni.

Ho chiesto in passato nel limite del possibile di evitare di postare interi poemi, qualunque sia la provenienza, esistono i link, due parole e per chi interessa, è possibile trasferirsi direttamente alla fonte. Libertà, significa anche condividere le proprie idee, senza necessariamente volerle imporre, dando voti o giudizi sommari. In questo viaggio, quello che conta è aiutare l’altro a comprendere, ma non proponendo sempre e solo la propria versione, ma cercando di ampliare gli orizzonti esplorando alternative. In questa crisi non esiste alcuna scuola economica, nessun pensiero in grado di trovare una soluzione reale ai problemi che stia per affrontare, sino a prova contraria sono solo ipotesi. Danni ne sono già stati fatti abbastanza grazie all’ideologia fondamentalista e tanti stanno per essere ancora provocati. Io ho le mie idee, le mie opinioni, le condivido, ma non ho nessuna intenzione di imporle, in nessuna maniera.

Un discepolo zelante espresse il desiderio d’insegnare ad altri la verità e chiese al maestro cosa ne pensasse.
 
Il maestro disse: «Aspetta».
 
Ogni anno il discepolo tornava con la stessa richiesta e ogni volta il maestro gli dava la stessa risposta: «Aspetta».
 
Un giorno egli chiese al maestro : «Quando sarò pronto per insegnare?».
 
Gli rispose il maestro: «Quando la tua ansia eccessiva di insegnare ti avrà lasciato». 

" Se vuoi vivere le parole devono morire" disse il maestro.

Quando più tardi gli chiesero cosa volesse dire rispose:

" Siete soli e sconsolati perchè abitate in un mondo di parole. Vi nutrite di parole, vi accontentate delle parole mentre ciò di cui avete bisogno è la sostanza. Un menù non soddisferà la vostra fame. Una formula non estinguerà la vostra sete."

Buona serata Andrea

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 21:45

vi posto l’ultimo Geab 41 che è uscito (un po lungo…200 pagine )che riguarda il decennio 2010-2020…
….
…….
ok ok se lo dice quella gnoccolona di Valentina mi calmo..hehe
Ma nn eri tu ke postavi i VEDA !..hihi

Grande compasso ,grazie, …e direi  che oggi  sembra la giornata  in cui si parla (coincidenza in 2 siti) del (lo chiamerei) WEB-MATRIX …

"""Ma guarda quanto siamo fichi noi Blogger! Li stiamo incalzando, stiamo scoprendo il loro gioco e dunque non possono più dissimulare al 100%…"

Poi, quando in pochi giorni le esternazioni si sono moltiplicate come conigli da batteria, ho iniziato a sentire odore di bruciato…
"Qualcosa non torna…" mi sono detto.
Lo so che Strauss-Kahn mi legge tutti i giorni…ma non posso averlo "convertito" fino a questo punto!
Ed alla fine il gioco si svela: tutta questa operazione verità che ha trasformato i "grandi manovratori" in "blogger" paladini della verità…naturalmente ha uno scopo ben preciso. """

continua su : http://lagrandecrisi2009.blogspot.com/2010/01/ucci-ucci-sento-odor.html

Altapatagonia

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 21:45

vi posto l’ultimo Geab 41 che è uscito (un po lungo…200 pagine )che riguarda il decennio 2010-2020…
….
…….
ok ok se lo dice quella gnoccolona di Valentina mi calmo..hehe
Ma nn eri tu ke postavi i VEDA !..hihi

Grande compasso ,grazie, …e direi  che oggi  sembra la giornata  in cui si parla (coincidenza in 2 siti) del (lo chiamerei) WEB-MATRIX …

"""Ma guarda quanto siamo fichi noi Blogger! Li stiamo incalzando, stiamo scoprendo il loro gioco e dunque non possono più dissimulare al 100%…"

Poi, quando in pochi giorni le esternazioni si sono moltiplicate come conigli da batteria, ho iniziato a sentire odore di bruciato…
"Qualcosa non torna…" mi sono detto.
Lo so che Strauss-Kahn mi legge tutti i giorni…ma non posso averlo "convertito" fino a questo punto!
Ed alla fine il gioco si svela: tutta questa operazione verità che ha trasformato i "grandi manovratori" in "blogger" paladini della verità…naturalmente ha uno scopo ben preciso. """

continua su : http://lagrandecrisi2009.blogspot.com/2010/01/ucci-ucci-sento-odor.html

