MADRE TERRA! RITORNO ALLE ORIGINI.

Scritto il alle 06:30 da icebergfinanza

 

Ho spesso ascoltato alcuni compagni di viaggio, parlare dell’importanza della terra, la nostalgia per le tradizioni, dimenticate, abbandonate, a torto considerate un retaggio di un mondo antico che non potrà più tornare.

Siamo tutti cosi affascinati dal presente e dal futuro a tal punto da dimenticare il passato e le lezioni che da tempo immemorabile sussurra, quasi che il concetto di sostenibilità, fosse una catena che soffoca la libertà di un sistema che anela alla fonte dell’eterna felicità, dell’eterna e perpetua crescita.

San Francesco amava la terra, la natura come se stesso, era innamorato della Vita…come nel suo "Dolce Sentire". (….) Ci ha dato il cielo e le chiare stelle, fratello sole e sorella luna, la madre terra con frutti, prati e fiori, il fuoco, il vento, l’ aria e l’ acqua pura, fonte di vita per le sue creature (…)

Sognatore, romantico, povero illuso, si forse io sono cosi, preferisco essere così, ma allo stesso tempo lucidamente consapevole e razionale.

Chi non ricorda il mitico film di Kevin Costner, dal titolo "Balla coi lupi" un film che aiuta a comprendere, la cultura degli indiani d’america, il loro assoluto rispetto per la natura, profondo rispetto per tutte le creature che popolano la madre terra.

" (…)Stavo pensando che di tutte le piste di questa vita, la più importante è quella che conduce all’essere umano. "

Da sempre amo questa cultura, di una semplicità devastante, in grado di avvicinare veramente l’uomo alle piste vere della vita, quelle che appunto conducono agli esseri umani, alla natura.

Provate a leggere attentamente le parole della lettera che il Capo Indiano Seattle, scrisse in risposta all’offerta di una "riserva" al suo popolo, in cambio dei territori indiani, da parte del "Grande Capo Bianco di Washington", il presidente americano Franklin Pierce, vi sta tutta l’essenza di ciò che abbiamo perduto!

IO CHE SONO SOLO UN SELVAGGIO…

Quando il Gran Capo di Washington manda a dire che desidera acquistare la nostra terra, egli chiede molto da noi.

Il Gran Capo manda a dire che ci riserverà un’area in modo che noi possiamo vivere comodamente. Egli sarà il nostro padre e noi saremo i suoi figli. Così noi considereremo la Vostra offerta di comprare la nostra terra.

Ma non sarà facile.

Perché questa terra è sacra per noi. Questa acqua scintillante, che scende nei fiumi non è solo acqua ma il sangue dei nostri antenati. Se vi vendiamo la terra, dovrete ricordare che è sacra, dovrete insegnare ai vostri figli che è sacra e che ogni immagine spirituale riflessa nella chiara acqua dei laghi parla di avvenimenti e ricordi nella vita del mio popolo. Il mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli, spengono la nostra sete. I fiumi trasportano le nostre canoe, e alimentano i nostri figli. Se vi vendiamo la nostra terra, dovrete ricordarvi e insegnare ai vostri bambini che i fiumi sono nostri fratelli, e vostri, e che dovrete, d’ora innanzi, riservare ai fiumi tutte le gentilezze che riservereste a ogni fratello.

Sappiamo che l’uomo bianco non comprende il nostro modo di pensare. Un pezzo di terra è per lui uguale a quello del vicino perché egli è lo straniero che viene di notte e prende dalla terra tutto ciò di cui ha bisogno.

La sua avidità divorerà la terra e lascerà dietro a sè solo il deserto. lo non lo so. I nostri modi di pensare sono diversi dai vostri.

La vista delle vostre città fa male agli occhi dell’uomo rosso, forse perché l’uomo rosso è un selvaggio e non capisce. Non c’è luogo tranquillo nelle città dell’uomo bianco. Nessun luogo per ascoltare l’aprirsi delle toglie in primavera, o il fruscio delle ali di un insetto. Ma può darsi che questo sia perché io sono un selvaggio e non capisco. Già il solo fracasso sembra un insulto alle orecchie. E come si può chiamare vita se non si riescono ad ascoltare il grido solitario del caprimulgo o le discussioni delle rane di notte attorno ad uno stagno?

lo sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il sommesso suono del vento che increspa la superficie dello stagno e l’odore del vento stesso, purificato da una pioggia di mezzogiorno e profumato dai pini.

L’aria è preziosa per l’uomo rosso, perché tutte le cose dividono lo stesso respiro, la bestia, l’albero, l’uomo, tutti dividono lo stesso respiro. L’uomo bianco non sembra notare l’aria che respira. Come un uomo in agonia da molti giorni egli è insensibile alla puzza.

Ma se vi vendiamo la nostra terra, dovrete ricordare che l’aria per noi è preziosa, che l’aria divide il suo spirito con tutta la vita che sostiene. Il vento che diede al nostro avo il suo primo respiro, riceve, anche il suo ultimo sospiro. E se vi venderemo la nostra terra dovete tenerlo separato e considerarlo come un posto dove persino l’uomo bianco possa andare a sentire il vento addolcito dai fiori di prateria.

Così considereremo la Vostra offerta di acquistare la nostra terra. Se decideremo di accettare, io porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà trattare le bestie come sue sorelle.

lo sono un selvaggio e non capisco altri modi.

Cos’è un uomo senza le bestie? Se tutte le bestie se ne fossero andate, l’uomo morirebbe di grande solitudine di spirito perché qualunque cosa succeda alle bestie, presto succede all’uomo.

Tutte le cose sono collegate.

Dovrete insegnare ai vostri bambini che la terra sotto i loro piedi è la cenere dei nostri avi. Affinché essi rispettino la terra, dite ai vostri bambini che la terra è ricca delle vite della nostra razza. Insegnate ai vostri bambini ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri bambini: che la terra è nostra madre.

Qualunque cosa succeda alla terra, succede ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su sè stessi.

Questo noi sappiamo; la terra non appartiene all’uomo ma l’uomo appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate come il sangue che unisce una famiglia.

Tutte le cose sono collegate.

L’uomo non ha tessuto la trama della vita: egli è un filo.

Qualunque cosa egli faccia alla trama egli lo fa a sè stesso.

Anche l’uomo bianco, il cui Dio cammina e parla con lui da amico, non può essere esonerato dal destino comune.

Potremmo essere fratelli, dopo tutto.

Vedremo.

Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco potrebbe scoprire un giorno: il nostro Dio è lo stesso Dio. Ora potreste pensare che voi lo possediate come desiderate possedere la nostra terra, ma non potete.

Egli è il Dio dell’uomo, e la Sua misericordia è uguale per l’uomo rosso come per l’uomo bianco. Questa terra è per lui preziosa e trattarla male è accumulare disprezzo sul suo Creatore. Anche i bianchi dovranno passare, forse prima di tutte le altre tribù. Contaminate il Vostro letto e una notte soffocherete nei vostri rifiuti. Ma nel vostro perire voi splenderete, incendiati dalla forza del Dio che vi ha portato su questa terra e per qualche speciale scopo vi ha dato dominio su questa terra e sull’uomo rosso.

Questo destino è per noi un mistero, perché noi non sappiamo quando i bufali saranno tutti massacrati, i cavalli domati, gli angoli segreti della foresta appesantiti con l’odore di molti uomini, e la vista delle colline opulenti deturpata dai cavi.

Dov’è il boschetto? Sparito. Dov’è l’aquila? Sparita.

La fine della vita è l’inizio della sopravvivenza.

La più intima e profonda dichiarazione di amore e rispetto per tutto ciò che Dio ha creato, che abbia mai ascoltato, un rispetto che la nostra società ha quasi completamente dimenticato, e che sopravvive grazie ancora alla sensibilità di uomini di buona volontà.

Sono nato con una emozione, voglio morire con una emozione!

Sul numero di Maggio del mensile_VALORI, al quale invito a dare il Vostro sostegno via abbonamento, vi è una bella riflessione di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food:

La terra e il senso del limite di Carlo Petrini

LA TERRA È IL NOSTRO IERI E IL NOSTRO DOMANI. Negli ultimi cinquant’anni è stata abbandonata, la popolazione contadina è scesa dal 50% al 4%. È stata ferita, consumata, ricoperta di cemento.

Una sistematica distruzione del paesaggio e delle aree a produzione agricola, per inseguire l’industrializzazione del modello agricolo: grandi quantità, uniformità, concentrazione e priorità alle esigenze di chi vende piuttosto che a quelle di chi coltiva e consuma.

Un concetto fondamentale, rispettato per secoli, era il governo del limite: fino a un certo punto si poteva sfruttare la terra, trarne beneficio, ricavarne ricchezza. Oltre no. Questo limite è stato infranto, abbattuto, anzi peggio, dimenticato.

Aver trasferito la logica industriale all’agricoltura è stato un paradosso. La produzione industriale di cibo è il primo responsabile del disastro ambientale attuale. Sono stati distrutti ecosistemi, inquinate falde acquifere, distrutta la biodiversità.

E il paradosso è che, anche da un punto di vista economico, il valore prodotto è diminuito. Ma la terra è il nostro domani. E l’agricoltura può rappresentare una via d’uscita dalla crisi. Se ne sono accorte alcune avanguardie politiche. Come il nuovo presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che nel suo programma per l’agricoltura ha voluto incoraggiare tramite detassazioni e finanziamenti agevolati i giovani a diventare agricoltori; incentivare l’agricoltura locale, sostenibile e biologica; promuovere le energie rinnovabili; assicurare la copertura della banda larga nelle aree rurali; migliorare le infrastrutture nelle campagne ed estendere l’obbligo di indicare l’origine degli alimenti in etichetta.

E se ne sono accorti i grandi speculatori, che, in questi momenti di crisi, guardano alla terra, alla natura, alle risorse rinnovabili e alla produzione di cibo come quell’economia reale a cui aggrapparsi e fanno a gara per accaparrarsele.

Chi ha sfruttato e vilipeso il Pianeta, ha generato la crisi finanziaria, ha fatto miliardi con pratiche insostenibili, oggi si getta a capofitto nell’acquisizione selvaggia di terre e fonti d´acqua. È il momento di tornare a guardare la terra per quello che è: non un’industria, ma un patrimonio, un bene comune. Bisogna tornare a un’agricoltura su piccola scala, all’attenzione per il territorio, per l’economia locale, imboccando così la direzione opposta alla finanziarizzazione sfrenata degli ultimi anni.

Bisogna scegliere soluzioni che individuano percorsi territoriali, cicli brevi, potenziamento delle filiere corte, delle reti e delle economie locali: soluzioni leggere, rapide, partecipate ed immediatamente efficaci

Questa attenzione alla natura, all’ambiente, alle tradizioni agricole può essere scambiata per un approccio troppo sentimentale, una nostalgia del mondo antico, che non rispecchia le dinamiche dell’economia moderna.

Niente di più sbagliato perché l’innovazione non è altro che una tradizione ben riuscita. Recuperare il patrimonio di conoscenze e renderlo attivo e positivo è la più grande attività di innovazione possibile.

Dobbiamo rivendicare la modernità dei saperi tradizionali. Permetterebbe di avere un’economia più sana e una società più efficiente. Il popolo sumi è stato chiamato lappone dagli svedesi e la traduzione di lappone è straccione.

Ebbene questo popolo di straccioni, cacciato nel profondo nord aveva elaborato una sua spiritualità e una sua cosmologia per cui considerava la Terra una sfera che gira attorno al sole mille anni prima di galileo.

Sul SOLE24ORE , Mario Margioco da voce ad uno dei miei economisti preferiti, Partha Dasgupta e al suo amore per la Terra, capace di coniugare nuovi orizzonti tra sviluppo e ambiente, ambiente e povertà.

«I modelli economici raramente tengono conto della terza variabile. C’è il capitale, c’è il lavoro, ma la Terra viene in genere dimenticata. Ora, se pensiamo di trasferire così come sono i nostri modelli economici al 2050, quando la popolazione ci dicono i demografi raggiungerà il picco di 9, forse 9 miliardi e mezzo di uomini e donne, ci sbagliamo di grosso».
Partha Dasgupta, sir Partha dal 2002 quando la regina lo ha insignito del titolo «per meriti nella disciplina economica», ha creato a Cambridge, dove ha studiato e dove insegna, una robusta scuola che coniuga economia, ambiente e sviluppo. Era nei giorni scorsi a Milano dove ha tenuto una conferenza su Risparmi per il futuro (Saving for the future) su invito della Fondazione Mattei.
Nato 67 anni fa a Dhaka, allora India e oggi Bangladesh, ha anche insegnato filosofia a Stanford, negli Stati Uniti. E insieme a una solida base matematica, un biglietto da visita da mezzo secolo inevitabile fra gli economisti, ha mantenuto un approccio che sposa econometria, quanto di più concreto e numerico esista nella disciplina, e pensiero, risposta ai quesiti eterni. Ha raggiunto i vertici della professione, presidente della Royal economic society prima e poi della European economic association.
L’economia aiuta a renderci conto di quanto possiamo dire su problemi che si riveleranno davvero solo in un futuro lontano, ricorda spesso Dasgupta, che ha scritto saggi importanti su sviluppo e ambiente, povertà e ambiente, e un libretto efficacissimo, dove raccoglie la summa del suo pensiero economico, Economics. A very short introduction (traduzione italiana Economia, Una breve introduzione, edizioni Vita e Pensiero).

«Ora, quando la Terra avrà raggiunto il massimo della popolazione, la ricchezza prodotta ogni anno cioè il prodotto interno lordo, dovrebbe essere – se manteniamo gli stessi ritmi di crescita e se vogliamo il pieno impiego – tre, quattro volte superiore a oggi. Potrà razionalmente accadere? Non credo. Certamente l’ambiente e le risorse della Terra, per quanto l’ingegnosità umana possa essere eccezionale, non lo consentiranno».

Non credo a questo proposito, che Dio abbia creato questo mondo,  solo per arrivare ad un giorno in cui gli esseri umani non avrebbero più trovato il modo di godere dei frutti della terra. Si tratta di un problema di sostenibilità, di distribuzione delle risorse, si tratta di un unico problema, quello che il pensiero dominante tende a nascondere, dimenticare, paragonandolo ad un’utopia "selvaggia". Il mondo offre risorse per tutti, la questione è solo, sino a quando chi detiene la maggioranza delle risorse, sarà in grado di nasconderle e violentarle, senza che all’improvviso l’altra parte del mondo non si ribelli.

"Il problema quindi è chiaro, anche se non semplice – conclude Dasgupta -. Sarà necessario prendere atto di un decoupling tra produzione e lavoro, perché non tutti potranno lavorare a pieno ritmo, con i livelli di produzione ai quali siamo abituati. È per l’economia un terreno ignoto. Ma occorre porsi il problema».