Altapatagonia

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 21:45

vi posto l’ultimo Geab 41 che è uscito (un po lungo…200 pagine )che riguarda il decennio 2010-2020…
….
…….
ok ok se lo dice quella gnoccolona di Valentina mi calmo..hehe
Ma nn eri tu ke postavi i VEDA !..hihi

Grande compasso ,grazie, …e direi  che oggi  sembra la giornata  in cui si parla (coincidenza in 2 siti) del (lo chiamerei) WEB-MATRIX …

"""Ma guarda quanto siamo fichi noi Blogger! Li stiamo incalzando, stiamo scoprendo il loro gioco e dunque non possono più dissimulare al 100%…"

Poi, quando in pochi giorni le esternazioni si sono moltiplicate come conigli da batteria, ho iniziato a sentire odore di bruciato…
"Qualcosa non torna…" mi sono detto.
Lo so che Strauss-Kahn mi legge tutti i giorni…ma non posso averlo "convertito" fino a questo punto!
Ed alla fine il gioco si svela: tutta questa operazione verità che ha trasformato i "grandi manovratori" in "blogger" paladini della verità…naturalmente ha uno scopo ben preciso. """

continua su : http://lagrandecrisi2009.blogspot.com/2010/01/ucci-ucci-sento-odor.html

Altapatagonia

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 21:45

vi posto l’ultimo Geab 41 che è uscito (un po lungo…200 pagine )che riguarda il decennio 2010-2020…
….
…….
ok ok se lo dice quella gnoccolona di Valentina mi calmo..hehe
Ma nn eri tu ke postavi i VEDA !..hihi

Grande compasso ,grazie, …e direi  che oggi  sembra la giornata  in cui si parla (coincidenza in 2 siti) del (lo chiamerei) WEB-MATRIX …

"""Ma guarda quanto siamo fichi noi Blogger! Li stiamo incalzando, stiamo scoprendo il loro gioco e dunque non possono più dissimulare al 100%…"

Poi, quando in pochi giorni le esternazioni si sono moltiplicate come conigli da batteria, ho iniziato a sentire odore di bruciato…
"Qualcosa non torna…" mi sono detto.
Lo so che Strauss-Kahn mi legge tutti i giorni…ma non posso averlo "convertito" fino a questo punto!
Ed alla fine il gioco si svela: tutta questa operazione verità che ha trasformato i "grandi manovratori" in "blogger" paladini della verità…naturalmente ha uno scopo ben preciso. """

continua su : http://lagrandecrisi2009.blogspot.com/2010/01/ucci-ucci-sento-odor.html

Altapatagonia

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 21:45

vi posto l’ultimo Geab 41 che è uscito (un po lungo…200 pagine )che riguarda il decennio 2010-2020…
….
…….
ok ok se lo dice quella gnoccolona di Valentina mi calmo..hehe
Ma nn eri tu ke postavi i VEDA !..hihi

Grande compasso ,grazie, …e direi  che oggi  sembra la giornata  in cui si parla (coincidenza in 2 siti) del (lo chiamerei) WEB-MATRIX …

"""Ma guarda quanto siamo fichi noi Blogger! Li stiamo incalzando, stiamo scoprendo il loro gioco e dunque non possono più dissimulare al 100%…"

Poi, quando in pochi giorni le esternazioni si sono moltiplicate come conigli da batteria, ho iniziato a sentire odore di bruciato…
"Qualcosa non torna…" mi sono detto.
Lo so che Strauss-Kahn mi legge tutti i giorni…ma non posso averlo "convertito" fino a questo punto!
Ed alla fine il gioco si svela: tutta questa operazione verità che ha trasformato i "grandi manovratori" in "blogger" paladini della verità…naturalmente ha uno scopo ben preciso. """

continua su : http://lagrandecrisi2009.blogspot.com/2010/01/ucci-ucci-sento-odor.html

Altapatagonia

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 22:02

Hanno fottuto un sacco di soldi creando un’enorme schema di Ponzi globale.

Quando il sistema è diventato insostenibile si sono messi a gridare alla fine del mondo per avere carta bianca per "risolvere".