Partha Dasgupta appartiene a quella scuola di economisti, vicino in questo a Joe Stiglitz, Amarthya Sen e a una crescente minoranza – sempre meno convinti che il Prodotto interno lordo sia la migliore misura della crescita economica. «Se dico che oggi il Pil è superiore del 5% rispetto a una data passata, sembra un notevole progresso. Ma quale è quella data? Vicinissima, tre anni, quattro al massimo. Vivevamo così male quattro anni fa? No, più o meno come oggi. Allora, il Pil è affidabile, riflette qualcosa di reale fino in fondo, oppure è una misura parziale e imprecisa?»

In un momento di passaggio della teoria economica, scottata dalla profonda crisi della finanza e dei modelli che l’hanno favorita, economisti come Dasgupta hanno una percezione più lucida, sostiene Bernardo Bortolotti, economista e direttore della Fondazione Mattei. «Dasgupata ha i vantaggi di un profilo misto in un momento di cambio di paradigma. Un economista di prima grandezza, che ha usato e sa usare tutti gli attrezzi del mestiere, ma anche guardare oltre l’orizzonte. Mentre la professione sta riflettendo, dopo gli scossoni della crisi finanziaria, è una carta in più».

Dasgupta, Sen, Yunus, Fitoussi e molti altri ancora sono ben più di una carta vincente, ma sono solo una carta, nascosta nel mazzo da gioco del pensiero dominante, quello che sta rifiorendo da questa crisi, con lo stesso azzardo morale, con le stesse carte truccate che ci hanno portato sino alla "Madre di tutte le crisi".

Io credo che qualche piccola crepa si è aperta nelle sicurezze di questo sistema, ma ci vorrà ancora del tempo, io sono ESTREMAMENTE fiducioso, non nel cambiamento delle istituzioni, ma nel cambiamento di tanti singoli individui.

Di carte in più il professor Dasgupta ne ha almeno due: la prima, che condivide con altri, asiatici soprattutto, è quella di essere a casa sua sia nel mondo di origine, quello asiatico nel suo caso, che a Cambridge, Stanford e in tutto l’universo accademico occidentale. L’altra è quella di non avere mai fatto parte, nonostante gli studi matematici, della numerossisima scuola che a un certo punto ha cercato di interpretare il passato e purtroppo anche il futuro dell’economia sull’unica scorta di eleganti logaritmi.

Per ritrovarsi poi a dire, come continua a fare il massimo practitioner di questa scuola, l’ex governatore della Federal reserve Alan Greenspan, che la tempesta sui mercati è stata un fatto a cadenza secolare, più o meno, imprevisto e imprevedibile perché i modelli avevano lasciato scoperto proprio quello spazio, piccolo, nel quale la crisi si è infilata. Come se un pilota si giustificasse con le deficienze del pilota automatico dopo un atterraggio senza carrello. Ma chi era ai comandi?

Purtroppo ai comandi oggi, ci sono gli stessi uomini, che ieri hanno pilotato questo aereo, individui esaltati da una playstation algoritmica virtuale, che ha spazzato ogni concetto di visibilità futura e presente, uomini esaltati dalla loro stessa fallimentare ideologia.

«Gli Stati Uniti hanno ricevuto il colpo più duro, il Regno Unito segue perché è sempre sulla scia americana, magari con dieci anni di ritardo. Mentre l’Europa continentale, ugualmente colpita, ha però nelle sue infinite diversità una risorsa – dice Dasgupta – che potrebbe in futuro essere preziosa.»

Fissatevi bene in mente queste parole e pensate alla nostra Italia, non al teatrino della politica e della finanza di alto bordo, non all’oceano di elusione ed evasione, che sommerge il nostro sistema, non alla persistente erosione di valori e tradizioni che vengono quotidianamente spazzati via dal nulla. Pensate alle risorse della gente comune, ad una rivoluzione che venga dal basso,  perchè noi abbiamo le risorse e le radici nella tradizione della nostra Storia.

Oggi l’evoluzione del pensiero economico, orfano dei mercati razionali che razionali non sono, si fonde con l’evoluzione dell’economia.

 Cambiano entrambi contemporaneamente. E guardando a un futuro non lontano, ma pur sempre oltre l’orizzonte, Dasgupta ritiene che sarà l’Europa a poter offrire le risposte più adeguate. «Negli Stati Uniti non sarà facile abbandonare una concezione in cui il Pil è dominante, se non totalizzante. In Europa invece vedo assai più spazi di innovazione, perché culture assolutamente di mercato convivono da sempre con culture più sociali. E questo secondo me sarà una forza quando si presenterà, inevitabilmente, un nuovo rapporto tra produzione e lavoro».

È stata l’Asia, soprattutto, a fornire negli ultimi 20 anni quel miliardo in più di lavoratori del sistema industraile che ha cambiato i flussi commerciali e finanziari, e sarà l’Asia soprattutto a determinare più di altri quel mondo fatto da un diverso rapporto tra produzione e lavoro che Dasgupta intravede. Ma sarà l’Europa a coniugare il nuovo paradigma.

Come? «Non lo so. Ma credo che sarà impossibile produrre come oggi con un 50% della popolazione mondiale in più.

Dell’Europa mi interessano molto le differenze interne, credo che il movimento cooperativo, in senso lato, potrà fornire spunti interessanti.

Chi ha orecchie per intendere, intenda……….aggiungo io! E’ ora di finirla di seguire i modelli altrui, è ora di riscoprire le tradizioni, le radici, per una fusione con la realtà di oggi e con uno sguardo al futuro! La cooperazione è nata dalla miseria, oggi siamo nella miseria di un mondo nel quale oltre alla crisi finanziaria ed economica, esiste una imponente crisi antropologica, mitigata da isole di speranza che da sempre in silenzio sostengono la vita civile e democratica di questo paese! Questo è il mio pensiero!

Conclude quindi Dasgupta….

Ci saranno meno risorse naturali per tutti, e l’Europa che ne ha meno di altri continenti sarà all’avanguardia nell’affrontare il mondo di domani. Ma credo proprio che il nocciolo della questione, per l’economia di domani, sarà come allentare il nodo tra Pil e occupazione. E un’area meno omogenea di altre, come l’Europa, ha più opportunità di fornire la risposta giusta e compatibile».

 

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45 commenti Commenta
Scritto il 11 ottobre 2009 at 07:26

Ecco, questo tuo post piacerebbe a mio marito (penso proprio che glielo farò leggere): è del ’38 e viene da una famiglia in cui, soprattutto i nonni, erano contadini. Ogni volta che che andiamo in campagna, o la vediamo, come capita, dal treno o dall’auto, non fa altro che ripetere che la terra è una risorsa, che molti problemi sono venuti dall’averla abbandonata e che prima o poi bisognerà ritornarci, se vogliamo salvare tutto.Lo dice quasi con le lacrime agli occhi, come ho io in questo momento, mentre leggo questo post.
Penso alla saggezza dei nativi americani, conosco molto bene quel discorso…che noi bianchi stiamo realizzando in pieno nelle sue purtroppo esatte profezie.
L’altro ieri ero ad una conferenza qui a Genova, dove si parlava di medicina tradizionale cinese e delle "fattorie della bile" (in questi giorni in tv sta passando lo spot per salvare "Gli orsi della Luna"): inutile dire che le sevizie a cui sono sottoposti questi poveri animali, ingabbiati anche per più di 20 anni ( è una specie molto robusta, anche a livello immunitario, purtroppo per loro) per prenderne la bile in modo continuativo e cruento tra l’altro nell’ignoranza delle più elementari norme igieniche, non hanno niente a che fare con lo spirito della vera medicina tradizionale cinese..bene, volevo dire che durante la conferenza sono stati letti testi taoisti(tu sai quanto sono lontani nel tempo da noi) in cui già si afferma che l’uomo non è più in armonia con la Natura.
Scusami per il lungo commento(non è mia abitudine, credimi): penso che la crisi sia davvero anche e soprattutto antropologica, abbiamo modelli di pensiero ( e di azione, purtroppo) paragonabili a quelli dei dinosauri carnivori. Ciononostante spero molto nella presa di coscienza del singolo individuo.
Scusami, questo post mi ha colpito profondamente.Un abbraccio.

Scritto il 11 ottobre 2009 at 08:37

Qualcuno mi ha chiesto per chi scrivo…perchè scrivo …… (…)Stavo pensando che di tutte le piste di questa vita, la più importante è quella che conduce all’essere umano.

Grazie Riyueren!

Andrea

Scritto il 11 ottobre 2009 at 09:22

“Le Linee della Vita”
 
“Quando camminavamo sull’erba delle pianure e dei campi ci accorgevamo che quello che stava sotto di noi era stato messo lì come un tappeto per i nostri piedi e noi lo rispettavamo.
Il nostro popolo insegnava ai propri bambini:” Fate che ogni Vostro passo sia come una preghiera”.

Molto tempo fa al mio popolo venne detto:“I fiumi e i ruscelli sono le vene dell’universo.
Essi sono le vostre linee della vita, prendetevene cura”.
 
(Bear Heart e Molly larkin, Il vento è mia madre, ed. il punto d’incontro)
 
Valentina

utente anonimo
Scritto il 11 ottobre 2009 at 11:14

Tacere è insopportabile al ciarliero. Non sa nulla,ma parla, e fa il saccente con chiunque.Lo detestano tutti: e intanto non si può impedire che si mischi al convito un tipo simile.
Molti cattivi sono ricchi e meolti buoni stentano.
Noi no baratteremo la virtù con la ricchezza.quella dura sempre; i soldi, ora l’uno ora l’altro ce li ha.
L’uomo buono ha uno stabile possesso: la ragione: è la sua forza, nel bene e nel male.
Il malvagio che Dio fa ricco è così stupido, che la malvagità non sa nasconderla.
Chi ritiene il suo prossimo privo di comprendonio e si crede furbissimo lui solo, è uno sciocco, che ha perso il ben dell’intelletto.
Oh le furbizie le sappiamo tutti!
Ma, mentre c’è chi gode dehl’intrighi frodolenti, c’è chi cerca sordidi profitti.
Uno ha un male, uno un altro, ma una cosa è certa:non c’e uomo felice sotto il sole.

TEOGNIDE

utente anonimo
Scritto il 11 ottobre 2009 at 11:32

Cosa è mai la bellezza? E’ la terra con le sue infinite, diverse creature; è questo pianeta, l’unico che abbiamo, con la sua storia coevolutiva di 4500 milioni di anni, è la natura che ci ha insegnato, dai tempi remoti della fotosintesi e della nostra bisnonna "alga azzurra", a vivere in armonia con la complessità dei suoi cicli,delle sue strutture, dei suoi ritmi. L’uomo, che fa parte di tutto questo,ha la capacità di aggiungere sogno, poesia, arte alla bellezza della madre terra creando opere "belle"; ma se rompe il cordone ombelicale che lo lega alla natura, se rinnega la propria origine, se dimentica "il mondo della vira" che è alla radice di ogni percorso di conoscenza, allora produrrà cose aride e fredde, magari utilissime, magari piene di mirabili costruzioni meccaniche o algoritmiche, ma non "belle".
Il vero scopo della conoscenza consiste nel vivere in armonia con la natura, non nel dominarla. Una scenza che omologa , distruggendo la qualità principale della vita, cioè la biodiversità e la diversità culturale, è destinata a produrre bruttezza e pericolo e, in ultima analisi, a fallire.

Scritto il 11 ottobre 2009 at 13:27

 Per #1 – sono un contadino, la mia famiglia coltiva i terreni della mia azienda dal 1872, anche a me son venute le lacrime agli occhi leggendo il post di Andrea e anch’io sono convinto che prima o poi si dovrà ritornare alla terra, ma penso che prima molti altri dovranno abbandonarla.

utente anonimo
Scritto il 11 ottobre 2009 at 15:28

Stiamo distruggendo il pianeta in nome del pil.
Dobbiamo amare e rispettare la Terrra perchè essa è la nostra casa.
Noi siamo fatti di terra,il corpo umano è composto degli stessi elementi chimici che formano la crosta terrestre,noi veniamo dalla Terra,noi siamo la Terra. La terra è viva ,laTerra è vita .
Siamo nati dalla Terra e alla Terra torniamo.

<<Cosi come il corpo è formato da tante membra anche voi siete le membra di un corpo solo>>  (Gesù Cristo)

utente anonimo
Scritto il 11 ottobre 2009 at 19:38

La bellezza salverà il mondo?

utente anonimo
Scritto il 11 ottobre 2009 at 22:30

sìì, la bellezza salverà il mondo…….quella interiore però

utente anonimo
Scritto il 12 ottobre 2009 at 13:37

Il mio punto di vista è solo in apparenza diverso: l’uomo non sta agendo in contrasto con le leggi della natura, sta solo usando le leggi della natura in un modo tale che l’esito sarà quello di distruggere buona aprte del suo habitat e con cio’ deleghera alle stesse leggi della natura quello che non vuole o non puo’ fare: ridimensionare il genere umano e le sue pretese.

In sostanza, il nostro obiettivo è già stabilito, dobbiamo capire solo se vogliamo arrivarci con le buone o con le cattive.

Da come sono andati i fatti umani in passato, più era grande il consesso umano, più la scelta è stata una "non scelta", affidandosi quindi ai meccanismi di ripristino naturali in forma violenta, quali fame, guerre, malattie e morte come esito finale delle tre. CI sono state altre situazioni in cui sono state operate scelte difficili e coraggiose, e questo ha portato al raggiungimento di un equilibrio naturale.

Tute queste cose sono ben raccontate nel libro "Collasso" di Jared Diamond, la cui lettura vi consiglio vivamente.

Saluti
Phitio

utente anonimo
Scritto il 12 ottobre 2009 at 14:15

gente, c’è un tizio, uno che ne mastica di economia e di speculazione, che parla come mazzalai.  vedete un pò che dice.  

Purtroppo a distanza di dodici mesi non è ancora stata fatta sufficiente chiarezza sull’effettiva esposizione di molte banche e sulla consistenza a consuntivo di perdite su crediti e mutui, di certo abbiamo l’attuale indifferenza dei media nei confronti di altre tipologie di rischio finanziario che si apprestano ad arrivare proprio dagli USA dopo il terremoto dei subprime. Mi sto riferendo ai Option ARMs ovvero una tipologia di mutui a rientro discrezionale del capitale che è stata erogata alle fasce sociale benestanti negli ultimi anni: sono tipologie di mutuo in cui la rata mensile è composta della sola quota interessi, lasciando al mutuatario la libertà di abbattere il capitale in base alle sue entrate finanziarie.

qui tutto l’articolo. 