Con tale carta bianca hanno poi scaricato tutto sulle spalle della gente comune raccontando la favola della "fine della crisi".

Ora gli stessi ricominciano a gridare alla fine del mondo, questo COSA ci suggerisce?

Ma naturalmene non c’è in giro più un cane per vie ufficiali che abbia uno straccio di credibilità per intortare ancora una volta il parco buoi, serve qualcuno "indipendente", "nuovo", "credibile" che sia antagoista ai mass-media.

utente anonimo
Scritto il 18 gennaio 2010 at 22:21

e mentre in Italia progettano di bloccare l’upload di video su internet(ke volete ke sia !) Abu Dhabi "rallenta" con gli aiuti a Dubai..

Abu Dhabi’s $10 billion December bailout to Dubai included $5 billion already committed by two banks controlled by the emirate, signaling Abu Dhabi’s cautious approach to helping its debt-laden neighbor.
Analysts said news that Abu Dhabi had directly lent less than previously thought also indicated the wealthy emirate wanted more evidence of Dubai’s fiscal probity, after helping it avert an embarrassing default on a state-linked bond.

Altapata

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 01:07

http://www.marketoracle.co.uk/Article16563.html

Gary North c’è e continua a martellare.

deflationists: Commercial banks will not start lending until the recovery is clear. The recovery is a myth. So, banks will not start lending, no matter what the FED does. The largest banks remain over-leveraged. They will not be able to find borrowers at any rate of interest, so the capital markets will collapse (except gold), and then consumer prices will fall.

To the deflationists, I answer: the largest banks are making money hand over fist. It is the local banks that are failing. The FED has done what it was set up to do in 1913: protect the largest banks.
The inflationists can point to the increase in excess reserves and say, "we will have hyperinflation, or at least mass inflation." This assumes the following:

inflationists:Commercial banks will start lending when the recovery is clear. The FED will probably not contract the monetary base all the way back to August 2008, because this would bring on another crisis comparable to September 2008. The FED will not risk bankrupting the still highly leveraged megabanks. It will therefore not fully offset the decrease in excess reserves. It will not "wind down" all the way, if at all. Bernanke fears 1930–33 more than anything else. So, the money supply will rise. Prices will follow.

I don’t know what the deflationists will say in response. When they do, I will respond.

They believe that deflation can be avoided if the central bank imposes relatively simple policies:
1. An expansion of the monetary base
2. A reduction in the legal reserve ratio
3. A fee imposed on excess reserves
The Federal Reserve has pursued the first two. It has not pursued the third. When it does, or when commercial banks voluntarily reduce their excess reserves to zero, there will be monetary inflation to match the expansion of the monetary base in September and October of 2008. Then the FED will have to decide how to "unwind" what it did in 2008. The political odds are in favor of the FED’s refusal to unwind by 100%. This is not inevitable. Hence, neither price inflation nor price deflation is inevitable. But, if past results are a reliable indicator, there will be inflation.

Il Folletto

Scritto il 19 gennaio 2010 at 01:48

folletto tu che sei di destra, guardati un  tuo amico.   

http://www.youtube.com/watch?v=mCUZcYT_SdI

non sono amante di banche centrali.  le brucerei tutte.  io vorrei aiutare la gente.  tu no!   pensi solo a te stesso.   fai solo il professore.  ti avevo chiesto:  ok dilla tu la soluzione.  ma bisogna andare in piazza come faccio io. no stare seduti 4 ore davanti al pc.   fare, agire.   tu non mi pare che fai qualcosa.    dacci prova a tutti noi che fai qualcosa x il tuo popolo.  basta filosofia e teorie.  fatti non parole.      notte     dorf     

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 01:48

Le scuole economiche  sono utili eccome !  bisogna metterle in pratica e se i ns.politici non fanno il loro dovere onestamente la crisi sara’ solo un buon ricordo rispetto alla bancarotta  che il loro  fallimento  ci portera’.
La combricola craxi,forlani,de mita,andreotti e company,banca d,italia,fiat ecc.senza tralasciare il rispettabile vaticano belle robe hanno fatto in 10 anni sono riusciti a raddoppiare il debito pubblico istruiti nella corruzione reciproca a beneficio  del PROPRIO portafoglio.( bracconieri e ciarlatani)
Bertoldo

Scritto il 19 gennaio 2010 at 07:23

«La teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perché. Noi abbiamo messo insieme la teoria e la pratica: non c’è niente che funzioni… e nessuno sa il perché!»