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6360
 

utente anonimo
Scritto il 12 ottobre 2009 at 14:25

La seconda fase della crisi (che inizierà secondo Roubini nelle prossime settimane),sarà innescata dal tracollo del dollaro e di altre monete deboli.
I quant, sono stati “manipolati” nella vicenda dei titoli tossici, ma sbagliano poche volte, molto meno degli analisti grafici.
I minimi li dobbiamo ancora vedere.

utente anonimo
Scritto il 12 ottobre 2009 at 14:29

e sempre riferito all’articolo sopra.  mi permetto di postare 2 commenti di utenti.  mi sembrano appropriati.  

di stefanodandrea il Lunedì, 12 ottobre @ 00:13:30 CDT
(Info Utente | Invia un Messaggio) 
Bisogna tornare alla legge bancaria del 1936.
La legge fu dovuta principalmente a Beneduce, ministro dell’economia; un socialista che prese la tessera fascista soltanto nel 41, – quando, colpito da un ictus non poteva più prestare i propri servizi – come riconoscimento per la fiducia che Mussolini aveva sempre avuto in lui. Le figlie di Beneduce si chiamavano, cito a memoria (e quindi potrei essere parzialmente impreciso), Italia Libera, Idea Socialista e Vittoria Proletaria.
Credo, dunque, che lo slogan del "Ritorno alla legge bancaria del 1936" possa essere fatto proprio dai comunisti, dai socialisti, dalla destra che si ispira al fascismo, dai democratici cristiani (visto che la DC non toccò la legge per 45 anni), da tutti gli statalisti italiani e da tutti coloro che vogliono la sovranità popolare sulla banca d’italia.
Sul punto cfr. il sesto capverso del Manifesto "Non siamo contro la possibilità che esistano banche private. Ma ci battiamo perché il popolo italiano riconquisti la sovranità monetaria, ossia perché sia ristabilita la sovranità popolare sulla Banca d’Italia" (http://www.appelloalpopolo.it/?p=22);
cfr. anche l’articolo dove ho sostenuto la tesi della assoluta omogeneità delle due coalizioni: "Nessuna delle due coalizioni si è mai professata contraria alla possibilità che le banche che raccolgono risparmio ed erogano credito siano private. Nessuna ha mai asserito severamente che quelle banche, o almeno le più grandi, devono essere pubbliche. Nessuna delle due coalizioni ha mai proposto che la riserva obbligatoria bancaria debba essere aumentata e che la manovra della riserva obbligatoria debba tornare tra le competenze del Parlamento e del Governo. Nessuna delle due coalizioni ha impedito o soltanto contestato la perdita della sovranità popolare, almeno formale, sulla Banca d’Italia: invero una di esse si è proposta di tornare alla sovranità popolare (sotto il profilo formale); ma si è data tre anni di tempo; e dopo essere tornata al governo, ha lasciato scadere il termine: come se si trattasse di modificare una qualsiasi disposizione di una disciplina di settore. Nessuna delle due coalizioni si è opposta alla reintroduzione, a rigore introduzione, dell’anatocismo bancario, ossia la produzione degli interessi sugli interessi prima del giorno della domanda giudiziale: sappiate che nei rapporti bancari oggi l’anatocismo è la regola generale, mentre prima le cose stavano diversamente" (http://www.appelloalpopolo.it/?p=106).

 

utente anonimo
Scritto il 12 ottobre 2009 at 14:31

per finire vi posto il 2 commento, su articolo di sopra.  

di maumau1 il Lunedì, 12 ottobre @ 04:37:56 CDT
(Info Utente | Invia un Messaggio)
finalmente benettazzo si è deciso a parlare chiaro(evidentemente i consigli gli sono serviti,altrimenti sembrava volesse sottacere la madre di tutti i problemi) e dire quale è il problema numero 1 ossia la sovranità monetaria usurpata dalle banche… che tra l’altro ERA un doppio reato legato all’art 241 ,in quanto menoma l’indipendenza della nazione,e all’articolo 283 Attentato contro la costituzione dello Stato,in quanto è una modifica della costituzione senza che nessuna legge costituzionale sia stata varata,visto che la costituzione assegna la sovranità allo stato,e non vi è dubbio che uno stato è sovrano in maniera compiuta solo quando oltre alla sovranità fiscale,territoriale ha anche quella monetaria,senza la quale anche le prime due sono fortemente compromesse;dico era perchè con legge castelli del 2006 firmata da Ciampi,nel silenzio delle opposizioni,conniventi,si sono modificati entrambi i reati ,rendendoli tali se e solo se quegli attentati fossero commessi con atti violenti,ma appunto l’atto politico non è di per se violento in senso stretto e quindi di fatto quei reati non sono stati commessi…quindi sebbene si sia mutata la nella sostanza la costituzione e si sia asservito lo stato ai privati tuttavia questo essendo stato fatto con leggi e non con atti violenti non può costituire reato perseguibile di fatto assolvendo tutti i politici che hanno firmato leggi per cedere la sovranità monetaria..e di fatto assolvendo anche i banchieri da reati penali che prevedevano da 12 anni all’ergastolo… quindi assodato che l’usurpazione della sovranità monetaria (da parte dei banchieri)e la cessione da parte dei politici(presidenti della repubblica compresi)non può essere perseguita (a meno che una corte costituzionale tardivamente annulli quelle modifiche,ma non vi è manco notizia che ne stia discutendo…troppo impegnata a rimbambirci col lodo alfano facendo credere che i guai dell’Italia siano Berlusconi,ce ne sono di ben più grossi ma nessuno li sfiora!Anche se le alte cariche potrebbero sempre essere perseguite per di fatto difeso la sovranità monetaria in mano alle banche..ecco quindi che napolitano lo firmò di corsa anche se anticostituzionale,il lodo Alfano..non tanto per Berlusconi ma per lui!) ci rimane il signoraggio..che è solo una truffa nella truffa(ossia infinatamente più piccolo del danno creato dall’usurpazione della sovranità monetaria di cui è accessorio)ma anche qui la corte di cassazione ha respinto il giudizio del giudice di pace di Lecce che condannava la bcand’italia al risarcimento,non negando l’esistenza del signoraggio(e quindi ammettendolo!)ma asserendo che solo la politica può decidere in tema di politica monetaria..di fatto rinunciando a perseguire il reato che peraltro non nega.. come dire la politica è dibera di decidere se la banca centrale può commettere questo reato nell’impunità oppure no! Atto gravissimo . Ma ovviamente se la richiesta al giudice di pace fosse stata fatta in altro modo,forse la cassazione non avrebbe potuto rigettarla. Quindi converrebbe fare una nuova causa,impostata in maniera corretta. ciao

 
 
 

Scritto il 12 ottobre 2009 at 14:50

NON SOLO STESSA LUNGHEZZA D’ONDA … MA BEN DI PIU’ E UN GIORNO SPIEGHERO’ COSA VOGLIO DIRE …[..] LAVORI IN CORSO … ATTENDERE PREGO …. IN ATTESA LEGGIAMO ANDREA FONTE: http://icebergfinanza.splinder.com/post/21476407/MADRE+TERRA%21+RITORNO+ALLE+ORIG domenica, 11 ottobre 2009 MADRE TERRA! RITORNO ALLE ORIGINI. Ho spesso ascoltato alcu [..]

Scritto il 12 ottobre 2009 at 14:50

NON SOLO STESSA LUNGHEZZA D’ONDA … MA BEN DI PIU’ E UN GIORNO SPIEGHERO’ COSA VOGLIO DIRE …[..] LAVORI IN CORSO … ATTENDERE PREGO …. IN ATTESA LEGGIAMO ANDREA FONTE: http://icebergfinanza.splinder.com/post/21476407/MADRE+TERRA%21+RITORNO+ALLE+ORIG domenica, 11 ottobre 2009 MADRE TERRA! RITORNO ALLE ORIGINI. Ho spesso ascoltato alcu [..]

utente anonimo
Scritto il 12 ottobre 2009 at 15:16

La bellezza è verità, la verità è bellezza:
questo è tutto ciò che voi sapete in terra
e tutto ciò che vi occorre di sapere.

John Keats

Riunificare il mondo divino sotto la bandiera della verità e della bellezza.

Freidrich von Shiller

Sì, c1è la bellezza e ci sono gli umiliati.
Per difficile che sia l1impresa, vorrei non essere mai infedele né all’una né agli altri.

Albert Camus

utente anonimo
Scritto il 12 ottobre 2009 at 17:16

La bellezza è amica del mondo e nemica
dell’utopia.
La bellezza è amica della varietà e nemica dell’uniformità.
La bellezza è amica del dono e nemica dell’utile.

utente anonimo
Scritto il 12 ottobre 2009 at 17:17

ciao a tutti, una domanda che centra poco con questo thread..

volevo sapere se qualcuno di voi e’ esperto in illuminazione, e se crede che il LED rappresenti veramente la cosiddetta illuminazione del futuro

grazie,

PORTELLO

Scritto il 12 ottobre 2009 at 20:24

A proposito della “bellezza” interiore:
 
"La sopravvivenza della nostra società dipende dalla gente che ha una buona relazione con il suo lato spirituale.
Questa è la nostra salvezza e senza di essa la nostra società si deteriorerà nella politica e nell’avidità.”
….
"Ciascuno di Noi ha qualcosa da offrire in questa vita, ciascuno di Noi."
"Per troppo tempo  abbiamo mantenuto una COMUNICAZIONE ERRATA CON IL NOSTRO AMBIENTE, IGNORANDONE IL LINGUAGGIO."(da Il Vento è mia madre)
Per troppo tempo…
 
Valentina

Scritto il 12 ottobre 2009 at 20:29


"Sole che sorge tra i fili"

A proposito di :
"L’uomo non ha tessuto la trama della vita: egli è un filo"..

Ripropongo una poesia a me molto cara:

Felici voi leggeri

appena strozzati da un filo

nell’aria magnifica che si lascia solcare

senza sforzo, volate

semplici ed esatti

eleganti, colorati di tanti colori

felici voi leggeri

appena strozzati da un filo

e per quanto sia davvero bizzarro

è proprio quel filo che vi fa volare.

(Elogio degli aquiloni, Giuseppe Sini)

Tanti fili fanno un ordito…e una comune rotta.!
Valentina

utente anonimo
Scritto il 12 ottobre 2009 at 20:29

Che dire mon capitain, ancora una volta hai toccato le corde del mio cuoricino e ti ringrazio per questo.

Figlio di generazioni di contadini mi trovo stritolato dall’outsourcing, invece che godere dei frutti della natura mi trovo ad essere visto come una risorsa…umana. Mi sembra di vivere in The Jungle, libro attualissimo di Upton Sinclair che descrive le condizioni dei lavoratori nella Chicago del 1906, 100 anni fa,  un battito di ciglia nella storia dell’uomo eppure neanderthal non mi è mai sembrata  così vicina.

Mi fa piacere che ci siano persone che si commuovono ancora, mi fa piacere che ci siano ancora persone che tentano di dialogare con la terra e non di dominarla, stuprarla e sfruttarla.  Alla faccia della spocchia dei quant e dei loro derivati, saranno i contadini a possedere le informazioni più indispensabili per la nostra sopravvivenza nei prossimi anni.

Mi ha colpito molto questo documentario trovato su Youtube, sono 6 puntate pubblico il link della prima parte

The Lallix

utente anonimo
Scritto il 12 ottobre 2009 at 20:29

Che dire mon capitain, ancora una volta hai toccato le corde del mio cuoricino e ti ringrazio per questo.

Figlio di generazioni di contadini mi trovo stritolato dall’outsourcing, invece che godere dei frutti della natura mi trovo ad essere visto come una risorsa…umana. Mi sembra di vivere in The Jungle, libro attualissimo di Upton Sinclair che descrive le condizioni dei lavoratori nella Chicago del 1906, 100 anni fa,  un battito di ciglia nella storia dell’uomo eppure neanderthal non mi è mai sembrata  così vicina.

Mi fa piacere che ci siano persone che si commuovono ancora, mi fa piacere che ci siano ancora persone che tentano di dialogare con la terra e non di dominarla, stuprarla e sfruttarla.  Alla faccia della spocchia dei quant e dei loro derivati, saranno i contadini a possedere le informazioni più indispensabili per la nostra sopravvivenza nei prossimi anni.

Mi ha colpito molto questo documentario trovato su Youtube, sono 6 puntate pubblico il link della prima parte

The Lallix

utente anonimo
Scritto il 12 ottobre 2009 at 21:37

Buonasera

Condivido l’articolo del Capitano Andrea.

La Terra nella sua vita ha subito diverse trasformazioni, si presume che l’origine dell’homo sapiens sapiens (uomo moderno) sia dai 50.000 ai 25.000 anni fà. Prima ci sono stati altri Esseri Viventi che si sono estinti quasi totalmente, a parte quelli che sono riusciti ad addatarsi ai cambiamenti epocali dell’ambiente. Anche in futuro accadrà la stessa cosa sopravviveranno solo i più adatti….e non è certo che l’H.S.S sarà uno di loro!!!

Se a qualcuno interessa posto dei link:

http://www.stampalibera.com/?p=6224

http://www.stampalibera.com/?p=6274  oppure  http://www.radioradicale.it/scheda/284612/decima-edizione-delluniversita-destate-dal-titolo-lo-stato-dellinganno-sud-banche-media  , è molto interessante da circa la metà della registrazione.

SD

utente anonimo
Scritto il 12 ottobre 2009 at 21:37

Buonasera

Condivido l’articolo del Capitano Andrea.

La Terra nella sua vita ha subito diverse trasformazioni, si presume che l’origine dell’homo sapiens sapiens (uomo moderno) sia dai 50.000 ai 25.000 anni fà. Prima ci sono stati altri Esseri Viventi che si sono estinti quasi totalmente, a parte quelli che sono riusciti ad addatarsi ai cambiamenti epocali dell’ambiente. Anche in futuro accadrà la stessa cosa sopravviveranno solo i più adatti….e non è certo che l’H.S.S sarà uno di loro!!!

Se a qualcuno interessa posto dei link:

http://www.stampalibera.com/?p=6224

http://www.stampalibera.com/?p=6274  oppure  http://www.radioradicale.it/scheda/284612/decima-edizione-delluniversita-destate-dal-titolo-lo-stato-dellinganno-sud-banche-media  , è molto interessante da circa la metà della registrazione.