Albert Einstein

poi tutto lascia il tempo che trova…tutto…
Valentina

p.s  TocToc Capitano!!??? Toc Toc!!! hihihihi

p.s2 ma sono solo io che ho problemi con la visualizzazione della pag.? a Volte la vedo a volte no mi da errore di visualizzazione bho!!!

Buona giornata

Scritto il 19 gennaio 2010 at 07:25

Folletto….scusa l’ironia, ma se vedi Gary, dilli di rilassarsi, vede deflazionisti in ogni angolo e fa fatica a smontare la realtà sulla base di teorie! Ripeto, lasciamo stare le riserve, quel denaro non c’è e non interessa a nessuno prenderlo in prestito oggi!
 

Andrea

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 08:36

Bella questa io sono di destra?

Certo non sono di sinistra come  Bertoldo, ma nemmeno di destra.

Sono contro il Welfare State voluto da tutte le parti politiche.

Le parti politiche sono parti di questa tragedia che si sta avvicinando.

Vai in piazza, illuso…..io me ne sto a casa al caldo…..

Mi basta una minoranza pensante, la maggioranza urlante non fa per me.

E il popolo proprio non è il mio e lo stato non è la mia patria: ma per voi queste cose sono difficili da capire.

Questo popolo e questa patria te la lascio volentieri, per me NON vale "pulchrum est pro patria  mori" e i Vari Epaminonda erano solo degli sciocchi convinti dal sistema.

Dopo i Persiani, alla fine sono arrivati i Turchi, ecc….

E non sono proprio convinto che ragionare sull’oggi sia corretto: l’economia non è una cristalleria.

E mi sembra che anche Voi vedete iperinflazionisti a tutti gli angoli.

In realtà sono sicuro della prossima dinamica, chi vivrà, vedrà.

Il Folletto

Scritto il 19 gennaio 2010 at 09:26

Caro Folletto,

a me è chiaro, non so agli altri, che tu non sei ne di destra ne di sinistra.

Sei semplicemente uno stronzo.

Dopo l’innondazione di post che ci hai propinato questo è l’unico commento che mi viene.

cordialmente.

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 17:26

ALCUNI RAGAZZI DEL BLOG,CHE RITENGO COMUNQUE MOLTO UTILI E ISTRUTTIVI E PER CUI E’ UN ONORE LEGGERE I COMMENTI,STANNO INSOZZANDO QUESTO MERAVIGLIOSO BLOG.
PER FAVORE CALMA,…..
GINO

Scritto il 19 gennaio 2010 at 19:19

Evitiamo il confronto su basi che non hanno nulla di civle! L’ironia è una delle migliori armi, ma per favore rispettiamo le persone!

Andrea
 
 

SOSTIENI ICEBERGFINANZA
Segui IcebergFinanza su
http://www.facebookloginhut.com/facebook-login/ http://www.facebookloginhut.com/facebook-login/ http://www.facebookloginhut.com/facebook-login/
SOSTIENI IL NOSTRO VIAGGIO
IL NOSTRO LIBRO clicca qui
REVOLVERSMAPS

ICEBERGFINANZA NEL MONDO

Articolo dal Network
  Come spesso accade sotto l'ombrellone, nel fine settimana il ministro di Storia Gualtieri,
Il cross Eur Usd si dimostra molto interessante in questa fase di mercato Nel video TRENDS del We
Le movimentazioni monetarie degli ultimi due giorni di borsa mostrano l'indice Ftsemib in netta cont
Analisi Tecnica Perdiamo il canale rialzista e con long black anche i 19300... La doji di indecisi
FTSE MIB INDEX Setup e Angoli di Gann Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) [ u
I dati macro di venerdi hanno dato un po' di positività in più ma attenzione, in ambito intermar
Iniziamo con una bella notizia, nuovi minimi sul rendimento trentennale dei nostri tesorucci
Ftse Mib. Dopo la rottura della ex trend line rialzista che ha accompagnato i corsi da metà febbra
FTSE MIB INDEX Setup e Angoli di Gann Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) [ u
Alla fine anche lo SP500 ce l’ha fatta, è tornato alle quotazioni a cui si trovava a metà fe