SD

utente anonimo
Scritto il 12 ottobre 2009 at 21:47

prova 1 2 3

utente anonimo
Scritto il 12 ottobre 2009 at 23:02

Si andiamo avanti,finite le crisi attuali compreso quella antropologica si parlera’ di crisi planetaria e in quel tempo non ci saremo piu’ ma penseremo alla crisi celestiale ma essenziale sara’ comunicare.Ciao a tutti sempre anche Andrea. Edoardo.

utente anonimo
Scritto il 13 ottobre 2009 at 00:23

"20",Grazie Valentina per le tue deliziose e significative poesie  che io e mio cugino (e spero  tutti ) con serenita’ accettiamo sempre con piacere non di meno le tue immagini realistiche nel loro contenuto e commento.Un complimento all’ideatore di questo sito trasmesso con coerenza e saggezza.Un cordiale saluto a tutti da Damiano .

Scritto il 13 ottobre 2009 at 06:40

Davvero grazie Damiano  & Cugino,
i complimenti fanno sempre piacere, sono felice poi, che apprezziate anche le immagini, ci tengo particolarmente, perchè "amo" in particolare, la sintesi del segno"!

Una caro Saluto e un abbraccio
Buona Giornata a Tutti Compagni di Viaggio Navighiamo…Navighiamo
Valentina

utente anonimo
Scritto il 13 ottobre 2009 at 09:11

a conferma di cio’ che Andrea ha scritto riguardo i dati incorretti sulla disoccupazione

http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601068&sid=aGBkhROUjNds

PORTELLO

utente anonimo
Scritto il 13 ottobre 2009 at 09:11

a conferma di cio’ che Andrea ha scritto riguardo i dati incorretti sulla disoccupazione

http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601068&sid=aGBkhROUjNds

PORTELLO

utente anonimo
Scritto il 13 ottobre 2009 at 09:27

Scusare se approfitto di questo spazio per parlare di una cosa che ho a cuore
una mia amica sta combattendo da 11 mesi contro la leucemia nella speranza di trovare un donatore di midollo osseo compatibile
purtroppo ci son pochi donatori nel mondo e bisogna veramente essere fortunati per trovarne uno compatibile..insomma che vada bene…

io mi sono iscritto all ADMO, mi han fatto un prelievo di sangue e mi hanno messo in una banca dati…ero andato per vedere se potevo aiutare la mia amica..ma purtroppo non abbiamo le stesse caratteristiche…comunque ora sono li in questa banca dati e se un giorno dovessero chiamarmi perche’ una perosna nel mondo ha bisogno di me..di sicuro non mi tirero’ indietro e saro’ felice di poter aiutare uno sconosciuto…

magari a volte siamo tristi, depressi, pensiamo al senso della vita..ci chiediamo se siamo bravi o catttivi, se potremmo fare di piu’, beh io sono sicuro che se mi verra’ data la possibilita’ di salvare una vita..beh…cio’ mi renderebbe una persona felicissima..e penso che forse quel gesto salverebbe due vite..non solo una…

vi chiedo un favore..date una letta veloce al sito http://www.admo.it
e se potete fatelo leggere a piu’ persone possibili…

basta veramente poco per aiutare qualcuno…a vivere..signori..a vivere……..

grazie per lo spazio e l’ attenzione

PORTELLO

 

utente anonimo
Scritto il 13 ottobre 2009 at 09:42

Quando egli (l’uomo), considerando la pluralità dei mondi, si sente essere infinitesima parte di un globo che è minima parte d’uno degli infiniti sistemi che compongono il mondo, e in questa considerazione stupisce della sua piccolezza, e profondamente sentendola e intensamente riguardandola, si confonde quasi col nulla, e perde quasi se stesso nel pensiero dell’immensità delle cose,e si trova come smarrito nella vastità incomprensibile dell’esistenza; allora con questo atto e con questo pensiero egli dà la maggior prova possibile della sua nobiltà, della sua forza e dell’immensa capacità della sua mente,la quale, rinchiusa in si piccolo e menomo essere, è potuta pervenire a conoscere e intendere cose tanto superiori alla natura di lui, e può abbracciare e contenere col pensiero questa immensità medesima della esistenza delle cose.

Scritto il 13 ottobre 2009 at 11:17

Caro 13  e 14, forse sei DORF, forse ti sei perso questo:

Senato della REPUBBLICA Disegno Di Legge N.925 DEL 18 LUGLIO 2008
PROPRIETA’ POPOLARE DELLA MONETA E ISTITUZIONE DEL FONDO DI CITTADINANZA.
 
Valla a vedere.

Caro Portello, tu dici bene e sei mosso da ottime intenzioni, ma L’Italia è seconda in Europa per trapianti d’organo. Un triste primato, perché vuol dire che invece di preservare i nostri organi curandoci nel modo giusto, li cambiamo quando non vanno più con tragiche, dico TRAGICHE conseguenze ed enormi affari.

E’ meglio agire a monte. Essere consapevoli dei danni delle vaccinazioni (Leucemie comprese), dei danni dei farmaci, soprattutto gli steroidi, dell’utilizzo che i soliti cambiavalute del farmaco fanno del nostro corpo, mungendo soldi dalla nostra salute. Morire in guerra non rende tanto come creare malati cronici che consumeranno medicine per tutta la vita. Iniziano dai bambini, con 18 vaccinazioni dai 3 ai 9 mesi, talvolta iniziando anche prima, tanto la classe medica, spesso complice inconsapevole, fa l’impiegata statale, agisce senza pensare e crea danni irreparabili. Proseguono da adulti letteralmente creando malattie inesistenti, vedi l’Helicobacter, e più li fanno guadagnare più gli danno il Nobel, che ormai è diventato IgNobel!!!

Saluti a tutti, vado a fare il pesto col basilico del mio terrazzo, i pinoli biologici e l’olio EVOliva da olive non trattate (solo acqua).

((Dott.)) Bill

utente anonimo
Scritto il 13 ottobre 2009 at 11:54

OGGI C’E’ IL VENTO DELL’INFLAZIONE ….
MAMMA MIA CHE INFLAZIONE …ahh  ahh  …
LE BANCHE CENTRALI POTREBBERO STAMPARE UN ALTRO PO… 

complimenti capitan Andrea!!

Giobbe1971

utente anonimo
Scritto il 13 ottobre 2009 at 12:36

L’OCA SELVAGGIA

Inguaribbili poeti….. del resto non si vive di solo pane.

Nella casa di campagna in cui vivevo mi ricordo che avevamo delle oche domestiche, che quando c’era la migrazione annuale (allora centinaia e centinaia di stormi) con i loro richiami attiravano a terra le oche selvaggie, che perdendo il "loro stormo" svernavano presso la nostra fattoria.
Però l’ anno dopo le oche selvaggie, al ripassare degli stormi cominciavano a sbattere le ali e cercavano di ritornare a volare, non tutte ce la facevano, dato che molte erano oramai troppo grasse.
Alcune riuscivano a fare solo dei sbalzi nel cielo, era una pena osservarle mentre cercavano in tutti i modi di tornare in cielo, molte si ferivano gravemente nel provare a cercare disperatamente una termica che le aiutasse a salire in alto.
Ossevavo con ammirazione le oche che riuscivano ad innalzzarsi nel cielo, ed unirsi allo stormo accodandosi alla formazione  a V.
Le oche domestiche invece si limitavano a fare i loro richiami e a sbattere le ali e cercare un improbabile slancio per cercare di spiccare il volo.
Oggi in quella casa di campagna, malgrado ci abiti ancora qualcuno,  non ci sono più oche.
Non passano neache più gli stormi di oche selvatiche.

-IL Compasso-

utente anonimo
Scritto il 13 ottobre 2009 at 13:10

Voglio ancora fare un po’ la nota stonata del consesso: tutto questo parlare di ritorno alla terra è si necessario e auspicabile, e credo inevitabile, ma non dimenticatevi MAI che la vita connessa alla terra è fatta di sudore, fatica, disagi e non infrequantemente di malattia e fame, spesso accompagnata da una ridotta aspettativa di vita media.

Al giorno d’oggi, dalla terra possiamo ricavare, senza l’apporto del petrolio, meno di un terzo di quello che serve a sfamare tutti.

Attenti a non cadere nella trappola dell’idillio romantico, che fa tanto sentire bene finchè abbiamo il frigo pieno, ma voglio vedere chi poi concretamente  si augurerebbe 15 ore quotidiane di fatica, condita da scarsa alimentazione e da carente assistenza sanitaria.

GLi ospedali attrezzati e la medicina moderna sono il frutto di una organizzazione sociale che prevede università e città, quindi una massa critica di popolazione cittadina, che dve necessariamente vivere fuori dal contatto con la terra.

Gli scenari che sto paventanto sono riferiti ad una situazione per cui metà della popolazione debba tornare a lavorare la terra. E’ uno scenario connesso al declino delle attività industriali e del terziario, connesse a loro volta al declino energetico.
NOn è necessariamente uno scenario inevitabile, se si riuscisse a coniugare la information tecnology con le tecniche di coltura "verde" e biosostenibile, e, importante, una equa redistribuzione delle risorse e una corretta educazione (specie femminile) nei paesi poveri.

MI piacciono i quadretti bucolici, ma proveniendo io stesso dalla vita contadina, mi piace descrivere le cose come sono, senza infiocchettamenti.

Saluti
Phitio

Scritto il 13 ottobre 2009 at 16:49

“Il Volo del Gabbiano”

“Era di primo mattino, e il sole appena sorto luccicava tremolando sulle scaglie del mare appena increspato.
A un miglio dalla costa un peschereccio arrancava verso il largo. E fu data la voce allo Stormo. E in men che non si dica tutto lo Stormo Buonappetito si adunò, si diedero a giostrare ed accanirsi per beccare qualcosa da mangiare. Cominciava così una nuova dura giornata.
Ma lontano di là solo soletto, lontano dalla costa e dalla barca, un gabbiano si stava allenando per suo conto: era il gabbiano Livingston. Si trovava a una trentina di metri d’altezza: distese le zampette palmate, aderse il becco, si tese in uno sforzo doloroso per imprimere alle ali una torsione tale da consentirgli di volare lento. E infatti rallentò tanto che il vento divenne un fruscio lieve intorno a lui, tanto che il mare ristava immoto sotto le sue ali. Strinse gli occhi, si concentrò intensamente, trattenne il fiato, compì ancora uno sforzo per accrescere solo… d’un paio… di centimetri… quella… penosa torsione e… D’un tratto gli si arruffano le penne, entra in stallo e precipita giù.
I gabbiani, lo sapete anche voi, non vacillano, non stallano mai. Stallare, scomporsi in volo, per loro è una vergogna, è un disonore.
Ma il gabbiano Jonathan Livingston – che faccia tosta, eccolo là che ci riprova ancora, tende e torce le ali per aumentarne la superficie, vibra tutto nello sforzo e patapunf stalla di nuovo – no, non era un uccello come tanti.
La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov’è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì, invece, non importa tanto procurarsi il cibo, quando volare. Più d’ogni altra cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo.”
 
Ma il gabbiano Jonathan non intende seguire, in maniera acritica, il suo stormo. Vuole di più. Vuole vivere in libertà, cercare altri orizzonti, “pensare” con la propria testa, sbagliare, se necessario, pur di raggiungere vette più alte.
 
Egli imparò a volare,
e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare.
Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia
a rendere così breve la vita di un gabbiano

 
Scegliamo il nostro mondo successivo in base a ciò che noi apprendiamo in questo.
Se non impari nulla, il mondo di poi sarà identico a quello di prima, con le stesse limitazioni.


Richard Bach, da “Il gabbiano Jonathan Livingston”


Perché ciò che si salverà non sarà mai quel che abbiamo tenuto al riparo dai tempi, ma ciò che abbiamo lasciato mutare, perchè ridiventasse se stesso in un tempo nuovo.
Alessandro Baricco, da “I Barbari”


Valentina

 

utente anonimo
Scritto il 13 ottobre 2009 at 17:59

Per Phitio #33 non concordo con il tuo post. Io sono nato ai tempi in qui gli stormi delle oche passavano a centinaia come scrive Il Compasso #32 e qualcosa ricordo di quei tempi.
La vita media del passato è un "falso problema" mio nonno è morto a 75 anni e mia nonna a 90 ma gli era morto un bambino alla nascita…..ecco abbasata la vita media, si vive di meno non a causa del lavoro manuale (svolto in modo "naturale") ma per altri motivi che sarebbe lungo spiegare.

Avrei altre cose  che hai scritto da contestare, magari un altra volta.

Un saluto

SD

utente anonimo
Scritto il 13 ottobre 2009 at 19:21

(( prova )) ####

utente anonimo
Scritto il 13 ottobre 2009 at 21:14

Due notizie dadue articoli del Sole di oggi:
1) abbiamo più metano di quello che ci serve, meno consumi e obbligo per contratto a comprarlo, il problema è con sappiamo più dove metterlo, paradossi delle crisi.
2) un sondaggio tra i commercilisti prevede apice crisi nel primo semestre 2010, e se lo dicono loro…..

Il mozzo

utente anonimo
Scritto il 14 ottobre 2009 at 01:12

abctuc

utente anonimo
Scritto il 14 ottobre 2009 at 14:10

per SD #35

Ho una età rispettabile anche io, non sono uno di primo pelo.

In effetti, la vita media è appunto una media. Ma vorrei vedere chi di voi genererebbe figli sapendo che ci sono il 20% di possibilità di vederlo morire entro il primo anno.
Una volta era accettato come facente parte delle cose della vita, oggi non credo proprio.

E se c’è uno su 100 che arriva a 80 anni, ce ne sono 30 su 100 che muoiono a 60. E 20 su 100 che muoiono a 50.

60 anni fa era la norma, e a 60 anni eri considerato anziano. Adesso no. A 60 anni devi ancora lavorare per pensionarti, e possibilmente speri di vivere altri 20 o 30 anni.

Cambia molto la percezione della vita, in queste condizioni.
Saluti
Phitio

Scritto il 26 marzo 2010 at 18:30

UN ARCOBALENO DI PERSONE,TANTI AMICI COESI PER MIGLIORARE SENZA MAI DISPERDERE[..] E’ un sentimento di stima di ringraziamento e di affetto che ci ha spinti a scrivere questo post. Nel corso del 2009 abbiamo avuto la grande fortuna di incontrare persone stupende,grazie alla rete, persone che in maniera del tutto disinteressata [..]

Scritto il 26 marzo 2010 at 18:30

UN ARCOBALENO DI PERSONE,TANTI AMICI COESI PER MIGLIORARE SENZA MAI DISPERDERE[..] E’ un sentimento di stima di ringraziamento e di affetto che ci ha spinti a scrivere questo post. Nel corso del 2009 abbiamo avuto la grande fortuna di incontrare persone stupende,grazie alla rete, persone che in maniera del tutto disinteressata [..]

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